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	<title>Movielicious &#187; Robert Redford</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Robert Redford lascia la direzione del Sundance</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jan 2019 14:17:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/Robert_Redford_addio_Sundance.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57990" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/Robert_Redford_addio_Sundance.jpg" alt="Robert_Redford_addio_Sundance" width="600" height="422" /></a></p>
<p>Un colpo di scena che ha lasciato tutti senza fiato. Ieri, durante la conferenza stampa di presentazione della 36° edizione del <strong><em><a href="https://www.sundance.org/festivals/sundance-film-festival" target="_blank">Sundance Film Festival</a></em></strong>, appuntamento  imperdibile per il cinema d&#8217;autore e indipendente americano, <strong>Robert Redford</strong> ha dichiarato che avrebbe lasciato la direzione della kermesse da lui fondata, in corso in questi giorni, fino al 3 febbraio.</p>
<p>Queste le parole dell’attore e regista ottantaduenne, davanti alla platea gremita dell’ Egyptian Theatre di <strong>Park City</strong>, nello Utah: «<em>Ricopro questo incarico da 34 anni, da quando il festival è iniziato. Penso che siamo arrivati al punto in cui io debba farmi da parte. Ho passato molto tempo nell’introdurre delle novità, ma non penso che questo festival abbia bisogno più di altro</em>».</p>
<p>Prima di abbandonare il palco, l’attore ha ricevuto un lungo applauso, per poi lasciare la parola alla direttrice esecutiva del Sundance Institute, <strong>Keri Putnam</strong>, per la presentazione degli eventi in programma.</p>
<p>Un addio, quello di Redford, che ne segue un altro: lo scorso anno aveva infatti già preso commiato dalle scene con l&#8217;uscita in sala del delizioso <strong><em><a href="http://www.movielicious.it/2018/10/21/the-old-man-and-the-gun-recensione/" target="_blank">Old Man &amp; the Gun</a></em></strong>, suo ultimo <strong>film</strong> da protagonista.</p>
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		<title>The Old Man and the Gun</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Oct 2018 14:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Festa del Cinema di Roma 2018]]></category>
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		<description><![CDATA[Il canto del cigno del Redford attore è un'opera incantevole e leggera, ma anche un perfetto omaggio]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA, 2018)<br />
Uscita: 20 dicembre 2018<br />
Regia: David Lowery<br />
Con: Robert Redford, Casey Affleck, Sissy Spacek, Danny Glover<br />
Durata: 1 ora e 33 minuti<br />
Distribuzione: Bim</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/10/THeOldManAndTheGun.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57749" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/10/THeOldManAndTheGun.jpg" alt="THeOldManAndTheGun" width="650" height="370" /></a></p>
<p><strong>Robert Redford</strong> e il suo addio alle scene (da attore, perché fortunatamente continuerà a produrre e dirigere). A dirla così viene il magone. Sessant&#8217;anni di cinema con la c maiuscola senza sbagliare un film. Un percorso professionale senza pari di chi non si è accontentato di essere una delle star più acclamate della sua generazione ma, una volta raggiunto il successo, ha saputo sfruttarlo per mettersi in gioco su più fronti, contribuendo così a rigenerare in modo significativo sia la settima arte che il concetto stesso di divismo. Paladino di un cinema fondato su nobili valori, con due Oscar vinti (uno nel 1981 come regista per <em>Gente comune</em>, all’esordio dietro la macchina da presa, e l&#8217;altro alla carriera nel 2002), un fascino inossidabile ravvivato dalla passione politica e dal sostegno al cinema indipendente, va da sé che quando un personaggio di tale caratura annuncia il suo addio alle scene, c&#8217;è poco da stare allegri.<br />
A consolarci, almeno parzialmente, arriva <em><strong>The Old Man and the Gun</strong></em>, a conferma che uno come Robert Redford non avrebbe mai potuto sbagliare la sua uscita di scena.</p>
<p>Il regista <strong>David Lowery</strong>, qui anche sceneggiatore, si è ispirato a un articolo del New Yorker per raccontare la vera storia di Forrest Tucker (Robert Redford), un uomo che ha trascorso la sua vita tra rapine in banca ed evasioni dal carcere. Da una temeraria fuga dalla prigione di San Quentin, già settantenne, fino a una scatenata serie di rapine senza precedenti, Forrest Tucker disorientò le autorità e conquistò l’opinione pubblica americana. Coinvolti in maniera diversa nella sua fuga, ci sono l’acuto e inflessibile investigatore John Hunt (<strong>Casey Affleck</strong>), che gli dà implacabilmente la caccia pur essendo allo stesso tempo affascinato dalla passione non violenta profusa da Tucker nel suo mestiere, Jewel (<strong>Sissy Spacek</strong>), che lo ama nonostante sappia che è un fuorilegge e due compagni di squadra con i volti di <strong>Danny Glover</strong> e <strong>Tom Waits</strong>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/10/TheOldManAndTheGun_2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-57750" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/10/TheOldManAndTheGun_2-1024x576.jpg" alt="TheOldManAndTheGun_2" width="1024" height="576" /></a></p>
<p>Forrest Tucker è uno spirito libero e incarna il mix perfetto, nonché la naturale estensione dei personaggi più riusciti di Redford: possiede la posatezza del borghese Paul Bratter di <em>A piedi nudi nel parco</em>, il romanticismo del cacciatore Denys Finch Hatton de <em>La mia Africa</em>, la tenacia del trapper solitario Jeremiah Johnson in <em>Corvo rosso non avrai il mio scalpo</em>, la perseveranza del giornalista Bob Woodward in <em>Tutti gli uomini del presidente</em> e la scaltrezza del Johnny Hooker de <em>La stangata</em>. Quello che interpreta è un rapinatore atipico, che utilizza quegli occhi blu dal taglio sfrangiato dal tempo e quel sorriso affabile, come unica arma.</p>
<p>Il resto ce lo mette Lowery, abilissimo a lavorare sul e col mito di Redford e che, dopo il celebrato <em>A Ghost Story-Storia di un Fantasma</em>, ha optato per una storia in cui il protagonista, curiosamente, non evolve, ma si limita a compiere un percorso e ad andare nella stessa direzione dall&#8217;inizio alla fine.<br />
È un film che splende, <em><strong>The Old Man and the Gun</strong></em>, anche per la cura nella messa in scena e ogni altro dettaglio che rimanda a un cinema del passato: dai 16 mm in cui è stato girato alla scelta dei comprimari (Sissy Spacek in primis, volto simbolo de <em>La</em> <em>ragazza</em> <em>di</em> <em>Nashville</em> e <em>Carrie lo sguardo di satana</em>).</p>
<p>Ciao Bob, sei uno degli ultimi paladini del cinema sia dentro che fuori lo schermo. Se dovessi cambiare idea, ci troverai qui ad attenderti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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		<title>Venezia74 &#8211; Giorno 3</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Sep 2017 15:18:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[74° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia]]></category>
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		<category><![CDATA[Our Souls at Night]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Redford]]></category>
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		<description><![CDATA[Le migrazioni di Human Flow, l'amore senza età di Our Souls at Night e la splendida storia di formazione]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_56571" style="width: 790px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Human_Flow.png"><img class="size-full wp-image-56571" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Human_Flow.png" alt="Human Flow" width="780" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Human Flow</p></div>
<p>Dopo una felice sortita in Orizzonti con lo spietato gioco al massacro di <strong><em>Undir trénu</em></strong>, faida familiare di irresistibile cattiveria calata nella raggelata media borghesia islandese, è il turno del primo della prima opera di non-fiction della sezione principale: il patchwork multietnico dell&#8217;artista concettuale cinese <strong>Ai Weiwei</strong>,<em><strong> Human Flow</strong></em>, si propone di fotografare enciclopedicamente l&#8217;emergenza umanitaria delle grandi <strong>migrazioni</strong> internazionali del decennio in corso, saltando di situazione in situazione senza soluzione di continuità col proposito di ribadire quell&#8217;elemento umano che la desensibilizzazione mediatica ha progressivamente svuotato di ogni elemento umano riducendo la tragedia a pura statistica.</p>
<p>Nella resa dell&#8217;attivista pechinese, però, così preoccupata di mettere in risalto il proprio fine solidale, viene a mancare anche la più semplice idea di cinema che non sia una mera enumerazione di statistiche affiancata da un&#8217;attitudine estetizzante totalmente fuori luogo, un&#8217;antologia priva di coesione e di coerenza narrativa che si traduce in un bieco turismo della miseria, nel quale il narcisismo spinto del suo autore si porta a livelli alla lunga intollerabili, dal dialogo sullo scambio dei passaporti all&#8217;intervista alla profuga ripresa di spalle che scoppia a piangere e viene da lui puntualmente consolata a favore di camera, per non parlare delle numerose occasioni in cui Ai si fotografa in compagnia come un qualunque &#8220;selfista anonimo&#8221; in cerca di visibilità.</p>
<p>È il lato più spregevole del cinema documentaristico, velleitario nelle sue intenzioni benefiche un tanto al chilo ed elementare nella fattura &#8211; incommentabili le citazioni poetiche che, tirando in ballo Hikmet, Kennedy, Adonis e altre personalità filantropiche assortite, si alternano agli strilloni giornalistici -, il peggior servizio artistico che si potesse fare alla più urgente catastrofe del secolo in corso.</p>
<div id="attachment_56573" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/LeanOnPete.jpg"><img class="size-large wp-image-56573" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/LeanOnPete-1024x576.jpg" alt="Lean on Pete" width="1024" height="576" /></a><p class="wp-caption-text">Lean on Pete</p></div>
<p>E se Orizzonti prosegue senza particolari sussulti con l&#8217;australiano <em><strong>W</strong></em><em><strong>est of Sunshine</strong>, </em>sorta di variazione in sedicesimo de <em>Il giovedì</em> di Risi ricontestualizzata al disagio della periferia tossicodipendente, il Concorso trova finalmente il suo primo titolo di rilievo con <em><strong>Lean on Pete</strong></em>, con cui <strong>Andrew Haigh</strong> lascia il Regno Unito e affronta gli archetipi della tradizione rurale statunitense con la sua comprovata intelligenza emotiva e con l&#8217;usuale attenzione alla complessità dei sentimenti che avevano arricchito due lavori straordinari come <em>Weekend</em> e <em>45 anni</em>: l&#8217;adattamento dell&#8217;omonimo romanzo di Willy Vlautin è una tenera ma tutt&#8217;altro che sdilinquita elegia dei perdenti che fa del povero ronzino che dà il titolo al film una sorta di novello asino Balthasar, incarnazione del senso di spaesamento e vittima delle meschinità che affliggono il Nuovo Continente dei nostri giorni</p>
<p>Un ritratto intriso di abbandono, di sconfitta e di compassione dalla grande carica emozionale che sfugge alle trappole della retorica e ai cliché del romanzo di formazione medio, nobilitato dalla performance intensissima dell&#8217;emergente <strong>Charlie Plummer</strong>, già papabile Premio Mastroianni dell&#8217;edizione, e dalla capacità, impensabile se si pensa all&#8217;intimità quasi agorafobica delle opere precedenti, di sottolineare il tormento interiore del suo protagonista con una marcata attenzione all&#8217;elemento paesaggistico che non solo conferma la purezza di sguardo di uno dei massimi cineasti britannici della sua generazione ma, allo stesso tempo, ne amplia ancor di più lo spettro tematico e la versatilità.</p>
<div id="attachment_56572" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/our-souls-at-night-5.jpg"><img class="size-large wp-image-56572" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/our-souls-at-night-5-1024x683.jpg" alt="Our Souls At Night" width="1024" height="683" /></a><p class="wp-caption-text">Our Souls At Night</p></div>
<p>Dice ben poco, invece, l&#8217;innocuo, mansueto e benevolo <strong><em>Our Souls at Night</em></strong>, con cui l&#8217;indiano <strong>Ritesh Batra</strong>, dopo la transizione in terra d&#8217;Albione di <em>The Sense of an Ending</em>, tenta la sua personale impresa americana: se nel fortunatissimo esordio di <em>The Lunchbox</em> il fulcro dell&#8217;azione consisteva nell&#8217;unione fortuita di due solitudini rafforzata dalla distanza, a guidare il rapporto che si instaura fra gli sfioriti ma tutt&#8217;altro che rassegnati ottuagenari interpretati da <strong>Robert Redford</strong> e da <strong>Jane Fonda</strong> è, al contrario, la necessità di una vicinanza affettiva come riscatto a una vita di passi falsi e di rimpianti, e finché il film si lascia vampirizzare dal dall&#8217;intesa vincente fra le due vestigia della New Hollywood che fu (di nuovo insieme sullo schermo a quasi quarant&#8217;anni da <em>Il cavaliere elettrico</em>) e dal loro carisma, il tutto mantiene una certa grazia e un fascino, seppur quasi aprioristico, a tratti irresistibile.</p>
<p>Tolto questo, resta un&#8217;accozzaglia di elementi vieti e stra-abusati da commedia romantica di seconda fascia, dagli scontati alleggerimenti comici &#8211; garantiti dall&#8217;immancabile presenza sdrammatizzante del solito nipotino e del solito cagnolino che rubano la scena &#8211; ai deboli personaggi di contorno (i bozzetti di <strong>Judy Greer</strong> e di <strong>Matthias Schoenaerts</strong>, rispettivamente figlia emotivamente borderline di lui e figlio angustiato dai rimorsi di lei), senza farsi mancare gli episodi più obsoleti del dramma della terza età, come il ricovero ospedaliero e la fuitina urbana.</p>
<p>Certo, il tono si mantiene garbatamente leggero e si evita il rischio di sconfinare nel pruriginoso anche quando, inevitabilmente, entra in campo il tema delicato della sessualità senile, ma visti i presupposti si poteva fare davvero molto di più.</p>
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		<title>Robert Redford e Jane Fonda ancora insieme per una produzione originale Netflix</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Mar 2017 10:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[I due attori protagonisti del romantico Our Souls at Night.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/our-souls-at-night-Fonda_Redford.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55688" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/our-souls-at-night-Fonda_Redford.jpg" alt="our-souls-at-night-Fonda_Redford" width="800" height="400" /></a></p>
<p>Tra i numerosi lungometraggi originali<strong> Netflix</strong> in uscita quest&#8217;anno, ce n&#8217;è uno particolarmente atteso, che vede riunirsi due star del calibro di<strong> Jane Fonda</strong> e <strong>Robert Redford</strong> (al loro quarto film insieme dopo titoli cult quali <em>La caccia</em> e <em>A piedi nudi nel parco</em>), <em><strong>Our Souls at Night</strong></em>.</p>
<p>Scritto da <strong>Scott Neustadter</strong> e <strong>Michael H. Weber</strong>  (<em>Colpa delle stelle</em> e <em>X-Men: The New Mutants</em>) a partire dall’omonimo romanzo di <strong>Kent Haruf</strong>, il film è stato diretto dal cineasta indiano <strong>Ritesh Batra</strong> (<em>The Lunchbox)</em>. Nel cast, oltre ai due divi, anche Nel cast figurano anche <strong>Bruce Dern</strong>, <strong>Judy Greer</strong> e <strong>Matthias Schoenaerts.</strong></p>
<p>Sinossi:<em> La storia di <strong>Our Souls at Night</strong> è ambientata a Holt, una piccola cittadina del Colorado. Una sera Addie Moore decide di fare una telefonata al suo vicino di casa, Louis Waters, per proporgli di farle visita. Entrambi sono vedovi e in una piccola comunità è normale conoscersi da decenni. Infatti, anche Addie era affezionata alla moglie di Louis.</em></p>
<p><em>La figlia di quest’ultimo ormai abita a ore di distanza, a Colorado Springs. Il figlio di Addie, invece, vive ancora più lontano, a Grand Junction. Per Addie e Louis è difficile trascorrere ogni giorno in delle grandi case vuote e la notte, senza avere nessuno con cui parlare, è il momento peggiore. Ed è in questo contesto che Addie decide di fare una proposta inizialmente sconcertante a Louis, ovvero quella di dormire con lei.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il drago invisibile</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2016 07:10:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[slideshow]]></category>
		<category><![CDATA[Bryce Dallas Howard]]></category>
		<category><![CDATA[David Lowery]]></category>
		<category><![CDATA[Disney]]></category>
		<category><![CDATA[Il drago invisibile]]></category>
		<category><![CDATA[Isiah Whitlock jr.]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Redford]]></category>
		<category><![CDATA[WETA Digital]]></category>

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		<description><![CDATA[Pete ed Elliott tornano al cinema nel remake Disney con Robert Redford e Bryce Dallas Howard.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Scheda<br />
(Pete&#8217;s Dragon, USA 2016)<br />
Uscita: 10 agosto 2016<br />
Regia: David Lowery<br />
Con: Bryce Dallas Howard, Robert Redford, Isiah Whitlock jr.<br />
Durata: 1 ora e 42 minuti<br />
Distribuito da: Walt Disney Italia</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/08/Il_Drago_Invisibile_1.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-53663" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/08/Il_Drago_Invisibile_1.jpeg" alt="Il_Drago_Invisibile_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Gli anni Settanta, in casa <strong>Disney</strong>, non furono esattamente un gran periodo, soprattutto se paragonati ai fasti dei decenni precedenti, anche se nel 1977 vide la luce un <strong>film</strong> che riuscì a far breccia nel cuore dei più piccoli. Era la storia di un <strong>bambino</strong> e di un <strong>drago</strong>, realizzata in tecnica mista e sotto forma di musical: era <em><strong>Elliott il Drago Invisibile</strong></em>. Fu una pellicola che non incontrò immediatamente il favore del pubblico, tanto che, a causa dei magri incassi, fu ritirata dalle sale per tornarvi, sette anni dopo, in una versione piuttosto ridotta. Ma il successo e la fama di <em>Elliott il Drago Invisibile</em> arrivarono non tanto dal cinema, quanto dai successivi passaggi in TV e dall&#8217;home video. A incuriosire e appassionare era proprio questo drago, tutto verde con capelli, ali e cresta dorsale rosa realizzato in animazione che si muoveva in ambienti reali, un po&#8217; sul genere di <em>Pomi d&#8217;Ottone e Manici di Scopa</em> o di <em>Mary Poppins</em>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/08/Il_Drago_Invisibile_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-53664" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/08/Il_Drago_Invisibile_2.jpg" alt="Il_Drago_Invisibile_2" width="650" height="385" /></a></p>
<p>Così, continuando a cavalcare l&#8217;ondata di nostalgia che la <strong>Disney</strong> attraversa da un po&#8217; di tempo a questa parte, ecco arrivare nelle sale il remake di quel curioso e insolito successo, naturalmente riadattato, narrativamente e tecnicamente, ai nostri giorni. <em><strong>Il drago invisibile</strong> </em>inizia con una storia, quella che il signor Meacham (<strong>Robert Redford</strong>), un vecchio intagliatore di legno, racconta ai bambini della sua città, di un drago che si nasconde nelle foreste del Pacific Northwest, ai confini con il Canada. Per sua figlia Grace (<strong>Bryce Dallas Howard</strong>), che lavora come guardia forestale, sono solo leggende, finché non incontra Pete (<strong>Isiah Whitlock jr.</strong>), misterioso bambino di dieci anni, senza casa né famiglia, che sostiene di vivere nella foresta insieme a un gigantesco drago verde di nome Elliott. Stando alle descrizioni di Pete, Elliott sembra estremamente simile al drago presente nei racconti del signor Meacham. Non ci vorrà molto perché anche Grace e suo padre si ritrovino nel mondo di Pete e del suo incredibile amico.</p>
<p>Un po&#8217; <a href="http://www.movielicious.it/2016/07/12/the-legend-of-tarzan/" target="_blank">Tarzan</a> e un po&#8217; <a href="http://www.movielicious.it/2016/04/13/il-libro-della-giungla-recensione/" target="_blank"><em>Il Libro della giungla</em></a> (soprattutto nei primi venti minuti) <em><strong>Il drago invisibile</strong></em> inizia con una forte, fortissima sensazione di déjà-vu, soprattutto con la <a href="http://www.movielicious.it/2016/04/13/il-libro-della-giungla-recensione/" target="_blank">pellicola di Jon Favreau</a>, vista pochi mesi fa: tra l&#8217;incipit dei due film l&#8217;unica differenza sembra infatti essere l&#8217;ambientazione. Poi la storia di Pete e di Elliott inizia a prendere le distanze da quella di Mowgli e a connotarsi come vicenda a sé. Disneyano fin nel midollo, con tutti i temi cari alla casa di Burbank dall&#8217;ambientalismo alla crescita interiore, dal senso della famiglia al potere salvifico dell&#8217;amicizia, il film di <strong>David Lowery</strong> (<em>Senza santi in paradiso</em>) procede spedito e regala il meglio nei momenti di interazione tra Pete ed Elliott, che negli atteggiamenti ricorda molto più un cane che non un rettile alato e sputafuoco. Pur nella sua ingenua semplicità da family movie,<em><strong> Il drago invisibile</strong></em> conserva in una struttura ampiamente sperimentata il suo punto di forza, ma anche il suo più grande limite nel non tentare di uscire neanche un po&#8217; da un percorso codificato e &#8220;sicuro&#8221;. Tenerissimo l&#8217;Elliott realizzato dalla <strong>Weta Digital</strong>, non tanto nelle fattezze, quanto nei modi: le sue apparizioni accompagnate da pezzi rock e folk ci fanno volare sul suo dorso ai confini di un&#8217;America lontana e diversa, dove tutto diventa possibile.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6,5</p>
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