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	<title>Movielicious &#187; The Return</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Venezia 72 &#8211; Giorno 9</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2015 16:19:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[Commuove Laurie Anderson, compagna di Lou Reed, con Heart of a Dog, come il Christopher Plummer protagonista]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_44419" style="width: 409px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/laurie-anderson.jpg"><img class="size-full wp-image-44419 " title="laurie-anderson" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/laurie-anderson.jpg" alt="Laurie Anderson" width="399" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Laurie Anderson per Heart of a Dog</p></div>
<p>Come già accadde lo scorso anno con il dolcissimo <em>Le dernier coup de marteau</em>, si fa strada tra gli sbraiti degli stracultisti impegnati ad acclamare i bluff di Kaufman e di Skolimowski il candidato più piccolo, dimesso ed emozionalmente spiazzante del Concorso, antidoto salvifico e necessario a quella cappa di cinismo scesa nelle sale del Lido nel corso degli ultimi giorni. Trascinato dalla sua disarmante naïveté, <em><strong>Heart of a Dog</strong></em> di <strong>Laurie Anderson</strong> avvolge la platea in un tenero e caloroso abbraccio free-form fatto di suggestioni poetiche e di libere associazioni, di rimembranze personalissime e di memoria comune, di cordoglio e di ironia, compiendo una sorta di percorso di meditazione autogena che parte dall&#8217;elaborazione di un lutto recentissimo e privato (quello per la scomparsa dell&#8217;amatissima cagnetta del titolo e, per estensione, del compagno Lou Reed) per coinvolgere tutto e tutti in una seduta collettiva fuori e dentro la Morte, toccando precetti del Buddhismo tibetano (la struggente fantasia sullo stadio pre-reincarnativo del Bardo), citazioni a briglia sciolta (da Wittgenstein a David Foster Wallace), sprazzi di sdrammatizzante assurdità (la &#8220;carriera&#8221; musicale e pittorica dell&#8217;animale) e un approccio audiovisivo di totale anarchia, fra repertorio, home movies, installazioni e animazioni, che rivela non solo una nudità così sincera da farsi disorientante, ma anche un&#8217;insospettabile leggerezza di fondo che concilia tanto emotivamente con il senso di perdita quanto artisticamente con il linguaggio dell&#8217;avanguardia.</p>
<p>Secondo alcuni il cinema è un&#8217;altra cosa, secondo altri la beata ingenuità dell&#8217;insieme rischia di scadere in una sequela di banalità new age, ma la verità è che il film, mantenendosi in bilico fra l&#8217;una e l&#8217;altra degenerazione, raggiunge un perfetto equilibrio formale e contenutistico, e il fatto che la riflessione provenga da una performer sperimentale che ha fatto dell&#8217;algidità e dell&#8217;asetticità la propria maschera rende <em>Heart of a Dog</em> un&#8217;opera ancor più sorprendente.</p>
<div id="attachment_44420" style="width: 409px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/lorenzo-vigas.jpg"><img class="size-full wp-image-44420 " title="lorenzo-vigas" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/lorenzo-vigas.jpg" alt="Lorenzo Vigas per Desde Allà" width="399" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Lorenzo Vigas per Desde Allá</p></div>
<p>Si ritorna in Sud America e nel brodo di cottura degli esordienti per accogliere l&#8217;uruguayano <em><strong>Desde allá</strong></em>, un&#8217;ulteriore passo della sezione principale fuori dalla palude delle certezze disilluse: <strong>Lorenzo Vigas</strong>, pupillo di Guillermo Arriaga, recupera i temi archetipici dell&#8217;infatuazione, del desiderio di possesso e del distacco (gli stessi trattati molto più superficialmente da <em>Anomalisa</em>, in fin dei conti), tratteggiando la dinamica servo/padrone e i capovolgimenti gerarchici alla base della relazione fra un solitario adescatore di mezza età (<strong>Alfredo Castro</strong>, eccelso, che torna in un ruolo molto simile a quello di <em>Post mortem </em>e che conferma la sua eccezionale abilità di rendere umano il mostruoso e mostruoso l&#8217;umano) e il delinquentello dei sobborghi oggetto della sua ossessione (il debuttante <strong>Luis Silva</strong>, bravissimo).</p>
<p>Vigas ritrae con sensibilità e con delicatezza la personalità di un inadatto a vivere capace di affrontare la realtà e i sentimenti soltanto &#8220;da lontano&#8221; (come recita il titolo), il legame fra i due protagonisti assume sfumature inconsuete e spiazzanti sovvertimenti di ruolo, la messinscena è sobria, rigorosa e &#8211; programmaticamente, viste le premesse &#8211; lucidamente distaccata, e anche se non si respira quella grande aria di novità e certi passaggi risultano un po&#8217; forzati (la risoluzione cruenta del conflitto edipico, per esempio) si tratta comunque di un&#8217;opera prima di insolito coraggio e di indubbio spessore.</p>
<div id="attachment_44421" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/atom-egoyan-bruno-ganz1.jpg"><img class="size-full wp-image-44421" title="atom-egoyan-bruno-ganz1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/atom-egoyan-bruno-ganz1.jpg" alt="Atom Egoyan e Bruno Ganz per The Remember" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Atom Egoyan e Bruno Ganz per The Remember</p></div>
<p>Se la Settimana della Critica si conclude incassando la sufficienza abbondante di <em><strong>The Return</strong></em>, rassegnato e gelido ritratto delle contraddizioni e delle metamorfosi di Singapore attraverso la storia dell&#8217;impossibile riadattamento alla società di un prigioniero politico dopo decenni di detenzione, testimonianza toccante e senza compromessi di sorta, ma anche penalizzata da sbavature evitabili (le superflue scene oniriche), il Concorso va a toccare i tasti dolenti della questione ebraica e dell&#8217;Olocausto con il thriller ottuagenario <em><strong>Remember</strong></em>, ma la superficialità e il calcolo con cui essi (ed altri massimi sistemi, come la persistenza della memoria e l&#8217;ambiguità della retribuzione) vengono piegati alla costruzione di un enigma a metà fra <em>I ragazzi venuti dal Brasile</em> e <em>Memento</em> impediscono di prendere davvero sul serio l&#8217;assunto. Resta l&#8217;impressione di un meccanismo ben congegnato ma pieno di cadute di tono (il confronto con lo sceriffo neo-nazista su tutti) e di ridondanze (i suoni e gli oggetti circostanti che, fra cani abbaianti, docce, vagoni piombati e altro ancora, rievocano costantemente l&#8217;orrore del lager), culminante in un finale che si vorrebbe di effetto dirompente ma che è già intuibile dall&#8217;inizio.</p>
<p><strong>Christopher Plummer</strong>, ormai sulla soglia dei novant&#8217;anni,<strong> </strong>è comunque notevolissimo (e nelle scene seduto al piano tocca vertici di assoluta magia) e regge la pellicola interamente sulle sue spalle, ma l&#8217;<strong>Atom Egoyan</strong> dei brividi autentici de <em>Il viaggio di Felicia</em> e della dimensione etica di <em>Ararat</em> resta oggi soltanto un ricordo.</p>
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