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	<title>Movielicious &#187; Vincent Nemeth</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Francofonia &#8211; Il Louvre sotto occupazione</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2015 11:46:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alexandr Sokurov]]></category>
		<category><![CDATA[Benjamin Utzerath]]></category>
		<category><![CDATA[Francofonia - Il Louvre sotto occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[Louis-Do de Lencquesaing]]></category>
		<category><![CDATA[Vincent Nemeth]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cineasta russo Aleksandr Sokurov incanta ancora una volta con il suo smisurato talento visivo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Francofonia, Francia &#8211; Germania 2015)<br />
Uscita: 17 dicembre 2015<br />
Regia: Alexandr Sokurov<br />
Con: Louis-Do de Lencquesaing, Benjamin Utzerath, Vincent Nemeth<br />
Durata: 1 ora e 27 minuti<br />
Distribuito da: Academy Two</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/francofonia.png"><img class="alignnone size-full wp-image-51324" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/francofonia.png" alt="francofonia" width="796" height="455" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se ne era già avuta un&#8217;avvisaglia con la risonanza in tutto l&#8217;Occidente dell&#8217;<a href="http://www.movielicious.it/2014/09/29/laffaire-koncalovskij-e-la-guerra-fredda-tra-hollywood-e-mosca/" target="_blank">affaire <em>Leviatha</em><em>n</em></a>, pellicola tanto ammirata fuori dai confini territoriali quanto apertamente osteggiata dalle alte sfere in patria: fra l&#8217;establishment moscovita e il cinema d&#8217;autore non corre buon sangue, a patto che il secondo, come ampiamente dimostrato dagli esempi di Fëdor Bondarchuk (l&#8217;hit colossale di <em>Stalingrad</em>) e di Nikita Mikhalkov (i sequel di <em>Sole ingannatore </em>e il recentissimo <i>Solnechniy udar</i>, orgogli filogovernativi da esportazione nonostante i clamorosi tonfi al botteghino), sia asservito interamente alla missione patriottica che guida, in un clima sempre più irrespirabile di diffidenza e di protezionismo, la Russia attuale.</p>
<p>Appare pertanto abbastanza emblematica l&#8217;identità dell&#8217;ultima fantasia di <strong>Aleksandr Sokurov</strong>, una produzione completamente appoggiata su capitali europei che però parla la lingua di Mosca, un atto di concordia, nell&#8217;atmosfera da neo-guerra fredda di oggi, che intende ribadire il primato dell&#8217;Arte su qualsiasi questione politica e su qualsiasi divisione interna, si tratti pure, come in questa circostanza, di un conflitto mondiale, sia esso passato o incombente.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Francofonia_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51318" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Francofonia_2.jpg" alt="Francofonia_2" width="620" height="371" /></a></p>
<p>Non a caso Sokurov sceglie come punto nodale della narrazione l&#8217;operazione di recupero e di preservazione della collezione permanente (il cosiddetto <em>Kunstschutz</em>), patrocinata dall&#8217;allora direttore del museo Jacques Jaujard e dal conte tedesco Franz Wolff-Metternich, nemici per mere congiunture storiche uniti fraternamente dal fine comune di arginare e di limitare la barbarie della loro epoca, e, sorretto nuovamente, dopo <em>Faust</em>, dalle luci di Bruno Delbonnel e dal consueto, maniacale lavoro espressionista sul formato e sull&#8217;obiettivo, li inserisce e li confonde in un amalgama sfumato e distorto sospeso fra drammaturgia, poema visivo, installazione, film-saggio e cinema documentario nello stesso momento rigoroso e indisciplinato.</p>
<p>Più che presentarsi come un nuovo <em>Arca Russa, </em>quindi, <strong><em>Francofonia &#8211; Il Louvre sotto occupazione</em></strong> assomiglia più al discendente diretto della forma svincolata e sciolta di quelle elegie che per circa vent&#8217;anni hanno costituito le fondamenta liriche e dialettiche dell&#8217;universale e interattivo itinerario del cineasta di Irkutsk attraverso il Cosmo e il Tempo. Ritorna infatti il Viaggiatore (lo stesso regista, non più solo voce, ma anche profilo) di <em>Elegia della traversata </em>e del già citato <em>Arca russa</em> – ma i punti di convergenza con quest’ultimo, sostanzialmente, si esauriscono qui -, impegnato in un volo free-form crono-spaziale nella Francia dell’occupazione nazista che si estende a dismisura fino a diventare un inno globale alla fragile necessità della creazione artistica e al suo ruolo di testimone e protettrice della storia dell&#8217;Uomo oltre le avversità. Come la tempesta che si abbatte sulla nave da trasporto carica di dipinti e di sculture che fa da sfondo a un percorso disseminato di libere associazioni (il parallelo della Parigi sotto Hitler con la Leningrado sovietica) e di excursus immaginifici, con un bizzosissimo Bonaparte (<strong>Vincent Nemeth</strong>) a riconoscersi ossessivamente di tela in tela &#8211; <em>Gioconda </em>inclusa &#8211; e la Marianne, spirito della Rivoluzione (l’esordiente <strong>Johanna Korthals Altes</strong>), a declamare fantasmaticamente per le sale deserte del Louvre il motto repubblicano.</p>
<p>Se il linguaggio di <i>Francofonia</i>, insomma, è in tutto e per tutto quello delle meditazioni elegiache dell&#8217;autore di <em>Madre e figlio</em>, la sua natura riassume i caratteri base dell&#8217;appena conclusa Tetralogia del Potere (inaugurata da <em>Moloch</em> e chiusa da <em>Faust</em>) e ne rappresenta l&#8217;ideale appendice astratta e trascendente, un esorbitante assalto ai sensi e alla sensibilità dello spettatore che cattura la duplice, contraddittoria essenza dell&#8217;Arte come strumento di comando e di supremazia &#8211; quale fu effettivamente il Louvre sotto Napoleone (<em>&#8220;perché mai avrei fatto la guerra, se non per l&#8217;Arte?</em><em>&#8220;</em>) &#8211; ma, nella sua accezione pura, soprattutto come l&#8217;unica via per fuggire dall&#8217;immanenza (la sequenza straziante della mano che sfiora la statua).</p>
<p>Il risultato, poliedrico quanto il Godard del terzo periodo e paragonabile soltanto alla monumentalità del Mikhail Romm de <em>Il fascismo ordinario</em>, è un capolavoro cubista e sregolato che riporta in primo piano il pensiero di uno dei maggiori intellettuali del post-moderno, una dimessa, personalissima preghiera a flusso di coscienza dedicata ai fantasmi del contemporaneo che assume le proporzioni dell&#8217;opera-mondo e che fa lapidariamente calare il sipario sul Novecento, sulle sue vestigia, sui suoi errori e sull&#8217;idea di un Vecchio Continente &#8211; Russia compresa &#8211; unito nel profondo ma destinato a non conciliarsi mai.</p>
<p>Voto <strong>9</strong></p>
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