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	<title>Movielicious &#187; Red Army</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Partito il Festival di Mosca. E Andrea Bosco ce lo racconta.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jun 2014 12:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[36ª edizione del Festival Cinematografico Internazionale di Mosca]]></category>
		<category><![CDATA[Claude Lelouch]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal film su Christoph Blocher al Red Army di Gabe Polsky. Passando per l'ultimo Lelouch.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37382" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/deep-love.jpg"><img class="size-full wp-image-37382" title="deep-love" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/deep-love.jpg" alt="Deep Love" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Deep Love</p></div>
<p>E&#8217; con una giornata quasi interamente dedicata alla non-fiction che si apre la <strong>36ª edizione del Festival Cinematografico Internazionale di Mosca</strong>, con una scelta che prende le distanze almeno temporaneamente, viste le imminenti invasioni di <em>Transformers</em> e rivoluzioni di scimmie, dalla tradizionale partenza a tavoletta con il blockbuster di turno.</p>
<p>La sezione competitiva riservata ai documentari, accolta da una platea ancora limitata a poche decine di spettatori, trova il suo apripista nel polacco <em><strong>Deep Love</strong></em>, cronaca della riabilitazione non tanto fisica, quanto psicologica ed emotiva del sessantenne Janusz Solarz, sommozzatore professionista ridotto alla semi-paralisi da un infarto ma non per questo minato nello spirito e nell&#8217;entusiasmo verso la sua antica passione.<br />
L&#8217;esordiente Jan P. Matuszynski non ci risparmia nessuna tappa del percorso di Solarz lungo la lenta, limitata riconquista delle sue possibilità motorie, al punto, per certi versi, da avvicinarsi più al tono adulterato e iperprodotto del linguaggio finzionale che alla secchezza e al realismo del reportage, ricorrendo a insistite scene madri, a bassi trucchetti di retorica come le onnipresenti musiche di Atanas Valkov, invasive fino all&#8217;insopportabilità e alla canonica impostazione da piccolo calvario che, più che coinvolgere, ricatta e basta.<br />
Rimangono solo una innegabile confezione curata &#8211; in fin dei conti, produce la branca europea della HBO &#8211; e l&#8217;evocativa, quasi herzogiana fotografia delle sequenze subacquee, firmata, peraltro, dal nostro Roberto Rinaldi.</p>
<div id="attachment_37383" style="width: 509px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/lexperience-blocher.jpg"><img class="size-full wp-image-37383 " title="lexperience-blocher" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/lexperience-blocher.jpg" alt="L'expérience Blocher" width="499" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;expérience Blocher</p></div>
<p>Decisamente più riuscito è il secondo concorrente della divisione <em>Libero pensiero</em>, il notevole <em><strong>L&#8217;expérience Blocher</strong></em>, impietoso e ravvicinatissimo ritratto del noto &#8211; per non dire famigerato &#8211; leader anti-europeista che alla fine del secolo scorso portò l&#8217;orientamento già conservatore dello Schweizerische Volkspartei alle posizioni xenofobe e parafasciste di oggi: il regista Jean-Stéphane Bron non fa segreto delle proprie idiosincrasie nei confronti dell&#8217;oggetto della sua indagine e mette immediatamente in chiaro la propria distanza dalle ideologie portate avanti dal suo partito, preoccupandosi di raffigurare Blocher &#8220;non come un diavolo, ma nemmeno come un angelo&#8221;. Il risultato è la descrizione caustica e provocatoria di un geniale affabulatore, un anti-eroe tragico a metà fra Jean-Marie Le Pen e Macbeth, fra Charles Foster Kane e il dottor Mabuse, un titano del populismo dotato di abissale intelligenza politica e di un altrettanto becero potere di suggestione sulla pancia del proprio elettorato, spaventoso nelle sue arringhe da sagra paesana e nella tessitura dei suoi intrighi, impagabile e trascinante nelle sue sortite canore e nella sua disinvoltura plurilinguistica. Sfociando in gustosi slanci orrorifici (le riprese aeree dell&#8217;auto che vaga nei boschi vengono dritte da <em>Shining</em>, le asettiche inquadrature fisse dal sedile del passeggero riportano alla mente <em>Cosmopolis</em>), il progetto possiede un irresistibile fascino, avvince e persino diverte, anche se Bron si indirizza con una certa facilità a spettatori già convinti della propria ideologia.</p>
<div id="attachment_37384" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/red-army.jpg"><img class="size-full wp-image-37384" title="red-army" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/red-army.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Red Army</p></div>
<p>Il film di apertura della rassegna, lo statunitense <strong><em>Red Army</em></strong>, richiama finalmente la folla al Teatr Kinoaktera e l&#8217;occasione non potrebbe essere delle più ghiotte: il diario pubblico e privato della star dell&#8217;hockey sovietico Slava Fetisov e dei suoi compagni di squadra è anche un pretesto per riflettere sui lati allo stesso tempo più nascosti e popolari delle fasi terminali della Guerra Fredda, l&#8217;epoca di apparente disgelo durante la quale gli atleti dell&#8217;incrollabile formazione olimpica si ritrovarono contemporaneamente a sognare l&#8217;Occidente e a rimpiangere la Patria, a vagheggiare quell&#8217;impiego professionale negato dal Politburo e a non perdere la propria identità in quell&#8217;ostile campionato d&#8217;oltreoceano dove capirono presto di essere pesci fuor d&#8217;acqua.<br />
Complice anche la breve durata, l&#8217;opera seconda di <strong>Gabe Polsky</strong> dopo il bel <em>The Motel Life</em> (visto e accolto con entusiasmo al Festival di Roma nel 2012) è un gioiello di sintesi e di ritmo, abile a riassumere senza troppi sconti &#8211; salvo un passaggio tutto sommato in glissando sul ruolo di Vladimir Putin, di cui Fetisov è stato peraltro Ministro dello Sport fino al 2008 &#8211; i tormenti e le contraddizioni della rinascente società russa e a sviluppare quel discorso sulla fratellanza e sul senso di appartenenza inaugurato dal film d&#8217;esordio.<br />
Sincopato, curatissimo e totalmente dominato dal carisma dell&#8217;intervistato, <em>Red Army</em> non si rivolge esclusivamente alla minoranza degli intenditori di hockey, ma si serve del suo denso contesto storico-sportivo per illustrare un&#8217;umanità divisa fra speranza e compromesso, capace di ritrovare nei propri irrefrenabili volteggi sul ghiaccio quella libertà negata e quella logica sacrificata alla repressione.</p>
<div id="attachment_37385" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/salaud-on-taime.jpg"><img class="size-full wp-image-37385" title="salaud-on-taime" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/salaud-on-taime.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Salaud, on t&#39;aime</p></div>
<p>La giornata si chiude risibilmente con l&#8217;ultima fatica del 76enne <strong>Claude Lelouch</strong>, che indefesso continua a riversare su pellicola quanto di più rassicurante e prevedibile ci si aspetta dal suo cinema, quella combinazione micidiale di patemi alto-borghesi e di idilli leziosi messi in scena con il solito stile da stracchissima telenovela patinata: in <em>Salaud, on t&#8217;aime</em>, il patriarca di una famiglia allargata fino all&#8217;autoparodia (un incartapecorito <strong>Johnny Halliday</strong>) intende richiamare al nido, un casolare montano preso di peso dagli spot del Mulino Bianco, le quattro figlie avute da quattro donne diverse, ma non ha fatto i conti con i loro rancori e con l&#8217;iniziativa dell&#8217;amico medico (Eddy Mitchell, anch&#8217;egli con un passato da musicista), che forse è al corrente di qualcosa che lui non sa. Fra dialoghi antidiluviani (si può sentire, nel 2014, qualcuno esclamare &#8220;sì, sono malato: malato di amore per te&#8221; senza sprezzo del ridicolo?), panorami da cartolina, personaggi insignificanti &#8211; compresa la povera Sandrine Bonnaire &#8211; e conflitti drammaturgicamente nulli, deve passare un&#8217;ora e mezza fra allegre tavolate, sorrisetti ed equivoci all&#8217;acqua di rose perché accada qualcosa, e quando finalmente scatta la tragedia ciò accade nel modo più gratuito, goffo e comico concepibile.<br />
Con questo spettacolino buono al massimo per i telespettatori Mediaset della domenica pomeriggio, Lelouch dimostra una volta di più nella sua interminabile carriera che, pur con due Oscar e una Palma d&#8217;Oro in saccoccia, del suo bonario e inoffensivo piccolo mondo alto-borghese nessuno ha mai avuto bisogno e che se il cinema francese oggi ha raggiunto uno status di prestigio inequiparabile al resto d&#8217;Europa è stato anche nonostante operine inconsistenti come le sue.</p>
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		<title>36° Festival cinematografico internazionale di Mosca: il programma</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2014 12:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[36° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca]]></category>
		<category><![CDATA[A Most Wanted Man]]></category>
		<category><![CDATA[Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie]]></category>
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		<category><![CDATA[Kirill Razlogov]]></category>
		<category><![CDATA[Red Army]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie a La ritournelle con Isabelle Huppert: ecco che cosa ci]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/conferenza_festival_mosca_2014.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-37257" title="conferenza_festival_mosca_2014" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/conferenza_festival_mosca_2014.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Accolto da un nutrito stuolo di corrispondenti locali ed esteri nella sala conferenze dell&#8217;agenzia di stampa ITAR-TASS e alla presenza del direttore artistico Kirill Razlogov, il programma del <strong>36° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca</strong> (in programma dal <strong>19 al 28 giugno</strong>) viene descritto come il più potente e onnicomprensivo dall&#8217;inizio del secolo: l&#8217;apertura è affidata, decisamente a sorpresa e con una certa dose di ironia, al documentario USA <em><strong>Red Army</strong></em>, dedicato alla stella dell&#8217;hockey sovietico Slava Fetisov e firmato nientemeno che da quel Gabe Polsky che, in coppia con il fratello Alan, assestò un notevole colpo di coda al 7° Festival Internazionale del Film di Roma con il beniamino del pubblico <em>The Motel Life</em>; la chiusura, un autentico colpaccio per la rassegna patrocinata da Nikita Mikhalkov e l&#8217;ambizioso tentativo di bissare il successo della presentazione in pompa magna del (pessimo) blockbuster <em>World War Z</em>, è l&#8217;anteprima mondiale di <em><strong>Apes Revolution &#8211; Il pianeta delle scimmie</strong></em><em>, </em>secondo, annunciatissimo capitolo del reboot della saga inaugurata nel 1968 da Franklin J. Schaffner.</p>
<div id="attachment_37258" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/apes_revolution.jpg"><img class="size-full wp-image-37258 " title="apes_revolution" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/apes_revolution.jpg" alt="" width="500" height="261" /></a><p class="wp-caption-text">Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie</p></div>
<p>Alla giuria capitanata dal veterano Gleb Panfilov, punto di riferimento dell&#8217;industria filmica URSS che con l&#8217;indimenticabile <em>Tema</em> sbancò il Festival di Berlino, e composta, fra gli altri, da Abderrahmmane Sissako, fra gli autori più celebrati di Cannes 2014 grazie al suo <em>Timbuktu</em>, e dalla tedesca Franziska Petri, protagonista di quell&#8217;<em>Izmena</em> presentato in competizione a Venezia69, spetterà il compito di valutare una nutritissima selezione di concorrenti provenienti, a dispetto della scarsa pooolarità di cui oggi gode la Russia, dai quattro angoli del globo, dalla curiosa fantascienza etiope in salsa coloniale di <em><strong>Beti and Amare</strong> </em>al claustrofobico kammerspiel israeliano <em><strong>Ir mikalat</strong> (Rifugio)</em><em>, </em>dal noir nipponico <em><strong>Watashi no Otoko</strong></em> <em>(Il mio uomo) </em>al crime-movie greco <em><strong>Oi aisthimaties</strong> (I sentimentalisti)</em>, senza dimenticare la Germania di Doris Dörrie (in concorso al Lido nel 2002) e del suo corale <em><strong>Alles Inklusive</strong> </em>e la Corea del Sud di <em><strong>Joryu Ingan</strong></em> <em>(La razza aviaria</em><em>), </em>pellicola data per favorita.</p>
<p>La Turchia, campionessa uscente con l&#8217;ottimo <em>Zerre (Particella)</em>, confida nel bis con lo sperimentale, autobiografico diario di convalescenza <em><strong>Eye Am</strong></em>, mentre i padroni di casa schierano Vladimir Tumayev il titolare di cattedra del corso di regia del VGIK &#8211; il più importante ente di istruzione cinematografica russo &#8211; con la sua fiaba folkloristica <em><strong>Belyj Yagel&#8217;</strong> </em><em>(Lichene bianco)</em> e puntano nuovamente sull&#8217;effetto polemica, come fu per l&#8217;edizione scorsa con il bellissimo <em>Iuda, </em>con <em><strong>Da i da </strong>(Sì e ancora sì)</em>, storia d&#8217;amore bohemien diretta dalla scandalosa monella del nuovo cinema moscovita Valeriya Gay Germanika, che già si aggiudicò giovanissima una menzione per la Caméra d&#8217;Or a Cannes 2008 con la sua opera prima <em>Vse umrut, a ya ostanus&#8217; </em> <em>(Tutti muoiono, io resto)</em>; c&#8217;è spazio, nonostante l&#8217;alta tensione diplomatica, anche per un partecipante ucraino, la parabola parabiblica <em><strong>Braty: Ostannya spovid </strong>(Fratelli: Confessione finale</em>), debutto nel lungometraggio per la cortista Victoria Trofimenko.</p>
<div id="attachment_37259" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/la_ritournelle.jpg"><img class="size-full wp-image-37259" title="la_ritournelle" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/la_ritournelle.jpg" alt="La Ritournelle" width="500" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">La Ritournelle</p></div>
<p>Se purtroppo non ci sarà posto nella sezione principale per un&#8217;opera del Belpaese, i nostri cugini d&#8217;Oltralpe saranno rappresentati dalla commedia <em><strong>La ritournelle</strong> (Il ritornello)</em>, che &#8211; si spera &#8211; regalerà alla manifestazione un red carpet sopra la media grazie alla diva <strong>Isabelle Huppert</strong>, mentre la Svizzera, dopo la calorosa accoglienza riservata al dolcissimo <em>Rosie</em>, tornerà con l&#8217;<em>ensemble-movie </em><em>Traumland </em><em>(La terra dei sogni)</em>, che annovera nel cast (e, incrociando le dita, nella delegazione) l&#8217;almodovariana Marisa Paredes.</p>
<p>Sarà lecito aspettarsi molto dalla tragedia suburbana polacca <em>Hardkor Disko</em>, dal dramma neorealista iraniano <em><strong>Aran haye naras </strong>(Melograni acerbi) </em>e dal thriller olandese <em>Reporter</em>, ma a catalizzare l&#8217;attenzione di tutti sarà il componente americano della compagine, <strong><em>A Most Wanted Man</em> </strong>di Anton Corbijn, il ritorno sulle scene del principe del videoclip rivelatosi regista di vaglia con il suo esordio <em>Control</em> e, escluso il postumo <em>Hunger Games: Il canto della rivolta</em>, l&#8217;ultima, attesissima interpretazione di Philip Seymour Hoffman.</p>
<p>E se, dritti dritti da Cannes, sono già dati per certi fra gli ospiti <em>Adieu au langage</em> di Jean-Luc Godard, <em>Deux jours, une nuit</em> dei Dardenne e, prevedibilmente, <em>Timbuktu</em> del giurato Abderrahmmane Sissako &#8211; ma non la Palma d&#8217;Oro <em>Winter Sleep, </em>almeno per ora &#8211; il quadro che ne esce è quello di un evento ancora una volta assolutamente competitivo e affacciato su tutte le multisfaccettate realtà del cinema contemporaneo.</p>
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