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	<title>Movielicious &#187; The Ecstasy of Wilko Johnson</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>37° Festival di Mosca &#8211; Giorni 2/3</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2015 16:52:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[37° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca 2015]]></category>
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		<description><![CDATA[Presentato alla kermesse The Ecstasy of Wilko Johnson, il film di Julien Temple sulla rinascita del chitarrista]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_43284" style="width: 509px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/racing-extinction-11.jpg"><img class="size-full wp-image-43284" title="racing-extinction-11" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/racing-extinction-11.jpg" alt="Racing Extinction" width="499" height="290" /></a><p class="wp-caption-text">Racing Extinction</p></div>
<p>Visto lo striminzito tempo a disposizione, è tempo per il <strong>Festival Cinematografico Internazionale di Mosca </strong>di spingere sull&#8217;acceleratore e di dedicare un intero fine settimana alle pellicole in Concorso, con il risultato di amplificare l&#8217;impressione di un programma disarmonico, raffazzonato e male assortito. Il titolo che apre la divisione riservata alla non-fiction, lo statunitense <em><strong>Racing Extinction</strong></em>, è poco più di un convenzionale reportage sensazionalistico sull&#8217;attivismo ambientale e sulla protezione faunistica sullo sfondo di un dominio antropocentrico sfuggitoci di mano. Un pedante, ultradidascalico concentrato di lezioncine sulla difesa del pianeta volenterosamente camuffato da un approccio dinamico e da un gusto estetizzante da National Geographic, ma così appesantito dalla sua necessità di veicolare un messaggio (in fin dei conti dietro la macchina da presa troviamo <strong>Louie Psihoyos</strong>, che con il suo <em>The Cove</em> si aggiudicò un facile Oscar contando sull&#8217;effetto scalpore) da essere più vicino a una campagna di reclutamento che al cinema, così preoccupato di fare la sua lapalissiana morale e di fare dei suoi protagonisti dei santi (non manca l&#8217;ittiologo ripreso in lacrime mentre pensa agli squali mutilati) da dimenticare che alla base del linguaggio documentaristico dovrebbe risiedere qualcosa di ben diverso dal bieco effettismo e dal dottrinarismo.</p>
<p>Insufficiente per opposti motivi è il russo <em><strong>Larisina artel&#8217;</strong> (L&#8217;equipe di Larisa)</em>, un anno di attività in un laboratorio pittorico tutto al femminile specializzato nella produzione seriale di dipinti a olio destinati ai mercatini e alle bancarelle. Se l&#8217;intenzione era mostrare il lato nobile del mestiere e la dedizione di un gruppo di artiste benedette dal talento ma azzoppate dalla fortuna, manca una forma definita che vada oltre il mero bozzettismo e la superficie, svelando un clima di contenimento e di reticenza che impedisce di andare in profondità tanto nel contesto in sé (il rapporto fra le donne è idilliaco, certi episodi, come la commissione di un duplicato dei celebri orsetti di Shishkin, sono evidentemente fatti ad arte), quanto nell&#8217;ambito sociale di cui ambirebbe farsi metonimia (il mondo fuori dalle finestre dello studio praticamente non esiste), peraltro riassumendo il tutto in non più di sessanta minuti.</p>
<div id="attachment_43285" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/arventur1.jpg"><img class="size-full wp-image-43285" title="arventur1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/arventur1.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Arventur</p></div>
<p>Pressoché nulla da dire sul successivo <em><strong>Arventur</strong></em>, prima dei tre concorrenti di fiction presentate dai padroni di casa, bizzarro e pretenzioso &#8220;film-fantasia&#8221; (così recitano i titoli di testa) realizzato in animazione rotoscopica suddiviso in due parti distinte, rispettivamente un omaggio alla dimensione utopica dei racconti dello scrittore sovietico Aleksandr Grin e una parabola taoista sul rapporto Arte-Potere, ma sfugge l&#8217;effettivo legame fra il primo e il secondo segmento se non un generico elogio dell&#8217;escapismo, oltretutto condotto con spirito freddamente intellettualistico e senza dare all&#8217;espediente tecnico usato dalla regista <strong>Irina Evteeva</strong> una vera ragion d&#8217;essere, finendo per risultare gratuito e, alla lunga, nauseante.</p>
<p>Sulla soglia della sufficienza si assesta il kazako <em><strong>Toll Bar</strong>, </em>racconto morale sullo scontro fra classi mascherato da neo-noir, piuttosto risaputo e querulo nella sua divisione fra la brutale provvidenza dei ricchi e l&#8217;accanita malasorte dei poveri ma capace di condensare efficacemente in un&#8217;ora scarsa di durata un senso crescente di tensione praticamente con nulla (teatro della tragedia è principalmente il casello del titolo e poco altro) e l&#8217;immagine di un Paese in toto accecato dalla violenza delle proprie ambizioni.</p>
<div id="attachment_43279" style="width: 509px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/the-ecstasy-of-wilko-johnson.png"><img class="size-full wp-image-43279" title="the-ecstasy-of-wilko-johnson" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/the-ecstasy-of-wilko-johnson.png" alt="The Ecstasy of Wilko Johnson" width="499" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">The Ecstasy of Wilko Johnson</p></div>
<p>Chiude la vetrina doc il nuovo tassello della filmografia musicocentrica dell&#8217;inglese <strong>Julien Temple</strong>, immaginifico cantore ipercitazionista del punk (i Sex Pistols di <em>The Great Rock&#8217;n&#8217;Roll Swindle </em>e di <em>Oscenità e furore</em>, i Clash di <em>Joe Strummer: Il futuro non è scritto</em><em>)</em>, ma questa volta il rock si limita a fare da cornice per raccontare il percorso di rinascita del carismatico chitarrista dei Dr. Feelgood: <strong>The Ecstasy of Wilko Johnson</strong> è di base il diario della lotta di quest&#8217;ultimo contro un tumore al pancreas apparentemente incurabile, una lenta, inesorabile preparazione a una morte poi scongiurata che si trasforma in un cosmico confronto fra il singolo e l&#8217;assoluto, ma tutto sembra soffocato da un tono esageratamente e insistentemente motivazionale, persino stucchevole in un reiterato elogio alla vita mal bilanciato da un personaggio sostanzialmente di scarso interesse &#8211; il ruolo di Johnson sulla scena locale è pressoché ininfluente &#8211; e da un uso di opere altrui a fungere da commento (facile emozionare il pubblico impiegando intere scene tratte dal<em> <em>Nosferatu </em></em>di Murnau, da<em> <em>Stalker</em> </em>e da <em><em>Scala al paradiso</em>) </em>che a lungo si fa sproporzionato e velleitario.</p>
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