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	<title>Movielicious &#187; Laura Chiatti</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>La cena di Natale</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 07:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[La cena di Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Chiatti]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Ponti]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Pia Calzone]]></category>
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		<category><![CDATA[Riccardo Scamarcio]]></category>

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		<description><![CDATA[Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti nella nuova (?) commedia di Marco Ponti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2016)<br />
Uscita: 24 novembre 2016<br />
Regia: Marco Ponti<br />
Con: Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone<br />
Durata: 1 ora e 35 minuti<br />
Distribuzione: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/la-cena-di-natale.jpg"><img class="alignnone wp-image-54608" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/la-cena-di-natale-1024x490.jpg" alt="la-cena-di-natale" width="650" height="311" /></a></p>
<p>Se una singola caduta tutto sommato  la si perdona a chiunque, relegandola magari tra gli errori di percorso, quando queste iniziano a diventare due si può anche pensare che dietro ci sia del dolo. Questo è il pensiero che attraversa la mente di chiunque, guardando questo <em><strong>La cena di Natale</strong></em>, faccia l’errore di ripensare alla freschezza dei primi due film di <strong>Marco Ponti</strong>.<br />
Ma andiamo per gradi e, per un attimo, facciamo finta che quest’ultimo non abbia mai diretto né <em>Santa Maradona</em> né <em>A/R – Andata e ritorno</em> e che questo sia solo il suo secondo film.<br />
<em><strong>La cena di Natale</strong></em> è infatti il sequel di <a href="http://www.movielicious.it/2015/10/22/io-che-amo-solo-te/" target="_blank"><em>Io che amo solo te</em></a> e trae anch’esso origine da un romanzo di Luca Bianchini. Uso il termine &#8220;sequel&#8221; perché i due film, così come i libri da cui sono tratti, si susseguono da un punto di vista temporale, ma sarebbe più corretto parlare di copia carbone perché tutti gli elementi che caratterizzavano il primo – e che, presumibilmente, ne hanno decretato il successo al botteghino – vengono qui riproposti senza la minima variazione sul tema. Senza contare che, a questo giro, viene a mancare anche l’elemento novità.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/LaCenaDiNatale_2.jpg"><img class="alignnone wp-image-54609" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/LaCenaDiNatale_2-1024x539.jpg" alt="LaCenaDiNatale_2" width="650" height="342" /></a></p>
<p>Laddove quindi in Io che amo solo te si narravano le rocambolesche vicissitudini che ruotavano attorno al matrimonio di Damiano (<strong>Riccardo Scamarcio</strong>) e Chiara (<strong>Laura Chiatti</strong>), compreso il tardivo ritorno di fiamma tra Don Mimì (il <strong>Michele Placido</strong> più gigione che possiate immaginare) e Ninella (<strong>Maria Pia Calzone</strong>), rispettivamente padre di lui e mamma di lei, qui il medesimo cast è raccolto attorno a un tavolo durante un cenone di Natale. Chiara e Damiano stanno per avere un bambino, anche se lui non ha perso l’abitudine di concedersi qualche scappatella extraconiugale, mentre la passione inespressa tra Don Mimì e Ninella è ancora palpabile e sempre sul punto di esplodere.<br />
Racconto corale, romanticismo leggero che in qualche modo riesce a non sfociare mai nel miele e una Polignano a Mare che ritorna ad essere simulacro di una vita di provincia in cui tutti sanno tutto di tutti, si fondono in un’innocua <strong>commediola rosa</strong> in cui, più o meno fin dai titoli di testa, sai già come andranno le cose.<br />
Di certo sai già che i protagonisti maschili saranno dei simpatici fedifraghi, sostanzialmente intimoriti dalle responsabilità della vita adulta, mentre le donne, sebbene petulanti, sono in fondo devote e, per questo, alla fine chiuderanno un occhio e tutto verrà perdonato.<br />
Giusto in tempo per un parto di quelli fatti in casa, come si usava una volta.</p>
<p><em><strong>La cena di Natale</strong></em> descrive un microcosmo sociale – o, se vogliamo, una dimensione parallela – in cui è accettabile e al limite fa anche sorridere che un marito tradisca una moglie all’ottavo mese di gravidanza, chieda scusa e la faccia franca nel giro di un paio di scene. Un mondo in cui un gay deve per forza accompagnarsi a un’amica lesbica (che, a sua volta, frequenta quasi esclusivamente trans) e il rude ma comprensivo sacerdote del paese sia depositario ai limiti della connivenza dei segreti di ognuno dei protagonisti. Ce n’è abbastanza insomma per mettere a dura prova la capacità di sospensione dell’incredulità anche dello spettatore meno smaliziato. A questo si aggiunga poi un pressappochismo tecnico che porta Scamarcio ad avere i capelli ricci in una scena e lisci in quella immediatamente successiva e il quadro è completo.<br />
Ma, per chiudere come abbiamo iniziato, se a dirigere La cena di Natale fosse stato un qualsiasi Volfango De Biasi (al limite anche Fausto Brizzi) non ci sarebbe neanche tanto da inorridire, ché in fondo di film così in Italia ne escono una decina all’anno.<br />
Che dietro la macchina da presa ci sia invece Marco Ponti un po’ dispiace.<br />
Perché ha il sapore di una resa.</p>
<p><strong>Voto</strong> 4,5</p>
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		<title>Pets &#8211; Vita da animali</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/10/06/pets-vita-da-animali-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2016 08:12:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Cattelan]]></category>
		<category><![CDATA[Chris Renaud]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Mandelli]]></category>
		<category><![CDATA[Illumination Entertainment]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Chiatti]]></category>
		<category><![CDATA[Lillo]]></category>
		<category><![CDATA[Pets – Vita da Animali]]></category>
		<category><![CDATA[The Secret Life of Pets]]></category>
		<category><![CDATA[Yarrow Cheney]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(The Secret Life of Pets, USA 2016)<br />
Uscita: 6 ottobre 2016<br />
Regia: Chris Renaud, Yarrow Cheney<br />
Con le voci di: Lillo, Francesco Mandelli, Laura Chiatti, Alessandro Cattelan<br />
Durata: 1 ore e 27 minuti<br />
Distribuito da: Universal Pictures Italy</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Pets_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54203" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Pets_1.jpg" alt="Pets_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Bisogna riconoscerlo: quello della <strong>Illumination Entertainment</strong>, seppur ancora alle prime battute e a mira non ancora pienamente aggiustata, è finora un percorso che pare procedere ai margini della matta competizione, Pixar in testa, per l&#8217;egemonia qualitativa nel campo dell’<strong>animazione</strong> statunitense mainstream.<br />
Non ci si aspetti, dunque, dall&#8217;equipe di <strong>Chris Meledandri</strong>, quel corrispettivo zoologico di <em>Toy Story</em> che i presupposti lasciavano intendere o quella svolta della maturità con cui disintossicarsi dagli effetti asfissianti della <em>Minions</em>-mania, bensì il primo stadio di quella lenta, graduale convergenza con la declinante Dreamworks Animations che, dallo scorso agosto, è diventata effettiva con l&#8217;acquisizione di quest&#8217;ultima da parte di mamma Universal.</p>
<p>È con le prime produzioni degli studios di Jeffrey Katzenberg, infatti, che <em><strong>Pets &#8211; Vita da animali</strong></em> vorrebbe quasi cercare un discorso di continuità, ricalcandone i punti di forza (la predisposizione alla serialità, il ricorso a doppiatori di grido, il tono spigliato e marcatamente frivolo d&#8217;insieme) ma evitando il confronto diretto con l&#8217;oggi irraggiungibile colosso disneyano: se lo spunto iniziale e le dinamiche fra i due protagonisti suggeriscono più di un debito nei confronti delle avventure di Woody e Buzz, il termine di paragone più diretto è in realtà quello sfortunato <em>Giù per il tubo</em> che sancì la fine della collaborazione della Dreamworks con i colleghi britannici della Aardman e di cui vengono riproposte diverse intuizioni, a partire dal variopinto, &#8220;civilizzato&#8221; microcosmo bestiale che agisce all&#8217;insaputa dei suoi proprietari e dalla contrapposizione netta fra la sua componente casalinga, ingenua e sprovveduta, e quella randagia, feroce e vendicativa.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Pets2.jpg"><img class="alignnone wp-image-54204" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Pets2-1024x554.jpg" alt="Pets2" width="650" height="351" /></a></p>
<p>Se il precedente del 2006, però, rimaneva sommerso dalla sua cascata citazionistica &#8211; un elemento fra tutti, la mal gestita struttura da spy story &#8211; e penalizzato da un comparto personaggi assai limitato e di scarso appeal, <strong><em>Pets – Vita da animali </em></strong>batte una strada forse più abusata, ma di certo più efficace, attingendo a piene mani dall&#8217;universo sovversivo e scombiccherato dei Looney Tunes, trasformando il film in un coloratissimo e scatenato fuoco d’artificio slapstick mirato &#8211; come suggerisce, in fin dei conti, il nome stesso della compagnia &#8211; al puro e semplice intrattenimento privo di pretese, una sequela ininterrotta di gag che gioca per accumulo e che, a costo di patire una certa disomogeneità di fondo, non si concede pause, fra una rissa di strada fra cani e gatti che sfida le leggi della gravità e una scorreria in una fabbrica di würstel che si trasforma in un allucinato numero musicale à la Busby Berkeley, fino all&#8217;immancabile inseguimento risolutivo a rotta di collo sopra e sotto il ponte di Brooklyn.</p>
<p>E pur senza raggiungere le vette di raffinatezza del tematicamente analogo <em>Shaun – Vita da pecora</em> (sempre della Aardman), che invece dava vita alla medesima fantasia anarchica adottando il linguaggio stralunato e dilatato di Jacques Tati, tanto basta a <strong><em>Pets – Vita da animali</em></strong> per garantirsi un piccolo posto d’onore nella vetrina cartoon di inizio stagione, con il suo soggetto tanto semplice e pieno di cliché &#8211; lo sfrenato pomeriggio di libertà a spasso per New York di una piccola comunità di quartiere di animali, domestici e non &#8211; da coinvolgere qualsiasi fascia d’età, le sue caratterizzazioni bizzarre, su cui primeggiano, ancor più del Jack Russell doppiato nella versione originale da un bravissimo <strong>Louis C.K</strong>., la poiana in via di disintossicazione da carne di <strong>Albert Brooks</strong> e il coniglietto psicopatico anarco-insurrezionalista di <strong>Kevin Hart</strong>, e i suoi sprazzi di eleganza visiva, come l’incipit che attraversa la Grande Mela dall&#8217;alto e penetra pian piano a Central Park, e di inattesa dolcezza (il tenerissimo epilogo, con il simultaneo rientro a casa dei vari padroni).</p>
<p>Sorge, però, lo stesso dubbio provocato dalla visione di <em>Alla ricerca di Dory</em>, e cioè l&#8217;impressione che a una tale cura nel tratteggio dei caratteri non corrisponda la stesura di un intreccio altrettanto avvincente, qui ridotto a poco più di un canovaccio derivativo e a un catalogo di situazioni comiche più o meno eterogenee, una scrittura, in altre parole, che si concentra più sull&#8217;invenzione e sulla trovata che sul racconto.<br />
Ne consegue, quindi, un divertimento immediato e dinamico ma dal respiro molto corto, tarato principalmente sulla lunghezza d&#8217;onda di un pubblico pre-adolescenziale e un po&#8217; meno godibile dal pubblico adulto, l&#8217;equivalente per il grande schermo di un giro sull&#8217;ottovolante, mozzafiato finché si è a bordo, già dimenticato una volta che si è scesi a terra.</p>
<p>È pur sempre un notevole passo in avanti per una casa di produzione che sembrava condannata a non uscire dai dintorni di <em>Cattivissimo</em> <em>me</em> e delle sue mascotte, ma ben poca cosa rispetto all&#8217;innovazione, al coraggio e alla creatività con cui la Disney del notevole <em><a href="http://www.movielicious.it/2016/02/16/zootropolis-recensione/" target="_blank">Zootropolis</a> </em>e ancor più la Laika dell&#8217;imminente <em>Kubo e la spada magica</em> hanno lasciato un segno indelebile nel panorama animato del 2016.</p>
<p>Voto <strong>6,5</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il professor Cenerentolo</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2015/12/07/il-professor-cenerentolo-recensione/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2015 09:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Marotta]]></category>
		<category><![CDATA[Flavio Insinna]]></category>
		<category><![CDATA[Il professor cenerentolo]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Chiatti]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo Pieraccioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Leonardo Pieraccioni corteggiato da Laura Chiatti nella nuova commedia del regista toscano.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2015)<br />
Uscita: 7 dicembre 2015<br />
Regia: Leonardo Pieraccioni<br />
Con: Leonardo Pieraccioni, Laura Chiatti, Davide Marotta, Flavio Insinna<br />
Durata: 1 ora e 32 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Il_Professor_Cenerentolo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51189" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Il_Professor_Cenerentolo.jpg" alt="Cinema: Pieraccioni, a 50 anni viro su commedia cattiva" width="700" height="467" /></a></p>
<p>Umberto (<strong>Leonardo Pieraccioni</strong>) è un ingegnere che pensa be ne di combattere la crisi economica improvvisandosi rapinatore di banche, anzi di banca.Perché, al primo tentativo, viene immediatamente arrestato e spedito per tre anni nel carcere di Ventotene.<br />
La vita in galera è tutt&#8217;altro che dura per Umberto che, in cambio di una serie di lezioni private alla figlia del direttore, ha la possibilità di frequentare la biblioteca locale e girare film educativi insieme ai compagni di cella.<br />
Proprio durante la proiezione del suo ultimo film, l&#8217;uomo fa la conoscenza di Morgana (<strong>Laura Chiatti</strong>), insegnante di ballo un po&#8217; svampita che lo scambia per un operatore culturale. Da lì nasce un gioco degli equivoci alimentato dai continui sotterfugi di Umberto per riuscire a frequentare la ragazza nonostante l&#8217;obbligo di rientrare in carcere, ogni sera, a mezzanotte.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Il_Professor_Cenerentolo_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51190" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Il_Professor_Cenerentolo_2.jpg" alt="Il_Professor_Cenerentolo_2" width="644" height="383" /></a></p>
<p>Persa ormai da anni quella leggerezza intrisa di goliardia un po&#8217; facilona che aveva reso i suoi primi film (diciamo fino a Fuochi d&#8217;artificio compreso) delle piccole zone franche dalla sciatteria allora imperante dei cinepanettoni, Pieraccioni si ostina a perpetrare con cadenza biennale un&#8217;idea di cinema che, evidentemente  incapace di rinnovarsi, si limita a girare in tondo.<br />
E pure quando ci ha provato a fare qualcosa di diverso &#8211; due anni fa con i giovani fuorisede del pessimo Un fantastico via vai &#8211; ne è uscito con le ossa rotte e una delle rappresentazioni meno centrate dell&#8217;universo giovanile dai tempi di <em>Ragazzi della notte</em> di Jerry Calà.<br />
A quel punto qualcuno deve avergli consigliato di tornare a fare ciò che una volta gli riusciva benino, cioè telefonare a Giovanni Veronesi e imbastire il solito canovaccio finto romantico in cui una ragazza molto bella, in maniera del tutto inspiegabile, si innamora di lui.<br />
Solo che a questo giro Pieraccioni non si prende neanche più la briga di corteggiare la bella di turno con la simpatia ed è direttamente la Chiatti a provarci con lui in modo plateale e assai poco verosimile fin dal primo incontro.<br />
Intorno a loro la solita schiera di figurine di contorno, una più incolore dell&#8217;altra, apparentemente sulla scena con l&#8217;unico scopo di farsi prendere in giro dal regista toscano, un po&#8217; come quelle ragazze che si scelgono solo amiche bruttine per sembrare più belle alle feste.</p>
<p>Qui ad esempio, oltre al solito Ceccherini in un ruolo risicatissimo, abbiamo una milf napoletana, un direttore di carcere eccessivamente ingenuo (<strong>Flavio Insinna</strong>) e un nano (<strong>Davide Marotta</strong>, l&#8217;alieno Ciribiribì dei vecchi spot della Kodak) chiamato a farsi insultare con battutacce da quinta elementare (nulla che vedere con l&#8217;adorabile scorrettezza dei Farrelly insomma) e a sciorinare volgarità in un dialetto napoletano che si suppone debba far simpatia a prescindere.<br />
Poi, sempre quel qualcuno di cui sopra, deve aver ricordato a Pieraccioni la sua sopraggiunta maturità anagrafica (il regista ha ormai superato la soglia dei cinquanta) e come questa dovesse, in qualche modo, emergere dallo script. Ecco allora che il suo personaggio ha un rapporto conflittuale con la figlia adolescente che si vergogna di avere un padre in galera.<br />
Peccato solo che lo spazio dedicato a questa sottotrama occupi non più di una decina dei novanta minuti spesi dall&#8217;autore a fare facce buffe e a vessare il nano.<br />
Ma è tutto il film in realtà a rifiutare ostinatamente qualsiasi cosa che assomigli anche alla lontana a una struttura narrativa (lo stesso equivoco che porta Umberto a nascondere a Morgana il proprio status di carcerato e che dà il titolo al film viene perso per strada quasi subito) preferendo assecondare invece certe derive più farsesche che &#8211; ahinoi &#8211; non fanno nemmeno più ridere.<br />
Semmai intristiscono.</p>
<p><strong>Voto</strong> 3</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Io che amo solo te</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2015/10/22/io-che-amo-solo-te/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2015 06:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Io che amo solo te]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Chiatti]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Ponti]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Pia Calzone]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Placido]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Scamarcio]]></category>

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		<description><![CDATA[Marco Ponti dirige Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti in una commedia corale piatta e mediocre.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2015)<br />
Uscita: 22 ottobre 2015<br />
Regia: Marco Ponti<br />
Con: Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Michele Placido, Maria Pia Calzone<br />
Durata: 1 ora e 42 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/iocheamosolote_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-45126" title="iocheamosolote_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/iocheamosolote_1.jpg" alt="" width="500" height="334" /></a></p>
<p>Ninella (<strong>Maria Pia Calzone</strong>) ha cinquant’anni e un solo grande rimpianto: non aver potuto sposare Don Mimì (<strong>Michele Placido</strong>), l’amore di tutta una vita. Il destino però vuole che sua figlia Chiara (<strong>Laura Chiatti</strong>) si fidanzi proprio con il figlio dell’uomo che ha sempre sognato e che i due ragazzi decidano di convolare a nozze. Il matrimonio di Chiara e Damiano (<strong>Riccardo Scamarcio</strong>) si trasforma così in un vero e proprio evento per Polignano a Mare, paese bianco e arroccato in uno degli angoli più magici della Puglia, in cui vivono entrambe le famiglie.</p>
<p>Sostanzialmente Io che amo solo te è un peccato.<br />
Lo è in primis per <strong>Marco Ponti</strong>, che ricordiamo autore di due opere (<em>Santa Maradona</em> e <em>A/R Andata + Ritorno</em>) che, solo una decina di anni fa, contribuirono a dare una sana boccata d’ossigeno al panorama, altrimenti asfittico, della commedia italiana. Nulla di trascendentale, per carità, solo due piacevolissimi film che riuscivano a parlare giovane senza però cadere nell’infida trappola del “generazionale” e una serie di dialoghi così freschi che lo spettatore, ormai sfiancato a colpi di politically correct, faceva quasi fatica a riconoscere come pronunciati da attori italiani.<br />
Una pausa stranamente lunga ha poi allontanato Ponti dalla regia per restituircelo, un paio di anni fa, col mediocre <em>Passione sinistra</em> e oggi con quello che, a tutti gli effetti, sembra uno spot di Polignano a Mare commissionato dalla Regione Puglia.<br />
Tratto dall’omonimo romanzo di Luca Bianchini,<strong><em> Io che amo solo te</em></strong>, nelle intenzioni degli autori, vorrebbe essere una sorta di commedia corale sull’amore declinato nelle diverse stagioni della vita mentre, nei fatti, si riduce a raccontino buonista su come le relazioni, spesse volte, si trovino a fare i conti con le convenzioni sociali con tanto di scontato finale in cui i buoni sentimenti vincono sempre.<br />
Banalità dello script a parte, ciò che disturba davvero e una descrizione di un Sud Italia ancorato a una serie di triti stereotipi che definire obsoleti è poco, con corollario di tresche di paese, vicine spione e un’improbabile Laura Chiatti che si sforza di parlare con accento barese.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/iocheamosolote_2.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-45127" title="iocheamosolote_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/iocheamosolote_2.jpeg" alt="" width="500" height="346" /></a></p>
<p>A farne le spese è purtroppo un cast in parte anche valido, prima tra tutti la bravissima Maria Pia Calzone, evidentemente ansiosa di mettersi alla priva con un registro più leggero dopo il successo personale ottenuto nei panni di Imma Savastano in <em>Gomorra – La serie</em>, ma purtroppo incappata nel progetto sbagliato.<br />
Ma spiace anche per Michele Placido che, in un solo anno, è riuscito a sbagliare sia un film da regista (ricordiamo che il suo <em>La scelta</em> resta, a tutt’oggi, il peggior film italiano del 2015) che uno da attore.<br />
Senza voler infierire in maniera gratuita, in<em> Io che amo solo te</em> non si salva praticamente nulla e, a tratti, si ha l’impressione che Ponti ci si metta proprio d’impegno per peggiorare le cose.<br />
Non si spiega altrimenti la lunghissima scena del matrimonio (in pratica un terzo del film) in cui l’autore riesce a infilare la scoperta di un tradimento consumato il giorno prima delle nozze, il toccante outing del fratellino gay di Scamarcio, il comico Enzo Salvi animatore incapace di divertire (scelta di casting perfetta) e, addirittura, Alessandra Amoroso che, non si sa per quale motivo, a un certo punto si alza e canta la canzone di Endrigo che dà il titolo al film. Ovviamente rovinandola.<br />
Ce n’è abbastanza per scoraggiare chiunque, dopo la visione di <a href="http://www.movielicious.it/2015/10/14/suburra/" target="_blank"><em>Suburra</em></a>, dovesse aver fatto l’errore di illudersi su un generale innalzamento della qualità del cinema italiano.</p>
<p><strong>Voto</strong> 3</p>
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		<title>Il volto di un&#8217;altra</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 11:57:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Preziosi]]></category>
		<category><![CDATA[Iaia Forte]]></category>
		<category><![CDATA[Il volto di un'altra]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Chiatti]]></category>
		<category><![CDATA[Pappi Corsicato]]></category>

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		<description><![CDATA[Pappi Corsicato sferra una zampata alla società dell'immagine, tra citazionismo sfrenato e un notevole]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2012)<br />
Uscita: 11 aprile 2013<br />
Regia: Pappi Corsicato<br />
Con: Laura Chiatti, Alessandro Preziosi, Iaia Forte<br />
Durata: 1 ora e 24 minuti<br />
Distribuito da: Officine Ubu</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/il-volto-di-unaltra_-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-31551" title="il-volto-di-unaltra_-1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/il-volto-di-unaltra_-1.jpg" alt="" width="500" height="314" /></a></p>
<p>Finalmente qualcosa di diverso! Dopo il deludente <em>Il seme della discordia</em>, presentato a Venezia nel 2008, Pappi Corsicato torna a fare cinema a livelli decisamente più alti e rappresentativi della propria poetica con Il volto di un&#8217;altra, una commedia dai toni dark e grotteschi che sferra un attacco netto e rigoroso al mondo dell&#8217;apparire. La pellicola, <a href="http://www.movielicious.it/2012/11/12/roma-2012-giorno-4/">presentata al Festival Internazionale del Film di Roma </a>lo scorso autunno, narra le rocambolesche vicende di Bella, conduttrice di un programma televisivo sulla chirurgia estetica in pieno calo di ascolti perché, come dicono i responsabili della rete per cui lavora, &#8220;la sua faccia ha stancato&#8221;. Incapace di arrendersi al declino, Bella ha un&#8217;accesa discussione col proprio marito, il chirurgo plastico René (Alessandro Preziosi). In seguito al litigio, Bella rimane vittima di un incidente automobilistico sui generis (le arriva un water dritto in faccia) e si risveglia col volto coperto di bende e circondata da giornalisti: è rimasta sfigurata e la sua carriera televisiva è giunta al termine. O forse c&#8217;è ancora una speranza&#8230;</p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=VcZKjVq0NUk">LA VIDEOINTERVISTA A LAURA CHIATTI</a></strong></p>
<p>Girato interamente in Alto Adige, location piuttosto insolita per Corsicato che ha sempre prediletto la nativa Napoli per ambientare le sue storie, <em>Il volto di un&#8217;altra</em> è un&#8217;opera che riesce a compensare la scarsa originalità dei temi trattati con una ricerca visiva e stilistica degna di nota. Se infatti John Frankenheimer nel 1966 aveva già lanciato il sasso con il suggestivo <em>Operazione diabolica</em> (in parte ripreso da John Woo con <em>Face/Off</em>), Pappi riprende quel discorso aggiungendo alla critica sociale, tema che domina entrambe le pellicole, un lato ironico e dissacrante che affonda le proprie radici nella filmografia di Buñuel con evidenti richiami a Fellini e al Ferreri de <em>La grande abbuffata</em>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/il-volto-di-unaltra-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-31552" title="il-volto-di-unaltra-2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/il-volto-di-unaltra-2.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=mzq5UjvqXN8">LA VIDEOINTERVISTA A PAPPI CORSICATO E ALESSANDRO PREZIOSI</a></strong></p>
<p>L&#8217;impatto visivo è sicuramente l&#8217;aspetto più interessante de <em>Il volto di un&#8217;altra</em>, che ricorda molto da vicino le geometrie e le tinte sature viste in <em>La pelle che abito </em>di Almodóvar (Corsicato fu assistente del regista spagnolo sul set di <em>Legami!</em>, nel 1990, un&#8217;esperienza che evidentemente gli è rimasta dentro). Non a caso il film è dedicato alla memoria dello senografo Andrea Crisanti, uno dei migliori del nostro cinema, demiurgo di cotanta patinata artificiosità, scomparso lo scorso anno. Ma al regista partenopeo  va riconosciuto un altro merito: quello di aver trovato finalmente un ruolo calzante per Laura Chiatti, che nel film vediamo, incredibilmente, anche recitare.</p>
<p>Il risultato è una pellicola assolutamente diversa, lontana anni luce dalle produzioni nostrane, con un finale caustico e ironico che giustifica qualche lungaggine di troppo a livello narrativo.</p>
<p><strong>Voto </strong>7</p>
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