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	<title>Movielicious &#187; The Canyons</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>The Canyons</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Nov 2013 17:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[James Deen]]></category>
		<category><![CDATA[Lindsay Lohan]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Schrader]]></category>
		<category><![CDATA[The Canyons]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando Paul Schrader incontra Bret Easton Ellis. Ma il cinema dove è finito? La nostra recensione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2013)<br />
Uscita: 14 novembre 2013<br />
Regia: Paul Schrader<br />
Con: Lindsay Lohan, James Deen, Nolan Gerard Funk<br />
Durata: 1 ora e 39 minuti<br />
Distribuito da: Adler Entertainment</p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/11/the-canyons-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-33551" title="the-canyons-2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/11/the-canyons-2.jpg" alt="" width="500" height="213" /></a></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">C&#8217;erano tutti i presupposti per accogliere un film come <em>The Canyons</em> con l&#8217;entusiasmo e la fiducia delle grandi occasioni: il ritorno dietro la macchina da presa dello scorsesiano Paul Schrader a cinque anni di distanza dallo sfortunato <em>Adam Resurrected</em>, la prima sceneggiatura originale, dopo un poker di romanzi riadattati più o meno fedelmente in pellicole di discreto culto (fra cui gli ottimi <em>Le regole del’attrazione</em> e <em>The Informers</em>), dell&#8217;autore californiano Bret Easton Ellis, la natura orgogliosamente indipendente del progetto, fra una campagna fondi avviata sulla piattaforma web Kickstarter, un esiguo budget a quattro zeri e attori pagati il minimo sindacale di 100 dollari al giorno. Nonché, elemento di sicuro clamore, il coinvolgimento nel cast di una Lindsay Lohan mai così in parte dopo tre anni trascorsi fra spernacchiati impegni televisivi (come il risibile biopic su Liz Taylor), disastrosi cameo solo in superficie autoironici (il triste prologo di <em>Scary Movie 5</em>) e umilianti episodi fra cella e clinica che hanno preso definitivamente il sopravvento su una carriera in caduta libera.<br />
Allo stesso tempo, tuttavia, era difficile dare credito ad un progetto che già in corso d&#8217;opera sembrava condannato al fallimento, e precisamente per le medesime ragioni di cui sopra, dall&#8217;impronta ormai debole di un cineasta che ha dato il suo meglio soprattutto dividendosi equamente fra copione e macchina da presa (<em>Tuta blu</em>, <em>Mishima</em> e, soprattutto, il dolorosissimo <em>Affliction</em>, forse il suo capolavoro) e che ancora fatica a trovare il proprio ruolo nel cinema del ventunesimo secolo.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"><em>The Canyons</em> risulta così un&#8217;opera prigioniera della propria identità teorica e delle proprie pretese, vanificate da quel criterio forse non intenzionale di confondere umoristicamente fabula e messinscena, impostando il tutto come una vacua soap opera, con tutta la scipitezza, il piattume e il dilettantismo del caso, in quanto trasfigurazione ironica di quella vacua soap opera &#8211; un’autoassoluzione che finirebbe col giustificare anche il trash meno smaliziato e i suicidi artistici <em>à la</em> Kitano. Impossibile dire quanto siano stati effettivamente sinceri i propositi di Schrader, un professionista a cui tutte le debolezze e le fragilità maturate (non solo nel corso delle riprese, ma anche durante la travagliatissima post-produzione), sarebbero apparse più che manifeste, uno sviluppo blando e paludoso che dell’universo umano e della poetica di Ellis (e, nello specifico, del suo <em>Imperial Bedrooms</em>) sembra essere – di nuovo: volutamente? – un’autoparodia, una commistione di generi &#8211; melodramma altoborghese, commedia di costume, thriller erotico e via discorrendo &#8211; che probabilmente vorrebbe satireggiare i loro canoni e ribadire ulteriormente la morte della Settima Arte per come la conosciamo (i titoli di testa e di coda dove appaiono solo vecchie sale cinematografiche dismesse), ma che non graffia e non incide lungo tutte le direzioni che intende prendere, con un’accelerazione finale dopo oltre un’ora di dialoghi a tratti sfibranti che, invece di dare una brusca sferzata all’insieme, affossa definitivamente l’equilibrio del film. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Non c’è nulla di avvincente, di interessante, di vivo nelle disavventure vagamente porcellone – ma tutt’altro che spinte – di un sottobosco hollywoodiano corrotto, putrescente e cosmicamente solo ma tutto sommato a dir poco risaputo, visto che della solitudine inconsolabile e dell’isolamento autodistruttivo dei personaggi schraderiani più classici (dall’<em>American Gigolò</em> al tormentato sceriffo Whitehouse di <em>Affliction</em>, per non parlare, ovviamente, del suo <em>Mishima</em>) rimane soltanto la scorza.  E che dello svolgimento stesso della storia, che Ellis stesso ha definito in toni ben poco lusinghieri come un “letargico noir di appena un’ora e mezza, ma che pare durare almeno il doppio”, alla fin fine non ci importa nulla. Se, dopo oltre dieci anni di sbandamenti e di progressivo distacco dal mestiere di sceneggiatore, Schrader ha finalmente raggiunto il punto più basso della sua carriera, allora non restano molte illusioni da farsi.  Ma se, come è più auspicabile, <em>The Canyons </em>è stato solo il risultato di una burla da un quarto di milione di dollari, allora, a sghignazzo scemato – lo stesso che, senza troppe cerimonie, ha accolto il film alla sua (superflua, essendo già allora reperibile in home video) presentazione veneziana &#8211;  è finalmente ora di tornare seri e di rimettersi al lavoro.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Voto</strong> 4</p>
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		<title>Venezia 70: Day 3</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Aug 2013 07:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[David Gordon Green]]></category>
		<category><![CDATA[Joe]]></category>
		<category><![CDATA[Nemico di Classe]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolas Cage]]></category>
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		<category><![CDATA[Razredni Sovraznik]]></category>
		<category><![CDATA[Settimana della critica]]></category>
		<category><![CDATA[The Canyons]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/08/nicolascagejoepremieresvenice_-slide.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32900" title="nicolascagejoepremieresvenice_-slide" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/08/nicolascagejoepremieresvenice_-slide.jpg" alt="" width="500" height="336" /></a></p>
<p>Dopo gli spazi siderali di <em>Gravity</em>, la  rappresentanza statunitense alla 70a Mostra Internazionale d’Arte  Cinematografica di Venezia atterra fra i tetri e inospitali scenari  della provincia texana e la desolazione senza fine dei suoi incattiviti  abitanti:<em> Joe</em> di David Gordon Green tenta di restituirci la forma più  pura e meno ingabbiato dalle commissioni del talento rivelatosi con  George Washington (vincitore del 18° Torino Film Festival), esploso con  lo splendido Undertow e riciclatosi tristemente dal 2008 nel circolo di  Judd Apatow con abomini demenziali su cui è meglio tacere.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/08/nicolas-cage-david-gordon-green-tye-sheridan-ronie-gene-blevins.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32901" title="nicolas-cage-david-gordon-green-tye-sheridan-ronie-gene-blevins" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/08/nicolas-cage-david-gordon-green-tye-sheridan-ronie-gene-blevins.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ringalluzzito dal Premio per la Migliore  Regia all’ultimo Festival di Berlino assegnato al suo <em>Prince Avalanche</em>,  il cineasta texano ritrova gli ambienti, i personaggi e le dinamiche  della sua fase autoriale, riviste però con la sensibilità di un autore  ormai affermato: escono ridimensionati soprattutto i debiti nei  confronti della poetica del confessato nume tutelare Terrence Malick,  suo concittadino e coproduttore di Undertow, ma il ritorno a casa di  Green, seppur salvifico e depurante, non riporta precisamente alle vette  dei suoi esordi.</p>
<p style="text-align: justify;">Traendo spunto dall’omonimo romanzo di  Larry Brown, si torna a parlare di figure paterne, di riscatti  impossibili e di vicende di ordinaria sopraffazione, qui rappresentate  dall’ex-detenuto Joe (Nicolas Cage), che diventa la figura di  riferimento e il viatico verso la vita adulta del quindicenne Gary (Tye  Sheridan, che interpretava, guarda caso, il fratello maggiore del  protagonista di <em>The Tree of Life</em>), quotidianamente vessato dal padre  alcolista ed ingabbiato da una vita la cui miglior prospettiva è  raggranellare qualche dollaro “uccidendo” alberi nelle squallide  boscaglie circostanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/08/nicolas-cage-alice-kim-cage.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32902" title="nicolas-cage-alice-kim-cage" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/08/nicolas-cage-alice-kim-cage.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il legame  che si instaura fra il burbero protagonista e il ragazzo però non va  oltre un’ordinaria e neanche tanto approfondita educazione alla vita,  che in certi momenti ricorda – epilogo compreso – i precetti del vecchio  Clint Eastwood – Kowalsky di Gran Torino.  Il film è effettivamente slabbrato, privo di un autentico baricentro e  per certi versi fin troppo semplicistico, vittima di cambi di registro  un po’ troppo facili – la parentesi comica con la ricerca del cane  scomparso -, ma riesce comunque a funzionare grazie all’ingrediente che  sembrava pregiudicare per principio la riuscita della ricetta: Green  sfrutta infatti con grande intelligenza e sensibilità un attore rimasto  vittima della sua progressiva, irrefrenabile perdita di dignità come  Cage, che dà vita ad un’interpretazione assolutamente memorabile di  volta in volta capace di imprevedibile sobrietà e di notevole  autoironia, giocando sugli stereotipi e suoi tic che ne hanno negli anni  inficiato la carriera.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/08/nicolas-cage-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32912" title="nicolas-cage-1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/08/nicolas-cage-1.jpg" alt="" width="396" height="558" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Joe è pertanto forse un’opera più di  transizione di quanto non si credesse, ma che forse sarà terapeutica per  lo schizofrenico regista di Austin per il suo futuro professionale.</p>
<div id="attachment_32904" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/08/canyonspremierenolan-gerard-funk-tenille-houstonbret-easton-ellis-james-deen-paul-schrader.jpg"><img class="size-full wp-image-32904" title="canyonspremierenolan-gerard-funk-tenille-houstonbret-easton-ellis-james-deen-paul-schrader" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/08/canyonspremierenolan-gerard-funk-tenille-houstonbret-easton-ellis-james-deen-paul-schrader.jpg" alt="Il cast di The Canyons" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Il cast di The Canyons</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ci si sposta invece sulla West Coast per  accogliere il successivo ospite statunitense, il dramma erotico <em>The  Canyons</em> che il veterano Paul Schrader ha presentato fuori concorso al  Festival nonostante non si trattasse di una pellicola inedita e che fa  il paio con la sua partecipazione al Festival in veste di Presidente di  Giuria di Orizzonti. Probabilmente sarebbe stato meglio per lo storico  sceneggiatore di Martin Scorsese fare dono esclusivamente della sua  presenza, visto che il film è un indifendibile pastrocchio pensato per  essere un cult a tavolino e messo in scena come una piatta soap opera  vagamente porcellona – ma ben lontana dall’essere spinta – con  personaggi assolutamente monocordi e privi di personalità, dinamiche di  sceneggiatura insondabili ed attori lasciati, disgraziatamente, a se  stessi: passi anche lo statuario ed inespressivo James Deen, che  difficilmente saprà andare oltre la propria reputazione di “Ryan Gosling  del porno”, ma ostinarsi a tentare di rilanciare una sfattissima,  devastata Lindsay Lohan come una sorta di talentuoso ibrido fra la  fragilità di Marilyn Monroe e l’eleganza di Elizabeth Taylor è un’idea  che continua a rivelarsi fallimentare.</p>
<p style="text-align: justify;">Bret Easton Ellis tenta di conferire al  suo primo script concepito appositamente per lo schermo la stessa  atmosfera malsana e morbosa dei suoi più riusciti adattamenti per il  cinema, specie di <em>Le regole dell’attrazione</em> e di <em>The Informers</em>),  ma il suo contributo è assolutamente irriconoscibile. Non è un problema  dovuto al budget irrisorio o alla sostanziale natura autarchica del  progetto ma alla pressoché totale mancanza di idee e di esigenze di  raccontare qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/08/nemico-di-classe.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32905" title="nemico-di-classe" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/08/nemico-di-classe.jpg" alt="" width="500" height="209" /></a></p>
<p>L’asso della giornata viene calato a sorpresa dalla Settimana  Internazionale della Critica, che prende il via ufficialmente oggi dopo  la proiezione non competitiva del nostrano <em>L&#8217;arte della felicità</em>: lo  sloveno Razredni Sovraznik  (<em>Nemico di classe</em>) è infatti un’originale e appassionante variazione  sullo stilema, ormai fossilizzato, del cinema scolastico che fa piazza  pulita di decenni di emuli stantii del Professor Keating de <em>L’attimo fuggente</em>.  L’inflessibile Robert Zupan (un meraviglioso Igor Samobor, distinto e  flemmatico come Dirk Bogarde), viene chiamato a sostituire come  insegnante di tedesco la remissiva collega Nusha, amatissima dai suoi  allievi ed instaura nella sua nuova classe un clima di austerità e  rigore che, nelle intenzioni, dovrebbe incoraggiare i ragazzi  indisciplinati a dare il meglio di sé e ad evolvere come individui ma  che li porterà, a seconda dei casi più o meno traumaticamente, a  scontrarsi con le proprie paure e i propri fallimenti finché un giorno  la più fragile del gruppo, la pianista Sabine, si suiciderà e pioverà  sul capo di Zupan l’accusa di aver incoraggiato il gesto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film sconta inevitabilmente certe  piccole sbavature, come una durata appena appena eccessiva ed alcune  caratterizzazioni un po’ troppo stereotipate e tipiche della tradizione  studentesca (dallo sfaticato buontempone all’odioso primo della classe,  dalla professoressa di ginnastica bionda e svampita alla nazistella con  il caschetto), ma per il resto si vola davvero alto: merito soprattutto  di una sceneggiatura impeccabile che imbastisce un tesissimo gioco al  massacro fra le forze della Logica (Zupan) e quelle dei Sentimenti (gli  studenti), di una regia asciutta e matura che proietta il ventottenne  Rok Bicek nel firmamento degli esordienti di ferro e della scelta tanto  rischiosa quanto appagante di non privilegiare mai le soluzioni più  facili (le due fazioni arriveranno forse a capirsi, ma non ad amarsi, e  Zupan lascerà la scuola nel silenzio generale), lasciando perdere  qualsiasi discorso sul superamento del lutto e sull’accettazione della  realtà (basti pensare come vengono trattati i ridicoli, spassosi  siparietti dell’assistente sociale) come invece accadeva di recente, per  esempio, nel più conciliante <em>Monsieur Lazhar</em> ma affrontando il  tema ben più struggente ed adulto della responsabilità e del senso di  colpa e portando lo spettatore a identificarsi e a simpatizzare non con  la vociante, qualunquista e ricattatoria fazione dei ragazzi, ma –  inaudito! – con l’intelligenza, il raziocinio e la pacatezza del  docente.</p>
<p style="text-align: justify;">Resta solo da sperare che gli esercenti  europei non si lascino scappare l’occasione e si prendano a cuore il  destino critico e commerciale di un debutto davvero notevole.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.binarioloco.it/">www.binarioloco.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">
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