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	<title>Movielicious &#187; Martin Landau</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Remember</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2016 10:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Atom Egoyan]]></category>
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		<description><![CDATA[Christopher Plummer a caccia ai nazisti nel nuovo film di Atom Egoyan.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Canada-Germania 2015)<br />
Uscita: 4 febbraio 2016<br />
Regia: Atom Egoyan<br />
Con: Christopher Plummer, Martin Landau, Bruno Ganz<br />
Durata: 1 ora e 45 minuti<br />
Distribuito da: Bim</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Remember_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51909" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Remember_1.jpg" alt="Remember_1" width="700" height="413" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il cinema di <strong>Atom Egoyan</strong> ha sempre avuto a che fare con la persistenza della memoria, con la sua fragilità e con la necessità di rimaneggiarla per accettare il presente: dal passaggio traumatico della dimensione mnemonica verso la sua ricostruzione finzionale che costituiva il fulcro &#8211; privatissimo &#8211; di <em>Mondo virtuale</em> e &#8211; storiografico &#8211; di <em>Ararat</em>, alla rielaborazione pantomimica delle dinamiche di coppia di <em>Calendar</em>, fino allo sconfinamento metatestuale di <em>False verità</em> e di <em>Adoration</em>, la produzione del cineasta canadese assomiglia a una riflessione ininterrotta sul potere e sui limiti dell&#8217;affabulazione, coniugata ora con il linguaggio sofisticato del dramma dell&#8217;alienazione, ora con l&#8217;approdo ai territori del thriller puro.</p>
<p>Questa seconda attitudine, sintetizzata irripetibilmente da un capolavoro dimenticato come <em>Il viaggio di Felicia</em>, ha finito per risolversi in un&#8217;eccessiva, superficiale concessione ai meccanismi del cinema di genere a scapito di quell&#8217;originalità e di quella questione etica, già al centro di <em>Ararat</em>, che qualificavano Egoyan come uno degli autori più integri e giudiziosi della sua generazione, cui sicuramente non ha giovato la scelta di partecipare meno alla fase di scrittura dei propri progetti.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Remember_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51911" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Remember_2.jpg" alt="Remember_2" width="600" height="338" /></a></p>
<p>Non fa eccezione, dopo le delusioni di <em>Chloe</em>, di <em>Devil&#8217;s Knot </em>e di <em>The Captive</em>, neanche questo <b><i>Remember</i></b>, nuova tappa di quella &#8220;ricerca della verità&#8221; che dagli esordi sottende il suo cinema e che oggi appare piegata agli stratagemmi e ai mezzucci della suspense, dell&#8217;intrigo e del ricatto, aspetto ancora più discutibile se a venire tirati in ballo con cinica disinvoltura e quasi esclusivamente in virtù della loro funzione narrativa sono temi da prendere con le pinze, dall&#8217;incubo della depersonalizzazione provocata dalla demenza degenerativa alla rievocazione dei fantasmi della Seconda Guerra Mondiale (e il fatto che l&#8217;uscita in sala cada a ridosso di quella de <em>Il figlio di Saul</em> e, in generale, delle commemorazioni del 27 gennaio non fa che acuire le perplessità).<i></i></p>
<p>Perché a parte richiedere una dose notevole di sospensione dell&#8217;incredulità, tale da immaginare un novantenne reduce di Auschwitz (un <strong>Christopher Plummer</strong> commovente e degno di miglior causa) a scorrazzare per l&#8217;America in cerca dell&#8217;aguzzino che gli sterminò la famiglia, l&#8217;operazione di Egoyan non esita a colpire basso, come nel miserabile incontro con lo sceriffo neo-nazista, ma anche con le costanti reminiscenze, fra cani abbaianti, docce e vagoni, degli orrori del lager, a banalizzare &#8211; si pensi alla facilità con cui viene scagionato ciascuno dei papabili oggetti della ricerca del protagonista, uno perché &#8220;troppo effeminato&#8221;, un altro perché &#8220;troppo ebreo&#8221; &#8211; e soprattutto a giocare sporco con un rovesciamento finale che vorrebbe dirsi dirompente e sconcertante ma che, oltre a essere intuibile già dall&#8217;inizio, è soltanto un atto di disonestà e di cinismo nei confronti dello spettatore, costretto a reinterpretare quanto visto allargando ulteriormente i buchi di logica.</p>
<p>Più che alla declinazione ottuagenaria di <em>Memento</em>, quindi, <em>Remember</em> fa pensare a un aggiornamento incoerente de <em>Lo straniero</em> di Welles &#8211; senza nemmeno l&#8217;alibi dell&#8217;urgenza storica &#8211; o a una variazione de <em>I ragazzi venuti dal Brasile</em> deprivata di quei consapevoli eccessi <em>camp</em> che rendevano quest&#8217;ultimo un piccolo film di culto, e se la colpa di Egoyan consiste principalmente nell&#8217;aver barattato da tempo il proprio linguaggio scrupoloso in cambio di un tocco decisamente più grossolano, il carico è tutto sulle spalle del giovane sceneggiatore <strong>Benjamin August</strong> &#8211; oltretutto all&#8217;opera prima -, incapace di maneggiare la materia con la dovuta delicatezza e sfoggiando una sensibilità da tv-movie per le reti generaliste, distraendosi solo di rado, con qualche timida notazione sociologica (l&#8217;acquisto, assurdamente semplice, della pistola, come in un qualsiasi discount), dalla costruzione dell&#8217;enigma e dalla sua dissimulazione.</p>
<p>Poteva trattarsi dell&#8217;occasione giusta, visto l&#8217;esaurimento ormai prossimo delle testimonianze dirette, per scrivere l&#8217;ultima pagina sull&#8217;impatto della Shoah nel contemporaneo o per ritrovare il filo di quell&#8217;amara dissertazione sul ricordo di cui l&#8217;artefice de <em>Il dolce domani</em> è stato fine dicitore &#8211; e, per restare in tema, rimandiamo al bellissimo <em>I nostri anni</em> di Gaglianone, che all&#8217;Olocausto sostituisce la Resistenza -, ma a predominare è stata più che altro l&#8217;intenzione di puntare sulle emozioni e sui brividi da due soldi.</p>
<p>Voto <strong>4.5</strong></p>
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		<title>Venezia 72 &#8211; Giorno 9</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2015 16:19:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[Commuove Laurie Anderson, compagna di Lou Reed, con Heart of a Dog, come il Christopher Plummer protagonista]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_44419" style="width: 409px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/laurie-anderson.jpg"><img class="size-full wp-image-44419 " title="laurie-anderson" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/laurie-anderson.jpg" alt="Laurie Anderson" width="399" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Laurie Anderson per Heart of a Dog</p></div>
<p>Come già accadde lo scorso anno con il dolcissimo <em>Le dernier coup de marteau</em>, si fa strada tra gli sbraiti degli stracultisti impegnati ad acclamare i bluff di Kaufman e di Skolimowski il candidato più piccolo, dimesso ed emozionalmente spiazzante del Concorso, antidoto salvifico e necessario a quella cappa di cinismo scesa nelle sale del Lido nel corso degli ultimi giorni. Trascinato dalla sua disarmante naïveté, <em><strong>Heart of a Dog</strong></em> di <strong>Laurie Anderson</strong> avvolge la platea in un tenero e caloroso abbraccio free-form fatto di suggestioni poetiche e di libere associazioni, di rimembranze personalissime e di memoria comune, di cordoglio e di ironia, compiendo una sorta di percorso di meditazione autogena che parte dall&#8217;elaborazione di un lutto recentissimo e privato (quello per la scomparsa dell&#8217;amatissima cagnetta del titolo e, per estensione, del compagno Lou Reed) per coinvolgere tutto e tutti in una seduta collettiva fuori e dentro la Morte, toccando precetti del Buddhismo tibetano (la struggente fantasia sullo stadio pre-reincarnativo del Bardo), citazioni a briglia sciolta (da Wittgenstein a David Foster Wallace), sprazzi di sdrammatizzante assurdità (la &#8220;carriera&#8221; musicale e pittorica dell&#8217;animale) e un approccio audiovisivo di totale anarchia, fra repertorio, home movies, installazioni e animazioni, che rivela non solo una nudità così sincera da farsi disorientante, ma anche un&#8217;insospettabile leggerezza di fondo che concilia tanto emotivamente con il senso di perdita quanto artisticamente con il linguaggio dell&#8217;avanguardia.</p>
<p>Secondo alcuni il cinema è un&#8217;altra cosa, secondo altri la beata ingenuità dell&#8217;insieme rischia di scadere in una sequela di banalità new age, ma la verità è che il film, mantenendosi in bilico fra l&#8217;una e l&#8217;altra degenerazione, raggiunge un perfetto equilibrio formale e contenutistico, e il fatto che la riflessione provenga da una performer sperimentale che ha fatto dell&#8217;algidità e dell&#8217;asetticità la propria maschera rende <em>Heart of a Dog</em> un&#8217;opera ancor più sorprendente.</p>
<div id="attachment_44420" style="width: 409px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/lorenzo-vigas.jpg"><img class="size-full wp-image-44420 " title="lorenzo-vigas" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/lorenzo-vigas.jpg" alt="Lorenzo Vigas per Desde Allà" width="399" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Lorenzo Vigas per Desde Allá</p></div>
<p>Si ritorna in Sud America e nel brodo di cottura degli esordienti per accogliere l&#8217;uruguayano <em><strong>Desde allá</strong></em>, un&#8217;ulteriore passo della sezione principale fuori dalla palude delle certezze disilluse: <strong>Lorenzo Vigas</strong>, pupillo di Guillermo Arriaga, recupera i temi archetipici dell&#8217;infatuazione, del desiderio di possesso e del distacco (gli stessi trattati molto più superficialmente da <em>Anomalisa</em>, in fin dei conti), tratteggiando la dinamica servo/padrone e i capovolgimenti gerarchici alla base della relazione fra un solitario adescatore di mezza età (<strong>Alfredo Castro</strong>, eccelso, che torna in un ruolo molto simile a quello di <em>Post mortem </em>e che conferma la sua eccezionale abilità di rendere umano il mostruoso e mostruoso l&#8217;umano) e il delinquentello dei sobborghi oggetto della sua ossessione (il debuttante <strong>Luis Silva</strong>, bravissimo).</p>
<p>Vigas ritrae con sensibilità e con delicatezza la personalità di un inadatto a vivere capace di affrontare la realtà e i sentimenti soltanto &#8220;da lontano&#8221; (come recita il titolo), il legame fra i due protagonisti assume sfumature inconsuete e spiazzanti sovvertimenti di ruolo, la messinscena è sobria, rigorosa e &#8211; programmaticamente, viste le premesse &#8211; lucidamente distaccata, e anche se non si respira quella grande aria di novità e certi passaggi risultano un po&#8217; forzati (la risoluzione cruenta del conflitto edipico, per esempio) si tratta comunque di un&#8217;opera prima di insolito coraggio e di indubbio spessore.</p>
<div id="attachment_44421" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/atom-egoyan-bruno-ganz1.jpg"><img class="size-full wp-image-44421" title="atom-egoyan-bruno-ganz1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/atom-egoyan-bruno-ganz1.jpg" alt="Atom Egoyan e Bruno Ganz per The Remember" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Atom Egoyan e Bruno Ganz per The Remember</p></div>
<p>Se la Settimana della Critica si conclude incassando la sufficienza abbondante di <em><strong>The Return</strong></em>, rassegnato e gelido ritratto delle contraddizioni e delle metamorfosi di Singapore attraverso la storia dell&#8217;impossibile riadattamento alla società di un prigioniero politico dopo decenni di detenzione, testimonianza toccante e senza compromessi di sorta, ma anche penalizzata da sbavature evitabili (le superflue scene oniriche), il Concorso va a toccare i tasti dolenti della questione ebraica e dell&#8217;Olocausto con il thriller ottuagenario <em><strong>Remember</strong></em>, ma la superficialità e il calcolo con cui essi (ed altri massimi sistemi, come la persistenza della memoria e l&#8217;ambiguità della retribuzione) vengono piegati alla costruzione di un enigma a metà fra <em>I ragazzi venuti dal Brasile</em> e <em>Memento</em> impediscono di prendere davvero sul serio l&#8217;assunto. Resta l&#8217;impressione di un meccanismo ben congegnato ma pieno di cadute di tono (il confronto con lo sceriffo neo-nazista su tutti) e di ridondanze (i suoni e gli oggetti circostanti che, fra cani abbaianti, docce, vagoni piombati e altro ancora, rievocano costantemente l&#8217;orrore del lager), culminante in un finale che si vorrebbe di effetto dirompente ma che è già intuibile dall&#8217;inizio.</p>
<p><strong>Christopher Plummer</strong>, ormai sulla soglia dei novant&#8217;anni,<strong> </strong>è comunque notevolissimo (e nelle scene seduto al piano tocca vertici di assoluta magia) e regge la pellicola interamente sulle sue spalle, ma l&#8217;<strong>Atom Egoyan</strong> dei brividi autentici de <em>Il viaggio di Felicia</em> e della dimensione etica di <em>Ararat</em> resta oggi soltanto un ricordo.</p>
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		<title>Frankenweenie</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jan 2013 08:49:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La poetica del bizzarro di Burton si arricchisce di un nuovo tassello, che poi tanto nuovo non è.
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2012)<br />
Uscita: 17 gennaio 2013<br />
Regia: Tim Burton<br />
Con le voci di: Andrea Di Maggio, Mauro Gravina, Chiara Colizzi<br />
Durata: 1 ora e 27 minuti<br />
Distribuito da: Walt Disney Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/frankenweenie-slide.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-30266" title="frankenweenie-slide" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/frankenweenie-slide.jpg" alt="" width="500" height="269" /></a></p>
<p>Un bambino nostalgico che tenta il ritorno alle origini. C&#8217;è questo, soprattutto, dietro <em>Frankenweenie</em>, nato dall&#8217;idea di riprendere il <a href="http://www.movielicious.it/2011/02/16/tim-burton-fara-frankenweenie/">corto live action</a> realizzato dallo stesso Burton nel 1984 per renderlo un lungometraggio animato in stop motion. Così a distanza di quasi trent&#8217;anni il regista di Burbank ha rispolverato i disegni dei personaggi creati all’epoca, riadattandoli e ideandone di nuovi per questo Frankenweenie in 3D, che ha già conquistato una nomination agli Oscar come Miglior Film d’Animazione.<br />
La storia è la stessa del corto dell&#8217;84: dopo aver perso il suo cane Sparky in un incidente, il giovane Victor sfrutta il potere della scienza per riportare in vita il suo migliore amico. Inizialmente, Victor cerca di nascondere a tutti questa sua creazione, ma quando Sparky esce allo scoperto, i compagni di classe del ragazzo, gli insegnanti e l&#8217;intera città scopriranno il suo segreto. La vicenda è ambientata a Burbank, città natale di Burton, alla fine degli anni Cinquanta (e ricorda tantissimo il sobborgo che fa da sfondo a Edward mani di forbice).</p>
<p>In <em>Frankenweenie</em> c&#8217;è tutta la poetica di Burton, il suo modo di approcciarsi al cinema e alle storie &#8220;un po&#8217; strane&#8221; che da sempre rappresentano il suo marchio di fabbrica. C&#8217;è il capovolgimento degli schemi classici della fiaba, la vita e la morte che diventano entità tangibili, (in questo caso anche manipolabili), l&#8217;emarginazione sociale, la solitudine e gli attacchi violenti ai valori del perbenismo borghese. Ma c&#8217;è anche molto di più visto che ci troviamo davanti alla pellicola più personale del regista, in cui la componente autobiografica è davvero profonda e molti dei personaggi che la abitano sono liberamente ispirati ai suoi miti personali. In particolare il professore di scienze, Mr Rzykruski (un omaggio a Vincent Price e Martin Landau, quest&#8217;ultimo doppiatore del personaggio nella versione originale), ma anche la vicina di casa di Victor (la lugubre Helsa Van Helsing, nomen omen, doppiata in originale da Winona Ryder). Citazioni e omaggi al vecchio cinema horror e fantasy si sprecano: il filmino girato da Victor è un chiaro rimando a <em>Godzilla</em> e <em>King Kong</em>, così come le immagini di <em>Dracula</em> che compaiono sul televisore del ragazzo. Ma anche l&#8217;acconciatura della barboncina di Elsa, di cui Sparky si innamora, è identica a quella di Elsa Lanchester ne <em>La sposa di Frankenstein</em>. La scelta del bianco e nero poi, in genere considerata la più azzeccata per raccontare il realismo sullo schermo, in <em>Frankenweenie</em> tende ad essere percepita come un&#8217;ulteriore componente fantastica proprio perché tanto distante e altra rispetto a ciò che osserviamo abitualmente.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/frankenweenie2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-30275" title="frankenweenie2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/frankenweenie2.jpg" alt="" width="500" height="270" /></a></p>
<p>Nell&#8217;inserire un altro tassello nella sua filmografia che rappresenta un vero e proprio mosaico della diversità, Burton firma così un&#8217;opera che, se fosse stata realizzata negli anni Novanta, sarebbe stata un capolavoro. Il fatto che <em>Frankenweenie</em> abbia visto la luce in questo preciso momento (dopo l&#8217;occasione mancata che è stato <em>Dark Shadows</em>, a sua volta giunto in un periodo di evidente stasi creativa per il regista), invece, lascia pensare che il regista si sia voluto giocare l&#8217;asso nella manica in mancanza di un progetto originale. Va bene il desiderio di realizzare un sogno che per uscire dal cassetto in cui era custodito aveva bisogno di essere finalizzato in totale libertà e scevro da ogni restrizione creativa, ma oltre all&#8217;impeccabile sapienza tecnica e alla tenera vicenda che ha nella semplicità il suo punto di forza, <em>Frankenweenie</em> rimane distante dai picchi più alti raggiunti da Burton con opere come <em>Ed Wood</em> <em>Big Fish</em> o <em>La sposa cadavere</em>.</p>
<p><strong>Voto 7</strong></p>
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		<title>Nuovo trailer italiano per Frankenweenie</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2012/06/27/nuovo-trailer-italiano-per-frankenweenie/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jun 2012 08:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[Tim Burton]]></category>
		<category><![CDATA[Winona Rider]]></category>

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		<description><![CDATA[Un assaggio del film diretto da Tim Burton che vedremo nelle sale in 3D da gennaio 2013.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/06/frankenweenie-sparky.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-27179" title="frankenweenie-sparky" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/06/frankenweenie-sparky.jpg" alt="" width="402" height="300" /></a></p>
<p>Speriamo di non sbagliarci dicendo che, a vedere questo trailer, si ha l&#8217;impressione che Tim Burton si sia rimesso in carreggiata, quella abbandonata da troppo tempo con film troppo hollywoodiani  quali <em>Alice in Wonderland</em> e il recente <a href="http://www.movielicious.it/2012/05/10/dark-shadows/"><em>Dark Shadows</em></a>. Questo <em>Frankenweenie</em>,  che uscirà in Italia il 18 gennaio 2013 in 3D, ha radici piuttosto lontane: era il 1984 quando Burton girò il cortometraggio che ha ispirato il film. Stesso titolo ma molta meno fama e un budget ridicolo a disposizione. Nel cast dell&#8217;epoca c&#8217;erano Shelley Duvall, (la moglie di Jack Torrance in <em>Shining</em>), Daniel Stern e il bambino protagonista Barret Oliver che in quello stesso anno interpretò Bastian ne <em>La storia infinita</em>.</p>
<p>Ora, a distanza di ventotto anni, Burton ripropone la sua creatura in stop motion e in 3D nativo, con le  voci originali di Winona Ryder, Martin Landau, Martin Short, Catherine O&#8217;Hara, Atticus Shaffer, Robert Capron, Conchata Ferrell e Tom Kenny.</p>
<p>La trama non differisce troppo dalla versione originale e omaggia il classico di Mary Shelley, <em>Frankenstein</em>. Il giovane Victor perde il suo cane in un incidente e sfrutta il potere della scienza per riportarlo in vita. Proverà a nascondere la sua creazione dagli occhi indiscreti di amici e vicini, ma quando Sparky verrà allo scoperto i compagni di scuola di Victor, gli insegnanti e l&#8217;intera città scopriranno che &#8220;tenere al guinzaglio una nuova vita&#8221; può essere mostruoso. Qui di seguito, trovate in nuovo trailer, mentre se siete curiosi di vedere il<em> Frankenweenie</em> originale, potete trovarlo <a href="http://www.movielicious.it/2011/02/16/tim-burton-fara-frankenweenie/">QUI</a>.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/KjQuYzE6bO8?version=3&amp;hl=it_IT" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/v/KjQuYzE6bO8?version=3&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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