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	<title>Movielicious &#187; Janel Moloney</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Ella &amp; John &#8211; The Leisure Seeker</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2018/01/19/ella-john-the-leisure-seeker-recensione/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Jan 2018 07:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Christian McKay]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Sutherland]]></category>
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		<category><![CDATA[Janel Moloney]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Virzì]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda<br />
</strong>(The Leisure Seeker, USA 2017)<br />
Uscita: 18 gennaio 2018<br />
Regia: Paolo Virzì<br />
Con: Helen Mirren, Donald Sutherland, Christian McKay, Janel Moloney<br />
Durata: 1 ora e 52 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/the-leisure-seeker.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57123" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/the-leisure-seeker.jpg" alt="the-leisure-seeker" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Considerando le prime indiscrezioni sull&#8217;imminente <em>Notti magiche</em> e a giudicare dall&#8217;accoglienza tutto sommato tiepida riservata alla sua ultima fatica tanto al suo debutto veneziano quanto alle sue timide prime tappe promozionali oltreoceano, non desta sorpresa il desiderio di <strong>Paolo Virzì</strong> di ritornare a coordinate più familiari e di rinunciare nuovamente a inseguire l&#8217;America dopo la batosta giovanile di <em>My Name Is Tanino</em> e dopo opere di maggiore respiro internazionale come <a href="http://www.movielicious.it/2014/01/07/il-capitale-umano/" target="_blank"><em>Il capitale umano</em> </a>e <em><a href="http://www.movielicious.it/2016/05/18/la-pazza-gioia-recensione/" target="_blank">La pazza gioia</a></em>.<br />
Non è un caso se ad affollare sin dagli esordi la sua filmografia sono quasi esclusivamente uomini e donne provenienti da un&#8217;estrazione sociale e geografica provinciale, dalla casalinga di Piombino de <em>La bella vita</em> al liceale dei quartieri proletari di <em>Ovosodo</em>, dalla famigliola viterbese di <em>Caterina va in città</em> alla studentessa palermitana di <em>Tutta la vita davanti</em>, tutti alle prese con una realtà più grande di loro &#8211; sia essa la metropoli, l&#8217;età adulta, la sfera borghese o, più semplicemente, la vita di tutti i giorni &#8211; che finirà per sedurli per poi emarginarli o farli ritornare sui propri passi.</p>
<p>È per certi versi quanto accaduto al Virzì di questo quinquennio, un autore che ha cercato di scrollarsi di dosso quella forte connotazione a livello locale che ne aveva decretato la fortuna e che lo aveva distinto dagli sciami di un cinema medio di casa nostra che è oggi in via di estinzione. Un&#8217;evoluzione che indubbiamente ha pagato in termini di risonanza (anche estera) e che gli ha offerto la possibilità di smarcarsi da quel ruolo di erede definitivo, complice anche l&#8217;apprendistato sotto l&#8217;egida di Furio Scarpelli, della commedia all&#8217;italiana che fu, ma che, a fronte di una conquistata maturità e di una maggiore consapevolezza del mezzo, ci ha riproposto un cineasta sempre meno caratteristico e sempre più generico, sicuramente meno circoscritto a un immaginario specifico ma anche, spiace ammetterlo, quasi nullificato dal contributo dei collaboratori di turno, nella fattispecie quello <strong>Stephen Amidon</strong> che fornì la base letteraria de <em>Il capitale umano</em> e quella <strong>Francesca Archibugi</strong> che, a posteriori, viene spontaneo riconoscere come la vera responsabile de <em><a href="http://www.movielicious.it/2016/05/18/la-pazza-gioia-recensione/" target="_blank">La pazza gioia</a></em>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/the_leisure_seeker_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57124" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/the_leisure_seeker_2.jpg" alt="the_leisure_seeker_2" width="1003" height="419" /></a></p>
<p>L&#8217;impressione si ha anche questa volta, con lo scrittore statunitense e la regista capitolina chiamati in tandem a partecipare all&#8217;adattamento di <em>In viaggio contromano</em>, breve romanzo di <strong>Michael Zadoorian</strong>, occasione che ha consentito a Virzì di accrescere le suggestioni rocambolesche del film precedente applicandole a quelli che sono i suoi scenari per eccellenza, ovvero le sterminate strade statali del Nuovo Continente.<br />
Il risultato è <em><strong>Ella &amp; John</strong></em>, il resoconto dell’ultimo viaggio in camper di una coppia di anziani coniugi minati rispettivamente da morbo di Alzheimer e da un cancro allo stadio terminale, una trasposizione che stempera i toni spesso duri, poco indulgenti e a tratti anche inconcludenti della pagina scritta nella dimensione mite, malinconica e agrodolce di cui Virzì è stato efficacissimo narratore, con un significativo cambio di rotta rispetto alla sorgente: non più un “pellegrinaggio” destinazione Disneyland sulla Route 66 e attraverso i monumenti del kitsch più squallido ma un percorso verso la Florida e la casa-museo di Ernest Hemingway lungo i luoghi della Storia americana più o meno recente, inclusa un&#8217;inevitabile divagazione nel contemporaneo, come testimonia la sequenza, inserita ex novo, che vede marito e moglie aggirarsi fra le vocianti legioni di sostenitori di Trump.</p>
<p>Un passaggio che, da solo, riassume l&#8217;attitudine piuttosto approssimativa con cui Virzì affronta la sua personale avventura a stelle e strisce, quasi a volersi levare a quindici anni di distanza, quello sfizio che la trasferta fallita di <em>My Name Is Tanino</em>, per via del crac Cecchi Gori, non era riuscita a essere: manca, in buona sostanza, quel discorso sul territorio e sulla società in grado di ritrarre le tappe dell&#8217;itinerario come qualcosa di più di una semplice antologia di cartoline, quell&#8217;interazione osmotica tra personaggi e ambiente che è componente essenziale di qualsiasi roadmovie e che qui emerge solo da sporadici richiami all&#8217;attualità e da qualche cenno citazionistico buttato lì, dovuto alla scelta, discutibile e un po&#8217; vanitosa, di traslare i protagonisti del libro da quel ceto operaio che, soprattutto oggi, rappresenta il volto più attendibile degli USA, a quella middle-class colta e intellettuale quanto mai lontana da quell&#8217;ottica popolare e di quello sguardo &#8220;dal basso&#8221; a cui Virzì, bravissimo a trovare quella &#8220;verità nascosta nelle canzonette&#8221; di cui parlava Truffaut, sapeva conferire statura nobile.</p>
<p>Si avverte la voglia di avvicinare un linguaggio da sempre sghembo e impreciso all&#8217;ortodossia del cinema &#8220;regolare&#8221; hollywoodiano, cosa che peraltro a Virzì, grazie alla penna disinvolta di Amidon e a una cura formale sensibilmente maggiore garantita innanzitutto dalla sua prima collaborazione con <strong>Luca Bigazzi</strong>, riesce anche discretamente, ma che cosa resta, al cospetto di tanto svogliato, convenzionale mestiere, della peculiarità di un regista pronto anche a sbandare (come nel caso del pasticcio di <em>N &#8211; Io e Napoleone</em>) pur di rimanere fedele alla sua personalità?<br />
Di certo la capacità di trarre il meglio dal proprio cast, per una volta privo del consueto parco di caratteristi e limitato a un duo di interpreti superiore a ogni elogio, un’impetuosa e ciarliera <strong>Helen Mirren</strong>, abilissima a nascondere la propria britannicità con un plausibile accento sudista e, ancor più, un commovente e amabile <strong>Donald Sutherland</strong>, straordinario a lavorare di sottrazione, un&#8217;accoppiata molto bene assortita cui lo script impone qualche cliché di troppo (la scena della rapina e la confessione dell&#8217;adulterio, per menzionarne un paio) e qualche digressione comica malriuscita (la visita al vecchio fidanzato di lei e l&#8217;abbandono alla stazione di servizio, due episodi non presenti nel libro), ma che sa rendere autentico e credibile &#8211; specie quando entra in gioco il tema ricorrente delle diapositive e in un quarto d&#8217;ora finale che non si scorda &#8211; quel legame viscerale che è poi ciò che fa davvero la differenza in un film industriale tanto gradevole quanto effimero, professionale e corretto, sì, ma anche eccessivamente schematico e stereotipato.</p>
<p>Una bella soddisfazione, insomma, per un toscano di periferia la cui principale preoccupazione era, citando il titolo di lavorazione de <em>La bella vita</em>, &#8220;dimenticare Piombino&#8221; e lasciarsi alle spalle quella amata/odiata Livorno che funge comunque da epicentro ai due massimi capolavori della sua carriera (ossia <em>Ovosodo</em> e <em>La prima cosa bella</em>), ma anche il chiaro punto di arrivo di una fase esplorativa fruttuosa ma interlocutoria che, si spera, ci restituirà, con un po&#8217; di esperienza in più, la spigliatezza e la genuinità del Virzì di un tempo.</p>
<p>Voto <strong>6</strong></p>
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