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	<title>Movielicious &#187; Stéphane Demoustier</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Venezia 71 &#8211; Giorno 6</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2014 15:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giovane favoloso  di Mario Martone sbarca in laguna: e non ce n'è per nessuno. Splendida la performance]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_38580" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/terra_battuta.jpg"><img class="size-full wp-image-38580 " title="terra_battuta" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/terra_battuta.jpg" alt="Terra battuta" width="500" height="209" /></a><p class="wp-caption-text">Terre battue</p></div>
<p>Dopo un&#8217;ulteriore conferma da parte della Settimana della Critica, il notevole <strong><em>Terre battue</em></strong>, opera prima già matura del francese <strong>Stéphane Demoustier</strong> che schiera in un delicatissimo dramma familiare fra centri commerciali e campi da tennis l&#8217;immenso <strong>Olivier Gourmet</strong>, l&#8217;altrettanto straordinaria <strong>Valeria Bruni Tedeschi</strong>, la produzione caratterizzante di <strong>Jean-Pierre</strong> e <strong>Luc Dardenne</strong> (di cui Gourmet è da sempre l&#8217;attore feticcio) e un finale fra i più tesi e memorabili della Mostra, è il turno, con tanto di mamme, papà e bimbi accorsi con biglietti famiglia omaggio, del grande raduno popolare per <strong><em>The Boxtrolls</em></strong>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/the_boxtrolls_21.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-38583" title="the_boxtrolls_21" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/the_boxtrolls_21.jpeg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Ll&#8217;ultima creazione Laika, diretta per l&#8217;occasione da una modesta e anonima coppia di mestieranti come <strong>Anthony Stacchi</strong> e <strong>Graham Annable</strong>, è tuttavia una notevole delusione per chi aveva confidato nella maturità, nell&#8217;inventiva e nel coraggio del meraviglioso <em>Coraline e la porta magica</em>, una scoraggiante involuzione puerile e bambinesca dell&#8217;arte della stop-motion, arrivata a inizio millennio a livelli di eccellenza strabilianti.</p>
<div id="attachment_38584" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/the_boxtrolls.jpg"><img class="size-full wp-image-38584" title="the_boxtrolls" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/the_boxtrolls.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Anthony Stacchi, Isaac Hempstead Wright, Graham Annable e Travis Knight</p></div>
<p><em>The Boxtrolls</em>, tratto dal best-seller per l&#8217;infanzia <em>Arrivano i mostri!</em> di Alan Snow, si accontenta di un codice ad altezza di fanciullino, con la miliardesima variazione sul tema del diverso che riscopre la sua identità e le solite gag corporali o a base di urletti e capitomboli, ma riesce nel non certo invidiabile primato di avvolgere il tutto in un&#8217;atmosfera visivamente sgradevole, fra personaggi antipatici e privi di appeal (di certo non aiutati da un doppiaggio a briglia sciolta, con un <strong>Ben Kingsley</strong> sopra le righe persino nelle virgole), ambienti e colori a tratti nauseanti, un tono indeciso fra la cinefilia della Aardman e la banalità della Dreamworks pre-<em>Dragon Trainer</em> e un 3D totalmente superfluo, concedendosi un unico colpo di genio &#8211; un esilarante dietro le quinte metacinematografico sulla preparazione dei set &#8211; solo a titoli di coda già iniziati. Non c&#8217;è nulla di male ad abbassare anagraficamente il target della propria arte, per carità, ma quando i risultati sono questi viene per fare di nuovo il tifo per l&#8217;odiosa definizione di &#8220;animazione adulta&#8221;.</p>
<div id="attachment_38585" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/tahar-rahim-e-fatih-akin-the-cut.jpg"><img class="size-full wp-image-38585" title="tahar-rahim-e-fatih-akin-the-cut" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/tahar-rahim-e-fatih-akin-the-cut.jpg" alt="Tahar Rahim e Fatih Akin per The Cut" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Tahar Rahim e Fatih Akin per The Cut</p></div>
<p>Annunciatissimo dai bookmaker come lo scontato trionfatore di quest&#8217;edizione, l&#8217;amburghese <strong>Fatih Akin</strong> torna al Lido a cinque anni dal suo <em>Soul Kitchen</em> (immeritato Gran Premio della Giuria a Venezia67) con una nuova, imponderabile sterzata al suo scatenato universo interculturale. <em><strong>The Cut</strong></em> vira infatti nei territori dell&#8217;epica del viaggio, narrando il decennale percorso dell&#8217;arrotino armeno Nazaret (il <strong>Tahar Rahim</strong> de <em>Il profeta</em>), scampato miracolosamente al genocidio del suo popolo e della sua terra da parte degli ottomani, alla ricerca fra Turchia e America delle due figlie probabilmente sopravvissute, ma l&#8217;esito lascia interdetti, per non dire di peggio.</p>
<p>Il celebrato autore de <em>La sposa turca</em> abbraccia una formula stantia, triviale, imbarazzante e insopportabilmente retorica che sogna l&#8217;esempio irripetibile di David Lean e che riporta invece alla mente il magico universo ultra-manicheo di cialtroni come Renzo Martinelli o il Nikita Mikhalkov post-sovietico, affidandosi costantemente a un linguaggio gridatissimo e declamatorio, all&#8217;esplicitazione della tragedia che trascende in bassa macelleria, se non addirittura in pornografia, a scelte di regia assolutamente imperscrutabili (perché gli armeni si parlano fra di loro in inglese? Perché i reiterati gratuiti e facilissimi, visto il centenario della nascita, riferimenti a Charlot, peraltro filologicamente sbagliati?) e a una confusione avvilente fra grande cinema e grandi mezzi. <em>The Cut</em>, concludendo, aspira all&#8217;epopea universale ma si arena disastrosamente su sponde reazionarie e codine, se non cielline, offrendo alla platea delle sale, dopo una manciata di titoli solo trascurabili, il primo autentico brutto film del Concorso.</p>
<div id="attachment_38586" style="width: 405px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/germano_martone.jpg"><img class="size-full wp-image-38586" title="germano_martone" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/germano_martone.jpg" alt="Elio Germano e Mario Martone per Il giovane favoloso" width="395" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Elio Germano e Mario Martone per Il giovane favoloso</p></div>
<p>In mattinata, probabilmente anche oltre le già alte aspettative, si assiste al miracolo: <em><strong>Il giovane favoloso</strong></em> di <strong>Mario Martone </strong>chiude sensazionalmente una selezione nostrana panzer a dir poco clamorosa, da tanto tempo mai così compatta e inattaccabile sul fronte dell&#8217;acclamazione. Annunciato come una fedele e completa biografia del nostro Giacomo Leopardi, la nuova fatica dell&#8217;artefice di <em>Noi credevamo</em> è in realtà uno straordinario campionario di evocazioni, di immagini, di spunti e, naturalmente, di poesia di abbacinante attualità, un ritratto della paralisi più o meno forzata della gioventù italiana di oggi incarnata dal suo rappresentante storico per molti insospettabilmente più appassionato, qui reso con insostenibile, commovente e viscerale intensità da un <strong>Elio Germano</strong> mostruoso e dozzine di spanne sopra i suoi contemporanei.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/micheleriondino.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38587" title="micheleriondino" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/micheleriondino.jpg" alt="" width="191" height="254" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/anna_mouglalis.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38588" title="anna_mouglalis" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/anna_mouglalis.jpg" alt="" width="170" height="254" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/isabella_ragonese.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38589" title="isabella_ragonese" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/isabella_ragonese.jpg" alt="" width="180" height="254" /></a></p>
<p><strong>Michele Riondino, Anna Mouglalis e Isabella Ragonese</strong></p>
<p>Scandendo drammaturgicamente la sua opera in cinque sezioni distinte (la giovinezza recanatiana, il fermento accademico fiorentino, la stasi romana, gli ozi napoletani e la morte incombente a Torre del Greco), <em>Martone</em> sfodera inusitate ambizioni e le onora una per una, conferendo, come se non bastasse, un andamento dinamico e avvincente forse insperato per chi era abituato a <em>L&#8217;amore molesto </em>o a <em>Teatro di guerra</em> (<em>The Cut</em> di Akin dura anch&#8217;esso 137 importanti minuti, ma pare il quadruplo), grazie anche al solito, preziosissimo contributo del fedele direttore della fotografia <strong>Renato Berta</strong>, davvero scatenato, e alla straniante, elegiaca colonna sonora IDM del berlinese <strong>Apparat</strong>. Con un terzetto di concorrenti così, culminato con questo capolavoro epocale, sarà praticamente impossibile per noi padroni di casa restare esclusi dal palmarès.</p>
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		<title>Venezia 71 &#8211; Giorno 5</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Aug 2014 15:43:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un biondissimo Viggo Mortensen che recita in francese in Loin des hommes e il secondo italiano in gara,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/viggomortensen_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38558" title="viggomortensen_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/viggomortensen_1.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Non c&#8217;è nulla che giustifichi la presenza di un film come <a href="http://www.movielicious.it/2014/08/25/un-trailer-per-far-from-men/"><em><strong>Loin</strong></em> <em><strong>des</strong></em> <em><strong>hommes</strong></em></a> nella maggiore sezione competitiva del più antico Festival cinematografico del mondo: nessuna &#8220;promozione&#8221; post-palmarès di qualche opera precedente &#8211; <strong><em>Nos retrouvailles</em></strong>, primo e, fino a ieri, unico episodio della carriera del regista francese <strong>David Oelhoffen</strong>, era passato pressoché sotto silenzio a Cannes60 -, nessun riferimento all&#8217;attualità che lo renda comunque un oggetto dei nostri tempi (sui presunti punti in comune fra l&#8217;attuale calderone mediorientale e la Guerra d&#8217;Algeria suggeriti da alcuni pontificatori è meglio non dire niente), ma soprattutto nessun merito artistico che spieghi perché lui sì e, problemi di tempistica a parte, tanti altri no (Malick, Anderson, Lanthimos, Sokurov, e via discorrendo).</p>
<div id="attachment_38560" style="width: 405px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/viggo-mortensendavid-oelhoffenreda-kateb.jpg"><img class="size-full wp-image-38560 " title="viggo-mortensendavid-oelhoffenreda-kateb" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/viggo-mortensendavid-oelhoffenreda-kateb.jpg" alt="" width="395" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Viggo Mortensen, David Oelhoffen e Reda Kateb</p></div>
<p>Bizzarra convergenza fra il western, il road e il buddy movie, film reso vagamente autoriale dalle sue ascendenze letterarie &#8211; nientemeno che un racconto breve di <strong>Albert Camus</strong>, <em>L&#8217;ospite</em> &#8211; <em>Loin des hommes </em>vorrebbe forse inserirsi nel solco già poco riconosciuto a Venezia del ritratto dell&#8217;Uomo di fronte alla Natura desertica (l&#8217;anno scorso fu il turno di <em>Tracks</em>, ma vanno ricordati anche gli altrettanto sfortunati <em>Meek&#8217;s Cutoff</em> e <em>The Road</em>), ma annacqua tutto con personaggi monodimensionali. A partire da un poliglotta <strong>Viggo Mortensen</strong> pied-noir ultra-liberal e campione di umanità che nemmeno il Kevin Costner degli anni Novanta, con snodi narrativi ammuffiti (è evidente che fra il tormentato prigioniero algerino &#8211; <strong>Reda Kateb</strong>, una specie di sostituto per Tahar Rahim &#8211; e il buon professorino che gli fa involontariamente da scorta &#8211; Mortensen, per l&#8217;appunto &#8211; scatteranno subito simpatia e comprensione), e un tono retorico e declamatorio oltre il livello di guardia. Punteggiato pure dalle musiche fin troppo insistenti di <strong>Nick Cave</strong> e di <strong>Warren Ellis</strong> e con una sensibilità che emerge soltanto quando ci si affida al muto paesaggio (la notevole fotografia è del dumontiano Guillaume Deffontaines) o ai canoni classici del genere, come la bella sequenza del bordello, che pare uscita da un film di John Ford e che risolve tutto affidandosi esclusivamente a silenzi e sguardi. Né cinema civile, né cinema di genere, nonostante le discrete scene di battaglia, solo un ibrido senza la sua vera ragion d&#8217;essere.</p>
<div id="attachment_38561" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/belluscone.jpg"><img class="size-full wp-image-38561" title="belluscone" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/belluscone.jpg" alt="Belluscone" width="500" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">Belluscone</p></div>
<p>E&#8217; il turno poi, in Orizzonti, del <strong><em>Belluscone</em> </strong>di<strong> Franco Maresco</strong>, salutato in Sala Perla dai generosi applausi di molti addetti ai lavori e capace di farci sprofondare di nuovo con inquietudine nel passato prossimo di un declino antropologico-culturale che continuiamo a illuderci di pensare superato per sempre. Pur nel consueto e per certi versi trattenuto usuale linguaggio sarcastico e sprezzante, dà l&#8217;impressione di essere il punto d&#8217;arrivo definitivo e il superamento della poetica del co-creatore di <em>CinicoTv</em>, stancatosi una volta per tutte dei suoi freak e del suo irrecuperabile substrato sottoproletario. Ne esce un&#8217;Italia sempre ai limiti del terzo mondo, folkloristica (anzi, <em>flok</em>oristica&#8230;) e pericolosamente esilarante, a cui si nega qualunque genere di riscatto, di rinascita e di speranza nei confronti di ciò che sarà.</p>
<div id="attachment_38562" style="width: 413px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/adam-driveralba-rohrwacher.jpg"><img class="size-full wp-image-38562" title="adam-driveralba-rohrwacher" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/adam-driveralba-rohrwacher.jpg" alt="" width="403" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Adam Driver e Alba Rohrwacher</p></div>
<p>Raggelante è il secondo concorrente italiano, <strong><em>Hungry Hearts</em></strong>, di <strong>Saverio Costanzo</strong>, che con il suo adattamento del breve <em>Il bambino indaco</em> di Massimo Franzoso spiazza e conturba senza concedere nulla a un pubblico forse accorso a fischiarlo a priori, ma ritrovatosi di fronte a sorpresa un&#8217;opera coerente, priva di compromessi e piena di coraggio (o di incoscienza). Il regista di <em>Private </em>non rinuncia alle insistite sfumature sinistre del suo dramma (musichette &#8211; ad opere di Nicola Piovani, luciacce colorate inquietanti, scene ad effetto) e realizza una specie di body horror viscerale di cui, dopo <em>La solitudine dei numeri primi</em>, il corpo esile e il viso emaciato di una straordinaria <strong>Alba Rohrwacher</strong>, qui in compagnia di un altrettanto insostituibile <strong>Adam Driver</strong> (visto in <em>Frances Ha</em> e in <em>A proposito di Davis</em>, nonché futuro villain dei prossimi capitoli di <em>Star Wars</em>), rappresenta la più efficace evoluzione possibile.</p>
<div id="attachment_38563" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/alba-rohrwachersaverio-costanzoadam-driver.jpg"><img class="size-full wp-image-38563" title="alba-rohrwachersaverio-costanzoadam-driver" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/08/alba-rohrwachersaverio-costanzoadam-driver.jpg" alt="Saverio Costanzo, Adam Driver e Alba Rohrwacher" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Saverio Costanzo, Adam Driver e Alba Rohrwacher</p></div>
<p>Forse non è un film totalmente riuscito, ma la visione di Saverio Costanzo si rivela ancora una volta unica e originalissima.</p>
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