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	<title>Movielicious &#187; Showbiz</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Showbiz &#8211; La recensione dal Festival di Roma</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2015 13:24:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Festa del cinema di Roma 2015]]></category>
		<category><![CDATA[Showbiz]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Mastandrea]]></category>

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		<description><![CDATA[Il documentario di Massimo Marino che mostra l'altra faccia della grande bellezza.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia, 2015)<br />
Uscita: &#8211;<br />
Regia: Luca Ferrari<br />
Con: Riccardo Modesti, Massimo Marino, Stefano Natali, Shultz<br />
Durata: 1 ora e 15 minuti<br />
Distribuzione: &#8211;</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/showbiz.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-45088" title="showbiz" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/showbiz.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><strong>Riccardo Modesti</strong> è, da sempre, il patron di Miss Intimo, un rustico concorso di bellezza con location in un ristorante sul lago di Nemi. <strong>Shultz</strong> ha lavorato per anni come microfonista al Maurizio Costanzo Show. Adesso è in pensione, dipinge quadri astratti e la sera va per locali per evitare di pensare alle “cose brutte”. <strong>Stefano</strong> <strong>Natale</strong> è un amico d’infanzia di Carlo Verdone. Verso la fine degli anni Settanta l’attore si ispirò a lui per la parlata del giovane protagonista naif del suo Un sacco bello e da allora Stefano, ogni volta che apre bocca, è perseguitato da gente che crede stia imitando Verdone. <strong>Massimo Marino </strong>vive quasi esclusivamente di notte e conduce una trasmissione itinerante in cui intervista attrici porno subito prima che queste si esibiscano in club a luci rosse.<br />
Le vite di questi quattro personaggi irregolari si trascinano lente tra le case, le strade, le feste e i locali notturni di una Roma molto poco glamour.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/showbiz_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-45089" title="showbiz_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/showbiz_2.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>Eccola qui la “Grande Bellezza” che nessuno ha il coraggio – o, molto più semplicemente, la voglia – di raccontare e, di sicuro, non abita in Via del Corso. La si trova piuttosto in periferia, se non addirittura al di fuori del raccordo anulare, ed è tutta sui volti e tra le rughe degli ultimi superstiti di  quel folle calderone che fu il circuito delle TV locali tra gli anni Ottanta e i Novanta.<br />
<strong>Luca</strong> <strong>Ferrari</strong> &#8211; già autore, nel 2012, di un documentario su una bisca del Laurentino 38 intitolato <em>Pezzi</em> &#8211; ha la felice intuizione di non interrogare mai i suoi quattro protagonisti in maniera diretta, tenendosi sempre a distanza e limitandosi a seguirli silenziosamente nel loro quotidiano. Il quadro che ne viene fuori è di una desolazione devastante.<br />
I personaggi descritti infatti non sono propriamente persone, quanto più simulacri di un’età dell’oro che rivive nei VHS di TV locali che Riccardo Modesti guarda di continuo o nelle foto di Stefano Natale, tutte inevitabilmente segnate dalla presenza di Carlo Verdone.<br />
Non sono persone perché incastrate in un passato che continua a vivere nelle sfilate di intimo di ragazze coatte e, in alcuni casi, sciancate o nei caffè offerti al bar perché “ma tu non sei quello che lavorava al Costanzosciò?”.</p>
<p>Il racconto di questi quattro piccoli Jep Gambardella non è però il fine, ma solo un mezzo per una riflessione lucidissima sul corpo e sul rifiuto di accettarne l’obsolescenza. In quest’ottica la macchina da presa di Ferrari è impietosa e non fa sconti. C’è una scena, in particolare, in cui Modesti e Shultz (è interessante come i quattro, in più di un’occasione, si trovino ad incrociarsi nel corso delle loro tristi scorribande) sono in un club, attorniati da donne assai più giovani di loro e, insieme a queste, ballano goffi su ritmiche techno. L’inquadratura indugia per alcuni minuti sui loro volti stanchi e sudati e lo spettatore è assalito all’istante da tutta la solitudine del mondo. Tra le pieghe di questo documentario c’è infatti un tale senso di profonda inadeguatezza rispetto a qualsiasi idea di modernità che non è ascrivibile solo all’essere schiavi del passato. I protagonisti di <em><strong>Showbiz</strong></em> infatti famosi non lo sono mai stai. Al massimo, come nel caso di Massimo Marino, possono essere diventati piccoli eroi trash quasi loro malgrado, ma quello che sembra accomunarli paradossalmente è la paura di non essere (più) riconosciuti. Forse anche più della paura di morire. Perché alla fine <em>Showbiz</em>, rovistando tra gli avanzi di una festa che molti non sanno nemmeno ci sia mai stata, finisce per parlare proprio di questo.</p>
<p>Voto 7</p>
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