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	<title>Movielicious &#187; Steve Coogan</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Il Papa non vedrà Philomena</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Feb 2014 15:59:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Judi Dench]]></category>
		<category><![CDATA[Philomena Papa Bergoglio]]></category>
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		<category><![CDATA[The Lost Child of Philomena Lee]]></category>

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		<description><![CDATA[La pellicola con Judi Dench candidata all'Oscar non ha conquistato proprio tutti...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/papa-francesco.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34712" title="papa-francesco" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/papa-francesco.jpg" alt="" width="278" height="252" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/philomena-judi-dench.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34713" title="philomena-judi-dench" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/philomena-judi-dench.jpg" alt="" width="250" height="252" /></a></p>
<p>Cinema e fede: un connubio che spesso risulta un po&#8217; scomodo. Come nel caso della &#8220;piccola&#8221; pellicola di Stephen Frears,<strong><em> <a href="http://www.movielicious.it/2013/12/17/philomena/">Philomena</a></em></strong><a href="http://www.movielicious.it/2013/12/17/philomena/">,</a> presentata a Venezia lo scorso anno e finita tra i nove finalisti in lizza per l&#8217;<a href="http://www.movielicious.it/2014/01/16/oscar-2014-tutte-le-nomination/">Oscar al Miglior Film</a>. Il portavoce vaticano, <strong>Padre Federico Lombardi</strong>, ha risposto così a un giornalista che gli avrebbe chiesto se <strong>Papa Bergoglio</strong> avrebbe visto la pellicola: &#8220;Il Santo Padre non visiona personalmente dei film, e non lo farà  neppure in questo caso. Inoltre è sempre bene evitare che il Papa venga  utilizzato ai fini di una operazione di marketing&#8221;.</p>
<p>Tratto dal libro <strong>The Lost Child of Philomena Lee</strong>, di Martin Sixsmith, il film diretto da <strong>Stephen Frears </strong>e interpretato da<strong> Judy Dench</strong> e <strong>Steve Coogan</strong> racconta la storia vera di una donna che per cinquant&#8217;anni ha cercato il  figlio che le era stato strappato via dalle suore dell&#8217;istituto religioso  irlandese in cui aveva partorito, quando era appena adolescente, per essere dato in adozione a una famiglia americana.</p>
<p>Proprio in occasione della presentazione veneziana di <em>Philomena</em>, lo scorso settembre, Stephen Frears durante la conferenza stampa disse di essere &#8220;curioso di sapere se il Papa lo vedrà mai (&#8230;) Mi piace questo Papa. Non ho idea se la Chiesa grazie a lui stia facendo  un&#8217;operazione di rinnovamento di immagine, ma lo spero tanto. (&#8230;) E&#8217; anche vero però che il cattolicesimo è stato capace di fare cose  tremende alle persone&#8221;. Nel film di Frears ci sono alcuni passaggi in cui le suore che &#8220;accolsero&#8221; la giovanissima Philomena Lee e le altre ragazze allontanate dalle loro famiglie perché segnate come peccatrici, non vengono descritte esattamente come madri caritatevoli. Tutt&#8217;altro. Certo Bergoglio ci ha stupiti sotto molti fronti, chissà che non ci spiazzi ancora una volta e chieda di vedere <em>Philomena</em>.</p>
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		<title>Philomena</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Dec 2013 14:39:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id. U.K.- Francia 2013)<br />
Uscita: 19 dicembre 2013<br />
Regia: Stephen Frears<br />
Con: Judi Dench, Steve Coogan, Anna Maxwell Martin<br />
Durata: 1 ora e 34 minuti<br />
Distribuito da: Lucky Red</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/philomena-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-33915" title="philomena-2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/philomena-2.jpg" alt="" width="500" height="203" /></a></p>
<p>Prendete una storia vera e densa di umanità da riuscire a strappare una  lacrima persino allo spettatore più snob e insensibile. Metteteci dentro  un gigante come Judi Dench travestita da signora irlandese perbene e  indifesa che nella vita ha dovuto subire il più grave dei soprusi. E  affidate il tutto a un regista come Stephen Frears (<em>Piccoli affari sporchi</em>, <em>The Queen &#8211; La regina</em>), abilissimo tessitore  di trame narrative, che riesce nel compito non facile di elevare a  grande storia quella che sulla carta somiglia tanto a un plot da  romanzetto rosa, di quelli scontati e con le copertine  ingiallite dal sole e dal tempo nelle vetrine delle edicole, e di cui  Philomena ama tanto raccontare la trama.</p>
<p>Siamo nell&#8217;Irlanda del  1952. Philomena Lee, ancora adolescente, rimane incinta. Cacciata dalla  famiglia, viene mandata al convento di Roscrea. Per ripagare le suore  delle cure che le prestano prima e durante il parto, Philomena lavora  nella lavanderia del convento e può vedere suo figlio un&#8217;ora sola al  giorno. A tre anni, il piccolo Anthony viene venduto e dato in adozione  ad una coppia di americani. Cinquant&#8217;anni dopo, la donna, grazie a sua  figlia, incontra Martin Sixmith (Steve Coogan), un disincantato  giornalista al quale racconta la sua storia. Martin la convincerà allora  ad accompagnarlo negli Stati Uniti per andare alla ricerca di Anthony.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/philomena-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-33916" title="philomena-1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/philomena-1.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Parzialmente tratto dal libro di Martin Sixsmith, <em>The Lost Child of Philomena Lee </em>e presentato <a href="http://www.movielicious.it/2013/09/01/venezia-70-day-4/">In Concorso a Venezia 70</a>, dove si è aggiudicato il premio per la Migliore sceneggiatura, <em>Philomena</em> è uno di quei film di una semplicità quasi spiazzante. Con uno schema fin troppo semplice nel quale si muovono pochi personaggi, tutti ben delineati sin dall&#8217;inizio, la pellicola mostra dalla prima scena una distinzione tra buoni (in odore di santità) e cattivi (davvero perfidi senza se e senza ma) sin troppo evidente. Però. C&#8217;è un però. La sceneggiatura scritta a quattro mani da Jeff Pope e dallo stesso Steve Coogan si pone con una freschezza e un rispetto nei confronti dei durissimi temi trattati (e già affrontati nel 2002 dallo splendido <em>Magdalene</em> di Peter Mullan, premiato a Venezia con il Leone d&#8217;oro) che rimane impossibile non ritrovarsi a fare il tifo per la donna. La parola d&#8217;ordine per Frears e per i due autori è senza dubbio &#8220;empatia&#8221;: il loro è un gioco sporco e sembrano godere nell&#8217;avere in pugno, per un&#8217;ora e mezza, la sensibilità dello spettatore che si ritrova a piangere e ridere come fosse su un ottovolante emozionale, per situazioni a volte assolutamente lapalissiane eppure tanto coinvolgenti.</p>
<p>Che Judi Dench sia un mostro di bravura, poi, lo si evince da come sia riuscita a mettere in piedi un personaggio ai limiti del credibile: la sua Philomena ha una fede incrollabile, nonostante tutto quello che ha passato, trabocca di virtù morali e non smette di mostrarsi misericordiosa nei confronti di chi, cinquant&#8217;anni prima, gli ha strappato il figlio dalle braccia. Costruendo il rapporto tra lei e Martin, Frears non ha dato vita solo a un confronto generazionale, ma anche all&#8217;avvicinarsi di due individualità assolutamente opposte e distanti tra loro. Da una parte il benestante laureato ad Oxford ed ex portavoce del governo Blair, dall&#8217;altra la modesta infermiera in pensione che legge romanzetti rosa. Con una perfetta commistione di humour e dramma, <em>Philomena</em> è uno di quei film che riesce ad appassionare tutti, toccando i tasti più semplici delle corde emozionali e facendosi portatore di un messaggio universalmente comprensibile e condivisibile.</p>
<p><strong>Voto</strong> 8</p>
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		<title>Venezia 70: Day 4</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Sep 2013 08:26:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Algunas Chicas]]></category>
		<category><![CDATA[Child of God]]></category>
		<category><![CDATA[Hayao Miyazaki]]></category>
		<category><![CDATA[james franco]]></category>
		<category><![CDATA[Judi Dench e Stephen Frears]]></category>
		<category><![CDATA[Kaze Tachinu]]></category>
		<category><![CDATA[Philomena]]></category>
		<category><![CDATA[Sophie Kennedy Clark]]></category>
		<category><![CDATA[Steve Coogan]]></category>

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		<description><![CDATA[James Franco e Judi Dench protagonisti della quarta giornata al Lido. Ma anche l'atteso Kaze no Tachinu]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_32918" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/philomeniapremiere70thvenice.jpg"><img class="size-full wp-image-32918" title="philomeniapremiere70thvenice" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/philomeniapremiere70thvenice.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Steve Coogan, Sophie Kennedy Clark, Judi Dench e Stephen Frears</p></div>
<p>Mette finalmente d&#8217;accordo tutti, nel male e &#8211; soprattutto &#8211; nel bene il film d&#8217;apertura della quarta giornata di programmazione della 70a Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografica di Venezia, ossia il britannico <em>Philomena </em>diretto da Stephen Frears: la cosa più sorprendente è che a ottenere un effetto di distensione e a fungere da balsamo per lo spirito è un tradizionale melodramma che si aggira fra istituti religiosi lager, traffici di bambini e lutti familiari.</p>
<p>Merito indubbio di tale paradossale effetto è il brillante script del comico inglese Steve Coogan, il leggendario Alan Partridge radiotelevisivo rivelatosi cinematograficamente con uno spassoso duetto firmato Winterbottom-Boyce e composto dai mai troppo celebrati cult d&#8217;oltremanica <em>24 Hour Party People</em> e <em>A Cock and Bull Story</em> (da noi solo in Home Video): Coogan infatti non si limita a stemperare la materia con la solita alternanza di lacrime e sorrisi, ma mantiene dall&#8217;inizio alla fine un approccio soavemente umoristico &#8211; puntellato da gustose invettive anticlericali e antirepubblicane &#8211; che mantiene il film in un costante stato di grazia.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/judi-dench.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32919" title="judi-dench" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/judi-dench.jpg" alt="" width="370" height="552" /></a></p>
<p>Protagonisti della vicenda sono infatti l&#8217;ottantenne infermiera in pensione che dà il titolo al film (una impagabile, perfetta Judi Dench) e lo spin doctor decaduto Martin Sixsmith (lo stesso Coogan): quest&#8217;ultimo, retrocesso alle retroguardie del bieco giornalismo sensazionalistico, si troverà casualmente a fare luce sulla &#8220;storia di vita vissuta&#8221; della donna, mai rassegnatasi all&#8217;idea di essersi fatta portar via il figlio Martin, concepito nel &#8220;peccato&#8221; e venduto ad una ricca famiglia cattolica d&#8217;oltreoceano.</p>
<p>Il registro patetico e tragico dell&#8217;interpretazione della prima combinato a quello comico del secondo sortisce un effetto davvero irresistibile, dove il fuoco di fila delle battute è sempre bilanciato dalla sostanza basilarmente drammatica degli sviluppi narrativi, mentre Frears ritrova il suo classico stile medio, discreto e moderatamente invisibile che in molti casi ha fatto la sua fortuna. Certo, Philomena non ci suggerisce niente sulla direzione in cui sta attualmente andando il cinema e fondamentalmente rimane soltanto un bell&#8217;esempio di calligrafismo fine a se stesso, però a volte è anche di piccoli, graziosi film come questi che inconfessabilmente sentiamo il bisogno e che possono risollevare, come fu sette anni fa, rimanendo su Frears, <em>The Queen</em>, dare una salutare spinta in avanti ad una rassegna internazionale.</p>
<div id="attachment_32921" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/child-of-good.jpg"><img class="size-full wp-image-32921" title="child-of-good" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/child-of-good.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Scott Haze e James Franco</p></div>
<p>Ci si avventura in contesti diametralmente opposti con l&#8217;adattamento di <em>Child of God</em> diretto da James Franco, che è ad oggi una delle sorprese più insperate della competizione: l&#8217;attore californiano ormai trentacinquenne, dopo una carriera nel mainstream fra vette (più che altro ottime interpretazioni in opere discutibili come <em>Milk</em>,<em> 127 ore</em> o <em>Spring Breakers</em>) e abissi (le sue sortite filo-apatowiane, il suo ruolo monocorde nella trilogia di <em>Spiderman </em>e nientemeno che una conduzione della Notte degli Oscar che regala ancora incubi ai seguaci della manifestazione), trova finalmente il giusto senso nel suo incerto e prolifico percorso da regista finora suddiviso fra modesti progetti low budget (gli insignificanti <em>The Ape</em> e <em>Good Time Max</em>), tributi piuttosto malriusciti ai suoi numi tutelari (allo sfortunato Mineo in <em>Sal</em>, ad Hart Crane in <em>The Broken Tower</em> e a Faulkner in<em> As I Lay Dying</em>) e provocazioni belle e buone (specie <em>Interior. Leather Bar.</em>, in cui si limita a rigirare le sequenze erotiche censurate di <em>Cruising</em>).</p>
<p>A venirgli in soccorso e a illuminargli la via è nientemeno che la prosa di Cormac McCarthy, forse il più grande e riconoscibile romanziere americano vivente, di cui viene messo in scena quel <em>Figlio di Dio</em> che, terzo romanzo di una carriera pregnissima, servì ad imporre definitivamente uno stile di scrittura simile a nient&#8217;altro, fra punteggiatura assente e un linguaggio &#8220;verista&#8221; che ricalcava la parlata del Profondo Sud, e intriso di una weltanschauung cinica, selvatica e nichilista che sarebbe esplosa nei romanzi della maturità (<em>Meridiano di Sangue</em> in primis): Franco sceglie di trasporre in immagini la sua opera forse più infilmabile, l&#8217;escalation di violenza e la discesa nel baratro di Lester Ballard, un sociopatico semiritardato all&#8217;ultimo stadio che, alienatesi totalmente le simpatie della comunità e attirate su di sé le attenzioni dello sceriffo, si ritira nei boschi in solitudine e si dedica ad una vita ai confini dell&#8217;animalesco, che dapprima sfocia in lunghe peregrinazioni rabbiose e in sessioni di necrofilia, e si risolve poi nell&#8217;omicidio seriale e nella definitiva pazzia.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/james-franco.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32925" title="james-franco" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/james-franco.jpg" alt="" width="335" height="503" /></a><br />
Forse ancor più del capolavoro coeniano <em>Non è un paese per vecchi</em>, questo <em>Child of God</em> ci restituisce il mondo e soprattutto lo stile mccarthyiano come finora non ci saremmo neanche sognati, con intelligenti scelte di regia che fungono da traduzione per determinate scelte letterarie (la dizione semi-incomprensibile che ricalca lo stile volutamente sgrammaticato dei personaggi e che ha reso necessario addirittura i sottotitoli pure per la lingua inglese, gli estemporanei stacchi a nero che restituiscono la brevità e la concisione dei paragrafi) e con una rischiosa, a tratti insistita ma in fin dei conti coerentissima esasperazione dei paralleli cristologici che già il romanzo accennava: Ballard si ritira nel bosco/deserto, è vittima di tentazioni, subisce le accuse della città, viene tradito dai suoi (anche se qui si tratta solo di innocui peluches), si scontra con un latifondista locale che assomiglia alla raffigurazione tradizionale di Dio Padre, viene arrestato e condannato sommariamente a morte, per poi scappare al linciaggio, rifugiarsi in una caverna/sepolcro ed uscirne dopo un paio di giorni, &#8220;rinato&#8221;.<br />
Franco, che oggi per certi versi ricalca la strada da aspirante maudit che fino a dieci anni fa fu di Vincent Gallo, rischia moltissimo e si mantiene sempre a due passi dallo shock e dal compiacimento, ma il valore fortemente allegorico e morale della vicenda stempera il tutto e conferisce alla storia una naturale grandezza, cui giova anche la performance sensazionale e disumana &#8211; è il caso di dirlo &#8211; dell&#8217;emergente Scott Haze, un mostro capace delle peggiori efferatezze e con cui, ciò nonostante, proprio non riusciamo per non simpatizzare. Da segnalare anche l&#8217;appropriatissima colonna sonora bluegrass di Aaron Embry, che ci immette nell&#8217;atmosfera della provincia violenta del Tennessee con notevolissimi risultati.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/kaze-no-tachinu.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32924" title="kaze-no-tachinu" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/kaze-no-tachinu.jpg" alt="" width="400" height="288" /></a></p>
<div>E se il pomeriggio scorre accessorio con <em>Algunas Chicas</em>, un brutto thriller concettual-onirico argentino che sogna Lynch (<em>INLAND EMPIRE</em>, nientemeno), ma le cui ali di cera si sciolgono a tempo di record e che incarna in tutto e per tutto i difetti che hanno decretato la decadenza definitiva della sezione, la sera si va definitivamente in gloria con l&#8217;attesissimo &#8211; anche se non proprio inedito &#8211; <em>Kaze Tachinu</em> di Hayao Miyazaki.</div>
<div>Sebbene le aspettative fossero già alte visto l&#8217;ulteriore discorso di rottura nei confronti della poetica del suo autore &#8211; si tratta del suo primo lungometraggio totalmente privo di elementi fantastici -, difficilmente ci si potrebbe dire più soddisfatti: il film è a tutti gli effetti il vertice assoluto raggiunto dalla Studio Ghibli nei suoi decenni di carriera e un&#8217;opera dal fortissimo valore testamentario (come lo furono <em>Rapsodia in agosto</em> e <em>Madadayo</em> per Kurosawa, ormai unico paragone possibile), la rappresentazione nella sua forma più matura, personale e ciò nonostante accessibile di tutto l&#8217;universo poetico, morale e artistico del sommo animatore nipponico, che qui rende definitivamente omaggio al tema più ricorrente e simbolico della sua filmografia, il volo. Il film è infatti la cronaca della &#8220;decade di apice creativo&#8221; del pioniere dell&#8217;aviazione giapponese Jiro Horikoshi, che sin da bambino, frustrato da una miopia che gli impedisce una carriera da pilota e ispirato dalle opere del designer italiano Giovanni Battista Caproni, sogna di costruire aerei e che arriverà ai vertici dell&#8217;ingegneria mondiale progettando gli Mitsubishi A6M Zero, i velivoli che nelle fasi finali del secondo conflitto mondiale sarebbero stati guidati dai kamikaze.</div>
<div>Qualche dissennato ha parlato di dietrologia, di propaganda, di revisionismo storico e non si è reso conto né del valore prettamente autobiografico che Miyazaki ha attribuito al personaggio di Horikoshi (come lui, Miyazaki per tutta la carriera ha dato vita a universi impossibili e ai sogni di generazioni intere di spettatori), né del discorso di fondamentale pessimismo che avvolge il tutto (Horikoshi, nel suo idealismo e nella sua ingenuità, non concepisce le sue invenzioni come macchine di distruzione), e soprattutto del discorso profondamente umano che traspare dagli eventi: all&#8217;ombra della Grande Storia, vista nel Terremoto di Kanto del 1923 e soltanto intuita nel finale &#8211; con straordinario pudore &#8211; nella catastrofe della sconfitta bellica del 1945, e di una carriera più grande della vita, alla fine restano soprattutto il rimpianto per ciò che si è perduto e che la vita ci ha portato via troppo presto, rappresentato dalla struggente storia d&#8217;amore con la fragile Naoko, destinata alla tubercolosi, e la fioca speranza di andare avanti anche se (o forse perché) il vento si è levato, per citare la frase di Paul Valery che percorre tutto il film.</div>
<div>Irripetibile pietra miliare dell&#8217;universo anime tutto, <em>Kaze Tachinu</em> offre tutto quello che il cinema d&#8217;animazione adulto è o dovrebbe essere in grado di offrire, accompagnato dalla solita serie di intuizioni e di genialità che costellano tutto il film, in particolare &#8211; miracolo nel miracolo &#8211; le sequenze di volo oniriche (le uniche che il ragazzo possa permettersi) in compagnia del mentore Caproni, forse la vetta teorica dell&#8217;anziano maestro di Tokyo, e il lungo, tenero corteggiamento reciproco fra i due protagonisti &#8211; a metà fra <em>Duello a Berlino</em> e il melodramma verdiano &#8211; protrattosi per oltre un decennio.<br />
Come al solito indispensabili le musiche di Joe Hisaishi, dolci e dolenti come non mai e che forse calano il sipario per sempre &#8211; sarebbe difficile aspettarsi il contrario &#8211; sul percorso artistico di Hayao Miyazaki, giunto quest&#8217;anno, nonostante la concorrenza delle sue opere precedenti, al suo più grande capolavoro.</div>
<div><a href="http://www.binarioloco.it/"><br />
</a></div>
<div><em><a href="http://www.binarioloco.it/">www.binarioloco.it</a></em></div>
<div>Foto di Eugenio Boiano</div>
<div>(<em><a href="http://www.eugenioboiano.com/">www.eugenioboiano.com</a></em>)</div>
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