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	<title>Movielicious &#187; Alec Baldwin</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Zona d’ombra &#8211; Una scomoda verità</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2016 06:47:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Alec Baldwin]]></category>
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		<description><![CDATA[Will Smith anatomopatologo dissidente nel film inchiesta di Peter Landesman.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Concussion, USA 2016)<br />
Uscita: 21 aprile 2016<br />
Regia: Peter Landesman<br />
Con: Will Smith, Alec Baldwin, David Morse, Paul Raiser<br />
Durata: 2 ore e 3 minuti<br />
Distribuito da: Warner Bros Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/Concussion_1.jpg"><img class="alignnone wp-image-52785" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/Concussion_1.jpg" alt="Concussion_1" width="650" height="325" /></a></p>
<p>La determinazione di un minuscolo Davide che si scaglia contro un apparentemente inattaccabile Golia è un pattern narrativo alla base di una discreta fetta di cinema classico americano. E’ parte di quel Sogno tutto a stelle e strisce che vede nella realizzazione del singolo uno dei suoi punti di forza e che<strong><em> Zona d’ombra &#8211; Una scomoda verità</em></strong>, sposa in maniera fin troppo evidente già nella sua scena d’apertura.<br />
La storia è quella di Bennet Omalu (<strong>Will Smith</strong>), anatomopatologo nigeriano emigrato a Pittsburgh che, nel 2002, durante l’autopsia di un ex campione di football americano, riscontra quella che potrebbe essere una relazione diretta tra i traumi dovuti ai numerosi e ripetuti scontri fisici subiti dall’uomo in carriera e la demenza che ne ha afflitto buona parte della vita adulta. Quando i casi iniziano a moltiplicarsi, il giovane medico sente il dovere morale di rendere pubblica questa scoperta. Ignora però che, così facendo, si mette contro l’intera NFL (<strong>National Football League</strong>), implicitamente accusata di essere a conoscenza dei rischi fisici ai quali sottopone ogni anno tutti i suoi giocatori, e milioni di americani che, amando profondamente lo sport nazionale, non hanno piacere che questo venga messo in alcun modo in discussione. Per Omalu ha quindi inizio un calvario durante il quale più cerca di far sentire la sua voce e più viene messo a tacere da poteri troppo più forti di lui.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/Concussion_2.jpg"><img class="alignnone wp-image-52786" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/Concussion_2.jpg" alt="Concussion_2" width="650" height="433" /></a></p>
<p>Che poi uno legge la trama e pensa di trovarsi di fronte a una specie di <em>Insider</em> del football americano. Purtroppo non è così e non solo perché Michael Mann è Michael Mann. Il problema fondamentale  di questo<strong><em> Zona d’ombra &#8211; Una scomoda verità</em></strong> è a monte, in una sceneggiatura (opera dello stesso regista, <strong>Peter Landesman</strong>) fortemente didascalica, che lavora più sulla beatificazione del suo protagonista che non sulla costruzione del medical thriller che il film vorrebbe e potrebbe essere.<br />
Omalu, infatti, non viene semplicemente rappresentato come martire potenziale di uno scontro impari, bensì come un immigrato ultracattolico che infila Dio in quasi ogni discorso e vive con infinito (diciamo pure troppo) candore gli ideali di libertà promessi e di rado mantenuti da quella <em>Land of Hope and Dreams</em> cantata, non senza un filo di ironia, da Springsteen. Lo stesso Will Smith &#8211; dopo Muccino del tutto incapace di azzeccare un ruolo &#8211; contribuisce ad appiattire il personaggio con una recitazione monocorde, a tratti quasi infantile, finendo col renderlo qualcosa di molto più simile a un <em>Forrest Gump</em> degli obitori che non a un eroe.</p>
<p>E per quanto si possa ribattere che, alla fin fine, si tratta pur sempre di un film tratto da fatti realmente accaduti (oggetto prima di un articolo su GQ e poi di un libro) e che a quelli si debba in qualche modo aderire, la verità è che spesso, nella costruzione di un buon film, il processo di riscrittura per immagini della storia risulta assai più importante della storia stessa.<br />
Sarebbe bastato poco, anche un solo dubbio etico o tentennamento.<br />
E invece no, il protagonista di <em>Zona d’ombra &#8211; Una scomoda verità</em> procede retto dall’inizio alla fine senza indugio, senza farsi poi neanche troppo male e quest’ultima cosa è forse ancora più imperdonabile se si raccontano le gesta di un uomo pronto a tutto pur di avere giustizia. E dire che il Landesman sceneggiatore si era già scontrato con lo stesso identico problema, lo scorso anno, con il dimenticabile <em>La regola del gioco</em>, in cui il protagonista era un reporter che, per amore della verità, si metteva contro la CIA.<br />
Spiace soprattutto per <strong>Alec Baldwin</strong>, qui usato poco e male, mentre sarebbe il caso che il buon Will Smith &#8211; che a breve immaginiamo avrà modo di riguadagnare punti con l’atteso <em>Suicide Squad</em> &#8211; forse iniziasse a considerare sul serio l’ipotesi di cambiare agente.</p>
<p><strong>Voto</strong> 4</p>
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		<title>Mission: Impossible &#8211; Rogue Nation</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2015 07:42:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id. USA 2015)<br />
Uscita: 19 agosto 2015<br />
Regia: Christopher McQuarrie<br />
Con: Tom Cruise, Rebecca Ferguson,  Jeremy Renner, Simon Pegg<br />
Durata: 2 ore e 10 minuti<br />
Distribuzione: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/m_i_5_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-43939" title="m_i_5_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/m_i_5_1.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>Sarà anche un po&#8217; esaltato, lunatico, narcisista nonché pezzo da novanta della propaganda della Chiesa di Scientology ma a <strong>Tom Cruise</strong> va riconosciuto un merito, essere il principale esponente di una razza in via di estinsione: quella dei divi. Capace e disposto a mettersi in gioco soprattutto quando non ce n&#8217;è più bisogno, trasformandosi nel viscido e panciuto omuncolo ballerino Les Grossman in <em>Tropic Thunder</em>, nel monocolo colonnello von Stauffenberg di <em>Operazione Valchiria</em>, nel guru della setta Seduci e Distruggi in <em>Magnolia </em>e nel vigliacco addetto alle pubbliche relazioni dell&#8217;esercito americano che si ritrova in guerra contro gli alieni in <a href="http://www.movielicious.it/2014/05/28/edge-of-tomorrow-senza-domani/" target="_blank"><em>Edge of Tomorrow</em></a>, il 53enne Cruise non<em> </em>molla, anzi rilancia. E torna a vestire i panni del suo alter ego cinematografico, l&#8217;agente dell&#8217;IMF <strong>Ethan Hunt</strong>, per la quinta volta: senz&#8217;altro la migliore.</p>
<p>Fatta eccezione per Bond, giunto a quota 23 <a href="http://www.movielicious.it/2014/12/04/bond24-il-titolo-il-cast-e-la-nuova-aston-martin/" target="_blank">quasi 24</a>, che rappresenta un caso a sé, generalmente i numeri crescenti dei capitoli di un franchise cinematografico sono direttamente proporzionali al loro insuccesso. La saga di <strong><em>Mission: Impossible</em></strong>, nei suoi diciannove anni di vita, ha tenuto egregiamente, incassando giudizi positivi sia di pubblico che di critica e molto probabilmente avrebbe continuato a farlo. Ma proprio quando le cose vanno bene, perché non farle andare alla grande? Una domanda simile devono essersi posti i producer  Tom Cruise e <strong>J.J. Abrams </strong>che, per far cambiare marcia alla saga sono andati a ingaggiare nientemeno che <strong>Christopher McQuarrie</strong>, già sceneggiatore feticcio di Brian Singer (<em>I soliti sospetti</em>, <em>Operazione Valchiria</em>), autore dello script di <em>Edge of Tomorrow</em> e regista dell&#8217;ottimo e sottovalutato <em>Jack Reacher: La prova decisiva</em>, sempre con Tom Cruise che interpretava una specie di Ethan Hunt.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/mission-impossible-rogue-nation-ferguson-cruise1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-43941" title="mission-impossible-rogue-nation-ferguson-cruise1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/mission-impossible-rogue-nation-ferguson-cruise1.jpg" alt="" width="500" height="317" /></a></p>
<p>E il cambio di rotta è servito, perché Christopher McQuarrie confezione un film d&#8217;azione anticonvenzionale che, senza stravolgere i canoni del genere, li riscrive e reinterpreta a proprio piacimento e nel farlo conferisce freschezza e nuova linfa a contesto e personaggi. Per farlo utilizza degli espedienti sulla carta anche semplici, ma allo stesso tempo geniali come la decisione di girare le scene action con un parsimoniosissimo utilizzo degli stunt e con un montaggio ridotto ai minimi termini, l&#8217;introduzione di scene dalla complessità notevole che difficilmente si vedono in un film d&#8217;azione (se escludiamo quelli di Michael Mann) e una linea narrativa romantica mai battuta prima in cui il lui (Ethan Hunt) e la lei (Ilsa Faust, agente segreto che picchia duro) di turno si afferrano e si avvinghiano, si corteggiano e si amano, ma solo &#8220;professionalmente&#8221;. Cruise, nonostante sia il protagonista, il produttore e il motore trainante di tutta l&#8217;operazione <em>Mission: Impossible</em>, in <em><strong>Rogue Nation</strong></em> ha poche battute e in alcuni momenti viene relegato quasi a comprimario, lasciando la scena alla brava e bella <strong>Rebecca Ferguson</strong>, che la riempie di grazia e intensità, e alle altre azzecatissime spalle,<strong> Jeremy Renner</strong>, <strong>Simon Pegg</strong> e la new entry <strong>Alec Baldwin</strong>.</p>
<p>Ma le scene davvero mozzafiato appartengono di diritto a Super Tom: appeso a un aereo in fase di decollo, protagonista di una lunga sequenza subaquea che leva davvero il fiato, intento a sventare un attentato all&#8217;opera di Vienna durante una Turandot la cui Mise-en-scène sarebbe piaciuto molto a Hitchcock (Il suo<em> Uomo che sapeva troppo</em> aleggia in ogni inquadratura), impegnato in uno degli inseguimenti su due ruote migliori che si siano mai visti al cinema e sempre pronto a liberarsi dall&#8217;impasse con un paio di acrobazie degne di Jackie Chan.</p>
<p>Benvenuti dunque nella nuova fase <em>Mission: Impossible</em> che, nonostante il reiterarsi della formula, non conosce stanchezza, anzi: nelle mani di Christopher McQuarrie smette di essere solo un ottimo franchise action e, grazie a una gestione degli spazi e dei tempi insolita e calibrata, si trasforma in un sofisticato, divertente e corale gioco coreografico che intrattiene nel migliore dei modi.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7,5</p>
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		<title>Mission: Impossible 5 &#8211; Rogue Nation: il full trailer</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2015/03/24/mission-impossible-5-rogue-nation-il-full-trailer/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 07:38:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tom Cruise tornerà in sala a fine agosto nei panni dell'agente Ethan Hunt.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/mission-impossible-rogue-nation-trailer.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-41852" title="mission-impossible-rogue-nation-trailer" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/mission-impossible-rogue-nation-trailer.jpg" alt="" width="499" height="280" /></a></p>
<p>E&#8217; disponibile in rete il primo full trailer sottotitolato in italiano di <em><strong>Mission: Impossible 5 &#8211; Rogue Nation</strong></em>, il nuovo episodio della saga cinematografica che vede <strong>Tom Cruise</strong> nei panni dell&#8217;agente Ethan Hunt, accanto a lui troviamo <strong>Jeremy Renner</strong>, <strong>Simon Pegg</strong>, <strong>Ving Rhames</strong>, <strong>Alec Baldwin</strong> e <strong>Rebecca Ferguson</strong>.<br />
In questo nuovo episodio diretto da <strong>Christopher McQuarrie</strong> Ethan Hunt e il suo team affrontano la loro nuova mission impossible: eliminare il Sindacato, un&#8217;organizzazione criminale internazionale, altamente addestrata e incaricata di distruggere la IMF.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/DUvQDvmRO0M?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><em>Mission: Impossible &#8211; Rogue Nation</em> arriverà nei cinema italiani il 19 agosto 2015.</p>
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		<title>Still Alice</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2015 09:38:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id. USA 2014)<br />
Uscita: 22 gennaio 2015<br />
Regia: Richard Glatzer e Wash Westmoreland<br />
Con: Julianne Moore, Alec Baldwin, Kristen Stewart<br />
Durata: 1 ora e 39 minuti<br />
Distribuito da: Good Films</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/01/stillalice_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40701" title="stillalice_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/01/stillalice_1.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Presentato in anteprima a Toronto e poi alla <a href="http://www.movielicious.it/2014/10/17/festival-di-roma-2014-giorno-2/" target="_blank">nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma</a>, il toccante dramma diretto da <strong>Richard Glatzer</strong> (<em>Quinceañera</em>) e <strong>Wash Westmoreland</strong> prende le mosse dal best seller della neuroscenziata e scrittrice Lisa Genova, pubblicato in Italia con il titolo Perdersi, e ci sbatte davanti agli occhi la storia di una professoressa universitaria che si trova improvvisamente a dover convivere con una forma precoce di Alzheimer.</p>
<p>Alice Howland (<strong>Julianne Moore</strong>), moglie di John (<strong>Alec Baldwin</strong>) e madre di tre figli, è un’affermata professoressa di Linguistica conosciuta in tutto il mondo. Nella sua vita non c’è niente che non vada, fino al giorno in cui, mentre relaziona come ospite in una sala gremita di gente, accade qualcosa di strano: all’improvviso le mancano le parole per continuare il suo brillante discorso. E’ questo il primo sintomo di una rara forma di Alzheimer precoce da cui, di lì a poco, scoprirà di essere affetta.</p>
<p>Diciamolo chiaramente: <em><strong>Still Alice</strong></em> è Julianne Moore e Julianne Moore è <em>Still Alice</em>. L&#8217;attrice possiede letteralmente il film, perché Alice è il fulcro attorno al quale la storia si dipana, ma anche perché è uno di quei ruoli che richiede un&#8217;attenzione e un controllo assoluto da parte di chi lo interpreta. Con un approccio composto e dignitosissimo Julianne Moore ci accompagna nella nebbia di quella che viene definita come la forma più comune di demenza degenerativa, una malattia impietosa e crudele che a poco a poco porta chi ne soffre ad allontanarsi da se stesso. Mentre si abbandona defnitivamente la speranza che qualcosa di consolante possa accadere, in una sorta di soggettiva sdoppiata vediamo la Alice sana, quella di un tempo, che osserva la Alice di ora, sempre più assente e irriconoscibile mentre si guarda spesso allo specchio, giustamente utilizzato come elemento in cui si riflettono le coscienze, simbolicamente legato al tema del doppio.</p>
<p>Dopo le notevoli declinazioni della malattia portate sullo schermo da Sarah Polley nel toccante <em>Away From Her</em> e più di recente da Michael Haneke con il suo struggente<em> Amour</em>, focalizzate principalmente sul modo in cui questa influisce nelle relazioni interpersonali, Glatzer e Westmoreland affrontano la storia di Alice in soggettiva. Osserviamo la donna mentre cerca di razionalizzare quello che le sta capitando, quando prende appunti sul cellulare per evitare che tutto le sfugga di mano e siamo con lei quando realizza che niente e nessuno può aiutarla nel suo lento e inesorabile declino verso il nulla.</p>
<p>Senza ricorrere a mezzucci da lacrima facile i due registi confezionano un film che pesa per un buon 90% sulle spalle della protagonista (<a href="http://www.movielicious.it/2015/01/12/golden-globe-2015-i-vincitori/" target="_blank">già premiata con un <strong>Golden Globe</strong></a> e in odore di Oscar, dopo quattro nomination andate a vuoto), una Julianne Moore che riesce a infondere al suo personaggio un rigore e una fragilità commoventi nel cercare di rimanere aggrappata con le unghie e con i denti alla persona che era prima di ammalarsi. A supportare quella che rimarrà certamente come una delle sue performance più intense, ci sono due comprimari altrettanto in parte come Alec Baldwin nei panni del marito di Alice e (udite, udite) <strong>Kristen Stewart</strong>, che nel ruolo della figlia minore della donna dimostra un talento che abbiamo cercato a lungo e che sta finalmente venendo a galla.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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		<title>Festival di Roma 2014 &#8211; Giorno 2</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2014/10/17/festival-di-roma-2014-giorno-2/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Oct 2014 15:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Danze macabre. Il cinema gotico italiano]]></category>
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		<description><![CDATA[La fantasia barocca di Jean-Pierre Jeunet, il toccante Still Alice con una sorprendente Julianne Moore]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>LO STRAORDINARIO VIAGGIO DI T.S. SPIVET di JEAN-PIERRE JEUNET</strong></em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/lo-straordinario-viaggio-di-ts-spivet.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39257" title="lo-straordinario-viaggio-di-ts-spivet" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/lo-straordinario-viaggio-di-ts-spivet.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>A chiudere la serata di ieri, due pellicole incentrate sulle vicende di due adolescenti, entrambe per Alice nella città: <em><strong>Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet</strong></em> di <strong>Jean-Pierre Jeunet</strong> e <em><strong>X+Y</strong></em> di <em><strong>Morgan Matthews</strong></em>. La prima racconta la storia di un bambino di dieci anni che viaggia attraverso gli States per andare a ritirare un premio per la sua invenzione straordinaria a Washington DC. <em>Jean-Pierre Jeunet</em> recupera lo stile del suo celebre <em>Amélie</em> con una storia dal cast eccezionale (<strong>Helena Bonham Carter</strong> su tutti), ma pecca nel voler scatenare la lacrima facile e finisce per spingere un po&#8217; troppo sul buonismo. Il mondo visto dagli occhi di un bambino genio può essere effettivamente straordinario, ma il tutto risulta un po&#8217; troppo ricoperto di melassa. I personaggi, dal rude papà cowboy alla stramba mamma fissata coi coleotteri, sono sì affascinanti per la prima mezz&#8217;ora ma a un tratto scadono nella macchietta prevedibile, e l&#8217;happy ending a tutti i costi sembra suggerire che Jeunet abbia perso la vena acidula e un po&#8217; uncorrect del passato.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
<p><strong>X+Y di</strong> <strong>MORGAN MATTHEWS<br />
</strong></p>
<div id="attachment_39258" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/xy.jpg"><img class="size-full wp-image-39258" title="xy" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/xy.jpg" alt="X+Y" width="500" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">X+Y</p></div>
<p>Con <em><strong>X+Y</strong></em> invece siamo alle prese con il dramma poco credibile su un ragazzo inglese, Nathan (quell&#8217;<strong>Asa Butterfield</strong> protagonista di <em>Hugo Cabret</em>) affetto da autismo nonché genio della matematica. Grazie a sua madre (<strong>Sally Hawkins</strong>) e a un insegnante che utilizza metodi non convenzionali (Rafe Spall), Nathan riuscirà a vincere un posto nella nazionale inglese alle Olimpiadi della Matematica (IMO), esperienza che gli cambierà del tutto la vita. Poco credibile perché la storia, pur avvalendosi di un cast di ottimo livello, utilizza un tema delicato come quello dell&#8217;autismo per focalizzarsi in realtà sulle ossessioni con le quali spesso coloro che hanno doti intellettuali particolarmente sviluppate, sono cotretti a convivere. In una vicenda portata avanti con tanto rigore (che in fondo, trattandosi di matematica, ci può anche stare), però si fa fatica a trovare il senso ultimo del film, attorno al quale il regista <strong>Morgan Matthews</strong> gira attorno, senza centrarlo mai davvero. Se avete visto  <em><a href="http://www.movielicious.it/2013/12/12/still-life/">Still Life</a></em>, riconoscerete sicuramente l&#8217;inglesissimo <strong>Eddie Marsan</strong>, qui nei panni di uno degli insegnanti di Nathan.</p>
<p><strong>Voto </strong>5</p>
<p><strong>STILL ALICE</strong> <strong>di RICHARD GLATZER e WASH WESTMORELAND</strong></p>
<div id="attachment_39259" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/still_alice_2.jpg"><img class="size-full wp-image-39259" title="still_alice_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/still_alice_2.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Still Alice</p></div>
<p>Una maciata di ore di sonno (ma in fondo di che ci lamentiamo, siamo solo all&#8217;inizio!), prima del ritorno in sala stamattina con un film, finalmente, con la effe maiuscola: <strong><em>Still Alice</em></strong>. Altra pellicola che arriva dritta da Toronto, il toccante dramma diretto dal cineasta indipendente <strong>Richard Glatzer </strong>(<em>Quinceañera</em>) e <strong>Wash Westmoreland </strong>ci sbattono davanti agli occhi la storia di una professoressa universitaria di Linguistica che si trova improvvisamente a dover convivere con una forma precoce di Alzheimer. Affrontando un tema profondamente toccante senza mai ricorrere a mezzucci da lacrima facile, il film pesa per un buon 90% sulle spalle della protagonista, la superba <strong>Julianne Moore</strong> che riesce a infondere al suo personaggio un rigore e una fragilità commoventi nel cercare di rimanere aggrappata con le unghie e con i denti alla persona che era prima di ammalarsi. A supportare quella che rimarrà certamente come una delle sue performance più intense, ci sono due comprimari, altrettanto in parte come <strong>Alec Baldwin</strong> nei panni del marito di Alice e (udite, udite) <strong>Kristen Stewart</strong>, che nel ruolo della figlia minore della donna dimostra un talento che abbiamo cercato a lungo e che sta finalmente venendo a galla.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
<p><strong>EDEN</strong> <strong>di MIA HANSEN  LOVE</strong></p>
<p>Altro giro, altro film. <em><strong>Eden</strong></em> era, almeno sulla carta, un&#8217;opera suscettibile di favorire aspettative piuttosto alte. Completamente incentrato sul French Touch, la scena elettronica francese che infiammò i club di mezzo mondo a cavallo tra la fine degli anni novanta e l&#8217;inizio del nuovo millennio, il film ha il vantaggio di essere raccontato da chi, quel momento &#8220;storico&#8221;, lo ha realmente vissuto, ossia Sven Hansen Løve, fratello dell&#8217;autrice e qui co-sceneggiatore.<br />
Nei fatti, invece, la giovane regista spreca l&#8217;occasione di girare una versione d&#8217;oltralpe di quanto fatto da Michael Winterbottom per la scena inglese anni Ottanta con <em>24 Hours Party People</em> e un po&#8217; si perde nei meandri di in un apologo generazionale più concentrato sul versante esistenziale che non sul (vasto) materiale musicale a disposizione.<br />
Gli stessi Daft Punk, citati più volte nel film e presenti in colonna sonora con diversi brani, risultano essere più delle figurine chiamate a garanzia della genuinità filologica del prodotto piuttosto che le lenti attraverso le quali analizzare il fenomeno del French Touch.<br />
Certo, <em>Eden</em> è ben girato e ha il pregio di essere uno dei pochissimi film in cui siano presenti (numerose) scene in discoteca che non sanno di posticcio ed è evidente da subito come, dietro al progetto, ci sia gente che ha una reale conoscenza dell&#8217;argomento trattato.<br />
Resta comunque un&#8217;opera abbastanza irrisolta non supportata nè dal cast (gli attori sono tutti irrimediabilmente antipatici) né da una durata leggermente eccessiva.</p>
<p><strong>Voto </strong>5<br />
<strong>L&#8217;INCONTRO CON JOE DANTE</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/joe_dante.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39260" title="joe_dante" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/joe_dante.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Dopo aver presentato la divertente commedia horror <strong><em>Burying the Ex</em></strong> a Venezia, <strong>Joe Dante</strong> è tornato in Italia. Il regista di <em>Gremlins</em>, <em>Piranha</em>,<em> Small Soldiers</em> e <em>The Hole</em> è al Festival di Roma, dove ieri sera ha presentato, da storico fan di Bava quale è sempre stato, il restauro digitale di <strong><em>Operazione Paura</em></strong>, primo film della retrospettiva <strong><em>Danze macabre. Il cinema gotico italiano</em></strong>, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia e la Cineteca Nazionale. Lo abbiamo incontrato questa mattina, mentre partecipava ad un incontro dal titolo <strong><em>Joe Dante e il cinema gotico</em></strong> e ci ha raccontato qualcosa di molto interessante su come, negli anni Sessanta, i film di genere che venivano dall&#8217;Italia, subivao una sorta di americanizzazione che serviva, secondo i distributori, a garantire ai titoli un mercato più ampio.</p>
<p><object width="420" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/KtGCcboxy64?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="//www.youtube.com/v/KtGCcboxy64?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="allowfullscreen" /></object></p>
<p><em>Era molto frequente negli Stati Uniti fare in modo che quei film non sembrassero italiani. Molti di quelli che hanno visto in originale La maschera del demonio, che in America è diventato Black Sunday credevano che fosse un film inglese. A quei tempi i distributori credevano che gli spettatori non volessero guardare film horror provenienti da paesi che non fossero di lingua inglese, ma Black Sunday segnò un vero e proprio punto di svolta. E quando gli seguì I tre volti della paura, distribuito all&#8217;estero con il titolo di Black Sabbath, questo genere di film iniziò a diventare popolare, cosa che  consentì a Mario Bava di entrare in contatto con gli Studios americani che decisero di cofinanziare alcuni dei suoi progetti.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Di un film in particolare, La ragazza che sapeva troppo, da molti considerato il primo giallo ll&#8217;italiana della storia, furono realizzate due versioni, una italiana e una inglese. Alla versione inglese il titolo è stato cambiato in The Evil Eye. Era un film molto intelligente ma per qualche strano motivo, la versione americana è del tutto scomparsa ed è stata rimpiazzata dalla versione italiana, non altrettanto buona a mio parere.</em></p>
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