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	<title>Movielicious &#187; Thomas McCarty</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Venezia 72 &#8211; Giorno 2</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 14:48:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia]]></category>
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		<description><![CDATA[Al Lido arrivano i bambini soldato di Cary Fukunaga e Spotlight, film-inchiesta sui preti pedofili con]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_44210" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/early_winter.jpg"><img class="size-full wp-image-44210" title="early_winter" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/early_winter.jpg" alt="Early Winter" width="500" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Early Winter</p></div>
<p>Partono ancora una volta col freno a mano tirato le <strong>Giornate degli Autori</strong>,  che si dimostrano ancora una volta, dopo la delusione della scorsa  edizione, un calderone stipato di pellicole fin troppo incongrue e  inconciliabili.</p>
<div id="attachment_44211" style="width: 509px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/la-memoria-del-agua.jpg"><img class="size-full wp-image-44211" title="la-memoria-del-agua" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/la-memoria-del-agua.jpg" alt="La memoria del agua" width="499" height="302" /></a><p class="wp-caption-text">La memoria del agua</p></div>
<p><em><strong> </strong></em>A ridosso dell&#8217;apertura officiale, inaugurano la sezione <em><strong>Early Winter</strong> </em>di <strong>Michael Rowe</strong> e di <strong>Matías Bize</strong>, che pur uniti dal tema dell&#8217;accettazione della perdita non potrebbero risultare in due concezioni del cinema più diverse. Il primo, cronaca inesorabile del crollo psicologico di un infermiere nostalgico e passatista alle prese con l&#8217;incedere dell'&#8221;inizio inverno&#8221; della vita del titolo, adotta lo stesso registro respingente e rigoroso di quell&#8217;<em>Año bisiesto </em>che fruttò al regista la Caméra d&#8217;Or a Cannes, e riesce a comunicare &#8211; con tono però a tratti un po&#8217; bieco &#8211; quella sensazione di crescente disorientamento e di sconfitta di fronte al nuovo che avanza (il protagonista, infermiere con l&#8217;hobby del modernariato, non sa controllare le bizze della più giovane moglie russa tecnodipendente). Il secondo, d&#8217;altro canto, è un insistito, lagnoso e triviale <em>lacrima-movie</em> sulle antitetiche reazioni di due giovani genitori alla morte del figlioletto (lui vuole ricostituire la coppia, lei cerca di rifarsi una vita), discreto come una martellata in pieno zigomo, impegnato per tutta la sua durata a ricercare costantemente la commozione con i trucchetti più emotivamente pornografici, dalla musicona a base di pop-rock e di <em>plin plin</em> pianistico a sottolineare pesantemente i momenti più ricattatori ai primissimi piani che inseguono lacrime che scendono copiose (quelle di lei) o che restano trattenute sulla palpebra (quelle di lui, che programmaticamente cadono catarticamente a fine film), per non citare gli improponibili rimandi a <em>Shame</em> (la pedalata notturna e l&#8217;amplesso liberatorio occasionale sotto una luce vermiglia). Che Bize amasse indugiare nella retorica e nel sentimentalismo era già chiaro dall&#8217;appena salvabile <em>La vida de los peces </em>(anch&#8217;esso alle Giornate degli Autori, nel 2010), ma qui il confine della decenza filmica è stato abbondantemente oltrepassato.</p>
<div id="attachment_44212" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/cary-fukunaga-abraham-attah.jpg"><img class="size-full wp-image-44212" title="cary-fukunaga-abraham-attah" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/cary-fukunaga-abraham-attah.jpg" alt="Il regista Cary Fukunaga e Abraham Attah" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Il regista Cary Fukunaga e Abraham Attah</p></div>
<p>Ad aprire la competizione, fra entusiasmi un po&#8217; incontrollati, è invece l&#8217;atteso <em><strong>Beasts of No Nation</strong></em>, con cui <strong>Cary Joji Fukunaga</strong>, dopo la commissione di <em>Jane Eyre</em> e l&#8217;exploit televisivo della prima stagione di <em>True Detective</em>, torna sul grande schermo (ancorché sotto l&#8217;egida di <strong>Netflix</strong>) recuperando quell&#8217;universo di infanzia violenta già al centro del suo debutto <em>Sin nombre</em>. Dall&#8217;America Latina di allora e dai suoi barrios più degradati ci si trasferisce all&#8217;Africa Occidentale e la ragnatela di efferatissime gang di strada è qui sostituita da allucinati battaglioni di bambini-soldato, ma l&#8217;innalzamento delle ambizioni corrisponde a un progresso più puramente tecnico che contenutistico.<br />
Le tappe di crescita del piccolo Agu (l&#8217;esordiente <strong>Abraham Attah</strong>, impressionante, già col Premio Mastroianni in saccoccia) appartengono infatti a un canone già vieto e formulaico del romanzo di formazione a sfondo cruento (il paragone più immediato, fatte le dovute proporzioni, è in un certo senso <em>L&#8217;impero del sole</em>), dall&#8217;idillio iniziale alla tragedia improvvisa, dalla ricerca del surrogato paterno (qui un gigionissimo, spassoso <strong>Idris Elba</strong>) alla progressiva emancipazione innescata dalla disillusione, dall&#8217;iniziazione alla morte, al sesso e alla droga fino al conciliante (e forzato) superamento finale.</p>
<div id="attachment_44213" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/beastsofnonation.jpg"><img class="size-full wp-image-44213" title="beastsofnonation" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/beastsofnonation.jpg" alt="Idris Elba in Beasts of No Nation" width="500" height="317" /></a><p class="wp-caption-text">Idris Elba in Beasts of No Nation</p></div>
<p>Certo, il mestiere di Fukunaga rimane intatto, la brutalità della guerra è resa senza sconti né addolcimenti e ogni tanto cade qualche briciola di poesia (le preghiere di Agu in voce off, che paiono uscite da un film di Malick), ma era forse lecito aspettarsi un po&#8217; più di anticonformismo e di innovazione in termini di narrazione da chi solo l&#8217;anno scorso ha quasi ridefinito il confine ormai sottilissimo fra linguaggio cinematografico e televisivo.</p>
<p>Sempre dalle schizofreniche Giornate degli Autori si affaccia invece lo spagnolo <em><strong>El desconocido</strong></em>, sorta di esagitatissimo rifacimento in chiave automobilistica de <em>In linea con l&#8217;assassino </em>di Schumacher &#8211; piuttosto che, com&#8217;è stato sciaguratamente definito, &#8220;un incrocio iberico di <em>Speed </em>e <em>Locke&#8221; &#8211;</em>, pezzo di bravura di un intenso <strong>Luis Tosar </strong>tanto curato esteticamente (da antologia il piano sequenza dell&#8217;inseguimento finale, con la cinepresa che entra ed esce dall&#8217;automobile senza portiere per poi scavalcare corsia su corsia) quanto minato da uno sviluppo iper-melodrammatico ai limiti dell&#8217;autoparodia involontaria, da un insistito autocompiacimento e da uno scioglimento moraleggiante che sfocia in una facile, pretestuosa tirata populista contro lo strapotere bancario e in un happy ending che più accomodante non si può.</p>
<div id="attachment_44214" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/stanleytuccimarkruffalo1.jpg"><img class="size-full wp-image-44214" title="stanleytuccimarkruffalo1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/stanleytuccimarkruffalo1.jpg" alt="Stanley Tucci e Mark Ruffalo" width="500" height="467" /></a><p class="wp-caption-text">Stanley Tucci e Mark Ruffalo</p></div>
<p>Fuori Concorso, invece, spicca l&#8217;asciutta, calibrata e lucida inchiesta di <em><strong>Spotlight</strong></em>, un bell&#8217;esercizio di cinema civile a sfondo giornalistico più dalle parti de <em>L&#8217;ultima minaccia</em> di Brooks («È la stampa, bellezza! La stampa! E tu non ci puoi far niente!») che dell&#8217;evocato <em>Tutti gli uomini del presidente </em>di Pakula.</p>
<div id="attachment_44215" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/markruffalo.jpg"><img class="size-full wp-image-44215" title="markruffalo" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/markruffalo.jpg" alt="Mark Ruffalo" width="500" height="472" /></a><p class="wp-caption-text">Mark Ruffalo</p></div>
<p><strong>Tom McCarthy</strong> ritrova la sobrietà e la nitidezza del suo exploit <em>L&#8217;ospite inatteso</em>, muove le fila complesse ma mai macchinose di un&#8217;indagine a base di pedofilia clericale illustrata senza la minima tentazione declamatoria o enfatica e anche se di rado la mano si fa pesante (l&#8217;immagine reiterata delle chiese che &#8220;incombono&#8221; sul paesaggio bostoniano, il prefinale con le testimonianze alternato a un coro di bambini che canta <em>Silent Night</em> in una cattedrale) regge alla perfezione due ore piene di durata non allontanandosi quasi mai da scrivanie e redazioni e tira fuori il meglio da tutti i suoi attori, da un misurato e ruvido <strong>Michael Keaton</strong> a una <strong>Rachel McAdams</strong> meno cagna del solito, da un granitico e laconico <strong>Liev Schreiber</strong> fino all&#8217;incontestabile vetta del cast, uno scatenato e sofferto <strong>Mark Ruffalo</strong>.</p>
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