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	<title>Movielicious &#187; The Salt of the Earth</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Festival di Mosca &#8211; Giorno 5</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jun 2014 15:20:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Festival di Mosca 2014]]></category>
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		<description><![CDATA[Arriva il meraviglioso The Salt of the Earth di Wim Wenders, che mette agli angoli gli altri titoli di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37559" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/reporter.jpg"><img class="size-full wp-image-37559" title="reporter" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/reporter.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Reporter</p></div>
<p>E&#8217; difficile che la sezione competitiva del 36° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca possa sollevarsi dalla medietà e a trovare finalmente un&#8217;unitaria, equilibrata identità se il livello dei prossimi concorrenti si assesterà su quello dell&#8217;odierno <strong><em>Reporter</em></strong>, unica pellicola proveniente dal Benelux.<br />
Thriller psicologico sulle tracce del De Palma meno patinato e dell&#8217;Egoyan degli anni migliori, il film diretto da <span class="st"><strong>Thijs </strong><em><strong>Gloger</strong> </em></span>ritrae lo squallido stato di solitudine del mitomane cinquantenne Fritz e la sua morbosa fascinazione nei confronti del corpo dei vigili del fuoco del quartiere, di cui segue maniacalmente gli spostamenti spacciandosi per cronista: a fargli da spalla nelle sue spedizioni è il piccolo Johan, figlio del vicino di casa, suo unico compagno di giochi di bambinone decisamente troppo cresciuto, almeno fino alla prevedibile tragedia finale.</p>
<p>Gloger sa trasmettere il clima di diffidenza e di alienazione della periferia amburghese e trova nel massiccio e rubizzo Albert Secuur un interprete efficace, che però non riesce mai a suscitare autentica inquietudine o ambigua compassione: il suo anti-eroe è un personaggio tutto sommato monocorde, caratterizzato con troppa scontatezza (naturalmente la sua condizione è la conseguenza dalla solita educazione paterna repressiva e Johan non è altro che una trasfigurazione di lui stesso da ragazzino) e limitato da uno sviluppo narrativo sostanzialmente ripetitivo che procede per accumulo fino all&#8217;improvvisa catarsi. Anche lo stile è abbastanza incerto, funzionale quando si mantiene sobriamente sul piano della realtà (il pianosequenza di Fritz che curiosa all&#8217;interno della stazione dei pompieri), assai meno quando plasma la dimensione interiore del suo protagonista, con scene che sembrano uscire dall&#8217;universo bizzarro di Edgar Wright, genio e ironia a parte.<em> Reporter </em>poteva essere il ritratto interessante di una psicopatologia generazionale e, contemporaneamente, un&#8217;amara considerazione sul ruolo dell&#8217;immagine, invece è solo una blanda variazione su un tema stravisto.</p>
<div id="attachment_37551" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/the_sal_-of_the_earth1.jpg"><img class="size-full wp-image-37551" title="the_sal_-of_the_earth1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/the_sal_-of_the_earth1.jpg" alt="The Salt of the Earth" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">The Salt of the Earth</p></div>
<p>Dopo la trascurabilissima commedia georgiana <em><strong>Blind Dates</strong></em>,  una logora storiella sui single di mezza età inserita in programma  esclusivamente in virtù della presenza in giuria del regista Levan  Koguashvili e avvincente quanto la visione della vernice fresca che  asciuga, si ritorna sulla Croisette per l&#8217;ultima fatica di <strong>Wim Wenders</strong>,  l&#8217;eccezionale<em><strong> The Salt of the Earth</strong></em>, toccante riassunto dell&#8217;opera e dell&#8217;esplorazione antropologica del fotografo <strong>Sebastião Salgado</strong>, co-diretto e seguito in primissima persona dal primogenito di quest&#8217;ultimo, Juliano. L&#8217;alfiere del Nuovo Cinema Tedesco dimostra ancora una volta di aver, quantomeno nell&#8217;ultimo quindicennio, tanto guadagnato nel proprio talento di documentarista quanto perso nel proprio cammino nella fiction, e tesse con grande sensibilità e con incontenibile coinvolgimento le fila della crescita professionale e umana di un superbo indagatore del pianeta, seguendo le tappe soffertissime di una progressiva perdita e riscoperta di fiducia verso l&#8217;Uomo e la Natura.<br />
I lavori dell&#8217;inventore di immagini brasiliano sono quindi un pretesto per portare avanti quel ragionamento sul viaggio e sulla prospettiva cominciato ai tempi di <em>Alice nelle città</em>, con una deriva primitivista vicina agli ultimi Herzog (non a caso, un altro gigante teutonico che col cinema di finzione ha smarrito la scintilla) e una riflessione sul multimediale di spiazzante modernità, sulla scia del precedente, ottimo <em>Pina</em>: il risultato commuove, incanta e trasporta in mondi lontanissimi eppure innati, confutando tutte le possibili accuse di spettacolarizzazione del dolore mosse al metodo di Salgado &#8211; sostenute, fra gli altri, dalla scrittrice Susan Sontag &#8211; per concentrarsi sul percorso strettamente intimo e personale dell&#8217;artista, con la qualità tutt&#8217;altro che scontata di soddisfare i già iniziati al suo lavoro e di accendere sincero interesse nei neofiti.</p>
<div id="attachment_37552" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/tore_tanzt1.jpg"><img class="size-full wp-image-37552" title="tore_tanzt1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/tore_tanzt1.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Tore tanzt</p></div>
<p>Dopo il piatto e televisivo reportage israeliano <em><strong>Web Junkie</strong></em>, che parte dallo spunto indovinato di analizzare  il controverso fenomeno dei centri di riabilitazione per internet-dipendenti in Cina ma che rimane banalmente in superficie, mancando totalmente l&#8217;occasione di allargare il discorso alla soffocante censura del web ad opera del governo di Pechino e illustrando un mondo di giovanotti attaccati a Warcraft con cui è davvero arduo solidarizzare, è il turno di un altro ritrovato di Cannes, il disperatissimo <em><strong>Tore tanzt</strong>, </em>opera prima della tedesca <strong>Katrin Gebbe</strong>: il Tore del titolo, adolescente di Amburgo membro di una comunità punk cristiana su modello dei Bambini di Dio, è già a partire dai suoi biondissimi riccioli e dal suo sguardo innocente una figura esplicitamente cristologica, un Messia declinato nella desolata suburbia nord-europea e posto alla mercé della frustrazione del ceto medio di oggi.<br />
Il canone dell&#8217;intruso che si inserisce nei meccanismi e nelle gerarchie della famiglia borghese questa volta funziona al contrario, con quest&#8217;ultima a fare non da vittima impotente, ma da sadica carnefice, dando il via a una via crucis che, dalle lievi tensioni iniziali, sfocia irresistibilmente nel sangue. La Gebbe dà vita a una passione di palpabile sordidezza e comunica con successo l&#8217;assurdità del Male incarnato dall&#8217;inquietante pater familias Benno, ma, nella sua fattura che ricorda a tratti l&#8217;austerità del Dogma95, cede nella seconda metà a un fastidioso e ricercato autocompiacimento, indugiando negli stati sempre più profondi della degradazione del suo personaggio, che viene, in sequenza, importunato, isolato, picchiato, intossicato, stuprato, mutilato e, infine, ucciso.<br />
E suona solo ipocrita la didascalia in chiusura, che ci informa che ciò che si è visto è tratto da vicende realmente accadute: non basta dichiarare la veridicità dei fatti per giustificare una messinscena che scade spesso nel cinico e nello sprezzante, così come non serve trascendere nel gratuito e nel sentenzioso (<em>&#8220;siamo una famiglia normale&#8221;</em>, mormora la moglie di Benno durante il massacro conclusivo) per dare forza al calvario.</p>
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