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	<title>Movielicious &#187; Elizabeth Banks</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Power Rangers</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Apr 2017 13:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bryan Cranston]]></category>
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		<category><![CDATA[Power Rangers]]></category>

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		<description><![CDATA[Arriva nelle sale il film ispirato ai personaggi creati da Haim Saban. E c'è anche Bryan Cranston.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2017)<br />
Uscita: 6 aprile 2017<br />
Regia: Dean Israelite<br />
Con: Dacre Montgomery, Naomi Scott, Bryan Cranston, Elizabeth Banks<br />
Durata: 2 ore e 4 minuti<br />
Distribuzione: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Power_Rangers_1.jpeg"><img class="alignnone wp-image-55822" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/Power_Rangers_1-1024x681.jpeg" alt="Power_Rangers_1" width="650" height="432" /></a></p>
<p>Che poi uno ci prova pure ad approcciare questo <em><strong>Power Rangers</strong></em> senza pregiudizi di sorta.<br />
Un po’ perché, traendo origine da un franchise televisivo che già era un festival del <strong>trash</strong> che la metà bastava, più o meno sai che il risultato, al netto di poco ipotizzabili rivoluzioni copernicane, difficilmente si discosterà da quella cosa lì.<br />
E poi perché speri che un’operazione in ogni caso volta ad intaccare, anche un minimo, l’indiscussa supremazia della Marvel nella costruzione di immaginari supereoistici (almeno nei sogni più proibiti del demiurgo <strong>Haim Sabian</strong>) non possa prescindere da un lavoro di riscrittura che, sebbene nostalgico per sua stessa natura, sia in grado di fare i conti con la maturità espressiva dei moderni cinecomic o, se non altro, di cimentarsi nello stesso campionato.<br />
E, in quest’ottica, il film non inizia neanche male, con un notevole incidente automobilistico ripreso dall’interno dell’abitacolo, l’incontro casuale dei cinque protagonisti in stile Breakfast Club – archetipo cinematografico di tutto lo young adult – e l’iter che porterà questi cinque giovani loser a diventare i difensori del Pianeta strutturato in una maniera non dissimile dal primo <em>Spider-Man</em>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/power-rangers-2.jpg"><img class="alignnone wp-image-55823" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/power-rangers-2-1024x576.jpg" alt="power-rangers-2" width="650" height="366" /></a></p>
<p>A quel punto ti dici che poteva andare parecchio peggio. Riesci addirittura a mandar giù un attore sublime come <strong>Bryan Cranston</strong> costretto ad apparire sullo schermo in tutina adamitica. Gli autori d’altronde devono sapere che, in qualche modo, le loro carte migliori sono quelle della letteratura adolescenziale perché vi indugiano non poco, quasi procrastinando il momento delle armature colorate, degli Zord e dell’inevitabile scontro finale tra bene e male. Perché quando i cinque smettono di preoccuparsi di paturnie adolescenziali e realizzano di essere gli unici in grado di salvare la Terra dalle mire della cattivissima Rita Repulsa (interpretata da una <strong>Elizabeth Banks</strong> così caricaturale che, più che ai classici villain dei cinecomic, fa pensare a una versione meno sexy della Miss Dronio di Yattaman), <em><strong>Power Rangers</strong></em> sprofonda in un abisso di noia e camp senza fondo e, ahinoi, abbastanza privo anche di senso.<br />
Non una parola insomma sulle responsabilità dell’essere eroi o sui dubbi che, almeno in teoria, immaginiamo abbia chiunque si senta investito da un ruolo che mai avrebbe immaginato possibile. Se si eccettua un’ovvia riluttanza iniziale, infatti, i giovani protagonisti accettano i propri poteri extraterrestri –  così come il trovarsi, da un momento all’altro, all’interno di un’antica astronave abitata da un <em>Wall-E</em> affetto da logorrea –  con relativa (e incomprensibile) nonchalance.</p>
<p>Ecco quindi che la leggerezza iniziale viene a scemare lasciando spazio ad un “vorrei ma non posso” in alcun modo imputabile a un budget comunque importante (il film è costato 100 milioni di dollari), in cui l’inconsistenza di fondo del materiale originale non solo si palesa ma, nel passaggio da serie TV di basso profilo a grandeur da megaproduzione, viene addirittura amplificata.<br />
Il regista Dean Israelite, alla sua seconda esperienza dietro la macchina da presa, fa quel che può per arginare lo tsunami kitsch che potrebbe abbattersi in ogni momento sugli spettatori e a un certo punto, pur di non sopperirvi, sembra quasi cavalcarlo, in una scena finale raffazzonata e priva di qualsiasi afflato epico.<br />
Roba da rivalutare Suicide Squad o il pessimo <a href="http://www.movielicious.it/2016/03/23/batman-v-superman-dawn-of-justice/" target="_blank"><em>Batman V</em> <em>Superman: Dawn of Justice</em></a>.<br />
Ora, per quanto questo <em><strong>Power Rangers</strong></em> possa essere brutto (ed è brutto) e non adatto né ad un pubblico adulto che, sul versante più giocoso, preferirà attendere il nuovo <em>Guardiani della galassia</em> e <em>Deadpool 2</em> né, tanto meno, a quello più infantile che difficilmente comprenderà l’ironia di una scena in cui uno dei protagonisti “munge” un bue credendo sia una mucca, qui il problema è un altro.<br />
Se il film dovesse poco poco andar bene al box office, infatti, Sabian ha già fatto sapere di essere intenzionato a metterne in cantiere altri cinque.<br />
Ce n’è di che non dormire la notte.</p>
<p><strong>Voto</strong> 3</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Love and Mercy</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/03/30/love-and-mercy-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2016 06:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Beach Boys]]></category>
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		<description><![CDATA[La parabola psichica e musicale di Brian Wilson, tra genio e fragilità, interpretata da John Cusack]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Love &amp; Mercy, USA 2014)<br />
Uscita: 31 marzo 2016<br />
Regia: Bill Pohlad<br />
Con: John Cusack, Paul Dano, Elizabeth Banks, Paul Giamatti<br />
Durata: 2 ore<br />
Distribuito da: Adler Entertainment</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Love__Mercy_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52526" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Love__Mercy_1.jpg" alt="Love_&amp;_Mercy_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Melinda (<strong>Elizabeth Banks</strong>) lavora in una concessionaria di automobili.<br />
Un giorno un uomo (<strong>John Cusack</strong>) che dice di chiamarsi <strong>Brian Wilson</strong> entra nello showroom, apparentemente per comprare un’auto.<br />
In realtà ha solo voglia di parlare con qualcuno che, magari senza riconoscerlo, non sia intimidito da ciò che rappresenta.<br />
Perché lui è il leggendario leader dei <strong>Beach Boys</strong>, l’autore di canzoni immortali che hanno hanno rivoluzionato la musica pop nella metà degli anni 60.<br />
E sta malissimo. Ormai da anni, infatti, Wilson è afflitto da un profondo disturbo psichico reso ancora più acuto dalle discutibili terapie del Dottor Landy (<strong>Paul Giamatti</strong>), strana figura di psicologo/manager che ha progressivamente ridotto la sua sfera sociale fino a costruirgli attorno un muro invalicabile per chiunque.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/love-mercy_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52527" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/love-mercy_2.jpg" alt="love-&amp;-mercy_2" width="800" height="400" /></a></p>
<p>La parabola psichica di Brian Wilson è cosa nota a qualsiasi estimatore del suo incommensurabile talento artistico. Una fragilità emotiva che, una volta riversata su pentagramma, ha però prodotto alcuni degli esempi più alti di quella che una volta veniva chiamata musica leggera.<br />
Ci si chiede dunque quanto un film incentrato sulla vita dell’indimenticato autore di <em>God Only Knows</em> possa essere oggetto d’interesse per un neofita o per chiunque non sia particolarmente avvezzo alle cose di musica.<br />
Se, a rigor di logica, verrebbe da rispondere “molto poco”, il profluvio di biopic di musicisti che hanno invaso le sale negli ultimi anni (e in uscita ce ne sono altri due su <a href="http://www.movielicious.it/2015/10/27/ethan-hawke-fa-rivivere-chet-baker-sul-grande-schermo/" target="_blank">Chet Baker </a>e Miles Davis) dice in realtà l’esatto contrario.<br />
Laddove però sulla maggior parte delle opere di questo genere grava di solito un’eccessiva banalizzazione dei processi artistici, trascurati a favore invece degli aspetti più sentimentali e/o trasgressivi delle vite dei soggetti trattati (vedi dipendenze o tracolli economici), il film di <strong>Bill Pohlad</strong> ha se non altro il pregio di non cadere in nessuno di questi errori.</p>
<p>Una buona metà di <em><strong>Love and Mercy</strong></em> infatti si concentra sugli anni giovanili di Wilson, identificando come punto di non ritorno &#8211; sia artistico che mentale &#8211; del musicista il lunghissimo periodo passato in studio a registrare <em><strong>Pet Sounds</strong></em>, capolavoro insuperato dei Beach Boys ma anche motivo di scissione tra un Brian ormai proiettato verso i lidi lisergici della sperimentazione e i restanti membri del gruppo ancora legati a un’idea di surf music fatta di facili melodie dal successo immediato.<br />
E’ la prima volta che un film descrive così nel dettaglio il <strong>processo creativo</strong> e le dinamiche che si celano dietro alla registrazione di un disco, elementi fondamentali per comprendere appieno l’importanza di un artista che ha stravolto la concezione stessa dello studio di registrazione fino ad equipararlo a un qualsiasi altro strumento musicale.<br />
A questo si aggiungano poi le interpretazioni maiuscole di due attori straordinari come <strong>Paul Dano</strong> e John Cusack, chiamati a interpretare Wilson, il primo nella fase giovanile e il secondo in quella più matura in cui un accenno di love story &#8211; ahinoi salvifica &#8211; fa effettivamente capolino, sebbene declinata in maniera assai meno strappalacrime di quanto si sarebbe potuto fare.<br />
A legare le due metà del film la figura del padre, sia fisico che putativo, centrale nella (de)formazione di un genio quasi inconsapevole del proprio talento, mosso dall’ossessione di compiacere l’autorità di turno prima ancora che dal desiderio di firmare qualcosa di eterno.<br />
In definitiva un film assolutamente medio &#8211; sia per stile visivo che per scrittura &#8211; con il merito di andare un po’ oltre il vetusto stereotipo del Sex and Drugs and Rock and Roll.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
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		<title>Venezia 72 &#8211; Le stelle sul red carpet. Ma a brillare sono in poche</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 09:14:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tappeto rosso all'insegna della sobrietà e del rigore (un po' troppo). Ma qualcuno si è salvato. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/slide.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44164" title="slide" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/slide.jpg" alt="" width="500" height="203" /></a></p>
<p>I film vanno bene, ma ci vuole anche un po&#8217; di glamour. E ieri sera sul <strong>tappeto rosso</strong> che ha preceduto la <strong>Cerimonia di apertura</strong> e la premiére di <em>Everest</em> si sono visti dei look interessanti, nonostante la serata sia stata decisamente sottotono. Come sempre non tutte hanno fatto centro: ecco i nostri giudizi sugli abiti e su chi li ha indossati.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/elisasednaoui.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44165" title="elisasednaoui" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/elisasednaoui.jpg" alt="" width="267" height="401" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/elisa-sednaoui1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44166" title="elisa-sednaoui1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/elisa-sednaoui1.jpg" alt="" width="267" height="401" /></a></p>
<p>La prima a sfilare è stata, come da tradizione, la <strong>madrina</strong> del festival <strong>Elisa Sednaoui</strong> che, fasciata da un <strong>Armani Privé</strong>, ha optato per un look sobrio ed elegante. Ad illuminarle il volto, un collier Buccellati in oro bianco e diamanti. Promossa a pieni voti, nonostante la gente si domandi ancora: &#8220;Elisa chi?&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/diane-kruger.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44167" title="diane-kruger" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/diane-kruger.jpg" alt="" width="274" height="412" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/elizabethbanks.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44168" title="elizabethbanks" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/elizabethbanks.jpg" alt="" width="275" height="413" /></a></p>
<p>Promosse anche le giurate <strong>Diane Kruger</strong> ed <strong>Elizabeth Banks</strong>. La prima nel suo abito bianco e argento <strong>Prada</strong> e la seconda, che ha tenuto a precisare su Instagram che il suo fondoschiena non era aiutato da <a href="http://www.movielicious.it/2014/01/04/a-hollywood-tutte-pazze-per-lo-spanx/" target="_blank">spanx o cose simili</a>, in un basico e lineare <strong>Dolce&amp;Gabbana</strong>, sempre bianco, impreziosito qua e là da elementi metallici.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/smutniak_procacci_salvatores.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44169" title="smutniak_procacci_salvatores" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/smutniak_procacci_salvatores.jpg" alt="" width="500" height="751" /></a></p>
<p>Ha osato decisamente di più <strong>Kasia Smutniak </strong>che per l&#8217;occasione ha indossato un accollatissimo <strong>Valentino </strong>color rosa antico con un&#8217;infinità di balze in pizzo. Look eccessivo che non le donava affatto.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/emilywatson.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44170" title="emilywatson" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/emilywatson.jpg" alt="" width="400" height="600" /></a></p>
<p>Niente da fare nemmeno per <strong>Emily Watson</strong>, con un abito di raso color petrolio assolutamente anonimo, abbinato a delle décolleté nere del tutto impersonali che facevano a pugni sia con il vestito che con la pochette gioiello. Look da sciura di provincia per un&#8217;attrice tanto impeccabile sullo schermo  quanto impermeabile allo stile.<br />
<a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/jake_gyllenhaal_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44171" title="jake_gyllenhaal_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/jake_gyllenhaal_1.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Velluto nero firmato <strong>Salvatore Ferragamo</strong> per<strong> Jake Gyllenhaal</strong>, protagonista del film di apertura <a href="http://www.movielicious.it/2015/09/02/venezia-72-giorno-1/" target="_blank"><em><strong>Everest</strong></em> </a>e di certo il più atteso ieri sera sul red carpet. Forse il solo che sarebbe stato acclamato anche se fosse arrivato in pigiama.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/pazvega.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44172" title="pazvega" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/pazvega.jpg" alt="" width="269" height="406" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/paz_vega_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44173" title="paz_vega_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/paz_vega_2.jpg" alt="" width="271" height="406" /></a></p>
<p>Alla fine è stata la giurata e attrice spagnola <strong>Paz Vega</strong> a portare una ventata di freschezza e di brio su un red carpet tutto sommato piuttosto contenuto. Capelli cortissimi e un prezioso abito lungo tempestato di perle firmato <strong>Ralph &amp; Russo</strong>: forse è stata l&#8217;unica nota frizzante in una serata poco briosa.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Hunger Games: Il canto della rivolta &#8211; Parte I</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Nov 2014 18:38:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intimista, claustrofobico e privo di azione, il prologo del finale della saga è un corpo estraneo non]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(The Hunger Games: Mockingjay &#8211; Part 1, USA 2014)<br />
Uscita: 20 novembre 2014<br />
Regia: Francis Lawrence<br />
Con: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Julianne Moore<br />
Durata: 2 ore e 3 minuti<br />
Distribuito da: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/mockingjay_slide.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39702" title="mockingjay_slide" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/mockingjay_slide.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Katniss Everdeen (<strong>Jennifer Lawrence</strong>) si trova ora nel Distretto 13 dopo aver annientato i giochi per sempre. Sotto la guida della Presidente Coin (<strong>Julianne Moore</strong>), del consigliere Plutarch (<strong>Philip Seymour Hoffman</strong>) e i suoi fidati amici, Katniss sarà la <strong>Ghiandaia Imitatrice</strong>, volto e simbolo della ribellione di un popolo pronto ad affrontare il perfido Presidente Snow (<strong>Donald Sutherland</strong>), spiegando le sue ali in una battaglia per salvare Peeta (<strong>Josh Hutcherson</strong>) e un intero paese incoraggiato dalla sua forza.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/mockingjay.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-39703" title="mockingjay" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/mockingjay.jpeg" alt="" width="500" height="351" /></a></p>
<p>Ci risiamo. Ecco un&#8217;altra saga narrativa che vede il suo ultimo capitolo uscire in sala splittato, diviso, frammentato in due episodi. Così come era accaduto per <em>Harry Potter </em>e <em>Twilight</em>, anche l&#8217;ultimo romanzo della trilogia di <strong>Suzanne Collins</strong> è stato sottoposto a questa bieca operazione. Di marketing, perché non si tratta d&#8217;altro. Così facendo l&#8217;attesa si prolunga (anche se avete già letto i libri), gli introiti raddoppiano e i nervi di alcuni saltano. Tra l&#8217;altro, come tutte le prime parti della conclusione di una saga, anche questo <strong><em>Hunger Games: Il canto della rivolta &#8211; Parte I</em></strong> soffre della sindrome della &#8220;parzialità&#8221; che contraddistingueva anche il primo capitolo de <em>I doni della morte</em> e di <em>Breaking Dawn</em>, ovvero l&#8217;essere, suo malgrado, la trasposizione di una sola parte di libro. Difficilmente dal punto di vista della narrazione filmica può essere considerata una scelta giusta, questa, anche perché questo <strong><em>Mockingjay</em></strong> è un po&#8217; come una pentola a pressione il cui fischio è anelato come il suono di un olifante in battaglia, facendoci rimpiangere quel ritmo serrato che tanto avevamo apprezzato ne <a href="http://www.movielicious.it/2013/11/27/hunger-games-la-ragazza-di-fuoco/"><em>La ragazza di fuoco</em></a>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/mockingjay_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39704" title="mockingjay_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/mockingjay_2.jpg" alt="" width="500" height="300" /></a></p>
<p>Di certo il più cupo e il più angosciante dei film tratti fino ad ora dai romanzi della Collins, <em>Il Canto della rivolta</em> è ambientato totalmente, o quasi, nel <strong>Distretto 13</strong>, la roccaforte dei ribelli, una sorta di tunnel sotterraneo che si sviluppa in verticale. Senza più i giochi e con due donne, Katniss e la Coin (interpretata egregiamente da una Julianne Moore che continua a non sbagliare un film), entrambe al comando &#8211; la prima della rivolta, la seconda dei dissidenti &#8211; ci si trova davanti uno scenario completamente diverso e a una protagonista che stentiamo quasi a riconoscere: stanca, impaurita, fisicamente ed emotivamente distrutta, dai giochi come dalla vita, lontana dal suo Peeta, caduto nelle mani del nemico. La <strong>Ghiandaia Imitatrice</strong> si sta sgretolando, e anche se assistiamo ad alcuni passaggi, i più leggeri e riusciti, in cui vediamo la ex accompagnatrice di tributi Effie Trinket (un&#8217;incisiva <strong>Elizabeth Banks</strong>) e il mentore dal bicchiere facile Haymitch Abernathy (<strong>Woody Harrelson</strong>) tentare di cucirle addosso costumi e movenze da eroina mediatica, Katniss appare comunque fragile come non mai.</p>
<p>Scegliendo di subodinare l&#8217;aspetto puramente action a quello narrativo, <strong>Francis Lawrence</strong> indugia sui silenzi e dilata un po&#8217; troppo i tempi, delineando ciascun personaggio con toni chiaroscuri mai perfettamente distinguibili e preparando il terreno per quello che sarà il gran finale, almeno è quello che ci auguriamo. Tutto questo abbassa non poco il livello che la saga aveva raggiunto con i primi due film, soprattutto perché non c&#8217;è alcun mistero dietro la scelta di utilizzare una pellicola costata 250 milioni di dollari solo come rampa di lancio per quella che seguirà e che non vedremo prima del prossimo novembre.</p>
<p><strong>Voto</strong> 5,5</p>
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		<title>40 carati</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 16:35:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[40 carati]]></category>
		<category><![CDATA[Elizabeth Banks]]></category>
		<category><![CDATA[Man on a Ledge]]></category>
		<category><![CDATA[Sam Worthington]]></category>

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		<description><![CDATA[Un Sam Worthington poco incisivo rimane in bilico su un cornicione per quasi due ore, regalando qualche]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Man on a Ledge, USA 2012)<br />
Uscita: 10 febbraio 2012<br />
Regia: Asger Leth<br />
Con: Sam Worthington, Jamie Bell, Elizabeth Banks<br />
Durata: 1 ora e 42 minuti<br />
Distribuito da: Eagle Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/25.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-25059" title="25" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/25.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Non giunge certo nuova la storia del tizio che vuole gettarsi da un grattacielo e del poliziotto che tenta di convincerlo a non farlo. Ma se tutto questo fosse un escamotage per nascondere un rocambolesco furto di gioielli? Premessa interessante e inizio avvincente per questo <em>40 carati </em>in cui seguiamo le vicende di Nick Cassidy (Sam Worthington) un poliziotto onesto che ora si trova in prigione per un crimine che (guardacaso) non ha commesso. Colto dalla disperazione e spinto solo dal desiderio di dimostrare la propria innocenza, approfitta della prima occasione che gli si presenta per evadere. Dopo alcune ore viene ritrovato elegante e sbarbato sul bordo di un cornicione del Roosvelt Hotel di New York. La polizia accetta la richiesta di Cassidy: la possibilità di negoziare con l&#8217;agente Lydia Anderson (Elizabeth Banks) e, mentre mezza Manhattan si è radunata sotto il cornicione da cui Nick ha annunciato di volersi lanciare, suo fratello Joey e la sua ragazza Angie, (Jamie Bell/Billy Elliot e la conturbante Genesis Rodriguez), si introducono nella gioielleria del perfido costruttore David Englander (Ed Harris) per rubare il diamante per il cui precedente furto era stato condannato proprio il protagonista.</p>
<p><em>40 carati </em>è un tipico esempio di film che parte col piede giusto per guastarsi nella seconda metà. Interessante la scelta di far seguire allo spettatore due vicende parallele e complementari e farcirle di temi intramontabili quali riscatto e vendetta. Ci troviamo così spettatori di una storia tutt&#8217;altro che complessa, ripresa dal documentarista Asger Leth qui al suo primo lungometraggio, portata avanti quasi esclusivamente da ritmo, tensione e inquadrature vertiginose. Gli attori non brillano, si salva la bionda Elizabeth Banks, che offre una prova decisamente più credibile rispetto a quella del suo collega Sam Worthington, portatore sano di un&#8217;unica espressione dall&#8217;inizio alla fine (la stessa che sfoggiava nelle oltre due ore di <em>Avatar</em>). Se vogliamo sforzarci a trovare un elemento degno di nota all&#8217;interno di <em>40 carati</em>, possiamo spendere una riflessione sul modo in cui nel film la folla reagisce alla situazione a cui assistiamo in apertura: le persone che si radunano sotto all&#8217;hotel da cui tutti si aspettano il grande salto nel vuoto da parte del protagonista, appaiono tutt&#8217;altro che sconvolte. Si crea un tifo da reality show, si scommette sull&#8217;esito del salto (riuscirà o no l&#8217;aspirante suicida a centrare il materasso pneumatico posizionato dai soccorritori?) e c&#8217;è chi non rinuncia a girare un video col telefonino da poter mettere subito in rete. Interessante spaccato di una società governata dai media di infimo livello, alla costante ricerca di quasiasi cosa faccia notizia. Sicuramente l&#8217;aspetto più tremendo di una pellicola che regala solo qualche vertigine, e una prova di coraggio da parte di Sam Worthington, che merita un applauso per aver affrontato il terrore che nutre da sempre nei confronti dell&#8217;altezza, girando un film a settantotto metri dal suolo.</p>
<p><strong>Voto</strong> 5</p>
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