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	<title>Movielicious &#187; meryl streep</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Il ritorno di Mary Poppins</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Dec 2018 08:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Lansbury]]></category>
		<category><![CDATA[Ben Whishaw]]></category>
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		<category><![CDATA[Dick Van Dyke]]></category>
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		<category><![CDATA[Il ritorno di Mary Poppins]]></category>
		<category><![CDATA[Lin-Manuel Miranda]]></category>
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		<category><![CDATA[Rob Marshall]]></category>

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		<description><![CDATA[L'enigmatica bambinaia senza età che arriva con il vento dell'Est torna a casa Banks, in Viale dei Ciliegi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(USA, 2018)<br />
Uscita: 20 dicembre 2018<br />
Regia: Rob Marshall<br />
Con: Emily Blunt, Lin-Manuel Miranda, Ben Whishaw, Emily Mortimer Julie Walters, Meryl Streep, Colin Firth<br />
Durata: 2 ore e 10 minuti<br />
Distribuzione: Walt Disney Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Il_ritorno_di_mary_poppins_slide.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57862" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Il_ritorno_di_mary_poppins_slide.jpg" alt="Il_ritorno_di_mary_poppins_slide" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Neanche <strong>Mary Poppins</strong> è riuscita a evitare di cadere nel turbinio della frenesia da remake di cui sembra essere vittima la<strong> Disney</strong> nell&#8217;ultimo periodo. Così, a oltre cinquant&#8217;anni dall&#8217;uscita del film che ha fatto conoscere il personaggio nato dalla fantasia di <strong>Pamela J. Travers</strong> in tutto il mondo, arriva nelle sale un remake temuto dai più, anche da chi scrive. Un timore che però è svanito dopo aver visto le prime scene di questo <em><strong>Il ritorno di Mary Poppins</strong> </em>diretto da <strong>Rob Marshall</strong>. Il film con <strong>Emily Blunt</strong> nei panni dell&#8217;enigmatica bambinaia senza età che arriva con il vento dell&#8217;Est è infatti un <strong>musical</strong> incantevole, che riesce a essere allo stesso tempo sia un omaggio che una rivisitazione in chiave moderna del classico Disney del 1964.</p>
<p>Ambientato venticinque anni dopo gli eventi di <em>Mary Poppins</em>, nel 1930 durante la Grande Depressione, <em><strong>Il ritorno di Mary Poppins</strong></em> vede la nanny ritornare dai figli dei Banks, ormai cresciuti, in Viale dei Ciliegi numero 17. L&#8217;esuberante Jane (<strong>Emily Mortimer</strong>) sta seguendo le orme di sua madre ed è diventata una fervente attivista  attivista mentre il cupo Michael (<strong>Ben Whishaw</strong>) prova a tirare avanti dopo la morte della moglie, cercando allo stesso tempo di prendersi cura dei suoi tre figli — Annabel (<strong>Pixie Davies</strong>), John (<strong>Nathanael Saleh</strong>) e Georgie (<strong>Joel Dawson</strong>) — e di risolvere una preoccupante situazione finanziaria. Inutile dire che la presenza di Mary Poppins riporterà la serenità e i giusti equilibri in casa Banks.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Il_ritorno_di_mary_poppins_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57866" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Il_ritorno_di_mary_poppins_2.jpg" alt="Il_ritorno_di_mary_poppins_2" width="650" height="370" /></a></p>
<p>La difficoltà, quando si decide di realizzare il remake di un film entrato nella storia e nell&#8217;immaginario collettivo come <em>Mary Poppins</em>, sta soprattutto nel decidere la strada da intraprendere, ossia se si ha intenzione di puntare a un omaggio o se, invece, si preferisce prendere le distanze dall&#8217;originale per reinterpretare temi e situazioni con occhio nuovo. Rob Marshall sceglie di non scegliere e ripropone situazioni analoghe alla pellicola di Robert Stevenson (lì c&#8217;era una gita nel quadro dipinto da Bert, qui un&#8217;escursione all&#8217;interno di un vaso; lì la ninna nanna &#8220;<em>State svegli ad aspettar.</em>..&#8221;, qui la notevole ballata &#8220;<em>The Place Where Lost Things Go</em>&#8220;. E ancora, lì c&#8217;era il ballo degli spazzacamini sui tetti di Londra, qui quello dei lampionai) alternandole ad altre inedite e più al passo con i tempi.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Il_ritorno_di_mary§_poppins_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57867" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/Il_ritorno_di_mary§_poppins_1.jpg" alt="Il_ritorno_di_mary§_poppins_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Più che un sequel, allora, <em><strong>Il ritorno di Mary Poppins</strong></em> è un omaggio appassionato e sincero al film del &#8217;64, una sorta di remake (almeno nella struttura), in cui sono stati introdotti temi e personaggi nuovi al fianco di quelli ormai leggendari, e un contesto storico-sociale difficile che investe i protagonisti e che potrebbe benissimo riflettere quello attuale. Nostalgia e novità, inserite in una cornice impeccabile. A partire dalle scenografie di<strong> John Myhre</strong> e dai costumi di <strong>Sandy Powell</strong> (la Mary Poppins di Emily Blunt è meno austera e più vezzosa di quanto non lo fosse quella di <strong>Julie Andrews</strong>, e gli abiti che indossa lo dimostrano), fino ad arrivare ai disegni animati, alle coreografie e al comparto attoriale (applausi per la Blunt, che riesce nella difficile impresa di non essere schiacciata dal personaggio, per l&#8217;impeccabile <strong>Ben Whishaw</strong> nei panni di un Michael cresciuto, divorato dal passato e per due camei in particolare, quello di una <strong>Angela Lansbury</strong> 93enne, deliziosa venditrice di palloncini e del coetaneo, indimenticabile spazzacamino Bert <strong>Dick Van Dyke</strong>, che qui veste i panni del banchiere ballerino Mr. Dawes Jr.). Peccato però che il doppiaggio non consenta di ascoltare le voci degli attori e i brani cantati in lingua originale.</p>
<p>Ci voleva più audacia? Forse. Difficile dire se <em><strong>Il ritorno di Mary Poppins</strong> </em>saprà accontentare chi è cresciuto con l&#8217;originale, ma la strizzatina d&#8217;occhio alle nuove generazioni era doverosa e l&#8217;essere riusciti a mantenere intatti lo spirito d&#8217;antan della poetica di Mary Poppins e la formula Disney per eccellenza che combina da sempre spensieratezza e immaginazione a una buona dose di malinconia, non è cosa da poco.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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		<title>The Post</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2018/02/09/the-post-recensione/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Feb 2018 18:31:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Bob Odenkirk]]></category>
		<category><![CDATA[meryl streep]]></category>
		<category><![CDATA[Sarah Paulson]]></category>
		<category><![CDATA[Steven Spielberg]]></category>
		<category><![CDATA[The Post]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Hanks]]></category>

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		<description><![CDATA[Steven Spielberg racconta i Pentagon Papers e quel giornalismo eroico che ebbe il coraggio di sfidare]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Scheda<br />
(Id., USA 2018)<br />
Uscita: 1 febbraio 2018<br />
Regia: Steven Spielberg<br />
Con: Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk<br />
Durata: 1 ora e 58 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/the-post-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57235" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/the-post-2.jpg" alt="the-post-2" width="650" height="370" /></a></div>
<div></div>
<div><em>&#8220;Sometimes history is best viewed through a lens&#8221;</em> &#8211; Steven Spielberg</div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Trenta lungometraggi all&#8217;attivo, di cui soltanto dieci ambientati nel contemporaneo e, il più delle volte, attraverso una trasfigurazione fiabesca o fantascientifica che rende qualsiasi parametro cronologico totalmente ininfluente: il passato è da sempre una componente fondamentale del cinema di <strong>Steven Spielberg</strong>, tanto nella sua funzione escapistica (gli esempi recenti di<em> Prova a prendermi</em> e de<em> <a href="http://www.movielicious.it/2011/10/27/le-avventure-di-tintin-il-segreto-dellunicorno/" target="_blank">Le avventure di Tintin</a></em>, per non parlare della quadrilogia di Indiana Jones) quanto nei suoi propositi didattici (le lezioni di Storia de <em>Il colore viola</em>, di <em>Schindler&#8217;s List</em> e di <em>Amistad</em>), una verità certificata, un compartimento stagno, un porto sicuro a cui fare ritorno per sfuggire all&#8217;indefinitezza e alla confusione della modernità.</div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>È un&#8217;altra, però, l&#8217;attitudine dello Spielberg dei giorni nostri, non più quella dell&#8217;inguaribile nostalgico o del coscienzioso educatore che fu, bensì quella del maturo commentatore sociale in grado di accorciare le distanze fra attualità e rievocazione, di individuare nell&#8217;ambito del presente le cicliche ricadute di ciò che è stato, di porre in corrispondenza le circostanze di ieri con le contingenze di oggi, a tanti anni da quel primo tentativo, incompreso e spericolato, che fu il suo <em>1941 &#8211; Allarme a Hollywood</em>, nel quale il senso di scombussolamento di un&#8217;America sopravvissuta a stento all&#8217;incubo vietnamita si traduceva in un&#8217;isterica farsa dell&#8217;assurdo a ridosso dell&#8217;attacco di Pearl Harbor: ecco, dunque, nel giro di un decennio, una riflessione amarissima sulle ambiguità della lotta al terrorismo innescata dagli attentati dell&#8217;11 settembre posta in parallelo alla rappresaglia israeliana successiva al massacro olimpico di Monaco 1972, un promemoria e un appello alla responsabilità all&#8217;amministrazione Obama, appena rieletta, chiamata al confronto con le sfide di civiltà della <a href="http://www.movielicious.it/2013/01/26/lincoln/" target="_blank">presidenza Lincoln</a> e un elogio della ragione umanistica come antidoto al clima di tensione internazionale di una Guerra Fredda 2.0 attraverso uno dei casi più emblematici della prima.</div>
<p>&nbsp;</p>
<div></div>
<div>
<h2 class="entry-title"><a href="http://www.movielicious.it/2018/01/15/steven-spielberg-meryl-streep-e-tom-hanks-presentano-the-post/" target="_blank">Steven Spielberg, Meryl Streep e Tom Hanks presentano The Post</a></h2>
</div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Non fa eccezione il raffronto fra gli Stati Uniti del pre-Watergate e quelli, odierni, della post-verità su cui si fonda la ragion d&#8217;essere di <em><strong>The Post</strong></em>, ideale conclusione di quella trilogia civica aperta da <em>Lincoln</em> e proseguita con Il ponte delle spie che il regista di Cincinnati ha dedicato alla forza della parola, non più &#8211; a differenza delle pellicole precedenti &#8211; strumento di diplomazia e mezzo di compromesso fra il singolo e le istituzioni, ma una manovra (contr)offensiva, anzi, un atto di eversione nei confronti di una realtà politica basata sulla menzogna e guidata dalla vanità: la campagna portata avanti dallo staff del Washington Post, capitanato dal direttore Ben Bradlee (<strong>Tom Hanks</strong>) e dall&#8217;editrice Katherine Graham (<strong>Meryl Streep</strong>), per la divulgazione dei segreti governativi dei <strong>Pentagon Papers</strong> funge quindi da pretesto a Spielberg per la prima autentica dimostrazione di militanza di tutta la sua carriera, un compito da assolvere, come attestano i nove mesi scarsi intercorsi fra l&#8217;annuncio del progetto e la conclusione della post-produzione, con l&#8217;impellenza e la premura dell&#8217;instant movie.</div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Come nel caso della Battaglia di Jenkins&#8217; Ferry che fa da fulmineo prologo a <em>Lincoln</em> e dell&#8217;abbattimento del Lockheed nei cieli di Ekaterinburg da cui si dipanano le trame de <em>Il ponte delle spie</em>, è sufficiente uno squarcio di pochi minuti per inquadrare le coordinate storiche degli eventi: un fallimentare scontro come tanti in una provincia a pochi chilometri da Saigon, sintesi e raffigurazione di tutta l&#8217;inutilità dell&#8217;impegno militare contro le truppe di Ho Chi Minh, che apre la strada al vero conflitto alla base del film, ossia quello fra la libertà di espressione e la sicurezza di Stato, che l&#8217;autore di <em>Salvate il soldato Ryan</em> imbastisce con più sfumature e zone d&#8217;ombra del solito, evidenziando più volte quel legame di benevola connivenza fra il potere e la sua cronaca e ponendo i suoi personaggi di fronte a un trascorso, se non di complicità, quantomeno di indulgenza da cui riscattarsi.</div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/The-Post_3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57236" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/The-Post_3.jpg" alt="The Post_3" width="999" height="563" /></a></div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Non si mette in dubbio, pertanto, la sincerità dei presupposti del cineasta statunitense, ma non si può fare a meno di notare quanto la classicità della sua messa in scena, efficacissima quando si tratta di indagare le psicologie dei suoi protagonisti e di rimarcarne rapporti e gerarchie in relazione con lo spazio in cui si muovono &#8211; basti solamente vedere il modo in cui la presenza strabordante di Hanks e la figura defilata della Streep si invertono progressivamente di ruolo all&#8217;interno del quadro -, si incagli in alcune soluzioni semplicistiche e negli abituali trappoloni dell&#8217;enfasi.</div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Così, a momenti da manuale come la prima conversazione al ristorante fra Bradlee e la Graham, risolto con un ipnotico rimpallo di lente panoramiche laterali che si arrestano con un lungo frontale centrato e in profondità di campo o la vertiginosa sequenza, praticamente una danza di punti e di movimenti macchina, della teleconferenza che sancisce la pubblicazione dell&#8217;articolo, si alternano scelte registiche più grossolane, a cominciare dalla rappresentazione di Nixon, minacciosa silhouette nera gesticolante immortalata come un villain da fumetto, digressioni ridondanti ad alto tasso di saccarina, come la lacrimosa confessione della Graham alla figlia (<strong>Alison Brie</strong>) e la presa di coscienza della moglie di Bradlee (<strong>Sarah Paulson</strong>), o scivoloni nella facile retorica (il tronfio prefinale con la convocazione presso la Corte Suprema, cui pure non giovano le ampollose sviolinate del consueto <strong>John Williams</strong>).</div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Sono cadute in dirittura di arrivo che affliggono da sempre il cinema di Spielberg persino nelle sue manifestazioni più controllate &#8211; si pensi anche solo all&#8217;epilogo di <em>Lincoln</em> &#8211; ma che questa volta inficiano poco l&#8217;equilibrio di un&#8217;opera pienamente riuscita sul piano formale, fra lunghi pedinamenti in steadicam nei meandri della redazione e un&#8217;attenzione quasi feticistica ai dettagli del processo di stampa che non si vedevano dai tempi di <em>Park Row</em> (ed è proprio nella foga del capolavoro dimenticato di Fuller, più che nel rigore geometrico di <em>Tutti gli uomini del Presidente</em> di Pakula, che viene da riconoscere la principale ispirazione di <strong><em>The Post</em></strong>), fra intuizioni visive capaci di esprimersi in maniera assai più eloquente di qualsiasi sottolineatura di sceneggiatura, come la cesura netta, anche nella stessa ripresa, che separa la dimensione maschile delle stanze del comando da quella femminile dei salotti, e un senso del ritmo insospettabile per ciò che, di base, è un dialogico duello di coscienze.</div>
<div></div>
<p></p>
<div>Viene spontaneo pensare, se si considerano l&#8217;uscita imminente di <em>Ready Player One</em>, la messa in cantiere del quinto capitolo della saga di Indiana Jones e l&#8217;intenzione sempre più concreta di realizzare un rifacimento di <em>West Side Story</em>, che lo Spielberg dei prossimi anni prenderà una direzione diametralmente opposta e improntata al puro disimpegno: teniamoci stretto, quindi, un film meno calibrato e compatto dei precedenti, ma di cui va comunque riconosciuta e difesa la viva e puntualissima urgenza.</div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Voto <strong>7</strong></div>
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		<title>Steven Spielberg, Meryl Streep e Tom Hanks presentano The Post</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jan 2018 15:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
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		<description><![CDATA[Il film sulla pubblicazione dei Pentagon Papers riaccende i riflettori sull'importanza della libertà]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Spielberg_Hanks_Streep_The-Post.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-57098" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Spielberg_Hanks_Streep_The-Post.jpeg" alt="Spielberg_Hanks_Streep_The Post" width="650" height="370" /></a></p>
<p>In tempi di <strong>fake news</strong> un film come <em><strong>The Post</strong></em> è una manna dal cielo. Perché oltre ad essere una pellicola di fattura impeccabile, ha il merito di riaccendere un faro sull&#8217;importanza del grande <strong>giornalismo investigativo</strong>, l’espressione più alta e nobile dell’attività d&#8217;informazione che vede ancora oggi in <em>Tutti gli uomini del presidente</em>, la pellicola diretta da Alan J. Pakula nel 1976, una fonte d&#8217;ispirazione imprescindibile a cui riferirsi. E <strong>Steven Spielberg</strong> utilizza proprio il film con Dustin Hoffman e Robert Redford come modello, omaggiandolo nella forma e nella sostanza e riallacciandosi ai fatti lì raccontati anche da un punto di vista narrativo (quando vedrete il film, capirete).</p>
<p><em><strong>The Post</strong></em> racconta l&#8217;avvincente storia dietro alla pubblicazione dei <strong>Pentagon Papers</strong>, avvenuta nel 1971 sul Washington Post. L&#8217;occultamento dei documenti classificati Top secret sulle strategie e i rapporti del governo degli Stati Uniti con il Vietnam tra gli anni Quaranta e Sessanta, innescò una battaglia senza precedenti in nome della trasparenza e della libertà di stampa. In particolare, la pubblicazione dei documenti divenne manifesto della ferma e decisa rivendicazione del diritto di cronaca da parte dell&#8217;editrice del giornale Kay Graham (<strong>Meryl Streep</strong>) e del più ambizioso e testardo tra i suoi caporedattori, Ben Bradlee (<strong>Tom Hanks</strong>). La vicenda precedette di poco quella raccontata in Tutti gli uomini del presidente, il ben più noto Scandalo Watergate, che portò alla richiesta di impeachment nei confronti dell&#8217;allora Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon e alle sue successive dimissioni.<br />
<a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Streep_Hanks_Spielberg_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57099" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Streep_Hanks_Spielberg_2.jpg" alt="Streep_Hanks_Spielberg_2" width="992" height="661" /></a><br />
L&#8217;informazione libera, la tutela delle fonti e il diritto alla conoscenza e alla verità da parte dei lettori, sembra tuonare Spielberg attraverso il suo film, non è solo retorica di un tempo passato, ma una necessità drammaticamente attuale e dovrebbe essere l&#8217;elemento portante di ogni democrazia matura (ogni riferimento all&#8217;amministrazione Trump in questo caso non è puramente casuale).<br />
<iframe src="https://www.youtube.com/embed/E6zTC0qJhrY" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Questa mattina il regista <strong>Steven Spielberg</strong> e gli interpreti <strong>Meryl Streep</strong> e <strong>Tom Hanks</strong> erano a Milano, per presentare <em><strong>The Post</strong></em> (in sala dal 1°febbraio) alla stampa italiana. Ecco che cosa ci hanno raccontato.</p>
<h3>Incontro con Steven Spielberg, Meryl Streep e Tom Hanks, in Italia per presentare The Post</h3>
<p><strong>Mr. Spielberg, il film lo ha girato ora perché crede che la libertà di stampa sia minacciata?</strong><br />
<strong>Steven Spielberg</strong>: <em>Credo che la libertà di stampa sia un diritto che consente ai giornalisti di essere i veri guardiani della democrazia. Se guardiamo i fatti del &#8217;71, quando Nixon ha cercato di bloccare la pubblicazione dei <strong>Pentagon Papers</strong>, beh, credo che quello sia stato un atto inaudito. Anche oggi, forse anche più di ieri, c&#8217;è una minaccia reale e tangibile che mina la libertà di stampa.</em></p>
<p><strong>Che impatto ha avuto il film sulla stampa americana?</strong><br />
<strong>Steven Spielberg</strong>: <em>Abbiamo avuto un enorme supporto da parte della stampa americana. Da parte di giornalisti che quasi quotidianamente devono lottare contro la disinformazione e le fake news. Ma devo dire che <strong>The Post</strong> ha incontrato consensi anche al di là del messaggio politico di cui si fa portatore, soprattutto per la figura di Kay Graham, così meravigliosamente interpretata da Meryl. Una voce autorevole arrivata in un momento storico ben preciso.</em></p>
<p><strong>Perché Steven Spielberg e Meryl Streep non hanno mai lavorato insieme prima di <em>The Post</em>?</strong><br />
<strong>Meryl Streep</strong>: <em>Non abbiamo mai lavorato insieme perché ai vecchi tempi alle ragazze veniva sempre chiesto di ballare.</em><br />
<strong>Spielberg</strong>: <em>Io ho sempre fatto fatica a invitare le ragazze a ballare.</em></p>
<h3>Incontro con Steven Spielberg, Meryl Streep e Tom Hanks, in Italia per presentare The Post</h3>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/The-Post.jpeg"><img class="alignnone size-large wp-image-57101" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/The-Post-1024x550.jpeg" alt="The Post" width="1024" height="550" /></a></p>
<p><strong>Mrs Streep e Mr. Hanks, che cosa vi ha attratto dei vostri personaggi?</strong><br />
<strong>Meryl Streep</strong>: <em>La prima versione dello script di <strong>The Post</strong> è stata scritta da Liz Hannah e fu acquistata dalla produttrice Amy Pascal sei giorni prima delle elezioni presidenziali. Pensavamo che avrebbe rappresentato uno sguardo nostalgico ai passi avanti fatti dalle donne, perché davamo per scontato che avremmo avuto una donna come prossimo Presidente. Dopo le elezioni abbiamo visto invece aumentare a dismisura l&#8217;ostilità verso la stampa e gli attacchi alle donne. Così il film è diventato una riflessione su quanta strada non abbiamo fatto. E forse è meglio che mi fermi qui.</em><br />
<strong>Tom Hanks</strong>: <em>Il grande Bed Bradley era molto competitivo, una bestia. Non voleva che sul suo giornale ci fosse una storia, ma la storia. Aveva una grande passione e nel &#8217;71 il Washington Post era in una costante competizione col Washington Star, di fatto il primo quotidiano della città. E quando Bradley si trova sulla scrivania quei documenti che il New York Times non può più pubblicare, non crede ai suoi occhi. Non poteva non cogliere un&#8217;occasione del genere, proprio lui che sul lavoro era così combattivo.</em></p>
<p><strong>Mrs Streep, quindi il coraggio lo si può anche imparare, come ci insegna il suo personaggio.</strong><br />
<strong>Meryl Streep</strong>: <em>Il coraggio di cui parliamo è partito da Daniel Ellsberg. Che a un certo punto ha deciso di sottrarre i documenti dal Pentagono, in cui lavorava, per mandarli al New York Times. Ha svelato qualcosa di tremendo per l&#8217;opinione pubblica americana. Quattro presidenti e un quinto che ne seguiva la linea battuta dai suoi predecessori, cercando di limitare la libertà di stampa e insabbiando notizie che il popolo americano avrebbe dovuto sapere. Il mio personaggio non era neanche certa di essere al posto giusto. Non c&#8217;erano giornaliste donne, nelle redazioni a quel tempo erano tutti bianchi e tutti uomini, a parte le segretarie. La Graham in un certo senso arrivò a sfidare Nixon, pur non essendo consapevole della propria autorità, in nome di qualcosa in cui ha dimostrato di credere. Katherine ha imparato ad essere coraggiosa, lo è diventata, è vero. Noi però non lo insegniamo mai abbastanza alle nostre ragazze. Dovremmo farlo molto di più.</em></p>
<p><strong>Steven Spielberg</strong>: <em>Vorrei aggiungere qualcosa. Come ha detto Tom, nel 1971 il Washington Post era un giornale di second&#8217;ordine rispetto al Washington Star. Ma Bradley aveva una tale voglia di rivalsa che lo ha spinto a sfidare il New York Times, il più grande quotidiano degli Stati Uniti. Non solo, ma con il Watergate, tolse ogni freno lasciando che Woodward e Bernstein pubblicassero i loro articoli, e spinse Katharine Graham a pensare più in grande</em>.</p>
<p><strong>A proposito della campagna &#8220;Time&#8217;s Up&#8221; (iniziativa che prevede un fondo per il sostegno legale a donne e uomini molestati sessualmente sul lavoro,ndr), perché il problema delle molestie ci ha messo così tanto a uscire fuori?</strong><br />
<strong>Meryl Streep</strong>: <em>Credo sia perché gli esseri umani imparano molto lentamente. Per qualche ragione è cambiata l&#8217;aria, non solo a Hollywood. Anche in tutti gli altri ambiti lavorativi. Forse ci sarà qualche passo indietro, ma sono sicura che si andrà principalmente avanti. Sono tempi molto interessanti.</em><br />
<strong>Steven Spielberg</strong>: <em>Parliamo di un tema arcaico, che ha tanti secoli di storia alle spalle. Le donne hanno dimostrato di saper spezzare lo stampo in cui gli uomini le hanno recluse. Nel corso della Seconda guerra, le donne si sono trovate a guidare le industrie, i cantieri navali ed è finito tutto in mano loro, mentre gli uomini erano al fronte a combattere. Poi, finita la guerra, sono tornati a casa e le donne non hanno avuto la possibilità di capitalizzare quello che avevano costruito in quel frangente e sono tornate nelle cucine. Per via degli esempi che la storia riporta, da parte delle donne di essere delle leader, credo che il problema a questo punto sia degli uomini. Sono loro che non hanno imparato ad accettare un no come risposta e finché accadrà, questa lotta di potere continuerà. Spero che questo film possa dare coraggio alle donne che non hanno avuto modo di trovare la loro voce, il coraggio di gridare: al diavolo, ora dico quello che voglio e faccio quello che voglio fare.</em></p>
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		<title>Mamma Mia! Here We Go Again! ecco il primo trailer</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Dec 2017 19:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Amanda Seyfried]]></category>
		<category><![CDATA[Cher]]></category>
		<category><![CDATA[Colin Firth]]></category>
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		<category><![CDATA[Mamma Mia! Here we go again]]></category>
		<category><![CDATA[meryl streep]]></category>
		<category><![CDATA[Pierce Brosnan]]></category>
		<category><![CDATA[Stellan Skarsgård. Ol Parker]]></category>

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		<description><![CDATA[Meryl Streep, Amanda Seyfried, Lily James e il resto del cast nelle prime immagini del sequel del musical]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/Mamma-Mia-Here-We-Go-Again.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56957" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/Mamma-Mia-Here-We-Go-Again.jpg" alt="Mamma-Mia-Here-We-Go-Again" width="600" height="387" /></a></p>
<p><em>Universal Pictures</em> ha reso disponibile il primo trailer di <em><strong>Mamma Mia: Here We Go Again!</strong></em>, il sequel del musical del 2008 che avrà come protagoniste <strong>Amanda Seyfried</strong>, <strong>Meryl Streep</strong> e <strong>Lily James</strong>. <strong>Pierce Brosnan, Colin Firth </strong>e<strong> Stellan Skarsgård</strong> torneranno a interpretare i tre possibili padri della ragazza. Ci sarà poi una super new entry: <strong>Cher</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/XcSMdhfKga4" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><em><strong>Mamma Mia: Here We Go Again!</strong></em>, in arrivo a settembre 2018 nei cinema italiani, è scritto e diretto da <strong>Ol Parker</strong>, sceneggiatore di <em>Marigold Hotel</em>. La colonna sonora vedrà l&#8217;utilizzo di molte canzoni degli <strong>ABBA</strong> non utilizzate nel primo film, insieme ad alcuni grandi classici.</p>
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		<title>Artista di strada prende di mira Meryl Streep</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Dec 2017 08:54:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Gossip]]></category>
		<category><![CDATA[Harvey Weinstein]]></category>
		<category><![CDATA[meryl streep]]></category>
		<category><![CDATA[Rose McGowan]]></category>

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		<description><![CDATA[Manifesti sparsi per Los Angeles accusano l'attrice di sapere che mostro fosse Harvey Weinstein.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/Meryl_Streep_She_Knew.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56929" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/Meryl_Streep_She_Knew.jpg" alt="Meryl_Streep_She_Knew" width="637" height="775" /></a></p>
<p>Los Angeles si è svegliata così oggi, con numerosi cartelloni sparsi per le strade della città in cui campeggia un&#8217;immagine di <strong>Meryl Streep</strong> accanto ad <strong>Harvey Weinstein</strong>. C&#8217;è anche un QR code per fare donazioni in bitcoin. L&#8217;attrice ha gli occhi coperti da una scritta in cui si legge &#8220;<strong>She Knew</strong>&#8220;, &#8220;Sapeva&#8221;. Il riferimento è ovviamente al <a href="http://www.movielicious.it/2017/10/09/harvey-weinstein-licenziato-dalla-societa-che-porta-il-suo-nome/" target="_blank">caso di molestie e abusi che ha travolto l&#8217;ex magnate di Hollywood</a>, con il quale la Streep ha lavorato nel corso degli anni. L&#8217;ipotesi più accreditata è che si tratti di un artista di strada, ma non si sa ancora chi si nasconde dietro un simile gesto. Sono molte le foto che ritraggono i due insieme, a serate di gala, festival e altre occasioni. Ma da quando è scoppiato lo scandalo, Meryl Streep ha preso le distanze da lui in più di un&#8217;occasione.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/She_Knew.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56930" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/She_Knew.jpg" alt="She_Knew" width="950" height="534" /></a></p>
<p>Proprio ieri l&#8217;attrice ha risposto pubblicamente alla sua collega <strong>Rose McGowan</strong> che l&#8217;aveva attaccata su Twitter dopo la proposta del tre volte premio Oscar e di altre attrici di mettere in atto una protesta silenziosa sul red carpet dei prossimi Golden Globe, invitando le donne a vestirsi di nero contro lo scandalo molestie sessuali.</p>
<div>&#8220;<em>Il vostro silenzio è il problema</em>&#8220;, aveva scritto la McGowan, tra le prime accusatrici (e vittime) del produttore americano, alludendo al fatto di come, secondo lei, la Streep (vincitrice di un Oscar nel 2012 col film prodotto da Weinstein,<em>The Iron Lady</em>) fosse rimasta zitta nonostante le voci sull&#8217;ex produttore.</div>
<div></div>
<div>Non ha tardato ad arrivare la replica di <strong>Meryl Streep</strong>. &#8220;<em>Io</em> &#8211; si legge nella sua lettera aperta &#8211; <em>non sono rimasta deliberatamente in silenzio, semplicemente non avevo idea del comportamento di Weinstein. Ferisce il fatto di essere attaccata da Rose, ma voglio che lei sappia che non sapevo dei crimini di Weinstein, del suo attacco a lei e ad altre donne. Non sono stata deliberatamente in silenzio. Non sapevo&#8221;. &#8220;Non ho tacitamente approvato lo stupro, non sapevo. Non mi piace</em> &#8211; prosegue &#8211; <em>che giovani donne vengano aggredite, ma non ne ero a conoscenza. Non so dove Harvey vive, non è mai stato a casa mia né mi ha invitato nella sua camera d&#8217;albergo. Sono stata nel suo ufficio una volta per un incontro con Wes Craven per La musica del cuore, nel 1998. Ha distribuito film che ho fatto con altre persone. Non era un regista ma un produttore. E Weinstein ha  atto di tutto perché quello che ha fatto a Rose e alle altre non si sapesse. Aveva bisogno che noi non lo sapessimo, perché l&#8217;essere legato a noi gli dava credibilità, e la possibilità di attirare giovani aspiranti attrici in situazioni in cui sarebbero state ferite. Aveva più bisogno lui di me che io di lui</em>&#8220;. &#8220;<em>Rose</em> &#8211; conclude Streep &#8211; <em>ha tutto il mio rispetto, insieme alle altre donne che hanno avuto il coraggio di rivelare quale mostro vivesse tra noi. Mi dispiace ora di essere vista come un avversario, perché noi combattiamo la stessa battaglia per le donne</em>&#8220;.</div>
<p>&nbsp;</p>
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