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	<title>Movielicious &#187; Daniel Brühl</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Jessica Chastain e Daniel Brühl nel trailer di The Zookeeper’s Wife</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2016 07:58:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Daniel Brühl]]></category>
		<category><![CDATA[Gli ebrei dello zoo di Varsavia]]></category>
		<category><![CDATA[Jessica Chastain]]></category>
		<category><![CDATA[Niki Caro]]></category>
		<category><![CDATA[The Zookeeper’s Wife]]></category>

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		<description><![CDATA[Diretto da Niki Caro, il film è un adattamento del best seller Gli ebrei dello zoo di Varsavia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/The_Zookeepers_Wife.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54563" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/The_Zookeepers_Wife.jpg" alt="The_Zookeeper's_Wife" width="600" height="316" /></a></p>
<p>È stato rilasciato in rete il primo trailer di <em><strong>The Zookeeper’s Wife </strong></em>con <strong>Jessica Chastain</strong>, basato sul bestseller di Diane Ackerman <em>Gli ebrei dello zoo di Varsavia. </em>La storia è ambientata all&#8217;interno di uno zoo polacco, dove il custode Jan (<strong>Johan Heldenbergh</strong>) e la moglie Antonina Zabinski (<strong>Jessica Chastain</strong>) nascosero un gruppo di ebrei permettendo loro di salvarsi dall&#8217;invasione della Polonia da parte della Germania, durante la seconda guerra mondiale. Tra gli interpreti del film anche <strong>Daniel Brühl</strong> nei panni del nuovo responsabile dello zoo nominato del Reich.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/rJNFeHHGGN4" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><em><strong>The Zookeeper’s Wife</strong>, diretto da<strong> </strong></em><strong>Niki Caro</strong><em>,</em> verrà distribuito nei cinema americani dal 31 marzo 2017.</p>
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		<title>Colonia</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2016 11:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Colonia]]></category>
		<category><![CDATA[Daniel Brühl]]></category>
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		<category><![CDATA[Florian Gallenberger]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Nyqvist]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Lussemburgo, Francia, Germania 2015)<br />
Uscita: 26 maggio 2016<br />
Regia: Florian Gallenberger<br />
Con: Emma Watson, Daniel Brühl, Michael Nyqvist<br />
Durata: 1 ora e 40 minuti<br />
Distribuito da: Good Films</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Colonia_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-53112" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Colonia_1.jpg" alt="Colonia_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Vedi i primi dieci minuti di <strong><em>Colonia</em></strong> &#8211; l’ultimo film di <strong>Florian Gallenberger</strong>, già autore di <em>John Rabe</em>, e subito pensi possa trattarsi del classico melodrammone in cui c’è una protagonista femminile &#8211; in questo caso la assistente di volo Lena (<strong>Emma Watson</strong>) &#8211; che passa l’intera durata del film a struggersi in attesa del ritorno del suo amato, che qui è il giovane fotografo Daniel (<strong>Daniel Brühl</strong>) imprigionato e torturato dalle milizie del cruento generale <strong>Augusto Pinochet</strong> in seguito al colpo di stato che nel ’73  rimpiazzò il governo di Allende.<br />
Ti prepari quindi al peggio, ripensando con orrore non a quella sanguinosa dittatura instaurata dal militare cileno quanto all’indigeribile La casa degli spiriti e a come il racconto di quella pagina nera della storia di quel paese possa dar vita a veri e propri mostri cinematografici.<br />
Poi però entra in ballo <strong>Colonia Dignidad</strong>, sorta di setta parareligiosa in cui nei primi anni Settanta venivano trasferiti molti dei dissidenti arrestati, nata per volontà di un ex nazista fuggito dalla Germania in seguito ad alcune accuse di abusi su minori (un mefistofelico e laido <strong>Michael Nyqvist</strong>) e tutto cambia.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Colonia_2.jpg"><img class="alignnone wp-image-53113" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Colonia_2.jpg" alt="Colonia_2" width="650" height="433" /></a></p>
<p>Love story, thriller e cronaca degli orrori perpetrati nel Cile di Pinochet si combinano in un film tesissimo e crudo che ha l’intelligenza di focalizzarsi su un particolare poco noto (la comune fondata da Paul Schäfer appunto) piuttosto che approcciare l’argomento da un punto di vista più generico. Colonia Dignidad diventa quindi rappresentazione di un inferno, sia fisico che mentale, in cui convivono suggestioni che rimandano tanto a <em>Magdalene</em> per le vessazioni subite dalle adepte (l’epiteto più morbido con cui venivano chiamate le donne nella comune era “cagna”) quanto alle torture solo raccontate nell’immenso e mai troppo incensato La morte e la fanciulla di Polanski e qui invece mostrate in tutta la loro ferocia. Come non riconoscere poi nell’inquietante carceriera Gisela una declinazione moderna dell’infermiera Mildred interpretata da Louise Fletcher in <em>Qualcuno volò sul nido del cuculo</em>?<br />
A questo poi si aggiunge un subplot di fuga tipico dei prison movie, per dire di come Gallenberger maneggi abilmente la materia, con un tocco autoriale che, pur flirtando col mainstream, gli consente di non sconfinare mai né nel mélo, il rischio maggiore da scongiurare.</p>
<p>Ciò che più piace di Colonia è il modo in cui utilizza uno dei crimini più atroci della storia recente per colpire però anche il mondo delle sette in generale. Francamente difficile non pensare infatti a Ron Hubbard (il misterioso fondatore di <strong>Scientology</strong>) di fronte al violenti esercizi spirituali comminati ai suoi adepti da Schäfer. Daniel Brühl si conferma uno degli attori più maturi e completi della sua generazione, credibile sia in contesti più leggeri (come nel recente <a href="http://www.movielicious.it/2015/11/23/il-sapore-del-successo/" target="_blank"><em>Il sapore del successo</em></a>) che in ruoli dal forte afflato drammatico come questo. Unica nota dolente è, semmai, Emma Watson, qui assolutamente fuori luogo e incapace di abitare il suo personaggio con la giusta dose di dolorosa empatia. La sua Lena è infatti sì spaesata, ma non di fronte a un panorama politico così alieno e incomprensibile quanto rispetto a un ruolo così fuori dalle sue corde.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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		<title>Captain America: Civil War</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/05/02/captain-america-civil-war-recensione/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2016 07:42:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Anthony e Joe Russo]]></category>
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		<category><![CDATA[Marvel Cinematic Universe]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Downey Jr.]]></category>
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		<category><![CDATA[Spider-Man]]></category>

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		<description><![CDATA[La guerra ora si combatte in famiglia, con Steve Rogers e Tony Stark a guidare gli Avengers divisi in]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id, USA 2016)<br />
Uscita: 4 maggio 2016<br />
Regia: Anthony e Joe Russo<br />
Con: Chris Evans, Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Elizabeth Olsen, Daniel Brühl<br />
Durata: 2 ore e 26 minuti<br />
Distribuito da: Walt Disney Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/captain-america-civil-war-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52881" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/captain-america-civil-war-1.jpg" alt="captain-america-civil-war-1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Iniziamo subito col dire che il film che ci porta all&#8217;interno della Fase Tre del <strong>Marvel Cinematic Universe</strong> è un connubio bilanciato di azione, spettacolarità e questioni di tipo etico e sociale che si affacciano in un mondo sempre meno supereroistico e sempre più fragile e umano. Le vicende di <em><strong>Captain America: Civil War</strong></em> hanno inizio dopo dopo gli eventi di <a href="http://www.movielicious.it/2015/04/21/avengers-age-of-ultron/" target="_blank"><em>Avengers: Age of Ultron</em></a>, con Steve Rogers (<strong>Chris Evans</strong>) e gli altri <strong>Avengers</strong> costretti ad affrontare i danni collaterali causati dalla loro lotta per proteggere il mondo. Dopo che la città di Lagos, in Nigeria, viene colpita dall’ennesimo incidente internazionale che vede coinvolti gli Avengers, le pressioni politiche chiedono a gran voce un sistema di responsabilità e un consiglio d’amministrazione che decida quando richiedere l’intervento del team. Questa nuova dinamica finisce per dividere gli Avengers che, al tempo stesso, oltre a gestire i conflitti interni al gruppo, dovrenno proteggere il mondo da un nuovo e temibile avversario.</p>
<p>Tratto dalla miniserie Marvel di sette numeri, firmata da <strong>Mark Millar</strong> e disegnata da <strong>Steve McNiven</strong>, questo <strong><em>Captain America: Civil War</em></strong> sembra in tutto e per tutto un film sugli Avengers più che sul supereroe patriottico per eccellenza, ma la presenza di una minaccia umana ed estremamente terrena che compie atti di terrorismo, e quindi di una paura diffusa e incontrollabile, lo riporta con forza nei territori cari a Cap. Una minaccia &#8220;piccola&#8221; e con le fattezze di un uomo, non di un supereroe che, proprio per questo, è in grado di nascondersi e di agire nell&#8217;ombre. La narrazione di <em>Civil War</em> procede splittata e segue da una parte la divisione degli Avengers con Cap portabandiera della squadra che non è disposta a barattare l&#8217;indipendenza di azione, e dall&#8217;altra quella capeggiata da <strong>Iron Man</strong> che invece si schiera dalla parte dei Governi per garantire la sicurezza dei civili. Ma non è tutto: il team infatti si troverà costretto, suo malgrado, ad unire le forze per sconfiggere il nemico comune, il Colonnello Helmut Zemo (<strong>Daniel Brühl</strong>).</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Captain_America_Civil_War_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52882" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Captain_America_Civil_War_2.jpg" alt="Captain_America_Civil_War_2" width="768" height="319" /></a></p>
<p>Se questo non fosse già abbastanza, ci si mette anche un interrogativo di tipo etico-sociale a rendere ancora più difficile la vita dei supereroi: è giusto che una compagine privata di elementi con superpoteri agisca al di sopra di ogni legge? I fratelli <strong>Anthony e Joe Russo</strong> (<a href="http://www.movielicious.it/2014/03/14/la-premiere-americana-di-captain-america-the-winter-soldier/" target="_blank"><em>Captain America: The Winter Soldier</em></a>) se la cavano piuttosto bene a condensare in un solo film tutto questo materiale, gestendo un ensemble di 12 supereroi e facendoli lottare l&#8217;uno contro l&#8217;altro, costringendoli a fare i conti con le loro paure più recondite e con le loro superinsicurezze ma, al netto di uno straordinario materiale di partenza discretamente gestito (i combattimenti coreograficamente complessi sono spettacolari, resi ancora più veri da una sbalorditiva fisicità, per non parlare degli effeti speciali) e di un paio di scene che valgono da sole il prezzo del biglietto (una spettacolare sequenza action in aeroporto, ma anche l&#8217;introduzione del personaggio di <strong>Spider-Man</strong>, divertentissimo e impacciato bimbo-ragno), <strong><em>Captain America: Civil War</em></strong> si ritrova a dover fare i conti con una durata davvero eccessiva che ha più di un momento di stanca.</p>
<p>Ciononostante rimane un ottimo prodotto mainstream che parla a tutti, godibilissimo anche per chi non ha mai letto una sola pagina della miniserie di Millar e McNiven. E funziona soprattutto perché fa leva su personaggi che, pur venendo dal fumetto, hanno tutti una solida costruzione &#8220;cinematografica&#8221; che consente loro di esistere dignitosamente in un medium differente da quello originale. Nessun flashback, niente spiegoni: due o tre battute o un semplice gesto sono sufficienti a inquadrare i personaggi. Il risultato finale è un&#8217;operazione decisamente matura in grado di portare questo <em>Civil War</em> oltre il concetto di blockbuster supereroistico, grazie all&#8217;introduzione di temi più profondi e drammaturgicamente coerenti con i film precedenti.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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		<title>Il sapore del successo</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2015/11/23/il-sapore-del-successo/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2015 12:34:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Steven Knight]]></category>

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		<description><![CDATA[Bradley Cooper, Daniel Brühl e Sienna Miller in una deliziosa commedia agrodolce.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Burnt, USA 2015)<br />
Uscita: 26 novembre 2015<br />
Regia: John Wells<br />
Con: Bradley Cooper, Sienna Miller, Daniel Brühl<br />
Durata: 1 ora e 41 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Burnt_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-50937" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Burnt_1.jpg" alt="Burnt_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Mentre sul piccolo schermo i palinsesti continuano a riempirsi di chef stellati, risoratori e casalinghe più o meno improvvisate che mostrano a un pubblico in cerca di segreti da rivendersi alla prossima cena ricette di ogni livello di difficoltà, il cinema continua a cavalcarla, questa travolgente onda gastronomica che non sembra conoscere crisi. Dopotutto il cibo ha ormai smesso da tempo di essere puro e semplice nutrimento, diventando un ele­men­to fon­da­men­ta­le, identificativo del nostro way of living, con gli chef osannati come rockstar e salutati come guru, fautori del ritorno alla esperienza sensoriale primaria. E&#8217; figlio di quella che i sociologi definiscono una delle ossessioni del millennio anche <strong><em>Il sapore del successo</em></strong>, commedia con un cast a dir poco stellare diretta da <strong>John Wells</strong> (produttore esecutivo di <em>E.R.</em>, e regista de <em>I segreti di Osage County</em>), anche se è <strong>Steven Knight</strong> (che ha scritto gioielli quali <em>Piccoli affari sporchi e</em> <em>La promessa dell&#8217;assassino</em> e ha sceneggiato e diretto uno dei film più essenziali e avvincenti degli ultimi anni, <em>Locke</em>) a fare in modo che il film non vada a infittire le fila delle tante prescindibili kitchen comedies (da <em>Chef</em> a <em>La cuoca del presidente</em>, passando per <em>Julie&amp;Julia</em>) arrivate in sala negli ultimi anni.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Burnt_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-50938" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Burnt_2.jpg" alt="Burnt_2" width="540" height="405" /></a></p>
<p>Lo sceneggiatore inglese si diverte infatti a giocare con un cliché amato dal pubblico generalista, avezzo alle cucine da reality show, ma nel frattempo solletica anche lo spettatore più sofisticato attraverso dialoghi perfettamente strutturati e situazioni ben congeniate. Così utilizza una kitchen story per fare da sfondo al per­cor­so di cre­sci­ta per­so­na­le del pro­ta­go­ni­sta Adam Jones (<strong>Bradley Cooper</strong>), lo chef due stelle Mi­che­lin che no è stato in grado di gestire il successo raggiunto, facendo fallire il locale parigino in cui lavorava. Rock­star dei fornel­li con un pessimo carattere, l’ex en­fant ter­ri­ble della ri­sto­ra­zio­ne francese era diventato fa­mo­so per la con­ti­nua ­ricer­ca del bri­vi­do nella crea­zio­ne di esplo­sio­ni di gusto. Tra frenesie e malumori, Adam decide di ricominciare da zero e di aprire un ristorante a Londra, circondato da uno staff di prim’ordine da cui pretende, ça va sans dire, la perfezione, tra cui spiccano l&#8217;eccellente cuoca Helene (<strong>Sienna Miller</strong>) e il maître Tony (<strong>Daniel Brühl</strong>). L’obiettivo: ottenere la terza, agognatissima, stella Michelin.</p>
<p>Lo spietato cecchino di Clint Eastwood passa così dietro ai fornelli nelle vesti di un Gordon Ramsay decisamente più avvenente dell&#8217;originale, sospinto da un grande sogno di rivalsa nei confronti del mondo e, soprattutto, verso se stesso. Ne <em>Il sapore del successo</em> (ma il <em>Burnt</em> originale, anche in questo caso, non era meglio?) il regista John Wells se la cava egregiamente nel mettere in scena il perfezionismo ossessivo che invade le cucine dei gradi chef, insistendo giustamente su quanto sia fondamentale l&#8217;aspetto collaborativo nella creazione di un piatto e su come l&#8217;anello debole di questa frenetica catena possa rovinare il risultato di tutti. Promosso Bradley Cooper e promossa anche Sienna Miller (qui alle prese con un personaggio un po&#8217; più strutturato rispetto a quelli à la bella bionda e dice sempe sì con i quali ci ha abituati a vederla), ma a sorprendere ancora una volta è Daniel Brühl, misuratissimo maître dalla sensibilità spiccata che inanella l&#8217;ennesima prova superba. Di gran lunga il migliore di tutti.</p>
<p>Voto 6,5</p>
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		<title>Woman in Gold</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2015/10/12/woman-in-gold/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2015 08:14:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Woman in Gold]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id. USA/U.K. 2015)<br />
Uscita: 15 ottobre 2015<br />
Regia: Simon Curtis<br />
Con: Helen Mirren, Ryan Reynolds, Daniel Brühl, Katie Holmes<br />
Durata: 1 ora e 50 minuti<br />
Distribuzione: Lucky Red</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/woman_in_gold.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44865" title="woman_in_gold" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/woman_in_gold.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Poco più di un anno fa George Clooney aveva dedicato il suo <a href="http://www.movielicious.it/2014/02/10/monuments-men/" target="_blank"><em>Monuments Men</em></a> al lavoro svolto da una squadra americana incaricata di ritrovare opere trafugate dai nazisti ai musei e alle famiglie nell’immediato dopoguerra. <em><strong>Woman in Gold</strong></em>, tratto dal libro <em>The Lady in Gold</em> della giornalista del Los Angeles Time Anne-Marie O’Connor, aggiunge un ulteriore tassello alla vicenda, riportandola all’attualità e declinando la vicenda in modo più intimo e personale. Ma qui si ferma. La storia, vera, è quella di Maria Altmann, giovane austriaca di origini ebraiche che si vede costretta a fuggire negli States quando il regime nazista occupa Vienna. Sessant&#8217;anni dopo, ormai cittadina americana quasi ottantenne, decide di approfittare di un’apertura del governo austriaco in fatto di restituzione di opere d’arte strappate ai privati durante il regime di Hitler e cercare di ottenere il celebre quadro di Klimt noto come Ritratto di Adele Bloch-Bauer, per il quale aveva posato sua zia e che era appartenuto alla sua famiglia. Ma sia lei che il suo legale, il giovane Randol Shoenberg (un <strong>Ryan Reynolds</strong> non pervenuto), si ritroveranno a dover fare i conti con l’ostruzionismo delle autorità competenti.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/woman_in_gold_2.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-44866" title="woman_in_gold_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/woman_in_gold_2.jpeg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Gli elementi per realizzare un buon film c&#8217;erano tutti: uno dei quadri più conosciuti e apprezzati al mondo, il magnifico ritratto in cui <strong>Gustav Klimt</strong>, nel 1907, immortalò la sofisticata bellezza di Adele Bloch-Bauer, regina dei salotti viennesi; una vicenda di intrighi internazionali durata sessant&#8217;anni che ha inizio durante la Shoah ed <strong>Helen Mirren</strong> nel ruolo della donna che, con la sua ostinazione, si mise contro il governo austriaco per ottenere una vittoria più etica che giuridica. Ma <em>Woman in Gold</em> non sembra decollare mai. Il connubio tra legal-thriller e buddy movie non riesce a trovare un equilibrio e il fatto che la narrazione si dipani attraverso due linee temporali che corrono parallele e separate da sessanta anni di Storia, interrompe con raccordi bruschi una fruizione altrimenti più fluida.</p>
<p>Lo schema è quello del ben più riuscito <a href="http://www.movielicious.it/2013/12/17/philomena/" target="_blank"><em>Philomena</em></a>, con una caparbia donna in età avanzata che, a distanza di anni, si rimette sulle tracce di un doloroso episodio che le ha cambiato la vita, aiutata da un giovane ma ben più pratico ed esperto aiutante. Ma Simon Curtis (<a href="http://www.movielicious.it/2012/05/31/marilyn/" target="_blank"><em>Marilyn</em></a>) non ha la profondità di Stephen Frears, Ryan Reynolds non si avvicina nemmeno lontanamente alla presenza scenica e al piglio di Steve Coogan e Helen Mirren, che per Frears è stata una memorabile Elisabetta II, qui si limita a seguire un copione già non brillante in partenza, senza particolari guizzi. Sicuramente le origini ebreo-polacche di Curtis hanno giocato un ruolo importante nella scelta della vicenda da narrare, ma proprio per questa sua vicinanza etnico-culturale ai fatti, era lecito aspettarsi un po&#8217; più di sentimento.</p>
<p><strong>Voto</strong> 5</p>
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