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	<title>Movielicious &#187; Michael Cuesta</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>La regola del gioco</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2015 08:03:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Jeremy Renner]]></category>
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		<description><![CDATA[Jeremy Renner nei panni del giornalista premio Pulitzer che svelò lo scandalo CIA-Contras negli anni]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Kill the Messenger, USA 2014)<br />
Uscita: 18 giugno 2015<br />
Regia: Michael Cuesta<br />
Con: Jeremy Renner, Rosemarie DeWitt, Ray Liotta<br />
Durata: 1 ora e 21 minuti<br />
Distribuzione: BIM</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/ktm.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-43214" title="ktm" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/ktm.jpg" alt="" width="500" height="313" /></a></p>
<p>È anche dagli episodi più conosciuti e dalle loro risoluzioni di dominio pubblico che un cineasta esperto può riuscire a tessere una coinvolgente rete di intrighi e mantenere una tensione costante fino alla fine: si pensi al <em>Lincoln </em>spielberghiano, capace di mimetizzare con un appassionante climax fatto di capovolgimenti e macchinazioni un esito stranoto persino ai meno informati, o al coevo <em>NO</em> di Larraín, altrettanto abile a subordinare l&#8217;ineludibilità della realtà alla creatività e alla vivacità della narrazione.</p>
<p>Se il racconto, d&#8217;altro canto, arriva a vivere esclusivamente in virtù di se stesso e a farsi boriosamente scudo della propria veridicità, il patto tacito fra il film e il pubblico si infrange, la storia scade in mera didascalia e a subentrare sono soltanto noia e disinteresse: è ciò che accade ne <em><strong>La regola del gioco</strong></em>, thriller cospirazionistico a cavallo fra il cinismo dell&#8217;era Reagan, l&#8217;ipocrisia dell&#8217;amministrazione Clinton e l&#8217;omertà dei nostri giorni, compitino generico e sommario quanto il titolo scelto da una distribuzione italiana tardiva, alla disperata ricerca di fondi di magazzino per il mercato estivo ed evidentemente immemore dell&#8217;omonimo capolavoro di Jean Renoir.</p>
<p>Le indagini compiute dal giornalista californiano Gary Webb (<strong>Jeremy Renner</strong>) e la sua battaglia solitaria per svelare i retroscena politici dell&#8217;epidemia del crack che attraversò gli Stati Uniti nel corso della Rivoluzione Sandinista in Nicaragua si sviluppano lungo binari stancamente programmatici e scanditi dai più antidiluviani cliché del genere, dalla minaccia sorniona e subdola dei servizi segreti in divisa di ordinanza alla macchina del fango a base di indiscrezioni pruriginose operata dai media per disinnescare l&#8217;emergenza, dalle varie tappe di graduale isolamento del malcapitato protagonista, ridotto, anche per colpa di un interprete monodimensionale come Renner, a puro concentrato di santimonia e di antagonismo spicciolo, fino al sostegno problematico ma incrollabile della famigliola, mogliettina gelosa (<strong>Rosemarie DeWitt</strong>) in testa.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/laregoladelgioco_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-43215" title="laregoladelgioco_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/laregoladelgioco_2.jpg" alt="" width="500" height="325" /></a></p>
<p>Se il piccolo schermo non ci avesse progressivamente abituato a nuovi standard di eccellenza, <em>La regola del gioco</em> potrebbe definirsi un progetto di impianto prettamente televisivo, penalizzato dalla mano invisibile di un mestierante fattosi le ossa essenzialmente come regista di pilot (<em>Dexter</em> e <em>Homeland</em>, nientemeno), interessato principalmente, in mancanza d&#8217;altro, a stordire lo spettatore con un cast inutilmente affollato di facce note in scena per non più di cinque minuti, fra revenants degli anni novanta (<strong>Andy García </strong>e <strong>Ray Liotta</strong>, entrambi pietosi) e tappezzeria esotica buttata criminalmente via (la fatalona <strong>Paz Vega</strong> e lo spaesato <strong>Michael Sheen</strong>).</p>
<p>Più che all&#8217;inesperto <strong>Michael Cuesta</strong>, però, pare sensato ricondurre la paternità dell&#8217;opera allo sceneggiatore <strong>Peter Landesman</strong>, reporter d&#8217;assalto votatosi al cinema dopo l&#8217;esordio dietro la cinepresa di <em>Parkland</em> (passato inspiegabilmente in concorso, peraltro, a Venezia70), da cui sarebbe stato pertanto più lecito aspettarsi uno sguardo più attendibile e meno sbrigativo tanto sui meccanismi redazionali, quanto sulle quinte del potere, qualcosa di più autentico sul rischio della missione del divulgatore e di meno ovvio degli ormai assodati segreti di Pulcinella sulla cascata di calunnie che lo investe, una figura che non evolve mai in un personaggio completo e davvero controverso, ma che resta caratterizzato solo in veste di modello cristologico o di implausibile guascone idealista fino all&#8217;incoscienza (terribile il <em>montage</em> della stesura dell&#8217;articolo con <em>Know Your Rights</em> dei Clash in sottofondo).</p>
<p><em>La regola del gioco</em> è quindi un&#8217;ulteriore, pleonastica dimostrazione del fatto che per rendere un film necessario non sono sufficienti le buone intenzioni &#8211; basti ricordare il pessimo <em>Milk</em> di Van Sant -, che il linguaggio filmico non può e non deve eclissarsi e annullarsi di fronte a una causa, per quanto giusta sia, e che per certi semplicistici, sensazionalistici comizi, più che la sala, è adatta la piazza.</p>
<p>Voto <strong>3</strong></p>
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