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	<title>Movielicious &#187; The Congress</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>The Congress</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2014 11:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[La trasfigurazione del reale secondo Ari Folman, in un film che fonde animazione e live action con una]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA, 2013)<br />
Uscita: 12 giugno 2014<br />
Regia: Ari Folman<br />
Con: Robin Wright, Harvey Keitel, Paul Giamatti<br />
Durata: 2 ore e 2 minuti<br />
Distribuito da: Wider Films</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/the_congress_slide.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-37246" title="the_congress_slide" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/the_congress_slide.jpg" alt="" width="500" height="286" /></a></p>
<p><strong>Robin Wright</strong> è un&#8217;attrice di mezza età che si ritrova ad affrontare l&#8217;inevitabile viale del tramonto, frutto di una serie troppo lunga di scelte sbagliate.<br />
Il suo agente Al (<strong>Harvey Keitel</strong>) riesce, nonostante tutto, a farle ottenere un provino per un&#8217;ultima scrittura.<br />
Non si tratta però di una parte in un semplice film, ma della digitalizzazione della sua immagine e della sua intera gamma espressiva, in modo che il colosso hollywoodiano della Miramount possa utilizzarla per una serie potenzialmente infinita di ruoli senza che lei debba mai più recitare.<br />
Anzi, il contratto prevede che la Robin Wright reale si impegni a sparire dal proscenio e ad invecchiare in privato, mentre la sua versione digitale continuerà a recitare, per sempre giovane, in film su cui non ha più il minimo potere di veto.<br />
Molti attori hanno già firmato questo tipo di contratto e Robin, spinta anche dalle esigenze economiche che le cure del figlio disabile comportano, accetta.<br />
Vent&#8217;anni dopo, questa tecnologia è degenerata fino alla sintesi di una droga che permette a chiunque di assumere identità fittizie (in molti casi proprio quelle di star di Hollywood) in un mondo completamente animato in cui, almeno apparentemente, essere felici.<br />
Robin, per la prima volta dopo la firma del contratto, esce dal suo isolamento per partecipare a un congresso della Miramount (diventata nel frattempo Miramount-Nagasaki) durante il quale scoppia una violenta rivolta.<br />
Di lì in avanti i confini tra realtà e allucinazione si fanno sempre più confusi, mentre la donna cerca in tutti i modi di fare ritorno alla sua vita reale.</p>
<p>A più di un anno dalla sua presentazione al Festival di Cannes del 2013, trova finalmente una distribuzione italiana il nuovo film di <strong>Ari Folman</strong>, che torna alla regia a cinque anni da <em>Valzer con Bashir</em> e realizza un&#8217;opera spiazzante, una delle declinazioni più dure e meno consolatorie di futuro distopico che si siano viste al cinema negli ultimi anni.<br />
Ispirato in parte al racconto <em>The Futurological Congress</em> di Stanislaw Lem, <em>The Congress </em>parte da uno spunto per molti versi simile a quello che muoveva <em>S1m0ne</em> di Andrew Niccol (gli Studios risolvono il problema della sempre crescente ingestibilità dello Star System, sostituendo di fatto gli attori con dei cloni-schiavi che si limitano ad obbedire agli ordini) per poi mostrare, attraverso un flashforward, le derive totalitarie di questa scelta. Ed è in questa seconda parte &#8211; quella prettamente animata &#8211; che l&#8217;immaginario dell&#8217;autore israeliano deflagra, investendo lo spettatore con suggestioni di inaudita potenza visiva.<br />
C&#8217;è infatti un&#8217;importante frattura, sia strutturale che semantica, che non si limita a connotare il passaggio del film da live action a cartoon, ma che ne dirotta la linearità della narrazione per come l&#8217;abbiamo percepita fino a quel punto, verso lidi che ricordano molto da vicino un&#8217;esperienza di tipo lisergico.<br />
L&#8217;impressione è che, subito dopo averci indicato la direzione, Folman perda gradualmente interesse nei confronti del puro racconto e &#8211; quasi come David Lynch da <em>Strade Perdute</em> in poi &#8211; decida di perdersi tra le pieghe più oscure (e quindi meno sicure) della sua trama, portando lo spettatore con sé.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/the_congress.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-37247" title="the_congress" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/the_congress.jpg" alt="" width="500" height="284" /></a></p>
<p>Anche quando il film sembra perdere la sua stella polare significante,  sopraggiungono scampoli di senso che danno nuove sfumature di colore al  quadro nel suo complesso.<br />
Dovrebbe essere chiaro, a questo punto, che stiamo parlando di un film tutt&#8217;altro che facile.<br />
<em>The  Congress</em> richiede infatti un piccolo sforzo iniziale per entrarci  dentro, ma è uno sforzo che, sulla lunga distanza, ripaga e regala una  riflessione lucidissima, anche se a tratti eccessivamente apocalittica,  sul valore dell&#8217;essere umano oggi e sulla corsa alla negazione di sé  dietro modelli estetici e culturali totalizzanti.<br />
Un applauso quindi  ad Ari Forman e a questa notevolissima conferma del suo stile visionario  &#8211; qualcosa a metà strada tra Terry Gilliam e Katsuhiro ?tomo &#8211; qui  aiutato anche da un budget più corposo rispetto a quello di<em> Valzer con  Bashir</em>, per quanto forse l&#8217;elemento di maggior pregio di questo <em>The  Congress</em> risieda nella performance magnetica di Robin Wright, interprete  immensa di sé stessa (o di una delle possibili Robin Wright) con  un&#8217;ironia e una generosità rare per una star hollywoodiana.<br />
Ed è  indicativo il fatto che, alla fine di un film che ruota tutto intorno  alla negazione della fisicità a favore di una mendace perfezione  virtuale, l&#8217;immagine che rimane più impressa sia il primo piano che lo  apre e che ci mostra la sua bellissima protagonista piangere guardando  fisso la macchina da presa, quasi ad avvertirci che ciò a cui stiamo per  assistere sarà in parte anche doloroso.<br />
Doloroso quanto necessario.</p>
<p><strong>Voto</strong> 8</p>
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