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	<title>Movielicious &#187; Frank Grillo</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>La notte del giudizio – Election Year</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/07/26/la-notte-del-giudizio-election-year-recensione/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2016 13:25:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Elizabeth Mitchell]]></category>
		<category><![CDATA[Frank Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[James DeMonaco]]></category>
		<category><![CDATA[La notte del giudizio – Election Year]]></category>
		<category><![CDATA[Mykelti Williamson]]></category>

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		<description><![CDATA[James DeMonaco fa centro anche con questo terzo capitolo. Che lo Sfogo abbia inizio! ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(The Purge: Election Year, USA 2016)<br />
Uscita: 28 luglio 2016<br />
Regia: James DeMonaco<br />
Con: Frank Grillo, Elizabeth Mitchell, Mykelti Williamson<br />
Durata: 1 ora e 45 minuti<br />
Distribuito da: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/The_Purge_Election_Year_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-53615" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/The_Purge_Election_Year_1.jpg" alt="The_Purge_Election_Year_1" width="551" height="310" /></a></p>
<p>Per parlare di questo <em><strong>La notte del giudizio – Election Year</strong></em>, terzo capitolo della saga di <strong>James DeMonaco</strong>, si potrebbe tranquillamente partire dalla fine. Da quell&#8217;<em>I’m Afraid of Americans</em> cantato da un già maturo David Bowie sui ritmi industriali che accompagnano i titoli di coda amplificando, qualora che ne fosse bisogno, la valenza profondamente politica del film.<br />
Perché <strong><em>The Purge</em></strong>, prima ancora di essere un mirabile esempio di franchising distopico lanciato alla conquista del box office (ché il produttore Jason Blum, del resto, per queste cose ha occhio) è una disamina spietata, quanto lucida, di alcune delle derive più allarmanti della moderna politica a stelle e strisce, soprattutto per quanto riguarda l’annosa questione dell’eccessiva facilità dell’accesso alle armi.</p>
<p>Nel film le elezioni presidenziali sono infatti alle porte e uno degli argomenti che accende maggiormente gli animi dei candidati alla Casa Bianca è l’opportunità di abolire o meno l’orrenda pratica dello ‘<strong>Sfogo</strong>’, ossia quell’unica notte all’anno &#8211; fortemente voluta dai Nuovi Padri Fondatori per calmierare ogni forma di dissidio sociale &#8211; in cui tutte le leggi vengono a cadere e persino l’omicidio diventa lecito.<br />
La senatrice progressista Charlie Roan (<strong>Elizabeth Mitchell</strong>) che, diciotto anni prima, ha assistito impotente alla strage della propria famiglia, ha costruito tutta la sua campagna elettorale combattendo questa tradizione ormai trentennale che, di fatto, privilegia i potenti ai danni dei ceti meno abbienti. Quando i sondaggi iniziano a darla in vantaggio rispetto ai Nuovi Padri Fondatori, questi decidono di depenalizzare, durante il prossimo imminente Sfogo, anche l’omicidio di personalità pubbliche fino ad allora considerate intoccabili.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/The_Purge_Election_Year_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-53616" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/The_Purge_Election_Year_2.jpg" alt="The_Purge_Election_Year_2" width="640" height="360" /></a></p>
<p>Il caso &#8211; e forse anche un’oculata strategia di marketing &#8211; vuole che un film che prende le mosse da una <strong>campagna presidenziale</strong> tutta giocata sull’uso tollerato della violenza, esca proprio a ridosso delle elezioni che vedono Donald Trump superare a destra persino gli ultraconservatori Nuovi Padri Fondatori di DeMonaco.<br />
Ma, se si prescinde da alcuni inevitabili e inquietanti paralleli con personaggi reali, ciò che convince di più in questo La notte del giudizio – Election Year è la sua capacità di generare del sano intrattenimento partendo però da certe istanze sociali tipiche del filone blaxploitation (l’elemento razziale nel film è centrale) e ibridandole con il miglior artigianato eighties. Ovviamente parliamo di Carpenter, laddove nessun film che mostri un gruppo di persone tenute sotto assedio da una minaccia esterna può davvero prescindere dal richiamare alla mente il seminale <em>Distretto 13 – Le brigate della morte</em> ma anche di un autore ormai da tempo ingiustamente sottovalutato come Walter Hill. Se infatti già il secondo <em>The Purge</em> (<a href="http://www.movielicious.it/2014/07/22/anarchia-la-notte-del-giudizio/" target="_blank"><em>Anarchy – La notte del giudizio</em></a>) pagava un evidente pegno al suo I guerrieri della notte, qui si procede attingendo a mani basse alle suggestioni di un altro &#8211; e questa volta misconosciuto &#8211; capolavoro di Hill, <em>I trasgressori</em>.</p>
<p>E’ cinema politico di livello assoluto, ricco di violente bordate non solo alla politica ma anche alla chiesa, qui considerata tutt’uno con le correnti governative più retrive e conservatrici, e, allo stesso tempo, non privo di alcuni amari risvolti ironici.<br />
Detto del suo coté, per così dire, extradiegetico, il film di DeMonaco funziona alla perfezione anche come puro oggetto di entertainment, forte di uno script tesissimo e privo di tempi morti e di una regia mai banale, all’occorrenza capace anche di guizzi che esulano dall’immaginario di riferimento che è e rimane quello della serie B di lusso. E volendo proprio trovargli una pecca, potremmo giusto dire della monodimensionalità che caratterizza i personaggi principali, dall’eroismo spiccio e un po’ coatto del protagonista &#8211; il confermato <strong>Frank Grillo</strong> &#8211; all’eccessiva propensione al sacrificio della senatrice, passando per la saggezza di strada del gestore di minimarket afroamericano stranamente non interpretato da Samuel L.Jackson.<br />
Per quanto anche quello che potrebbe essere visto come un difetto rientra in realtà in un discorso più ampio di recupero di alcune regole cardine del cinema di genere, come ad esempio il poco spazio concesso all’introspezione e alle sfumature psicologiche in virtù di una divisione del mondo squisitamente manichea in cui, se non sei un buono, non puoi essere altro che uno dei cattivi.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Captain America: The Winter Soldier, un nuovo spot</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2014 18:08:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony e Joe Russo]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Mackie]]></category>
		<category><![CDATA[Captain America: The Winter Soldier]]></category>
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		<category><![CDATA[Frank Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Redford]]></category>
		<category><![CDATA[Samuel L. Jackson]]></category>
		<category><![CDATA[Scarlett Johansson]]></category>

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		<description><![CDATA[Tante sequenze inedite ricche di azione per il cinecomic in arrivo nelle sale il 26 marzo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/captain-america-the-winter-soldier.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-35512" title="captain-america-the-winter-soldier" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/captain-america-the-winter-soldier.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>La <strong>Marvel</strong> ha diffuso in rete un nuovo spot televisivo di <strong><em><a href="http://www.movielicious.it/2013/10/24/captain-america-the-winter-soldiers-il-primo-trailer/">Captain America: the Winter Soldier </a></em></strong>con molte sequenze inedite e ricche di azione. Il cinecomic diretto da Anthony e Joe Russo vede nel cast, oltre a <strong>Chris Evans</strong>, anche <strong>Emily VanCamp</strong>, <strong>Anthony  Mackie</strong> nei panni di<strong> Falco</strong> e <strong>Frank Grillo</strong> in quelli di <strong>Crossbones</strong>.  Rivedremo anche <strong>Samuel L. Jackson</strong>, Toby Jones, <a href="http://www.movielicious.it/2014/03/04/scarlett-johansson-in-dolce-attesa/"><strong>Scarlett  Johansson</strong></a>, <strong>Sebastian Stan </strong>e <strong>Robert Redford</strong>.</p>
<p>La data di uscita di <strong><em>Captain America: the Winter Soldier </em></strong>è fissata per il 4 Aprile 2014, mentre in Italia arriverà il <strong>26 marzo</strong>.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/7k_6NsYIipA?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" src="//www.youtube.com/v/7k_6NsYIipA?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Disconnect</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2014/01/07/disconnect/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Jan 2014 18:56:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Disconnect]]></category>
		<category><![CDATA[Frank Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Henry Alex Rubin]]></category>
		<category><![CDATA[Hope Davis]]></category>
		<category><![CDATA[Jason Bateman]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Nyqvist]]></category>

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		<description><![CDATA[L'alienazione nell'epoca del digitale travestita da indagine psicologica e sociale. Con poca grinta e]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2013)<br />
Uscita: 9 gennaio 2013<br />
Regia: Henry-Alex Rubin<br />
Con: Jason Bateman, Hope Davis, Frank Grillo<br />
Durata: 1 ore e 55 minuti<br />
Distribuito da: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/disconnect.png"><img class="alignnone size-full wp-image-34036" title="disconnect" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/disconnect.png" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>&#8220;Distacco&#8221;.<br />
Forse non c&#8217;era termine migliore &#8211; non ce ne vogliano i fin troppo zelanti adattatori italiani &#8211; per rendere nella nostra lingua il titolo dell&#8217;esordio nella fiction dello statunitense Henry-Alex Rubin e per esprimere quel senso di isolamento e di solitudine insito in ciascuno dei suoi protagonisti.<br />
E&#8217; un&#8217;alienazione strisciante e a tratti contraddittoria, visto che tutti, uomini e donne, adulti e ragazzi, vittime e carnefici, possiedono un&#8217;identità virtuale dietro cui confondersi nel magma interpersonale della Rete, con tutti i benefici e le controindicazioni del caso: c&#8217;è chi vi si aggrappa per elaborare un lutto impossibile, chi, dietro a crudeli bravate, sfoga un disagio familiare irrisolvibile o chi, convinto di fare del bene, distrugge il fragilissimo equilibrio di chi nell&#8217;anonimato aveva trovato un rifugio.<br />
Si contano sulle dita di una mano i momenti in cui uno schermo non faccia da tramite fra un personaggio e l&#8217;altro, preferibilmente come sfondo di una sessione in messaggistica privata (forse, a livello di messa in scena, i momenti più riusciti del film, immersi in un opprimente silenzio), tutti i rari momenti di interazione diretta grondano disprezzo, recriminazione o violenza e il salvifico conforto dello scostamento dalla vita reale, come una droga, si concretizza in fin dei conti in una toppa ben peggiore del buco.</p>
<p>Ma &#8220;Disconnect&#8221; non è solo un sostantivo: è anche un verbo, e della peggior specie, soprattutto se usato in un titolo.<br />
&#8220;Scollegati&#8221;, sembra suggerire una seconda, altrettanto plausibile traduzione, un fastidioso imperativo che pare svelare i suoi pedanti intenti didattici e squarciare quello strato di autenticità e di spontaneità che un documentarista come Rubin doveva tenere presente: appesantita dalla sceneggiatura pigra e formulaica di Andrew Stern, la pellicola affonda nella retorica e adotta un atteggiamento da tavola rotonda televisiva così moraleggiante &#8211; &#8220;spegnete il pc e confrontatevi&#8221; &#8211; da infastidire, ricercando a bella posta l&#8217;identificazione di un pubblico chiamato a riflettere sulle insidie della comunicazione informatica giocando soprattutto sulle sue paure (e una tagline trombona come &#8220;oggi che siamo connessi ci sentiamo più soli che mai&#8221; di certo non aiuta).<br />
Al di là delle effettive, onnipresenti minacce che popolano quotidianamente la Rete, il film finisce per dimenticarsi della necessità di raccontare una storia e per adottare un tono a dir poco predicatorio e cattedratico, lanciandosi in una serie di invettive fin troppo facili e retrive, dal vecchio adagio dell&#8217;assenza dei padri all&#8217;evergreen dell&#8217;invadenza e dell&#8217;ipocrisia dei media, fino al solito, immarcescibile malessere adolescenziale: ne risente pertanto anche il nutrito cast, fra evidenti casi di <em>tokenism</em> (una Hope Davis talmente sprecata che il suo ruolo sembra esistere solo in funzione del suo partner Jason Bateman) e performance visibilmente non all&#8217;altezza (in particolare quella di Paula Patton, una specie di Rosario Dawson dei poveri), mentre i pochi elementi validi della compagine (l&#8217;ottimo Frank Grillo su tutti) restano ingabbiati in figurine risapute e schematiche, rese ancora più monodimensionali e abbozzate dalla scelta di intrecciare le vicende fra loro secondo i canoni più abusati del <em>cinema hyperlink </em><em>da </em><span>Iñárritu in giù,</span></p>
<p>Così, fra la solita giornalista rampante, il solito frustrato reduce della Guerra del Golfo, il solito teenager solitario emo/alternative con la frangia e altre naftaliniche selezioni dal manuale dei personaggi tipo, l&#8217;intreccio procede di ovvietà in ovvietà, così preoccupata di fotografare il presente da non accorgersi di essere già a tratti obsoleta (il film è stato presentato fuori concorso e senza particolare clamore a Venezia69), così intrisa di sensazionalismo e di effettismo (dopotutto produce Marc Forster, non certo un campione di delicatezza) da non rendersi conto dell&#8217;insipienza e della banalità delle proprie storie &#8211; l&#8217;episodio della coppia in cerca del pirata informatico, in particolare, non va da nessuna parte -, così ansiosa di mantenere il realismo formale della non-fiction, come testimoniano le frequenti scene riprese con focali molto lunghe e microfoni a spilla per allontanare la crew dagli attori e consentire a questi ultimi una prestazione più spontanea, da crollare progressivamente verso le formule narrative ed estetiche del melodramma più stantio, con il culmine raggiunto da un ralenti a effetto da antologia del brutto che dovrebbe rappresentare il culmine e il cruento trait d&#8217;union degli eventi ma che scioglie definitivamente ogni dubbio sullo striminzito apparato drammaturgico che sorregge il film.</p>
<p>E se da un lato verrebbe da apprezzare l&#8217;idea di concludere tutto prima di quell&#8217;edulcorato finale hollywoodiano che sarebbe stato lecito aspettarsi, d&#8217;altro canto questa sospensione assomiglia più ad un atto di indolenza e a una dimostrazione di incertezza che a una scelta consapevole e anticlimatica.<br />
<em>Disconnect</em>, in poche parole, dimostra che non è sufficiente imbastire una manciata di racconti per parlare di cinema corale e per ambire all&#8217;universale, che la grandezza di capolavori come <em>America oggi</em> e <em>Magnolia</em> non sta nella quantità e nella mole dell&#8217;insieme, ma nella potenza indipendente del singolo particolare e che, anche dietro ad un occhio smaliziato e sincero, un cliché è destinato a restare comunque un cliché.</p>
<p><strong>Voto</strong>: 5</p>
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