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	<title>Movielicious &#187; Phoenix</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Il segreto del suo volto</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2015 14:15:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Alfred Hitchcock]]></category>
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		<description><![CDATA[La donna che visse due volte, o forse tre, nella Germania anno zero di Christian Petzold. Con una meravigliosa]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Germania, 2014)<br />
Uscita: 19 febbraio 2015<br />
Regia: Christian Petzold<br />
Con: Nina Hoss, Ronald Zehrfeld, Nina Kunzendorf<br />
Durata: 1 ora e 38 minuti<br />
Distribuito da: BIM</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/phoenix_3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-41184" title="phoenix_3" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/phoenix_3.jpg" alt="" width="500" height="280" /></a></p>
<p>Ci era sfuggito quando lo scorso autunno era stato presentato nella sezione Gala al Festival Internazionale del Film di Roma, <em><strong>Il segreto del suo volto</strong></em> (<em><strong>Phoenix</strong></em> in originale), intenso melodramma diretto da <strong>Christian Petzold</strong>, regista de <em>La scelta di Barbara</em> e <em>Yella</em>. L&#8217;apprezzato autore tedesco torna a costruire una storia intorno alla figura di <strong>Nina Hoss</strong>, sua musa, che si conferma essere una delle attrici più interessanti del panorama europeo contemporaneo. In Phoenix, noir ambientato a Berlino nell&#8217;estate del 1945, la Hoss è Nelly, cantante ebrea miracolata che torna dai campi di concentramento col volto completamente sfregiato e ricostruito dopo un intervento di chirurgia plastica. Verrà aiutata dall’amica Lene (<strong>Nina Kunzendorf</strong>) a ottenere una nuova identità e a ripartire da zero, mettendosi sulle tracce dell’ex marito Johnny (<strong>Ronald Zehrfeld</strong>). Lo ritrova tuttofare nel locale che dà il nome al film, una specie di Angelo azzurro sul palco del quale da un momento all&#8217;altro ci si aspetta di veder spuntare Lola Lola Marlene Dietrich. Johnny quando la vede non la riconosce, eppure qualcosa in lei gli ricorda molto sua moglie. Così le chiede di assumere l&#8217;identità di Nelly per mettere le mani sull&#8217;eredità della famiglia di lei.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/phoenix_2.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-41185" title="phoenix_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/phoenix_2.jpeg" alt="" width="500" height="351" /></a></p>
<p>Se Hitchcock fosse vivo probabilmente avrebbe adorato questo film. Melodramma fassbinderiano attraverso il quale Petzold tratta il tema che prima o poi ogni regista tedesco è costretto ad affrontare (il nazismo e le sue conseguenze), <em>Il segreto del suo volto</em> è insieme un omaggio affatto velato a <em>Vertigo</em> e al contempo, una sorta di evoluzione di quest&#8217;ultimo, un ulteriore passo avanti sul tema del doppio. Il fatto che Nelly sia se stessa e al contempo la donna che finge di essere la persona che non è più, è un avvitamento carpiato sul tema dell&#8217;identità, giocato tutto sulla splendida performance di Nina Hoss. Il film è una parabola di presa di coscienza che si dipana attraverso i suoi gesti e i suoi silenzi in cui i sentimenti quasi non esistono più e vengono rimpiazzati dal desiderio di sopravvivenza.</p>
<p>Sfruttando al meglio lentezze e manierismi da cinema d’atmosfera di una volta, Petzold veste i suoi personaggi di tutto punto e li fa muovere in una Berlino anno zero che, proprio come Nelly, sembra aver perso del tutto la propria identità. Attingendo a piene mani dal Bergman di <em>Persona</em>, dal Franju di <em>Occhi senza volto</em> e dall&#8217;Almodóvar de <a href="http://www.movielicious.it/2011/09/23/la-pelle-che-abito/" target="_blank"><em>La pelle che abito</em></a>, oltre che dal già citato <em>La donna che visse due volte</em>, <em>Il segreto del suo volto</em> accantona del tutto la componente politica per dar risalto al risvolto umano dei protagonisti e fa del rigore narrativo e del laconismo interpretativo un punto di forza inattaccabile, soprattutto nel magnifico finale. Sulle note di <em>Speak Low</em>, calzantissmo brano jazz portato al successo da Billie Holiday nel quale confluiscono i vari temi del film, prendiamo congedo da Nelly e dalla sua storia di apparente apatia.</p>
<p><strong>Voto </strong>8</p>
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		<title>Lei</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2014/03/11/lei/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Mar 2014 17:41:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[A Spike Jonze Love Story. La recensione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Her, USA 2013)<br />
Uscita: 13 marzo 2014<br />
Regia: Spike Jonze<br />
Con: Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Rooney Mara<br />
Durata: 2 ore e 6 minuti<br />
Distribuito da: Bim</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/her-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-35651" title="her-1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/her-1.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>&#8220;<em>Cara Catherine,<br />
Ti amerò sempre perché insieme siamo cresciuti e perché mi hai aiutato a farmi diventare così.<br />
Voglio solo che tu sappia che dei frammenti di te resteranno per sempre  in me. E di questo te ne sono grato. Qualsiasi cosa tu sia diventata e  ovunque tu ti trovi nel mondo, ti mando il mio amore.<br />
Sarai mia amica per sempre.<br />
Con affetto, Theodore.</em>&#8221;</p>
<p>Theodore Twombly (<strong>Joaquin Phoenix</strong>) per vivere scrive lettere personali per conto di altri.<br />
Emotivamente bloccato dall&#8217;incapacità di superare la fine del suo matrimonio con Catherine (<strong>Rooney Mara</strong>),  l&#8217;uomo mette in pausa la sua vita e trova temporaneo rifugio in una  zona franca  all&#8217;interno della quale c&#8217;è posto solo per se stesso, per  un pugno di ricordi di vita insieme e per tutta la sua malinconia.<br />
Fuori dal recinto c&#8217;è il resto: il lavoro, i pochi amici e i documenti  di un divorzio che Theodore si ostina a non firmare perché, come ripete  più volte, non si sente ancora pronto a lasciare andare quel pezzo della  sua vita.<br />
Solo Samantha (nell&#8217;originale una <strong>Scarlett Johansson</strong> privata di  tutta la sua fisica sensualità, rimpiazzata, nel doppiaggio italiano, da  Micaela Ramazzotti) riesce nell&#8217;impresa di aprire una breccia in questo  mondo interiore, e il fatto che Samantha sia la suadente voce femminile  di un sistema operativo di ultima generazione la dice lunga sul livello  di solitudine raggiunto dal protagonista.</p>
<p>Questo è, senza voler raccontare troppo, il nuovo film di <strong>Spike Jonze</strong> (<em>Essere John Malkovich</em>, <em>Il ladro di orchidee</em>), presentato lo scorso ottobre <a href="http://www.movielicious.it/2013/11/10/roma-2013-giorno-3/">In Concorso al Festival di Roma</a>, ed è un capolavoro.<br />
E&#8217; un film talmente bello che parlarne risulta quasi difficile, figuriamoci analizzarlo.<br />
Sulla locandina, quasi fosse un monito, campeggia la scritta &#8220;A Spike  Jonze Love Story&#8221; e solo di questo si tratta in fin dei conti.<br />
Non c&#8217;è difatti una sola scena in<strong><em> Lei</em></strong>, o anche un singolo fotogramma, che non trasudi amore.<br />
Anzi, Spike Jonze, con un coraggio più che raro nell&#8217;industria  cinematografica di oggi, riesce nell&#8217;impresa di andare oltre il semplice  gesto del raccontare una love story e, attraverso una felice  combinazione di tecnica e poesia, trasforma l&#8217;intero film in un unico,  indimenticabile atto d&#8217;amore.<br />
Affrancatosi in via definitiva dalle macchinose strutture narrative di Charlie Kaufman (sceneggiatore sia di <em>Essere John Malkovich</em> che de <em>Il ladro di orchidee</em>), l&#8217;autore è stato finalmente libero di portare a compimento quanto iniziato nel precedente e bellissimo <a href="http://www.movielicious.it/2009/10/30/nel-paese-delle-creature-selvagge/"><em>Nel paese delle creature selvagge</em></a> e di abbandonarsi quindi a suggestioni quasi del tutto prive di tutte  le possibili reti protettive fornite da una sceneggiatura più rigida.<br />
Una volta libero da vincoli drammaturgici forti, Jonze sceglie quindi di  affidarsi in maniera pressoché totale all&#8217;attore più emancipato in  quanto<em> </em>a vincoli della recitazione classica che ci sia in  circolazione (un Joaquin Phoenix immenso, che riesce ad andare oltre il  livello già raggiunto in <em>The Master</em>) e, lavorando per  sottrazione, costruisce un flusso di coscienza in cui dolcezza e  malinconia si fondono fino a formare qualcosa di totalmente inedito.</p>
<p><strong></strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/her-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-35652" title="her-2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/her-2.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>Non si commetta però l&#8217;errore di valutare <em>Lei</em>, solo sulla scorta della sua sinossi, come una semplice critica dell&#8217;alienazione prodotta da un abuso di comunicazione digitale.<br />
Non lo è per vari motivi, in primis perché la relazione che si instaura tra Theodore e Samantha non viene mai rappresentata come qualcosa di deviante o malato, ma come un&#8217;alternativa assolutamente plausibile &#8211; e questo è soltanto uno dei colpi di genio dell&#8217;opera &#8211; ai comuni rapporti tra due esseri umani.<br />
E non lo è perché risulta evidente anche ai più distratti che a Spike Jonze non interessa affatto la critica sociale. Ciò che gli preme è più ordinario e, se vogliamo banale ed ha a che fare con le piccole e grandi perdite (più di noi stessi che non degli altri) che affrontiamo nell&#8217;arco di una vita e coi modi con cui siamo soliti cristallizzare i rapporti dentro ricordi il più delle volte arbitrari, quando non addirittura mendaci.<br />
Ciò che stupisce semmai è la capacità del regista di parlare di cose tristi senza mai perdere di vista la leggerezza di fondo che accompagna lo spettatore per tutta la durata del film.<br />
In questo Lei è più vicino all&#8217;idea di romanticismo de <em>Il lato positivo</em> di David O. Russell che non a film solo apparentemente più simili per temi trattati, due su tutti <em>I Love You</em> di Marco Ferreri e <em>Lars e una ragazza tutta sua</em> di Craig Gillespie.<br />
Solo che, come in ogni suo altro film, l&#8217;autore ha bisogno di un elemento straordinario che gli consenta di mettere in moto la sua straordinaria macchina affabulatoria.<br />
In <em>Lei</em>, questa variabile è rappresentata da un sistema operativo intelligente che, rispondendo in maniera perfetta ai bisogni del protagonista, in realtà ne riflette il processo di crescita interiore.<br />
Se infatti nel film si descrive una storia d&#8217;amore non è tanto quella tra Theodore e Samantha &#8211; per quanto il loro rapporto attraversi tutte le fasi dell&#8217;innamoramento senza precludersi neanche quella relativa alla fisicità &#8211; bensì tra Theodore e l&#8217;idea stessa che ha dell&#8217;amore.<br />
Samantha piuttosto rappresenta per Theodore un filtro tra lui e il mondo, una lente attraverso la quale ricominciare a guardare una realtà che fatica a interpretare.</p>
<p>Elegia della distanza fisica e della malinconia contrappuntata in maniera sublime dalle musiche degli <strong>Arcade Fire</strong>, l&#8217;opera di Jonze trascende i confini di genere e decide, pur svolgendosi su un piano temporale futuro, di rifuggire da qualsiasi deriva sci-fi modellando un altroquando pop in cui gli uomini vestono abiti anni Cinquanta e abitano in appartamenti dai toni seventies, in una cornice &#8211; senza dubbio bellissima &#8211; che perde ben presto importanza di fronte al peso specifico della storia.<br />
Anni fa David Lynch, parlando del suo <em>Strade Perdute</em>, lo definì come un film fatto della stessa materia dei sogni e, in maniera similare, potremmo azzardarci a definire <em>Lei </em>come un film fatto della stessa materia di cui è fatto l&#8217;amore.<br />
Il consiglio quindi non è tanto di andare a vedere <em>Lei</em>, ché il semplice vederlo rappresenta più che altro un imperativo categorico.<br />
Il consiglio è di perdercisi dentro come si fa con l&#8217;amore.<br />
E poi andare a rivederlo una seconda volta.<br />
E  poi anche una terza.</p>
<p><strong>Voto</strong> 9</p>
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