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	<title>Movielicious &#187; Alexandra Daddario</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Baywatch</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jun 2017 05:31:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dwayne Johnson, Zac Efron e Alexandra Daddario nel reboot cinematografico della serie anni Novanta.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2017)<br />
Uscita: 1 giugno 2017<br />
Regia: Seth Gordon<br />
Con: Dwayne Johnson, Zac Efron, Alexandra Daddario, Jon Bass, Kelly Rohrbach<br />
Durata: 1 ora e 56 minuti<br />
Distribuito da: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Baywatch.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56217" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Baywatch.jpg" alt="Baywatch" width="898" height="618" /></a></p>
<p>Una delle gag più riuscite della serie <em>Friends</em> era il momento – ricorrente in tutte le sue 10 stagioni – in cui Chandler e Joey davano libero sfogo a tutto il loro carico di bromance guardando insieme le corse sul bagnasciuga, inevitabilmente al rallenty, di Yasmin Bleeth e Pamela Anderson in <em>Baywatch</em>.<br />
In pratica la serie più famosa degli anni Novanta si divertiva a citare un’altra serie parecchio in voga in quegli stessi anni identificandone l’unico apparente motivo di interesse: le corse cadenzate di <strong>sexy bagnine</strong> dalle forme più che generose fasciate in costumi da bagno troppo stretti.<br />
Ecco, la battuta più divertente del film di <strong>Seth Gordon</strong> riprende per l’appunto la valenza squisitamente ormonale di quei rallenty – per chi ha più di quarant’anni il corrispettivo erotico di quelle rovesciate di Mark Lenders che duravano interi episodi di <em>Holly e Benji</em> – e, con un doppio salto carpiato metatestuale, se ne riappropria quando Summer (<strong>Alexandra Daddario</strong>), mentre la macchina da presa indugia sulla biondissima CJ (<strong>Kelly Rohrbach</strong>) che si sta avvicinando a lei dal mare, se lo chiede proprio. “Ma perché sembra sempre che corra a rallentatore?”.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Baywatch_2.png"><img class="alignnone size-large wp-image-56218" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Baywatch_2-1024x429.png" alt="Baywatch_2" width="1024" height="429" /></a></p>
<p>E non è neanche l’unica (auto)citazione presente in un film che se, da un lato, si diverte a prendere in giro il gusto decisamente camp della sua matrice televisiva, dall’altro finisce con il somigliarle molto in termini di struttura narrativa. L’unico scarto rispetto alla serie con David  Hasselhoff è rappresentato da uno humour di grana a tratti anche troppo grossa, vedi la scena ad altissimo tasso vanziniano in cui uno dei protagonisti, pur di nascondere al resto dei bagnanti un’evidente erezione, finisce coi genitali bloccati in una sdraio.<br />
Un po’ poco per giustificare un film di due ore in cui, una volta esauritosi l’effetto trash iniziale, rimane ben poco.<br />
Ma il problema è a monte, in un effetto nostalgia ricercato in maniera coatta anche laddove di nostalgia ce n’è obiettivamente poca. Il discorso è dunque più o meno lo stesso fatto di recente per il pessimo<a href="http://www.movielicious.it/2017/04/04/power-rangers/" target="_blank"><em> Power Rangers</em></a> ma immaginiamo che, nelle mire degli autori, ci fosse la volontà di replicare i buoni risultati dei due film tratti da <a href="http://www.movielicious.it/2014/07/23/22-jump-street/" target="_blank"><em>21 Jump Street</em></a>.</p>
<p>Peccato che, in quel caso, alla regia ci fossero talenti come Phil Lord e Chris Miller – non a caso cooptati subito dopo per l’ottimo <a href="http://www.movielicious.it/2014/02/20/the-lego-movie/" target="_blank"><em>The Lego Movie</em></a> – mentre qui abbiamo il regista dell’appena discreto <em>Come ammazzare il capo…e vivere felic</em>i.<br />
Il risultato è una commedia action che diverte poco e delude anche sul versante più fisico con un paio di sequenze contraddistinte dalla peggiore CGI di sempre.<br />
Quindi è tutto da buttare in questo <em><strong>Baywatch</strong></em>? Non proprio. Perché alla fine è innocuo e, durasse una buona mezzora in meno, non ne staremmo parlando neppure così male. Chi sembra funzionare meglio è poi, strano a dirsi, Sua Inespressività <strong>Dwayne Johnson</strong>, novello Mitch Buchannon che miracolosamente riesce a trovare un piacevole equilibrio tra la sua solita fissità marmorea e il mood scanzonato nel film.<br />
Funziona assai meno bene, e solo nelle interazioni con Johnson, <strong>Zac Efron</strong>, ormai condannato a ruoli da ex re del ballo di fine anno tutto muscoli e zero cervello.</p>
<p><strong>Voto</strong> 4</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>San Andreas</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2015/05/27/san-andreas/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2015 11:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arriva il Big One, predetto dallo scienziato Paul Giamatti. Si salvi chi può! Chi non può aspetti fiducioso]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(San Andreas 3D, USA 2015)<br />
Uscita: 28 maggio 2015<br />
Regia: Brad Payton<br />
Con: Dwayne Johnson, Carla Gugino, Alexandra Daddario<br />
Durata: 1 ora e 47 minuti<br />
Distribuzione: Warner Bros. Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/san-andreas_slide.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-42843" title="san-andreas_slide" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/san-andreas_slide.jpg" alt="" width="500" height="312" /></a></p>
<p>Dalla metà degli anni Settanta, periodo in cui l&#8217;affermazione degli effetti speciali ha reso possibile il concretizzarsi sullo schermo delle bizzarre perversioni distruttive nate in grembo alle grandi produzioni hollywoodiane (anche se il primo lavoro riconducibile a questo genere è <em>La distruzione del mondo</em>, diretto nel 1933 da Felix E. Feist), i <strong>disaster movie</strong> hanno iniziato ad imporsi come uno dei generi più amati del cinema mainstream. Che il guardarli sia un modo per esorcizzare le proprie paure, un po&#8217; come accade con gli horror, o che piaccia immedesimarsi nei protagonisti chiamati a salvare il mondo intero o buona parte di esso, di fatto questo filone incontra da sempre il gusto del pubblico più vario ed eterogeneo.<br />
Riprendendo uno dei capostipiti del genere, <em>Terremoto</em>, diretto dal 1974 da Mark Robson e tratto da un romanzo di Mario Puzo (quello de <em>Il Padrino</em>), anche il regista <strong>Brad Payton</strong> scende in campo con <em><strong>San Andreas</strong></em>, alle prese con una storia in cui si mescolano dramma e sentimento durante il più sconvolgente terremoto dell&#8217;era moderna.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/san_andreas_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-42844" title="san_andreas_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/san_andreas_1.jpg" alt="" width="500" height="272" /></a></p>
<p>Al centro della vicenda c&#8217;è Ray (Dwayne Johnson), un pompiere che  pilota elicotteri di salvataggio, impegnato in pericolose missioni di  soccorso in situazioni estreme. Dopo una serie di scosse di terremoto,  viene richiamato in servizio per affrontare la più titanica delle  imprese: l&#8217;attività sismica della faglia di Sant’Andrea sta per dare  luogo a un terremoto di intensità devastante, previsto poche ore prima  da un brillante sismologo (<strong>Paul Giamatti</strong>), che sconvolgerà tutta la  California. Ray si troverà quindi a dover salvare le persone a lui più  care: la sua ex-moglie (<strong>Carla Gugino</strong>) e sua figlia (<strong>Alexandra Daddario</strong>),  in viaggio a San Francisco con il ricco patrigno (<strong>Ioan Gruffudd</strong>).</p>
<p>A  distanza di tre anni dall&#8217;obliabile film per famiglie <em>Viaggio  nell&#8217;isola misteriosa</em>, la strada di Brad Peyton e quella di <strong>Dwayne &#8220;The  Rock&#8221; Johnson </strong>(<em>Il Re Scorpione</em>, <em>G.I. Joe</em>, gli ultimi tre capitoli della  saga di <em>Fast &amp; Furious</em>) si incontrano di nuovo per dar vita a questo  giocattolone da cento milioni di dollari. Nel riproporre una struttura  narrativa tipica dei disaster movie (il pubblico viene invitato a  seguire la catastrofe da due punti di vista, quello dell&#8217;eroe e della  sua famiglia e quello &#8220;scientifico&#8221;, necessario a spiegare tecnicamente  le cause degli eventi a cui assistiamo), <em>San Andreas</em> non mostra nulla che  non si sia già visto in altre pellicole del genere. Gli effetti  speciali sono degni di nota e il 3D è di buon livello ma oltre a questo  c&#8217;è ben poco da salvare. Siamo lontani dall&#8217;equilibrio di elementi  raggiunto dalle pellicole di Roland Emmerich: certo è pur sempre  un film corale con un eroe che si ritrova a salvare il mondo suo  malgrado e che, facendolo, rimetterà insieme la sua famiglia, ma la mano  è diversa e si vede. Nessuna intuizione particolare e nessun vero colpo  di genio (ricordate la <a href="https://www.youtube.com/watch?v=3vGBUu2iafg" target="_blank">California che si inabissa nell&#8217;Oceano </a>in <em>2012</em>), solo il metro e novantasei per centodiciotto chili di Dwayne  Johnson e San Francisco che cade a pezzi sotto i colpi di un terremoto  prima e di uno tsunami poi. Se vi accontentate&#8230;</p>
<p><strong>Voto</strong> 5</p>
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		<title>Venezia 71 &#8211; Giorno 10 &#8211; Video</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Sep 2014 18:50:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Joe Dante con il divertente Burying the Ex, la delusione Good Kill di Andrew Niccol e il ritorno di Andrey]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_38756" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/theeb1.jpg"><img class="size-full wp-image-38756" title="theeb1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/theeb1.jpg" alt="Il cast di Theeb" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Il cast di Theeb</p></div>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="420" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/ffvXfXW1_j0?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="//www.youtube.com/v/ffvXfXW1_j0?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Con l&#8217;approssimarsi delle battute finali della Mostra, Orizzonti affila gli artigli e presenta uno dei suoi concorrenti più indimenticabili, il film &#8211; immancabile in ogni edizione &#8211; su cui pubblico e critica si rompono la testa alla ricerca del motivo della sua esclusione dalla sezione principale. L&#8217;ottimo<strong><em> Theeb</em></strong>, opera prima dell&#8217;anglo-saudita <strong>Naji Abu Nowar</strong>, è tutto ciò che una buona manciata di titoli di Venezia71 avrebbero dovuto rappresentare, dall&#8217;esordio di eccellenti speranze promosso immediatamente fra i grandi (ciò che non è stato <em>Sivas</em>) alla reminiscenza storica con alle spalle il declino dell&#8217;Impero Ottomano (ciò che non è stato<em> The Cut</em>), ma soprattutto la metafisica traversata desertica come occasione per crescita e coscienza di sé (ciò che non è stato <em>Loin des hommes</em>).<br />
Formalmente ineccepibile e spettacolare (impensabile sia stato girato con un budget stiracchiato), fotografato con invidiabile eleganza, Theeb è un debutto già maturo e riconoscibile che, forse con la sola concorrenza dell&#8217;indiano Labour of Love, difficilmente si lascerà scappare il Premio de Laurentiis di questa edizione.</p>
<div id="attachment_38760" style="width: 418px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/postmanwhitenights1.jpg"><img class="size-full wp-image-38760" title="postmanwhitenights1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/postmanwhitenights1.jpg" alt="" width="408" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Andrej Konchalovskiy</p></div>
<p>Sarà che le aspettative erano bassine, specie se si considera il disastro stroncacarriere de Lo schiaccianoci 3D, ma il ritorno di <strong>Andrej Konchalovskiy</strong> al cinema d&#8217;autore puro, pur non collocandosi fra le vette dell&#8217;edizione, fa la sua discreta figura: <em><strong>Belye nochi pochtalona Alekseya Tryapitsyna</strong></em> (<strong><em>The Postman&#8217;s White Nights</em></strong>) interrompe un interminabile declino fatto di marchette made in USA (si pensi solo a <em>Tango &amp; Cash</em>), di fiacchi adattamenti televisivi (l&#8217;imbarazzante <em>Odissea</em> con Armand Assante) e di resurrezioni solo apparenti (il mediocre La casa dei matti, generosissimamente ricompensato con il Gran Premio della Giuria a Venezia59) con un&#8217;operina che si ricollega idealmente agli esordi in piena era sovietica girati fra paesini e campagne prima del fluviale <em>Siberiade</em>. Proprio a pellicole come Storia di Asja Kljacina che amò senza sposarsi viene da pensare assistendo a questo libero accumularsi di situazioni sulle sponde del lago Kenozero dove il tempo pare essersi fermato e a cui le vicine stazioni spaziali della regione di Arkhangelsk sembrano aver negato ogni diritto a esistere, dove ogni speranza di reinventarsi scoprendo la città è destinata al fallimento e dove non si riesce a essere padroni nemmeno dei lucci appena pescati sotto casa.</p>
<p>Konchalovskiy si prende i suoi tempi, indugia in episodi di vita quotidiana con il contributo fondamentale del suo cast di attori non professionisti imbastendo conversazioni e caratterizzazioni a tratti spassose, e anche se la tematica non è certo nuova e ogni tanto trascende nel patetico, la fattura è di prima classe e non mancano le immagini memorabili, a cominciare dai campi lunghi e lunghissimi sullo specchio d&#8217;acqua che assume forti connotati di protagonista.</p>
<div id="attachment_38763" style="width: 405px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/alexandra-daddario-anton-yelchin-e-ashley-greene1.jpg"><img class="size-full wp-image-38763" title="alexandra-daddario-anton-yelchin-e-ashley-greene1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/alexandra-daddario-anton-yelchin-e-ashley-greene1.jpg" alt="" width="395" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Alexandra Daddario, Anton Yelchin e Ashley Greene</p></div>
<p>Se solo esistesse ancora la categoria, avremmo concluso la giornata di ieri con l&#8217;ideale film di Venezia Mezzanotte, andando in gloria al dodicesimo rintocco con una semplice e rinvigorente ora e mezza di spaventi a bilanciare il rigore dei giorni scorsi: ci volevano la cinefilia bulimica e incontrollata di quel mattacchione di <strong>Joe Dante</strong> e il suo <strong><em>Burying the Ex </em></strong>per riprendere fiato e per perderlo subito dopo con una sequenza pressoché ininterrotta di risate in un mondo orgogliosamente B fra Val Lewton, Mario Bava e papà Roger Corman &#8211; tutti, naturalmente, esplicitamente citati -, dove i canoni del teen movie e dell&#8217;horror da drive-in vengono allegramente tirati in ballo, ribaltati e presi per i fondelli. E così, fra stelline del calibro di <strong>Anton Yelchin</strong> (il Chekov del reboot di Star Trek), <strong>Ashley Greene</strong> (la Alice di Twilight) e <strong>Alexandra Daddario</strong> (la Lisa di True Detective) si manda festosamente il cervello in vacanza &#8211; anche se sottilmente si può vedere tutto come una fantasia sull&#8217;elaborazione del lutto -, con una libertà d&#8217;azione e un anticonformismo corroboranti (siamo di fronte a qualcosa di decisamente più provocante e di meno sessuofobo rispetto alla media del genere, in ambito mainstream).</p>
<p>Certo, alla fine viene il dubbio se ci sia ancora posto per nonno Dante in un&#8217;epoca dominata da eredi scatenatissimi come Edgar Wright, e il materiale non è tutto di prima mano (non manca la solita svomitazzata giallo-verde in stile L&#8217;esorcista), ma, se lo si prende per quello che è, un po&#8217; di sano divertimento cialtrone non fa mai troppo male.</p>
<div id="attachment_38765" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/good_kill_slide1.jpg"><img class="size-full wp-image-38765" title="good_kill_slide1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/good_kill_slide1.jpg" alt="" width="500" height="299" /></a><p class="wp-caption-text">January Jones, Ethan Hawke, Zoe Kravitz e Andrew Niccol </p></div>
<p>Si resta negli Stati Uniti &#8211; fin troppo, direi &#8211; per il film di chiusura del Concorso, il dramma bellico <em><strong>Good Kill</strong></em>, con cui il fantasioso <strong>Andrew Niccol</strong> rinuncia per una volta agli incubi distopici che popolano il suo cinema (<em>Gattaca</em>, <em>The Truman Show </em>&#8211; solo sceneggiatore -, <em>In Time</em>) per immergersi nella realtà comunque assurda e paradossale degli aggiornamenti e dell&#8217;involuzione dell&#8217;arte della guerra. Attraverso i patemi e i rimorsi di coscienza di un esperto pilota di droni (<strong>Ethan Hawke</strong>), l&#8217;autore di <em>Lord of War </em>vuole presentare il lato deumanizzato di operazioni militari condotte con lo stesso spirito di una partita alla Playstation, ma scade nel ritratto stereotipato e nel didascalismo (i membri dell&#8217;equipe sono, nell&#8217;ordine: il protagonista veterano tormentato e alcolizzato, la recluta promettente e coscienziosa che frigna di fronte ai monitor, lo stronzetto retrogrado e il colonnello paterno e progressivo) e in una visione d&#8217;insieme ambigua e artificiosa che non si sbaglierebbe a definire parafascista (gli USA restano pur sempre i legittimi poliziotti del mondo e il fine giustifica sempre i mezzi, anche quando si tratta di bombardare dei civili innocenti fino a prova contraria).</p>
<p>Se già un&#8217;opera controversa come <em>The Hurt Locker </em>suscitava sdegno nella sua idealizzazione del conflitto come necessità intrinseca all&#8217;essere umano, <em>Good Kill </em>fa pure peggio, con un atteggiamento autoassolutorio e reazionario da vomito che forse dal regista non ci si aspettava, sacrificando le sue rinomate intuizioni visive e confermandolo ancora una volta, casomai ce ne fosse bisogno, come un soggettista straordinario, ma anche come uno sceneggiatore modesto e come un ancor peggior direttore di attori e regista.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/nicijedete1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38766" title="nicijedete1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/nicijedete1.jpg" alt="" width="499" height="241" /></a></p>
<p>Conclude con un crescendo inarrestabile la Settimana della Critica &#8211; che si impone, a questo punto, come la divisione insospettabilmente più riuscita dell&#8217;edizione &#8211; il serbo <em><strong>Ni?ije dete</strong></em>: l&#8217;esordio del trentanovenne <strong>Vuk Rsumovic</strong> è forse la vetta di quanto visto finora nella sezione, una sorta di variazione del canone de Il Ragazzo selvaggio, ma laddove il piccolo protagonista truffautiano finiva nelle mani severe e amorevoli del pedagogo Jean Itard in un lungo processo di scoperta di sé, il meno fortunato Haris vive a cavallo dell&#8217;ultimo conflitto balcanico in una Serbia sporca, corrotta e ostile, verso un finale inevitabilmente destinato al campo di battaglia. Silenzioso, rigoroso e a tratti durissimo, Ni?ije dete è il candidato ideale al massimo riconoscimento della SIC e un esempio di cinema est-europeo di grande potenza espressiva.</p>
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		<title>Venezia 71 &#8211; Giorno 10 &#8211; Video</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Sep 2014 18:50:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Joe Dante con il divertente Burying the Ex, la delusione Good Kill di Andrew Niccol e il ritorno di Andrey]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_38756" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/theeb1.jpg"><img class="size-full wp-image-38756" title="theeb1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/theeb1.jpg" alt="Il cast di Theeb" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">Il cast di Theeb</p></div>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="420" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/ffvXfXW1_j0?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="//www.youtube.com/v/ffvXfXW1_j0?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Con l&#8217;approssimarsi delle battute finali della Mostra, Orizzonti affila gli artigli e presenta uno dei suoi concorrenti più indimenticabili, il film &#8211; immancabile in ogni edizione &#8211; su cui pubblico e critica si rompono la testa alla ricerca del motivo della sua esclusione dalla sezione principale. L&#8217;ottimo<strong><em> Theeb</em></strong>, opera prima dell&#8217;anglo-saudita <strong>Naji Abu Nowar</strong>, è tutto ciò che una buona manciata di titoli di Venezia71 avrebbero dovuto rappresentare, dall&#8217;esordio di eccellenti speranze promosso immediatamente fra i grandi (ciò che non è stato <em>Sivas</em>) alla reminiscenza storica con alle spalle il declino dell&#8217;Impero Ottomano (ciò che non è stato<em> The Cut</em>), ma soprattutto la metafisica traversata desertica come occasione per crescita e coscienza di sé (ciò che non è stato <em>Loin des hommes</em>).<br />
Formalmente ineccepibile e spettacolare (impensabile sia stato girato con un budget stiracchiato), fotografato con invidiabile eleganza, Theeb è un debutto già maturo e riconoscibile che, forse con la sola concorrenza dell&#8217;indiano <em>Labour of Love</em>, difficilmente si lascerà scappare il Premio de Laurentiis di questa edizione.</p>
<div id="attachment_38760" style="width: 418px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/postmanwhitenights1.jpg"><img class="size-full wp-image-38760 " title="postmanwhitenights1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/postmanwhitenights1.jpg" alt="" width="408" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Andrei Kon?alovskij</p></div>
<p>Sarà che le aspettative erano bassine, specie se si considera il disastro stroncacarriere de Lo schiaccianoci 3D, ma il ritorno di <strong>Andrei Kon?alovskij</strong> al cinema d&#8217;autore puro, pur non collocandosi fra le vette dell&#8217;edizione, fa la sua discreta figura: <em><strong>Belye nochi pochtalona Alekseya Tryapitsyna</strong></em> (<strong><em>The Postman&#8217;s White Nights</em></strong>) interrompe un interminabile declino fatto di marchette made in USA (si pensi solo a <em>Tango &amp; Cash</em>), di fiacchi adattamenti televisivi (l&#8217;imbarazzante <em>Odissea</em> con Armand Assante) e di resurrezioni solo apparenti (il mediocre La casa dei matti, generosissimamente ricompensato con il Gran Premio della Giuria a Venezia59) con un&#8217;operina che si ricollega idealmente agli esordi in piena era sovietica girati fra paesini e campagne prima del fluviale <em>Siberiade</em>. Proprio a pellicole come Storia di Asja Kljacina che amò senza sposarsi viene da pensare assistendo a questo libero accumularsi di situazioni sulle sponde del lago Kenozero dove il tempo pare essersi fermato e a cui le vicine stazioni spaziali della regione di Arkhangelsk sembrano aver negato ogni diritto a esistere, dove ogni speranza di reinventarsi scoprendo la città è destinata al fallimento e dove non si riesce a essere padroni nemmeno dei lucci appena pescati sotto casa.</p>
<p>Kon?alovskij si prende i suoi tempi, indugia in episodi di vita quotidiana con il contributo fondamentale del suo cast di attori non professionisti imbastendo conversazioni e caratterizzazioni a tratti spassose, e anche se la tematica non è certo nuova e ogni tanto trascende nel patetico, la fattura è di prima classe e non mancano le immagini memorabili, a cominciare dai campi lunghi e lunghissimi sullo specchio d&#8217;acqua che assume forti connotati di protagonista.</p>
<div id="attachment_38763" style="width: 405px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/alexandra-daddario-anton-yelchin-e-ashley-greene1.jpg"><img class="size-full wp-image-38763" title="alexandra-daddario-anton-yelchin-e-ashley-greene1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/alexandra-daddario-anton-yelchin-e-ashley-greene1.jpg" alt="" width="395" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Alexandra Daddario, Anton Yelchin e Ashley Greene</p></div>
<p>Se solo esistesse ancora la categoria, avremmo concluso la giornata di ieri con l&#8217;ideale film di Venezia Mezzanotte, andando in gloria al dodicesimo rintocco con una semplice e rinvigorente ora e mezza di spaventi a bilanciare il rigore dei giorni scorsi: ci volevano la cinefilia bulimica e incontrollata di quel mattacchione di <strong>Joe Dante</strong> e il suo <strong><em>Burying the Ex </em></strong>per riprendere fiato e per perderlo subito dopo con una sequenza pressoché ininterrotta di risate in un mondo orgogliosamente B fra Val Lewton, Mario Bava e papà Roger Corman &#8211; tutti, naturalmente, esplicitamente citati -, dove i canoni del teen movie e dell&#8217;horror da drive-in vengono allegramente tirati in ballo, ribaltati e presi per i fondelli. E così, fra stelline del calibro di <strong>Anton Yelchin</strong> (il Chekov del reboot di Star Trek), <strong>Ashley Greene</strong> (la Alice di Twilight) e <strong>Alexandra Daddario</strong> (la Lisa di True Detective) si manda festosamente il cervello in vacanza &#8211; anche se sottilmente si può vedere tutto come una fantasia sull&#8217;elaborazione del lutto -, con una libertà d&#8217;azione e un anticonformismo corroboranti (siamo di fronte a qualcosa di decisamente più provocante e di meno sessuofobo rispetto alla media del genere, in ambito mainstream).</p>
<p>Certo, alla fine viene il dubbio se ci sia ancora posto per nonno Dante in un&#8217;epoca dominata da eredi scatenatissimi come Edgar Wright, e il materiale non è tutto di prima mano (non manca la solita svomitazzata giallo-verde in stile L&#8217;esorcista), ma, se lo si prende per quello che è, un po&#8217; di sano divertimento cialtrone non fa mai troppo male.</p>
<div id="attachment_38765" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/good_kill_slide1.jpg"><img class="size-full wp-image-38765" title="good_kill_slide1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/good_kill_slide1.jpg" alt="" width="500" height="299" /></a><p class="wp-caption-text">January Jones, Ethan Hawke, Zoe Kravitz e Andrew Niccol </p></div>
<p>Si resta negli Stati Uniti &#8211; fin troppo, direi &#8211; per il film di chiusura del Concorso, il dramma bellico <em><strong>Good Kill</strong></em>, con cui il fantasioso <strong>Andrew Niccol</strong> rinuncia per una volta agli incubi distopici che popolano il suo cinema (<em>Gattaca</em>, <em>The Truman Show </em>&#8211; solo sceneggiatore -, <em>In Time</em>) per immergersi nella realtà comunque assurda e paradossale degli aggiornamenti e dell&#8217;involuzione dell&#8217;arte della guerra. Attraverso i patemi e i rimorsi di coscienza di un esperto pilota di droni (<strong>Ethan Hawke</strong>), l&#8217;autore di <em>Lord of War </em>vuole presentare il lato deumanizzato di operazioni militari condotte con lo stesso spirito di una partita alla Playstation, ma scade nel ritratto stereotipato e nel didascalismo (i membri dell&#8217;equipe sono, nell&#8217;ordine: il protagonista veterano tormentato e alcolizzato, la recluta promettente e coscienziosa che frigna di fronte ai monitor, lo stronzetto retrogrado e il colonnello paterno e progressivo) e in una visione d&#8217;insieme ambigua e artificiosa che non si sbaglierebbe a definire parafascista (gli USA restano pur sempre i legittimi poliziotti del mondo e il fine giustifica sempre i mezzi, anche quando si tratta di bombardare dei civili innocenti fino a prova contraria).</p>
<p>Se già un&#8217;opera controversa come <em>The Hurt Locker </em>suscitava sdegno nella sua idealizzazione del conflitto come necessità intrinseca all&#8217;essere umano, <em>Good Kill </em>fa pure peggio, con un atteggiamento autoassolutorio e reazionario da vomito che forse dal regista non ci si aspettava, sacrificando le sue rinomate intuizioni visive e confermandolo ancora una volta, casomai ce ne fosse bisogno, come un soggettista straordinario, ma anche come uno sceneggiatore modesto e come un ancor peggior direttore di attori e regista.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/nicijedete1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-38766" title="nicijedete1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/nicijedete1.jpg" alt="" width="499" height="241" /></a></p>
<p>Conclude con un crescendo inarrestabile la Settimana della Critica &#8211; che si impone, a questo punto, come la divisione insospettabilmente più riuscita dell&#8217;edizione &#8211; il serbo <em><strong>Ni?ije dete</strong></em>: l&#8217;esordio del trentanovenne <strong>Vuk Rsumovic</strong> è forse la vetta di quanto visto finora nella sezione, una sorta di variazione del canone de Il Ragazzo selvaggio, ma laddove il piccolo protagonista truffautiano finiva nelle mani severe e amorevoli del pedagogo Jean Itard in un lungo processo di scoperta di sé, il meno fortunato Haris vive a cavallo dell&#8217;ultimo conflitto balcanico in una Serbia sporca, corrotta e ostile, verso un finale inevitabilmente destinato al campo di battaglia. Silenzioso, rigoroso e a tratti durissimo, Ni?ije dete è il candidato ideale al massimo riconoscimento della SIC e un esempio di cinema est-europeo di grande potenza espressiva.</p>
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