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	<title>Movielicious &#187; Vittorio Taviani</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Filmstudio mon amour &#8211; La recensione dal Festival di Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2015 14:39:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Armando Leone]]></category>
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		<category><![CDATA[Filmstudio mon amour]]></category>
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		<category><![CDATA[Toni D'Angelo]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Taviani]]></category>

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		<description><![CDATA[Il documentario di Toni D'Angelo sullo storico cineclub romano nel cuore di Trastevere.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia, 2015)<br />
Uscita: &#8211;<br />
Regia: Toni D&#8217;Angelo<br />
Con: Armando Leone, Toni D&#8217;Angelo, Nanni Moretti<br />
Durata: 1 ora e 8 minuti<br />
Distribuzione:</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/filmstudiomonamour.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-45118" title="filmstudiomonamour" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/filmstudiomonamour.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>C&#8217;è un aggettivo che non abbandona mai la mente durante la visione di <em><strong>Filmstudio Mon Amour</strong></em>, il doc di <strong>Toni D&#8217;Angelo</strong> presentato alla <strong>decima edizione della Festa del Cinema di Roma</strong> sul noto cineclub romano, ed è &#8220;nostalgico&#8221;. Col cinema c&#8217;entra in modo indiretto perché la nostalgia non è tanto nei confronti del luogo nato nell&#8217;ottobre del 1967, sviluppatosi negli anni a venire e tutt&#8217;ora esistente, quanto per le condizioni sociali e culturali che hanno fatto sì che in quel preciso momento storico ai cittadini romani e non solo, venisse data l&#8217;occasione di ampliare i loro orizzonti cinematografici con opere che non venivano distribuite nei circuiti tradizionali. Ma nello storico cineclub fondato da Americo Sbardella e Annabella Miscuglio non c&#8217;erano solo proiezioni: il Filmstudio era un luogo per dibattere, per conoscere e per conoscersi, in cui si poteva poi assistere alle prove del Living Theatre e dove sono passate le opere di <strong>Bernardo Bertolucci</strong> (che era un habitué), <strong>Jean-Luc Godard</strong>, <strong>Michelangelo Antonioni</strong>, <strong>Glauber Rocha</strong>, <strong>Fernando Solanas</strong>, <strong>Pasolini</strong>,<strong> Eric Rohmer</strong> e <strong>Robert Kramer</strong>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/filmstudiomonamour_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-45119" title="filmstudiomonamour_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/filmstudiomonamour_2.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Ed è curioso che a realizzare questo &#8220;doc della memoria&#8221; sia stato un giovane regista che non era neanche nato nei tempi in cui la mitica porta scorrevole del Filmstudio si apriva a una Roma curiosa e politicamente fervida, quando le rivendicazioni, i movimenti e le contestazioni, erano divenuti parte integrante dell’espressione creativa e il cineclub era meta obbligata delle peregrinazioni notturne sia della &#8220;gente di cinema&#8221; sia dei semplici appassionati in cerca di qualcosa di diverso. <strong>Toni D&#8217;Angelo</strong> (<em>L&#8217;innocenza di Clara</em>), Classe 1979, napoletano, figlio del musicista Nino, ha conosciuto il Filmstudio negli anni Duemila, grazie a uno degli storici collaboratori della sala, <strong>Armando Leone</strong> che, permettendogli di curiosare tra gli scaffali e gli scatoloni dell’archivio, gli ha svelato i tesori di quel cinema nascosto e sotterraneo in quel buio vicolo di Trastevere.</p>
<p>Scegliendo di raccontare anche gli avvenimenti storici che hanno dato il la alla fondazione del Filmstudio, D&#8217;Angelo (la voce fuori campo che accompagna il film è la sua, ma quella di un attore professionista ci sarebbe stata meglio) utilizza le interviste a Jonas Mekas, Moretti, Verdone ai Taviani e ai tanti autori che hanno conosciuto e frequentato quel luogo, alternandole a materiali di repertorio, in un viaggio che tocca gli aspetti più disparati del fare arte e getta le basi per un’interessante riflessione sullo stato attuale del nostro cinema e sui circuiti distributivi. Offre poi un certo conforto sapere che, in un periodo storico in cui i luoghi di incontro culturale rappresentano sempre più una specie in via d&#8217;estinzione, il Filmstudio sia ancora lì, in via degli Orti d’Alibert 1 C, a proporre le sue rassegne off e i suoi film d&#8217;autore.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
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