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	<title>Movielicious &#187; Under The Skin</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Donne terribili al cinema: per loro niente mimose</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 07:21:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[8 marzo]]></category>
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		<description><![CDATA[Una carrellata di personaggi femminili che vi faranno passare la voglia di festeggiare l'8 marzo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Donne_terribili.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52281" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Donne_terribili.jpg" alt="Donne_terribili" width="650" height="292" /></a></p>
<p>Oggi, 8 marzo, si festeggia la <strong>Giornata internazionale della donna</strong>. Di tutte le donne. Anche di quelle signore terribili viste in tanti film che ci hanno fatto domandare più di una volta: &#8220;E questo sarebbe il gentil sesso?&#8221;. Sicuramente non meritano la mimosa, ma entrano di diritto nel nostro approfondimento. Ora rimane da capire quale di queste nove f<span class="st"><em>emmes terribles</em></span> sia la peggiore. A voi il verdetto.</p>
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<p><strong>FABIO GIUSTI</strong></p>
<p><strong>Sole Finn (Zooey Deschanel), <em>(500) giorni insieme</em> di Mark Webb</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Zooey-Deschanel-500-Days-Of-Summer.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52288" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Zooey-Deschanel-500-Days-Of-Summer.jpg" alt="Zooey-Deschanel-500-Days-Of-Summer" width="600" height="301" /></a><br />
C&#8217;è una <a href="http://www.movielicious.it/2009/11/27/500-giorni-insieme/" target="_blank">Sole Finn</a> nella vita di ogni uomo. Purtroppo.<br />
La più pericolosa perché apparentemente innocua, bella di una bellezza che sopravvalutiamo, spesso obnubilati dal fatto che ascolti la nostra stessa musica o che ci piacciano gli stessi film.<br />
Quella che sposeresti due minuti dopo averla conosciuta ma che ti blocca per anni nelle sabbie mobili del &#8220;per me sei solo un amico&#8221; (la temutissima friendzone) in cui tutti vengono relegati almeno una volta nella vita.<br />
In genere è la stessa che sposa quello che arriva dopo di te esattamente due minuti dopo averlo conosciuto.</p>
<p><strong>Annie Wilkes (Kathy Bates), <em>Misery non deve morire</em> di Rob Reiner</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Misery.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52289" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Misery.jpg" alt="Misery" width="604" height="340" /></a><br />
Idealtipo estremo di stalker quando questo termine non richiamava alla mente null&#8217;altro che un film di Tarkovskij, Annie Wilkes è una tipologia di donna fortunatamente poco facile da incontrare ma, se mai dovesse succedervi di essere vittime di un incidente d&#8217;auto e venire soccorsi da un donnone che afferma di essere la vostra più grande fan e che con lei siete al sicuro, potete già avere un&#8217;idea di cosa sta per succedervi.</p>
<p><strong>Miss Ratched (Louise Fletcher), <em>Qualcuno volò sul nido del cuculo</em> di Milos Forman</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Qualcuno_volo.jpeg"><img class="alignnone wp-image-52290" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Qualcuno_volo.jpeg" alt="Qualcuno_volo" width="600" height="392" /></a><br />
L&#8217;austera infermiera del capolavoro di Forman è l&#8217;incarnazione cinematografica dell&#8217;ordine fine a se stesso che, dietro lo scudo &#8220;istituzionale&#8221; del proprio ruolo, nasconde in realtà la volontà di piegare i pazienti &#8211; considerati come esseri semplicemente inferiori &#8211; per un puro sfoggio di potere.<br />
Qualcuno per caso ha detto &#8220;cielo, è mia moglie&#8221;?</p>
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<p><strong>ANDREA BOSCO</strong></p>
<p><strong>Violet Venable (Katharine Hepburn), <em>Improvvisamente l&#8217;estate scorsa</em> di  Joseph L. Mankiewicz</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Improvvisamente_Estate_scorsa.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52287" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Improvvisamente_Estate_scorsa.jpg" alt="Improvvisamente_Estate_scorsa" width="608" height="336" /></a><br />
Con la Violet Venable di Tennessee Williams, Mankiewicz ha finalmente l’occasione per elevare il suo cinema della crudeltà oltre i toni della commedia di costume (<em>Lettera a tre mogli</em>, <em>Eva contro Eva</em>) verso il piano nobile della tragedia, allontanandosi dall’ipocrisia delle buone maniere per buttarsi a capofitto nel vortice della psicosi e dell’alienazione.<br />
Quella di <strong>Katharine Hepburn</strong>, mai così perfida, è una sfiorita matriarca confinata nell’Eden artificioso del proprio giardino primordiale, il relitto di una società disposta a tutto pur di mantenere l’apparenza e di fossilizzarsi in una menzogna di cui deve convincere soprattutto se stessa.<br />
E fra pruriti incestuosi, manipolazioni psichiche, internamenti in manicomio e ricatti emotivi, esce l’immagine di una femminilità succube e disturbata, repressiva e cannibale, vittima irrecuperabile del proprio tormento.</p>
<p><strong>Jane e Blanche Hudson (Bette Davis/Joan Crawford), <em>Che fine ha fatto Baby Jane?</em> di Robert Aldrich</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Baby_Jane.png"><img class="alignnone size-full wp-image-52286" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Baby_Jane.png" alt="Baby_Jane" width="640" height="358" /></a><br />
<em>Che fine ha fatto Baby Jane?</em> è la galleria degli orrori dello show business, un incubo grandguignolesco e putrescente su ciò che resta di Hollywood e sulla fine della giovinezza che Aldrich spinge alle estreme conseguenze schierando l’una contro l’altra, per la prima e unica volta, le due rivali per eccellenza della Golden Age, coinvolte nel pieno del loro decadimento fisico in un gioco al massacro di insostenibile efferatezza e di grottesca esasperazione.<br />
E andando anche oltre il chiaro sottotesto polemico e la velenosa riflessione sugli effetti del divismo, il film è anche un’angosciante, violentissima disamina della mostruosità femminile, della sua trasfigurazione caricaturale nella nemica di se stessa, di quella fragilità che diventa ferocia e di quell’ambizione che scade nella mania. Di certi aspetti dell’essere donna, insomma.</p>
<p><strong>Ellen Berent Harland (Gene Tierney),<em> Femmina folle</em> di John M. Stahl</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Femmina_folle.jpg"><img class="alignnone wp-image-52285" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Femmina_folle.jpg" alt="Femmina_folle" width="600" height="450" /></a><br />
Il volto più originale dell’ossessione e il lato più oscuro dell’identità del gentil sesso non appartengono però ai volti avvizziti e incorniciati dal bianco e nero delle grandi star che furono, ma allo sfolgorante profilo in Technicolor della venticinquenne <strong>Gene Tierney</strong>, che invece ne Il cielo può attendere e in <em>Vertigine</em> era stata l’emblema dell’innocenza e della purezza.<br />
A dispetto del titolo italiano, la protagonista del melodramma di John M. Stahl è una mente metodica al di là di qualsiasi patologia, pronta a ogni forma di sacrificio e di immolazione – compresa la propria – per conseguire la propria ossessione, una personalità lucida, fredda e irrefrenabile che rappresenta uno dei lati più autenticamente inquietanti e al tempo stesso disarmanti dell’eterno femminino, un dramma della gelosia capace di trascendere tanto l’amore, quanto la morte.</p>
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<p><strong>CAROLINA TOCCI</strong></p>
<p><strong>Joan Crawford (Faye Dunaway) <em>Mammina Cara</em> di Frank Perry</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Mammina_cara.png"><img class="alignnone size-full wp-image-52282" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Mammina_cara.png" alt="Mammina_cara" width="512" height="288" /></a><br />
Un mostro di crudeltà e di sadismo. Così veniva ritratta l&#8217;attrice Joan Crawford dalla figlia adottiva Christine, autrice del libro da cui è tratto il film, che la dipinge in un modo talmente negativo da sfociare nel caricaturale in più di un&#8217;occasione. Che Christine abbia calcato un po&#8217; troppo la mano dopo essere stata diseredata dalla sua madre adottiva o no, la Crawford nevrotica, paranoica e alcolizzata interpretata da una superba <strong>Faye Dunaway</strong> entra di diritto a far parte del club delle donne più terrificanti del cinema.</p>
<p><strong>Amy (Rosamund Pike) <em>L&#8217;amore bugiardo &#8211; Gone Girl</em> di David Fincher</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Gone_Girl.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52283" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Gone_Girl.jpg" alt="Gone_Girl" width="612" height="380" /></a><br />
La parabola del deterioramento di un matrimonio raccontata da David Fincher passa attraverso l&#8217;analisi e la scomposizione di una delle femme fatale più inquietanti del cinema contemporaneo. L'&#8221;Amazing Amy&#8221; interpretata da <strong><a href="http://www.movielicious.it/2014/12/13/lamore-bugiardo-gone-girl/" target="_blank">Rosamund Pike</a></strong> è una spietata mantide, vittima e prigioniera dell&#8217;immagine falsa e mitica di sé, in un mondo in cui il consenso e l’approvazione contano più dei fatti.</p>
<p><strong>Laura (Scarlett Johansson) <em>Under the Skin</em> di Jonathan Glazer</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/under_the_skin_foto_03.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52284" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/under_the_skin_foto_03.jpg" alt="under_the_skin_foto_03" width="655" height="384" /></a><br />
Il bizzarro, estremo e controverso film di<strong> Jonathan Glazer</strong> che scandaglia temi quali incontro e alterità ha il suo fil rouge nell&#8217;esperienza terrestre della bellissima aliena interpretata da <strong><a href="http://www.movielicious.it/2013/09/04/venezia-70-day-7/" target="_blank">Scarlett Johansson</a></strong> che adesca maschi umani per permettere alla propria specie di cibarsene. Laura in realtà non è una &#8220;cattiva&#8221; a tutti gli effetti, uccide per necessità e al contempo incarna l&#8217;emblema del cinismo alla base di molti rapporti umani. Morale: se vedete la Johansson a fare l&#8217;autostop sul ciglio di una strada, tirate via dritti e non vi fermate!</p>
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		<title>Scarlett Johansson e il suo fidanzato poco elegante</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Sep 2013 15:25:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Gossip]]></category>
		<category><![CDATA[Romain Dauriac]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/scarlettjohanssonunderskinpremiere1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-33001" title="scarlettjohanssonunderskinpremiere1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/scarlettjohanssonunderskinpremiere1.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Dopo il pubblicitario newyorkese <a href="http://www.movielicious.it/2012/01/31/nuovo-amore-per-scarlett-johansson/">Nate Taylor</a>, con cui Scarlett ha avuto una breve relazione lo scorso anno, ora è la volta di un giornalista francese. Lui si chiama Romain Dauriac ed è apparso accanto all&#8217;attrice nei giorni scorsi a Venezia, seduto al suo fianco mentre, in sala veniva presentato in anteprima <a href="http://www.movielicious.it/2013/09/04/venezia-70-day-7/"><em>Under The Skin</em></a>, pellicola diretta da Jonathan Glazer di cui la Johansson è protagonista.</p>
<p>Trentunenne ex caporedattore di <em>Clark</em>, un magazine trimestrale sulla Street culture, oggi Romain è a capo di un&#8217;agenzia di pubblicità. Tutto  molto bello&#8230; Peccato per il look che il bel francesino ha  sfoggiato la sera della prima di <em>Under The Skin</em>. Smoking nero  bordato in raso con tanto di cravattino, anche questo in raso, pantalone  modello zompafosso e, botta di classe: i mocassini senza calzini!</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/scarlettjohanssonunderskinpremiere-21.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-33003" title="scarlettjohanssonunderskinpremiere-21" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/scarlettjohanssonunderskinpremiere-21.jpg" alt="" width="395" height="594" /></a></p>
<p>Ma nonostante questo, Scarlett sembra essere pazza di Romain, lo ha confermato il suo agente Marcel Pariseau: &#8220;Posso confermare che Scarlett e Romain sono fidanzati, anche se non hanno ancora deciso la data del matrimonio&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/scarlettjohanssonring.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-33013" title="scarlettjohanssonring" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/scarlettjohanssonring.jpg" alt="" width="373" height="515" /></a></p>
<p>La liason tra i due, suggellata dal preziosissimo anello che Scarlett indossava all&#8217;anulare sinistro l&#8217;altra sera sul red carpet veneziano, va avanti dallo scorso dicembre, ma la cosa si è fatta seria quando l&#8217;attrice, nei mesi scorsi, ha mollato tutto per andare a vivere con il suo &#8220;tresor&#8221; a Parigi.  Speriamo che standogli accanto riesca ad insegnargli anche un pizzico di buon gusto.</p>
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		<title>Venezia 70: Day 7</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Sep 2013 08:56:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[Jonathan Glazer]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/scarlettjohanssonunderskinpremiere.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32971" title="scarlettjohanssonunderskinpremiere" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/scarlettjohanssonunderskinpremiere.jpg" alt="" width="500" height="407" /></a></p>
<p>Spiazza, stordisce, ipnotizza e strabilia il film che sancisce l&#8217;inizio della seconda metà della 70a Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografia di Venezia, offrendosi ad una platea che negli ultimi giorni non è riuscita a scrollarsi di dosso la  facile, comoda preferenza per il caro, vecchio, rassicurante cinematografo della nonna &#8211; il romanzetto rosa <em>Tracks </em>e il comunque  ottimo, ma tradizionale <em>Philomena </em>&#8211; e per una produzione in serie che si appoggia ad una pigra derivazione dal piccolo  schermo &#8211; il piatto <em>Parkland</em>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/scarlett-johansson-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32972" title="scarlett-johansson-2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/scarlett-johansson-2.jpg" alt="" width="271" height="410" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/scarlett-johansson-jonathan-glazer.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32973" title="scarlett-johansson-jonathan-glazer" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/scarlett-johansson-jonathan-glazer.jpg" alt="" width="272" height="410" /></a></p>
<p><em>Under the Skin</em> si presenta come il concorrente alieno della manifestazione, e non (solo) per la comunque sui generis classificazione all&#8217;interno dei confini della science fiction: il ritorno alla regia del londinese Jonathan Glazer, assente dal set di un lungometraggio dai tempi ormai lontani del suo notevole <em>Birth &#8211; Io sono Sean</em> è l&#8217;oggetto non identificato che, come la capsula della diafana aliena &#8220;Laura&#8221; (Scarlett Johansson) nella lugubre provincia scozzese, atterra al Lido per fare piazza pulita di ciò che un concorso comunque in lenta ripresa ha offerto finora con il suo carico di annichilente potenza visiva, di fiducia illimitata e incondizionata nella irriducibilità di un linguaggio filmico ridotto quasi esclusivamente ad un primordiale cosmo di buio, luce, gesti e colori, in poche parole di un senso del cinema e della composizione che pur nella sua programmatica elementarità e nella sua disorientante sinteticità ci riporta all&#8217;idea primordiale del mezzo stesso, liberandolo da sovrastrutture e artifici.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/scarlettjohanssonunderskin.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32974" title="scarlettjohanssonunderskin" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/scarlettjohanssonunderskin.jpg" alt="" width="395" height="594" /></a></p>
<p>Ben poco, per fortuna, rimane infatti del modesto e convenzionale intreccio del libro di Michel Faber, di cui sopravvive soltanto il pretesto, ossia le peregrinazioni in gran parte automobilistiche della enigmatica protagonista, alla ricerca di autostoppisti maschi da sedurre e intrappolare nel suo archivio di corpi nascosto nell&#8217;oscurità del suo appartamento: vengono fatti a pezzi &#8211; o, nel migliore dei casi, impercettibilmente allusi &#8211; tutti gli elementi che caratterizzavano il materiale di partenza, a partire dalla ragione stessa delle azioni di &#8220;Laura&#8221; (l&#8217;allevamento di esseri umani, le cui carni prelibate vanno inviate al pianeta madre), i rapporti con i personaggi (qui solo una manciata di vittime e un paio di alieni muti addetti al &#8220;recupero&#8221;, al contrario della fattoria che ospita una vasta comunità di &#8220;operai&#8221;), e soprattutto la componente dialogica, che sulla pagina funge quasi da motore per la lenta, graduale umanizzazione di &#8220;Laura&#8221;, qui ridotta a entità puramente fisica (resa ancora più funzionale dal corpo-Johansson, mai così ben utilizzato) in contemplazione del mondo che la circonda.</p>
<p>Composizione astratta a metà fra l&#8217;assoluto kubrickiano, la sintesi della videoarte e i tardi malickianismi de-didascalizzati per l&#8217;occasione, <em>Under the Skin</em> è un&#8217;esperienza non facile da cui lasciarsi investire e travolgere se ancora si ha fede nel potere comunicativo dello schermo e dell&#8217;immagine in movimento, un&#8217;opera a suo modo totale che forse potrà anche non rivelarsi nell&#8217;immediato come il semplice &#8220;film più bello del Concorso&#8221; o come una possibile nuova via per l&#8217;universo della fantascienza (categorizzazione arbitraria e casuale, visto che, anche ipoteticamente svolto come horror, film bellico, peplum o quant&#8217;altro, assolutamente nulla sarebbe cambiato), ma che di certo, a fronte di tutto il resto, si imprimerà per sempre nella memoria e nell&#8217;immaginario dello spettatore che si sarà dichiarato folle, sconsiderato e soprattutto coraggioso abbastanza da accettarlo.</p>
<div id="attachment_32984" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/moebius-06.jpg"><img class="size-full wp-image-32984" title="moebius-06" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/moebius-06.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Il cast di Moebius: Lee Eun-Woo, Suh Yeong Ju e il regista Kim Ki-duk - Photo by Eugenio Boiano</p></div>
<p>Dopo una veloce deviazione in Orizzonti finalmente con un concorrente se non altro adeguato al contesto &#8211; l&#8217;australiano <em>Ruin</em>, opera seconda di quel Amiel Courtin-Wilson che due anni fa illuminò nuovamente la sezione con l&#8217;ottimo <em>Hail</em> &#8211; si passa a quello che nelle apparenze parrebbe il vero evento di giornata, ma che invece getta una luce abbastanza sinistra sull&#8217;operato della Mostra delle ultime due edizioni: <em>Moebius</em> di Kim Ki-Duk, ultimo Leone d&#8217;Oro, non viene accolto esattamente con tutti gli onori e le cerimonie del caso, ma relegato ad una ben poco appariscente comparsata alle nove del mattino in Sala Grande e a metà pomeriggio in Sala Perla, fatto impensabile per un vincitore così fresco e acclamato.</p>
<p>La verità è che forse la grande truffa del regista di Bonghwa ha finalmente mostrato la corda anche a chi era cascato con tutte le scarpe nella trappola del terribile <em>Pietà</em>, che in confronto a quest&#8217;ultimo sconclusionato pastrocchio autoanalitico travestito da film d&#8217;essai fa persino bella figura: l&#8217;autore di capolavori ormai irraggiungibili come <em>Ferro 3 </em>o <em>La samaritana</em> si ostina a confondere la macchina da presa con il lettino dello psicanalista e calca ulteriormente il tutto &#8211; cosa che già sembrava impossibile l&#8217;anno scorso &#8211; sul piano della provocazione fine a se stessa, dell&#8217;accumulo bulimico di shock assortiti e dell&#8217;autismo artistico ormai definitivamente avvoltolatosi su se stesso: sacchi di sangue e liquido seminale di turno &#8211; è ancora il caso di definirli personaggi? &#8211; sono i componenti di una famiglia borghese coinvolti in un cruentissimo gioco al massacro che parte dell&#8217;inconsulta evirazione del figlio (naturalmente, avendo a che fare con Kim, da parte della madre) e che procede indefesso fra pestaggi, accoltellamenti, stupri, masturbazioni (sì, anche senza bisogno del pene), atti di masochismo, incesti, uxoricidi e ulteriori (auto)evirazioni che ormai non spaventano né sconvolgono più nessuno &#8211; abbastanza sintomatiche le frequenti risate in sala, nella migliore ipotesi la dimostrazione di un punto di saturazione finalmente raggiunto da molti.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/kimkidukmoebiusphotocall.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32976" title="kimkidukmoebiusphotocall" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/kimkidukmoebiusphotocall.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Della pellicola in sé, che nel suo vuoto assoluto si barrica dietro gratuite elucubrazioni jungiane e lacaniane che ormai fanno ridere i polli e che fungono solo da giustificazioni per avvocati del diavolo in erba, non avrebbe neanche senso parlare. Il vero film, infatti, è la farsa inscenata fra applausi, ghigni, sfottò e riverenze all&#8217;interno della sala, che vedono un nutrito gruppo di fan e di personaggi del settore acclamare ancora il Maestro, che in realtà, giunto allo stadio terminale di una crisi depressiva profondissima, necessiterebbe urgentemente di sostegno psichiatrico e non di ulteriore incoraggiamento.<br />
A questo punto, verrebbe spontaneo chiedersi quale sarà il passo successivo del cineasta coreano, ormai in balia di un balletto sadomasochistico incoraggiato dal suo pubblico di carnefici, quindi, approfittando dell&#8217;occasione, la cosa migliore da fare è una e una sola: ignorare.</p>
<div id="attachment_32978" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/alex-gibney-the-armstrong-lie.jpg"><img class="size-full wp-image-32978" title="alex-gibney-the-armstrong-lie" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/alex-gibney-the-armstrong-lie.jpg" alt="Alex Gibney - The Armstrong Lie" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Alex Gibney - The Armstrong Lie</p></div>
<p>Finito lo scherzo, si torna fortunatamente a parlare di cinema con l&#8217;ultimo progetto del premio Oscar Alex Gibney, un ambizioso, arrabbiato e complesso ritratto del più grande illecito sportivo del mondo moderno che funge anche da amarissima riflessione sulla fragilità del lavoro del documentarista e sulle responsabilità del narratore: <em>The Armstrong Lie</em>, previsto inizialmente come pellicola celebrativa sul ritorno in pista del discusso campione del ciclismo dopo le sette vittorie consecutive al Tour de France, si è trasformato alla luce della confessione televisiva in cui ha finalmente ammesso il suo costante ricorso a sostanze dopanti nel durissimo reportage di un inganno colossale perpetratosi oltre un decennio ai danni non solo del mondo della bicicletta e delle sue federazioni, ma dello sport intero.</p>
<p>Gibney non fa mistero dello sdegno e dello schifo che si sono impossessati di lui in corso d&#8217;opera &#8211; in fin dei conti, ha anch&#8217;egli risentito pesantemente del vortice di bugie dell&#8217;atleta &#8211; e si lascia a volte prendere la mano, col rischio di cedere alla facile strategia di &#8220;sbattere il mostro in prima pagina&#8221;.<br />
Per il resto, però, il film è davvero efficace, intenso, avvincente quanto una versione non fiction dei <em>Goodfellas</em> scorsesiani, visto che, d&#8217;altronde, sempre si tratta della inevitabile parabola discendente di un delinquente acclarato, dominus indiscusso e ideatore di un sistema illegale a cui, fino all&#8217;ultimo, ha cercato di sottrarsi sfruttando il proprio carisma e il proprio ruolo (ogni riferimento a personaggi dell&#8217;attualità nostrana non è puramente casuale): il divo del pedale statunitense ne esce davvero malissimo, come un affabulatore solo in apparenza pentito e rimasto comunque schiacciato dalla sua stessa montagna di menzogne, ma ne esce forse ancora peggio tutto l&#8217;apparato di ruffiani e di servi che hanno ora incoraggiato, ora coperto e ora ignorato il marciume che si era instaurato in tutta la categoria, specie l&#8217;inquietante medico italiano Michele Ferrari, preparatore personale di Armstrong o il dirigente traffico Johan Bruyneel, che pilotò l&#8217;arrivo sul podio del suo protetto nel 2009.</p>
<p>Ne esce un affresco davvero grandioso, con momenti di grande coinvolgimento, come l&#8217;episodio, degno di un intrigo della Roma antica, dedicato all&#8217;umiliazione di Frankie Andreu, che fu fra i primi ad accusare Armstrong e a cui venne beffardamente offerto l&#8217;incarico di fungere da accondiscendentissimo e unico corrispondente sportivo per pubblicizzare il rilancio dell&#8217;ex-collega, o la cronaca dell&#8217;inevitabile, progressivo sorpasso &#8211; non solo in pista &#8211; con cui l&#8217;allora ventiseienne Alberto Contador vanificò i piani di Armstrong e si impose come esempio di una disciplina ripulita e rinata, salvo poi rovinare tutto con un successivo risultato positivo al controllo antidoping: insomma, <em>The Armstrong Lie</em> è sicuramente un&#8217;opera che vale molto più di quanto appare e che non dev&#8217;essere esclusivamente ricondotta all&#8217;argomento trattato o confusa per un oggetto riservato esclusivamente agli addetti ai lavori o ai patiti della materia, ma che si merita un posto d&#8217;onore fra i documentari più importanti e imprescindibili di questo decennio.</p>
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