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	<title>Movielicious &#187; Toni D&#8217;Angelo</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Falchi</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Mar 2017 13:48:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Falchi]]></category>
		<category><![CDATA[Fortunato Cerlino]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Riondino]]></category>
		<category><![CDATA[Pippo Dal Bono]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Sandrelli]]></category>
		<category><![CDATA[Toni D'Angelo]]></category>

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		<description><![CDATA[Fortunato Cerlino e Michele Riondino protagonisti del terzo film di Toni D'Angelo,  tra noir e poliziesco.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2017)<br />
Uscita: 2 marzo 2017<br />
Regia: Toni D’Angelo<br />
Con: Fortunato Cerlino, Michele Riondino, Pippo Dal Bono, Stefania Sandrelli<br />
Durata: 1 ora e 30 minuti<br />
Distribuzione: Koch Media</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/Falchi_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55524" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/Falchi_1.jpg" alt="Falchi_1" width="800" height="552" /></a></p>
<p><em><strong>Falchi</strong></em>, terzo film di <strong>Toni D’Angelo</strong> (o quarto, volendo considerare anche il documentario <em>Filmstudio Mon Amour</em>) è un’opera paradigmatica pur nel suo non essere riuscita.<br />
Oltre infatti a giocarsi la carta del genere, azzardo che in Italia non sempre paga, attraverso la parabola di caduta e redenzione di due stropicciatissimi poliziotti bloccati al confine tra legalità e crimine – i cosiddetti Falchi appunto, sezione speciale della Squadra Mobile nata negli anni Settanta per fronteggiare il fenomeno della criminalità – la pellicola rilancia l’idea di Napoli come archetipo definitivo di città noir, sebbene quella mostrata qui non somigli affatto alla città iperstilizzata e pop di <em>Gomorra – La serie</em>.<br />
D’Angelo opta al contrario per un’estetica più documentaria e, così facendo, commette il primo degli errori che allontanano il suo film da tutto ciò che di buono poteva essere. Perché al realismo dell’impostazione visiva non fa corrispondere un’adeguata controparte testuale, settata invece su dialoghi viziati da un fastidioso eccesso di vis drammaturgica.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/Falchi_2.jpg"><img class="alignnone wp-image-55525" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/Falchi_2-1024x666.jpg" alt="Falchi_2" width="650" height="423" /></a></p>
<p>Perché Peppe (<strong>Fortunato Cerlino</strong>) e Francesco (<strong>Michele Riondino</strong>) sono sì due ruvidi sbirri in borghese abituati a muoversi tra le pieghe della legalità, ma – ahinoi – parlano e si esprimono in modo non dissimile dai personaggi di una qualsiasi fiction televisiva di area parapoliziesca. In buona sostanza i due si limitano a “fare i duri”, ma si vede che recitano.<br />
E il problema principale di operazioni di questo tipo si verifica proprio quando i personaggi narrati si avvicinano più ad una dimensione letteraria – o, peggio, teatrale – che non di strada. In totale antitesi col meccanismo di sospensione della realtà, lo spettatore deve infatti credere che quanto vede sullo schermo possa accadere anche nel mondo reale, più o meno allo stesso modo in cui è necessario che, guardando un villain, abbia davvero paura di poterlo incrociare di sera tornando a casa.<br />
In tal senso il modello dal quale non si può prescindere nella maniera più assoluta quando si decide di ambientare una crime story a Napoli è proprio la succitata serie tratta da Gomorra, di cui D’Angelo però eredita solo uno dei protagonisti, Fortunato Cerlino.</p>
<p>Ed è un peccato perché il giovane regista ha sia i referenti giusti che lo stile (certe inquadrature tradiscono in maniera evidente l’apprendistato sui set di Abel Ferrara) e, in termini di atmosfere, azzecca anche più di un richiamo al cinema action di scuola hongkonghese. <em><strong>Falchi</strong></em> insomma parte bene, forte anche di un inseguimento in moto in pieno centro.<br />
Poi qualcosa si incrina e la descrizione di queste due anime perse, guastate nel profondo dagli effetti di lungo termine di un lavoro difficile e da alcuni sensi di colpa che atterrerebbero chiunque prende il sopravvento su un plot poliziesco già esile di suo (curioso come al centro di tutto ci sia un cane, leitmotiv di molto noir contemporaneo, da <em>John Wick</em> a <em>Chi è senza colpa</em>) che viene progressivamente annacquato dai troppi primi piani dei protagonisti intenti a palesare le loro pene interiori.<br />
A quel punto il sospetto che Falchi possa in realtà essere il più classico dei film intimisti soltanto travestito da serie B si fa definitivamente largo e non abbandona più lo spettatore, neanche quando scatta l’ovvia liason tra un Riondino per nulla avvezzo alle ‘conseguenze dell’amore’ e la povera prostituta/schiava cinese.</p>
<p><strong>Voto</strong> 5</p>
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		<title>Filmstudio mon amour &#8211; La recensione dal Festival di Roma</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2015/10/21/filmstudio-mon-amour/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2015 14:39:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Armando Leone]]></category>
		<category><![CDATA[Bernardo Bertolucci]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Verdone]]></category>
		<category><![CDATA[Filmstudio mon amour]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Taviani]]></category>
		<category><![CDATA[Toni D'Angelo]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Taviani]]></category>

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		<description><![CDATA[Il documentario di Toni D'Angelo sullo storico cineclub romano nel cuore di Trastevere.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia, 2015)<br />
Uscita: &#8211;<br />
Regia: Toni D&#8217;Angelo<br />
Con: Armando Leone, Toni D&#8217;Angelo, Nanni Moretti<br />
Durata: 1 ora e 8 minuti<br />
Distribuzione:</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/filmstudiomonamour.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-45118" title="filmstudiomonamour" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/filmstudiomonamour.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>C&#8217;è un aggettivo che non abbandona mai la mente durante la visione di <em><strong>Filmstudio Mon Amour</strong></em>, il doc di <strong>Toni D&#8217;Angelo</strong> presentato alla <strong>decima edizione della Festa del Cinema di Roma</strong> sul noto cineclub romano, ed è &#8220;nostalgico&#8221;. Col cinema c&#8217;entra in modo indiretto perché la nostalgia non è tanto nei confronti del luogo nato nell&#8217;ottobre del 1967, sviluppatosi negli anni a venire e tutt&#8217;ora esistente, quanto per le condizioni sociali e culturali che hanno fatto sì che in quel preciso momento storico ai cittadini romani e non solo, venisse data l&#8217;occasione di ampliare i loro orizzonti cinematografici con opere che non venivano distribuite nei circuiti tradizionali. Ma nello storico cineclub fondato da Americo Sbardella e Annabella Miscuglio non c&#8217;erano solo proiezioni: il Filmstudio era un luogo per dibattere, per conoscere e per conoscersi, in cui si poteva poi assistere alle prove del Living Theatre e dove sono passate le opere di <strong>Bernardo Bertolucci</strong> (che era un habitué), <strong>Jean-Luc Godard</strong>, <strong>Michelangelo Antonioni</strong>, <strong>Glauber Rocha</strong>, <strong>Fernando Solanas</strong>, <strong>Pasolini</strong>,<strong> Eric Rohmer</strong> e <strong>Robert Kramer</strong>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/filmstudiomonamour_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-45119" title="filmstudiomonamour_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/filmstudiomonamour_2.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Ed è curioso che a realizzare questo &#8220;doc della memoria&#8221; sia stato un giovane regista che non era neanche nato nei tempi in cui la mitica porta scorrevole del Filmstudio si apriva a una Roma curiosa e politicamente fervida, quando le rivendicazioni, i movimenti e le contestazioni, erano divenuti parte integrante dell’espressione creativa e il cineclub era meta obbligata delle peregrinazioni notturne sia della &#8220;gente di cinema&#8221; sia dei semplici appassionati in cerca di qualcosa di diverso. <strong>Toni D&#8217;Angelo</strong> (<em>L&#8217;innocenza di Clara</em>), Classe 1979, napoletano, figlio del musicista Nino, ha conosciuto il Filmstudio negli anni Duemila, grazie a uno degli storici collaboratori della sala, <strong>Armando Leone</strong> che, permettendogli di curiosare tra gli scaffali e gli scatoloni dell’archivio, gli ha svelato i tesori di quel cinema nascosto e sotterraneo in quel buio vicolo di Trastevere.</p>
<p>Scegliendo di raccontare anche gli avvenimenti storici che hanno dato il la alla fondazione del Filmstudio, D&#8217;Angelo (la voce fuori campo che accompagna il film è la sua, ma quella di un attore professionista ci sarebbe stata meglio) utilizza le interviste a Jonas Mekas, Moretti, Verdone ai Taviani e ai tanti autori che hanno conosciuto e frequentato quel luogo, alternandole a materiali di repertorio, in un viaggio che tocca gli aspetti più disparati del fare arte e getta le basi per un’interessante riflessione sullo stato attuale del nostro cinema e sui circuiti distributivi. Offre poi un certo conforto sapere che, in un periodo storico in cui i luoghi di incontro culturale rappresentano sempre più una specie in via d&#8217;estinzione, il Filmstudio sia ancora lì, in via degli Orti d’Alibert 1 C, a proporre le sue rassegne off e i suoi film d&#8217;autore.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
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