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	<title>Movielicious &#187; Renato Carpentieri</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Ride</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 13:55:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arturo Marchetti]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Martegiani]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Carpentieri]]></category>
		<category><![CDATA[Ride]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Dionisi]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Mastandrea]]></category>

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		<description><![CDATA[Valerio Mastandrea debutta alla regia con un film tanto complicato quanto denso di umanità. La nostra]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia, 2018)<br />
Uscita: 29 novembre 2018<br />
Regia: Valerio Mastandrea<br />
Con: Chiara Martegiani, Arturo Marchetti, Renato Carpentieri, Stefano Dionisi<br />
Durata: 1 ora e 35 minuti<br />
Distribuzione: 01 Distribution</p>
<div id="attachment_57829" style="width: 660px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/Ride_1.jpg"><img class="wp-image-57829 size-full" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/Ride_1.jpg" alt="Ride_1" width="650" height="370" /></a><p class="wp-caption-text">Ride</p></div>
<p>Quanto può essere difficile fare un film sulla morte senza un briciolo di retorica come <em><strong>Ride</strong></em>? Può esserlo molto.<br />
Nel 1969 la psichiatra svizzera Elisabeth Kübler Ross, tra i massimi esperti delle implicazioni psicologiche riguardanti la morte, pubblicava il libro &#8220;<em>On death and dying</em>&#8220;. Uscito in Italia con il titolo &#8220;<em>La morte e il morire</em>&#8220;, è considerato un classico della psicologia contemporanea soprattutto per il modello proposto dall&#8217;autrice per l’elaborazione del lutto. Davanti a ogni grande perdita e dolore, sosteneva la studiosa, le persone attraversano sette fasi: prima lo shock, poi la negazione, cioè quel meccanismo di difesa che ci porta a non volere credere a ciò che è accaduto, seguita dalla rabbia e dal desiderio di ribellione. Poi subentrano la negoziazione, che si porta dietro la ricerca di spiegazioni e soluzioni, dopo ancora la depressione, che consiste in una sorta di resa e infine l’accettazione seguita dalla speranza.</p>
<p>Stranamente Carolina, giovane vedova che ha appena perso il marito in un incidente sul lavoro, non sembra attraversare nessuna di queste fasi. Siamo a Nettuno, sul litorale laziale, alla vigilia di un funerale che, per qualche ora, richiamerà attenzione e telecamere. La scelta del <strong>Valerio Mastandrea</strong> regista spiazza sin dalla prima scena, perché più che la tragedia in sé, decide di concentrarsi su quanto la circonda. Così Carolina (<strong>Chiara Martegiani</strong>) non riesce a trovare le lacrime che il suo ruolo le imporrebbe, mentre suo figlio Pietro prova e riprova un&#8217;intervista tv per attirare l&#8217;attenzione della ragazzina con cui vorrebbe mettersi. Il padre della vittima, anche lui ex operaio (un sempre puntuale <strong>Renato Carpentieri</strong> alle prese con un personaggio quasi shakespeariano) ritiratosi in solitudine in una casa sulla spiaggia, ragiona coi vecchi compagni di fabbrica sulle <strong>morti bianche</strong> di ieri e di oggi.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/Ride_2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-57830" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/Ride_2-1024x576.jpg" alt="Ride_2" width="1024" height="576" /></a></p>
<p>Il primo film da regista di Valerio Mastandrea, che lo ha anche scritto (con <strong>Enrico Audenino</strong>) e co-prodotto, tutto sembra tranne un&#8217;opera prima. Non lo sembra perché in cabina di regia c&#8217;è un attore maturo, protagonista indiscusso degli ultimi venticinque anni del nostro cinema e che con <em><strong>Ride</strong></em> sembra quasi voler portare a termine un percorso iniziato interpretando i tanti ruoli, tutti pieni di umanità, nei quali abbiamo potuto apprezzarlo. E non sembra un&#8217;opera prima perché, per forza di cose, si connota già come un film adulto, di un autore che sa esattamente che cosa vuole dire e conosce il modo in cui farlo (in più di una scena si riaffacciano con una certa prepotenza gli insegnamenti di <strong>Claudio Caligari</strong>, nel raccontare la periferia romana e nell&#8217;asciuttezza dei dialoghi). Peccato solo che a interpretare la protagonista di questa storia così particolare ci sia un&#8217;attrice troppo acerba sia fisicamente che tecnicamente che non riesce a far proprio il peso e la complessità del ruolo che le è stato affidato. Una Chiara Martegiani bellissima ma che ha ancora molta strada da fare.</p>
<p>Carolina è una diversa. Diversa perché è di Rimini (<span class="st">«</span>è straniera<span class="st">»</span>, dirà suo figlio), diversa perché non fa quello che tutti si aspettano da lei: impazzire di dolore e piangere per la morte del marito. È come sospesa, bloccata in una bolla, ferma in un altrove insieme a nessun altro. Le passano davanti agli occhi amici, fratelli ed ex fidanzate di suo marito, tutti distrutti. Lei invece sta bene e si sente in colpa per questo. Ma esiste quindi un protocollo del lutto? E ancora: ci sono delle convenzioni sociali che vanno rispettate quando perdiamo qualcuno a cui vogliamo bene? È un film pieno di vuoti, <strong><em>Ride</em></strong>. Vuoti creati dalle persone che non ci sono più e che lasciano spazi da riempire con nuovi gesti, vuoti creati da quello che dovremmo essere e non siamo. Spazi vuoti da colmare per quelli che restano.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
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		<title>Ride, il trailer del debutto alla regia di Valerio Mastandrea</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2018 07:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Arturo Marchetti]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Martegiani]]></category>
		<category><![CDATA[Milena Vukotic]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Carpentieri]]></category>
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		<category><![CDATA[Stefano Dionisi]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Mastandrea]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/ride-valerio-mastandrea.jpg"><img class="alignnone  wp-image-57775" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/ride-valerio-mastandrea-1024x512.jpg" alt="ride-valerio-mastandrea" width="492" height="246" /></a></p>
<p>Sarà al cinema dal 29 novembre <em><strong>Ride</strong></em>, il film che segna il  debutto alla regia di<strong> Valerio Mastandrea</strong>. Il trailer è stato rilasciato in anteprima su<a href="https://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/ride-al-cinema-il-29-novembre-il-debutto-alla-regia-di-valerio-mastandrea-il-trailer-in-anteprima/318829/319458" target="_blank"> Repubblica.it</a>.</p>
<p><iframe class="rep-video-embed" src="https://video.repubblica.it/embed/spettacoli-e-cultura/ride-al-cinema-il-29-novembre-il-debutto-alla-regia-di-valerio-mastandrea-il-trailer-in-anteprima/318829/319458&amp;width=570&amp;height=321" width="570" height="321" frameborder="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>La sinossi di <em><strong>Ride</strong></em>: <em> Una domenica di maggio, a casa di Carolina si contano le ore. Lunedì bisognerà aderire pubblicamente alla commozione collettiva che ha travolto una piccola comunità a pochi chilometri da Roma. Se n’è andato un giovane operaio caduto nella fabbrica in cui, da quelle parti, hanno transitato almeno tre generazioni. Da quando è successo Carolina, la sua compagna, è rimasta sola, con un figlio di dieci anni e una fatica immensa a sprofondare nella disperazione. Perché non riesce a piangere? Perché non impazzisce dal dolore? Nonostante gli sforzi, non riesce ad afferrare quello strazio necessario a farla sentire una persona normale. Manca un giorno solo al funerale e tutti si aspetteranno una giovane vedova devastata. Carolina non può e non deve deludere nessuno, soprattutto se stessa.</em></p>
<p>Scritto e diretto da Valerio Mastandrea, <em><strong>Ride</strong></em> è interpretato da <strong>Chiara Martegiani</strong>,<strong> Renato Carpentieri</strong>,<strong> Stefano Dionisi</strong>,<strong> Arturo Marchetti </strong>e<strong> Milena Vukotic</strong>.</p>
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		<title>La tenerezza</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2017/04/24/la-tenerezza-recensione/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Apr 2017 14:26:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Elio Germano]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Amelio]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[La tenerezza]]></category>
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		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Carpentieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Gianni Amelio alle prese con una storia imperfetta ma piena di umanità, con protagonista un superbo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2017)<br />
Uscita: 24 aprile 2017<br />
Regia: Gianni Amelio<br />
Con: Renato Carpentieri, Micaela Ramazzotti, Giovanna Mezzogiorno, Elio Germano<br />
Durata: 1 ora e 43 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/La_Tenerezza_1.jpg"><img class="alignnone wp-image-55973 size-full" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/La_Tenerezza_1.jpg" alt="" width="695" height="458" /></a></p>
<p><strong>Gianni Amelio</strong> questa volta gioca d&#8217;azzardo con <strong><em>La tenerezza</em></strong>. Per due motivi. Il primo è che il regista de <em>Il ladro di bambini</em> e <em>Le chiavi di casa</em> ha scelto di portare al cinema un film incentrato su un argomento piuttosto spinoso e di difficile conciliazione con l&#8217;idea di intrattenimento spesso associata alla settima arte, ovvero  la vecchiaia. E il secondo è che come protagonista ha voluto un attore di livello come <strong>Renato Carpentieri</strong>, ottimo caratterista proveniente dal teatro, che però rimane un perfetto sconosciuto per la maggior parte del pubblico o comunque un volto noto (era anche nel cast de <em>La squadra</em> e <em>Don Matteo 3</em>) ma difficilmente identificabile con un nome e un cognome dai più. Per ovviare a questa scelta, che indubbiamente rende il film poco vendibile commercialmente, una <a href="http://www.01distribution.it/media/1591-la-tenerezza/la-tenerezza-locandina-low.jpg" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>locandina</strong></span></a> che piazza in primo piano i tre &#8220;volti conosciuti&#8221; della pellicola, ovvero <strong>Elio Germano</strong>, <strong>Micaela Ramazzotti</strong> e <strong>Giovanna Mezzogiorno</strong>. Carpentieri viene relegato ai piedi del manifesto, in un&#8217;immagine che lo ritrae da lontano, mentre cammina su un pontile insieme ad un bambino (suo nipote nel film). Il messaggio è chiaro, ma un tantino ingannatore: venite a vedere l&#8217;ultimo film di Gianni Amelio con Germano, Ramazzotti e Mezzoggiorno. Peccato che questi tre attori abbiano solo dei ruoli di contorno e che il film sia totalmente tenuto in piedi e costruito intorno alla figura di Lorenzo, avvocato in pensione interpretato appunto da un meraviglioso Carpentieri, il cui nome segue ingiustamente quelli dei suoi compagni di set.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/La_Tenerezza_2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-55974" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/La_Tenerezza_2.jpg" alt="La_Tenerezza_2" width="650" height="370" /></a><br />
Liberamente ispirato al romanzo La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone, <em><strong>La tenerezza</strong></em> è un film sull&#8217;amore, visto in tutte le sue contraddizioni. Renato Carpentieri è Lorenzo, un anziano avvocato appena sopravvissuto ad un infarto. Vive da solo a Napoli in una bella casa del centro, da quando la moglie è morta e i due figli adulti, Elena (una sempre più grave Giovanna Mezzogiorno) e Saverio, si sono allontanati. O è stato lui ad allontanarli? Al suo rientro dall&#8217;ospedale, Lorenzo trova sulle scale davanti alla propria porta Michela (Micaela Ramazzotti), una giovane donna solare e sorridente che si è chiusa fuori casa, cui l&#8217;avvocato dà il modo di rientrare dal cortile sul retro che i due appartamenti condividono. Una contiguità degli spazi che è destinata a diventare anche contiguità di sentimenti: Michela e la sua famiglia &#8211; il marito Fabio (Elio Germano) e i loro figli Bianca e Davide &#8211; entreranno nella vita dell&#8217;avvocato con una velocità e una pervasività che sorprenderanno lui stesso. Ma un evento ancor più inaspettato rivoluzionerà quella nuova armonia.</p>
<p>In una <strong>Napoli</strong> borghese e insolita, superbamente fotografata da <strong>Luca Bigazzi</strong> che sceglie saggiamente di non farne una cartolina, Amelio ambienta una vicenda in cui i personaggi sono alla disperata ricerca di costruire dei rapporti affettivi, al di là della consanguineità e della parentela e punta l&#8217;obiettivo su una sfilata di soggetti, tutti vittime più o meno inconsapevoli di un&#8217;inadeguatezza di fondo nei confronti della società, su cui hanno costruito le loro certezze e le loro routine. Lorenzo non ama più i suoi figli, da quando sono cresciuti, eppure si affeziona alla famiglia di Michela, scappata di casa a 16 anni, e di Fabio, ingegnere navale che ha finito per fare quello che sua madre ha scelto per lui. Lorenzo non è in grado di fare il padre di un adulto e cerca disperatamente di compensare la mancanza trascorrendo del tempo con il suo nipotino e con i bambini dei vicini di casa.<br />
Con un soggetto profondo e straziante e una sceneggiatura che non riesce a tenergli testa e con attori alle prese con ruoli complessi e poco battuti che fanno quello che possono per stare dietro a una direzione sin troppo composta che non asseconda il terremoto emotivo e che pervade la vicenda, Amelio si dimostra un campione nel nel non cedere a facili sentimentalismi ma, soprattutto nel finale, lascia troppe sequenze irrisolte. Una voglia di tenerezza, quella del regista, disperatamente cercata ma non del tutto raggiunta.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
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