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	<title>Movielicious &#187; Jaume Collet-Serra</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Paradise Beach – Dentro l’incubo</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2016 08:44:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Jaume Collet-Serra]]></category>
		<category><![CDATA[Paradise Beach – Dentro l’incubo]]></category>
		<category><![CDATA[The Shallows]]></category>

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		<description><![CDATA[Blake Lively contro un famelico squalo bianco nel survival movie di Jaume Collet-Serra.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(The Shallows, USA 2016)<br />
Uscita: 25 agosto 2016<br />
Regia: Jaume Collet-Serra<br />
Con: Blake Lively, Oscar Jaenada, Sedona Legge<br />
Durata: 1 ora e 27 minuti<br />
Distribuito da: Warner Bros Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/08/Paradise_Beach_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-53759" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/08/Paradise_Beach_1.jpg" alt="Paradise_Beach_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Era da una decina d’anni, più o meno dall’uscita di <em>Open Water</em>, che il filone degli <strong>shark-movie</strong> non produceva nulla di anche solo decente.<br />
Ci voleva il catalano <strong>Jaume Collet-Serra</strong> con il suo <em><strong>Paradise Beach – Dentro l’incubo</strong></em> per resuscitare in maniera credibile e soprattutto lontana anni luce dalle derive demenziali di <em><a href="http://www.movielicious.it/2013/07/12/sharknado-ma-e-davvero-il-film-piu-brutto-di-sempre/" target="_blank">Sharknado</a></em> uno degli spauracchi balneari più perturbanti di tutto il cinema di genere.<br />
L’intuizione è quella di ibridare il sacrosanto terrore per il più famelico tra gli abitanti degli abissi marini con un altro sottogenere ugualmente ansiogeno, ossia il survival thriller &#8211; la parabola di una persona comune che, sola di fronte a una serie di ostacoli apparentemente insormontabili, deve dar fondo a ogni sua capacità di problem solving pur di riuscire a sopravvivere &#8211; sintetizzato in maniera mirabile nel recente <a href="http://www.movielicious.it/2014/02/04/all-is-lost-tutto-e-perduto/" target="_blank"><em>All is Lost</em></a> di J.C. Chandor. E, in tal senso, non è affatto un caso che la sceneggiatura sia opera di quell’Anthony Jaswiski che, su temi tutto sommato simili, aveva già detto la sua un paio d’anni fa con l’horror universitario<em> Kristy</em>.<br />
Queste, per sommi capi, le coordinate di un film che fa il suo onesto lavoro dall’inizio alla fine senza perdersi troppo in convenevoli.<br />
La muscolarità stilistica di Collet-Serra torna anzi utile quando si tratta di troncare di netto un incipit che rischia sin da subito di sconfinare nel melenso, fornendoci un background familiare della protagonista assolutamente non richiesto, per andare invece dritto al sodo, risparmiando ben poco allo spettatore in termini di salti sulla sedia.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/08/The_Shallows.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-53760" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/08/The_Shallows.jpeg" alt="The_Shallows" width="660" height="346" /></a></p>
<p><em><strong>Paradise Beach – Dentro l’incubo</strong></em> è infatti <strong>cinema di serie B</strong>, ma di quello fatto bene: privo di qualsivoglia svolazzo autoriale e, al limite, anche un po’ cafone per certe scelte estetiche, ma secco e teso nel suo concentrarsi esclusivamente sull’accumulo progressivo di pathos lasciando l’introspezione psicologica fuori dallo schermo.<br />
Bastano due o tre elementi: una vacanza in Messico e Nancy, una giovane studentessa in medicina (<strong>Blake Lively</strong>) che ritrova la spiaggia isolata dove sua madre, scomparsa recentemente a causa di un cancro, amava andare anni prima.<br />
Il posto è un vero e proprio paradiso e la ragazza ne approfitta per fare un po’ di surf. Quando, verso il tramonto, scorge i resti dilaniati di una balena in mezzo al mare, Nancy decide di andare via. Solo 200 metri la separano dalla riva, poco più di qualche bracciata per una nuotatrice esperta. Peccato che, di mezzo, ci si metta un enorme <strong>squalo</strong> che sembra non avere alcuna intenzione di permetterle di raggiungere la spiaggia.<br />
Il conflitto è più o meno sempre quello tra l’uomo e una natura che ci tiene a rimanere incontaminata, ma ciò che rende <em><strong>Paradise Beach – Dentro l’incubo</strong></em> più godibile rispetto alla media è la scelta di non porre mai chi guarda in una posizione voyeuristica rispetto all’azione, bensì di stringere così tanto la macchina da presa sulla paura della protagonista e sulle sue ferite, da catapultare lo spettatore dall’altro lato della fatidica quarta parete.</p>
<p>Eccoci quindi sullo stesso scoglio su cui la protagonista ingaggia la sua lotta per la sopravvivenza e la relativa vicinanza alla riva (150 metri appena) non fa che peggiorare il senso di impotenza di fronte a un ostacolo che è comunque impossibile aggirare sperando di uscirne illesi.<br />
Blake Lively – unica protagonista sullo schermo insieme a un gabbiano ferito, declinazione animale del pallone Wilson di <em>Cast Away</em> – sopperisce alle naturali carenze espressive con un’interpretazione di notevole generosità fisica. Ma è la natura stessa del film a spogliarla (letteralmente) di qualsiasi sovrastruttura recitativa per renderla puro corpo filmico in balìa degli eventi.<br />
Poi sì, ci sono almeno un paio di trovate à la MacGyver che oltrepassano il labile confine tra la semplice sospensione dell’incredulità e l’inverosimile più totale, ma sono ben poca cosa rispetto a uno script così abile nel disseminare sadismo visivo (la Lively che si applica dei punti di sutura utilizzando un ciondolo come ago è la declinazione moderna e al femminile del primo<em> Rambo</em>) e una serie di vie di fuga mostrate e poi puntualmente frustrate dall’impossibilità di sfruttarle.<br />
Peccato solo che la distribuzione italiana abbia fatto slittare l’uscita di questo <em><strong>Paradise Beach – Dentro l’incubo</strong></em> fino a estate ormai quasi conclusa. Sarebbe stato un summer movie perfetto.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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		<title>Run All Night &#8211; Una notte per sopravvivere</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2015/04/30/run-all-night-una-notte-per-sopravvivere/</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2015 07:44:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ed Harris]]></category>
		<category><![CDATA[Jaume Collet-Serra]]></category>
		<category><![CDATA[Joel Kinnaman]]></category>
		<category><![CDATA[Liam Neeson]]></category>
		<category><![CDATA[Run All NIght]]></category>
		<category><![CDATA[Vincent D'Onofrio]]></category>

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		<description><![CDATA[Liam Neeson nei panni di un sicario in pensione in un thriller che non regala guizzi né novità.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Run All Night, USA 2015)<br />
Uscita: 30 aprile 2015<br />
Regia: Jaume Collet-Serra<br />
Con: Liam Neeson, Ed Harris, Joel Kinnaman, Vincent D&#8217;Onofrio<br />
Durata: 1 ora e 49 minuti<br />
Distribuito da: Warer Bros. Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/run-alla_night.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-42450" title="run-alla_night" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/run-alla_night.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>Basta davvero poco per mandare in rovina la propria reputazione e per farle assumere i connotati di un&#8217;involontaria caricatura: dall&#8217;umiliante buffoneria di Johnny Depp all&#8217;inerzia protezionista di Will Smith, dalla paura di crescere di Jim Carrey all&#8217;evidente masochismo di Nicolas Cage, si possono citare manciate di carriere precipitate inesorabilmente dalla A-list all&#8217;abisso dell&#8217;autoparodia, dal rispetto incondizionato di pubblico e critica allo status di barzelletta vivente.</p>
<p>Meno appariscente, ma forse più netta, è la metamorfosi subita dal percorso professionale di <strong>Liam Neeson</strong>, passato dalla posizione defilata e dignitosa dei suoi trascorsi autoriali (la Coppa Volpi per <em>Michael Collins</em>, le candidature agli Oscar per <em>Schindler&#8217;s List </em>e per <em>Kinsey</em>) e dalla partecipazione discreta a franchise di enorme riscontro commerciale (la trilogia prequel di <em>Star Wars</em> e i <em>Batman</em> di Nolan) all&#8217;inopinata seconda giovinezza all&#8217;insegna dell&#8217;azione pura inaugurata nel 2008 da <em>Taken &#8211; Io vi troverò </em>e bissata indefessamente da un lustro abbondante di spesso indiscernibili copie carbone costantemente a base di regolamenti di conti, di passati ingombranti e/o di performance muscolari in barba all&#8217;incedere dell&#8217;età.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/run.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-42456" title="run" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/run.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Non fa eccezione questo <em>Run all Night</em>, terza collaborazione consecutiva con l&#8217;ex-rivelazione dell&#8217;horror <strong>Jaume Collet-Serra</strong> dopo <em>Unknown</em> e <em>Non-Stop</em>, thriller newyorkese che sogna le faide bostoniane di Dennis Lehane e le atmosfere notturne di Michael Mann (nientemeno che la sequenza della tavola calda di <em>Heat</em>, a un certo punto) ma che si accontenta di replicare le più modeste e formulaiche suggestioni del cinema di Michael Winner (<em>Il giustiziere della notte</em> e, ancor più, <em>Professione: assassino</em>), confermando tristemente e instancabilmente l&#8217;attore sessantaduenne come il corrispettivo contemporaneo di Charles Bronson e come il nuovo simbolo di un filone geriatrico-pistolettaro a prova di ridicolo.</p>
<p>A giustificare questo nuovo pretesto per circa due ore di spari e botti, i soliti ingredienti pescati dal grande libro dei cliché: un sicario sul viale del tramonto e in cerca di tardiva redenzione (Neeson), un sottobosco malavitoso temibile ma sorretto dall&#8217;etica del mos maiorum (incarnato da un distinto, malinconico <strong>Ed Harris</strong>, senza dubbio quanto di meglio la pellicola abbia da offrire), un figlio estraniato e rancoroso (l&#8217;ex-Robocop <strong>Joel Kinnaman</strong>) con cui recuperare i rapporti, l&#8217;ultimo poliziotto puro (l&#8217;invecchiatissimo <strong>Vincent d&#8217;Onofrio</strong><em> </em>di <em>Full Metal Jacket</em>) in una città sepolta dalla corruzione, un killer inarrestabile à la Terminator (il rapper <strong>Common</strong>), e chi più ne ha, più ne metta, protagonisti di una risaputa successione di sparatorie, scazzottate e inseguimenti di routine messi in scena senza creatività né guizzi di regia, se non per alcuni sporadici raccordi in stile Google Earth a dir poco inguardabili e per uno sciagurato prologo in flash-forward sulla scia di <em>Carlito&#8217;s Way</em> che sceglie inspiegabilmente di spoilerare le poche sorprese possibili.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/run_all_night_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-42451" title="run_all_night_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/run_all_night_2.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>E anche a causa di certe digressioni che non portano da nessuna parte &#8211; specie il ruolo fulmineo di uno spettrale <strong>Nick Nolte</strong>, quasi certamente sacrificato dal montaggio definitivo e pertanto non accreditato &#8211; <em>Run All Night</em> fallisce nel suo mero intento intrattenitivo e pare fatto apposta per una platea totalmente a digiuno di action movie, aggirandosi fra la prevedibilità dei topoi (le meccaniche familiari, l&#8217;amicizia virile, il riscatto finale) e l&#8217;assurdità degli snodi (l&#8217;implausibile fuga pirotecnica dal condominio popolare, la carneficina nel pub compiuta col minimo sforzo, il tono assolutamente conciliante dell&#8217;epilogo), troppo serioso per tentare un approccio ruspante da b-movie d&#8217;altri tempi e troppo stravisto per potersi dire moderno.</p>
<p>Privo tanto dell&#8217;ostentata, consapevole cafonaggine dei tre <em>Taken</em> quanto della ricercatezza degli appena più definiti <em>The Grey</em> e <em>La preda perfetta</em>, <em>Run all Night</em> si assesta su un rassicurante e scolastico taglio generico da ABC del neo-noir, su una costruzione pigra e ritrita che funge principalmente da giustificazione per la nuova tappa di un fenomeno virale destinato a ripetersi ad nauseam, su un mosaico di convenzioni intercambiabili messe insieme con il solo scopo di regalare al distratto spettatore da multisala l&#8217;ennesimo, indistinguibile film con Liam Neeson che spara in faccia alla gente.</p>
<p>E questo, francamente, ci sembra che con il cinema non abbia nulla a che fare.</p>
<p>Voto <strong>4</strong></p>
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