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	<title>Movielicious &#187; Anna Kendrick</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>The Hollars</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2016 14:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[The Hollars]]></category>

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		<description><![CDATA[Sharlto Cooper, Anna Kendrick e Richard Jenkins nella commedia dolceamara diretta e interpretata da ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2016)<br />
Regia: John Krasinski<br />
Con: John Krasinski, Sharlto Cooper, Anna Kendrick, Richard Jenkins<br />
Durata: 1 ora e 30 minuti</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/The_Hollars.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54399" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/The_Hollars.jpg" alt="The_Hollars" width="650" height="370" /></a></p>
<p>L’attore<strong> John Krasinski</strong> torna alla regia con <em><strong>The Hollars</strong></em> a quasi dieci anni dall’inedito (in Italia) <em>Brief Interviews with Hideous Men</em> tratto da David Foster Wallace.<br />
Esiste, nel cinema americano, un vero e proprio sottogenere di commedia dolce-amara di area indie che ruota inevitabilmente attorno al forzato ritorno a casa di un “trenta e qualcosa” depresso in seguito a un lutto o un dissesto economico. Tale ritorno funge da temporaneo standby della propria quotidianità utilizzato in genere per mettere in discussione le scelte fatte fino ad allora e/o fare i conti con gli errori del passato.<br />
Fortuna vuole &#8211; anche se forse c’entra un po’ anche la bravura nello scrivere i dialoghi &#8211; che ciò che, detto così, può apparire come una fastidiosa coazione a ripetere di cliché sul fatidico passaggio all’età adulta, porti invece a risultati quasi sempre meritevoli di interesse.<br />
<em>Beautiful Girls</em>, <em>Elizabethtown</em>, <em>La mia vita a Garden State</em> sono solo alcuni esempi a cui aggiungiamo, per amore di completezza, <a href="http://www.movielicious.it/2012/03/09/young-adult/" target="_blank"><em>Young Adult</em></a> di Jason Reitman come declinazione al femminile.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/The_Hollars_2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-54400" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/The_Hollars_2-1024x575.jpg" alt="The_Hollars_2" width="1024" height="575" /></a></p>
<p>Ci si potrebbe interrogare semmai a un livello più profondo e cercare di capire quali siano le motivazioni che spingono così tanto cinema indipendente a stelle e strisce a insistere su questo pattern o, quanto meno, stabilire un termine universalmente condiviso per definire questo genere di film. E <strong><em>The Hollars</em></strong>, che si inserisce perfettamente in questo solco narrativo, non delude affatto.<br />
Scritto da quel James C.Strouse che, su tematiche molto simili, aveva già dato in <em>Lonesome Jim</em> di Steve Buscemi, il film di Krasinski racconta la storia di John Hollar (interpretato dallo stesso regista) che, quando a sua madre viene diagnosticato un tumore al cervello, torna a casa e ritrova la sua famiglia disfunzionale composta da un padre in bancarotta (un <strong>Richard Jenkins</strong> che è il vero cuore pulsante del film) e un fratello irrisolto (<strong>Sharlto Cooper</strong>), oltre all’immancabile ex ragazza che, nonostante si sia sposata e abbia avuto un figlio da un altro, pensa ancora a lui con nostalgia. Intanto John, la cui carriera come fumettista non è mai decollata, sta per avere un figlio insieme alla fidanzata Rebecca (<strong>Anna Kendrick</strong>) sebbene siano in crisi. Ecco, se magari si fosse lavorato un po’ più di cesello in termini di quantità di sfighe, il risultato non ne avrebbe risentito affatto, anzi.</p>
<p>I topoi del (sotto)genere ci sono più o meno tutti, dagli scambi molto mumblecore sul terrore della paternità a una fuga dall’ospedale su una sedia a rotelle con musica ad hoc in sottofondo, senza contare un finale in cui morte e nascita si avvicendano come in un’ideale staffetta della vita. Ciononostante il film è buono e Krasinski bravo a mantenersi in equilibrio costante tra riso e pianto per tutta la sua durata aiutato senz’altro, in questo, da un cast affiatato e molto ben assortito.<br />
Avrebbe aiutato semmai una cornice estetica più varia e non per forza incentrata sul solito susseguirsi di campi medi sui personaggi che parlano. Inutile dire che gli amanti delle storie di questo tipo andranno a nozze con <strong><em>The Hollars</em></strong> e probabilmente si affezioneranno pure ai suoi personaggi un po’ acciaccati dalla vita. Chiunque invece chieda al cinema indipendente lo sforzo di andare oltre certi schemi chiusi, potrebbe trovarlo a tratti pedissequo nel suo rimandare a troppi film già visti.<br />
Il voto finale tiene anche conto del fatto che chi scrive appartenga alla prima categoria.</p>
<p>Voto: 6,5</p>
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		<title>The Accountant</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/10/18/the-accountant-recensione/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2016 17:02:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ben Affleck e Anna Kendrick nel thriller di Gavin O’Connor.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2016)<br />
Uscita: 27 ottobre 2016<br />
Regia: Gavin O’Connor<br />
Con: Ben Affleck, Anna Kendrick, J.K. Simmons, Jon Bernthal<br />
Durata: 2 ore e 8 minuti<br />
Distribuzione: Warner Bros Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/The_Accountant_1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-54333" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/The_Accountant_1-1024x576.jpg" alt="The_Accountant_1" width="1024" height="576" /></a></p>
<p>La scarsa gamma espressiva &#8211; per usare un eufemismo &#8211; di <strong>Ben Affleck</strong> è una cosa sulla quale, in genere, ci si trova un po’ tutti d’accordo. Tanto che, alla luce degli ottimi risultati ottenuti dall’altro lato della macchina da presa, era anche lecito immaginare che lo stesso Affleck potesse, alla fine, aver realizzato che la recitazione non sia proprio cosa sua.<br />
E invece no, con questo <em><strong>The Accountant</strong></em> il nostro non solo persevera ma, a sorpresa, trova anche il ruolo della vita. La sua proverbiale rigidità si sposa infatti alla perfezione con la fissità di sguardo di Christian Wolff, il contabile autistico che è qui chiamato a interpretare.<br />
Genio della matematica molto più a suo agio coi numeri che non con le persone, l’uomo lavora come revisore free lance per alcune delle organizzazioni criminali più pericolose al mondo e, nonostante abbia alle costole la divisione anti-crimine del Dipartimento del Tesoro guidata da Ray King (<strong>J.K. Simmons</strong>), accetta un nuovo cliente: una società di robotica all’avanguardia in cui un’addetta alla contabilità ha appena scoperto una discrepanza di milioni di dollari nel bilancio.<br />
Ma non appena Christian inizia a sistemare i conti e ad avvicinarsi alla verità, lascia dietro di sé anche una scia di cadaveri.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/The_Accountant_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54334" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/The_Accountant_2.jpg" alt="The_Accountant_2" width="800" height="533" /></a></p>
<p>Mix di poliziesco e thriller finanziario, <em><strong>The Accountant</strong> </em>segna il ritorno alla regia di <strong>Gavin O’Connor</strong> a cinque anni da <em>Warrior</em> e una ripresa tutto sommato positiva per l’Affleck attore, dopo il mezzo disastro <a href="http://www.movielicious.it/2016/03/23/batman-v-superman-dawn-of-justice/" target="_blank"><em>Batman VS Superman: Dawn of Justice</em></a>.<br />
Lo script di <strong>Bill Dubuque</strong> (di recente autore del buon <em>The Judge</em>) ha infatti la singolare intuizione di costruire un (anti)eroe che è la sintesi tra <em>Rain Man</em> e <em>Mission Impossible</em>, quindi allo stesso tempo genio dei numeri e implacabile macchina da guerra. L’idea è buona perché il contabile anaffettivo e apparentemente innocuo che oscilla tra la passione per l’arte (ha un Pollock appeso al soffitto senza fissare il quale non riesce a dormire) ai fucili di precisione crea un effetto di ironica dissonanza che, oltre a strappare più di una risata, conferisce al film un mood vagamente à la Marvel.<br />
Pur non trattandosi di un supereroe infatti &#8211; almeno non in senso stretto &#8211;  sia la doppia vita del protagonista che la presenza nel cast del <em>Punisher</em> televisivo Jon Bernthal, danno quasi l’impressione di assistere al possibile pilot di una serie TV.<br />
Certo, con un uso della violenza magari un po’ più Bourne-oriented. Per il resto è un film ben scritto e girato discretamente che ha però due difetti. Il primo è una non perfetta gestione del ritmo che, a tratti, tende latitare un po’ troppo. Il secondo, ma è un peccatuccio proprio veniale, è nell’utilizzo assolutamente irrisorio che si fa di un attore maiuscolo come J.K. Simmons, relegato qui a una particina di contorno che avrebbe potuto recitare più o meno chiunque.<br />
<em><strong>The Accountant</strong></em> è insomma ben lungi dall’essere un capolavoro del genere. È cinema medio, di quello godibile ma che difficilmente lascia traccia di sé. Del resto, per restare su Gavin O’Connor, alzi la mano qualcuno che ricordi la trama di <em>Pride and Glory – Il prezzo dell’onore</em>.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
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		<title>Il trailer di The Accountant, con Ben Affleck e Anna Kendrick</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/05/13/il-trailer-di-the-accountant-con-ben-affleck-e-anna-kendrick/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2016 08:01:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gavin O'Connor]]></category>
		<category><![CDATA[J.K. Simmons]]></category>
		<category><![CDATA[The Accountant]]></category>

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		<description><![CDATA[Prime immagini dell'action thriller diretto da Gavin O’Connor.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/The_Accountant.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-53038" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/The_Accountant.jpg" alt="The_Accountant" width="600" height="341" /></a></p>
<p>È stato rilasciato in rete il primo trailer di <em><strong>The Accountant</strong></em>, action thriller diretto da <strong>Gavin O’Connor </strong> con protagonisti <strong>Ben Affleck</strong> e <strong>Anna Kendrick</strong>. Nel cast del film, che arriverà nelle sale americane il 7 ottobre, anche <strong>J.K. Simmons</strong>.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Qw_EO8qKydg" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>In <em><strong>The Accountant</strong></em> Anna Kendrick veste i panni di una contabile di una società tecnologica che scopre delle discrepanze in alcuni finanziamenti interni. In suo soccorso arriverà il genio della matematica Christian Wolff, interpretato da Affleck.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cake</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2015 07:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una strepitosa Jennifer Aniston alle prese con un personaggio rude, cinico e sofferente in un film che]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id, USA 2014)<br />
Uscita: 7 maggio 2015<br />
Regia: Daniel Barnz<br />
Con: Jennifer Aniston, Anna Kendrick, Britt Robertson, Sam Worthington<br />
Durata: 1 ora e 42 minuti<br />
Distribuito da: Warner Bros Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/cake.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-42502" title="cake" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/cake.jpg" alt="" width="500" height="370" /></a></p>
<p>Dimenticate la <strong>Jennifer Aniston</strong> solare e sorridente, reginetta delle commedie a stelle e strisce, perché a quarantacinque anni la ex fidanzatina d&#8217;America ha deciso che era arrivato il momento di mettersi in gioco, abbracciando il ruolo più difficile e insieme più riuscito della sua carriera. Quello di Claire Bennett, donna tormentata da un costante dolore sia fisico che interiore causatole da un grave incidente. Claire non riesce a voltare pagina, né tantomeno a gestire la sua rabbia, che puntualmente riversa su chi le sta intorno, allontanando tutti. L&#8217;unica persona che continua a starle accanto è Silvana (<strong>Adriana Barrazza</strong>), la sua governante. I già precari equilibri di Claire subiscono un ulteriore scossone quando una ragazza del suo gruppo di sostegno, Nina (<strong>Anna Kendrick</strong>), si suicida. Apparentemente fredda e cinica, Claire invece troverà grazie a questo episodio, una via di uscita dalla sua condizione conoscendo il marito di Nina (<strong>Sam Worthington</strong>) e il loro figlio.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/cake_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-42503" title="cake_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/cake_2.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>Era nato come un corto, <em><strong>Cake</strong></em>, prima che nel 2013 lo script del lungometraggio finisse nella blacklist, l&#8217;elenco annuale dei copioni più amati e non ancora prodotti dall’industria americana. Jennifer Aniston, quando le hanno proposto il ruolo, se ne è innamorata e ha voluto fare propria la storia di Claire, non solo calandosi nei panni della protagonista, ma anche in quelli di produttore esecutivo. E in effetti <em>Cake</em> possiede numerosi elementi intensi, tanto da poter rappresentare un film di potenziale svolta per la carriera di un&#8217;attrice che non si è mai avvicinata a ruoli drammatici come la Aniston. Spogliatasi della sua verve, del trucco e mettendo su diversi chili, Jen si è costruita sul volto, coperto di cicatrici, una maschera di dolore che indossa per tutta la durata della pellicola con dignità ed esperienza.</p>
<p>Peccato che tutto quello che circonda il suo personaggio non funzioni. A cominciare dall&#8217;anonima regia di <strong>Daniel Barnz</strong>, autore del delizioso <em>Phoebe in Wonderland</em> e dei tutt&#8217;altro che memorabili<em> Beastly </em>e <em>Una scuola per Malia</em>, passando per uno script piuttosto scialbo in cui i personaggi secondari sono solo abbozzati e non evolvono, soprattutto a fronte dell&#8217;enorme crescita di Claire, per finire con un cast di attori di livello che sembrano vagare intontiti per il set in attesa di un qualcosa che non arriva mai. <em>Cake </em>poggia così tutto il suo fardello sulle spalle della Aniston, davvero magnetica, che avrebbe meritato quella candidatura all&#8217;Oscar tanto agognata che quest&#8217;anno ha preferito aleggiare attorno alla Felicity Jones de <a href="http://www.movielicious.it/2015/01/15/la-teoria-del-tutto/" target="_blank"><em>La teoria del tutto</em></a>, l&#8217;unica<a href="http://www.movielicious.it/2015/01/15/oscar-2015-le-nomination/" target="_blank"> finita nella cinquina</a> un po&#8217; per caso. Ritenta Jen, sarai più fortunata.</p>
<p><strong>Voto</strong> 5</p>
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		<title>Into the Woods</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2015/04/02/into-the-woods/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2015 13:23:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rob Marshall e il suo cast di stelle nella trasposizione del musical di Stephen Sondheim che ha incantato]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id. USA 2015)<br />
Uscita: 2 aprile 2015<br />
Regia: Rob Marshall<br />
Con:  Meryl Streep, Emily Blunt, James Corden, Anna Kendrick<br />
Durata: 2 ore e 5 minuti<br />
Distribuito da: Walt Disney Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/into_the_woods_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-42034" title="into_the_woods_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/into_the_woods_2.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Se con l&#8217;approccio tradizionalista di <a href="http://www.movielicious.it/2015/03/11/cenerentola/"><em>Cenerentola</em></a> ha preso definitivamente il via una fase di autoreferenziale restaurazione del canone che abbiamo battezzato Neoclassicismo Disneyano, restava solamente da capire quale capitolo della produzione degli studi di Burbank avesse decretato la conclusione di quella stagione sperimentale e innovatrice che, dal recupero del 2D de <em>La principessa e il ranocchio</em> alla crisi di identità di oggi, poteva rappresentare dopo i fasti degli anni Novanta il suo secondo periodo rinascimentale.</p>
<p>Con la trasposizione del colosso broadwayiano <em><strong>Into the Woods</strong></em> si concretizza quindi la transizione fra l&#8217;ottica postmoderna degli ultimi lungometraggi d&#8217;animazione e il ritorno alle origini sancito dai recentissimi o imminenti progetti live-action, un momento di passaggio sospeso fra il revival e la sua radicale rielaborazione, una sorta di contraltare tombale dei gioiosi, vitali aggiornamenti che costituivano quel piccolo manifesto che fu l&#8217;ibrido dimenticato <em>Come d&#8217;incanto</em>.<br />
La Disney si guarda di nuovo allo specchio, dunque, ma con un&#8217;autocoscienza e uno scavo nella sua iconografia che nella pellicola di Kenneth Branagh si vedevano sostituiti da un indolente e rassicurante calco della convenzione fine soltanto a se stesso. Se la tendenza dominante era quella di preferire l&#8217;anima morbida e conciliante della componente perraultiana, in <em>Into the Woods</em> trionfa piuttosto il timbro cruento e spietato dell&#8217;universo dei fratelli Grimm, trascinando in una condizione umana condivisa a base di egoismo e di rassegnazione tanto i buoni quanto i cattivi, partendo dall&#8217;idea di svelare l&#8217;ipocrisia alla radice dell&#8217;happy ending e rimarcando che al sicuro dalla dolorosa via di mezzo della felicità non possono sfuggire neanche gli eroi delle fiabe.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/into-the-woods-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-42035" title="into-the-woods-1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/into-the-woods-1.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>L&#8217;integrità dell&#8217;immaginario fantastico e del suo clima idilliaco adotta così connotati fortemente ambigui e perturbanti che rendono tutti i personaggi in qualche modo vittime di un desiderio innocente che, perso il senso della misura, trascende nella tragedia della hybris, coinvolgendo ugualmente una coppia di umili fornai (<strong>James Corden </strong>ed <strong>Emily Blunt</strong>) resi sterili da una maledizione, una Cenerentola (<strong>Anna Kendrick</strong>) lontana dalla naïveté e dal candore del prototipo, un principe azzurro (<strong>Chris Pine</strong>) vanesio e fedifrago, una Cappuccetto Rosso (<strong>Lilla Crawford</strong>) sensibile al fascino della tentazione e altri protagonisti del patrimonio fiabesco trasfigurati e impreziositi dalle sfaccettature, dalle imperfezioni e dai difetti delle persone comuni.</p>
<p>L&#8217;adattamento ad opera di <strong>Rob Marshall</strong>, al suo terzo musical per il grande schermo dopo <em>Chicago</em> e <em>Nine</em>, si sforza di mantenere l&#8217;impronta tetra e adulta della fonte, ma è tenuto a freno dall&#8217;esigenza di allestire uno spettacolo per famiglie e di glissare sugli elementi più controversi con evidenti ripercussioni sull&#8217;equilibrio della narrazione, attenuandone tanto la violenza, con figure di primo piano liquidate incerimoniosamente e con una pudicizia che ridimensiona la portata drammatica delle scene madri, quanto l&#8217;esplicito sottotesto erotico, compreso un Lupo Cattivo (<strong>Johnny Depp</strong>, in una comparsata di non più di 5 minuti) ridotto a pretestuoso excursus cartoonesco che invece sul palcoscenico assumeva sconcertanti sfumature pedofile.</p>
<p>Al di là del registro fattosi incerto, i tagli operati e le appropriate traslazioni da teatro a cinema conferiscono all&#8217;insieme una natura indefinita, smorzando la chiave parodica di molte caratterizzazioni, adeguando certe irrappresentabili soluzioni a compromessi fracassoni (in primis, la brutta accelerazione del finale resa con un massiccio e inopportuno accumulo di CGI sulla falsariga de <em>Il cacciatore di giganti</em>) e soprattutto esasperando la già traumatica cesura fra il primo e il secondo atto, che con la soppressione &#8211; obbligatoria &#8211; dell&#8217;intervallo e &#8211; decisamente controproducente &#8211; di due brani decisivi, collocati rispettivamente subito prima e immediatamente dopo il suddetto, si risolve in un brusco cambio di tono da cui il film non sa più ripartire, riducendo ogni tentativo di riflessione sulle responsabilità e sulle delusioni della crescita, che sono poi i significati reconditi del bosco del titolo, in cui le varie sottotrame si attorcigliano e si complicano, in un sommario, sbilanciato affresco distopico.</p>
<p>Come già per <em>Chicago</em>, Marshall sa riprodurre fedelmente i suggestivi trucchetti da diligente architetto della scena, come nel caso dell&#8217;eccezionale overture a strofe intrecciate o delle repentine, fantasmatiche apparizioni da <em>dea ex machina</em> della Strega (la solita, divertita <strong>Meryl Streep</strong>), ma stenta ancora a concepire un linguaggio filmico originale in grado di emanciparsi dal modello e di rendere davvero necessaria una versione cinematografica senza scadere in un artefatto baracconismo.</p>
<p>Un esperimento interessante, certo, ma in buona sostanza un&#8217;occasione mancata, sorretta da un repertorio ormai assodato (in particolare <em>On the Steps of the Palace</em>, pezzo di bravura per la Kendrick, e la struggente chiusura di <em>No One Is Alone</em>) e dall&#8217;affiatamento del cast, in parte penalizzato da un Corden troppo poco carismatico per reggere un ruolo tanto prominente, ma arricchito da interpreti di contorno libero di scatenarsi in un contesto sfacciatamente e irresistibilmente <em>camp</em> (specie l&#8217;insospettabile Pine nell&#8217;esilarante lamento di <em>Agony</em>), insolito scenario di quel canto del cigno che la Disney si meritava ma che, per orgoglio, non è riuscita fino in fondo ad emettere.</p>
<p><strong>Voto</strong> 5,5</p>
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