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	<title>Movielicious &#187; Rosita</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>37° Festival di Mosca &#8211; Giorno 1</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2015 20:43:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[37° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca 2015]]></category>
		<category><![CDATA[Enklava]]></category>
		<category><![CDATA[L'ultimo lupo]]></category>
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		<category><![CDATA[Via dalla pazza folla]]></category>

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		<description><![CDATA[Occhi puntati su Via dalla pazza folla di Thomas Vinterberg con Carey Mulligan, Tom Sturridge e Matthias]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/moscowff_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-43242" title="moscowff_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/moscowff_2.jpg" alt="" width="500" height="352" /></a></p>
<p>È una partenza minata da incertezze, esitazioni, ripensamenti e scelte insondabili, quella del<strong> 37° Festival Cinematografico Internazionale di Mosca</strong>, in un clima di precarietà e di indeterminatezza che ha visto un programma annunciato con tangibile ritardo, fortemente ridimensionato in quanto a partecipazioni e rimaneggiato fino all&#8217;ultimo momento: rispetto alle 250 pellicole spalmate su dieci giorni di manifestazione, quest&#8217;anno ci si dovrà accontentare di appena 150 ospiti competitivi e non concentrati in una settimana esatta di proiezioni, venendo a fronte di un pugno di assenze davvero pesanti.</p>
<p>Quella più clamorosa è certamente quella della vetrina sulla Croisette, da sempre componente irrinunciabile della rassegna (a figurare in calendario del 2014 erano i Dardenne, Ceylan, Wenders, Sissako, Loach e persino Godard) e per questa volta esclusa (o esclusasi) in blocco, fatta eccezione per il gradito contentino di <span><strong><em>An </em></strong>della giapponese <strong>Naomi Kawase</strong> (film d&#8217;apertura dell&#8217;ultimo <em>Un certain regard</em>)</span> per l&#8217;annuncio dato stamani a sorpresa dell&#8217;arrivo di <em><strong>Love </strong></em>di <strong>Gaspar Noé</strong>, forse il titolo più spernacchiato di Cannes2015; delusi dai &#8220;non, merci&#8221;, ci si potrà comunque rifare con i numerosi &#8220;jawohl&#8221; ricevuti dal Filmpalast, se si considera che dall&#8217;ultima Berlinale accorreranno in massa tanto l&#8217;Orso d&#8217;Oro (<em><strong>Taxi </strong></em>di <strong>Jafar Panahi</strong>), l&#8217;Orso d&#8217;Argento (<em><strong>El club</strong> </em><span style="bold;">di <strong>Pablo Larra</strong></span><strong>ín</strong>) e il Premio alla Sceneggiatura (<strong><em>El botón de nácar </em></strong>di <strong>Patricio Guzmán</strong>), accompagnati da altri titoli di peso rimasti fuori dal palmares, dal vietnamita <strong><em>Cha và con và</em> </strong>a <strong><em>Diario di una cameriera </em>di </strong><strong>Benoît Jacquot</strong>, da <em><strong>Eisenstein in Messico</strong> </em>di <strong>Peter Greenaway</strong> a <em><strong>Knight of Cups</strong></em> di <strong>Terrence Malick</strong>.</p>
<p>Pochi innesti, invece, dall&#8217;ultima Mostra di Venezia, presente con lo straordinario <em><strong>The Look of Silence</strong> </em>di <strong>Joshua Oppenheimer</strong>, con il mediocre Premio Speciale <em><strong>Sivas</strong></em>, inserito nella vasta retrospettiva dedicata alla cinematografia turca di ieri e di oggi, l&#8217;agghiacciante <em><strong>Pasolini</strong> </em>di <strong>Abel Ferrara</strong> e la presa in giro di <strong><em>Realité</em> </strong>di <strong>Quentin Dupieux</strong><strong>.</strong></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/via_dalla_pazza_folla1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-43243" title="via_dalla_pazza_folla1" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/via_dalla_pazza_folla1.jpg" alt="" width="499" height="282" /></a></p>
<p>A precedere l&#8217;inaugurazione ufficiale, affidata all&#8217;inconsistente <a href="http://www.movielicious.it/2015/03/26/lultimo-lupo/" target="_blank"><em><strong>L&#8217;ultimo lupo</strong> </em></a>di Jean-Jacques Annaud, scelta dettata esclusivamente dalla partecipazione del regista <strong>Jean-Jacques Annaud </strong>in veste di Presidente di Giuria, arriva a quasi mezzo secolo dalla storica, infuocata versione di John Schlesinger una nuova trasposizione di <em><strong>Via dalla pazza folla</strong></em> di Thomas Hardy: nelle mani del danese <strong>Thomas Vinterberg </strong>(<em>Festen, Il sospetto</em>), il baricentro si sposta dall&#8217;apologo proto-femminista di allora &#8211; in fin dei conti, mancavano solo pochi mesi al Sessantotto e le radici di Schlesinger affondavano nel Free Cinema &#8211; alla parabola fatalista di oggi, esasperando la fragilità e la mutevolezza dei suoi personaggi scossi imperscrutabilmente dal Caso, animati dalla costanza delle passioni e dalla volubilità della fortuna, dall&#8217;orgogliosa irrequietezza della proprietaria terriera Bathsheba (<strong>Carey Mulligan</strong>) agli antitetici rapporti con i tre uomini della sua vita, l&#8217;amore romantico per l&#8217;allevatore in disgrazia Gabriel (<span><strong>Matthias Schoenaerts</strong>), quello sensuale per il sergente Troy (<strong>Tom Sturridge</strong>) e quello di matrice prettamente sociale per il possidente Boldwood (<strong>Michael Sheen</strong>).</span></p>
<p>L&#8217;adattamento, fedele e ipertradizionalista, scongiura l&#8217;effetto &#8220;telenovela di lusso&#8221; evitando il sentimentalismo in favore di un più ponderato approccio da ballata pastorale, ottiene il meglio dall&#8217;alchimia fra i suoi interpreti, tutti azzeccatissimi (se <span>Schoenaerts è virilità allo stato puro e fisicamente perfetto per il ruolo, Sheen, amabile ibrido di insicurezza e di patetismo, è da applausi), e se è anche vero che condensare certi passaggi lasciati inviolati nell&#8217;assai più lunga edizione del 1967, in particolare la sottotrama incentrata sui tormenti della povera Fanny Robin (<strong><strong>Juno Temple</strong></strong>) e il <em><em>redde rationem</em></em> del pre-finale, anticlimaticamente smorzato e affrettato, </span>si è rivelato controproducente,  lo spirito del romanzo ne esce rafforzato e reso con notevole sensibilità, perfettamente calato nella natura ora benigna, ora matrigna delle colline del Dorset, idealmente equidistante dal raffinato accademismo della Campion di <em>Ritratto di signora</em> e dall&#8217;insistito, crudo realismo del <em>Cime tempestose </em>di Andrea Arnold.</p>
<div id="attachment_43244" style="width: 460px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/rosita.jpg"><img class="size-full wp-image-43244" title="rosita" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/rosita.jpg" alt="" width="450" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Rosita</p></div>
<p>Partenza mediamente positiva anche per il Concorso, avviato dal serbo <strong><em>Enklava</em> </strong>e dal danese<strong> <em>Rosita</em></strong>: il primo, faida etnica multigenerazionale scandita da un matrimonio islamico e da un funerale ortodosso sulle montagne del Kosovo, azzecca un&#8217;ambientazione da inospitale terra di nessuno ancora geopoliticamente ribollente e tarata, si poggia su un intreccio ben rodato e incalzante, sospinto di volta in volta dalla sua escalation di violenza, fotografa con equilibrio un microcosmo fratricida prigioniero della propria ritualità e della propria arretratezza, e anche se certe sbavature restano evidenti (la direzione degli attori, i molti bambini in primis) lo sguardo del documentarista <strong>Goran Radovanovic</strong> si segnala per onestà ed efficacia; il secondo imbastisce un curioso triangolo amoroso che vede la giovane domestica filippina del titolo (<strong>Mercedes Cabral</strong>, volto ricorrente dei film di Brillante Mendoza) contesa dal vedovo cinquantenne Ulrik e dal di lui figlio Johannes (il <strong>Mikkel </strong><span><strong>Følsgaard </strong>giustamente premiato a Berlino come miglior attore per il suo puerile re di Danimarca di <em>Royal Affair</em>), immettendosi sin dall&#8217;inizio su binari abbastanza prevedibili, dal confronto fra la desolazione del rapporto di convenienza e l&#8217;irresolutezza dell&#8217;innamoramento ai segreti a base di figli nascosti, ma potendo contare su un terzetto di attori molto affiatato e ben diretto dalla quarantenne </span><span><strong>Frederikke Aspöck</strong></span>, abile a rappresentare l&#8217;imbarazzo e l&#8217;incomunicabilità di una provincia ingrigita e condannata da nuove regole civili a una felicità di compromesso, con molta delicatezza, senza facili scappatoie da <em>feel good movie </em>e soprattutto con un occhio benevolo e indulgente quanto basta sui suoi protagonisti.</p>
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