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	<title>Movielicious &#187; Patrick Baby</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>The Walk</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 05:42:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id. USA 2015)<br />
Uscita: 22 ottobre 2015<br />
Regia: Robert Zemeckis<br />
Con: Joseph Gordon-Levitt, Ben Kingsley, Patrick Baby<br />
Durata: 2 ore e 3 minuti<br />
Distribuzione: Warner Bros.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/the_walk_slide.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-45051" title="the_walk_slide" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/the_walk_slide.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>Nell&#8217;ambito della fiction cinematografica, bisognerebbe imparare a diffidare della categorica, perentoria dicitura: &#8220;TRATTO DA UNA STORIA VERA&#8221;.</p>
<p>La questione si complica ulteriormente in presenza di un precedente documentaristico di prestigio, capace di neutralizzare con il potere dei fatti, con la schiettezza del resoconto e con la lucidità del distacco l&#8217;inganno della riproduzione finzionale. Se ne è avuta prova già solo quest&#8217;anno con il catastrofico piattume di <em>Everest</em>, più che pallida reminiscenza tanto formale quanto contenutistica dell&#8217;emozionante, immersivo mediometraggio in IMAX girato in loco quasi un ventennio fa, con la disonesta e avvelenata cronaca dello scandalo Wikileaks nel biopic <em>Il quinto potere</em>, assai lontana dalla trasparenza dell&#8217;analisi che ne trasse subito prima Alex Gibney nel suo reportage <em>We Steal Secrets</em>, o con il caso ancora più clamoroso dell&#8217;addomesticata rielaborazione che Werner Herzog fece del proprio saggio <em>Little Dieter needs to fly</em> nell&#8217;edulcorato artificio de <em>L&#8217;alba della libertà</em>.</p>
<p>Dopo l&#8217;esauriente ricostruzione di <em>Man on Wire</em>, immancabilmente ricompensata con l&#8217;Oscar, affrontare nuovamente la funambolica impresa di Philippe Petit, questa volta dentro i contorni di un&#8217;opera strettamente narrativa, poteva dunque suonare come una ridondanza, come la riproposizione aridamente spettacolarizzante e ad altezza di multisala di una possibile bomba da botteghino.</p>
<p>Pericolo scampato, per fortuna, visto che <em><strong>The Walk</strong></em> è in tutto e per tutto la vivace, esuberante e inventiva creatura di <strong>Robert Zemeckis</strong>, tornato, successivamente alla parentesi tradizionalista dell&#8217;ottimo <em>Flight</em>, alla scatenata foga sperimentale della sua fase creativa più luminosa, ma anche di quella più buia. Che si sia trattato dell&#8217;ancora insuperato pionierismo della tecnica mista di <em>Chi ha incastrato Roger Rabbit?</em>, della contaminazione vincente fra nostalgia e avvenirismo della trilogia di <em>Ritorno al futuro</em> o degli altalenanti e perlopiù lugubri recenti risultati con la motion capture, la quarantennale carriera del cineasta di Chicago ha continuato a svolgere, in misura ora più, ora meno evidente, un&#8217;imperterrita missione di ricerca e di studio sul mezzo filmico, mantenendosi sempre nei codici e nelle esigenze dell&#8217;industria commerciale.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/the_walk_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-45052" title="the_walk_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/the_walk_2.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Non fa eccezione, per l&#8217;appunto, <em>The Walk</em>, che anzi rappresenta il nuovo culmine di questa attitudine volta a individuare il lato più funzionale delle tecnologie del momento e a riconcepirlo in un discorso primariamente espressivo ed emotivo: il ricorso alla terza dimensione e al formato IMAX evolvono da banale trovatina prospettica a necessaria componente inalienabile del racconto, non più un elemento accessorio come surplus della mistificazione, ma un parametro essenziale e compartecipante all&#8217;insieme, esasperando le distanze e le vertigini, disobbedendo alla frontiera della quarta parete (l&#8217;immagine delle funi e delle cordicelle tese che oltrepassano lo schermo) e culminando nel climax della camminata nel vuoto fra le Twin Towers con un palpabile, autentico senso di sbalordimento e di identificazione.</p>
<p>Per garantire e accentuare l&#8217;effetto, inoltre, Zemeckis impiega a dovere il carisma discreto e la simpatia innata da ragazzo della porta accanto di <strong>Joseph Gordon-Levitt</strong>, protagonista indovinatissimo e straripante posto al centro di uno sparuto nucleo di bohémiennes, fobici, reietti o semplici fricchettoni &#8211; fra cui svetta il memorabile padre putativo interpretato da <strong>Ben Kingsley</strong>, declinazione in chiave malinconica del profilo del dottor Emmett Brown &#8211; tutti accomunati, indipendentemente dal ruolo, piccolo o grande, giocato nella folle iniziativa dell&#8217;equilibrista francese, da un unico intento, che è poi lo stesso di Zemeckis, ovvero un&#8217;accesa dimostrazione di fede e d&#8217;amore nei confronti dell&#8217;Arte come atto di eversione e di insofferenza all&#8217;autorità &#8211; le forze dell&#8217;ordine, le istituzioni, le convenzioni familiari &#8211; e dei limiti umani (il medesimo assunto che <em>Everest</em> non ha saputo sviluppare).</p>
<p>Ed è così che per arrivare al cimento vero e proprio, accorciato pure di una buona metà rispetto al suo reale svolgimento, Zemeckis ritorna all&#8217;irriverenza e alla mascalzonaggine dei suoi anni &#8217;80, trasformando la sezione parigina iniziale in una fiaba romantica che pare uscita dalle pagine di Prévert e quella centrale dedicata alla preparazione del piano in uno scattante, scanzonato <em>heist film</em> in stile <em>Topkapi </em>che riporta al regista quella concezione del ritmo suo marchio di fabbrica che pure nei suoi progetti più riusciti aveva lasciato spazio, da <em>Forrest Gump</em> in avanti, a un cinema più ponderato e mansueto, che qui sembra fare capolino soltanto nella sequenza clou, con Petit sospeso in aria a conferire e a confrontarsi con l&#8217;assoluto e nelle elegiache reminiscenze conclusive di un mondo che non c&#8217;è più (come le stesse Torri Gemelle, cui viene reso omaggio nel modo più laconico e discreto possibile).</p>
<p><em>The Walk</em>, in conclusione, è il coronamento della poetica tecnomagica di Robert Zemeckis, un esercizio di stupefazione che ristabilisce l&#8217;onnipotenza e l&#8217;onniveggenza dello sguardo cinematografico, qui più che mai ubiquo e imperscrutabile &#8211; a chi può appartenere plausibilmente, in fin dei conti, il molteplice punto di vista della &#8220;passeggiata&#8221; di Petit? -, un gioco di prestigio da cui lasciarsi incantare, catturare e prendere in giro.</p>
<p>Voto <strong>8</strong></p>
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