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	<title>Movielicious &#187; Gustave Kervern</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Il condominio dei cuori infranti</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2016 13:57:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Asphalte]]></category>
		<category><![CDATA[Gustave Kervern]]></category>
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		<category><![CDATA[Il condominio dei cuori infranti]]></category>
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		<category><![CDATA[Samuel Benchetrit]]></category>
		<category><![CDATA[Valeria Bruni Tedeschi]]></category>

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		<description><![CDATA[Samuel Benchetrit dipinge tre storie di ordinaria e malinconica ironia nel grigio della banlieue parigina.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Asphalte, Francia 2016)<br />
Uscita: 24 marzo 2016<br />
Regia: Samuel Benchetrit<br />
Con: Isabelle Huppert, Gustave Kervern, Valeria Bruni Tedeschi<br />
Durata: 1 ora e 40 minuti<br />
Distribuito da: Cinema</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Asphalte_1.jpg"><img class="alignnone wp-image-52512" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Asphalte_1.jpg" alt="Asphalte_1" width="600" height="338" /></a></p>
<p>Se il modello della commedia francese da esportazione del post-<em>Quasi amici</em> dà l’idea di essersi assestato su uno sciatto canone iperbuonista di fattura marcatamente para-televisiva (l’ignobile <em>La famiglia Bélier</em>, il frivolo <em>Non sposate le mie figlie!, </em>il pietistico <em>Samba</em>) o di pigrissima derivazione teatrale (gli scipiti e insignificanti <em>Cena tra amici </em>e <em>Tutti pazzi in casa mia</em>), nella trasposizione per il grande schermo dei ricordi autobiografici del romanziere <strong>Samuel Benchetrit </strong>sembrano fare timidamente capolino quell’integrità artistica e quella purezza di sguardo che il genere aveva sacrificato in nome di una sempre più malcelata ruffianeria di fondo.</p>
<p>Per raccontare le tre microstorie che popolano <strong><em>Il condominio dei cuori infranti</em></strong> – adattamento italiano coscienzioso, ma fuorviante delle <em>Cronache dell’asfalto</em> della sorgente letteraria –, lo stesso Benchetrit pare voler mettere in pratica la lezione sulla condizione esistenziale imparata dal vignettismo surreale di Roy Andersson, riproponendone pure il cromatismo smorto e, soltanto in parte, la raggelata fissità, ma preferendo al rigore formalista un’impostazione più convenzionale e votata all’empatia, straniante quel tanto che basta per incuriosire senza turbare gli animi e attenta a mantenere l’intimità e la vicinanza con i suoi personaggi non indietreggiando essenzialmente mai oltre il piano medio frontale.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Asphalte_2.jpg"><img class="alignnone wp-image-52513" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Asphalte_2.jpg" alt="Asphalte_2" width="600" height="450" /></a></p>
<p>Ciò che ne consegue è quindi una declinazione vagamente appena più ricercata ed eccentrica di quella formula comica da cui solo di rado, e perlopiù flirtando con il dramma – come nel caso del notevole<a href="http://www.movielicious.it/2016/03/18/la-corte/" target="_blank"> <em>La corte </em></a>– il cinema transalpino riesce ad affrancarsi, un approccio che confonde la grazia con l’inconsistenza e la dolcezza con la faciloneria, calandosi in un clima di sospensione che guarda alla stasi di Kaurismaki e all’imperturbabilità di Jarmusch ma che, scalfita la patina del non-detto, rivela un impianto esile e inoffensivo. Se l’incontro fra un adolescente negletto (<strong>Jules Benchetrit</strong>, figlio del regista) e un’attrice sul viale del tramonto (<strong>Isabelle Huppert</strong>, troppo attraente per un ruolo da diva irrimediabilmente sfiorita) si sviluppa nel modo più scontato e accomodante possibile con la solita riflessione sull’accettazione della vecchiaia, l’infatuazione di un misantropo neo-invalido (il film-maker <strong>Gustave Kervern</strong>) per un’infermiera notturna (<strong>Valeria Bruni Tedeschi</strong>) si trincera dietro un senso di tenerezza che, nonostante certi ammiccamenti divertenti e spiazzanti (<em>I ponti di Madison County</em> preso come impossibile paradigma di seduzione), si fa alla lunga studiato e artificioso. Decisamente più interessante, pur nella sua sottolineata stramberia, la terza linea narrativa, che unisce la quotidianità di una casalinga algerina (<strong>Tassadit Mandi</strong>) con lo spaesamento di un astronauta statunitense (<strong>Michael Pitt</strong>) caduto dal cielo, costretti, dapprima con diffidenza, poi con tacito affetto, a una breve convivenza obbligata.</p>
<p>È qui che l’ambizione di Benchetrit di dipingere un affresco – è il caso di dirlo – cosmico dell’umana solitudine trova la sua espressione più compiuta, originale e autentica, lontano dalla derivatività e dalla leziosità degli altri due episodi, equilibrato nella sua commistione di impaccio e confidenza (la soap opera spoilerata senza ritegno), di pudore e romanticismo – la progressiva identificazione del viaggiatore dello spazio nel figlio assente della padrona di casa –, di silenzio e circostanza, come nell’indimenticabile cena d’addio a base di couscous, dove bastano un piccolo bignami di cosmogonia scarabocchiato su un foglio e un paio di canzoni popolari per superare l’incomunicabilità e per unire due mondi distantissimi.</p>
<p>Considerato nel suo insieme, però, <strong><em>Il condominio dei cuori infranti</em></strong> scade a tratti in quella furbizia che avrebbe voluto scongiurare e si sforza di adottare pose sofisticate senza rispettarne davvero la precisione (non giovano gli interventi sporadici ma comunque fuori luogo della colonna sonora di Raphaël Haroche), ma azzecca, aiutato dalla scelta della plumbea periferia alsaziana come teatro dell’azione, un’atmosfera genuinamente malinconica che nei momenti migliori può farsi persino struggente e sfociare nel metafisico (si pensi alla bella intuizione finale, in cui l’origine del rumore spettrale che infesta la cittadina viene svelato in tutta la sua banalità), un volenteroso squarcio sulla desolazione che con un po’ di coraggio in più si sarebbe potuto considerare pienamente riuscito.</p>
<p>Voto <strong>6</strong></p>
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		<title>Venezia 71 &#8211; Giorno 7 &#8211; Video</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 15:10:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[Frances McDormand splendida in Olive Kitteridge. Poi Villa Touma, Near Death Experience e il giapponese]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_38640" style="width: 405px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/olive-kitteridge.jpg"><img class="size-full wp-image-38640" title="olive-kitteridge" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/olive-kitteridge.jpg" alt="" width="395" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Richard Jenkins,Lisa Cholodenko e Frances McDormand </p></div>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="420" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/IWec8YI2AqI?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="//www.youtube.com/v/IWec8YI2AqI?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Nell&#8217;entusiasmo generale per il capolavoro di Martone, ci eravamo dimenticati di includere nel computo di ieri un altro dei grandi protagonisti della Mostra, la miniserie HBO <strong><em>Olive Kitteridge</em></strong>, che porta pure un pizzico di glamour a una giornata sempre interessante, ma decentrata rispetto alla Mecca del cinema e ai suoi succedanei.</p>
<div id="attachment_38641" style="width: 405px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/francesmcdormand.jpg"><img class="size-full wp-image-38641" title="francesmcdormand" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/francesmcdormand.jpg" alt="" width="395" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Frances McDormand con il marito Joel Coen</p></div>
<p>Fluviale, fedelissimo adattamento dell&#8217;omonima raccolta di racconti di Elizabeth Strout premio Pulitzer per la narrativa nel 2009 e capitolo fra i più rappresentativi del romanzo americano di inizio secolo, è un&#8217;opera di ampissimo respiro e di insostenibile coinvolgimento trainata fondamentalmente da due registri, quello sarcastico e maniacale della sua protagonista, una <strong>Frances McDormand</strong> superba e capace di restituirci un personaggio uno dei più meschini e ripugnanti della pagina scritta contemporanea, e quello tenero e amorevole del marito Henry (lo straordinario <strong>Richard Jenkins</strong>, al culmine del suo registro patetico e una volta tanto personaggio di primo piano). Le quattro ore abbondanti di durata non conoscono cedimento, riarrangiano il materiale di partenza con un sapiente gioco di rimandi, ellissi e salti all&#8217;indietro e confermano il talento puro di <strong>Lisa Cholodenko</strong> &#8211; rivelatasi anche da noi con il bel <em>I ragazzi stanno bene</em> &#8211; come misurata e provetta direttrice d&#8217;attori (nell&#8217;ultimo episodio c&#8217;è spazio anche per un breve contributo di <strong>Bill Murray</strong>, lunare e stranito come non mai).</p>
<div id="attachment_38642" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/villa_touma.jpg"><img class="size-full wp-image-38642" title="villa_touma" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/villa_touma.jpg" alt="Villa Touma" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Villa Touma</p></div>
<p>Continua, nel frattempo, lo stato di grazia della Settimana della Critica &#8211; che si sta lentamente imponendo come la sezione migliore della manifestazione &#8211; con l&#8217;intrigante <em>Villa Touma</em>, esordio nella fiction della documentarista quarantacinquenne <strong>Suha Arraf</strong>. La sua è una graziosissima, affascinante e imprevedibilmente crudele &#8220;cenerentolata&#8221; israelo-palestinese in gran parte chiusa nell&#8217;edificio che dà il titolo al film in cui il tempo è rimasto, fra ridicole formalità a base di matrimoni combinati e anacronistica etichetta, forzatamente fermo al 1967 grazie alla ferrea gestione di tre sorelle zitelle (<strong>Nisreen Faour</strong>, <strong>Ula Tabari</strong> e la splendida <strong>Cherien Debis</strong>, quest&#8217;ultima presente nelle Giornate degli Autori dello scorso anno con il suo <em>May in the Summer</em>).</p>
<div id="attachment_38643" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/neardeathexperience.jpg"><img class="size-full wp-image-38643" title="neardeathexperience" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/neardeathexperience.jpg" alt="Gustave Kervern, Michel Houellebecq e Benoit Delepine " width="500" height="351" /></a><p class="wp-caption-text">Gustave Kervern, Michel Houellebecq e Benoit Delepine </p></div>
<p>Nella sezione Orizzonti invece si impone una delle pellicole più esaltanti fra tutte quelle viste finora, forse la migliore extra-Concorso: si tratta di <strong><em>Near Death Experience</em></strong>, sortita nell&#8217;avanguardia degli autori di <em>Louise-Michel</em> <strong>Benoît Delépine </strong>e <strong>Gustave Kervern</strong><strong>. </strong>L&#8217;esperimento, girato gloriosamente in un digitale di men che mediocre qualità, segue l&#8217;allucinato e in grandissima parte solitario girovagare per le montagne della Provenza di un uomo di mezza età &#8211; nientemeno che il celeberrimo scrittore <strong>Michel Houellebecq</strong>, ridotto a uno stato pietoso -, impegnato in<strong> </strong>surreali tentativi di suicidio, transfert psicologici estremi, monologhi sui massimi sistemi, gare di biglie con vagabondi e raptus inopinati (già di culto il ballo tarantolato a ritmo di<strong> </strong><em>War Pigs</em><strong> </strong>dei Black Sabbath). Insopportabile o irresistibile a seconda delle disposizioni, è un <em>All is Lost</em> in versione concettuale, folle e sconclusionata che azzecca un tono a metà fra l&#8217;elegia e la parodia di quest&#8217;ultima, rapendo, ammaliando, sfidando e persino divertendo lo spettatore dall&#8217;inizio alla fine.</p>
<div id="attachment_38644" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/nobi.jpg"><img class="size-full wp-image-38644" title="nobi" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/09/nobi.jpg" alt="Nobi" width="500" height="275" /></a><p class="wp-caption-text">Nobi</p></div>
<p>Il concorso si riapre con l&#8217;unico ospite nipponico della selezione, il febbrile war-movie <em>Nobi</em>, che riporta nel circuito maggiore il cineasta di culto <strong>Shinya Tsukamoto</strong> dopo la vittoria in Orizzonti con il precedente <em>Kotoko</em>: il film non è solo la versione per lo schermo del più acclamato libro di Sh?hei ?oka, ma il remake, anzi, la copia pedissequa del celebre adattamento del 1959 a opera di Kon Ichikawa da noi distribuito col titolo <em>Fuochi nella pianura</em> e si fatica ad immaginare la necessità di un rifacimento così inutile e intempestivo (allora Nagasaki e Hiroshima erano ancora ferite apertissime e la rappresentazione della guerra da parte dell&#8217;autore de <em>L&#8217;arpa birmana </em>era in anticipo di decenni sul resto), perdipiù di un antecedente già di per sé estremamente affine alle tematiche e al linguaggio tsukamotiano &#8211; e infatti la mano del creatore di <em>Tetsuo</em> sembra paradossalmente scorgersi più nell&#8217;originale.</p>
<p>Alla fine Tsukamoto sembra aver capito ben poco della materia, puntando tutto sugli usuali compiacimenti a base di ultraviolenza, dettagli splatter e sarcasmo e non riuscendo a trasmettere neanche per un attimo il sincero messaggio pacifista di Ichikawa o la sua atmosfera autenticamente malsana. <em>Nobi </em>è quindi un compitino superfluo e svolto pigramente, che conquisterà soltanto schiere di fan irriducibili dell&#8217;alfiere cyberpunk che della pietra miliare di oltre mezzo secolo fa non hanno evidentemente neanche sentito parlare.</p>
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