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	<title>Movielicious &#187; Paola Cortellesi</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Come un gatto in tangenziale</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Dec 2017 12:16:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2017)<br />
Uscita: 28 dicembre 2017<br />
Regia: Riccardo Milani<br />
Con: Antonio Albanese, Paola Cortellesi, Sonia Bergamasco, Claudio Amendola<br />
Durata: 1 ora e 38 minuti<br />
Distribuito da: Vision Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/Come_Un_Gatto_In_Tangenziale.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56978" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/Come_Un_Gatto_In_Tangenziale.jpg" alt="Come_Un_Gatto_In_Tangenziale" width="650" height="370" /></a></p>
<p><em><strong>Come un gatto in tangenziale</strong> </em>vede il ritorno, a meno di un anno dall’uscita di <em><a href="http://www.movielicious.it/2017/02/13/mamma-o-papa-recensione/" target="_blank">Mamma o papà?</a></em>, della squadra formata dalla coppia Albanese/ Cortellesi e dal marito di quest’ultima, <strong>Riccardo Milani</strong>, dietro la macchina da presa.<br />
Ora, tolta la costante della bravura dei due interpreti, la principale differenza tra i due film è che questo fa effettivamente ridere, non un particolare da poco trattandosi di prodotti finalizzati per lo più a questo scopo.<br />
La storia è quella di Giovanni (<strong>Antonio Albanese</strong>), raffinato intellettuale di sinistra dedito alla riqualificazione delle periferie e Monica (<strong>Paola Cortellesi</strong>), fiera coatta che, in una di quelle periferie, ci vive. I loro mondi, agli estremi opposti dello spettro sociale, si scontrano quando Agnese, figlia tredicenne di Giovanni si prende una cotta per il borgataro Alessio e il papà, terrorizzato, li segue fino alla casa dove il ragazzo vive con la madre – Monica, per l’appunto &#8211; e le due zie Pamela e Sue Ellen. Qui l’uomo scopre che la donna è altrettanto contraria all’idea che i due ragazzi si frequentino.</p>
<p>Detto di una delle poche commedie italiane recenti effettivamente in grado di generare risate, il problema di <em><strong>Come un gatto in tangenziale</strong></em> è, semmai, nella pretesa di poggiare le proprie basi sull’osservazione di una realtà che, sebbene Milani affermi di aver pensato al film dopo essersi trovato a vivere una situazione simile a quella di Giovanni/Albanese, non si conosce affatto.<br />
La prima parte del film è infatti un campionario di alcuni dei più triti luoghi comuni sulle differenze, ovviamente macroscopiche, tra intellighenzia borghese e naïveté di borgata. Quindi il mega-appartamento in centro contro lo squallore di un casermone che è a Bastogi, ma potrebbe tranquillamente essere quel Corviale già trattato dalla coppia Cortellesi/Milani in <em>Scusate se esisto!</em>. Allo stesso modo le spiagge radical chic di Capalbio vengono contrapposte alla ben più proletaria Coccia di Morto.</p>
<p>Solo quando abbandona la sua struttura così ostinatamente dicotomica, ipotizzando la possibilità che quei due mondi opposti possano – complice una <strong>Franca Leosini</strong> adorabilmente autoironica – non solo trovare un modo per comunicare tra loro ma addirittura cominciare a piacersi, <em><strong>Come un gatto in tangenziale</strong> </em>guadagna punti, trasformandosi in una commedia (forse) romantica senza troppe velleità sociologiche. Merito soprattutto di due protagonisti perfettamente in parte, con Albanese una spanna al di sopra rispetto a una Cortellesi sempre bravissima anche se, a tratti, anche troppo gigiona. Ma molto lo fa anche il cast dei comprimari con, in primis, la coppia di zie gemelle affette da “shopping compulsivo”, così come l’ex moglie di Albanese meravigliosamente interpretata da <strong>Sonia Bergamasco</strong>: il personaggio in cui emergono maggiormente le contraddizioni di una sinistra agiata a cui piace sciacquarsi la bocca di istanze civili per poi finire in Provenza a fare profumi. Il cameo di <strong>Claudio Amendola</strong>, nella sua funzione programmatica, è invece già meno riuscito. Ma il film nel complesso fa il suo lavoro, oltre a fungere da involontario monito un po’ a tutto il cinema italiano di area più leggera. Meno pistolotti sociali, insomma, e più risate.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mamma o papà?</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2017/02/13/mamma-o-papa-recensione/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2017 17:41:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Bonaiuto]]></category>
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		<category><![CDATA[Riccardo Milani]]></category>

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		<description><![CDATA[Paola Cortellesi e Antonio Albanese genitori bizzarri nella commedia di Riccardo Milani.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2017)<br />
Uscita: 14 febbraio 2017<br />
Regia: Riccardo Milani<br />
Con: Paola Cortellesi, Antonio Albanese, Carlo Buccirosso, Anna Bonaiuto<br />
Durata: 1 ora e 38 minuti<br />
Distribuzione: Medusa</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/Mamma_o-papà_1.jpg"><img class="alignnone wp-image-55309" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/Mamma_o-papà_1.jpg" alt="Mamma_o-papà_1" width="650" height="387" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se c’è una cosa che maggiormente si rimprovera alle (troppe) commedie che il cinema italiano, ogni anno, si ostina a sfornare con ritmi da catena di montaggio, è senz’altro l’eccessivo ricorso ad un buonismo che non di rado sfocia nello stucchevole tout court.<br />
I principali problemi sono quindi due e riguardano da un lato un’offerta di molto superiore alla sua stessa domanda e, dall’altro, un utilizzo del genere che, al netto di un continuo riempirsi la bocca di rimandi ai propri padri fondatori, ha perso ormai da tempo ogni capacità di graffiare e di  osservare il quotidiano anche in maniera impietosa. Il motivo cardine del meritato successo di film come <em>Smetto quando voglio</em> e <em>Perfetti sconosciuti</em> è più o meno spiegabile già solo con il modo in cui riescono a svicolare da questo pattern.<br />
Spiace dunque che<strong> Riccardo Milani</strong> – regista, poco più di due anni fa, di Scusate se esisto!, una delle poche commedie che, seppur con tutti i limiti strutturali del caso, riusciva in qualche modo a conciliare sorriso e attenzione al sociale – cada rovinosamente proprio nel tentativo di invertire la tendenza di cui sopra.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/Mamma-_o_papà_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55310" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/Mamma-_o_papà_2.jpg" alt="Mamma _o_papà_2" width="1000" height="600" /></a></p>
<p>Perché in <em><strong>Mamma o papà?</strong></em> (remake del francese <em>Papa ou Maman</em> di Martin Bourboulon) l’autore decide di giocarsi la carta del politically incorrect e lo fa in malo modo, attraverso l’apologo di Valeria (<strong>Paola Cortellesi</strong>) e Nicola (<strong>Antonio Albanese</strong>), moglie e marito in crisi che, una volta presa la decisione consensuale di separarsi, vengono entrambi trasferiti all’estero per lavoro. Ma c’è il problema dell’affidamento dei figli.<br />
Laddove generalmente la notizia scatenerebbe infatti uno scontro da parte di entrambi per aggiudicarsene la custodia, la relativa ingestibilità della prole – nello specifico un odioso no global, una adolescente isterica e un bambino saccente – porta l’uno a spingerli tra le braccia dell’altra, attraverso una serie di comportamenti che definire da irresponsabili è poco.<br />
Ed è qui che emergono le tare maggiori del film con, in primis, questa corsa per apparire come il peggior genitore della coppia che, malgrado mostri quasi subito la corda, viene invece tirata un po’ troppo per le lunghe. Ma, più in generale, è la cattiveria (elemento imprescindibile per un film che si rifà, quasi dichiaratamente, a La guerra dei Roses) ad essere gestita in modo goffo e, soprattutto, a non integrarsi in un contesto che è, al contrario, il più classico si possa immaginare, fino a creare nello spettatore un fastidioso cortocircuito che lo porta non solo a non immedesimarsi affatto con quanto vede sullo schermo, ma addirittura a dubitare fortemente che stia davvero accadendo.</p>
<p>Per dire che una scena in cui una madre, al fine di dimostrare la propria incapacità genitoriale, condisce della pastasciutta con il detersivo dei piatti, rischiando di fatto di uccidere la propria famiglia, può risultare spassosa in una puntata de<em> I Griffin</em> ma non in un’opera che pretenda di avere almeno un piede ancorato al piano della realtà.<br />
I problemi iniziano però ben prima, con alcune scelte di casting per lo meno discutibili, a partire proprio da una Cortellesi inspiegabilmente impegnata a simulare una forzata cadenza veneta.<br />
Solo che l’attrice, oltre ad essere coautrice della sceneggiatura, è la moglie del regista, mentre diverso è il discorso per quanto riguarda Albanese, la cui fisicità docile semplicemente mal si sposa alla sottile cattiveria che il suo personaggio è chiamato a veicolare.<br />
Come spesso accade, ad alzare un po’ l’asticella provvede il reparto dei comprimari, con un <strong>Carlo Buccirosso</strong> mai meno che ottimo e l’accademica autoironia di <strong>Anna Bonaiuto</strong>.<br />
Il resto è un affannoso e assai poco riuscito tentativo di strappare risate giocando con il concetto di famiglia disfunzionale fino a un epilogo che – inutile a dirsi –  cerca di riportare il tutto su binari più riconciliatori risultando, proprio per questo, ancor più inverosimile.</p>
<p><strong>Voto</strong> 4,5</p>
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		<title>Il piccolo principe</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2015 11:11:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Festa del cinema di Roma 2015]]></category>
		<category><![CDATA[Il piccolo principe]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Osborne]]></category>
		<category><![CDATA[Micaela Ramazzotti]]></category>
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		<description><![CDATA[L'adattamento del celbre romanzo di Antoine de Saint Exupéry diretto da Mark Osborne.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(The Little Prince, Francia 2015)<br />
Uscita: 1 gennaio 2016<br />
Regia: Mark Osborne<br />
Con le voci di: Toni Servillo, Stefano Accorsi, Paola Cortellesi, Micaela Ramazzotti<br />
Durata: 1 ora e 47 minuti<br />
Distribuito da: Lucky Red</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/piccolo_principe_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-45159" title="piccolo_principe_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/piccolo_principe_1.jpg" alt="" width="500" height="318" /></a></p>
<p>Una bambina si trasferisce insieme alla madre in un nuovo quartiere.<br />
Si trova in quel delicato momento della vita in cui la spensieratezza dell’infanzia cede il passo alle prime responsabilità. Il nuovo vicino di casa è un anziano ed eccentrico aviatore che inizia a raccontarle di come, anni prima, sia precipitato nel deserto dove ha incontrato il Piccolo Principe, un enigmatico ragazzino giunto sulla Terra da un altro pianeta. Le esperienze dell&#8217;aviatore e il racconto dei viaggi del Piccolo Principe in altri mondi contribuiscono a creare un legame tra l&#8217;uomo e la bambina che affronteranno insieme una straordinaria avventura, alla fine della quale quest’ultima avrà imparato ad usare la sua immaginazione e a diventare grande conservando dentro di sé una parte infantile.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/piccolo_principe_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-45160" title="piccolo_principe_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/piccolo_principe_2.jpg" alt="" width="500" height="300" /></a></p>
<p>Scelta senza dubbio coraggiosa quella di tradurre in immagini il celeberrimo libro di <strong>Antoine de Saint Exupéry</strong> nel 2015. In primo luogo perché<strong> <em>Il piccolo principe</em> </strong>è uno di quei classici onnipresenti anche tra gli scaffali dei lettori più insospettabili. Il tipico libro di cui, indipendentemente dal fatto che sia stato letto o meno, tutti hanno in casa una copia.<br />
Un po’ il corrispettivo letterario di quello che rappresentano, in termini discografici, <em>The Dark Side of the Moon</em> dei Pink Floyd o il primo disco di Tracy Chapman. Poi c’è un discorso più legato al rischio che un film tratto da un’opera non proprio recente  – fu pubblicato per la prima volta nel 1943 &#8211; potesse avere un coefficiente di appeal bassino presso le ultime generazioni venute su a pane e videogame.<br />
D’altro canto uno dei motivi alla base dell’enorme e costante successo de <em>Il piccolo principe</em> è sempre stato proprio il suo essere perfettamente fruibile sia da un pubblico adulto che dal mondo dell’infanzia in virtù dei suoi differenti piani di lettura.<br />
Il film si pone quindi come obiettivo primario quello di riuscire a piacere a due target distinti e lo strumento scelto da <strong>Mark Osbourne</strong> (già regista di <em>Kung Fu Panda</em>) per raggiungere il risultato è nella giustapposizione di due differenti stili di animazione.</p>
<p>Ecco quindi che a un registro visivo tridimensionale associato al piano della realtà e del tutto in linea con gli standard a cui ci hanno abituato (benissimo) la Pixar negli ultimi anni, se ne alterna un altro realizzato in stop motion, molto più raffinato e old style, che descrive in modo poetico e stilizzato i viaggi del Piccolo Principe.<br />
Il risultato di questo crossover è piacevole e contribuisce ad alleggerire il peso di una storia che non può in alcun modo competere con gli script prodotti dalla major citata poc’anzi. Questo per dire di quanto sarebbe ingeneroso un confronto tra questo film e un capolavoro di scatole cinesi di senso come il recente <em>Inside Out</em>, giusto per citare un’altra opera che, in modo similare, cerca di spiegare sotto forma di favola il delicato e doloroso passaggio all’età adulta.<br />
Ma il fascino de <em>Il Piccolo Principe</em>, in fondo, è anche nella sua naiveté un po’ vecchio stampo e il film, alla fine, fa il suo lavoro portando a sorridere e commuoversi esattamente dove c’è da farlo.<br />
Viene solo un po’ il magone – ma mi rendo perfettamente conto di quanto questa possa sembrare un’istanza dettata da pura cinefilia esterofila – a scorrere i nomi dei doppiatori della versione originale (<strong>Jeff</strong> <strong>Bridges</strong>, <strong>James</strong> <strong>Franco</strong>, <strong>Marion</strong> <strong>Cotillard</strong>) per poi ascoltare, nell’edizione doppiata, le voci di <strong>Pif</strong>, <strong>Alessandro Siani</strong> e <strong>Stefano Accorsi</strong>. Fortuna vuole che almeno la parte principale (quella dell’anziano aviatore) sia impreziosita dal talento vocale di <strong>Toni Servillo</strong>.<br />
Non un titolo che cambierà le sorti dell’animazione moderna (ammesso che ambisse ad esserlo) ma di sicuro una manna per chiunque abbia amato il libro.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
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		<title>Gli ultimi saranno ultimi</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2015 12:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Un giorno di ordinaria follia ad Anguillara, con una strepitosa Paola Cortellesi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia, 2015)<br />
Uscita: 12 novembre 2015<br />
Regia: Massimiliano Bruno<br />
Con: Paola Cortellesi, Alessandro Gassmann, Fabrizio Bentivoglio<br />
Durata: 1 ora e 43 minuti<br />
Distribuzione: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Gli_Ultimi_saranno_ultimi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-50735" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Gli_Ultimi_saranno_ultimi.jpg" alt="Gli_Ultimi_saranno_ultimi" width="770" height="433" /></a></p>
<p>Il salto di <strong>Massimiliano Bruno</strong> dalla commedia (<em>Nessuno mi può giudicare</em>,<em> Viva l&#8217;Italia</em>, <em>Confusi e felici</em>) al dramma passa per questa storia, la sua migliore fino a questo momento, che racconta con piglio crudo e toccante le vicende di due &#8220;ultimi&#8221;. Molto diverso dallo spettacolo teatrale da cui è tratto, scritto dallo stesso Bruno e in cui <strong>Paola Cortellesi</strong> dava vita a tutti i personaggi, <strong><em>Gli ultimi saranno ultimi</em></strong> arriva al cinema con la stessa dirompente energia che si porta dietro la sua protagonista, Luciana Colacci. Una donna comune, con un lavoro malpagato in una fabbrica di Anguillara, che non ha ambizioni se non quella di mettere su famiglia con suo marito Stefano (<strong>Alessandro Gassmann</strong>) e di mantenere il suo posto di lavoro, squallido ma dignitoso. L&#8217;universo di Luciana inizia a crollare quando l&#8217;azienda per cui lavora non le rinnova il contratto dopo aver saputo che la donna aspetta un bambino. Parallelamente alla storia di Luciana, seguiamo quella di un altro ultimo, il poliziotto veneto Antonio Zanzotto (<strong>Fabrizio Bentivoglio</strong>), trasferito con disonore per un fattaccio avvenuto mentre era in servizio.</p>
<p>In una battuta piuttosto emblematica, il Michael Douglas/William Foster protagonista di <em>Un giorno di ordinaria follia</em> di Joel Schumacher pronunciava queste parole: &#8220;Ho superato il punto di non ritorno. Sai qual è? È il punto in cui, in un viaggio, è più conveniente proseguire che tornare indietro&#8221;. Certo Anguillara non è Los Angeles ma la parabola discendente che accompagna Douglas, la Cortellesi e i rispettivi personaggi ha più di una similitudine e inizia per entrambi con la perdita del lavoro, anche se è la mancanza del sostegno emotivo che li farà crollare definitivamente. Così Luciana, fino a quel momento invisibile e sottomessa ad una comunità sempre più prepotente (non come quella testa calda di suo padre, Marione, sindacalista infervorato), si trasforma: &#8220;Non sono matta, sono solo stanca&#8221; dirà ad un certo punto.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/gli-ultimi-saranno-gli-ultimi-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-50736" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/gli-ultimi-saranno-gli-ultimi-2.jpg" alt="gli-ultimi-saranno-gli-ultimi-2" width="1500" height="844" /></a></p>
<p>Ma non c&#8217;è solo la perdita del lavoro e l&#8217;incertezza per quello che verrà: un ulteriore tassello dello sgretolamento della società italiana che Bruno porta così bruscamente alla ribalta è rappresentato da un altro protagonista, silenzioso e terribile, che aleggia come uno spettro tra le case del paese in cui è ambientata la vicenda, un borgo antico, idilliaco solo in apparenza, deturpato dalle antenne e invaso dall&#8217;inquinamento elettromagnetico. La Chiesa raggiunge ogni pecorella smarrita del piccolo centro abitato con la sua sacra invadenza, la stessa che consente di ascoltare la santa messa dal citofono o alzando la tazza del water.</p>
<p>Dirige con mano salda Massimiliano Bruno, farcendo la vicenda con tanti elementi tragicomici sorretti da dialoghi di una semplicità e di una immediatezza davvero rari. Il risultato è un&#8217;opera pensata e scritta (da Bruno, Cortellesi, Furio Andreotti e Gianni Corsi) con un profondo senso civile e tanta umanità. Standing ovation per Paola Cortellesi, ormai in grado di coprire ogni registro con la sua versatilità, molto ben assortito il resto del cast: da Alessandro Gassmann a Fabrizio Bentivoglio, da <strong>Irma Carolina Di Monte</strong> parrucchiera sudamericana con sorpresa a <strong>Maria Di Biase</strong>, collega di Zanzotto e anche lei dolcissima ultima. Tutto funziona, almeno fino ad un epilogo eccessivamente teso e in cui accade decisamente troppo. Ma<em> Gli ultimi saranno ultimi</em> rimane un film forte e appassionato, un pugno ben assestato alla bocca dello stomaco.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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		<title>Maraviglioso Boccaccio</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2015 10:29:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[I fratelli Taviani portano sullo schermo un Decameron dalla confezione impeccabile ma poco licenzioso]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2015)<br />
Uscita: 26 febbraio 2015<br />
Regia: Paolo Taviani, Vittorio Taviani<br />
Con: Kim rossi Stuart, Riccardo Scamarcio, Vittoria Puccini<br />
Durata: 2 ore e 3 minuti<br />
Distribuito da: Teodora Film</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/maraviglioso.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-41399" title="maraviglioso" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/maraviglioso.jpg" alt="" width="500" height="274" /></a></p>
<p>A due anni dal trionfo berlinese con <em>Cesare deve morire</em>, <strong>Paolo e Vittorio Taviani</strong> tornano a imporsi come (f)autori dell&#8217;arte e della fuga.<br />
Se nella pellicola vincitrice dell&#8217;Orso d&#8217;oro, perfetto connubio di cinema e documentario umano e raffinato, l&#8217;arte veniva infatti vista come una forma di redenzione e la fuga, non ineluttabilmente fisica, un mondo di evasione necessario, anche in <em><strong>Maraviglioso Boccaccio</strong></em> questi due temi ricorrono, quasi a volerne sottolineare, ancora una volta, il valore salvifico, soprattutto in un momento di dolore.<br />
Per farlo gli autori di <em>Allosanfan</em>, <em>Padre padrone </em>e <em>Le affinità elettive </em>attingono ancora una volta dalla tradizione letteraria, in questo caso da uno dei testi fondamentali della nostra cultura, il <em>Decameron</em>, le cui novelle sono state più volte adattate per il cinema, (il primo film sull&#8217;opera di Boccaccio fu diretto e interpretato da Gennaro Righelli nel 1912) e il cui picco più alto è tuttora rappresentato dalla trasposizione che ne fece Pasolini nel 1971 (puntando tutto sull&#8217;aspetto vitalistico, libertario e culturalmente eversivo della raccolta e sfruttando al meglio le innovazioni linguistiche e di costume boccaccesche come strumento per squarciare il velo di ipocrisia e di moralismo che attanaglia la società).</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/maraviglioso_boccaccio_la_peste.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-41400" title="maraviglioso_boccaccio_la_peste" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/maraviglioso_boccaccio_la_peste.jpg" alt="" width="500" height="274" /></a></p>
<p>Completamente diverso, ma c&#8217;era da immaginarselo, l&#8217;approccio dei Taviani alle novelle predilige la strada del classicismo e del rigore stilistico e formale. Cinque compongono il loro <em>Maraviglioso Boccaccio</em>: quella di Messer Gentil de’Carisendi e Monna Catalina, di Calandrino e l’elitropia, dell’amore tra Ghismunda e Ghisardo contrastato dal padre di lei, della badessa e le brache del prete e di Federigo degli Alberighi e del suo fedele falcone. Le raccontano, alternandosi, dieci ragazzi, tre uomini e sette donne, in fuga dalla peste nera che sta divorando Firenze e dalla quale i giovani cercano di trovare scampo recandosi in una villa in campagna fuori dalle mura cittadine. I ruoli dei protagonisti delle novelle sono affidati a numerosi volti noti del cinema italiano (<strong>Kim rossi Stuart</strong>, <strong>Riccardo Scamarcio</strong>, <strong>Vittoria Puccini</strong>, <strong>Lello Arena</strong>, <strong>Paola Cortellesi</strong>, <strong>Carolina Crescentini</strong>, <strong>Kasia Smutniak</strong>, <strong>Jasmine Trinca</strong>, <strong>Michele Riondino</strong>), quelli dei giovani in fuga, da una rosa di &#8220;nuove proposte&#8221; del cinema italiano.</p>
<p>In un&#8217;opera che si fa traghettatrice del bello in ogni sua forma e in cui la cura del dettaglio rasenta la maniacalità (le location mozzafiato, la confezione degli abiti, il mobilio, i lini, i capelli intrecciati che incorniciano i volti botticelliani delle protagoniste), rimane sicuramente l&#8217;inizio la parte più riuscita: la peste che sta falcidiando la popolazione e disgregando il tessuto sociale della città viene infatti rappresentata in modo impeccabile dai Taviani. Poi la messa in scena compie una virata improvvisa e assume i connotati di uno sceneggiato televisivo. Il fil rouge del film è rappresentato dai giovani, sono loro i depositari della speranza contro ogni tipo di pestilenza, sia essa fisica che morale e su questo non possiamo che essere d&#8217;accordo, ma la scelta di affrontare il gigante Boccaccio senza un preciso punto di vista, rende la narrazione particolarmente stantia in alcuni tratti ed è un gran peccato. Perché la trasposizione del <em>Decameron</em> da parte dei Taviani poteva diventare il simbolo definitivo del connubio tra i due autori di San Miniato e la letteratura, connubio che si trova alla base del loro percorso artistico (celebre il loro legame con Tolstoj, Pirandello e Goethe), sempre coerente e affiatato, ma questa volta più per telespettatori che per spettatori.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
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