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	<title>Movielicious &#187; Claudio Amendola</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Come un gatto in tangenziale</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2017/12/27/come-un-gatto-in-tangenziale-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Dec 2017 12:16:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2017)<br />
Uscita: 28 dicembre 2017<br />
Regia: Riccardo Milani<br />
Con: Antonio Albanese, Paola Cortellesi, Sonia Bergamasco, Claudio Amendola<br />
Durata: 1 ora e 38 minuti<br />
Distribuito da: Vision Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/Come_Un_Gatto_In_Tangenziale.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56978" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/Come_Un_Gatto_In_Tangenziale.jpg" alt="Come_Un_Gatto_In_Tangenziale" width="650" height="370" /></a></p>
<p><em><strong>Come un gatto in tangenziale</strong> </em>vede il ritorno, a meno di un anno dall’uscita di <em><a href="http://www.movielicious.it/2017/02/13/mamma-o-papa-recensione/" target="_blank">Mamma o papà?</a></em>, della squadra formata dalla coppia Albanese/ Cortellesi e dal marito di quest’ultima, <strong>Riccardo Milani</strong>, dietro la macchina da presa.<br />
Ora, tolta la costante della bravura dei due interpreti, la principale differenza tra i due film è che questo fa effettivamente ridere, non un particolare da poco trattandosi di prodotti finalizzati per lo più a questo scopo.<br />
La storia è quella di Giovanni (<strong>Antonio Albanese</strong>), raffinato intellettuale di sinistra dedito alla riqualificazione delle periferie e Monica (<strong>Paola Cortellesi</strong>), fiera coatta che, in una di quelle periferie, ci vive. I loro mondi, agli estremi opposti dello spettro sociale, si scontrano quando Agnese, figlia tredicenne di Giovanni si prende una cotta per il borgataro Alessio e il papà, terrorizzato, li segue fino alla casa dove il ragazzo vive con la madre – Monica, per l’appunto &#8211; e le due zie Pamela e Sue Ellen. Qui l’uomo scopre che la donna è altrettanto contraria all’idea che i due ragazzi si frequentino.</p>
<p>Detto di una delle poche commedie italiane recenti effettivamente in grado di generare risate, il problema di <em><strong>Come un gatto in tangenziale</strong></em> è, semmai, nella pretesa di poggiare le proprie basi sull’osservazione di una realtà che, sebbene Milani affermi di aver pensato al film dopo essersi trovato a vivere una situazione simile a quella di Giovanni/Albanese, non si conosce affatto.<br />
La prima parte del film è infatti un campionario di alcuni dei più triti luoghi comuni sulle differenze, ovviamente macroscopiche, tra intellighenzia borghese e naïveté di borgata. Quindi il mega-appartamento in centro contro lo squallore di un casermone che è a Bastogi, ma potrebbe tranquillamente essere quel Corviale già trattato dalla coppia Cortellesi/Milani in <em>Scusate se esisto!</em>. Allo stesso modo le spiagge radical chic di Capalbio vengono contrapposte alla ben più proletaria Coccia di Morto.</p>
<p>Solo quando abbandona la sua struttura così ostinatamente dicotomica, ipotizzando la possibilità che quei due mondi opposti possano – complice una <strong>Franca Leosini</strong> adorabilmente autoironica – non solo trovare un modo per comunicare tra loro ma addirittura cominciare a piacersi, <em><strong>Come un gatto in tangenziale</strong> </em>guadagna punti, trasformandosi in una commedia (forse) romantica senza troppe velleità sociologiche. Merito soprattutto di due protagonisti perfettamente in parte, con Albanese una spanna al di sopra rispetto a una Cortellesi sempre bravissima anche se, a tratti, anche troppo gigiona. Ma molto lo fa anche il cast dei comprimari con, in primis, la coppia di zie gemelle affette da “shopping compulsivo”, così come l’ex moglie di Albanese meravigliosamente interpretata da <strong>Sonia Bergamasco</strong>: il personaggio in cui emergono maggiormente le contraddizioni di una sinistra agiata a cui piace sciacquarsi la bocca di istanze civili per poi finire in Provenza a fare profumi. Il cameo di <strong>Claudio Amendola</strong>, nella sua funzione programmatica, è invece già meno riuscito. Ma il film nel complesso fa il suo lavoro, oltre a fungere da involontario monito un po’ a tutto il cinema italiano di area più leggera. Meno pistolotti sociali, insomma, e più risate.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il permesso – 48 ore fuori</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2017/03/29/il-permesso-48-ore-fuori/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Mar 2017 09:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Amendola]]></category>
		<category><![CDATA[Giacomo Ferrara]]></category>
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		<category><![CDATA[Il permesso – 48 ore fuori]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Argentero]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina Bellè]]></category>

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		<description><![CDATA[La seconda regia di Claudio Amendola, scritta con De Cataldo, porta in sala quattro storie di vendetta]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id.,  Italia 2017)<br />
Uscita: 30 marzo 2017<br />
Regia: Claudio Amendola<br />
Con: Luca Argentero, Claudio Amendola, Giacomo Ferrara, Valentina Bellè<br />
Durata: 1 ora e 31 minuti<br />
Distribuzione: Eagle Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/IL_Permesso_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55766" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/IL_Permesso_1.jpg" alt="IL_Permesso_1" width="644" height="360" /></a></p>
<p>A tre anni dall’esordio alla regia de <a href="http://www.movielicious.it/2014/03/06/la-mossa-del-pinguino/" target="_blank"><em>La mossa del pinguino</em></a>, <strong>Claudio Amendola</strong> non solo sembra averci preso gusto, ma deve aver raggiunto anche la necessaria sicurezza nei propri mezzi per giocarsi la rischiosa (per quanto più affine alle sue corde interpretative) carta del genere.<br />
Perché <em><strong>Il permesso – 48 ore fuori</strong></em>  è un noir a tutti gli effetti, con il soggetto firmato da <strong>Giancarlo De Cataldo</strong> a fungere, in tal senso, quasi da expertise. E proprio dalle regole del noir classico che Amendola pesca uno degli escamotage narrativi più efficaci e al contempo abusati, ossia il fattore tempo.<br />
A Luigi (Claudio Amendola), Donato (<strong>Luca Argentero</strong>), Angelo (<strong>Giacomo Ferrara</strong>) e Rossana (<strong>Valentina Bellè</strong>) sono state infatti concesse 48 ore di permesso fuori dal carcere e la ristretta forbice temporale a disposizione dei suoi personaggi gli permette infatti di palesarne la natura criminale senza troppi preamboli, rispettando la secchezza da cui un racconto di questo tipo non può prescindere, anche in termini di minutaggio complessivo.<br />
Per motivi diversi  i quattro si trovano a scontare un debito con la giustizia e, adesso che sono fuori, devono decidere in che modo spendere il poco tempo a disposizione.<br />
Chi vendicandosi, chi cercando redenzione e chi semplicemente un po’ d’amore, una volta usciti ognuno di loro dovrà fare i conti con un mondo che è cambiato mentre erano dentro.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/Il_Permesso_2.jpg"><img class="alignnone wp-image-55767" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/Il_Permesso_2-1024x683.jpg" alt="Il_Permesso_2" width="650" height="433" /></a></p>
<p>Chi a questo punto si aspettasse qualcosa di simile all’epica criminale riportata di recente in auge da Stefano Sollima – complice lo stesso Amendola – con <a href="http://www.movielicious.it/2015/10/14/suburra/" target="_blank"><em>Suburra</em></a>, potrebbe però rimanere deluso da una narrazione dal respiro assai meno ampio, che non ambisce cioè a descrivere un universo semantico in cui cronaca e letteratura diventino un tutt’uno, ma si limita piuttosto a raccontare una storia, anzi quattro.<br />
Le storie di <strong>quattro loser</strong> che si incrociano per un attimo davanti al cancello di un penitenziario, per poi prendere direzioni diverse, tutte accomunate dalla volontà di sfuggire ai propri mostri.<br />
Il mostro più insidioso è sempre l’amore e, come ci ha spiegato Paolo Sorrentino anni fa, le sue conseguenze.<br />
Che sia quello carnale per una donna che non si vede da anni, oppure quello verso la famiglia, che spinge un vecchio gangster ormai stanco a rimettersi in gioco fino ad immolarsi pur di tenere moglie e figlio fuori dai guai, l’amore di fatto irrompe in un ordinario di cui, sebbene ruoti attorno all’illegalità, se ne conoscono le regole a menadito e indirizza ogni singolo destino verso il più ineluttabile degli epiloghi.<br />
Trattandosi di un racconto corale è ovvio che alcuni personaggi siano strutturati meglio di altri e l’Amendola attore, lavorando di sottrazione e bassissimo profilo, si ritaglia forse il ruolo migliore del lotto. Questo criminale in pensione, il cui passato emerge tra le pieghe di uno sguardo lanciato a un figlio che rischia di prendere la sua stessa cattiva strada e un litigio a tavola, è la diretta filiazione del silenzioso Samurai del succitato <em>Suburra</em>.</p>
<p>Il boxeur clandestino di Argentero al contrario, nel suo aderire troppo a certi cliché d’oltreoceano, finisce con l’essere il più stereotipato.<br />
Pur regalando al suo Donato una caratterizzazione fisica (e muscolare) di assoluto livello, l’attore  non ha le caratteristiche introspettive –  né tanto meno il coté da strada –  per renderlo altro da una figurina di vendicatore solitario che sa un bel po’ di già visto.<br />
Un plauso va senza dubbio alla componente più giovane del cast: Valentina Billè e Giacomo Ferrara – quest’ultimo portatore sano di un’ingenuità coatta che sa tanto di Claudio Caligari – hanno le giuste facce e funzionano bene.  .<br />
Il livello attoriale è insomma sopra la media (ed essendo Amendola prima di tutto un attore sarebbe strano il contrario) mentre lo stesso non si può dire di una regia tendenzialmente anodina, priva di una connotazione stilistica e, in diverse scene, contraddistinta da un taglio delle inquadrature che troppo ricorda certa fiction poliziesca di area generalista.<br />
Ciò che invece maneggia meglio è la sua <strong>Roma</strong>, rappresentata spesso attraverso scorci così anonimi da non sembrare neanche la Città Eterna.<br />
Resta dunque il rimpianto per un’opera che, se avesse avuto il coraggio di spingere di più sul versante del pulp che la sua natura di prodotto di serie B a tratti lascia comunque balenare (nei villain di <strong>Antonino Iuorio</strong> e <strong>Ivan Franek</strong> ad esempio) e meno su quello dell’intimismo insistito, avrebbe convinto maggiormente.<br />
Ma il Claudio Amendola regista, al contrario dei suoi quattro personaggi, è sulla strada giusta.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Permesso – 48 ore fuori, il primo trailer</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2017/01/20/ll-permesso-48-ore-fuori-il-primo-trailer/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2017 07:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Claudio Amendola]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo De Cataldo]]></category>
		<category><![CDATA[ll Permesso – 48 ore fuori]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Argentero]]></category>

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		<description><![CDATA[Claudio Amendola dirige Luca Argentero nel noir scritto da Giancarlo De Cataldo in uscita ad aprile.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/il-permesso-48-ore-fuori.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55067" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/il-permesso-48-ore-fuori.jpg" alt="il-permesso-48-ore-fuori" width="655" height="436" /></a></p>
<p>Dalla penna di <strong>Giancarlo De Cataldo</strong>, creatore di <em>Romanzo Criminale</em> e <em>Suburra</em>, in una sceneggiatura scritta con Roberto Jannone e la collaborazione di Claudio Amendola, nasce <strong><em>ll Permesso – 48 ore fuori</em></strong><em>, </em>secondo film da regista per Amendola dopo <a href="http://www.movielicious.it/2014/03/06/la-mossa-del-pinguino/" target="_blank"><em>La mossa del pinguino</em></a>.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/s5CHBVMSrbE" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Dal carcere di Civitavecchia escono con un permesso di 48 ore 4 detenuti: Rossana, 25 anni, arrestata in aeroporto per traffico di cocaina; il cinquantenne Luigi condannato per duplice omicidio che ha già scontato 17 anni di pena; Angelo, venticinquenne finito in prigione per una rapina compiuta con complici che non ha mai denunciato; Donato, 35 anni, condannato pur essendo innocente. Le due giornate verranno utilizzate da ognuno di loro per cercare di ritrovare e ritrovarsi nelle realtà che hanno lasciato da tempo.</p>
<p>Il cast del film, che arriverà nelle sale il 6 aprile, comprende, oltre a Luca Argentero, lo stesso<strong> Claudio Amendola</strong>,<strong> Giacomo Ferrara</strong> e<strong> Valentina Bellè.</strong></p>
<h2></h2>
]]></content:encoded>
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		<title>Suburra</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2015/10/14/suburra/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2015 06:57:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2015)<br />
Uscita: 14 ottobre 2015<br />
Regia: Stefano Sollima<br />
Con: Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Claudio Amendola, Alessandro Borghi<br />
Durata: 2 ore e 10 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/suburra.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44911" title="suburra" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/suburra.jpg" alt="" width="500" height="331" /></a></p>
<p>Il 2 novembre del 2011 è una data importante.<br />
Silvio Berlusconi rassegna infatti le sue dimissioni da Presidente del Consiglio.<br />
Appena una settimana prima, Benedetto XVI inizia a ragionare sulla possibilità di abbandonare anzitempo il seggio papale.<br />
Incastrata tra questi due eventi c&#8217;è un&#8217;umanità allo sbando che, senza neanche rendersene conto, paga lo scotto di una totale mancanza di punti di riferimento e si insinua, strisciando sotto una pioggia incessante, tra gli ingranaggi di un Sistema che non fa più alcuna distinzione tra buoni e cattivi.<br />
C&#8217;è il politico corrotto Malgradi (<strong>Pierfrancesco Favino</strong>) che si caccia in un guaio più grosso di lui a causa della sua malsana passione per le escort minorenni. C&#8217;è Numero 8 (<strong>Alessandro Borghi</strong>) giovane boss della mala di Ostia disposto a tutto pur di riuscire nel suo piano per trasformare il litorale laziale in una moderna Las Vegas. C&#8217;è poi Sebastiano (<strong>Elio Germano</strong>), viscido organizzatore di festini per VIP del tutto privo di spina dorsale. E c&#8217;è il Samurai (<strong>Claudio Amendola</strong>), un ex componente della banda della Magliana oramai diventato tramite occulto negli affari tra mafia e Stato.<br />
Suburra è la cronistoria nerissima della settimana in cui i destini di questi quattro uomini senza qualità si incrociano quasi per caso, dando vita a una lotta senza quartiere in cui istituzioni e criminalità organizzata si svelano esattamente per come sono, così indissolubilmente legate le une all&#8217;altra.<br />
Ognuno di questi quattro personaggi, in fondo, cerca solo di raggiungere il proprio obiettivo, che sia il varo di una legge o semplicemente il riuscire a restare vivo.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/suburra_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44912" title="suburra_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/suburra_2.jpg" alt="" width="500" height="325" /></a></p>
<p>Ormai dovrebbe essere chiaro un po&#8217; a tutti: il futuro del cinema, come del resto anche buona parte del suo passato, è nel genere.<br />
Uno dei primi a capirlo è stato evidentemente Quentin Tarantino che, riscrivendone le regole dall&#8217;interno, è riuscito addirittura a cambiare la storia, lasciando morire Hitler alla fine del suo <em>Bastardi senza gloria</em>, in una delle scene iconicamente più forti del cinema di tutti i tempi.<br />
<strong>Stefano Sollima</strong> &#8211; il cui valore di artigiano di lusso è sotto gli occhi di tutti sin dai tempi di <a href="http://www.movielicious.it/2012/01/23/al-cinema-arrivano-i-poliziotti-bastardi/" target="_blank"><em>A.C.A.B.</em></a> &#8211; attinge più o meno allo stesso tipo di licenza artistica quando mette in relazione, forzandone la prossimità temporale, due assenze istituzionali fondamentali, per costruirvi attorno un affresco apocalittico di sconcertante lucidità che punta dritto al centro del cuore più nero di Roma.<br />
Tratto dall&#8217;omonimo romanzo di <strong>Giancarlo De Cataldo</strong> e <strong>Carlo Bonini </strong>(anche autori della bellissima sceneggiatura insieme a <strong>Stefano Rulli</strong> e <strong>Sandro Petraglia</strong>) Suburra rappresenta con un realismo ostentato e privo di qualsivoglia coloritura morale una città eterna ormai totalmente asservita alle logiche della connivenza.<br />
Quella di Sollima è una (ex) &#8216;grande bellezza&#8217; in totale balìa dei nuovi poteri forti, bagnata da una pioggia perenne che, biblicamente, non  può che annunciare l&#8217;arrivo di una qualche apocalisse.<br />
Plumbeo de profundis di qualunque residuo di speranza sociale, non è affatto un caso che il film si apra su un politico che, nudo su un balcone che affaccia su Via della Conciliazione, piscia in strada, come a rivendicare il diritto di poter fare della città ciò che vuole senza pagarne alcun prezzo.<br />
E&#8217;, in buona sostanza, il violento nichilismo di <em>Gomorra</em> &#8211; La serie che esce dai vicoli ciechi di Scampia e invade la Capitale con i suoi simboli del potere, primi tra tutti il Vaticano e Montecitorio.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/suburra_3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44913" title="suburra_3" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/suburra_3.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>Costruito come un crescendo di tensione a tratti insostenibile, <em><strong>Suburra</strong></em> è una perfetta sintesi di mestiere e pretese autoriali, con un Sollima autore di sequenze che si pensava impossibili da realizzare in un cinema così tanto compromesso dal politicamente corretto come quello italiano.<br />
Basti pensare alla scena di sesso posta quasi in apertura del film (per trovare qualcosa di ugualmente esplicito bisogna andare a ritroso di almeno quarant&#8217;anni, a <em>Il Boss</em> di Fernando Di Leo) o alla sparatoria che vede coinvolti, in un centro commerciale, Numero 8 e il feroce clan degli Anacleti, zingari alla ricerca di un avanzamento nella scala gerarchica della criminalità romana.<br />
Paradossale semmai che un regista nato e cresciuto in ambito televisivo lavori in maniera così radicale alla demolizione di quel trend che, negli ultimi vent&#8217;anni, ha voluto che qualsiasi rappresentazione del crimine venisse veicolata attraverso gli scialbi e inverosimili significanti delle fiction in prima serata su Canale 5.<br />
In <em>Suburra</em> invece i criminali parlano esattamente come ci si aspetta che parlino nella realtà, senza esagerazioni deformanti né inutili scimmiottamenti dei bravi ragazzi di Scorsese.<br />
Nel montaggio serrato e nelle calibratissime inquadrature di Sollima si respira il pericolo vero e la totale mancanza di vie di fuga che accomuna le parabole di tutti i suoi personaggi, oltre che un&#8217;idea di cinema altissima e lontana anni luce da tutto ciò a cui &#8211; Caligari a parte &#8211; siamo purtroppo abituati a vedere qui da noi.<br />
Il film è impreziosito da un cast perfetto che aderisce al progetto con inusitata generosità, a partire da un Favino letteralmente immenso nel suo incarnare la bassezza più infima del potere, passando dallo sguardo invasato di Alessandro Borghi (ammirato di recente proprio in <a href="http://www.movielicious.it/2015/09/07/non-essere-cattivo/" target="_blank"><em>Non essere cattivo </em></a>di Caligari) fino al laido PR interpretato da Germano.<br />
Un elogio a parte, però, lo merita Claudio Amendola che, con il suo Samurai, riesce a scrollarsi di dosso in un sol colpo almeno un decennio di Cesaroni e di ospitate in TV ricordando(si) di essere un attore e, al contempo, arricchendo quello che &#8211; con buona pace di Garrone, Sorrentino e Moretti &#8211; va considerato come il miglior film italiano del 2015.</p>
<p><strong>Voto</strong> 8</p>
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		<title>Suburra: Claudio Amendola e Pierfrancesco Favino nel primo trailer</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2015/09/28/suburra-claudio-amendola-e-pierfrancesco-favino-nel-primo-trailer/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2015 11:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo A.C.A.B., Stefano Sollima torna al cinema con una storia di potere e corruzione. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/suburra.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44679" title="Film Suburra di Stefano Sollima" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/suburra.jpg" alt="" width="457" height="303" /></a></p>
<p>E&#8217; stato rilasciato in rete il primo trailer di <strong><em>Suburra</em></strong>, il nuovo film di <strong>Stefano Sollima</strong> ambientato a Roma con protagonisti <strong>Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Alessandro Borghi</strong> e<strong> Claudio Amendola</strong>.</p>
<p>Ai tempi dell’Antica Roma, Suburra era il luogo di perdizione dove  potere e criminalità si intersecavano. Ed è proprio questo che il film  vuole raccontare: <em>Suburra </em>è la storia di una grande  speculazione edilizia, il Water-front, che trasformerà il litorale  romano in una nuova Las Vegas. Per realizzarla servirà l’appoggio di  Filippo Malgradi (Pierfrancesco Favino), politico corrotto e invischiato con la malavita, di Numero 8 (Alessandro Borghi), capo di una potentissima famiglia che gestisce il territorio e, soprattutto, di Samurai (Claudio Amendola), il più temuto rappresentate della criminalità romana e ultimo componente della Banda della Magliana. Insieme a loro, si mischieranno molti personaggi secondari che  finiranno per avere un ruolo centrale nella faccenda: Sebastiano (<strong>Elio Germano</strong>), un PR viscido e senza scrupoli, Sabrina un’avvenente escort (<strong>Giulia Elettra Gorietti</strong>), Viola (<strong>Greta Scarano</strong>) la fidanzata tossicodipendente di Numero 8 e Manfredi (<strong>Adamo Dionisi</strong>) il capoclan di una pericolosa famiglia di zingari. <em>Suburra </em>è atteso nelle sale il 14 ottobre: ecco il trailer.</p>
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