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	<title>Movielicious &#187; Micaela Ramazzotti</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Venezia74 &#8211; Giorno 6</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Sep 2017 13:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Barone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[74° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Caniba]]></category>
		<category><![CDATA[Frances McDormand]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo splendido Three Billboards outside Ebbing, Missouri, il terribile Una famiglia e l'antropofagismo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Three-Billboards-Outside-Ebbing-Missouri.png"><img class="alignnone size-full wp-image-56616" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Three-Billboards-Outside-Ebbing-Missouri.png" alt="Three-Billboards-Outside-Ebbing-Missouri" width="800" height="449" /></a></p>
<p>Suona quantomeno curioso che a portare alla <strong>74ª Mostra di Venezia</strong> uno sguardo più autentico e meno vacuamente retorico sugli Stati Uniti del contemporaneo non siano stati, con l&#8217;ovvia eccezione della prospettiva enciclopedica di Frederick Wiseman, cineasti nati e formatisi nel Nuovo Continente, ma autori in trasferta abili a trasferire in un contesto a loro estraneo le basi della loro poetica.</p>
<p>Non fa eccezione l&#8217;irlandese <strong>Martin McDonagh</strong>, che sceglie di trasportare nella periferia del Midwest quel suo bagaglio di ossessioni che, dai tempi del suo passato da drammaturgo (celebratissima Trilogia delle Isole Aran in primis) fino alla sua transizione cinematografica avvenuta con il cortometraggio <em>Six Shooter</em> (premiato con l&#8217;Oscar nel 2006), coinvolgono i massimi sistemi del senso di colpa, della ricerca della redenzione e della centralità della misericordia.</p>
<p>E se dopo il promettente esordio di <em>In Bruges</em> la formula sembrava destinata a usurarsi dopo il pasticciaccio in chiave meta- di <em>Sette psicopatici</em>, con <em><strong>Three Billboards outside Ebbing, Missouri </strong></em>l&#8217;autore londinese raggiunge la piena maturità recuperando quella pienezza di scrittura, quella ricchezza tematica e quell&#8217;attenzione all&#8217;elemento umano di cui aveva dato prova nella sua produzione riservata al palcoscenico. La storia di vendetta che investe l&#8217;intera comunità della (fittizia) cittadina che dà titolo al film diventa quindi un pretesto per stendere la diagnosi di una società afflitta e ferita in tutto il suo campionario antropologico, dalle vittime ai carnefici, dai genitori ai figli, dalle autorità ai reietti, un dolente, compassionevole ritratto corale che, al contrario dello sproloquio ultra-liberal di <em>Suburbicon</em>, sa descrivere l&#8217;abisso di spaesamento generale dell&#8217;America dell&#8217;Era Trump senza pigri manicheismi e senza facili moralismi.</p>
<p>Ed è con uno script brillantissimo sospeso tra farsa e tragedia e con un complesso attoriale straordinario, capitanato da un sofferto <strong>Sam Rockwell</strong> spogliato dei suoi consueti gigionismi, da un granitico <strong>Woody Harrelson </strong>e soprattutto da una <strong>Frances McDormand</strong> che si riconferma una delle più complete e versatili interpreti della sua generazione che il film va in gloria e si candida prepotentemente a occupare un posto di rilievo nel Palmares.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Una_Famiglia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56617" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Una_Famiglia.jpg" alt="Una_Famiglia" width="900" height="377" /></a></p>
<p>Si ripiomba immediatamente nella voragine con il secondo concorrente della delegazione italiana, il nostrano <em><strong>Una famiglia</strong></em>, con cui il catanese <strong>Sebastiano Riso</strong>, dopo il piccolo caso di <em>Più buio di mezzanotte</em> approda assai generosamente alla sezione principale: l&#8217;impressione generale è quella di un cinema ricattatorio, punitivo e privo del necessario distacco che si bea<br />
spudoratamente a sguazzare nello squallore, nel degrado e nel borgatume di bassa lega, affrontando temi delicatissimi &#8211; nello specifico quello dello sfruttamento del corpo femminile &#8211; con mano insostenibilmente pesante e con un afflato enfatico che spoglia i personaggi e le situazioni di quell&#8217;autenticità che i presupposti iperrealistici necessiterebbero.</p>
<p>Non aiuta una direzione di attori totalmente carente, che lascia una <strong>Micaela Ramazzotti</strong> più spaesata che mai a briglia sciolta in una prestazione miserabilista e urlatissima per cui è impossibile provare ogni tipo di partecipazione, di certo non sorretta da un accumulo di episodi uno più caricato dell&#8217;altro (l&#8217;estrazione della spirale, risolta con una panoramica a 360° che grida vendetta, le frequenti liti domestiche, il miracoloso parto non assistito che è già la sequenza trash dell&#8217;edizione) e da una regia invasiva che invece di ricercare la commozione sembra quasi arrivare a pretenderla. Un autentico disastro, che ricaccia nel tinello lo stato delle cose del nostro cinema a cui la riuscita incursione internazionale aveva per un attimo dato una ventata di aria fresca.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Caniba.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-56618" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Caniba-1024x577.jpg" alt="Caniba" width="1024" height="577" /></a></p>
<p>Dopo l&#8217;interessante, ma fondamentalmente gratuito esperimento di <em><strong>Caniba</strong></em>, con cui <strong>Lucien Castaing-Taylor</strong> e <strong>Véréna Paravel </strong>approcciano a distanza estremamente ravvicinata il caso clamoroso del cannibale impunito <strong>Issei Sagawa</strong>, illustrando con dovizia di particolare le sue turbe sadomasochistiche senza pervenire a quello sfaccettato saggio sulla mostruosità cui si ambiva e indugiando invece in una prurigine a tasso di etica pressoché nulla, si arriva all&#8217;atteso ritorno di <strong>Hirokazu Kore-eda </strong>al Lido a oltre vent&#8217;anni dal fortunato esordio di <em>Maborosi</em> e dopo una lunga e quasi ininterrotta sequenza di successi cannensi.</p>
<p>Virando decisamente da quel clima di impalpabile grazia e di contagiosa gentilezza che rappresentava la parte più consistente e riconoscibile della sua cifra stilistica, l&#8217;autore di <em>Father and Son </em>firma il suo primo legal drama con una disquisizione molto attenta e precisa sul sistema giudiziario nipponico, interrogandosi sulle questioni etiche alla base del concetto di pena (quella capitale, in concreto) di tale complessità da farsi, di minuto in minuto, meccanica e verbosa, più attenta a rimarcare l&#8217;assurdità dell&#8217;assunto &#8211; il vacillante senso di realtà che il responsabile di un brutale omicidio manda definitivamente in corto circuito con l&#8217;inattendibilità delle sue confessioni &#8211; che a sollevare le vicende da un andamento piatto e, alla lunga, faticoso.</p>
<p>Un&#8217;ambizione lodevole che spinge significativamente il suo immaginario oltre la sua formula già ampiamente collaudata sempre sui binari dell&#8217;intimità, che però pecca di eccessiva densità e di didascalismo &#8211; si pensi, in positivo, all&#8217;esempio che fu il <em>Porte aperte</em> di Amelio &#8211; e che, anche per certe inevitabili concessioni a un linguaggio più commerciale, dà l&#8217;impressione che Kore-eda abbia voluto misurarsi con un cinema troppo al di fuori delle sue corde che, specie sotto il profilo registico, sembra non riuscire a gestire con il dovuto controllo.</p>
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		<title>La tenerezza</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2017/04/24/la-tenerezza-recensione/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Apr 2017 14:26:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Elio Germano]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Amelio]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[La tenerezza]]></category>
		<category><![CDATA[Micaela Ramazzotti]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Carpentieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Gianni Amelio alle prese con una storia imperfetta ma piena di umanità, con protagonista un superbo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2017)<br />
Uscita: 24 aprile 2017<br />
Regia: Gianni Amelio<br />
Con: Renato Carpentieri, Micaela Ramazzotti, Giovanna Mezzogiorno, Elio Germano<br />
Durata: 1 ora e 43 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/La_Tenerezza_1.jpg"><img class="alignnone wp-image-55973 size-full" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/La_Tenerezza_1.jpg" alt="" width="695" height="458" /></a></p>
<p><strong>Gianni Amelio</strong> questa volta gioca d&#8217;azzardo con <strong><em>La tenerezza</em></strong>. Per due motivi. Il primo è che il regista de <em>Il ladro di bambini</em> e <em>Le chiavi di casa</em> ha scelto di portare al cinema un film incentrato su un argomento piuttosto spinoso e di difficile conciliazione con l&#8217;idea di intrattenimento spesso associata alla settima arte, ovvero  la vecchiaia. E il secondo è che come protagonista ha voluto un attore di livello come <strong>Renato Carpentieri</strong>, ottimo caratterista proveniente dal teatro, che però rimane un perfetto sconosciuto per la maggior parte del pubblico o comunque un volto noto (era anche nel cast de <em>La squadra</em> e <em>Don Matteo 3</em>) ma difficilmente identificabile con un nome e un cognome dai più. Per ovviare a questa scelta, che indubbiamente rende il film poco vendibile commercialmente, una <a href="http://www.01distribution.it/media/1591-la-tenerezza/la-tenerezza-locandina-low.jpg" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>locandina</strong></span></a> che piazza in primo piano i tre &#8220;volti conosciuti&#8221; della pellicola, ovvero <strong>Elio Germano</strong>, <strong>Micaela Ramazzotti</strong> e <strong>Giovanna Mezzogiorno</strong>. Carpentieri viene relegato ai piedi del manifesto, in un&#8217;immagine che lo ritrae da lontano, mentre cammina su un pontile insieme ad un bambino (suo nipote nel film). Il messaggio è chiaro, ma un tantino ingannatore: venite a vedere l&#8217;ultimo film di Gianni Amelio con Germano, Ramazzotti e Mezzoggiorno. Peccato che questi tre attori abbiano solo dei ruoli di contorno e che il film sia totalmente tenuto in piedi e costruito intorno alla figura di Lorenzo, avvocato in pensione interpretato appunto da un meraviglioso Carpentieri, il cui nome segue ingiustamente quelli dei suoi compagni di set.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/La_Tenerezza_2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-55974" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/La_Tenerezza_2.jpg" alt="La_Tenerezza_2" width="650" height="370" /></a><br />
Liberamente ispirato al romanzo La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone, <em><strong>La tenerezza</strong></em> è un film sull&#8217;amore, visto in tutte le sue contraddizioni. Renato Carpentieri è Lorenzo, un anziano avvocato appena sopravvissuto ad un infarto. Vive da solo a Napoli in una bella casa del centro, da quando la moglie è morta e i due figli adulti, Elena (una sempre più grave Giovanna Mezzogiorno) e Saverio, si sono allontanati. O è stato lui ad allontanarli? Al suo rientro dall&#8217;ospedale, Lorenzo trova sulle scale davanti alla propria porta Michela (Micaela Ramazzotti), una giovane donna solare e sorridente che si è chiusa fuori casa, cui l&#8217;avvocato dà il modo di rientrare dal cortile sul retro che i due appartamenti condividono. Una contiguità degli spazi che è destinata a diventare anche contiguità di sentimenti: Michela e la sua famiglia &#8211; il marito Fabio (Elio Germano) e i loro figli Bianca e Davide &#8211; entreranno nella vita dell&#8217;avvocato con una velocità e una pervasività che sorprenderanno lui stesso. Ma un evento ancor più inaspettato rivoluzionerà quella nuova armonia.</p>
<p>In una <strong>Napoli</strong> borghese e insolita, superbamente fotografata da <strong>Luca Bigazzi</strong> che sceglie saggiamente di non farne una cartolina, Amelio ambienta una vicenda in cui i personaggi sono alla disperata ricerca di costruire dei rapporti affettivi, al di là della consanguineità e della parentela e punta l&#8217;obiettivo su una sfilata di soggetti, tutti vittime più o meno inconsapevoli di un&#8217;inadeguatezza di fondo nei confronti della società, su cui hanno costruito le loro certezze e le loro routine. Lorenzo non ama più i suoi figli, da quando sono cresciuti, eppure si affeziona alla famiglia di Michela, scappata di casa a 16 anni, e di Fabio, ingegnere navale che ha finito per fare quello che sua madre ha scelto per lui. Lorenzo non è in grado di fare il padre di un adulto e cerca disperatamente di compensare la mancanza trascorrendo del tempo con il suo nipotino e con i bambini dei vicini di casa.<br />
Con un soggetto profondo e straziante e una sceneggiatura che non riesce a tenergli testa e con attori alle prese con ruoli complessi e poco battuti che fanno quello che possono per stare dietro a una direzione sin troppo composta che non asseconda il terremoto emotivo e che pervade la vicenda, Amelio si dimostra un campione nel nel non cedere a facili sentimentalismi ma, soprattutto nel finale, lascia troppe sequenze irrisolte. Una voglia di tenerezza, quella del regista, disperatamente cercata ma non del tutto raggiunta.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
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		<title>David di Donatello 2017: le candidature</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2017 12:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[David di Donatello 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Indivisibili]]></category>
		<category><![CDATA[La pazza gioia]]></category>
		<category><![CDATA[Micaela Ramazzotti]]></category>
		<category><![CDATA[Valeria Bruni Tedeschi]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Mastandrea]]></category>
		<category><![CDATA[Veloce come il vento]]></category>

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		<description><![CDATA[Sfida tra Indivisibili e La pazza gioia, doppia candidatura per Mastandrea, tra le attrici Rammazzotti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/David_Donatello_2017.png"><img class="alignnone size-full wp-image-55367" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/David_Donatello_2017.png" alt="David_Donatello_2017" width="654" height="382" /></a></p>
<p>Sono stati resi noti questa mattina i nomi dei candidati ai <b>David di Donatello 2017</b>, i premi del cinema italiano la cui cerimonia di premiazione avrò luogo lunedì 27 marzo a Roma presso gli Studi De Paolis. Pioggia di candidature per <strong><i>Indivisibili</i></strong> e <strong><i>La pazza gioia</i></strong>, che se ne accaparrano 17 a testa, seguiti da <strong><i>Veloce come il vento</i></strong>, con 16. Doppia candidatura per <strong>Valerio Mastandrea</strong>, (miglior attore protagonista per <em>Fai bei sogni</em> e non protagonista per <em>Fiore</em>) mentre per la categoria Migliore Attrice Protagonista la sfida è tra <strong>Micaela Ramazzotti</strong> e <strong>Valeria Bruni Tedeschi</strong>, nominate entrambe per<em><strong> La pazza gioia. </strong></em>Dieci le candidature per <strong><em>Fai bei sogni</em></strong> di Marco Bellocchio (tra cui miglior film e miglior regia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco i nomi di tutti i candidati ai <strong>David di Donatello 2017</strong>:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIOR FILM</b></p>
<p>Fai bei sogni, per la regia di Marco Bellocchio</p>
<p>Fiore, per la regia di Claudio Giovannesi</p>
<p>Indivisibili, per la regia di Edoardo De Angelis</p>
<p>La pazza gioia, per la regia di Paolo Virzì</p>
<p>Veloce come il vento, per la regia di Matteo Rovere</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIOR REGIA</b></p>
<p>Marco Bellocchio, per Fai bei sogni</p>
<p>Claudio Giovannesi, per Fiore</p>
<p>Edoardo De Angelis, per Indivisibili</p>
<p>Paolo Virzì, per La pazza gioia</p>
<p>Matteo Rovere, per Veloce come il vento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE</b></p>
<p>Michele Vannucci, per Il più grande sogno</p>
<p>Marco Danieli, per La ragazza del mondo</p>
<p>Marco Segato, per La pelle dell&#8217;orso</p>
<p>Fabio Guaglione, Fabio Resinaro, per Mine</p>
<p>Lorenzo Corvino, per WAX: We are the X</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE</b></p>
<p>Claudio Giovannesi, Filippo Gravino, Antonella Lattanzi, per Fiore</p>
<p>Michele Astori, Pierfrancesco Diliberto, Marco Martani, per In guerra per amore</p>
<p>Nicola Guaglianono, Barbara Petronio, Edoardo De Angelis, per Indivisibili</p>
<p>Francesca Archibugi, Paolo Virzì, per La pazza gioia</p>
<p>Roberto Andò, Angelo Pasquini, per Le confessioni</p>
<p>Filippo Gravino, Francesca Manieri, Matteo Rovere, per Veloce come il vento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIORE SCENEGGIATURA ADATTATA</b></p>
<p>Fiorella Infascelli, Antonio Leotti, per Era d&#8217;estate</p>
<p>Edoardo Albinati, Marco Bellocchio, Valia Santella, per Fai bei sogni</p>
<p>Gianfranco Cabiddu, Ugo Chiti, Salvatore De Mola, per La stoffa dei sogni</p>
<p>Francesco Patierno, per Naples &#8217;44</p>
<p>Francesca Marciano, Valia Santella, Stefano Mordini, per Pericle il nero</p>
<p>Massimo Gaudioso, per Un paese quasi perfetto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIOR PRODUTTORE</b></p>
<p>Cristiano Bortone, Bart Van Langendonck, Peter Bouckaert, Gong Ming Cai, Natacha Devillers, per Caffè</p>
<p>Pupkin Production e IBC Movie con Rai Cinema, per Fiore</p>
<p>Attilio De Razza, Pierpaolo Verga, per Indivisibili</p>
<p>Marco Belardi per Lotus Production (una società di Leone Film Group) – in collaborazione con Rai Cinema, per La pazza gioia</p>
<p>Angelo Barbagallo per Bibi Film con Rai Cinema, per Le confessioni</p>
<p>Domenico Procacci con Rai Cinema, per Veloce come il vento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA</b></p>
<p>Daphne Scoccia, per Fiore</p>
<p>Angela e Marianna Fontana, per Indivisibili</p>
<p>Valeria Bruni Tedeschi, per La pazza gioia</p>
<p>Micaela Ramazzotti, per La pazza gioia</p>
<p>Matilda De Angelis, per Veloce come il vento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA</b></p>
<p>Valerio Mastandrea, per Fai bei sogni</p>
<p>Michele Riondino, per La ragazza del mondo</p>
<p>Sergio Rubini, per La stoffa dei sogni</p>
<p>Toni Servillo, per Le confessioni</p>
<p>Stefano Accorsi, per Veloce come il vento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA</b></p>
<p>Antonia Truppo, per Indivisibili</p>
<p>Valentina Carnelutti, per La pazza gioia</p>
<p>Valeria Golino, per La vita possibile</p>
<p>Michela Cescon, per Piuma</p>
<p>Roberta Mattei, per Veloce come il vento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA</b></p>
<p>Valerio Mastandrea, per Fiore</p>
<p>Massimiliano Rossi, per Indivisibili</p>
<p>Ennio Fantastichini, per La stoffa dei sogni</p>
<p>Pierfrancesco Favino, per Le confessioni</p>
<p>Roberto De Franesco, per Le ultime cose</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIOR AUTORE DELLA FOTOGRAFIA</b></p>
<p>Daniele Ciprì, per Fai bei sogni</p>
<p>Ferran Paredes Rubio, per Indivisibili</p>
<p>Vladan Radovic, per La pazza gioia</p>
<p>Maurizio Calvesi, per Le confessioni</p>
<p>Michele D&#8217;Attanasio, per Veloce come il vento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIORE MUSICISTA</b></p>
<p>Carlo Crivelli, per Fai bei sogni</p>
<p>Enzo Avitabile, per Indivisibili</p>
<p>Carlo Virzì, per La pazza gioia</p>
<p>Franco Piersanti, per La stoffa dei sogni</p>
<p>Andrea Farri, per Veloce come il vento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIOR CANZONE ORIGINALE</b></p>
<p>&#8220;I CAN SEE THE STARS&#8221;, musica e testi di Fabrizio Campanelli, interpretata da Leonardo Cecchi, Eleonora Gaggero, Beatrice Vendramin, per Come diventare grandi nonostante i genitori</p>
<p>&#8220;ABBI PIETÀ DI NOI&#8221;, per Indivisibili, musica, testi di Enzo Avitabile, interpretata da Enzo Avitabile, Angela e Marianna Fontana, per Indivisibili</p>
<p>&#8220;L&#8217;ESTATE ADDOSSO&#8221;, musica di Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, Christian Rrigano e Riccardo Onori, testi di Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti e Vasco Brondi, interpretata da Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, per L&#8217;estate addosso</p>
<p>&#8220;PO POPPOROPPÒ&#8221;, musica e testi di Carlo Virzì, interpretata dai pazienti di Villa Biondi, per La pazza gioia</p>
<p>&#8220;SEVENTEEN&#8221;, musica di Andrea Farri, testi di Lara Martelli, interpretata da Matilda De Angelis, per Veloce come il vento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIORE SCENOGRAFO</b></p>
<p>Marcello Di Carlo, per In guerra per amore</p>
<p>Carmine Guarino, per Indivisibili</p>
<p>Marco Dentici, per Fai bei sogni</p>
<p>Tonino Zero, per La pazza gioia</p>
<p>Livia Borgognoni, per La stoffa dei sogni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIORE COSTUMISTA</b></p>
<p>Cristiana Ricceri, per In guerra per amore</p>
<p>Massimo Cantini Parrini, per Indivisibili</p>
<p>Catia Dottori, per La pazza gioia</p>
<p>Beatrice Giannini, Elisabetta Antico, per La stoffa dei sogni</p>
<p>Cristina Laparola, per Veloce come il vento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIOR TRUCCATORE</b></p>
<p>Gino Tamagnini, per Fai bei sogni</p>
<p>Maurizio Fazzini, per In guerra per amore</p>
<p>Valentina Iannuccilli, per Indivisibili</p>
<p>Esmé Sciaroni, per La pazza gioia</p>
<p>Silvia Beltrani, per La stoffa dei sogni</p>
<p>Luca Mazzoccoli, per Veloce come il vento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIOR ACCONCIATORE</b></p>
<p>Mauro Tamagnini, per Fai bei sogni</p>
<p>Massimiliano Gelo, per In guerra per amore</p>
<p>Vincenzo Cormaci, per Indivisibili</p>
<p>Daniela Tartari, per La pazza gioia</p>
<p>Alessio Pompei, per Veloce come il vento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIORE MONTATORE</b></p>
<p>Consuelo Catucci, per 7 minuti</p>
<p>Chiara Griziotti, per Indivisibili</p>
<p>Cecilia Zanuso, per La pazza gioia</p>
<p>Alessio Doglione, per La stoffa dei sogni</p>
<p>Gianni Vezzosi, per Veloce come il vento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIOR SUONO</b></p>
<p>Presa diretta: Gaetano Carito – Microfonista: Pierpaolo Lorenzo – Montaggio: Lilio Rosato – Creazione suoni: New Digital Sound – Mix: Roberto Cappanelli, per Fai bei sogni</p>
<p>Presa diretta: Valentino GIANNÌ – Microfonista: Fabio Conca – Montaggio: Omar Abouzaid e Sandro Rossi – Creazione suoni: Lilio Rosato – Mix: Francesco Cucinelli, per Indivisibili</p>
<p>Presa diretta: Alessandro Bianchi – Microfonista: Luca Novelli – Montaggio: Daniela Bassani – Creazione suoni: Fabrizio Quadroli – Mix: Gianni Pallotto c/o SOUND DESIGN, per La pazza gioia</p>
<p>Presa diretta: Filippo Porcari – Microfonista: Federica Ripani – Montaggio: Claudio Spinelli – Creazione suoni: Marco Marinelli – Mix: Massimo Marinelli, per La stoffa dei sogni</p>
<p>Presa diretta: Angelo Bonanni – Microfonista: Diego De Santis – Montaggio e Creazione suoni: Mirko PERRI – Mix: Michele Mazzucco, per Veloce come il vento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIORI EFFETTI DIGITALI</b></p>
<p>Chromatica, per In guerra per amore</p>
<p>Makinarium, per Indivisibili</p>
<p>Mercurio Domina, Far Forward, Fast Forward, per Mine</p>
<p>Canecane, Inlusion, per Ustica</p>
<p>Artea Film &amp; Rain Rebel Alliance International Network, per Veloce come il vento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIOR DOCUMENTARIO</b></p>
<p>60 &#8211; Ieri, oggi, domani, di Giorgio Treves</p>
<p>Acqua e zucchero: Carlo Di Palma, i colori della vita, di Fariborz Kamkari</p>
<p>Crazy for football, di Volfango De Biasi</p>
<p>Liberami, di Federica Di Giacomo</p>
<p>Magic Island, di Marco Amenta</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIOR FILM DELL&#8217;UNIONE EUROPEA</b></p>
<p>Florence, di Stephen Frears</p>
<p>Io, Daniel Blake, di Ken Loach</p>
<p>Julieta, di Pedro Almodovar</p>
<p>Sing Street, di John Carney</p>
<p>Truman – Un vero amico è per sempre, di Cesc Gay</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIOR FILM STRANIERO</b></p>
<p>Animali notturni, di Tom Ford</p>
<p>Captain Fantastic, di Matt Ross</p>
<p>Lion, di Garth Davis</p>
<p>Paterson, di Jim Jarmusch</p>
<p>Sully, di Clint Eastwood</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MIGLIOR CORTOMETRAGGIO</b></p>
<p>A casa mia, di Mario Piredda</p>
<p>Ego, di Lorenza Indovina</p>
<p>Mostri, di Adriano Giotti</p>
<p>Simposio suino in re minore, di Francesco Filippini</p>
<p>Viola, Franca, di Marta Savina</p>
<p>Il miglior cortometraggio Premio David di Donatello 2017 è: A CASA MIA di Mario Piredda</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>DAVID GIOVANI</b></p>
<p>Michele Placido, per 7 minuti</p>
<p>Pierfrancesco Diliberto, per In guerra per amore</p>
<p>Gabriele Muccino, per L&#8217;estate addosso</p>
<p>Paolo Virzì, per La pazza gioia</p>
<p>Roan Johnson, per Piuma</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La pazza gioia</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/05/18/la-pazza-gioia-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2016 12:27:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Cannes 2016]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Archibugi]]></category>
		<category><![CDATA[La pazza gioia]]></category>
		<category><![CDATA[Micaela Ramazzotti]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Virzì]]></category>
		<category><![CDATA[Valeri Bruni Tedeschi]]></category>

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		<description><![CDATA[Paolo virzì racconta di un'amicizia folle e catartica nel suo film più intimo, interpretato da una]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2016)<br />
Uscita: 17 maggio 2016<br />
Regia: Paolo Virzì<br />
Con: Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti<br />
Durata: 1 ora e 58 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/la-pazza-gioia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-53061" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/la-pazza-gioia.jpg" alt="la-pazza-gioia" width="650" height="370" /></a></p>
<p>&#8220;<em>Sono due i principali ostacoli alla conoscenza delle cose: la vergogna che offusca l&#8217;animo, e la paura che, alla vista del pericolo, distoglie dalle imprese. La follia libera da entrambe</em>&#8220;.</p>
<p>Elogio della Follia &#8211; Erasmo da Rotterdam</p>
<p>Sono pochi, se restringiamo il campo all&#8217;Italia diventano pochissimi, quei registi in grado di confezionare film colti e al tempo stesso popolari (Scola e Risi, ci sentite?). <strong>Paolo Virzì</strong> è uno di loro, con il suo cinema che parla sia al cinefilo che allo spettatore della domenica, capace di portare alla ribalta storie che tentano di strappare una risata mantenendo una costante amarezza di fondo e muovendosi su un piano altro rispetto a quello battuto dalla maggior parte delle nostre commedie. Con <em><strong>La pazza Gioia</strong></em>, l&#8217;autore livornese compie un ulteriore balzo in avanti rispetto ai suoi lavori precedenti e confeziona un film impulsivo e <strong>di pancia</strong> che, se da un lato non eccelle in quanto a originalità, dall&#8217;altro affronta in modo egregio temi come il <strong>disagio psichico</strong>, l&#8217;amicizia e l&#8217;inadeguatezza alla società con una leggerezza <strong>profonda e viscerale</strong> che tolgono il fiato.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/La_pazza_Gioia_2.jpg"><img class="alignnone wp-image-53062" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/La_pazza_Gioia_2.jpg" alt="La_pazza_Gioia_2" width="650" height="433" /></a></p>
<p>Beatrice Morandini Valdirana (<strong>Valeria Bruni Tedeschi</strong>) è una mitomane dalla parlantina incessante, una contessa che a suo dire è vicina ai potenti della Terra. Donatella Morelli (<strong>Micaela Ramazzotti</strong>) è invece una giovane madre fragile e silente, il cui figlio è stato dato in adozione. Apparentemente opposte nei caratteri e nelle inclinazioni, le due si conoscono in una comunità terapeutica dopo essere state bollate dai medici come socialmente pericolose. Chiuse tra le mura della casa di cura, Beatrice e Donatella diventano prima amiche e poi complici in una rocambolesca evasione, in un viaggio che le porterà ad incontrare le persone ufficialmente sane, che hanno fatto parte della loro vita: madri anaffettive, padri distanti, compagni egoisti e assenti.</p>
<p>Presentato all&#8217;ultima edizione del <strong>Festival di Cannes</strong> nella sezione <strong>Quinzaine des Realisateurs</strong>, <em><strong>La pazza gioia</strong></em> è un <strong>film dicotomico</strong> in ogni suo aspetto. Lo è nella distinzione netta dei caratteri delle due protagoniste (l&#8217;euforica e la avvilita, l&#8217;elegante e la tatuata, la benestante e la spiantata), nel suo essere commedia on the road e melò, nella divisione piuttosto netta, dal punto di vista drammaturgico, di una prima parte più introduttiva e meno coinvolgente e di una seconda emotivamente molto forte. In questa struttura fortemente polarizzata, si dipana una storia ambientata nel 2014, prima che la legge che ordinava la chiusura di tutti gli ospedali psichiatrici giudiziari, OPG, entrasse definitivamente in vigore. Ecco allora che le storie di Beatrice e di Donatella appaiono come uno spunto di riflessione discreto e garbato sulla <strong>follia</strong> vista non solo come disagio o malattia ma come una dimensione alternativa a quella della vita &#8220;normale&#8221;, un rifugio rispetto alla sofferenza dell&#8217;esistere. L&#8217;alienazione mentale diventa quel qualcosa che conferisce a chi la possiede una tranquillità e una fissità tanto forte da opporsi alla lacerante molteplicità della realtà, meschina e intollerabile.</p>
<p>Il modo in cui Virzì racconta tutto questo, diverte e commuove, così come divertono e commuovono le sue due attrici, che coprono, apparentemente senza fatica, tutti i registri richiesti da una sceneggiatura densa e che lascia ben poco al caso (e qui il tocco di <strong>Francesca Archibugi</strong> fa la differenza). Il loro essere ebbre di vita e dissennate, strazianti e tormentate, empatiche e solidali tra loro, è l&#8217;aspetto più riuscito di una storia che affida alle note di quella meraviglia di valzer in 3/4 che è <em><strong>Senza Fine</strong></em> di Gino Paoli, ascoltato di continuo da Donatella, i suoi momenti salienti.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7,5</p>
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		<title>La Pazza Gioia: il trailer del nuovo film di Paolo Virzì</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2016 19:29:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[La pazza gioia]]></category>
		<category><![CDATA[Micaela Ramazzotti]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Virzì]]></category>
		<category><![CDATA[Valeria Bruni Tedeschi]]></category>

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		<description><![CDATA[Con Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi, sarà nelle sale a marzo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/La_Pazza_Gioia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51853" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/La_Pazza_Gioia.jpg" alt="La_Pazza_Gioia" width="500" height="300" /></a></p>
<p>01 Distribution ha rilasciato il trailer de <em><strong>La Pazza Gioia</strong></em>, il nuovo film di <strong>Paolo</strong> <strong>Virzì</strong> da lui scritto insieme a Francesca Archibugi, che arriverà nelle sale a primavera. Le due protagoniste <strong>Micaela Ramazzotti</strong> e <strong>Valeria Bruni Tedeschi</strong>, sono due donne ospiti di una comunità terapeutica per donne affette da disturbi mentali.Donatella e Beatrice hanno caratteri opposti ma finiscono per diventare amiche e a decidere di fuggire via dalla comunità (dove si trovavano in custodia giudiziaria).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/ikcsQBz8q4g" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La sinossi ufficiale del film: <em>Beatrice Morandini Valdirana è una chiacchierona istrionica, sedicente contessa e a suo dire in intimità coi potenti della Terra. Donatella Morelli è una giovane donna tatuata, fragile e silenziosa, che custodisce un doloroso segreto. Sono tutte e due ospiti di una comunità terapeutica per donne con disturbi mentali, entrambi classificate come socialmente pericolose. Il film racconta la loro imprevedibile amicizia, che porterà ad una fuga strampalata e toccante, alla ricerca di un po’ di felicità in quel manicomio a cielo aperto che è il mondo dei sani.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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