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	<title>Movielicious &#187; Keira Knightley</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Collateral Beauty, il trailer del film con Will Smith e tante altre star</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2016 08:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[David Frankel dirige un cast di stelle in un film che promette lacrime.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/09/Collateral-Beauty-620x343.png"><img class="alignnone size-full wp-image-53929" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/09/Collateral-Beauty-620x343.png" alt="Collateral-Beauty-620x343" width="620" height="343" /></a></p>
<p>È stato rilasciato in rete il primo trailer di<strong> <em>Collateral Beauty</em></strong>, pellicola diretta da <strong>David Franke</strong>l, il regista di<em> </em><em>Il diavolo veste Prada</em> e <em>Io &amp; Marley. </em>Il protagonista è <strong>Will Smith</strong>, che interpreta un pubblicitario che entra in depressione. I suoi colleghi se ne accorgono ed elaborano un complesso piano per provare a farlo stare meglio. Nel cast ci sono anche <strong>Edward Norton, Keira Knightley, Kate Winslet, Helen Mirren e Michael Peña</strong>. Negli Stati Uniti uscirà il 16 dicembre, in Italia dovrebbe arrivare a inizio 2017.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/dpFyds_pS2E" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Everest</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2015 13:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo il passaggio Fuori Concorso a Venezia 72 Jake Gyllenhaall, Josh Brolin e Jason Clarke affrontano]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2015)<br />
Uscita: 24 settembre 2015<br />
Regia:  Baltasar Kormákur<br />
Con: Jake Gyllenhaal, Josh Brolin, Jason Clarke<br />
Durata:2 ore e 1 minuto<br />
Distribuzione: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/everest_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44651" title="everest_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/everest_1.jpg" alt="" width="500" height="280" /></a></p>
<p><em>&#8220;Perché scalare l&#8217;Everest? Perché esiste&#8221; &#8211; George Mallory</em></p>
<p>Perché, specie dopo il clamoroso tandem di <em>Gravity</em> e di <em>Birdman</em>, assegnare a un film come <em><strong>Everest</strong></em> il ruolo di pellicola di apertura del più longevo Festival del Cinema del mondo?<br />
Dopo la roboante indifferenza e la gelida accoglienza &#8211; <em>no pun intended</em> &#8211; incassate al termine della première veneziana, viene da credere che l&#8217;eventuale risposta del direttore Alberto Barbera, vistosi &#8220;usurpare&#8221; da New York l&#8217;attesissimo <em>The Walk</em> di Robert Zemeckis, e il laconico commento dello sfortunato alpinista britannico citato in apertura coincidano.</p>
<p>Un conto, però, è il valore squisitamente umano dell&#8217;impresa, requisito indispensabile della secolare ambizione antropica di infrangere le barriere naturali, un altro è la supposta esigenza della sua trattazione artistica, che non solo rischia di essere ridotta a un mero sforzo produttivo privo della benché minima sostanza &#8211; quello, per esempio, che ha portato all&#8217;acclamazione gratuita ed esagerata di un vacuo giocattolone come <em>Mad Max: Fury Road</em> -, ma che, a meno di non essere l&#8217;Herzog di <em>Fitzcarraldo</em> o il Kevin McDonald de <em>La morte sospesa</em>, disinnesca ogni senso di stupore e di coinvolgimento quando l&#8217;artefazione si fa asfissiante.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/everest_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44652" title="everest_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/everest_2.jpg" alt="" width="499" height="266" /></a></p>
<p>L&#8217;esistenza, dicevamo, di un&#8217;operazione come <em>Everest</em> si giustifica esclusivamente con quei pochi metri di passerella stesi ai galà di turno, e, nel caso specifico del Lido, con lo scopo di rimpolpare e internazionalizzare un red carpet non proprio sovrabbondante con un ensemble di divi a fare quadrato (lo stesso principio dell&#8217;altro bluff da box office dell&#8217;edizione, ossia <em>Black Mass</em>): per il resto, carente tanto dal punto di vista biecamente intrattenitivo, quanto &#8211; ma i dubbi erano ben pochi, considerati i modesti precedenti di <em>Contraband</em> e di <em>Cani sciolti</em> &#8211; come occasione per l&#8217;islandese <strong>Baltasar Kormákur </strong>di rivelarsi in veste di autore action ormai collaudato, <em>Everest</em> discende direttamente dal canone desueto del disaster movie corale à la <em>Airport</em>, sovrappopolato di celebrità scarsamente assortite con i cui alter ego di cartapesta lo spettatore è chiamato a identificarsi e sulla cui sopravvivenza è cinicamente portato a scommettere, ma c&#8217;è ben poco per cui esaltarsi fra caratterizzazioni antidiluviane (il texano spaccone ma fragile di <strong>Josh Brolin</strong>, lo scapicollato fricchettone di <strong>Jake Gyllenhall</strong>, lo scalognato rachitico di <strong>John Hawkes</strong>, anche se il top restano le mogliettine scalpitanti delle svogliatissime <strong>Keira Knightley</strong> e <strong>Robin Wright</strong>), uno sviluppo tedioso e a rilento che passa dall&#8217;adventure sonnacchioso della prima metà al survivalistico esagitato della seconda, una confezione pulitina che alterna soprattutto estetizzanti panoramiche aeree &#8211; niente che non si possa già trovare nel di gran lunga superiore documentario omonimo del 1998, girato davvero e non, a differenza di questo, soltanto convertito in formato IMAX  &#8211; a sequenze dinamiche male orchestrate (senza tirare in ballo un 3D che più accessorio non si potrebbe), momenti ai confini del trash, come la repentina resurrezione innescata dai flashback a ralenti della famigliola in stile Mulino Bianco, e dialoghi piattissimi a base di pipponi motivazionali e di gradassate assortite (già cult la lapidaria sparata secondo cui &#8220;a contare non è l&#8217;altitudine, ma l&#8217;attitudine&#8221;).</p>
<p>In questo senso, più che all&#8217;anonimo mestiere del regista, la paternità dell&#8217;opera è da ascriversi agli sceneggiatori <strong>William Nicholson</strong> e <strong>Simon Beaufoy</strong>, artefici dei più enfatici e ignoranti calvari del cinema di consumo del nuovo secolo, da <em>Il gladiatore </em>e <em>Unbroken</em> (il primo) a <em>The Millionaire </em>e <em>127 ore</em> (il secondo), di cui il compitino di Kormákur pare la versione innevata e a più voci. Come nel caso dell&#8217;one-man-show con James Franco, anche qui sfugge un punto del discorso diverso dalla semplice, sterile cronaca degli eventi condita da tocchi insistentemente melodrammatici (la fine del povero <strong>Jason Clarke </strong>è puro torture porn), con l&#8217;aggravante di uno studio dei personaggi pressoché inesistente che riduce il nutritissimo cast a un magma indifferenziato di ragioni sommarie (fuga dalla routine, ricerca di rivalsa, volontà di potenza e altre ovvietà) e con un senso dell&#8217;epica che confonde il grandioso &#8211; si pensi all&#8217;arrivo in cima alla montagna, reso con sconsolante assenza di meraviglia &#8211; con il tonitruante.</p>
<p>Peccato, perché dal film sembrava evincere una riflessione sui limiti dell&#8217;Uomo comune alle prese con la Natura e con se stesso, come dimostra lo scontro fra l&#8217;attitudine &#8220;chioccesca&#8221; e possibilista del personaggio di <strong>Jason Clarke</strong>, pronto ad ammettere principianti nelle proprie cordate, con quella elitarista del rivale interpretato da Gyllenhall &#8211; confronto che pure si conclude in parità -, ma <em>Everest</em> si accontenta di un&#8217;indistinta identità di generico blockbuster da schiaffare in multisala senza troppi complimenti.</p>
<p>Voto <strong>4</strong></p>
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		<title>Venezia 72 &#8211; Giorno 1</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2015 15:07:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[72° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Apre il fiacco Everest di Baltasar Kormakur]]></category>
		<category><![CDATA[conquista invece il cileno Un monstruo de mil cabezas di Rodrigo Plá]]></category>
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		<description><![CDATA[Apre il fiacco Everest di Baltasar Kormakur, a conquistare è il cileno Un monstruo de mil cabezas di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/jake-gyllenhaal-baltasar-kormakur.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44154" title="jake-gyllenhaal-baltasar-kormakur" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/jake-gyllenhaal-baltasar-kormakur.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>A film di apertura concluso, resta chiaro che la migliore passeggiata sul vuoto di inizio stagione se l&#8217;è prevedibilmente aggiudicata New York: vistosi &#8220;usurpato&#8221; l&#8217;attesissimo <em>The Walk</em> di Robert Zemeckis, Venezia ha ripiegato così su un&#8217;entree a tratti inesplicabile per una manifestazione del suo calibro, specie dopo il clamoroso tandem di <a href="http://www.movielicious.it/2013/10/02/gravity/" target="_blank"><em>Gravity</em></a> e di <a href="http://www.movielicious.it/2015/02/04/birdman-o-le-imprevedibili-virtu-dellignoranza/" target="_blank"><em>Birdman</em></a>.</p>
<p>Se non per il semplice scopo di rimpolpare un red carpet non proprio sovrabbondante con qualche faccia nota, sfugge il motivo alla base della scelta di un prodotto da multisala come <em><strong>Everest</strong></em> come pellicola di inaugurazione, carente tanto dal punto di vista biecamente intrattenitivo, quanto &#8211; ma i dubbi erano ben pochi &#8211; come occasione per l&#8217;islandese <strong>Baltasar Kormakur</strong> di rivelarsi in veste di autore action ormai collaudato.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/gyllenhaal.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44155" title="gyllenhaal" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/gyllenhaal.jpg" alt="" width="500" height="341" /></a></p>
<p>Il film infatti sembra appartenere al genere desueto del disaster movie corale à la<em> Airport</em>, sovrappopolato di celebrità scarsamente assortite con cui lo spettatore è chiamato a identificarsi, ma c&#8217;è ben poco per cui esaltarsi fra caratterizzazioni antidiluviane (il texano spaccone ma fragile di<strong> Josh Brolin</strong>, lo scapicollato fricchettone di <strong>Jake Gyllenhall</strong>, lo scalognato in cerca di rivalsa di<strong> John Hawkes</strong>, ma il top sono le mogliettine scalpitanti delle svogliatissime <strong>Keira Knightley</strong> e <strong>Robin Wright</strong>), uno sviluppo tedioso che passa dall&#8217;adventure sonnacchioso della prima metà al survivalistico esagitato della seconda.  Una confezione pulitina che alterna soprattutto estetizzanti panoramiche aeree a sequenze action male orchestrate (senza tirare in ballo un 3D che più accessorio non si potrebbe), momenti al limite del brutto come la repentina resurrezione innescata dai flashback a ralenti della famigliola in stile Mulino Bianco e dialoghi piattissimi a base di pipponi motivazionali e di gradassate assortite.</p>
<p>Peccato, perché dal film sembrava evincere una riflessione sui limiti dell&#8217;uomo comune alle prese con la Natura e con se stesso, come dimostra lo scontro fra l&#8217;attitudine &#8220;chioccesca&#8221; e possibilista del personaggio di <strong>Jason Clarke</strong>, pronto ad ammettere principianti nelle proprie cordate con quella elitarista di quello di Gyllenhall &#8211; che pure si conclude in parità -, ma <em>Everest</em> non riesce ad andare oltre alla propria identità di semplice blockbuster.</p>
<div id="attachment_44156" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/un-monstruo-de-mil-cabezas.png"><img class="size-full wp-image-44156" title="un-monstruo-de-mil-cabezas" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/un-monstruo-de-mil-cabezas.png" alt="Un Monstruo de Mil Cabezas" width="500" height="209" /></a><p class="wp-caption-text">Un Monstruo de Mil Cabezas</p></div>
<p>Ben altro discorso per <em><strong>Un monstruo de mil cabezas</strong></em>, che dà il via alla sezione <strong>Orizzonti</strong> con il ritorno in Laguna di <strong><span class="st">Rodrigo Plá</span></strong>, già Premio DeLaurentiis con l&#8217;eccellente <em>La zona</em>.</p>
<p>Come allora, il giovane cineasta cileno torna a scavare nel clima di ingiustizia sociale, di prepotenza e di malversazione del Messico dei nostri tempi, focalizzandosi questa volta sul settore burocratico-sanitario e riducendo lo stile levigato e morbido (ancorché usato per raccontare ancora una volta episodi di pura violenza) dell&#8217;esordio a un linguaggio molto più spigoloso e respingente, abbondando con sfocature deumanizzanti, inquadrature sghembe, destrutturazioni narrative e lunghi piani fissi: il risultato è un minuscolo thriller proletario di deflagrante potenza che conferma la maturazione avvenuta nel percorso artistico di Plà e le prime speranze nei confronti della nutritissima comitiva sudamericana.</p>
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		<title>The Imitation Game</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Dec 2014 11:56:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il biopic con Benedict Cumberbatch nei panni del matematico gay Alan Turing delude le aspettative. Ecco]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id, USA/UK 2014)<br />
Uscita: 1 gennaio 2014<br />
Regia: Morten Tyldum<br />
Con: Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode<br />
Durata: 1 ora e 53 minuti<br />
Distribuito da: Videa</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/the_imitation_game_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40364" title="the_imitation_game_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/the_imitation_game_2.jpg" alt="" width="499" height="333" /></a></p>
<p>Ci sono voluti più di sessant&#8217;anni prima che la Gran Bretagna, e di conseguenza il mondo intero, rivedesse il proprio giudizio su <strong>Alan Turing</strong>. Circa un anno fa, era il 24 dicembre del 2013, la Regina Elisabetta ha concesso al brillante matematico inglese l&#8217;assoluzione reale, una sorta di grazia postuma, su richiesta del ministro della giustizia Chris Grayling, per onorarne la memoria e ricordarne il valore delle ricerche.<br />
Alan Turing è lo scienziato noto, tra le altre cose, per aver realizzato una macchina astratta con le caratteristiche primarie di un sistema da calcolo universale che, opportunamente programmato, era in grado di eseguire ogni tipo di operazione (ossia leggere, scrivere, memorizzare ed elaborare qualunque informazione). Grazie a questa invenzione, riuscì a decifrare il codice Enigma e con esso le trasmissioni naziste, contribuendo in modo decisivo alla vittoria degli alleati contro la Germania di Hitler, accorciando il conflitto di oltre due anni e salvando numerose vite umane. A tutt&#8217;oggi la <strong>Macchina di Turing</strong> rappresenta il più potente strumento di calcolo conosciuto, nel senso che per ogni problema per cui è nota una procedura di soluzione, è possibile formulare un algoritmo eseguibile da una MdT.<br />
E invece sull&#8217;esistenza di questa brillante figura fu impresso un marchio di infamia: la condanna per omosessualità nel 1952 e la castrazione chimica, cui seguì il suicidio, due anni dopo, si narra con un morso a una mela intrisa di cianuro, anche se l&#8217;ombra dell&#8217;assassinio di Stato non è mai stata accantonata completamente.</p>
<p>Questo per dire che una vita tanto straordinaria avrebbe meritato un film che lo fosse altrettanto. E invece <em><strong>The Imitation Game </strong></em>è una parziale delusione perché, nonostante sia un prodotto ben girato, confezionato e interpretato, manca di quel tocco in più, di quella complessità che ha caratterizzato la vita del personaggio che ha la presunzione di voler raccontare.<br />
La pellicola si apre con l&#8217;arresto da parte della polizia britannica di Alan Turing (<strong>Benedict Cumberbatch</strong>), nel 1952, con l’accusa di atti osceni. Di fronte a un agente che lo crede una spia sovietica, l&#8217;uomo racconta come anni prima, durante il secondo conflitto mondiale, collaborò con le forze militari e coi servizi segreti per costruire la prima macchina in grado di decodificare Enigma, il misterioso generatore di messaggi in codice delle forze naziste, contribuendo in modo significativo alla vittoria degli Alleati.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/the_imitation_game_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40365" title="the_imitation_game_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/the_imitation_game_1.jpg" alt="" width="500" height="269" /></a></p>
<p>Nonostante <em>The Imitation Game</em> non sia la prima pellicola sulla risoluzione del codice  Enigma (arriva infatti dopo <em>U-571</em> di Jonathan Mostow e <em>Enigma</em> di Michael  Apted) di sicuro sarà la più celebre, per tutta una serie di motivi:  l&#8217;appeal della storia, tratta dalla biografia di Alan Turing che è  praticamente un film già scritto, la scelta dei protagonisti, Benedict  Cumberbatch e <strong>Keira Knightley </strong>in primis, la regia affidata al  giovane regista norvegese <strong>Morten Tyldum</strong>, autore del notevole thriller  <em>Headhunters</em>, la fotografia di <strong>Óscar Faura</strong> (<em>The Impossible</em>, <em>Biutiful,</em> <em>The  Orphanage</em>), il montaggio del Premio Oscar <strong>William Goldenberg</strong> (<em>Argo</em>, <em> Heat</em>, <em>Zero Dark Thirty</em>) e le musiche a <strong>Alexandre Desplat</strong> (<em>The Tree of  Life</em>, <em>Benjamin Button</em>, <em>The Grand Budapest Hotel</em>). Chiudono il cerchio i  fratelli <em>Weinstein</em>, che si sono aggiudicati la distribuzione americana  del film.</p>
<p>Eppure <em>The Imitation Game</em> è ben lontano dall&#8217;omaggiare  il genio che fu Alan Turing. Tutto appare freddo, studiato, romanzato e  semplificato in maniera quasi fastidiosa. Nonostante Benedict  Cumberbatch tenti l&#8217;impossibile per dare profondità al suo personaggio,  lavorando sui vari livelli  di cui si componeva la complessa personalità  del matematico, quello che gli ruota attorno risulta estremamente  scolastico, anche  irritante. Se conoscete Turing, non solo come  decifratore del codice Enigma, ma anche per il contributo fondamentale  che ha saputo apportare nei campi della moderna informatica e  dell&#8217;intelligenza artificiale, tenetevi lontani da questo film.</p>
<p><strong>Voto</strong> 5</p>
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		<title>Tutto può cambiare</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2014/10/14/tutto-puo-cambiare/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Oct 2014 09:58:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[John Carney torna a raccontare ciò che ama di più: musica e personaggi in cerca di realizzazione. Con]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Begin Again, USA 2013)<br />
Uscita: 16 ottobre 2014<br />
Regia: John Carney<br />
Con: Mark Ruffalo, Keira Knightley, Adam Levine<br />
Durata: 1 ora e 44 minuti<br />
Distribuito da: Lucky Red</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/begin_again_slide.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39191" title="begin_again_slide" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/begin_again_slide.jpg" alt="" width="500" height="244" /></a></p>
<p>Facciamo un passo indietro di qualche anno. Siamo nel 2008 e <em>Falling Slowly </em>vince un Oscar per la Miglior Canzone. Il brano è contenuto in uno dei film più romantici di sempre: <em>Once</em>. Pellicola a bassissimo budget e dal taglio quasi documentaristico, interamente girata con la camera a mano in cui lui è un chitarrista irlandese che ripara aspirapolveri e canta ai bordi delle strade e lei una pianista immigrata dalla Repubblica Ceca. Si conoscono per caso a Dublino. In un contesto di apparente mediocrità, riescono a dar vita al sogno che condividono: incidere un disco.<br />
New York, giorni nostri. Anche Gretta (<strong>Keira Knightley</strong>) e Dan (<strong>Mark Ruffalo</strong>) sognano di incidere un album. Lo fanno da quando si sono incontrati, poche sere fa, in un locale. Lui, produttore musicale caduto in disgrazia con una valanga di problemi personali, è ubriaco. Ma questo non gli impedisce di capire immediatamente che quella ragazza che canta sul palco, vestita da maschiaccio, sarà la sua salvezza. Quella stessa ragazza che è arrivata a New York insieme al suo fidanzato musicista (<strong>Adam Levine</strong>, il leader dei Maroon Five), e che si ritrova con un pugno di mosche in mano dopo che lui, ora star di successo, l&#8217;ha mollata.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/begin_again_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-39192" title="begin_again_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/begin_again_2.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Presentato l&#8217;estate scorsa al Festival di Giffoni, <em><strong>Tutto può cambiare</strong></em> è, senza se e senza ma, una delle migliori commedie dell&#8217;anno. Nonostante un canovaccio che definire scontato è poco, che porta avanti la storia di personaggi alla deriva che si rimettono in carreggiata: praticamente come la metà dei film che escono. E nonostante sia colmo di ogni cliché reperibile in qualunque commedia musical-romantica di basso lignaggio. Però funziona. Merito della sorprendente performance di Mark Ruffalo, davvero eccezionale nell&#8217;incarnare il folle quanto risoluto Dan, della dolcezza del personaggio di Keira Knightley, puro e contrario ad ogni compromesso, di una colonna sonora orecchiabile e ben arrangiata, e del sensazionale romanticismo che pervade ogni scena.<br />
Interessante, poi, la costruzione sintattica del film, che Carney mette insieme in modo non convenzionale. Assistiamo così a una prima parte destrutturata che non segue temporalmente i trascorsi dei due protagonisti e a una seconda che si canonizza, seguendo un percorso più lineare.</p>
<p>La Dublino povera, ma non rassegnata, di <em>Once </em>diventa una frenetica New York (incredibile come il regista irlandese sia riuscito a tirarci fuori qualcosa di inedito, dopo i passaggi dei vari Allen, Scorsese, Baumbach e Norah Ephron), quella degli appartamenti da sogno che affacciano sul Central Park di chi i propri sogni li ha già realizzati e quella delle bettole di chi si arrangia e aspetta che la Grande Mela gli dia un&#8217;occasione. Magari decidendo di incidere un album a costo zero ingaggiando musicisti di strada e studenti del conservatorio alle prime armi.<br />
Nato prima come sceneggiatura a cui sono stati aggiunti i brani musicali in un secondo momento (realizzati dallo stesso Carney, che ha una carriera di bassista alle spalle, insieme a Gregg Alexander, membro della band dei New Radicals e a Glen Hansard, voce dei The Frames e già protagonista maschile di <em>Once</em>), <em>Tutto può cambiare</em>, proprio come il suo fratello maggiore, è un&#8217;altra storia di musica per strada, di un amore sfiorato che resta sospeso, priva di qualsiasi espediente ruffiano e di facile retorica, semplice e credibile, che mira dritto al cuore dello spettatore alternando momenti di malinconia ad altri di struggente idillio. E dato che si esce dal cinema chiedendosi se il CD di Gretta sia davvero in commercio, ecco dove potete acquistare i brani che compongono la colonna sonora:</p>
<p><a href="http://www.what-song.com/Movies/Soundtrack/1454/Begin-Again">http://www.what-song.com/Movies/Soundtrack/1454/Begin-Again</a></p>
<p><strong>Voto</strong> 8</p>
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