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	<title>Movielicious &#187; Room</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>I migliori film del 2016 secondo Carolina Tocci</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2016 10:50:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>10 <a href="http://www.movielicious.it/2016/02/10/ave-cesare-recensione/" target="_blank"><em><strong>Ave, Cesare</strong></em></a> &#8211; Joel e Ethan Coen</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/ave-cesare-film-coen.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54867" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/ave-cesare-film-coen.jpg" alt="ave-cesare-film-coen" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Il senso ultimo del mestiere del cinema racchiuso in questo film diretto dai<strong> fratelli Coen</strong>, che raccontano il patinato mondo di <strong>Hollywood</strong> con le sue false verità e i suoi miti farlocchi. Tra sceneggiatori comunisti che rapiscono l&#8217;attore di punta degli studios in segno di protesta per lo strumento capitalistico che la settima arte è diventata e numeri di tip tap à la Fred Astaire, <strong><em>Ave, Cesare!</em></strong> è  un divertissement ironico e raffinato che sfata miti e ridicolizza leggende.</p>
<p>9 <a href="http://www.movielicious.it/2016/08/30/jason-bourne-recensione/" target="_blank"><em><strong>Jason Bourne</strong></em></a> &#8211; Paul Greengrass</p>
<p>Jason Bourne torna sullo schermo dopo quasi dieci anni di assenza, ed è un ritorno asciutto e concitato. Mirabolanti le scene d&#8217;azione che riescono a confezionare <strong>Paul Greengrass</strong> con la sua regia super dinamica e Christopher Rouse (che il film lo ha anche scritto) con un montaggio da manuale: dalla scena di massa durante la manifestazione ad Atene, agli inseguimenti, fino alla scazzottata finale tra <strong>Matt Damon</strong> e <strong>Vincent Cassel</strong>.</p>
<p>8 <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2015/10/17/room-la-recensione-dal-festival-di-roma/" target="_blank">Room</a></strong></em> &#8211; Lenny Abrahamson</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Room.jpg"><img class="alignnone wp-image-54868" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Room-1024x768.jpg" alt="Room" width="650" height="488" /></a></p>
<p>Il mondo in una stanza. Letteralmente. La terribile esperienza di Ma&#8217; e Jack, una giovane donna e il figlio di cinque anni che vivono segregati in 10 metri quadri si trasforma in un inno disperato alla ricerca di una libertà sconosciuta e per anni solo immaginata. Poi inizia l&#8217;altro film, non meno duro, che riporta i due a confrontarsi con il mondo esterno ed è quasi peggio che nella stanza, almeno all&#8217;inizio.<br />
Coinvolgimento emotivo assicurato grazie alle interpretazioni di <strong>Brie Larsson</strong> (premiata con un Oscar per questo ruolo) e del piccolo<strong> Jacob Tremblay</strong>.</p>
<p>7 <a href="http://www.movielicious.it/2016/01/03/carol-recensione/" target="_blank"><em><strong>Carol</strong> </em></a>&#8211; Todd Haynes</p>
<p>Un capolavoro di raffinatezza formale edestetica. <strong>Todd Haynes</strong> racconta la storia d’amore tra Carol e Therese, due donne di diversa estrazione sociale nella New York degli anni Cinquanta. Ed è una storia potente e scomoda, che fa a pezzi le barriere sociali e fa luce su una passione composta e allo stesso tempo lacerante che divora le due protagoniste, pedine in rivolta all&#8217;interno di una realtà borghese e conformista.</p>
<p>6 <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2016/11/03/kubo-e-la-spada-magica/" target="_blank">Kubo e la spada magica</a></strong></em> &#8211; Travis Knight</p>
<p>L&#8217;epico viaggio nel giappone feudale realizzato in <strong>stop motion</strong> dalla Laika e diretto da <strong>Travis Knight</strong>, è un cartoon profondo e riflessivo, scandito da tempi non sempre serrati, ma funzionali al fluire del racconto che tocca temi eterni quali famiglia, amore, memoria e perdono. Disegni a linee taglienti e angoli acuti, origami animati dal cantastorie Kubo, oltre a una complessità di fondo che lo rende un prodotto insolitamente poetico.</p>
<p>5 <a href="http://www.movielicious.it/2015/10/17/lo-chiamavano-jeeg-robot-la-recensione-dal-festival-di-roma/" target="_blank"><em><strong>Lo chiamavano Jeeg Robot</strong></em></a> &#8211; Gabriele Mainetti</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Lo_Chiamavano_Jeeg_Robot.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54869" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Lo_Chiamavano_Jeeg_Robot.jpg" alt="Lo_Chiamavano_Jeeg_Robot" width="750" height="400" /></a></p>
<p>Senza dubbio il caso cinematografico italiano dell&#8217;anno. Il film d&#8217;esordio di <strong>Gabriele Mainetti</strong> sul super(anti)eroe Enzo Ceccotti (<strong>Claudio Santamaria</strong>), ladro di periferia che, cadendo nelle acque del Tevere, acquista una forza sovrumana, è già un cult. Merito anche di <strong>Luca Marinelli</strong> e del suo Zingaro, villain un po&#8217; tronista e un po&#8217; Renato Zero prima maniera e di una sceneggiatura folle e coraggiosa.</p>
<p>4 <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2016/02/16/il-caso-spotlight-recensione/" target="_blank">Il caso Spotlight</a></strong> </em>&#8211; Thomas McCarthy</p>
<p>Vincitore dell&#8217;Oscar 2016 per il Miglior Film (e per la Migliore Sceneggiatura Originale), Il caso Spotlight di <strong>Thomas McCarthy</strong> è un grido contro la cappa di omertà che ancora oggi attanaglia la società. La vicenda della squadra di giornalisti investigativi del Boston Globe che nei primi anni 2000 ha obbligato la chiesa cattolica ad ammettere l’esistenza di preti pedofili e a prendere provvedimenti, è tutta dialoghi serrati, priva di ogni sensazionalismo e rispettosa nei confronti del tema che tratta. Una lezione di giornalismo, oltre che di cinema.</p>
<p>3 <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2016/01/15/revenant-redivivorecensione/" target="_blank">Revenant &#8211; Redivivo</a></strong></em> &#8211; Alejandro González Iñárritu</p>
<p>E veniamo al film che, finalmente, ha fatto vincere un Oscar a<strong> Leonardo DiCaprio</strong>. Ispirato alla storia vera di Hugh Glass, un cacciatore americano dell’Ottocento abbandonato dai suoi compagni nel nord degli Stati Uniti dopo essere stato attaccato da un orso, <em><strong>Revenant</strong></em> è un film di quelli che riempiono gli occhi, spettacolare in ogni fotogramma. <strong>Alejandro González Iñárritu</strong> ha dimostrato ancora una volta di avere un controllo formale assoluto sulle sue opere e il direttore della fotografia <strong>Emmanuel Lubezki</strong> (<em>Revenant</em> è un po&#8217; il suo show), con la sua ossessione per la luce naturale, è stato in grado di mostrarci una natura così reale da sentirne quasi il profumo.</p>
<p>2 <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2016/02/26/il-club-recensione/" target="_blank">Il club</a></strong> </em>&#8211; Pablo Larraín</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/El-club.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-54870" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/El-club-1024x683.jpg" alt="El-club" width="1024" height="683" /></a></p>
<p>Il film più misterioso e potente del 2016 lo ha diretto il cileno <strong>Pablo Larraín</strong>. Il tema è, come ne <em>Il caso Spotlight</em>, la pedofilia, ma qui non si cerca di svelare nulla, semmai di continuare a nascondere. Nella casa ai confini del mondo in cui alcuni preti e una suora espiano le loro terribili colpe non c&#8217;è posto per la luce: tutto è grigio in quell&#8217;universo rinchiuso in se stesso, quel funereo covo di omertà squarciato dall&#8217;unico elemento di onestà (Sandokan, l&#8217;agnello di Dio), vittima sacrificale di quelle nere coscienze.</p>
<p>1 <a href="http://www.movielicious.it/2016/02/01/the-hateful-eight-recensione/" target="_blank"><em><strong>The Hateful Eight</strong> </em></a>&#8211; Quentin Tarantino</p>
<p>L&#8217;ottavo film di <strong>Quentin Tarantino</strong> è un inno alla pazienza, un piacere continuamente rimandato che quando esplode diventa incontenibile. Quasi tre ore di dialoghi folli, situazioni paradossali, violenza fisica e verbale, personaggi bizzarri e paesaggi impervi, il tutto in un glorioso <strong>70mm</strong>. È cinema allo stato puro, una storia di cacciatori e prede con interpreti incollati ai personaggi e un demiurgo che si diverte da matti a tirare le fila di questa vicenda ai limiti del surreale.</p>
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		<title>Room &#8211; La recensione dal Festival di Roma</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2015 14:46:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Brie Larson]]></category>
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		<category><![CDATA[William H. Macy]]></category>

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		<description><![CDATA[Lenny Abrahamson firma un dramma intenso sull'amore e sull'istinto di sopravvivenza, con una strepitosa]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA 2015)<br />
Uscita: 3 marzo 2016<br />
Regia: Lenny Abrahamson<br />
Con: Brie Larson, Jacob Tremblay, William H. Macy, Joan Allen<br />
Durata: 1 ora e 58 minuti<br />
Distribuito da: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/room-movie-brie-larson.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44972" title="room-movie-brie-larson" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/room-movie-brie-larson.jpg" alt="" width="500" height="345" /></a></p>
<p>Joy Newsome (<strong>Brie Larson</strong>) è stata rapita quando aveva solo diciassette anni da un uomo che l’ha segregata in un capanno per gli attrezzi e, nel corso degli anni, ripetutamente violentata.<br />
Il frutto di quella violenza è il piccolo Jack (<strong>Jacob Tremblay</strong>), concepito e partorito in quella stessa stanza che per Joy è un incubo senza uscita, mentre per il bambino diventa ben presto tutto il suo mondo.<br />
Jack non ha infatti alcuna idea di cosa ci sia fuori dalla stanza. Non sa cosa sia un albero, un cavallo né tanto meno come si interagisca con le altre persone. Per lui c’è solo il letto, il tavolo e un armadio nel quale Joy lo chiude una volta alla settimana, quando Old Nick – questo il nome del rapitore – viene a farle “visita”. Quando il bambino compie cinque anni la madre decide che forse è arrivato il momento che sappia la verità sulla loro situazione di prigionia.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/room.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44973" title="room" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/room.jpg" alt="" width="499" height="332" /></a></p>
<p>Tratto dall’omonimo best seller di Emma Donoghue, <em><strong>Room</strong></em> è un film che, partendo da una violenza e dal racconto di un’indicibile privazione, parla in realtà un linguaggio assai tenero. All’interno di questo capanno/cella assistiamo infatti al difficile e delicato compito di una madre che inventa un piccolo mondo per difendere il figlio dall’orribile realtà in cui è costretto a vivere. L’opera si trasforma quindi ben presto in un moderno mito della caverna con protagonista un bambino durante la fase del suo imprinting primario.<br />
<strong>Lenny Abrahamson</strong>, già autore lo scorso anno del notevole <a href="http://www.movielicious.it/2014/11/11/frank/" target="_blank"><em>Frank</em></a>, qui alza decisamente il tiro e sceglie di raccontare l’orrore inquadrandone i lati meno spiacevoli. Room è sostanzialmente diviso in due metà che corrispondono ognuna ad un film diverso. La prima parte, interamente ambientata nel capanno in cui Joy e Jack vengono segregati per anni, è senza alcun dubbio la migliore, in cui entriamo lentamente in contatto con un disagio che l’amore materno cerca di trasformare in un ambiente per quanto possibile confortevole. Con i dovuti distinguo, qualcosa di molto simile a quello che faceva Benigni ne <em>La vita è bella</em>.</p>
<p>Poi, quando nella seconda metà del film si abbandona la Stanza (nel film Jack la chiama “Stanza”, senza l’articolo, come a sottolineare il fatto che quel contesto per lui sia unico e non declinabile) e viene mostrato ciò che accade una volta riconquistata la libertà, la storia cambia radicalmente registro e si adagia, in parte, su toni più usuali, descrivendo le difficoltà che accompagnano il riadattamento ad una vita normale. Abrahamson ha una mano delicatissima e tratta la materia con la medesima grazia utilizzata in Frank per parlare del disagio mentale, senza mai indulgere nel pietismo né in alcun meccanismo ricattatorio, oltre a centrare un paio di guizzi di regia pregevolissimi, uno su tutti la fuga del bambino, di cui ci guarderemo bene dal dire oltre per non guastare il piacere della visione.<br />
Il film si pregia inoltre di due interpretazioni magistrali, in primo luogo quella della lanciatissima Brie Larson che, anche a dispetto della sua giovane età, si dimostra perfettamente a suo agio in un ruolo così complesso. Il motivo per cui Room si farà amare è però tutto nella profondità degli occhi del piccolo Jacob Tremblay. Davvero un talento eccezionale il suo.</p>
<p>Voto: 7,5</p>
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