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	<title>Movielicious &#187; Roy Andersson</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Un piccione seduto su un ramo riflette sull&#8217;esistenza</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2015 14:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Roy Andersson]]></category>
		<category><![CDATA[Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(En Duva Satt På En Gren Och Funderade På Tillvaron, Svezia 2014)<br />
Uscita: 19 febbraio 2015<br />
Regia: Roy Andersson<br />
Con: Holger Andersson, Nisse Vestblom, Charlotta Larsson<br />
Durata: 1 ora e 40 minuti<br />
Distribuito da: Lucky Red</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/piccione.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-41162" title="piccione" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/piccione.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>Un film, 39 episodi.<br />
Ci sono Sam e Jonathan, i più tristi venditori ambulanti di articoli per il divertimento (oggetti per lo più obsoleti come denti da vampiro e maschere di carnevale), una ballerina di flamenco che palpeggia uno dei suoi studenti, tre fratelli che cercano di strappare una borsetta piena di gioielli alla madre sul letto di morte, alcuni anziani colonialisti che chiudono gli indigeni in un cilindro che ruota su un braciere acceso, l&#8217;armata di Carlo XII che fa una sosta al bar per una birra prima della battaglia e tanti altri che sarebbe impossibile e anche ingiusto citare.<br />
39 minuscole storie di poca vita, molta morte e (stra)ordinaria follia catturate nell&#8217;attimo stesso in cui accadono da una macchina da presa sempre e stoicamente fissa.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/piccione2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-41163" title="piccione2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/piccione2.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>A sette anni da <em>You, The Living</em>, <strong>Roy Andersson</strong> completa la sua trilogia dell&#8217;essere umano (iniziata nel 2000 con <em>Canzoni del secondo piano</em>) e ci consegna questo formidabile e tragicomico mosaico, premiato con il<a href="http://www.movielicious.it/2014/09/06/venezia-71-i-vincitori/" target="_blank"> Leone d&#8217;oro per il Miglior Film all&#8217;ultimo Festival di Venezia</a>, in cui ogni tassello è solo all&#8217;apparenza slegato dagli altri mentre, tutti insieme, restituiscono un quadro straordinariamente vivido delle possibili pieghe grottesche che, a volte, la vita prende.<br />
Va detto che sulle prime, nonostante sia puntellato da numerose scene di carattere fortemente ironico, la fruizione di <em><strong>Un piccione seduto su un ramo riflette sull&#8217;esistenza</strong></em> può non risultare facilissima, un po&#8217; per la staticità del punto di vista che rende ogni singolo episodio qualcosa di molto simile a un quadro solo leggermente animato (evidente in questo l&#8217;influenza della pittura fiamminga, insita già nel titolo preso in prestito da un dipinto di Bruegel il Vecchio ma anche, per molti versi, quella del realismo hopperiano) e, in parte, anche per un uso dello humour a cui, come spettatori, non siamo affatto abituati.<br />
Il punto di riferimento più prossimo potrebbe essere il cinismo dei Monty Python, reso però ancora più gelido dal rigido clima della periferia di Göteborg.</p>
<p>Ecco quindi che ogni risata ha un suo contraltare tragico dal peso specifico non indifferente ed è chiaro quasi da subito come il fine di Andersson non sia affatto ludico, ma teso piuttosto ad attestare l&#8217;avvenuto  raggiungimento di qualsiasi capolinea morale e, più in generale, virtuoso da parte dell&#8217;essere umano. Un capolinea che si trova nel punto esatto in cui umorismo e tragedia, per un attimo, si incontrano.<br />
Il registro vagamente leggero, semmai, ha il risultato di rendere ancor più spietato il nichilismo che fa da sfondo all&#8217;opera e anche la patina onirica, amplificata dal pallore di molti dei personaggi e dal loro recitare narcolettico, finisce col farli assomigliare a fantasmi delegati ad ammonire lo spettatore su una serie di derive alle quali comunque è già troppo tardi per rimediare.<br />
La stessa cornice scenica &#8211; spazi angusti e spesso quasi del tutto spogli &#8211; contribuisce in modo forte a rendere l&#8217;idea di una desolazione verso cui l&#8217;uomo sembra essersi spinto a una velocità talmente folle da non rendersi neanche conto di essersi spostato e, in quest&#8217;ottica, la scelta dell&#8217;autore di un immobilismo visivo privo anche del minimo movimento di macchina risulta geniale nel suo suggerire il senso di un &#8220;dopo&#8221; incontrovertibile e molto poco desiderabile.</p>
<p><strong>Voto </strong>7</p>
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		<title>Venezia 71 &#8211; I vincitori</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2014 18:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[71° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence]]></category>
		<category><![CDATA[Alexandre Desplat]]></category>
		<category><![CDATA[Luisa Ranieri]]></category>
		<category><![CDATA[Roy Andersson]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia 71]]></category>

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		<description><![CDATA[Leone d'oro a Roy Andersson. Premiati anche Adam Driver e Alba Rohrwacher per Hungry Hearts di Saverio]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_38790" style="width: 425px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/roy_andersson.jpg"><img class="size-full wp-image-38790" title="roy_andersson" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/roy_andersson.jpg" alt="" width="415" height="448" /></a><p class="wp-caption-text">Roy Andersson</p></div>
<p>Terminata da pochi minuti la cerimonia di premiazione della 71° edizione della Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografica di Venezia. A fare gli onori di casa, la madrina <strong>Luisa Ranieri </strong>e il presidente di giuria, il compositore <strong>Alexandre Desplat</strong>.</p>
<p>Ecco tutti i premiati.</p>
<p><strong>Premio Venezia Classici</strong></p>
<p>Miglior Documentario sul Cinema &#8211; <em><strong>Animata Resistenza</strong></em><br />
Miglior Classico Restaurato &#8211; <em><strong>Una Giornata Particolare di Ettore Scola</strong></em></p>
<p>Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis &#8211; <em><strong>Court</strong></em> di Chaitanya Tamhane</p>
<p><strong>Orizzonti</strong></p>
<p>Miglior Corto &#8211; <strong><em>Maryam</em></strong><br />
Miglior Interpretazione &#8211; <strong>Emir Hadzihafizbegovìc</strong> per These Are the Rules<br />
Premio Speciale della Giuria &#8211; <strong><em>Belluscone</em></strong><br />
Miglior Regia &#8211; <em><strong>Theeb </strong></em><br />
Miglior Film &#8211; <em><strong>Court</strong></em></p>
<p><strong>Venezia 71</strong></p>
<p>Premio Speciale della Giuria &#8211; <em><strong>Sivas</strong></em> di Kaan Mujideci<br />
Miglior Sceneggiatura &#8211; <em><strong>Ghesseha</strong></em> di Rakhshan Benietemad<br />
Premio Mastroianni a un giovane attore &#8211; <strong>Romain Paul</strong> per Le Dernier Coup de Marteau<br />
Coppa Volpi per la Miglior Interpretazione Maschile &#8211; <strong>Adam Driver </strong>per Hungry Hearts<br />
Coppa Volpi per la Miglior Interpretazione Femminile &#8211; <strong>Alba Rohwacher</strong> per Hunghy Hearts<br />
Gran Premio della Giuria &#8211; <em><strong>The Look of Silence</strong></em> di Joshua Oppenheimer<br />
Leone d&#8217;Argento per la Miglior Regia &#8211; <strong>Andrej Koncaloskij </strong>per The Postman&#8217;s White Nights<br />
Leone d&#8217;Oro per il Miglior Film &#8211; <strong><em>A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence </em></strong>di Roy   Andersson</p>
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		<title>Venezia 71 &#8211; Giorno 8 &#8211; Video</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2014 12:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence]]></category>
		<category><![CDATA[Alix Delaporte]]></category>
		<category><![CDATA[Asha Jaoar Majhe]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[The Council of Birds]]></category>
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		<category><![CDATA[Zerrumpelt Herz]]></category>

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		<description><![CDATA[A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence dalla Svezia e poi ancora Francia con Le dernier coup]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_38675" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/nils-westblom-roy-andersson-and-holger-andersson.jpg"><img class="size-full wp-image-38675" title="nils-westblom-roy-andersson-and-holger-andersson" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/nils-westblom-roy-andersson-and-holger-andersson.jpg" alt="Nils Westblom, Roy Andersson e Holger Andersson" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Nils Westblom, Roy Andersson e Holger Andersson</p></div>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="420" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/m9N5kZW2Hxg?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="//www.youtube.com/v/m9N5kZW2Hxg?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>E&#8217; fatta: con lo svedese <strong><em>A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence</em></strong> si completa idealmente quel palmarès che molti di noi vorrebbero sentire annunciato questo sabato: la tappa conclusiva della &#8220;Trilogia sull&#8217;essere umano&#8221; firmata dal settantenne <strong>Roy Andersson</strong> è finalmente la giusta occasione per rivelare una volta per tutte una delle personalità più inesplicabili e complesse della cinematografia internazionale. In un percorso professionale a metà fra quello di Terrence Malick e quello di Michael Cimino, lo svedese esordisce a 27 anni con l&#8217;acclamato e premiatissimo <em>A Swedish Love Story</em>, ma dopo una grave depressione e il disastro di <em>Giliap</em> (1975) decide di rifugiarsi nel mondo della pubblicità, realizzando centinaia di spot nell&#8217;arco di un quarto di secolo. Torna al cinema soltanto nel 2000 con la celebrata resurrezione di <em>Canzoni del secondo piano</em>, che si aggiudica il Prix du Jury a Cannes, e, sette anni dopo, con <em>You, the Living</em>, fissando stilemi, espressioni e codici diventati oggi fra i più distintivi di tutta l&#8217;arte filmica europea contemporanea.</p>
<p>Fra le inquadrature fisse ortogonali disposte sconnessamente al montaggio, gli interpreti dal viso cereo, i colori glaciali e smorti e gli intermezzi musicali pizzicati che abbiamo imparato a riconoscere e ad amare, il film di oggi chiude con una nota ancor più dolente, frammentaria e assurda quella riflessione sulla condizione umana iniziata da Andersson con il suo ritorno sulle scene, e ne è inevitabilmente l&#8217;apice creativo e teorico. Fra commessi viaggiatori di articoli umoristici che sembrano morti viventi, sovrani settecenteschi che bevono acqua minerale in un café di periferia, ballerini di flamenco male assortiti, capitani di marina che si reinventano parrucchieri, bariste zoppe di Göteborg che vendono grappini in cambio di baci nel 1943 in uno squarcio cantato e giorni della settimana che cambiano a caso di fronte a un rivenditori di biciclette, c&#8217;è spazio per un ritratto della dimensione umana di incredibile potenza e di infinita suggestione (indimenticabile e ipnotico l&#8217;enorme carillon in fiamme pieno di prigionieri della guerra boera), uno zibaldone vignettistico da cui lasciarsi catturare e in cui perdersi fra mille insondabili spunti.<br />
Ad oggi, Roy Andersson è il candidato più forte al Premio per la Migliore Regia.</p>
<div id="attachment_38676" style="width: 413px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/moon-sori_jayueui-onduk.jpg"><img class="size-full wp-image-38676" title="moon-sori_jayueui-onduk" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/moon-sori_jayueui-onduk.jpg" alt="Moon Sori, protagonista di Jayueui Onduk" width="403" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Moon Sori, protagonista di Jayueui Onduk</p></div>
<p>Rispettivamente in Orizzonti e nelle altrimenti incostanti Giornate degli Autori è il turno di due concorrenti fra i più promettenti delle loro sezioni &#8211; occhio ai riconoscimenti finali -: il coreano <strong><em>Jayueui onduk (Hill of Freedom)</em></strong> è la consueta deliziosa miniatura del prolifico <strong>Hong Sang-soo</strong>, un girotondo di situazioni sospese fra chiacchiere imbarazzate e/o intontite dell&#8217;alcol girato con l&#8217;usuale levità sospesa dei piccoli narratori del quotidiano. L&#8217;indiano <em><strong>Asha Jaoar Majhe (Labour of Love)</strong>, </em>dell&#8217;esordiente (e in odore di Premio de Laurentiis) <strong>Aditya Vikram Sengupta </strong>è un piccolo miracolo a metà fra <em>Lunchbox</em> e il cinema di Robert Bresson, un racconto microscopico interamente affidato agli oggetti, ai dettagli, ai movimenti manuali e al silenzio &#8211; una moglie che lavora di giorno prepara un lauto pasto al marito coi turni di notte -, spiazzando e sfidando la platea (che infatti ha rumorosamente, gradualmente abbandonato la sala) con un&#8217;opera rigorosissima e di grande fascino, cui si possono perdonare tutte le sbavature del caso (il pre-finale in sepia che somiglia alla réclame di un profumo) e che offre uno sguardo notturno e per certi versi profondamente politico sull&#8217;India di oggi lontanissimo dagli schemi bollywoodiani cui siamo abituati.</p>
<div id="attachment_38677" style="width: 424px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/sivas.jpg"><img class="size-full wp-image-38677" title="sivas" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/sivas.jpg" alt="" width="414" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Kaan Mujdeci, Dogan Izci e Muttalip Mujdeci</p></div>
<p>Il breve <em><strong>Sivas</strong></em> avrebbe dovuto sparigliare le carte presentando in pompa magna l&#8217;unico esordiente assoluto del Concorso, il turco <strong>Kaan Müjdeci</strong>, ma gli entusiasmi previsti sono decisamente più contenuti: sotto l&#8217;occhio dell&#8217;undicenne Aslan &#8211; &#8220;leone&#8221;, guarda un po&#8217;, nella lingua di Istanbul &#8211; si apre una visuale cruenta e brutale della provincia anatolica, nella quale efferati combattimenti fra cani sono i principali centri di aggregazione e il simbolo di un alternarsi di leadership e di potere trascinato dalla violenza.</p>
<p>Il piccolo, spietato <strong>Dogan Izci</strong> è un protagonista perfetto e lontanissimo dalla passività dei bambini di zavattiniana memoria (e infatti il Premio Mastroianni andrà a lui), l&#8217;operazione è senza dubbio interessante e nuova, ma Müjdeci paga il prezzo di una inevitabile acerbità &#8211; abbastanza generosa l&#8217;inclusione nella sezione principale -, sembra quasi perdere di vista il film nella parte centrale e si regge fin troppo su un linguaggio di rara aggressività tanto nelle immagini (tanto credibili da suscitare alla fine ridicole escandescenze da parte di animalisti infuriati) quanto nelle parole.<br />
Un esordio promettente comunque, ma niente che sposti di una virgola l&#8217;andamento della competizione.</p>
<div id="attachment_38682" style="width: 509px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/le-derniere.jpg"><img class="size-full wp-image-38682" title="le-dernier" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/le-derniere.jpg" alt="" width="499" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Le dernier coup de marteau</p></div>
<p>Quando poi i giochi sembravano fatti, ecco che Venezia ci tira un bello scherzo: <strong><em>Le dernier coup de marteau</em></strong> ha tutte le carte in regola, nel bene e nel male, per mettere d&#8217;accordo critica, pubblico e giuria, nonché per aggiudicarsi praticamente al 100% la vittoria finale. L&#8217;opera seconda della quarantacinquenne <strong>Alix Delaporte </strong>&#8211; promossa alla Serie A dopo quell&#8217;<em>Angèle et Tony</em> incluso nella Settimana della Critica a Venezia67 e distribuito regolarmente in sala in Italia &#8211; è un racconto di formazione dolcissimo, lieve e coinvolgente, una storia d&#8217;amore, di crescita e di malattia divisa fra sinfonie di Mahler e spoglie roulotte nelle comunità gitane in Camargue, fra padri naturali direttori d&#8217;orchestra e madri condannate dal cancro, tutto condotto senza leziosità o toni ricattatori, ma con un pudore corroborante lontanissimo dagli schemi da lacrima-movie che era prevedibile aspettarsi. Ne esce una tenera dichiarazione d&#8217;amore nei confronti dell&#8217;Arte come evasione e come scoperta di sé &#8211; e, se si considera che si parla di musica, il Presidente di Giuria Alexandre Desplat non rimarrà di certo indifferente -, 82&#8242; di pura e disarmante emozione che di certo non rappresenteranno l&#8217;apice di Venezia71 (Martone, Oppenheimer ed Andersson rimangono lassù, irraggiungibili), ma che, conciliando ambizioni e cuore, finiranno di sicuro per mettere le mani sul Leone d&#8217;Oro.</p>
<p>Il nuovo centro della Settimana della Critica, poi, il tedesco <strong><em>Zerrumpelt Herz</em></strong>, chiude una bella mattinata con un&#8217;inquietante discesa nella natura ostile, primitiva e selvaggia e, curiosamente, di nuovo fra i tormenti e gli echi della creazione musicale, lanciando il trentenne di belle speranze <strong>Timm Kröger </strong>fra le più auspicabili promesse di Berlino e dintorni.</p>
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