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	<title>Movielicious &#187; Shoah</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Hannah Arendt</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jan 2014 17:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Binario Loco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Hannah Arendt]]></category>
		<category><![CDATA[Margarethe Von Trotta]]></category>
		<category><![CDATA[Shoah]]></category>

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		<description><![CDATA[La pellicola di Margarethe Von Trotta nelle sale il 27 e 28 gennaio per il Giorno della memoria.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Germania 2012  2013)<br />
Uscita: 27 gennaio 2013<br />
Regia: Margarethe Von Trotta<br />
Con: Barbara Sukowa, Axel Milberg, Janet McTeer<br />
Durata: 1 ora e 53 minuti<br />
Distribuito da: Nexo Digital</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/index.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-34599" title="index" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/index.jpeg" alt="" width="386" height="256" /></a></p>
<p>In sala in occasione della Giornata  della Memoria (27 e 28 gennaio), un film dedicato ad un filosofo, e non  uno qualunque, ma ad una pensatrice del Novecento celebre per l’opera  “Le origini del totalitarismo”. Roba da marziani, o forse da… tedeschi!  Poteva infatti essere solo Margarethe Von Trotta a coltivare questo  progetto con ostinata, coraggiosa passione – il soggetto del film risale  a ben otto anni fa – fino a riuscire a realizzarlo dopo aver superato  mille difficoltà. In particolare in Italia, dove la Ripley’s Film ha  proposto l’opera a diversi soggetti cinetelevisivi i quali hanno  declinato l’offerta perché il mercato italiano avrebbe sicuramente  rifiutato un film simile… E pensare che, invece, <em>Hannah Arendt</em> ha trovato una distribuzione persino in Israele, dove la controversia  al centro dell’ottica narrativa scelta dalla Von Trotta può,  comprensibilmente, dar luogo a ben più furiosi scontri dialettici!</p>
<p style="text-align: justify;">Il film, infatti, non è un classico  biopic in cui viene ricostruita l’esistenza di un personaggio storico,  ma si concentra su una vicenda incandescente qual è la partecipazione  della Arendt al processo a carico del boia nazista Adolf Eichmann,  svoltosi a Gerusalemme all’inizio degli anni ’60 dopo il suo sequestro  in Argentina ad opera dei servizi segreti israeliani. Questo episodio  consente alla pensatrice tedesca di origini ebraiche, egli stessa  perseguitata dalla follia nazista, di poter finalmente esaminare da  vicino la mostruosità di chi ha realizzato la Shoah: Eichmann, infatti,  era incaricato della logistica dei trasporti delle vittime verso i campi  di sterminio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la realtà portata alla luce dalle  osservazioni della Arendt era piuttosto diversa da quella dominante fino  ad allora: Eichmann, e come lui tanti altri funzionari del Terzo Reich,  incarnava la “banalità del male”. Un’ottusa obbedienza e un grigio  sistema burocratico avevano permesso lo sterminio di sei milioni di  esseri umani, e non l’odio sovrumano che veniva attribuito ai tedeschi  nei confronti degli ebrei per giustificare un simile orrore. Il volto  smunto di Eichmann, gli occhiali appannati, la triste cravatta e i  pesanti faldoni portati nella gabbia di vetro a lui riservata nell’aula  del tribunale, tutto ciò indicava la mediocrità dell’individuo al quale  era stata assegnata la responsabilità logistica del genocidio anziché  una vis distruttrice.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo disvelamento provocò, tanto  nell’opinione pubblica quanto in molti colleghi e sodali della Arendt,  un’ondata di sconcerto che montò fino a diventare paradossale ostilità  nei confronti di chi aveva osato mettere in dubbio le categorie nelle  quali si era pensato di poter archiviare un fenomeno tanto spaventoso:  non più eccezionale e pauroso moloch creato da un folle come Adolf  Hitler, ma un oscuro, inesorabile meccanismo che ha potuto funzionare  perché una muta schiera di impiegati aveva rinunziato alla facoltà umana  di pensare (ed agire) autonomamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Un secondo elemento, però, ha  caratterizzato la partecipazione di Hannah Arendt al processo: la  rivelazione, che solo una mente libera come la sua poteva cogliere e  riferire al pubblico, della connivenza di alcuni leader ebraici verso  l’occupazione nazista e della loro passività di fronte alle  deportazioni. Accuse che, peraltro, trovano riscontro in alcune delle  immagini di archivio utilizzate dalla Von Trotta per raccontare il  processo, dove alcuni dirigenti ebraici dell’epoca vengono aspramente  contestati da spettatori evidentemente a conoscenza di quei misfatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, il film ben racconta come la  Arendt scrisse il suo reportage per esclusivo amore della verità e per  rispetto della memoria delle tantissime vittime innocenti, in nome della  sua attitudine anti-identitaria (si rifiutava di barattare la rigorosa  indagine filosofica con le ragioni dell’appartenenza). Ma – detto dei  temi più scottanti affrontati da Margarethe Von Trotta – c’è tanto  bellissimo cinema in questa sua coraggiosa opera: a partire dalla  eccellente Barbara Sukowa, attrice-culto in gran parte della filmografia  della regista, tutti gli attori sono ottimamente diretti, a comporre un  quadro di grande vivacità umana e di stimolante dibattito, quasi un  ping-pong tra la New York dei think-tank universitari e l’Israele dove  le ferite della storia ancora a metà degli anni ’60 reclamavano una  cura.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ha detto nel suo buon italiano  nella conferenza stampa di presentazione svoltasi presso la Casa del  Cinema di Roma, quest’ultima fatica della regista tedesca vuole parlarci  sia di Hannah che di Arendt, ovvero sia della donna che  dell’intellettuale. E ci è riuscita benissimo. <em>Hannah Arendt</em> sarà  quasi sicuramente distribuito da Feltrinelli, in abbinamento con una  edizione ad hoc del libro “La banalità del male”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Recensione a cura di Roberto Dati</em><br />
(<a href="http://www.binarioloco.it/">www.binarioloco.it</a>)</p>
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