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	<title>Movielicious &#187; Jim Broadbent</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Eddie the Eagle &#8211; Il coraggio della follia</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2016 07:44:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Christopher Walken]]></category>
		<category><![CDATA[Dexter Fletcher]]></category>
		<category><![CDATA[Eddie the Eagle]]></category>
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		<category><![CDATA[Matthew Vaughn]]></category>
		<category><![CDATA[Taron Egerton]]></category>

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		<description><![CDATA[Hugh Jackman e Taron Egerton nel biopic sul primo atleta britannico di salto con gli sci ad arrivare]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Eddie the Eagle, Gran Bretagna, USA, Germania 2016)<br />
Uscita: 2 giugno 2016<br />
Regia: Dexter Fletcher<br />
Con: Taron Egerton, Hugh Jackman, Christopher Walken<br />
Durata: 1 ora e 46 minuti<br />
Distribuito da: 20th Century Fox</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/eddie-eagle-hugh-jackman-taron-egerton.jpg"><img class="alignnone wp-image-53198" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/eddie-eagle-hugh-jackman-taron-egerton-1024x512.jpg" alt="eddie-eagle-hugh-jackman-taron-egerton" width="650" height="325" /></a></p>
<p>Si può vincere una gara anche arrivando ultimi?<br />
E’ questo, in buona sostanza, l’interrogativo mosso da <em><strong>Eddie the Eagle</strong></em>, biopic di Michael “Eddie” Edwards, primo inglese a gareggiare alle Olimpiadi nel salto con gli sci. E la risposta è evidentemente affermativa se Eddie (un irriconoscibile <strong>Taron Egerton</strong>), pur essendo tutt’altro che un campione in questa disciplina riuscì non solo a giocarsela con i più grandi, ma a diventare un autentico beniamino del pubblico.<br />
Un sogno, il suo, coltivato per tutta la vita fin da un’infanzia segnata da una serie di problemi a ossa e ginocchia mentre chiunque intorno &#8211; dal severo padre che lo avrebbe voluto imbianchino come lui fino allo stesso staff olimpionico &#8211; gli consiglia di lasciar perdere e di dedicarsi ad altro.<br />
In mezzo più o meno tutti i cliché che ci si aspetterebbe di trovare in un film che affronta il tema del <strong>riscatto</strong> da un punto di vista sportivo, madre complice e coach beone e inizialmente riluttante (<strong>Hugh Jackman</strong>) compresi. E un montaggio veloce di scene in cui il protagonista si allena con una canzone anni ’80 (per la precisione di Hall &amp; Oates) a fare da sottofondo, ovvio.<br />
Se a qualcuno poi le Olimpiadi invernali di Calgary dell’88 dovessero ricordare qualcosa, probabilmente è perché in quella stessa occasione gareggiò anche l’ormai leggendaria squadra giamaicana di bob le cui gesta erano raccontate in <em>Cool Runnings</em>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/eddie-the-eagle-1.jpg"><img class="alignnone wp-image-53199" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/eddie-the-eagle-1.jpg" alt="eddie-the-eagle-1" width="650" height="366" /></a></p>
<p><em><strong>Eddie the Eagle</strong></em> rappresenta per l’appunto una crasi tra quest’ultimo film (ma il canovaccio è più o meno sempre lo stesso dai tempi di Rocky) e <em>Forrest Gump</em>, con cui il protagonista condivide un candore di fondo che contribuì poi a renderlo popolare fino al punto di essere invitato da Reagan alla Casa Bianca pur non avendo mai vinto nulla.<br />
Se poi, arrivati a questo punto della lettura, doveste essere tentati di liquidare la pellicola come “derivativa” e magari soprassedere di fronte all’ipotesi di concedergli due ore scarse del vostro tempo, va detto che, malgrado una struttura che definire già vista è poco, <em>Eddie the Eagle</em> funziona.<br />
Funziona innanzitutto per una<strong> leggerezza di fondo</strong> che imbriglia la storia nei canoni della commedia senza lambire il (pur facile) dramma, rendendola così un inno all’ottimismo e al non darsi mai per vinti di cui, al cinema, c’è sempre un gran bisogno. Così come funziona il cast, con un Egerton insospettabilmente maturo nella sua caratterizzazione di Edwards: di certo buffa ma non macchiettistica, Hugh Jackman che fa Hugh Jackman e &#8211; relegati in ruoli forse un po’ troppo di contorno ma perfettamente funzionali alla bontà del risultato finale &#8211; due caratteristi di lusso del calibro di <strong>Christopher Walken</strong> e <strong>Jim Broadbent</strong>.</p>
<p>La regia di <strong>Dexter Fletcher</strong> poi è abile nel suggerire allo spettatore tutta la difficoltà tecnica del salto con gli sci e la considerevole dote di incoscienza di cui doveva essere dotato il protagonista anche solo per pensare di lanciarsi a folle velocità da un trampolino alto novanta metri senza averlo mai fatto prima.<br />
<strong>Cinema orgogliosamente medio</strong> insomma, e classico perché anche stilisticamente vicino a un’estetica eighties, Eddie the Eagle regala uno spaccato di onestà normalità british che, sebbene non dica nulla di nuovo, lo fa bene e, soprattutto, fa abbastanza bene al cuore.<br />
E non stupisce affatto che a produrre il tutto ci sia uno come<strong> Matthew Vaughn</strong>: sia <em>Kick-Ass</em> che <a href="http://www.movielicious.it/2015/02/25/kingsman-secret-service/" target="_blank">Kingsman &#8211; Secret Service</a> (quest’ultimo con lo stesso Egerton protagonista) dicono in fondo le stesse cose, con le differenze stilistiche del caso.<br />
Perché Michael “Eddie” Edwards, nel suo superare i propri limiti fisici e caratteriali fino a diventare per tutti “The Eagle”, è quanto di più simile a un supereroe si possa incontrare nella vita reale.<br />
Un supereroe goffo e ingenuo, ma pur sempre un supereroe.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
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		<title>Brooklyn</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2016 08:34:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Saoirse Ronan]]></category>

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		<description><![CDATA[Amore e nostalgia nel mélo sceneggiato da Nick Hornby e interpretato da Saoirse Ronan.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Irlanda/Canada 2015)<br />
Uscita: 17 marzo 2016<br />
Regia: John Crowley<br />
Con: Saoirse Ronan, Jim Broadbent, Domhnall Gleeson<br />
Durata: 1 ora e 53 minuti<br />
Distribuito da: 20th Century Fox</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Brooklyn_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52374" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Brooklyn_1.jpg" alt="Brooklyn_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Irlanda dei primi anni Cinquanta, Eilis Lacey (<strong>Saoirse Ronan</strong>) è una ragazza orfana di padre che vive in un paesino di quattro anime con la madre e la sorella Rose. Riesce, con l&#8217;aiuto della famiglia, ad acquistare un biglietto per l’America con la speranza di potersi garantire un futuro migliore. Arrivata a New York, i primi tempi vive con nostalgia la separazione da casa, ma quando il lavoro, le amicizie e l&#8217;amore iniziano a riempire le sue giornate, ecco che la vita la richiama nella natìa Irlanda. Sospesa tra due realtà e legata a nessuna in maniera compiuta, Eilis si troverà a dover scegliere ancora tra futuro e nostalgia.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Brooklyn_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52375" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Brooklyn_2.jpg" alt="Brooklyn_2" width="529" height="352" /></a></p>
<p>Tratto dal romanzo dell&#8217;irlandese Colm Tóibín, adattato per lo schermo da <strong>Nick Hornby</strong> (<em><a href="http://www.movielicious.it/2010/02/05/an-education/" target="_blank">An Education</a></em>, <a href="http://www.movielicious.it/2015/04/01/wild/" target="_blank"><em>Wild</em></a>), <em><strong>Brooklyn</strong></em> è diretto da un altro irishman, <strong>John Crowley</strong>, regista che ha mosso i primi passi nel teatro, non disdegna la TV (ha diretto due puntate della seconda stagione di <em>True Detective</em>) e che con questo film sembra volersi lasciare definitivamente alle spalle il cinema indipendente (<em>Intermission</em>, <em>Boy A</em>) per gettarsi nel mainstream. Nelle sue mani, <em>Brooklyn</em> diventa il più classico dei racconti di formazione che sfocia nel melodramma e che sfrutta il tema dell&#8217;immigrazione solo per aggiungere uno strato emotivo ai tormentati sentimenti della protagonista.</p>
<p>Lontano dai volti emaciati che abitavano il piroscafo di Chaplin in <em>The Immigrant</em>, dalle occhiate di sfida lanciate da Raf Vallone in <em>Uno sguardo dal ponte</em>, dalle atmosfere intrise di simbolismo sfruttate da Emanuele Crialese in <em>Nuovomondo</em> e anche dal linguaggio realpoetico utilizzato da Gianfranco Rosi in<a href="http://www.movielicious.it/2016/02/18/fuocoammare/" target="_blank"> <em>Fuocoammare</em></a>, <strong>Brooklyn</strong> racconta l&#8217;immigrazione con nostalgica intimità. Non c&#8217;è fatica, né una storia di difficile integrazione e i problemi di Eilis rimangono chiusi nella sfera familiar-sentimentale. Il resto viene affrontato, dalla ragazza e dal racconto, con una palpabile leggerezza, una tenuità che passa per le impeccabili mise della giovane ormai americanizzatasi in tutto, quindi anche nel look, attraverso i cardigan pastello abbinati a gonne che fanno la ruota e agli occhiali da sole cat eye. Due mondi diversi, due amori e un conflitto emotivo basato sull&#8217;inconciliabilità tra il nuovo che avanza e il vecchio che ritorna. Perfetta Saoirse Ronan, giustamente candidata all&#8217;Oscar, che nei panni della mite e composta Eilis ci regala la sua interpretazione più matura; ottimi i comprimari <strong>Jim Broadbent</strong> e <strong>Domhnall Gleeson</strong>. Buona la forma. Sulla sostanza c&#8217;era da lavorare un po&#8217; di più.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
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		<title>Cloud Atlas</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 16:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tom Tykwer e i Wachowski Bros. firmano un kolossal destrutturato che oscilla tra passato e futuro, finendo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Germania &#8211; Hong Kong &#8211; Singapore 2012)<br />
Uscita: 10 gennaio 2013<br />
Regia: Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski<br />
Con: Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent<br />
Durata: 2 ore e 52 minuti<br />
Distribuito da: Eagle Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/cloud-atlas.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-30118" title="cloud-atlas" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/cloud-atlas.jpeg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>I Wachowski Bros accettano la sfida lanciata loro da Tom Tykwer (che in un primo momento doveva dirigere il film da solo) e, insieme a quest’ultimo, traducono  in immagini <em>L’atlande delle nuvole</em> di David Mitchell, uno dei romanzi all’apparenza meno filmabili che si riesca a immaginare.<br />
Sono sei storie che s’intrecciano e che, pur essendo ambientate in epoche differenti (si va dalla metà dell’Ottocento al 2321), hanno come trait d’union la lotta del singolo contro un destino/prigione che sembra già scritto e per nulla correggibile.<br />
Per meglio evidenziare le continue connessioni tra le diverse storie gli autori si affidano, oltre che a un uso spettacolare del montaggio, all’utilizzo reiterato di alcuni degli attori del cast in ruoli differenti (Tom Hanks in particolare è straordinario e il suo trasformismo ricorda molto da vicino il Peter Sellers del <em>Dottor Stranamore</em>) con soluzioni di make up talvolta volutamente eccessive, ai limiti del grottesco.</p>
<p>In <em>Cloud Atlas</em> i Wachowski sembrano soffrire della stessa sindrome di cui abbiamo visto cadere vittima Peter Jackson, ossia della difficoltà di voltare artisticamente pagina dopo aver firmato opere dotate di una tale forza simbolica – la trilogia dell’anello e quella di <em>Matrix</em> – da rimanere impresse nell’immaginario collettivo come mondi, prima ancora che come film.<br />
Se Jackson ha risolto la cosa tornando nella Terra di Mezzo, i Wachowski prendono quegli stessi topoi narrativi che permeavano l’intera saga di <em>Matrix</em> (come anche il poco riuscito <em>Speed Racer</em>) &#8211; quindi il manicheismo cristologico “eletto Vs corporazioni cattive” e l’individuazione nell&#8217;amore dell&#8217;unica variabile non soggetta alle leggi del destino &#8211; e, con l’aiuto del sodale Tom Tykwer, lo dilatano nel tempo e nello spazio, costruendo un film &#8220;monstre&#8221; (si sfiorano quasi le tre ore) sulle dure leggi del destino e la sua ciclicità.<br />
La prima ora è piuttosto difficile da seguire, causa un montaggio che ci presenta i personaggi in maniera forse troppo veloce, e si fatica non poco ad entrare nella storia. Poi il film acquista ritmo e procede più spedito verso un finale per niente consolatorio.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/cloud-atlas2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-30120" title="cloud-atlas2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/cloud-atlas2.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Scommessa vinta solo a metà quindi ed è un vero peccato perché <em>Cloud Atlas</em>, in diversi momenti, ha il respiro e le suggestioni del grande cinema (la scena in cui vengono mostrati i cadaveri delle “operaie” appesi come quarti di bue ad esempio è eccezionale), ma è il film nel suo complesso che, seppur visivamente ricchissimo, gira un po&#8217; a vuoto per gran parte della durata.<br />
E’ evidente la sua natura di opera dalla gestazione lunga e travagliata e ancora più lo sono le differenze stilistiche tra le scene girate da Tykwer e quelle dei Wachowski (questi ultimi, in particolare, si occupano delle storie ambientate nel futuro e la loro Seul post-apocalittica richiama moltissimo Zion).<br />
Alcuni snodi narrativi vengono risolti con troppa naïveté e l&#8217;escamotage della macchia a forma di cometa sulla pelle per legare i personaggi chiave nei diversi piani storici è un po&#8217; grossolano.<br />
E poi c&#8217;è un problema di fondo. Il film è pesante. E troppo lungo.<br />
In pratica impiega tre ore per esprimere un concetto che John Lennon e Paul McCartney anni fa sintetizzarono in una sola frase: &#8220;All You Need is Love&#8221;.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
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		<title>The Iron Lady</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 11:41:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Phyllida Loyd]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id, UK 2012)<br />
Uscita: 27 gennaio 2012<br />
Regia: Phyllida Lloyd<br />
Con: Meryl Streep, Jim Broadbent, Harry Lloyd<br />
Durata: 1 ora e 45 minuti<br />
Distribuito da: Bim</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/213.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-24821" title="213" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/213.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>&#8220;<em>Sono straordinariamente paziente, sempre che alla fine si faccia come dico io</em>&#8220;.<br />
Margaret Thatcher</p>
<p>Impossibile trovare un soprannome più appropriato di quello con cui la signora Thatcher è conosciuta in tutto il mondo. Lei che Lady di ferro lo è davvero e non certo a chiacchiere. Tenace, impopolare, perseverante e controversa. Questa è la Margaret Thatcher che conosciamo, ma per Phyllida Lloyd non è proprio così. In <em>The Iron Lady</em> la regista racconta due, anzi tre diverse Margaret Thatcher: la donna, l&#8217;austero e inflessibile personaggio politico e l&#8217;anziana vedova malata di Alzheimer. Ed è proprio in quest&#8217;ultima veste che ci viene introdotta la baronessa nel biopic a lei dedicato. Il film si apre con un&#8217;inquadratura i cui Margaret Thatcher (Meryl Streep), ex Primo Ministro britannico ormai ottantenne, fa colazione nella sua casa in Chester Square, a Londra. Malgrado suo marito Denis (Jim Broadbent) sia morto da più di otto anni, la decisione di sgombrare il suo guardaroba risveglia in lei una travolgente ondata di ricordi. Denis le inizia ad apparire come se fosse ancora in vita, con quel fare scherzoso e affettuoso che lo contraddistingueva. Lo staff della Thatcher inizia a manifestare preoccupazione a sua figlia, Carol (Olivia Colman), per l’apparente confusione tra passato e presente dell’anziana donna. Preoccupazione che non fa che aumentare quando, durante una cena, Margaret intrattiene gli ospiti fin quando non si distrae e inizia a rievocare un&#8217;altra cena avvenuta sessant&#8217;anni prima, durante la quale conobbe suo marito Denis.</p>
<p>Si apre così un continuo viaggio nel tempo fatto di salti più o meno bruschi che, attraverso un montaggio intrecciato, ci mostrano chi era la Thatcher da quando, da semplice figlia di un droghiere, viene ammessa a Oxford. Poi l&#8217;ascesa politica che la porterà al numero 10 di Downing Street, passando per la guerra delle Falklands e per lo sciopero a oltranza dei minatori (che dopo un anno furono costretti ad arrendersi alla sua linea dura). E ancora la lotta di classe che Margaret ha combattuto fin da ragazza per emancipare la figura della donna nella politica occidentale e il difficile connubio tra l&#8217;essere donna, madre e leader di un paese come la Gran Bretagna negli anni in cui l&#8217;IRA piazzava bombe ad ogni angolo. Il tutto visto, anzi rievocato, dalla delicata vedova ultraottantenne colma di ricordi di un passato intenso e glorioso. In Inghilterra è stato proprio l&#8217;eccessivo intimismo del film a essere duramente criticato: in molti si aspettavano una pellicola più politica, incentrata sull&#8217;operato della più potente donna che l&#8217;Occidente moderno ricordi.</p>
<p>La punta di diamante del film è senza dubbio l&#8217;interpretazione magistrale di Meryl Streep, che torna a lavorare con Phyllida Loyd dopo <em>Mamma Mia!</em>. L&#8217;attrice riesce ad arricchire la sua Thatcher di sfumature e dettagli, lavorando in sottrazione e senza gonfiare mai il suo personaggio, neanche nei momenti più intensi e drammatici. La sua Iron Lady è quella che non abbiamo mai visto né immaginato, fragile e segreta. Il Golden Globe, Meryl Streep, se lo è portato a casa pochi giorni fa, e sono in molti a scommettere che il prossimo 26 febbraio sul suo comodino, arriverà anche il vecchio zio Oscar, che per lei sarebbe il terzo. Di contro, c&#8217;è un film che gioca troppo e troppo spesso con i cambi di registro e con le repentine alternanze di situazioni. Con un risultato finale discontinuo che manca di compattezza, e con un eccessivo indugiare sulla Thatcher malata di demenza senile: una scelta stilistica sicuramente difficile da compiere in fase di sceneggiatura, ma altrettanto difficile da condividere.</p>
<p>Chiudiamo con un appello, quasi una supplica: cercate di andare a vedere <em>The Iron Lady</em> in originale con i sottotitoli. Solo in questo modo potrete rendervi realmente conto del lavoro fatto da Meryl Streep sul suo personaggio.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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