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	<title>Movielicious &#187; Marco Bellocchio</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Cannes 2018, altri tre italiani alla Quinzaine des Réalisateurs</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2018 13:09:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Alla Quinzaine des Réalisateurs]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Cannes 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Zanasi]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bellocchio]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Savona]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/Quinzaine.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57492" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/Quinzaine.jpg" alt="Quinzaine" width="920" height="595" /></a></p>
<p>Dopo l&#8217;annuncio, la scorsa settimana, della <a href="http://www.movielicious.it/2018/04/12/cannes-2018-il-programma-del-festival/" target="_blank">Selezione ufficiale</a>, ancora tanta Italia al <strong>Festival di Cannes</strong>. Alla<strong> Quinzaine des Réalisateurs</strong>, la sezione parallela della kermesse che è stata appena resa nota, sono stati selezionati due film e un cortometraggio: <strong><em>Troppa grazia</em></strong> la commedia di <strong>Gianni Zanasi </strong>con Alba Rohrwacher, Elio Germano e Giuseppe Battiston, <em><strong>La strada dei Samouni</strong>, </em>documentario sul passato e il presente di una famiglia di Gaza duramente colpita nel 2009 durante l&#8217;operazione &#8220;Piombo fuso&#8221; di <strong>Stefano Savona</strong> e il cortometraggio di <strong>Marco Bellocchio</strong> <em><strong>La lotta</strong></em>  con protagonisti due giovani attori italiani, Fabrizio Falco e Barbara Ronchi, insieme a Ione Bertola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qui il programma completo della <strong>Quinzaine des Réalisateurs</strong></p>
<p><strong>LUNGOMETRAGGI</strong></p>
<p>Amin (Fr), Philippe Faucon<br />
Carmen &amp; Lola (Sp),  Arantxa Echevarria<br />
Climax (Fr) (aka Psyché), Gaspar Noé<br />
Cómprame Un Revólver, (Mex), Julio Hernandez Cordon<br />
El Motoarrebatador (Arg), Agustin Toscano<br />
En Liberté! (Fr), Pierre Salvadori<br />
Treat Me Like Fire (Joueurs), (Fr), Marie Monge<br />
Le monde est à toi, (Fr), Romain Gavras<br />
Leave No Trace, (US), Debra Granik<br />
To The Ends Of The Earth (Les Confins Du Monde) (Fr), Guillaume Nicloux<br />
Los Silencios (Braz), Beatriz Seigner<br />
Mandy (US), Panos Cosmatos<br />
Ming Wang Xing Shi Ke (Chi), Ming Zhang<br />
Mirai (Jap), Mamoru Hosoda<br />
Birds Of Passage (Pajaros De Verano) (Col), Cristina Gallego and Ciro Guerra – FILM D’APERTURA<br />
Petra (Sp), Jaime Rosales<br />
Samouni Road (It), Stefano Savona<br />
The Load (Teret) (Ser), Ognjen Glavonic<br />
Troppa Grazia (It), Gianni Zanasi FILM DI CHIUSURA<br />
Weldi (Tun), Mohamed Ben Attia</p>
<p><strong>CORTOMETRAGGI</strong></p>
<p>Basses, Félix Imbert<br />
This Magnificent Cake! (Ce Magnifique Gâteau!), Emma De Swaef and Marc James Roels<br />
L’Arbre Et La Pirogue, Sébastien Marques<br />
The Song (La Chanson), Tiphaine Raffier<br />
La Lotta, Marco Bellocchio<br />
La Nuit Des Sacs Plastiques, Gabriel Harel<br />
Las Cruces, Nicolas Boone<br />
Le Sujet, Patrick Bouchard<br />
O Órfão, Carolina Markowicz<br />
Our Song To War, Juanita Onzaga<br />
Skip Day, Patrick Bresnan</p>
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		<title>Fai bei sogni</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/11/09/fai-bei-sogni-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2016 08:38:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Gifuni]]></category>
		<category><![CDATA[Fai bei sogni]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bellocchio]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Gramellini]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Herlitzka]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Mastrandrea]]></category>

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		<description><![CDATA[Marco Bellocchio dirige Valerio Mastandrea nell'adattamento del romanzo di Massimo Gramellini.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2016)<br />
Uscita: 10 novembre 2016<br />
Regia: Marco Bellocchio<br />
Con: Valerio Mastandrea, Bérénice Bejo, Guido Caprino, Miriam Leone<br />
Durata: 2 ore e 14 minuti<br />
Distribuzione: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/fai-bei-sogni-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54515" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/fai-bei-sogni-2.jpg" alt="fai-bei-sogni-2" width="650" height="370" /></a></p>
<p><em><strong>Fai bei sogni</strong> </em>è il singolare punto d’incontro tra due poetiche apparentemente in antitesi come quelle di <strong>Marco</strong> <strong>Bellocchio</strong> e <strong>Massimo Gramellini</strong>.<br />
Da un lato abbiamo un cinema tutto costruito sull’astrazione, fatto di ellissi concettuali e, più in generale, di un processo di costante raffreddamento di qualsivoglia materiale emotivo. Dall’altro c’è invece una prosa che tende  ad amplificare l’elemento emotivo, fino a farlo spesso deflagrare in retorica.<br />
In pratica un brano dei Queen rifatto da Lou Reed.<br />
E, sebbene questo connubio forzato si risolva comunque in un film imperfetto, è comunque interessante notare come gli eccessi di entrambe le parti ne risultino stemperati.Succede infatti che, dopo aver raggiunto il proprio zenit sperimentale con <em>Sangue del mio sangue</em>, Bellocchio  rientri nei ranghi del cinema narrativo e, di rimando, che il romanzo autobiografico di Gramellini ne esca epurato dei picchi più fastidiosi di quella lacrimevole verve che lo ha comunque aiutato a diventare un best seller. La storia è, come è noto, quella di Massimo (<strong>Valerio Mastrandrea</strong>) che, dopo un’infanzia solitaria e un’adolescenza difficile, diventa un giornalista affermato pur continuando a convivere con il ricordo lacerante della madre scomparsa, nonché con il senso di mistero che aleggia intorno alla sua morte. Fino al giorno in cui una scoperta improvvisa cambia radicalmente il senso di quel lutto.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/FaiBeiSogni_1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-54516" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/FaiBeiSogni_1-1024x683.jpg" alt="FaiBeiSogni_1" width="1024" height="683" /></a></p>
<p>Opera basata interamente sui vuoti, <em><strong>Fai bei sogni </strong></em> parte dal rumore assordante di un’assenza quasi impossibile da metabolizzare perché mai compresa del tutto. Il vuoto per certi versi si fa anche stilistico e, in ottemperanza con la sua natura di lavoro su commissione, vengono a mancare proprio i segni più connotanti della cifra di Bellocchio. Certo, rimane la fotografia livida di <strong>Daniele Ciprì</strong> e l’utilizzo borroughsiano di un montaggio che utilizza scampoli di audiovisivo d’epoca in maniera fortemente diegetica, come del resto già fatto con i cinegiornali del periodo fascista nello straordinario <em>Vincere</em>. Le immagini televisive di Belfagor e Nosferatu sono in tal senso la proiezione delle peggiori paure del Massimo bambino che, di fronte alla più atroce delle perdite, si trasformano gradualmente da mostri cattivi in compagni di gioco, così come i tuffi di Giorgio Cagnotto alle Olimpiadi del ’70 suggeriscono in maniera incontrovertibile il senso della caduta verticale, centrale nel dramma del protagonista e nella sua epifania tardiva.<br />
Per il resto si tratta però di uno dei film meno personali dell’autore pur ponendosi – ma in maniera del tutto casuale – come ideale appendice del suo ormai lontano esordio I pugni in tasca. Ci si sposta infatti da un figlio matricida a uno orfano che, liberandosi finalmente del ricordo di una madre adorata oltre ogni misura, in qualche modo ne uccide lo spettro e si concede così la possibilità di rinascere. O almeno di provarci.</p>
<p>Non c’è dubbio che una matrice letteraria così forte lavori quasi in direzione contraria all’usuale iconoclastia di Bellocchio che, nell’impossibilità di deragliare dalla traccia narrativa, sembra affidarsi in modo particolare a due personaggi secondari per imprimere la propria firma sull’opera.<br />
Il primo è un magnate dell’industria corrotto – ispirato a Raul Gardini e magnificamente interpretato da <strong>Fabrizio Gifuni</strong> – che togliendosi la vita dinanzi al protagonista incredulo, di fatto apre una prima crepa nello spesso muro di anaffettività innalzato da quest’ultimo negli anni.<br />
L’altro è invece un fumoso sacerdote (<strong>Roberto Herlitzka</strong>) attraverso il quale il regista ribadisce, a quindici anni da <em>L’ora di religione</em>, la sua idea di Chiesa come fondamentalmente incapace di rispondere alle domande esistenziali più gravose. Nel complesso resta l’impressione di un’opera profondamente irrisolta, indecisa tra il limitarsi a raccontare un dolore o invece perdersi tra tutto quello che gli gira intorno impedendogli di sfociare in pianto.<br />
E la certezza che una durata minore (due ore e un quarto sono oggettivamente troppe) avrebbe senz’altro aiutato la fruizione, soprattutto in virtù dell’ampio bacino di lettori del libro al quale il film, presumibilmente, è indirizzato.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
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		<title>Cannes: i 10 capolavori italiani rimasti a mani vuote</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/05/11/cannes-i-10-capolavori-italiani-rimasti-a-mani-vuote/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2016 06:23:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[Cannes 2016]]></category>
		<category><![CDATA[Ermanno Olmi]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bellocchio]]></category>
		<category><![CDATA[Nanni Moretti]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Una giornata particolare a Mia madre, ecco alcuni titoli clamorosamente esclusi dal palmarès.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_52973" style="width: 660px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/sophia-loren-una-giornata-particolare.jpg"><img class="wp-image-52973 size-full" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/sophia-loren-una-giornata-particolare.jpg" alt="sophia-loren-una-giornata-particolare" width="650" height="370" /></a><p class="wp-caption-text">Una giornata particolare &#8211; Ettore Scola</p></div>
<p>Si apre oggi la 69° edizione del <strong>Festival di Cannes</strong>: <a href="http://www.movielicious.it/2016/04/14/cannes-2016-svelato-il-programma-ufficiale/" target="_blank">tanti film</a>, tantissime star e, come ogni anno, sicuramente anche qualche <strong>polemica</strong>. Ed è a questo proposito che abbiamo voluto ripensare a dieci grandi smacchi fatti al nostro cinema dal Festival, non premiando pellicole presentate In Concorso, poi diventate colonne portanti della cinematografia nostrana.</p>
<p>1949: <strong><em>Riso amaro</em></strong>, Giuseppe De Santis</p>
<p>Plausibilmente adombrato, nel primo palmarès onnicomprensivo della storia della manifestazione, dal trionfo de <em>Il terzo uomo</em> di Reed, il classico che rivelò la Mangano e cortocircuitò la produzione nostrana dell&#8217;epoca rimane a mani vuote in un concorso sovrabbondante e perlopiù oggi piombato nell&#8217;oblio.</p>
<p>1952: <strong><em>Umberto D.</em></strong>, Vittorio de Sica</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Umberto_D.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52974" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Umberto_D.jpg" alt="Umberto_D" width="600" height="360" /></a></p>
<p>Reduce dal Grand Prix conquistato l&#8217;anno prima da <em>Miracolo a Milano</em>, De Sica tenta il clamoroso uno-due con un&#8217;ulteriore pietra miliare, ma la giuria gli favorisce, insieme a due dimenticabili prodotti locali, le tinte più rassicuranti del conterraneo <em>Due soldi di speranza</em>: è il sorpasso del <strong>Neorealismo</strong> Rosa.</p>
<p>1966: <em><strong>L&#8217;armata Brancaleone</strong></em>, Mario Monicelli</p>
<p>C&#8217;è poco da sindacare in un&#8217;edizione in grado di assegnare a Pietro Germi e al suo <em>Signore &amp; signori </em>il premio maggiore: peccato che a farne le spese sia il folle, irripetibile esperimento di Monicelli, in una delle annate, tra il <em>Falstaff</em> di Welles e l&#8217;irresistibile <em>Alfie</em>, più agguerrite di sempre.</p>
<p>1969: <em><strong>Dillinger è morto</strong></em>, Marco Ferreri</p>
<p>Niente da fare per la delegazione italiana al Festival, dove a svettare sul resto sono la controcultura sessantottina di <em>Se&#8230; </em>e l&#8217;antagonismo di <em>Z &#8211; L&#8217;orgia del potere </em>e di <em>Adalen &#8217;31</em>: il film-manifesto di <strong>Marco Ferreri</strong>, poco prima della pioggia di fischi che accoglierà <em>La grande bouffe</em>, partecipa senza lasciare traccia.</p>
<p>1975: <strong><em>Professione: reporter</em></strong>, Michelangelo Antonioni</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Professione_Reporter.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52975" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Professione_Reporter.jpg" alt="Professione_Reporter" width="950" height="500" /></a></p>
<p>Con due Premi Speciali e una Palma d&#8217;Oro all&#8217;attivo, Antonioni resta uno dei beniamini di Cannes, ma il suo ultimo miracolo prima della lenta decadenza passa scandalosamente sotto silenzio; sarà il mediocre <em>Identificazione di una donna</em>, sette anni più tardi, a riequilibrare, immeritatamente, i torti.</p>
<p>1977: <em><strong>Una giornata particolare</strong></em>, Ettore Scola</p>
<p>Ottenuto il Prix de la mise en scène per <em>Brutti, sporchi e cattivi,</em> Scola gioca al rialzo dodici mesi dopo, ma a ergersi su una selezione incapace di vedersi assegnato tanto il riconoscimento al miglior regista quanto il Gran Premio Speciale è, fra la sorpresa e la contestazione, <em>Padre padrone</em> dei fratelli Taviani.</p>
<p>2001: <em><strong>Il mestiere delle armi</strong></em>, Ermanno Olmi</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Il_Mestiere_Delle_Armi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52977" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Il_Mestiere_Delle_Armi.jpg" alt="Il_Mestiere_Delle_Armi" width="600" height="451" /></a></p>
<p>Devono passare oltre due decenni da <em>L&#8217;albero degli zoccoli</em> prima che la Palma d&#8217;oro, con <em>La stanza del figlio</em>, attraversi di nuovo le Alpi: senza nulla togliere a Moretti, risarcito dopo la vittoria mancata di <em>Caro diario</em>, il vero campione tricolore della stagione festivaliera portava ancora la firma di <strong>Ermanno Olmi</strong>.</p>
<p>2002: <em><strong>L&#8217;ora di religione</strong></em>, Marco Bellocchio</p>
<p>Se fra il cineasta emiliano e il Lido esiste da sempre un rapporto infuocato e contrastato, quello con la Croisette è segnato da una colpevole indifferenza: risolto il lungo periodo della crisi, Bellocchio sigla il capolavoro della maturità, ma patisce la concorrenza spietata di Polanski, Kaurismaki, dei Dardenne e di P.T. Anderson.</p>
<p>2009: <em><strong>Vincere</strong></em>, Marco Bellocchio</p>
<p>Di nuovo in gara con un altro opus magnum, il regista de <i>I pugni in tasca</i> incassa una sconfitta ancor più pesante, travolto da quell&#8217;aura di violenza belluina che, da Haneke a Mendoza, passando per Audiard, Park e Von Trier, accomuna e riunisce tutti i vincitori dell&#8217;edizione, fra le più combattute dello scorso decennio.</p>
<p>2015: <em><strong>Mia madre</strong></em>, Nanni Moretti</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Mia_Madre.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52976" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Mia_Madre.jpg" alt="Mia_Madre" width="640" height="360" /></a></p>
<p>Dato inizialmente tra i favoriti e accolto con il solito entusiasmo dai padroni di casa, il capitolo più disarmante e intimo della filmografia morettiana è la vittima più illustre della débacle italiana dell&#8217;anno passato, azzoppata da verdetti al limite dello sciovinismo ma, come testimonia la classifica dei Cahiers, capace di imporsi sulla lunga distanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Venezia 72 &#8211; Giorno 7</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2015 14:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[72° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Abluka]]></category>
		<category><![CDATA[Anomalisa]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie Kaufman]]></category>
		<category><![CDATA[Emin Alper]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bellocchio]]></category>
		<category><![CDATA[Sangue del mio sangue]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia 72]]></category>

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		<description><![CDATA[Disorienta il Bellocchio di Sangue del mio sangue, almeno quanto il debutto nell’animazione in stop-motion]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_44359" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/emin-alper.jpg"><img class="size-full wp-image-44359 " title="emin-alper" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/emin-alper.jpg" alt="Emin Alper - " width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Emin Alper - Abluka</p></div>
<p>Il Concorso continua a svilupparsi altalenante, relegando le ultime possibili sorprese a due passi dalla chiusura e affastellando delusioni cocenti che restituiscono l&#8217;immagine di poetiche offuscate da maniera e interlocutorietà. Prima di affrontare il disastro della mattinata, però, urge metabolizzare il piccolo sussulto provocato dal notevole concorrente turco, l&#8217;opera seconda con cui il quarantenne <strong>Emin Alper</strong> torna ad affrontare, con tutta la padronanza (ma anche tutta la presunzione) guadagnata con l&#8217;esplosivo racconto morale di<em> Tepenin ardi</em>: <strong><em>Abluka</em> </strong>prosegue e approfondisce, infatti, quello studio sulla paranoia e sulla progressiva discesa nella follia già fulcro del debutto, amplificandone portata e ambizioni, lucidità e incoscienza, pregi e difetti, tratteggiando il ritratto delle antitetiche e parallele psicosi di due fratelli alle prese con i propri rimpianti (la sindrome da abbandono), le proprie paure (l&#8217;incombere della guerra e del terrorismo) e i propri fantasmi.</p>
<p>Quello di Alper è dunque un&#8217;inarrestabile caduta nell&#8217;ossessione privata che si accompagna all&#8217;istantanea di una società martoriata dall&#8217;oppressione e dalla minaccia (vere o apparenti che siano), ma rispetto all&#8217;equilibrio e alla più centrata parabola universale del debutto, il climax di tensione si fa più sbilanciato e smodato (le allucinazioni puzzano alla lunga di artefatto), l&#8217;allegoria più appannata e indistinta (cosa rappresenterebbe la disinfestazione dei cani?), la mano più pesante e calcata. Alper non lesina sulle asperità e sulle spigolosità, dando una forma genuinamente angosciosa e asfissiante al tutto, non temendo di suscitare di scena in scena autentico fastidio e si riconosce il coraggio di un linguaggio già personalissimo sempre più astratto e sintetico, ma questa volta la catarsi non si risolve del tutto e la decifrazione dell&#8217;insieme rischia di sfuggire.</p>
<div id="attachment_44360" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/sangue_del_mio_sangue1.jpg"><img class="size-full wp-image-44360" title="sangue_del_mio_sangue1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/sangue_del_mio_sangue1.jpg" alt="Marco Bellocchio e il cast di Sangue del mio sangue" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Marco Bellocchio e il cast di Sangue del mio sangue</p></div>
<p>Decisamente sconfortante, invece, la terza partecipazione italiana alla competizione, quella, oltretutto, da cui era lecito aspettarsi la svolta: con il pastrocchio ribollente di <em>Sangue del mio sangue</em>, <strong>Marco Bellocchio </strong>attinge a piene mani dal suo catalogo di private ossessioni (la natia Bobbio madre e matrigna, il fatalismo del pensiero religioso, il mistero onirico del quotidiano e quant&#8217;altro ancora) e cade in un deliquio senza sbocchi e pericolosamente chiuso su se stesso, un guazzabuglio di misticismo e psicanalisi che, fra streghe, tribunali dell&#8217;Inquisizione e reincarnazioni, sembra più che altro l&#8217;autoreferenziale versione parodica della crisi de <em>La visione del sabba</em>, derubato però della sua vitale incoscienza e della sua ancora oggi fascinosa suggestione immaginifica, sostituite qui da un microcosmo forzatamente sarcastico di simboli e di situazioni (il vampiro ultracentenario di <strong>Roberto Herlitzka</strong>, il matto farneticante di <strong>Filippo Timi</strong>, il truffatore travestito da funzionario di <strong>Pier Giorgio Bellocchio</strong>), da un ombelicalismo sconfortante (era da anni che Bobbio, &#8220;il mondo&#8221;, non figurava in misura così soverchiante nell&#8217;opera di Bellocchio) e da un&#8217;indecisione generalizzata sull&#8217;intero progetto &#8211; già a partire dal titolo, scelto all&#8217;ultimo dopo i provvisori <em>La monaca, La prigione di Bobbio </em>e <em>L&#8217;ultimo vampiro</em> &#8211; che costituiscono per Bellocchio un notevole, sghembo passo indietro rispetto alla lucidità degli ultimi capolavori.</p>
<div id="attachment_44361" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/anomalisa.jpg"><img class="size-full wp-image-44361" title="anomalisa" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/anomalisa.jpg" alt="Anomalisa di Charlie Kaufman" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Anomalisa di Charlie Kaufman</p></div>
<p>Ancor più inaccettabile e irricevibile è l&#8217;approdo di <strong>Charlie Kaufman</strong> all&#8217;animazione dopo le sproporzionate smanie autoriali di <em>Synecdoche, New York</em>: con l&#8217;alibi di una visionarietà pretestuosa e presunta, lo sceneggiatore Premio Oscar descrive con <strong><em>Anomalisa</em></strong> un <em>breve incontro</em> di intollerabile inconsistenza aggrappato a trovatine facili facili e dal fiato corto che si esauriscono presto (l&#8217;idea di un&#8217;unica voce che, a voler simboleggiare una massa indistinta e spersonalizzata, doppia tutti i comprimari escluso il <em>love interest </em>del protagonista), montagne di fuffa (le riflessioni tardo-adolescenziali sulla caducità dell&#8217;amore, un pallido ricordo delle struggenti incertezze di <em>Eternal Sunshine of a Spotless Mind</em>) e bizzarrie gratuite (era davvero necessario il ricorso alla stop-motion, mai usata a finalità espressive e poetiche?).</p>
<p>Resta l&#8217;impressione di un immaginario <em>indie </em>putrefattosi e trasformatosi in posa, a disposizione dell&#8217;eclettismo di facciata di una generazione <em>social</em> (che, infatti, l&#8217;ha generosamente applaudito) pronta a prendere per oro colato le banalità sconfortanti e l&#8217;aria fritta fuoriuscite dalla vena inariditasi di un poeta (solo presunto?) dei sentimenti oggi accontentatosi del ruolo di affabulatore di quart&#8217;ordine.</p>
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		<title>8 buone ragioni per non perdersi la 72° Mostra del Cinema di Venezia</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2015 07:17:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/mostra-cinema-venezia-leone.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-43810" title="mostra-cinema-venezia-leone" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/mostra-cinema-venezia-leone.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>1) Seppur lontana dalla ricerca pura di Locarno e minacciata dal gigantismo di Toronto, <strong>Venezia</strong> offre ancora una volta una selezione eterogenea capace di inglobare linguaggi disparati e variegati, scontentando forse chi è alla ricerca dei grossi nomi (le plausibili promesse di Del Toro, Scott e Iñárritu), ma soddisfacendo i pruriti di chi confida ancora in un cinema &#8220;altro&#8221;. Ne sono testimonianza soprattutto <em><strong>Heart of a Dog</strong>, </em>raro excursus su grande schermo e avanguardistico saggio sull&#8217;elaborazione del lutto firmato dalla cantautrice e performer <strong>Laurie Anderson</strong>, l&#8217;inatteso ritorno alla regia del cervellotico sceneggiatore <strong>Charlie Kaufman</strong>, che si cimenta con l&#8217;animazione in stop-motion di <strong><em>Anomalisa</em></strong>, e una nuova affermazione nel circuito maggiore, dopo il successo di <em>Sacro GRA </em>e di <em>The Look of Silence</em>, del codice non-fiction con il documentarista cinese <strong>Zhao Liang</strong> e il suo <em><strong>Behemoth</strong></em>;</p>
<div id="attachment_43811" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/sangue_del_mio_sangue.jpg"><img class="size-full wp-image-43811" title="sangue_del_mio_sangue" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/sangue_del_mio_sangue.jpg" alt="Sangue del mio sangue" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Sangue del mio sangue</p></div>
<p>2) Salvo rare eccezioni &#8211; il Dolan di <em>Tom à la ferme</em>, l&#8217;Iñárritu di <em>Birdman</em> o il Larraín di <em>Post mortem</em> &#8211; è difficile che approdino al Lido nomi già storicamente associati alla Croisette o al Filmpalast e non resta altro che circondarsi della solita &#8220;cricca&#8221; di fedelissimi. Se quest&#8217;ultima, tuttavia, può annoverare nomi come <strong>Amos Gitai</strong>, che sigla l&#8217;ambiziosissimo <strong><em>Rabin, the last day</em> </strong>e che approda per il quarto anno consecutivo in Laguna dopo gli eccellenti <em>Lullaby to my father</em>, <em>Ana Arabia </em>e <em>Tsili</em>, <strong>Jerzy Skolimowski</strong>, in cerca di riscatto con il thriller <strong><em>11 minut</em>i</strong> dopo il Leone mancato di <em>Essential Killing</em> (Premio Speciale della Giuria e Coppa Volpi a Venezia67), o il ritrovato <strong>Marco Bellocchio</strong>, col capo leggermente cosparso di cenere dopo l&#8217;annunciato addio alla Mostra successivo alla disfatta del suo <em>Bella addormentata</em> e oggi a capo della nutrita schiera tricolore con <em><strong>Sangue del mio sangue</strong></em>, tutto sommato c&#8217;è poco da lamentarsi;</p>
<p>3) Grazie anche a una giuria insolitamente illuminata, <strong>Aleksandr Sokurov</strong> non ebbe la minima difficoltà, nonostante una concorrenza feroce, a imporsi sul resto della selezione di Venezia68 con il suo <em>Faust</em><em>: </em>manifestamente una spanna sopra la quasi totalità dei suoi contemporanei, il regista russo ritorna con l&#8217;attesissimo <em><strong>Francofonia</strong></em>, seguito morale del suo <em>Arca russa</em>, con il Louvre sotto l&#8217;occupazione nazista a sostituire l&#8217;Ermitage ottocentesco. Se persino un semplice, dispersivo mestierante come Ang Lee fu in grado di aggiudicarsi due immeritati Leoni d&#8217;Oro consecutivi (prima con <em>Brokeback Mountain</em>, poi con <em>Lussuria</em>) e se è vero che i cavalli vincenti si riconoscono alla partenza, che difficoltà dovrebbe avere uno dei maggiori cineasti in attività a fare il bis?</p>
<div id="attachment_43813" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/in_jackson_heights.jpg"><img class="size-full wp-image-43813" title="in_jackson_heights" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/in_jackson_heights.jpg" alt="In Jackson Heights" width="500" height="263" /></a><p class="wp-caption-text">In Jackson Heights</p></div>
<p>4) Oltre Concorso, più che Fuori: l&#8217;ottantacinquenne <strong>Frederick Wiseman</strong> è ormai da un lustro, se si eccettua il &#8220;tradimento&#8221; cannense dell&#8217;ultimo <em>National Gallery</em>, garanzia e prerogativa della Mostra di Venezia (si ricorda in particolare il monumentale <em>At Berkeley</em><em>)</em>. Quello fra il padre indiscusso del documentario moderno e il Festival cinematografico più antico del mondo è un sodalizio prezioso, cementato dal sacrosanto <a href="http://www.movielicious.it/2014/07/19/leone-doro-alla-carriera-a-thelma-schoonmaker-e-frederick-wiseman/" target="_blank">Premio alla Carriera</a> tributatogli lo scorso anno e ribadito dall&#8217;arrivo del suo colossale <em><strong>In Jackson Heights</strong></em>, nuova fluviale dimostrazione del suo sguardo clinico ed enciclopedico;</p>
<div id="attachment_43814" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/lattesa.jpg"><img class="size-full wp-image-43814" title="lattesa" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/lattesa.jpg" alt="" width="500" height="279" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;attesa</p></div>
<p>5) Dal Kaan Mujdeci del Premio Speciale <em>Sivas</em> alla Rama Burshtein della Coppa Volpi <em>La sposa promessa</em>, dal trionfo a mani basse del Samuel Maoz di <em>Lebanon a</em>i nostri apprezzatissimi <strong>Emma Dante</strong> e <strong>Ascanio Celestini</strong>, l&#8217;inclusione diretta in Concorso di autori per la prima volta alle prese con un lungometraggio può suonare come un investimento ad alto rischio, ma la giusta gavetta, come dimostra l&#8217;apprendistato dell&#8217;ungherese László Nemes presso il maestro Béla Tarr risoltosi con la vittoria sfiorata a Cannes del suo debutto <em>Son of Saul</em>, può rappresentare un ottimo biglietto da visita. E&#8217; il caso del nostro <strong>Piero Messina</strong>, assistente alla regia di Paolo Sorrentino e oggi solo al comando del suo <em><strong>L&#8217;attesa</strong></em>, benedetto nientemeno che dalla presenza di <strong>Juliette Binoche</strong>, e del venezuelano <strong>Lorenzo Vigas</strong>, &#8220;figlioccio&#8221; dello sceneggiatore Guillermo Arriaga che esordisce con <em><strong>Desde allá</strong></em>, impreziosito dalla presenza del mostruoso <strong>Alfredo Castro</strong>, attore feticcio di Pablo Larraín;</p>
<div id="attachment_43815" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/a_bigger_splash.jpg"><img class="size-full wp-image-43815" title="a_bigger_splash" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/a_bigger_splash.jpg" alt="A Bigger Splash" width="500" height="282" /></a><p class="wp-caption-text">A Bigger Splash</p></div>
<p>6) A completare la rappresentanza italiana, due nomi diametralmente opposti che faranno discutere: da una parte <strong>Luca Guadagnino</strong>, tanto spernacchiato in patria dai tempi del suo <em>Melissa P.</em> quanto blasonato all&#8217;estero per il suo <em>Io sono l&#8217;amore</em>, che cerca il definitivo lancio internazionale con <em><strong>A Bigger Splash</strong></em>, patrocinato da un altisonante cast anglofono che annovera la fedele <strong>Tilda Swinton</strong>, <strong>Ralph Fiennes</strong>, la <strong>Dakota Johnson</strong> di <em>Cinquanta sfumature in grigio</em>, ma anche la partecipazione straniante di <strong>Corrado Guzzanti</strong>. Dall&#8217;altra, l&#8217;insperata risurrezione di <strong>Giuseppe M. Gaudino</strong>, che dopo un quindicennio di periferia documentaristica si riaffaccia alla fiction con <em><strong>Per amor vostro</strong></em>, con la speranza di ritornare alla forma di quel capolavoro misconosciuto e alieno della produzione nostrana che fu <em>Giro di lune tra terra e mare</em>.<br />
A fare da inestimabile corollario, Fuori Concorso, la presenza dei doc <em><strong>Gli uomini di questa città io non li conosco</strong></em>, ritratto del drammaturgo Franco Scaldati diretto da <strong>Franco Maresco</strong> dopo il tripudio di <em>Belluscone. Una storia siciliana</em>, e <em><strong>L&#8217;esercito più piccolo del mondo </strong></em>di <strong>Gianfranco Pannone</strong><em>;</em></p>
<div id="attachment_43816" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/the_danish_girl.jpg"><img class="size-full wp-image-43816" title="the_danish_girl" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/the_danish_girl.jpg" alt="The Danish Girl" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">The Danish Girl</p></div>
<p>7) Per i palati meno festivalieri e più mondani, dovrebbero bastare la partecipazione del <strong>Tom Hooper </strong>de <em>Il discorso del re</em><strong> </strong>e dell&#8217;appena completato <em><strong>The Danish Girl</strong></em>, con un <strong>Eddie Redmayne </strong><em>en travesti </em>pronto ad accaparrarsi programmaticamente il secondo Oscar consecutivo, dello <strong>Scott Cooper</strong> di <em><strong>Black Mass</strong></em>, che servirà a stuoli di ammiratrici bercianti la presenza in passerella di una coppia di divi pop come <strong>Johnny Depp </strong>e <strong>Benedict Cumberbatch</strong>, e del <strong>Baltasar Kormákur </strong>di <em><strong>Everest</strong></em>, blockbuster catastrofico travestito da film d&#8217;apertura che, se non altro, può contare su una foltissima delegazione hollywoodiana, da <strong>Jake Gyllenhall</strong> a <strong>Keira Knightley</strong>, da<em> </em><strong>Josh Brolin</strong> a <strong>Robin Wright</strong>. Mentre gli orfani di <em>Twilight</em> potranno consolarsi rispettivamente con <em><strong>The Childhood of a Leader</strong></em>, adattamento dell&#8217;omonimo racconto di Jean-Paul Sartre con <strong>Robert Pattinson</strong> sugli scudi, e, per i fan di <strong>Kristen Stewart</strong>, con la love-story fantascientifica <em><strong>Equals</strong></em>.</p>
<div id="attachment_43817" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/james_franco.jpg"><img class="size-full wp-image-43817" title="james_franco" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/james_franco.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">James Franco</p></div>
<p>8 ) Almeno quest&#8217;anno non c&#8217;è <strong>James Franco</strong>.</p>
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