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	<title>Movielicious &#187; Quel pomeriggio di un giorno da cani</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Sidney Lumet: l&#8217;autore che preferiva New York a Hollywood</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 16:36:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ricordo del regista che usava il cinema come arma di denuncia per svegliare le coscienze sopite.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per me il linguaggio è fondamentale. Ma ciò che mi entusiasma in un film non è fare una dichiarazione politica. Preferisco farla emergere dall&#8217;umanità dei personaggi. Come accade nella vita reale. </em>(Sidney Lumet)</p>
<p>[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=UULh1C8R8yk[/youtube]</p>
<p>Per cinquant&#8217;anni, Sidney Lumet, è riuscito a mantenere il punto. Per cinquant&#8217;anni ha diretto pellicole popolari caratterizzate da un forte impegno civile, scrutando la società con occhio critico e disincantato, denunciandone i mali. Quarantacinque i film da lui diretti (l&#8217;ultimo, un fenomenale colpo di coda risalente a quattro anni fa: <em>Onora il padre e la madre</em>) tra cui <em>La parola ai giurati</em>, <em>Pelle di serpente</em>, <em>L&#8217;uomo del banco dei pegni</em>, <em>La collina del disonore</em>, <em>Serpico,</em> <em>Quel pomeriggio di un giorno da cani</em> e tanti altri: ma dell&#8217;Oscar neanche l&#8217;ombra. Nel 2005 l&#8217;Academy gli riconobbe un Premio alla carriera &#8220;per lavarsi la coscienza&#8221;, scrisse il New York Times. Ma Hollywood ha sempre lasciato un po&#8217; in disparte chi non frequenta il suo giro, e Lumet era uno di questi, affezionato com&#8217;era alla sua New York: &#8220;Le location sono uno dei personaggi dei miei film. È questa città (New York) è l’unica capace di darmi l’atmosfera e il tono che cerco&#8221;.</p>
<p>[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=06abm8YSA-4&amp;feature=fvwrel[/youtube]</p>
<p>Tre titoli di pellicole da lui dirette sono contenuti nella lista dei cento miglior film di tutti i tempi della American Film Institute: <em>La parola ai giurati</em>, <em>Il verdetto</em> e <em>Serpic</em>o. Per cinque volte il suo destino si incorocia con quello del tanto agognato Oscar (&#8220;Quella statuetta la volevo, dannazione, e sentivo anche di meritarla&#8221;), ma le loro strade si sfiorano appena. Per gli attori che dirige, invece, gli Oscar arrivano (Ingrid Bergman che raggiunge quota tre per il suo ruolo in<em> Assassinio sull&#8217;Orient Express</em>, Peter Finch e Faye Dunaway premiati come Migliori Attori in <em>Quinto potere</em>, che vince l&#8217;Oscar anche per la Migliore Sceneggiatura). Lumet era il regista dei divi: davanti alla sua macchina da presa sono passati tutti i più grandi: da Marlon Brando a Henry Fonda, da Paul Newman ad Anna Magnani, da Katharine Hepburn a Sean Connery. Il fatto che tra tutti gli attori che ha diretto, ben diciassette furono nominati all&#8217;Oscar, lascia intuire quanto Lumet fosse abile ad esaltare i loro talenti al meglio. Per rendergli omaggio, abbiamo scelto tre scene emblematiche di tre film da lui diretti. Tre personaggi attraverso i quali Lumet ha puntato i riflettori su alcuni dei mali che affliggono la società contemporanea. Davis (Henry Fonda), uno dei membri della giuria de <em>La parola ai giurati</em>; il rapinatore Sonny Wojtowicz di <em>Un pomeriggio di un giorno da cani</em> (Al Pacino), e il presentatore televisivo Howard Beale di <em>Quinto potere</em>, Peter Finch. Il nostro modo di rendere omaggio all&#8217;autore che più di ogni altro ha saputo combattere il sistema attraverso le suggestioni e le malie del linguaggio cinematografico.</p>
<p>[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=7WfJjqvO6Yg[/youtube]</p>
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