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	<title>Movielicious &#187; Massimo Boldi</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Amici come prima</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2018 08:12:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Amici come prima]]></category>
		<category><![CDATA[Christian De Sica]]></category>
		<category><![CDATA[Lunetta Savino]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Boldi]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Casagrande]]></category>
		<category><![CDATA[REgina Orioli]]></category>

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		<description><![CDATA[Christian De Sica e Massimo Boldi di nuovo insieme nella commedia natalizia che non è un cinepanettone]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia, 2018)<br />
Uscita: 19 dicembre 2018<br />
Regia: Christian De Sica<br />
Con: Christian De Sica, Massimo Boldi, Regina Orioli, Maurizio Casagrande<br />
Durata: 1 ora e 25 minuti<br />
Distribuzione: Medusa Film</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/amicicomeprima_open.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57853" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/amicicomeprima_open.jpg" alt="amicicomeprima_open" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Tredici anni dopo l&#8217;ultimo film insieme (<em>Natale a Miami,</em> con un incasso di 21 milioni di euro) <strong>Christian De Sica</strong> e <strong>Massimo Boldi</strong> devono aver pensato che i tempi per un ritorno &#8220;di coppia&#8221; fossero ormai maturi e, trascorsi gli ultimi anni tra duelli al box office natalizio in cui a competere erano film con protagonisti i due attori, ma separatamente, eccoli unire di nuovo le forze, intenzionati a sbancare il botteghino durante le feste.</p>
<p>Nel periodo che li ha visti separati, intanto, il <strong>cinepanettone</strong> è diventato un vero e proprio genere cinematografico e, ora più che mai, appare chiaro quanto abbia contribuito alla costruzione di una certa mentalità italiana, che ha preso forma alla fine degli anni Ottanta, per proseguire nei Novanta e nei primi Duemila e, in un certo senso, <em><strong>Amici come prima</strong></em> continua ad andare nella stessa direzione (l&#8217;hotel in cui è ambientato quasi interamente il film è una villa di proprietà di Silvio Berlusconi). Lo ha detto benissimo Curzio Maltese quando asseriva che «Il cinepattone è stato al ventennio berlusconiano come i &#8220;telefoni bianchi&#8221; stavano al ventennio fascista». E non è infatti un caso che la parabola discendente del del genere sia iniziata subito dopo l&#8217;avvento della crisi economica, che ha parzialmente conciso con la fine del berlusconismo. <strong><em>Amici come prima</em></strong> tuttavia prende anche le distanze dal cinepanettone classico. Non ci sono le location esotiche di un tempo e nemmeno quel turbinio di mogli tradite e amanti in lingerie che spuntano fuori dall&#8217;armadio ed è comprensibile che si sia voluto prendere le distanze da un genere ormai spremuto fino all&#8217;ultima goccia.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/amicicomeprima_1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-57854" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/amicicomeprima_1-1024x536.jpg" alt="amicicomeprima_1" width="1024" height="536" /></a></p>
<p>Se dare addosso a questo genere di film è cosa da radical chic di sinistra, glorificarli può essere ancora peggio. Se infatti viene a cadere l&#8217;idea secondo la quale ci si trova davanti a un cenacolo di macchiette, in favore di una trasposizione fedele dei pensieri e delle intenzioni dell’italiano di oggi, capite bene come la cosa appaia ancora più squallida. E così se da quel <em>Vacanze di Natale </em>del 1983 che ha dato il la al filone, c&#8217;è stata una regressione qualitativa piuttosto significativa dei contenuti nei titoli che, puntualmente, hanno inondato le sale natalizie in questi trentacinque anni, vuol dire che è l&#8217;Italia la prima ad essere peggiorata e, solo indirettamente, la sua cartina al tornasole cinematografica. A conferma di questa tesi, andare a cercare una dignità artistica in <em><strong>Amici come prima</strong></em> è un&#8217;impresa assai ardua, per non dire impossibile.</p>
<p>In <em><strong>Amici come prima</strong></em> <strong>Christian De Sica</strong> è Cesare, stimato direttore del Relais Colombo, hotel di lusso alle porte di Milano. Un giorno viene licenziato da Luciana (<strong>Regina Orioli</strong>), figlia dello storico proprietario dell’albergo Massimo Colombo (<strong>Massimo Boldi</strong>). Rimasto senza lavoro e disperato, Cesare deciderà di travestirsi da donna e di candidarsi come badante proprio per Massimo Colombo data la paga allettante. Nelle vesti della seducente Lisa riuscirà a conquistarsi il posto e tra i due nascerà un’intesa perfetta. Ma tutto questo porterà a una serie di imprevisti e situazioni equivoche perché Cesare non avrà il coraggio di svelare la verità a sua moglie (<strong>Lunetta Savino</strong>) e a suo figlio &#8220;culo&#8221; (<strong>Francesco Bruni</strong>), che continuano a crederlo direttore dell’hotel.</p>
<p>La struttura è quella della pochade, l&#8217;intenzione, quella di una rimpatriata goliardica che strizza l&#8217;occhio a <em>Mrs. Doubtfire</em> e al più recente <em>Quasi amici</em>, con un Christian De Sica in grande spolvero, che il film lo ha anche diretto, e un Boldi che continua ad essere la macchietta di se stesso. Se il primo infatti riesce, seppur con scarsa originalità e dando fondo ai personaggi che lo hanno reso celebre, a costruire un Cesare/Lisa tutto sommato credibile e in alcuni momenti anche divertente, il secondo ha ben poco a cui attingere. Per il resto <em><strong>Amici come prima</strong></em>, che viene &#8220;venduto&#8221; come un film per famiglie, regala dei picchi di <strong>volgarità</strong> notevoli e, soprattutto, gratuiti. Per non parlare del modo in cui ne esce la comunità LGBT (il figlio gay di De Sica e la Savino viene chiamato &#8220;culo&#8221; dai suoi stessi genitori).</p>
<p>Una nota positiva però c&#8217;è, nella reunion di Boldi-De Sica, ed è che quest&#8217;anno non avremo due brutti film a Natale, ma uno solo.</p>
<p><strong>Voto</strong> 3</p>
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		<title>Un Natale al sud</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/12/01/un-natale-al-sud/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2016 06:41:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Tatangelo]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Izzo]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Marsicano]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Boldi]]></category>
		<category><![CDATA[Un Natale al sud]]></category>

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		<description><![CDATA[Massimo Boldi e Biagio Izzo di nuovo al cinema con un altro, terribile cinepanettone.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id.,  Italia 2016)<br />
Uscita: 1 dicembre 2016<br />
Regia: Federico Marsicano<br />
Con: Massimo Boldi, Biagio Izzo, Debora Villa, Barbara Tabita<br />
Durata: 1 ora e 55 minuti<br />
Distribuzione: Medusa</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/un-natale-al-sud-15-1150x748.jpg"><img class="alignnone wp-image-54633" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/un-natale-al-sud-15-1150x748-1024x666.jpg" alt="un-natale-al-sud-15-1150x748" width="650" height="423" /></a></p>
<p>A pensarci è quasi impressionante come in questo <em><strong>Un Natale al Sud</strong></em> non ci sia nulla da salvare.<br />
Ma proprio nulla, anche volendosi mettere una mano sul cuore, abbandonando per un attimo ogni forma di snobismo cinefilo.<br />
Da un <strong>Massimo Boldi</strong> sempre più impossibilitato a deambulare e quindi costretto a “recitare” da seduto (quando non addirittura disteso) alla napoletanità macchiettistica e sguaiata ostentata dalla spalla <strong>Biagio Izzo</strong>, il film è l’inesorabile de profundis della risata a tema natalizio sacrificata una volta per tutte sull’altare del <strong>Tax Credit</strong>.<br />
Un accanimento terapeutico verso una forma di intrattenimento popolare rimasto, nel corso degli anni, senza neanche un popolo da intrattenere.<br />
Se infatti, un tempo, la povertà narrativa e formale dei cinepanettoni veniva giustificata con gli incassi che, oltre a rianimare il box office, riuscivano nell’impresa di dar filo da torcere anche ai blockbuster americani, è ormai da tempo che il fine meramente commerciale ha smesso di essere una spiegazione valida al fatto che si continuino a produrre simili obbrobri.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/un-natale-al-sud-43-1150x748.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-54634" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/un-natale-al-sud-43-1150x748-1024x666.jpg" alt="un-natale-al-sud-43-1150x748" width="1024" height="666" /></a></p>
<p>La squadra è la stessa dell’appena meno orrendo <a href="http://www.movielicious.it/2015/11/09/matrimonio-al-sud/" target="_blank"><em>Matrimonio al Sud</em></a> dello scorso anno, così come lo schema narrativo che vede interagire goffamente &#8211; agli estremi opposti di uno spettro generazionale che idealmente vorrebbe coprire diverse fasce di pubblico &#8211; due coppie di genitori e i loro rispettivi figli, qui alle prese con le gioie e i dolori dell’amore ai tempi del web.<br />
Tutta la storia ruota attorno a un sito di incontri online chiamato Cupido 2.0 e a una vacanza durante la quale i ragazzi avranno finalmente modi di incontrare le proprie fidanzatine virtuali.<br />
Ma in mezzo c’è anche spazio per una fashion blogger interpretata da <strong>Anna Tatangelo</strong> e per una sedicente ballerina di burlesque che però, quando si tratta di spogliarsi, riesuma lo strip tease di Kim Basinger in 9 settimane e ½.<br />
Senza dimenticare la scheggia impazzita <strong>Enzo Salvi</strong> nei panni di un tamarro affetto da problemi intestinali alla disperata ricerca di sesso facile.<br />
Ora, volendo anche prescindere dalla ridicola pretesa che ha il film di parlare delle moderne declinazioni dell’interattività social senza avere la più pallida idea di come realmente funzionino (i protagonisti si riempiono la bocca di termini come <strong>follower</strong> o <strong>influencer</strong> come se, da soli, bastassero a garantire al film un attestato di contemporaneità) o da una rappresentazione dei giovani che è più o meno bloccata agli standard sociologici de I ragazzi del muretto, il reale problema di <em><strong>Un Natale al Sud</strong></em> è che non fa ridere, praticamente mai.</p>
<p>Fa talmente poco ridere questo teatrino di mogli insoddisfatte pronte a tradire i rispettivi consorti con chiunque passi loro davanti che gli autori pensano bene di recuperare un po’ di quella scatologia ripudiata con fermezza verso la fine degli anni ’90 per cercare di strappare almeno un paio di sghignazzi nella scena in cui Enzo Salvi si imbosca dietro a una duna per assolvere alle proprie funzioni corporali.<br />
Ma niente da fare, neanche quello diverte, perché privo del cortocircuito intellettuale che rende esilarante certe cose quando a farle è Seth Rogen mentre Federico Marsicano (ex aiuto regista in altre pellicole dello stesso Boldi ora promosso dietro la macchina da presa) appare semplicemente come l’ultimo anello di una catena fatta del peggiore avanspettacolo e di battutacce da caserma. Un anello particolarmente debole anche dal punto di vista tecnico se consideriamo la sciatteria di inquadrature di fronte alle quali Pieraccioni sembra quasi un regista e un montaggio amatoriale che lascia che una scena confluisca in un’altra spesso senza neanche attendere che l&#8217;attore di turno abbia finito di recitare la sua battuta.<br />
Poi, nelle interviste, Boldi andrà di certo ripetendo come questo <em><strong>Un Natale al Sud</strong></em> sia un film per famiglie, ma ci si chiede quale famiglia possa anche solo pensare di sorridere del razzismo insito in una scena in cui il comico ordina a un cameriere di colore di caricarselo sulle spalle e portarlo in giro o di una delirante gag fuori tempo massimo sull’abuso di Viagra.<br />
Ci si chiede, soprattutto, se questo film possa davvero far ridere qualcuno. Anche i suoi stessi autori.</p>
<p><strong>Voto</strong> 2</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Matrimonio al sud</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2015/11/09/matrimonio-al-sud/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2015 13:28:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Izzo]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Boldi]]></category>
		<category><![CDATA[Matrimonio al sud]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Conticini]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Costella]]></category>

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		<description><![CDATA[Scheda (Italia 2015) Uscita: 12 novembre 2015 Regia: Paolo Costella Con: Massimo Boldi, Biagio Izzo,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2015)<br />
Uscita: 12 novembre 2015<br />
Regia: Paolo Costella<br />
Con: Massimo Boldi, Biagio Izzo, Paolo Conticini<br />
Durata: 1 ora e 40 minuti<br />
Distribuito da: Medusa</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Matrimonio_al_sud_11.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-50691" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Matrimonio_al_sud_11-1024x590.jpg" alt="Matrimonio_al_sud_1" width="1024" height="590" /></a></p>
<p>Qualcuno, prima o poi, dovrà prendersi la briga di andare da <strong>Massimo Boldi</strong> e comunicargli che non è Totò.<br />
E che assai difficilmente in futuro sarà oggetto di una qualche rivalutazione tardiva. Magari all&#8217;inizio ci resterà un po&#8217; male &#8211; pare che il comico di Luino non sia una persona particolarmente incline ad accettare le critiche &#8211; ma immagino che, a un certo punto, pure lui se ne farà una ragione. E poi si potrebbe provare a spiegargli con calma che quello che ancora poteva far ridere una ventina di anni fa (tra l&#8217;altro, almeno per chi scrive, inspiegabilmente) nel 2015 non diverte più ormai già da tempo. Anzi, semmai mette anche un po&#8217; di tristezza, come quelle barzellette strasentite che un vecchio zio si ostina a sciorinare in occasione di ogni Natale, alla fine di un estenuante cenone, di quelli che in genere non vedi l&#8217;ora di alzarti da tavola e scartare i regali.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Matrimonio_al_sud_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-50692" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/Matrimonio_al_sud_2.jpg" alt="Matrimonio_al_sud_2" width="400" height="300" /></a></p>
<p>Il suo ex sodale Christian De Sica, tra un Pupi Avati e un anno di pausa dai cinepanettoni, un minimo l&#8217;antifona deve averla capita mentre l&#8217;impressione è che Boldi creda davvero che qualcuno possa davvero trovare divertente l&#8217;esile storiella di due futuri consuoceri, uno di Milano (ça va sans dire, lo stesso Boldi) e l&#8217;altro (<strong>Biagio Izzo</strong>) di un immaginario paesino in provincia di Napoli (nella realtà è Polignano a Mare, il che spinge a pensare che, tra questo film e Io che amo solo te,  per i polignanesi sia arrivato il momento di chiedere una tregua) che si fanno la guerra in virtù delle reciproche differenze regionali, a solo pochi giorni dalle nozze dei figli. Figli che &#8211; giusto per denotare quanto chiunque abbia partecipato alla scrittura del film sia scollato dalla realtà in maniera preoccupante &#8211; sono due neolaureati in informatica appena assunti da una multinazionale californiana per aver inventato un&#8217;app con cui scambiarsi bacini e il cui unico scopo nella vita sembra essere quello di copulare di continuo, ovunque capiti.<br />
Forse Boldi è addirittura convinto che un coatto (<strong>Enzo Salvi</strong>) in piena tempesta ormonale, capitato non si sa per quale motivo al matrimonio, e un wedding planner (<strong>Paolo Conticini</strong>) che cerca in ogni modo di sedurre le mogli dei protagonisti, tutt&#8217;altro che restie ad assecondarne le avances, siano elementi forieri di chissà quali risate.<br />
D&#8217;altronde il modo in cui gli autori e il regista <strong>Paolo Costella</strong> stipano questo <em><strong>Matrimonio al sud</strong></em> di battutacce da caserma e dei più abusati luoghi comuni sulla dicotomia nord-sud, nella flebile speranza che ancora funzionino (il livello è, per intenderci, quello di frittata di maccheroni VS. cotoletta) potrebbe anche essere considerato commovente nel suo essere così fuori dal tempo.</p>
<p>Il condizionale è d&#8217;obbligo perché, già a pochi minuti dall&#8217;inizio del film, anche lo spettatore meno smaliziato può perfettamente rendersi conto di come l&#8217;intero baraccone sia null&#8217;altro che un&#8217;amena cornicetta all&#8217;interno della quale inserire forme di product placement talmente sfacciato che quasi si fa fatica a crederci. Mai nulla di simile si era visto al cinema. Basti sapere che il marchio di una nota azienda produttrice di insaccati appare in quasi ogni scena, creando un effetto di ridicolo involontario che paradossalmente risulta l&#8217;unico motore utile di qualcosa che assomigli al riso, seppure amarissimo.<br />
Quando poi anche il libro di un sedicente life coach viene inquadrato per un attimo senza alcun apparente legame con il flusso della narrazione, la certezza di essere vittime designate di una solenne e consapevole presa in giro si fa definitivamente largo e non lascia più alcuno scampo al dubbio.<br />
Perché la verità è che <em>Matrimonio al sud</em> non è un film, ma un lunghissimo spot pubblicitario venuto male.<br />
E&#8217; venuto male perché molto semplicemente non fa ridere e un film comico che non diverte, come un horror che non perturbi o un porno che non ecciti, fallisce il suo bersaglio primario e non ha più alcuna ragione di esistere.<br />
Strano semmai che, dopo il flop dell&#8217;ugualmente inguardabile Ma tu di che segno 6? al botteghino, si sia deciso di continuare su questa strada, quasi ignari del fatto che, nel frattempo, gente come Maccio Capatonda, il trio Ciarrapico-Torre-Vendruscolo o anche fenomeni più legati al web come The Pills e The Jackals abbiano contribuito a ridefinire le coordinate di ciò che oggi, in Italia, viene considerato divertente. Qualcuno, prima o poi, dovrà spiegarlo a Massimo Boldi.  Magari prima del prossimo Natale.</p>
<p><strong>Voto</strong> 2</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ma tu di che segno sei?</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2014/12/11/ma-tu-di-che-segno-sei/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2014 11:08:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ora al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gigi Proietti]]></category>
		<category><![CDATA[Ma tu di che segno sei?]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Boldi]]></category>
		<category><![CDATA[Neri Parenti]]></category>
		<category><![CDATA[Ricky Memphis]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Salemme]]></category>

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		<description><![CDATA[L'ossessione per gli oroscopi nella nuova commedia di Neri Parenti. Il cinepanettone che non si augura]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Italia 2014)<br />
Uscita: 11 dicembre 2014<br />
Regia: Neri Parenti<br />
Con: Massimo Boldi, Ricky Memphis, Gigi Proietti, Vincenzo Salemme<br />
Durata: 1 ora e 39 minuti<br />
Distribuito da: Key Films</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/ma_tu_di_che_segno_sei_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40086" title="ma_tu_di_che_segno_sei_1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/ma_tu_di_che_segno_sei_1.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>C&#8217;era una volta il cinepanettone.<br />
Era il 1983 e i fratelli Vanzina, sulla scorta del successo del loro Sapore di mare, radunavano un cast composto, in egual misura, da giovani comici mutuati da quel film (Jerry Calà, Christian De Sica) e navigati caratteristi (Riccardo Garrone, Mario Brega, Guido Nicheli) e andavano così a costruire &#8211; chissà poi in maniera quanto consapevole &#8211; il canovaccio su cui avrebbe poggiato le basi il brand più giustamente criticato e vilipeso del cinema italiano a venire.<br />
Nel 1990, il passaggio di consegne tra i Vanzina e Enrico Oldoini in cabina di regia attestava la trasformazione da puro sequel a vero e proprio franchising che reiterava se stesso, anno dopo anno, semplicemente cambiando la data accanto al titolo e aggiornando location e attori di turno (nel &#8217;91 ci finì dentro anche un confuso e non del tutto consapevole Alberto Sordi) dove le uniche costanti erano rappresentate dall&#8217;estrema esilità delle storie raccontate (per lo più roba di corna e grossolane gag fisiche) e della presenza fissa della coppia formata da De Sica Jr. e Massimo Boldi.<br />
E dell&#8217;enorme (e solo in parte spiegabile) successo di pubblico, ché a Natale si sa, la gente vuole ridere.<br />
La coppia Boldi-De Sica scoppiò nel 2006, ma il successo commerciale dei cinepanettoni parve non risentirne affatto.</p>
<p>Tutto ciò fino allo scorso anno e all&#8217;orrido <em>Colpi di fortuna</em>, che segnava una nuova scissione, stavolta tra il produttore Aurelio De Laurentiis e quello che, nel frattempo, era diventato il regista ufficiale della serie, <strong>Neri Parenti</strong>.<br />
Con il risultato che quest&#8217;anno, di cinepanettoni, ce ne ritroviamo addirittura due.<br />
Questo <strong><em>Ma tu di che segno 6?</em></strong> è il primo ad uscire in sala ed è brutto, di una bruttezza che non fa sconti.<br />
In attesa di valutare anche <em>Un Natale stupefacente</em> (evidentemente, dopo la rottura, De Laurentiis ha ereditato l&#8217;originalità dei titoli) il film di Neri Parenti rappresenta per ora il punto di non ritorno della deriva paratelevisiva di certo cinema di intrattenimento.<br />
L&#8217;ipotesi più plausibile è che il soggetto in questione sia stato steso durante una colazione, nella pausa tecnica tra cappuccino e maritozzo.<br />
Non c&#8217;è nulla infatti in questo filmetto che possa strappare, non dico una risata, ma neanche un sorriso a denti stretti che sia uno.<br />
Non una singola battuta. Niente.<br />
Tutto poggia sul livello zero della comicità, dallo scambio di persona alla caduta rovinosa (anche in senso lato) di un <strong>Gigi Proietti </strong>evidentemente poco propenso a considerare la propria carriera come un valore da preservare.<br />
Addirittura qui torna l&#8217;umorismo scatologico che era stato messo da parte in seguito alle critiche di eccessiva volgarità piovute sulla serie verso la metà degli anni novanta e gli autori della sceneggiatura (i fratelli Vanzina devono aver pensato che tre film all&#8217;anno erano un po&#8217; pochini e così hanno scritto anche il copione di questo obbrobrio) cercano di convincerci che <strong>Massimo Boldi</strong> che va in ospedale per un taglietto e finisce per essere operato erroneamente di emorroidi sia una cosa suscettibile di farci ridere.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/ma_tu_di_che_segno_sei_2.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-40087" title="ma_tu_di_che_segno_sei_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/ma_tu_di_che_segno_sei_2.jpeg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>A questo si aggiunga poi tutto un armamentario di infelicissime battute da caserma su gay, trans, donne e minoranze etniche (che, a 2014 quasi finito, non sono neanche poi così tanto minoranze)<br />
e un&#8217;idea di cinema talmente scollata dal tempo e dai cambiamenti che la società ha subito negli ultimi 30 anni che, se non irritasse, potrebbe quasi fare tenerezza, con il suo product placement piazzato un po&#8217; ovunque e le parolacce utilizzate un tanto al chilo, quasi fossero motore di risate garantite.<br />
Sei lì che guardi Salemme riproporre stancamente i cliché del meridionale geloso e <strong>Ricky Memphis</strong> fare il troglodita (in una scena etichetta una ragazza poco avvenente come &#8220;sta scureggia&#8221;, per dire) e l&#8217;unica cosa che riesci a chiederti è se davvero, in sede di scrittura, gli autori possano aver pensato che queste cose divertano (ancora) qualcuno.<br />
Esci dal cinema intontito e sfiancato dopo una novantina di minuti che sembrano ore e un pensiero, all&#8217;inizio timido e poi sempre più insistente, si fa largo nel vuoto pneumatico lasciato dalla visione di <em>Ma tu di che segno 6?</em>.<br />
Il primo <em>Vacanze di Natale</em>, al confronto, era un mezzo capolavoro.</p>
<p><strong>Voto </strong>2</p>
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