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	<title>Movielicious &#187; Valeriya Gay Germanika</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Festival di Mosca &#8211; Vincitori e pagelle</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jun 2014 22:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[36° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca]]></category>
		<category><![CDATA[Gözümün Nuru]]></category>
		<category><![CDATA[Gözümün Nûru (Eye Am)]]></category>
		<category><![CDATA[San Giorgio d'oro]]></category>
		<category><![CDATA[Valeriya Gay Germanika]]></category>
		<category><![CDATA[Watashi no Otoko]]></category>

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		<description><![CDATA[San Giorgio d'oro al giapponese Watashi no otoko (My Man) e d'argento al turco Gözümün Nuru (Eye Am).]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37775" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/watashi-no-otoko-my-man.jpg"><img class="size-full wp-image-37775" title="watashi-no-otoko-my-man" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/watashi-no-otoko-my-man.jpg" alt="" width="500" height="345" /></a><p class="wp-caption-text">Watashi no otoko - My Man</p></div>
<p>E&#8217; un&#8217;aria da Guerra Fredda quella che si respira dentro il cinema Oktyabr&#8217;, epicentro mondano e teatro dell&#8217;epilogo del 36° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca: l&#8217;assegnazione dei premi e il clima da festa privata sembrano quasi riportare ai tempi del Patto di Varsavia, alla demarcazione netta fra Oriente e Occidente e all&#8217;isolazionismo tutto sovietico dell&#8217;era pre-glasnost.</p>
<p>Colpita da sanzioni e boicottaggi di vario genere e tarata dagli imbarazzi diplomatici di oggi, la Russia risponde con un Palmares che di fatto esclude, con un&#8217;unanimità che si fatica a considerare casuale, tutta quella parte di mondo fino al 1991 in palese opposizione alla Cortina di Ferro: un po&#8217; a sorpresa, infatti, ad aggiudicarsi il <strong>San Giorgio d&#8217;Oro</strong> è il nipponico <a href="http://www.movielicious.it/2014/06/21/festival-di-mosca-giorno-3/"><em>Watashi no otoko</em> (<em>My Man</em>)</a>, quarto titolo proveniente dal Sol Levante a imporsi sulla rassegna, ma solo il primo a non portare la firma del veterano Kaneto Shindo.</p>
<div id="attachment_37777" style="width: 509px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/eye-am.jpg"><img class="size-full wp-image-37777" title="eye-am" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/eye-am.jpg" alt="" width="499" height="249" /></a><p class="wp-caption-text">Gözümün Nuru (Eye Am)</p></div>
<p>Si tratta senz&#8217;altro di una scelta coraggiosa che condividiamo e che ricompensa uno dei partecipanti più interessanti e impegnativi del Concorso, ma non nascondiamo che le nostre preferenze erano furiosamente indirizzate verso lo straordinario <a href="http://www.movielicious.it/2014/06/24/festival-di-mosca-giorno-6/"><em>Gözümün Nuru</em> (<em>Eye Am</em>)</a>, indisputabile capolavoro della selezione che arriva solo a un passo dal clamoroso bis della Turchia (l&#8217;anno scorso era stato il turno dell&#8217;ottimo <em>Zerre</em>) nella manifestazione della Capitale, portandosi a casa un meritatissimo <strong>San Giorgio d&#8217;Argento</strong> (che in una premiazione perfetta avremmo visto attribuito al bel <em>Oi aisthimaties</em>, rimasto a mani vuote) e incassando le benedizioni collaterali del <strong>NETPAC</strong>, il network per la promozione della cinematografia asiatica, e del <strong>circuito dei cineclub russi</strong>.</p>
<div id="attachment_37778" style="width: 479px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/valeriya_gay_germanika.jpg"><img class="size-full wp-image-37778" title="valeriya_gay_germanika" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/valeriya_gay_germanika.jpg" alt="Valeriya Gay Germanika" width="469" height="312" /></a><p class="wp-caption-text">Valeriya Gay Germanika</p></div>
<p>A tratti ingiustificata, se non per fini puramente provocatori o pubblicitari, è invece l&#8217;elezione del fenomeno locale <strong><a href="http://www.movielicious.it/2014/06/27/festival-di-mosca-giorno-8/">Valeriya Gay Germanika</a> </strong>a <strong>miglior regista</strong> della competizione, una decisione assolutamente discutibile che fa il paio con un pesantissimo <strong>Premio FIPRESCI</strong> e che sembra tenere più conto dell&#8217;aura cult-maledettistica che circonda il mondo autoriale della giovane cineasta che non l&#8217;effettivo valore della pellicola o le sue capacità nella messinscena, ancora deficitate da uno sperimentalismo acerbo e da una propensione allo scandalo che fanno solo da paravento.<br />
Se proprio era necessario premiare lo shock, tanto valeva rivolgersi verso il crudele <em>Hardkor disko</em>, un film lontano dal dirsi ideale, ma diretto con notevole gusto e con molta più competenza.</p>
<p>Il <strong>premio per la miglior interpretazione maschile </strong>va ad arricchire il piatto di <em>Watashi no otoko</em> e finisce nelle mani del divo giapponese <strong>Tadanobu Asano</strong> (l&#8217;indimenticato protagonista di <em>Tabù &#8211; Gohatto</em>, lo Hogun dei due <em>Thor<strong> </strong></em>e il futuro ispettore Zenigata dell&#8217;imminente versione live action di <em>Lupin III</em>), mentre a ottenere <strong>il suo corrispettivo femminile</strong> è l&#8217;ucraina <strong>Natalka Polovinka</strong>, eroina senza nome del discreto <em>Braty &#8211; Ostannya Spovid</em>: la designazione, in sé e per sé piuttosto sensata e soddisfacente, lascia abbastanza con l&#8217;amaro in bocca e avrebbe funzionato meglio invertendo i due sessi, riconoscendo così l&#8217;eccezionale lavoro dei &#8220;fratelli&#8221; Oleg Mosijchuk/Viktor Demertash e, soprattutto, la performance camaleontica e penetrante della lolita <span>Fumi</span><span> Nikaid?.</span></p>
<p>Considerato l&#8217;organico, per determinare il vincitore della categoria <em>Libero pensiero</em> sarebbe bastato pescare nel mazzo, ma la giuria riesce nel compito davvero non facile di incoronare <strong>miglior documentario</strong> il polacco <em><strong>Deep Love</strong></em>, non certo il concorrente più forte della comitiva (si pensi solo all&#8217;avvincente <em>The Armstrong Lie,</em> che avevamo già apprezzato e recensito a Venezia, o al grandissimo <em>L&#8217;expérience Blocher</em>), ma evidentemente quello che, col suo carico di retorica e di trappoloni emotivi, ha più efficacemente impressionato i giurati.</p>
<p>A chiudere il computo e a riassumere il discorso amaramente autoreferenziale sono il <strong>Premio per l&#8217;Insieme dell&#8217;Opera</strong>, ritirato dallo stesso Presidente di Giuria <strong>Gleb Panfilov</strong>,<strong> </strong>e il <strong>Premio Stanislavky alla Carriera Attoriale</strong>, affibbiato con invidiabile sprezzo del ridicolo alla di lui moglie <strong>Inna Churikova</strong>, oltre naturalmente al <strong>premio del pubblico</strong>, che va senza troppi sforzi (e avverando le nostre previsioni) nelle tasche del russo Vladimir Tumayev grazie al suo <em>Belyj Yagel&#8217;</em>, una vittoria praticamente assicurata sin dall&#8217;inizio che testimonia un certo progresso, volontario o meno, nei gusti della platea moscovita, che abbellisce la galleria degli orrori che accoglie oggi aberrazioni come <em>Matterhorn</em> e <em>Magnifica presenza </em>e che ha preferito un semplice prodotto di casa propria a programmatiche ruffianate acchiappaconsensi come <em>La ritournelle</em> e <em>Alles inklusive.</em></p>
<p>Vi diamo ovviamente appuntamento al prossimo anno, con la speranza che la situazione internazionale si appiani a sufficienza da consentire al Festival di Mosca di ritornare nelle grazie del resto del mondo e vi lasciamo alle nostre pagelle.</p>
<p>GIORNO 1:<br />
<strong> CONCORSO DOC:</strong> Deep Love &#8211; Jan P. Matuszynski (Polonia) &#8211; 5<br />
<strong>CONCORSO DOC: </strong>L&#8217;Expérience Blocher &#8211; Jean-Stéphane Bron (Svizzera/Francia) &#8211; 7.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Red Army &#8211; Gabe Polsky (USA/Russia) &#8211; 7<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Salaud, on t&#8217;aime &#8211; Claude Lelouch (Francia) &#8211; 3</p>
<p>GIORNO 2:<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Braty: Ostannya Spovid &#8211; Victoria Trofimenko (Ucraina) &#8211; 6<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Timbuktu &#8211; Abderrahmane Sissako (Mauritania/Francia) &#8211; 7.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Pelo malo &#8211; Mariana Rondón (Venezuela/Argentina/Germania/Peru) &#8211; 6.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>La distancia &#8211; Sergio Caballero (Spagna) &#8211; 3</p>
<p>GIORNO 3:<br />
<strong>CONCORSO: </strong>La Ritournelle &#8211; Marc Fitoussi (Francia) &#8211; 4<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Watashi no Otoko &#8211; Kazuyoshi Kumakiri (Giappone) &#8211; 7.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Black Coal, Thin Ice &#8211; Diao Yinan (Hong Kong/Cina) &#8211; 7<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Aimer, boir et chanter &#8211; Alain Resnais (Francia) &#8211; 8.5</p>
<p>GIORNO 4:<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Adieu au langage &#8211; Jean-Luc Godard (Francia) &#8211; 8<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Hardkor Disco &#8211; Krzysztof Skonieczny (Polonia) &#8211; 7<br />
<strong>CONCORSO: </strong>A Most Wanted Man &#8211; Anton Corbijn (Regno Unito/USA/Germania) &#8211; 6.5</p>
<p>GIORNO 5:<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Reporter &#8211; Thijs Gloger (Olanda) &#8211; 4.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Shemtkhveviti Paemnebi &#8211; Levan Koguashvili (Georgia) &#8211; 4<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>The Salt of the Earth &#8211; Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado (Brasile/Francia/Italia) &#8211; 8<br />
<strong>CONCORSO DOC: </strong>Web Junkie &#8211; Shosh Shlam e Hilla Medalia (Israele/USA) &#8211; 4<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Tore tanzt &#8211; Katrin Gebbe (Germania) &#8211; 6</p>
<p>GIORNO 6:<br />
<strong>CONCORSO DOC: </strong>The Green Prince &#8211; Nadav Schirman (Israele/Germania/Regno Unito) &#8211; 6<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Hafsakat Esh &#8211; Amikam Kovner (Israele) &#8211; 6.5<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Beti and Amare &#8211; Andreas Siege (Germania) &#8211; 4<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Gözümün Nuru &#8211; Melik Saraço?lu e Hakk? Kurtulu? (Turchia/Francia) &#8211; 8.5</p>
<p>GIORNO 7:<br />
<strong>CONCORSO DOC: </strong>Cardiopolitika &#8211; Svetlana Strelnikova (Russia) &#8211; 7<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Oi Aisthimaties &#8211; Nicholas Triandafyllidis (Grecia) -7<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Anar Haye Naras &#8211; Majid-Reza Mostafavi (Iran) &#8211; 4.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Jimmy&#8217;s Hall &#8211; Ken Loach (Regno Unito/Francia/Irlanda) &#8211; 6</p>
<p>GIORNO 8:<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Da i Da &#8211; Valeriya Gay Germanika (Russia) &#8211; 3<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Alles Inklusive &#8211; Doris Dörrie (Germania) &#8211; 2<br />
<strong>CONCORSO DOC: </strong>Happiness &#8211; Thomas Balmès (Francia/Finlandia) &#8211; 6.5<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Traumland &#8211; Petra Volpe (Svizzera/Germania) &#8211; 6.5</p>
<p>GIORNO 9:<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Joryu Ingan &#8211; Shin Younshick (Corea del Sud) &#8211; 5.5<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Belyj Yagel&#8217; &#8211; Vladimir Tumayev (Russia) &#8211; 6.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Transformers 4: L&#8217;era dell&#8217;estinzione &#8211; Michael Bay (USA) &#8211; 4<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Deux jours, une nuit &#8211; Jean-Pierre e Luc Dardenne (Belgio/Francia/Italia) &#8211; 9</p>
<p>GIORNO 10:<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Kreuzweg &#8211; Dietrich Brüggemann (Germania/Francia) &#8211; 8<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Winter Sleep &#8211; Nuri Bilge Ceylan (Turchia/Germania/Francia) &#8211; 8</p>
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		<title>Festival di Mosca &#8211; Giorno 8</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2014 05:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Alles Inklusive]]></category>
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		<category><![CDATA[Valeriya Gay Germanika]]></category>

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		<description><![CDATA[Il guazzabuglio para-autoriale di Valeriya Gay Germanika, il lezioso quanto vuoto Alles Inklusive e lo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37707" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/da-i-da.jpg"><img class="size-full wp-image-37707" title="da-i-da" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/da-i-da.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Da i da</p></div>
<p>E&#8217; una combinazione decisamente curiosa quella che porta il programma del 36° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca a schierare nella stessa mattinata due concorrenti diametralmente opposti che rappresentano quanto di peggio inserito finora in competizioneD  una parte abbiamo <strong><em>Da i da</em></strong>, secondo lungometraggio del fenomeno locale <strong>Valeriya Gay Germanika</strong>, un esasperante guazzabuglio para-autoriale ambientato fra sgarrupate e sordide comunità di artistoidi vaneggianti e intossicati 24 ore su 24, un mosaico allucinato e delirante da cui si eleva la relazione vagamente bohèmien fra il pittore alcolizzato Kolya e la maestra di scuola tabagista Sasha.</p>
<p>Il tono generale si assesta ben presto in un compiaciuto, gratuito e francamente inesplicabile diario di ordinario sconquasso, filmato da una macchina a mano mobilissima che indugia per interminabili inquadrature sul nulla, arricchito da trucchetti inutili e, alla lunga, molesti (nauseante, in particolare, l&#8217;uso a rotazione pressoché ininterrotta dei filtrini colorati), orientato verso modelli irraggiungibili, dall&#8217;autodistruzione sentimentale di Leos Carax al surrealismo quotidiano, per ammissione della stessa regista, della <em>Amélie</em> di Jeunet, intervallato da squarci estetizzanti scriteriati e inopinati (da antologia del trash la sequenza di Sasha che scopre lo slancio della pittura cicchettando e spippettando a ciclo continuo, ma anche l&#8217;estemporaneo videoclip del prefinale, a metà fra l&#8217;immaginario gothic-metal dei Nightwish e il prologo di <em>Melancholia</em><em>,</em> merita una menzione) e attraversato da un maledettismo d&#8217;accatto che fa solo cadere le braccia.<br />
La Germanika ha dichiarato in conferenza stampa che l&#8217;insistenza del produttore Fedor Bondarchuk è stato l&#8217;unica ragione della presentazione al concorso del suo progetto, che &#8211; sempre per citare le sue parole &#8211; avrebbe invece realizzato solo per una ristrettissima cerchia di amici: ammesso che si voglia dar credito alla sua spudorata faccia di bronzo, c&#8217;era davvero da sperare che tutto andasse secondo i suoi piani.</p>
<div id="attachment_37708" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/alles-inklusive.jpg"><img class="size-full wp-image-37708" title="alles-inklusive" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/alles-inklusive.jpg" alt="Alles inklusive" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Alles inklusive</p></div>
<p>Come se non fosse bastato il malriuscito <em>La ritournelle</em>, si riapproda sulle sponde rasserenanti e nazionalpopolari della commedia con il tedesco <em><strong>Alles Inklusive</strong></em>, ma, osservando gli agghiaccianti risultati, l&#8217;equivalente francese in confronto rifulge della profondità dei <em>contes moraux</em> di Rohmer.<br />
A popolare gli insostenibili 123 (centoventitré) minuti della pellicola, troviamo i più antidiluviani, ammorbanti e leziosi canoni della farsa turistica a misura di casalinga bavarese teledipendente: zitelle disperate con cagnolino al seguito, travestiti piagnucolanti &#8211; etero, per giunta &#8211; da burletta, vegliarde ninfomani e pure un po&#8217; mignotte con un passato da (e, a giudicare dalla morale del film, in quanto) ex hippie, villaggi vacanze, ciccioni marpioni, prestanti dottorini, gag sul vomito e altre amenità.</p>
<p>La sessantenne <strong>Doris Dörrie </strong>aveva di certo in mente l&#8217;universo sbarazzino ed esotico di <em>Love Is All You Need </em>di Susanne Bier e dei suoi succedanei nell&#8217;allestire la sua galleria stantia di macchiette, ma l&#8217;esito, già mortificante quando si rimane nel brillante &#8211; da incubo la scopata geriatrica con chitarra, inimmaginabile persino in un cinepanettone -, suscita puro ribrezzo quando pretende di prendersi sul serio e di far entrare in campo la tragedia, dai reiterati flashback del suicidio della madre della drag queen Tina allo sbarco di clandestini sulle spiagge di Torremolinos, dai conflitti generazionali fra anziani libertari e giovani passatisti ai dilemmi irrisolti sull&#8217;identità sessuale.</p>
<p>Esagitato, sopra le righe e portato allo stremo da una durata sconsiderata, <em>Alles Inklusive </em>è un autentico abominio che sicuramente non giova alla reputazione del cinema comico nelle vetrine festivaliere, un ambito dal quale è giusto aspettarsi una sapida alternanza di opere d&#8217;essai e di prodotti più leggeri, a condizione, però, che si capisca la differenza fra la finezza di un <em>feel good movie</em> e la beceraggine di una volgare pagliacciata.</p>
<div id="attachment_37709" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/traumland.jpg"><img class="size-full wp-image-37709" title="traumland" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/traumland.jpg" alt="Traumland" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Traumland</p></div>
<p>Dopo la gradevole coproduzione franco-svedese <em><strong>Happiness</strong></em>, documentario sul recente ammodernamento tecnologico del Bhutan visto dagli occhi di un bambino di otto anni, è il turno del terzo partecipante di oggi alla categoria principale, lo svizzero <em><strong>Traumland</strong></em>, che riporta il livello della giornata quantomeno alle soglie della decenza: dilaniante Canto di Natale localizzato in una Zurigo mai così desolata e lontana dalle consuete idealizzazioni, l&#8217;esordio sul grande schermo di <strong>Petra Volpe</strong> coinvolge un nutrito stuolo di esemplari umani accomunato dal loro rapporto più o meno diretto con il mondo della prostituzione, dai coniugi quarantenni Lena e Martin (la Ursina Lardi de <em>Il nastro bianco</em> e il Devid Striesow de <em>La caduta</em>) al triste divorziato Rolf, dall&#8217;insoddisfatta assistente sociale Judith alla sfiduciata vedova Maria (una credibile e ancora bellissima <strong>Marisa Paredes </strong>in sortita alpina).</p>
<p>La Volpe illustra senza facili moralismi i lati oscuri di una &#8220;terra dei sogni&#8221; considerata un punto di riferimento della mercificazione legale del sesso e, pur seguendo senza novità la tradizione dell&#8217;<em>ensemble movie</em>, interseca i vari nuclei narrativi senza forzature né eccessi melodrammatici, trovando un&#8217;eccezionale protagonista nella balcanica Luna Zimic Mijovic &#8211; che interpreta la fragile squillo Mia, <em>fil rouge</em> delle varie storie &#8211; e precludendoci qualsiasi forma di simpatizzazione e di identificazione con i personaggi, tutti, nel loro piccolo, carnefici, più che vittime, l&#8217;uno dell&#8217;altro e condannati, nel migliore dei casi, a un lieto fine di ipocrisie.</p>
<p><em>Traumland</em>, nonostante non si distingua per creatività o per fattura, ci ricorda, specie dopo la coppia di sconfortanti estremi che l&#8217;ha preceduto, il ruolo fondamentale e talvolta salvifico del cinema medio nella cornice di una rassegna, e a tratti si spera che domani questa possa concludersi senza assumersi troppi rischi in dirittura di arrivo.</p>
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