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	<title>Movielicious &#187; Watashi no Otoko</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Festival di Mosca &#8211; Vincitori e pagelle</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jun 2014 22:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[36° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca]]></category>
		<category><![CDATA[Gözümün Nuru]]></category>
		<category><![CDATA[Gözümün Nûru (Eye Am)]]></category>
		<category><![CDATA[San Giorgio d'oro]]></category>
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		<description><![CDATA[San Giorgio d'oro al giapponese Watashi no otoko (My Man) e d'argento al turco Gözümün Nuru (Eye Am).]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37775" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/watashi-no-otoko-my-man.jpg"><img class="size-full wp-image-37775" title="watashi-no-otoko-my-man" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/watashi-no-otoko-my-man.jpg" alt="" width="500" height="345" /></a><p class="wp-caption-text">Watashi no otoko - My Man</p></div>
<p>E&#8217; un&#8217;aria da Guerra Fredda quella che si respira dentro il cinema Oktyabr&#8217;, epicentro mondano e teatro dell&#8217;epilogo del 36° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca: l&#8217;assegnazione dei premi e il clima da festa privata sembrano quasi riportare ai tempi del Patto di Varsavia, alla demarcazione netta fra Oriente e Occidente e all&#8217;isolazionismo tutto sovietico dell&#8217;era pre-glasnost.</p>
<p>Colpita da sanzioni e boicottaggi di vario genere e tarata dagli imbarazzi diplomatici di oggi, la Russia risponde con un Palmares che di fatto esclude, con un&#8217;unanimità che si fatica a considerare casuale, tutta quella parte di mondo fino al 1991 in palese opposizione alla Cortina di Ferro: un po&#8217; a sorpresa, infatti, ad aggiudicarsi il <strong>San Giorgio d&#8217;Oro</strong> è il nipponico <a href="http://www.movielicious.it/2014/06/21/festival-di-mosca-giorno-3/"><em>Watashi no otoko</em> (<em>My Man</em>)</a>, quarto titolo proveniente dal Sol Levante a imporsi sulla rassegna, ma solo il primo a non portare la firma del veterano Kaneto Shindo.</p>
<div id="attachment_37777" style="width: 509px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/eye-am.jpg"><img class="size-full wp-image-37777" title="eye-am" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/eye-am.jpg" alt="" width="499" height="249" /></a><p class="wp-caption-text">Gözümün Nuru (Eye Am)</p></div>
<p>Si tratta senz&#8217;altro di una scelta coraggiosa che condividiamo e che ricompensa uno dei partecipanti più interessanti e impegnativi del Concorso, ma non nascondiamo che le nostre preferenze erano furiosamente indirizzate verso lo straordinario <a href="http://www.movielicious.it/2014/06/24/festival-di-mosca-giorno-6/"><em>Gözümün Nuru</em> (<em>Eye Am</em>)</a>, indisputabile capolavoro della selezione che arriva solo a un passo dal clamoroso bis della Turchia (l&#8217;anno scorso era stato il turno dell&#8217;ottimo <em>Zerre</em>) nella manifestazione della Capitale, portandosi a casa un meritatissimo <strong>San Giorgio d&#8217;Argento</strong> (che in una premiazione perfetta avremmo visto attribuito al bel <em>Oi aisthimaties</em>, rimasto a mani vuote) e incassando le benedizioni collaterali del <strong>NETPAC</strong>, il network per la promozione della cinematografia asiatica, e del <strong>circuito dei cineclub russi</strong>.</p>
<div id="attachment_37778" style="width: 479px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/valeriya_gay_germanika.jpg"><img class="size-full wp-image-37778" title="valeriya_gay_germanika" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/valeriya_gay_germanika.jpg" alt="Valeriya Gay Germanika" width="469" height="312" /></a><p class="wp-caption-text">Valeriya Gay Germanika</p></div>
<p>A tratti ingiustificata, se non per fini puramente provocatori o pubblicitari, è invece l&#8217;elezione del fenomeno locale <strong><a href="http://www.movielicious.it/2014/06/27/festival-di-mosca-giorno-8/">Valeriya Gay Germanika</a> </strong>a <strong>miglior regista</strong> della competizione, una decisione assolutamente discutibile che fa il paio con un pesantissimo <strong>Premio FIPRESCI</strong> e che sembra tenere più conto dell&#8217;aura cult-maledettistica che circonda il mondo autoriale della giovane cineasta che non l&#8217;effettivo valore della pellicola o le sue capacità nella messinscena, ancora deficitate da uno sperimentalismo acerbo e da una propensione allo scandalo che fanno solo da paravento.<br />
Se proprio era necessario premiare lo shock, tanto valeva rivolgersi verso il crudele <em>Hardkor disko</em>, un film lontano dal dirsi ideale, ma diretto con notevole gusto e con molta più competenza.</p>
<p>Il <strong>premio per la miglior interpretazione maschile </strong>va ad arricchire il piatto di <em>Watashi no otoko</em> e finisce nelle mani del divo giapponese <strong>Tadanobu Asano</strong> (l&#8217;indimenticato protagonista di <em>Tabù &#8211; Gohatto</em>, lo Hogun dei due <em>Thor<strong> </strong></em>e il futuro ispettore Zenigata dell&#8217;imminente versione live action di <em>Lupin III</em>), mentre a ottenere <strong>il suo corrispettivo femminile</strong> è l&#8217;ucraina <strong>Natalka Polovinka</strong>, eroina senza nome del discreto <em>Braty &#8211; Ostannya Spovid</em>: la designazione, in sé e per sé piuttosto sensata e soddisfacente, lascia abbastanza con l&#8217;amaro in bocca e avrebbe funzionato meglio invertendo i due sessi, riconoscendo così l&#8217;eccezionale lavoro dei &#8220;fratelli&#8221; Oleg Mosijchuk/Viktor Demertash e, soprattutto, la performance camaleontica e penetrante della lolita <span>Fumi</span><span> Nikaid?.</span></p>
<p>Considerato l&#8217;organico, per determinare il vincitore della categoria <em>Libero pensiero</em> sarebbe bastato pescare nel mazzo, ma la giuria riesce nel compito davvero non facile di incoronare <strong>miglior documentario</strong> il polacco <em><strong>Deep Love</strong></em>, non certo il concorrente più forte della comitiva (si pensi solo all&#8217;avvincente <em>The Armstrong Lie,</em> che avevamo già apprezzato e recensito a Venezia, o al grandissimo <em>L&#8217;expérience Blocher</em>), ma evidentemente quello che, col suo carico di retorica e di trappoloni emotivi, ha più efficacemente impressionato i giurati.</p>
<p>A chiudere il computo e a riassumere il discorso amaramente autoreferenziale sono il <strong>Premio per l&#8217;Insieme dell&#8217;Opera</strong>, ritirato dallo stesso Presidente di Giuria <strong>Gleb Panfilov</strong>,<strong> </strong>e il <strong>Premio Stanislavky alla Carriera Attoriale</strong>, affibbiato con invidiabile sprezzo del ridicolo alla di lui moglie <strong>Inna Churikova</strong>, oltre naturalmente al <strong>premio del pubblico</strong>, che va senza troppi sforzi (e avverando le nostre previsioni) nelle tasche del russo Vladimir Tumayev grazie al suo <em>Belyj Yagel&#8217;</em>, una vittoria praticamente assicurata sin dall&#8217;inizio che testimonia un certo progresso, volontario o meno, nei gusti della platea moscovita, che abbellisce la galleria degli orrori che accoglie oggi aberrazioni come <em>Matterhorn</em> e <em>Magnifica presenza </em>e che ha preferito un semplice prodotto di casa propria a programmatiche ruffianate acchiappaconsensi come <em>La ritournelle</em> e <em>Alles inklusive.</em></p>
<p>Vi diamo ovviamente appuntamento al prossimo anno, con la speranza che la situazione internazionale si appiani a sufficienza da consentire al Festival di Mosca di ritornare nelle grazie del resto del mondo e vi lasciamo alle nostre pagelle.</p>
<p>GIORNO 1:<br />
<strong> CONCORSO DOC:</strong> Deep Love &#8211; Jan P. Matuszynski (Polonia) &#8211; 5<br />
<strong>CONCORSO DOC: </strong>L&#8217;Expérience Blocher &#8211; Jean-Stéphane Bron (Svizzera/Francia) &#8211; 7.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Red Army &#8211; Gabe Polsky (USA/Russia) &#8211; 7<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Salaud, on t&#8217;aime &#8211; Claude Lelouch (Francia) &#8211; 3</p>
<p>GIORNO 2:<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Braty: Ostannya Spovid &#8211; Victoria Trofimenko (Ucraina) &#8211; 6<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Timbuktu &#8211; Abderrahmane Sissako (Mauritania/Francia) &#8211; 7.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Pelo malo &#8211; Mariana Rondón (Venezuela/Argentina/Germania/Peru) &#8211; 6.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>La distancia &#8211; Sergio Caballero (Spagna) &#8211; 3</p>
<p>GIORNO 3:<br />
<strong>CONCORSO: </strong>La Ritournelle &#8211; Marc Fitoussi (Francia) &#8211; 4<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Watashi no Otoko &#8211; Kazuyoshi Kumakiri (Giappone) &#8211; 7.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Black Coal, Thin Ice &#8211; Diao Yinan (Hong Kong/Cina) &#8211; 7<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Aimer, boir et chanter &#8211; Alain Resnais (Francia) &#8211; 8.5</p>
<p>GIORNO 4:<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Adieu au langage &#8211; Jean-Luc Godard (Francia) &#8211; 8<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Hardkor Disco &#8211; Krzysztof Skonieczny (Polonia) &#8211; 7<br />
<strong>CONCORSO: </strong>A Most Wanted Man &#8211; Anton Corbijn (Regno Unito/USA/Germania) &#8211; 6.5</p>
<p>GIORNO 5:<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Reporter &#8211; Thijs Gloger (Olanda) &#8211; 4.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Shemtkhveviti Paemnebi &#8211; Levan Koguashvili (Georgia) &#8211; 4<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>The Salt of the Earth &#8211; Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado (Brasile/Francia/Italia) &#8211; 8<br />
<strong>CONCORSO DOC: </strong>Web Junkie &#8211; Shosh Shlam e Hilla Medalia (Israele/USA) &#8211; 4<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Tore tanzt &#8211; Katrin Gebbe (Germania) &#8211; 6</p>
<p>GIORNO 6:<br />
<strong>CONCORSO DOC: </strong>The Green Prince &#8211; Nadav Schirman (Israele/Germania/Regno Unito) &#8211; 6<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Hafsakat Esh &#8211; Amikam Kovner (Israele) &#8211; 6.5<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Beti and Amare &#8211; Andreas Siege (Germania) &#8211; 4<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Gözümün Nuru &#8211; Melik Saraço?lu e Hakk? Kurtulu? (Turchia/Francia) &#8211; 8.5</p>
<p>GIORNO 7:<br />
<strong>CONCORSO DOC: </strong>Cardiopolitika &#8211; Svetlana Strelnikova (Russia) &#8211; 7<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Oi Aisthimaties &#8211; Nicholas Triandafyllidis (Grecia) -7<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Anar Haye Naras &#8211; Majid-Reza Mostafavi (Iran) &#8211; 4.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Jimmy&#8217;s Hall &#8211; Ken Loach (Regno Unito/Francia/Irlanda) &#8211; 6</p>
<p>GIORNO 8:<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Da i Da &#8211; Valeriya Gay Germanika (Russia) &#8211; 3<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Alles Inklusive &#8211; Doris Dörrie (Germania) &#8211; 2<br />
<strong>CONCORSO DOC: </strong>Happiness &#8211; Thomas Balmès (Francia/Finlandia) &#8211; 6.5<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Traumland &#8211; Petra Volpe (Svizzera/Germania) &#8211; 6.5</p>
<p>GIORNO 9:<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Joryu Ingan &#8211; Shin Younshick (Corea del Sud) &#8211; 5.5<br />
<strong>CONCORSO: </strong>Belyj Yagel&#8217; &#8211; Vladimir Tumayev (Russia) &#8211; 6.5<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Transformers 4: L&#8217;era dell&#8217;estinzione &#8211; Michael Bay (USA) &#8211; 4<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Deux jours, une nuit &#8211; Jean-Pierre e Luc Dardenne (Belgio/Francia/Italia) &#8211; 9</p>
<p>GIORNO 10:<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Kreuzweg &#8211; Dietrich Brüggemann (Germania/Francia) &#8211; 8<br />
<strong>FUORI CONCORSO: </strong>Winter Sleep &#8211; Nuri Bilge Ceylan (Turchia/Germania/Francia) &#8211; 8</p>
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		<title>Festival di Mosca &#8211; Giorno 3</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jun 2014 21:17:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Isabelle Huppert ne La Ritournelle, poi una sorta di Lolita in versione giapponese e la freschezza dell'ultimo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37476" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/la-ritournelle.jpg"><img class="size-full wp-image-37476" title="la-ritournelle" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/la-ritournelle.jpg" alt="La ritournelle" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">La ritournelle</p></div>
<p>Se nella cornice istituzionale di un Festival del Cinema l&#8217;alleggerimento comico è garantito da concorrenti alla stregua del francese <em><strong>La ritournelle</strong></em>, viene quasi da smorzare l&#8217;acredine nei confronti di pastrocchi pseudo-autoriali come la pellicola di chiusura di ieri: la quarta fatica di Marc Fitoussi è una scialba commediola turistica di scarsissimo spessore che vorrebbe proporsi spregiudicatamente come un elogio delle virtù benefiche della tresca, ma i risultati, quando non risaputi, mettono comunque una certa tristezza.<br />
Non si capisce perché si dovrebbero prendere in simpatia i patetici capricci sentimentali dell&#8217;allevatrice di bovini Brigitte &#8211; una <strong>Isabelle Huppert</strong> ancora una volta vittima del proprio autolesionismo, perennemente &#8220;colbaccata&#8221; come la Lara del <em>Dottor Zhivago</em> e decisamente poco credibile nel ruolo di provinciale contadinotta -, infatuata prima di una sottospecie di tronista cannettaro che fa il poser leggendo Calvino e poi di un maturo odontoiatra scandinavo (Michael Nyqvist, il Blomqvist della trilogia di <em>Millennium</em>) che le faranno scoprire le gioie dell&#8217;infedeltà in una Parigi banalmente cartolinesca mentre il marito Xavier (Jean-Pierre Darroussin, l&#8217;indimenticabile ispettore Monet di <em>Miracolo a Le Havre</em>) la pensa in viaggio per una visita dermatologica.<br />
Troppo raffrenato e spento per trasformarsi in pochade e troppo frivolo e superficiale per meditare sulle derive senili del matrimonio (quanto accade, invece, nel riuscito <em>Le Weekend</em> di Roger Michell), <em>La ritournelle</em> è un&#8217;Anna Karenina all&#8217;acqua di rose che procede per episodi svenevoli ed equivoci puerili, rassicurante e levigato come un tv movie per le pigre serate estive, un racconto facilone e scontato che, malgrado la bella alchimia fra la Huppert e Darroussin, non va da nessuna parte e che, specie quando cerca di prendersi sul serio, sortisce effetti ancora più imbarazzanti.<br />
Come accaduto l&#8217;anno scorso per i similmente approssimativi e, almeno sulla carta, brillanti <em>Matterhorn</em> e <em>Spaghetti Story</em>, il duttile pubblico moscovita, come da programma, ha gradito non poco.</p>
<div id="attachment_37477" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/watashi_no_otoko_my_man.jpg"><img class="size-full wp-image-37477 " title="watashi_no_otoko_my_man" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/watashi_no_otoko_my_man.jpg" alt="" width="500" height="247" /></a><p class="wp-caption-text">Watashi no Otoko (Il mio uomo)</p></div>
<p>Forse non perfettamente a fuoco ma assai più interessante è il partecipante giapponese del concorso, il melodramma erotico <em><strong>Watashi no otoko </strong>(Il mio uomo)</em>, che è contemporaneamente una variazione tutt&#8217;altro che logora sulla poetica del consanguineo tanto ricorrente nella cinematografia dell&#8217;Estremo Oriente quanto una sorta di versione degenerata del <em>Lolita </em>nabokoviano.<br />
Personaggio principale è la teenager Hana, rimasta orfana in tenerissima età in seguito a un apocalittico tsunami e presa in custodia dal lontano parente Jungo (il divo nipponico Tadanobu Asano), che se ne affezionerà al punto da non impedire e anzi da incoraggiare l&#8217;insorgere della loro reciproca, ossessiva attrazione carnale, suscitando lo scandalo della comunità che li crede padre e figlia: il carattere incestuoso della relazione, di per sé inesistente, si rivelerà essere il motore e non il freno dei sentimenti della ragazza, che scemeranno soltanto quando l&#8217;illusione del legame filiale non avrà più ragione di esistere.<br />
Il quarantenne <strong>Kazuyoshi Kumakiri</strong> adatta un romanzo della prolifica Kazuki Sakuraba rischiando moltissimo e non lasciandosi spaventare dal turbine irresistibile dell&#8217;<em>amour fou</em>, calcando probabilmente un po&#8217; tanto la mano solamente nei momenti maggiormente visionari (la perdita della verginità, consumata in una stanza che, simbolicamente, si ritrova immersa nel sangue), ma tenendosi sempre a due passi dal compiacimento e dal cinismo. Grande rilievo hanno gli ambienti, dicotomicamente divisi fra il gelido inverno di Hokkaido (indimenticabile e lancinante la sequenza sui banchi di ghiaccio alla deriva) e la torrida estate di una irriconoscibile, lurida Tokyo, e altrettanto decisivo è l&#8217;apporto musicale dell&#8217;americano Jim O&#8217;Rourke, ex-chitarrista dei Gastr del Sol e figura fra le più essenziali del genere post-rock, ma a stagliarsi su tutto è l&#8217;imprescindibile contributo dei due straordinari protagonisti, in particolare l&#8217;emergente, intensissima Fumi Nikaidô, già premio Mastroianni a Venezia69 per <em>Himizu </em>e attualmente in pole position per il premio per la migliore interpretazione femminile.</p>
<div id="attachment_37478" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/black-coal-thin-ice.jpg"><img class="size-full wp-image-37478" title="black-coal-thin-ice" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/black-coal-thin-ice.jpg" alt="Black Coal, Thin Ice" width="500" height="263" /></a><p class="wp-caption-text">Black Coal, Thin Ice</p></div>
<p>Il pomeriggio è interamente dedicato agli ultimi campioni del Filmpalast, nell&#8217;ordine l&#8217;orientale <strong><em>Black Coal, Thin Ice</em> </strong>(Orso d&#8217;Oro) e il francese <em><strong>Aimer, boire et chanter </strong></em>(Orso d&#8217;Argento &#8211; Premio Alfred Bauer): il primo è un avvincente e cupissimo poliziesco metropolitano che, un anno dopo l&#8217;eccellente <em>Il tocco del peccato</em> di Jia Zhangke (Prix du scénario a Cannes 66), rispecchia alla perfezione il clima di cambiamento e di &#8220;tonificazione&#8221; del cinema cinese di genere. Non serve aver letto Chandler o conoscere a menadito la storia del noir per intuire gli sviluppi, non proprio originalissimi, di un caso che ha a che fare con una serie sospetta di omicidi e di occultamenti di cadaveri, e quasi sorge il sospetto che, girato in Occidente, un film così non avrebbe sollevato il medesimo entusiasmo. Determinante e assolutamente inconsueto è invece l&#8217;approccio adottato da Yinan, soprattutto nella parte centrale, colma di ellissi e di silenzi, dove si avverte il timbro della produttrice Vivian Qu (al Lido l&#8217;anno scorso con il suggestivo thriller <em>Trap Street</em>, suo esordio alla regia), un metodo che, sullo sfondo dell&#8217;indagine, lascia percepire tutte le contraddizioni e i patimenti di un Paese allo sbando che ha perso le proprie certezze e che vede il Male propagarsi sin nei suoi basici elementi (il carbone e il ghiaccio del titolo). A tratti spiazzante &#8211; a cominciare dalla sparatoria nel salone, il colpo di scena più imprevedibile -, <em>Black Coal, Thin Ice </em>è un invidiabile compromesso fra autorialità e commercialità, un esperimento accattivante che dovrebbe fungere da esempio su come unire la semantica dell&#8217;industria filmica di consumo con la grammatica di quello d&#8217;essai.</p>
<div id="attachment_37479" style="width: 509px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/aimer-boire-et-chanter-de-alain-resnais.jpg"><img class="size-full wp-image-37479" title="aimer-boire-et-chanter-de-alain-resnais" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/06/aimer-boire-et-chanter-de-alain-resnais.jpg" alt="" width="499" height="282" /></a><p class="wp-caption-text">Aimer, boire et chanter</p></div>
<p>L&#8217;identità del secondo film sta già tutta nel premio attribuitogli dalla giuria del Festival di Berlino: che sia stato l&#8217;allora 91enne regista <strong>Alain Resnais</strong> ad aggiudicarsi il riconoscimento per l&#8217;opera &#8220;che meglio di tutte si affaccia sulle nuove frontiere dell&#8217;espressione cinematografica&#8221; la dice lunga sulla modernità di linguaggio, sulla freschezza della fattura e sul gusto immarcescibilmente avvenieristico dell&#8217;immenso papà della Nouvelle Vague recentemente scomparso, che nei 55 anni della sua carriera nel lungometraggio, da <em>Hiroshima mon amour </em>in poi, è sempre stato in grado di precorrere le più cruciali innovazioni dell&#8217;arte di mettere in scena.<br />
Resnais, dopo il dittico <em>Smoking/No Smoking</em> e il successo di <em>Cuori</em>, usa come pretesto un&#8217;altra pièce del londinese Alan Ayckbourn, e si circonda per l&#8217;ultima volta dei suoi attori-feticcio, l&#8217;immancabile André Dussolier e la moglie-musa Sabine Azéma, per imbastire una considerazione teorica sulla rappresentazione e una riflessione intima sulla morte che per certi versi incarna il volto più farsesco e meno cerebrale del precedente &#8211; e inspiegabilmente ancora inedito &#8211;<em>Vous n&#8217;avez encore rien vu</em>, un cinema fatto di segni elementari eppure disorientanti come la prospettiva in grandissima parte frontale tipica del palcoscenico, la natura smaccatamente fasulla delle scenografie, che esaspera l&#8217;origine teatrale del testo, i monologhi ripresi in primo piano su background retinato che spezzano violentemente l&#8217;azione e così via.<br />
Riley, protagonista assente, è, inutile dirlo, lo stesso anziano cineasta, ed è con lacerante commozione che alla fine assistiamo al suo ironicamente puntualissimo funerale &#8211; Resnais è deceduto neanche due settimane dalla conclusione della Berlinale -, salutati, con un macabro senso dell&#8217;ironia, dall&#8217;immagine sarcastica di un teschio sorridente, l&#8217;effigie imperitura di chi, dai tormenti dell&#8217;esistenza, ha saputo cogliere costantemente il lato più gioioso e vivace.</p>
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