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	<title>Movielicious &#187; The Danish Girl</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>The Danish Girl</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2016 07:51:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mèlo transgender firmato da Tom Hooper con una straordinaria Alicia Vikander.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., UK/USA 2015)<br />
Uscita: 18 febbraio 2016<br />
Regia:  Tom Hooper<br />
Con: Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Amber Heard<br />
Durata: 2 ore<br />
Distribuito da: Universal Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/The_Danish_Girl_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52034" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/The_Danish_Girl_1.jpg" alt="The_Danish_Girl_1" width="600" height="308" /></a></p>
<p>Dopo la superba prova data da <strong>Tom Hooper</strong> con<em> <a href="http://www.movielicious.it/2013/01/29/les-miserables/" target="_blank"> <em>Les Misérables</em></a></em>, ancor più che con <a href="http://www.movielicious.it/2011/01/28/il-discorso-del-re/" target="_blank"><em>Il discorso del Re</em></a>, ci troviamo a storcere un po&#8217; la bocca nel constatare che il regista inglese questa volta ha diretto un&#8217;opera con poco piglio e scarsa personalità, soprattutto se confrontata con il materiale di partenza, in grado di saziare solo quell&#8217;appagamento estetico per cui ha ampiamente dimostrato di essere maestro.<br />
Siamo nel 1926 e Copenhagen sembra una cartolina all&#8217;interno della quale prendono vita Einar (<strong>Eddie Redmayne</strong>)e Gerda Wegener (<strong>Alicia Vikander</strong>), due giovani pittori uniti dall’amore per l’arte e dall’entusiasmo con cui vivono il loro matrimonio. Le cose cambiano quando Einar acconsente a una richiesta di Gerda, che gli chiede di posare per un ritratto di una ballerina (<strong>Amber Heard</strong>) indossando abiti da donna. Da quel momento un altro &#8220;sé&#8221; femminile inizia violentemente a impossessarsi di Einar e a condurlo verso un cambiamento d’identità irreversibile. Einar svanirà lasciando il posto a Lili, la donna che da sempre è stata prigioniera del suo corpo.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/The_Danish_Girl_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52035" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/The_Danish_Girl_2.jpg" alt="The_Danish_Girl_2" width="600" height="338" /></a></p>
<p>Regista da sempre attento al dettaglio (le sue raffinate operazioni televisive prima dell&#8217;approdo al cinema <em>Elizabeth I</em>, <em>Longford</em> e <em>John Adams</em>, ne sono un perfetto esempio) Tom Hooper si è lanciato nella trasposizione del romanzo scritto nel 2000 da David Ebershoff conferendo corpo e sostanza alla propria personale idea di cinema: messa in scena sontuosa, ambienti impeccabili, costumi e scenografie inappuntabili. Quello che viene lasciato in secondo piano, in <em><strong>The Danish Girl</strong></em>, è la psicologia del primo transgender della storia ad aver preso coscienza di sé e ad aver deciso di sottoporsi a una serie di operazioni chirurgiche per la riassegnazione del genere cui sapeva di non appartenere. Come è possibile che a Einar non sia mai venuto un dubbio, un pensiero, sul suo sentirsi inadeguato, se non quando accosta al suo corpo un abito femminile? Può una scoperta del genere essere affidata alla casualità? Certo, nello script viene inserito un evento nel passato del pittore, l&#8217;amicizia sui generis con Hans (<strong>Matthias Schoenaerts</strong>), che avrebbe dovuto servire da campanello d&#8217;allarme, ma che nei fatti poi non sembra turbare affatto la sua vita matrimoniale con Gerda, almeno fino a quel momento fatale in cui posa per lei in abiti femminili.</p>
<p>Scelta rassicurante, quella di Hooper che alle prese con una storia di una potenza fisica ed emotiva devastante, sceglie di confezionare un film che viene solo sfiorato dal dolore e dalla corporeità. Lontano anni luce da una Princesa deandreiana, Eddie Redmayne è un Einar composto, delicato e femmineo, ma nei panni di Lili diventa un concentrato di mossette e sorrisi improvvisi che fanno rimpiangere il Cillian Murphy di <em>Breakfast on Pluto</em>, la Felicity Huffmann di <em>Transamerica</em> o il Jared Leto di <a href="http://www.movielicious.it/2014/01/29/dallas-buyers-club/" target="_blank"><em>Dallas Buyers Club</em></a>. La vera rivelazione di<em> The Danish Girl</em> non va cercata tra i merletti del(la) protagonista, ma nelle espressioni e negli sguardi ben più spartani di colei che segue da vicino il trambusto emotivo di quello che una volta era suo marito. E&#8217; la Gerda di Alicia Vikander il personaggio portante, il pilastro su cui si poggia l&#8217;intera vicenda, quella raccontata nel film e quella personale di Einar/Lili. Risoluta, indipendente e rassegnata davanti alla decisione presa dal compagno, ne diventa l&#8217;amica fidata, la confidente, pur di rimanergli accanto. Perfetta l&#8217;attrice svedese (già apprezzata nel notevole <em><a href="http://www.movielicious.it/2015/07/31/ex-machina/" target="_blank">Ex Machina</a></em> e giustamente candidata all&#8217;Oscar per questo ruolo), abilissima nel lavorare di sottrazione e nel conferire un&#8217;autenticità spiazzante a un personaggio che si muove e soffre (lei sì che soffre) in un mondo dominato da tenui colori pastello.</p>
<p><strong>Voto</strong> 5</p>
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		<title>Venezia 72 &#8211; Giorno 4</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Sep 2015 17:12:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia]]></category>
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		<description><![CDATA[Deludono The Danish Girl ed Equals, conquista Feederick Wiseman e incuriosisce L'attesa, con una sorprendente]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_44258" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/frederick_wiseman.jpg"><img class="size-full wp-image-44258" title="DV2117875" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/frederick_wiseman.jpg" alt="Frederick Wiseman" width="500" height="322" /></a><p class="wp-caption-text">Frederick Wiseman</p></div>
<p>Se la sezione principale continua imperterrita a zoppicare e a dover fare i conti con l&#8217;insuperabile baratro che lo separa dal film-mondo di Sokurov, quella non competitiva sfodera il suo asso e stravolge una partita fatta finora di mani perlopiù deboli e dimenticabili.</p>
<p>L&#8217;ottuagenario <strong>Frederick Wiseman</strong>, dopo il tradimento cannense di <em>National Gallery</em>, torna all&#8217;affezionatissimo Lido con un nuovo saggio entomologico <em>monstre</em> di inusitata portata, un gremito formicaio di piccole, quotidianissime storie che, come di consueto, inizia dal minuzioso studio di una minuscola, circoscritta realtà per evolvere nella riflessione su una cosmica, generalizzata condizione esistenziale. <em><strong>In Jackson Heights</strong></em> parte dall&#8217;omonimo quartiere-crogiuolo di New York, considerato uno dei più avanzati esempi di melting pot urbano del mondo, e si snoda, lungo tre ore abbondanti di negozietti, di luoghi di culto, di collettivi, di adunanze e di semplici chiacchiere da vicinato in un appassionato elogio del multiculturalismo, senza timore di svelarne il lato ancora fragilmente irrequieto e con lo stesso occhio che, come già dai tempi di <em>Welfare</em> e di <em>Hospital,</em> dietro a una clinica, imperturbabile oggettività, si fa sempre di più voce di un ceto medio-basso in progressiva via di estinzione.</p>
<p>Ne viene fuori una mappatura caleidoscopica di infinite, ordinariamente uniche commedie umane, fra squarci di malinconia (la congrega di magliaie che discetta di cimiteri e di sepoltura in genere), parentesi esilaranti (la lezione di inglese per tassisti), tuffi nell&#8217;assurdo di tutti i giorni (gli aspiranti alla cittadinanza americana che non sanno spiegare i loro motivi) e la solita capacità di trasformare piccole battaglie civili in epici scontri fra Davide e Golia, dalle proteste della transessuale discriminata alla preparazione del Pride, dando il meglio di sé soprattutto con il leitmotiv della resistenza contro il piano di riqualificazione territoriale (il cosiddetto <em>business improvement district</em>) che rischia di spazzare via l&#8217;intera comunità.<br />
Un nuovo, imperdibile capolavoro, insomma, per il padre del documentario moderno, e una testimonianza forse, visti i tempi, ancora più necessaria del solito.</p>
<div id="attachment_44259" style="width: 356px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/drake-doremus-kristen-stewart-nicholas-hoult-equals.jpg"><img class="size-full wp-image-44259" title="drake-doremus-kristen-stewart-nicholas-hoult-equals" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/drake-doremus-kristen-stewart-nicholas-hoult-equals.jpg" alt="Drake Doremus, Kristen Stewart e Nicholas Hoult - Equals" width="346" height="519" /></a><p class="wp-caption-text">Drake Doremus, Kristen Stewart e Nicholas Hoult - Equals</p></div>
<p>È tempo, però, di ributtarsi nel Concorso, e ciò non potrebbe avvenire con uno scarto più traumatico e demoralizzante: il fantascientifico <em><strong>Equals</strong></em> è infatti un nefando prodottino da multisala concepito da (anzi, assai più probabilmente, per) persone totalmente a digiuno di cinema e di letteratura distopica.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/kristen-stewart.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44260" title="kristen-stewart" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/kristen-stewart.jpg" alt="" width="374" height="561" /></a></p>
<p>Il giovane <strong>Drake Doremus</strong> voleva forse trasferire in un&#8217;ottica prettamente allegorica i connotati ultrasentimentali del suo universo giovanilistico-ipersensibile (quello di <em>Like Crazy</em>, per esempio), ma gira di fatto il remake hipster-sfigato de <em>L&#8217;uomo che fuggì dal futuro</em> &#8211; recuperandone persino intere caratteristiche, come le scenografie diafane e squadrate -, con attori di supporto in visibile disagio (gli australiani <strong>Guy Pearce</strong> e <strong>Jacki Weaver</strong>) e una coppia di protagonisti insostenibilmente languidi, ancorché il <strong>Nicholas Hoult</strong> di <em>Mad Max: Fury Road</em> e la <strong>Kristen Stewart</strong> di <em>Twilight</em> si rivelino, nella loro tragica inespressività, perfettamente adeguati al loro ruolo di rigidissimi manichini de-emozionalizzati.<br />
Il risultato è un&#8217;antologia inarrestabile di ridicolo involontario spinto ai massimi livelli, finora il titolo più indifendibile di tutto il programma della Mostra.</p>
<div id="attachment_44261" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/eddie-redmayne-matthias-schoenaerts-amber-heard-alicia-vikander-tom-hooper-the-danish-girl.jpg"><img class="size-full wp-image-44261" title="eddie-redmayne-matthias-schoenaerts-amber-heard-alicia-vikander-tom-hooper-the-danish-girl" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/eddie-redmayne-matthias-schoenaerts-amber-heard-alicia-vikander-tom-hooper-the-danish-girl.jpg" alt="Eddie Redmayne, Matthias Schoenaerts, Amber Heard, Alicia Vikander, Tom Hooper - The Danish Girl" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Eddie Redmayne, Matthias Schoenaerts, Amber Heard, Alicia Vikander, Tom Hooper - The Danish Girl</p></div>
<p>Appena un po&#8217; meglio, ma comunque lontano dalla sufficienza, si assesta il concorrente della mattinata, l&#8217;atteso <strong><em>The Danish Girl</em> </strong>di <strong>Tom Hooper</strong>: rinunciando alle ventate sperimentali di <em>Les misérables</em> e rigettandosi nel più innocuo formalismo de <em>Il discorso del re</em>, Hooper firma un&#8217;operina calligrafica, superficiale e pesantemente leziosa incapace di comunicare quella confusione identitaria e gerarchica dei sessi che avrebbe reso il progetto qualcosa di più di un semplice, agiografico omaggio alla causa LGBT.<br />
E svela il bluff e tutti i limiti di un interprete come <strong>Eddie Redmayne</strong>, nel medesimo ruolo de <em>La teoria del tutto</em> (un individuo prigioniero del proprio corpo), che si produce in una stucchevole sequela di smorfie e mossette che rendono la sua Lili Elbe, pioniera scandinava del transessualismo, non uno studio accurato del femminino, ma solo una macchietta poco credibile (il lavoro di John Lone di <em>M. Butterfly</em>, per dire, aveva ben altro spessore).</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/alicia_vikander.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44263" title="alicia_vikander" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/alicia_vikander.jpg" alt="" width="272" height="408" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/eddie-redmayne.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44262" title="eddie-redmayne" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/eddie-redmayne.jpg" alt="" width="272" height="408" /></a></p>
<p>Di gran lunga meglio la sua partner <strong>Alicia Vikander</strong>, effettiva protagonista del film (come già fu Felicity Jones nella biografia di Hawking), misurato fulcro emotivo di un intreccio sonnacchioso, pavido e inutilmente declamatorio.</p>
<div id="attachment_44264" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/juliettebinoche.jpg"><img class="size-full wp-image-44264 " title="juliettebinoche" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/juliettebinoche.jpg" alt="Juliette Binoche - L'attesa" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Juliette Binoche - L&#39;attesa</p></div>
<p>Notevole sorpresa, invece, <em><strong>L&#8217;attesa</strong></em> di <strong>Piero Messina</strong>, che inaugura la nutrita comitiva nostrana e che incassa programmaticamente i primi, immeritati fischi dell&#8217;edizione: l&#8217;ermetico e seducente kammerspiel sull&#8217;assenza messo in scena dall&#8217;assistente alla regia di Paolo Sorrentino è un&#8217;opera audace e frastornante, dominata da un&#8217;estetica soverchiante e polarizzante di irresistibile valore ipnotico fatta di spericolati movimenti di macchina, di geometrizzazioni totalizzanti e di lunghe pause, un esercizio &#8211; inevitabilmente freddo, ma comunque di indubbio fascino &#8211; di ricerca immaginifica che, esattamente come l&#8217;<em>Under the Skin</em> di Glazer nei confronti dell&#8217;omonimo romanzo di Michel Faber, riduce l&#8217;ispirazione de <em>La vita che ti diedi</em> di Pirandello a una serie di suggestioni e di astrazioni di sfuggevole comprensione, lasciando nell&#8217;indeterminatezza gli elementi più scontati: che intesa si crea fra la giovane Jeanne (<strong>Lou de Laâge</strong>), in visita al casolare siciliano del fidanzato, e la di lui madre Anna (<strong>Juliette Binoche</strong>, meravigliosa e dolente), speculari e gemelle già nel nome? qual è il ruolo del tuttofare Pietro (<strong>Giorgio Colangeli</strong>) nell&#8217;economia della storia?</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/piero-messina.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44267" title="piero-messina" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/piero-messina.jpg" alt="" width="274" height="410" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/juliettebinoche_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44266" title="juliettebinoche_2" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/09/juliettebinoche_2.jpg" alt="" width="281" height="410" /></a></p>
<p>Tutte domande, fortunatamente, senza una risposta univoca e determinata, base di un&#8217;opera prima rigorosa e già personalissima che vedremmo volentieri insignita di un coraggioso Leone d&#8217;Argento.</p>
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		<title>8 buone ragioni per non perdersi la 72° Mostra del Cinema di Venezia</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2015 07:17:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/mostra-cinema-venezia-leone.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-43810" title="mostra-cinema-venezia-leone" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/mostra-cinema-venezia-leone.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>1) Seppur lontana dalla ricerca pura di Locarno e minacciata dal gigantismo di Toronto, <strong>Venezia</strong> offre ancora una volta una selezione eterogenea capace di inglobare linguaggi disparati e variegati, scontentando forse chi è alla ricerca dei grossi nomi (le plausibili promesse di Del Toro, Scott e Iñárritu), ma soddisfacendo i pruriti di chi confida ancora in un cinema &#8220;altro&#8221;. Ne sono testimonianza soprattutto <em><strong>Heart of a Dog</strong>, </em>raro excursus su grande schermo e avanguardistico saggio sull&#8217;elaborazione del lutto firmato dalla cantautrice e performer <strong>Laurie Anderson</strong>, l&#8217;inatteso ritorno alla regia del cervellotico sceneggiatore <strong>Charlie Kaufman</strong>, che si cimenta con l&#8217;animazione in stop-motion di <strong><em>Anomalisa</em></strong>, e una nuova affermazione nel circuito maggiore, dopo il successo di <em>Sacro GRA </em>e di <em>The Look of Silence</em>, del codice non-fiction con il documentarista cinese <strong>Zhao Liang</strong> e il suo <em><strong>Behemoth</strong></em>;</p>
<div id="attachment_43811" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/sangue_del_mio_sangue.jpg"><img class="size-full wp-image-43811" title="sangue_del_mio_sangue" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/sangue_del_mio_sangue.jpg" alt="Sangue del mio sangue" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Sangue del mio sangue</p></div>
<p>2) Salvo rare eccezioni &#8211; il Dolan di <em>Tom à la ferme</em>, l&#8217;Iñárritu di <em>Birdman</em> o il Larraín di <em>Post mortem</em> &#8211; è difficile che approdino al Lido nomi già storicamente associati alla Croisette o al Filmpalast e non resta altro che circondarsi della solita &#8220;cricca&#8221; di fedelissimi. Se quest&#8217;ultima, tuttavia, può annoverare nomi come <strong>Amos Gitai</strong>, che sigla l&#8217;ambiziosissimo <strong><em>Rabin, the last day</em> </strong>e che approda per il quarto anno consecutivo in Laguna dopo gli eccellenti <em>Lullaby to my father</em>, <em>Ana Arabia </em>e <em>Tsili</em>, <strong>Jerzy Skolimowski</strong>, in cerca di riscatto con il thriller <strong><em>11 minut</em>i</strong> dopo il Leone mancato di <em>Essential Killing</em> (Premio Speciale della Giuria e Coppa Volpi a Venezia67), o il ritrovato <strong>Marco Bellocchio</strong>, col capo leggermente cosparso di cenere dopo l&#8217;annunciato addio alla Mostra successivo alla disfatta del suo <em>Bella addormentata</em> e oggi a capo della nutrita schiera tricolore con <em><strong>Sangue del mio sangue</strong></em>, tutto sommato c&#8217;è poco da lamentarsi;</p>
<p>3) Grazie anche a una giuria insolitamente illuminata, <strong>Aleksandr Sokurov</strong> non ebbe la minima difficoltà, nonostante una concorrenza feroce, a imporsi sul resto della selezione di Venezia68 con il suo <em>Faust</em><em>: </em>manifestamente una spanna sopra la quasi totalità dei suoi contemporanei, il regista russo ritorna con l&#8217;attesissimo <em><strong>Francofonia</strong></em>, seguito morale del suo <em>Arca russa</em>, con il Louvre sotto l&#8217;occupazione nazista a sostituire l&#8217;Ermitage ottocentesco. Se persino un semplice, dispersivo mestierante come Ang Lee fu in grado di aggiudicarsi due immeritati Leoni d&#8217;Oro consecutivi (prima con <em>Brokeback Mountain</em>, poi con <em>Lussuria</em>) e se è vero che i cavalli vincenti si riconoscono alla partenza, che difficoltà dovrebbe avere uno dei maggiori cineasti in attività a fare il bis?</p>
<div id="attachment_43813" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/in_jackson_heights.jpg"><img class="size-full wp-image-43813" title="in_jackson_heights" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/in_jackson_heights.jpg" alt="In Jackson Heights" width="500" height="263" /></a><p class="wp-caption-text">In Jackson Heights</p></div>
<p>4) Oltre Concorso, più che Fuori: l&#8217;ottantacinquenne <strong>Frederick Wiseman</strong> è ormai da un lustro, se si eccettua il &#8220;tradimento&#8221; cannense dell&#8217;ultimo <em>National Gallery</em>, garanzia e prerogativa della Mostra di Venezia (si ricorda in particolare il monumentale <em>At Berkeley</em><em>)</em>. Quello fra il padre indiscusso del documentario moderno e il Festival cinematografico più antico del mondo è un sodalizio prezioso, cementato dal sacrosanto <a href="http://www.movielicious.it/2014/07/19/leone-doro-alla-carriera-a-thelma-schoonmaker-e-frederick-wiseman/" target="_blank">Premio alla Carriera</a> tributatogli lo scorso anno e ribadito dall&#8217;arrivo del suo colossale <em><strong>In Jackson Heights</strong></em>, nuova fluviale dimostrazione del suo sguardo clinico ed enciclopedico;</p>
<div id="attachment_43814" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/lattesa.jpg"><img class="size-full wp-image-43814" title="lattesa" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/lattesa.jpg" alt="" width="500" height="279" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;attesa</p></div>
<p>5) Dal Kaan Mujdeci del Premio Speciale <em>Sivas</em> alla Rama Burshtein della Coppa Volpi <em>La sposa promessa</em>, dal trionfo a mani basse del Samuel Maoz di <em>Lebanon a</em>i nostri apprezzatissimi <strong>Emma Dante</strong> e <strong>Ascanio Celestini</strong>, l&#8217;inclusione diretta in Concorso di autori per la prima volta alle prese con un lungometraggio può suonare come un investimento ad alto rischio, ma la giusta gavetta, come dimostra l&#8217;apprendistato dell&#8217;ungherese László Nemes presso il maestro Béla Tarr risoltosi con la vittoria sfiorata a Cannes del suo debutto <em>Son of Saul</em>, può rappresentare un ottimo biglietto da visita. E&#8217; il caso del nostro <strong>Piero Messina</strong>, assistente alla regia di Paolo Sorrentino e oggi solo al comando del suo <em><strong>L&#8217;attesa</strong></em>, benedetto nientemeno che dalla presenza di <strong>Juliette Binoche</strong>, e del venezuelano <strong>Lorenzo Vigas</strong>, &#8220;figlioccio&#8221; dello sceneggiatore Guillermo Arriaga che esordisce con <em><strong>Desde allá</strong></em>, impreziosito dalla presenza del mostruoso <strong>Alfredo Castro</strong>, attore feticcio di Pablo Larraín;</p>
<div id="attachment_43815" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/a_bigger_splash.jpg"><img class="size-full wp-image-43815" title="a_bigger_splash" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/a_bigger_splash.jpg" alt="A Bigger Splash" width="500" height="282" /></a><p class="wp-caption-text">A Bigger Splash</p></div>
<p>6) A completare la rappresentanza italiana, due nomi diametralmente opposti che faranno discutere: da una parte <strong>Luca Guadagnino</strong>, tanto spernacchiato in patria dai tempi del suo <em>Melissa P.</em> quanto blasonato all&#8217;estero per il suo <em>Io sono l&#8217;amore</em>, che cerca il definitivo lancio internazionale con <em><strong>A Bigger Splash</strong></em>, patrocinato da un altisonante cast anglofono che annovera la fedele <strong>Tilda Swinton</strong>, <strong>Ralph Fiennes</strong>, la <strong>Dakota Johnson</strong> di <em>Cinquanta sfumature in grigio</em>, ma anche la partecipazione straniante di <strong>Corrado Guzzanti</strong>. Dall&#8217;altra, l&#8217;insperata risurrezione di <strong>Giuseppe M. Gaudino</strong>, che dopo un quindicennio di periferia documentaristica si riaffaccia alla fiction con <em><strong>Per amor vostro</strong></em>, con la speranza di ritornare alla forma di quel capolavoro misconosciuto e alieno della produzione nostrana che fu <em>Giro di lune tra terra e mare</em>.<br />
A fare da inestimabile corollario, Fuori Concorso, la presenza dei doc <em><strong>Gli uomini di questa città io non li conosco</strong></em>, ritratto del drammaturgo Franco Scaldati diretto da <strong>Franco Maresco</strong> dopo il tripudio di <em>Belluscone. Una storia siciliana</em>, e <em><strong>L&#8217;esercito più piccolo del mondo </strong></em>di <strong>Gianfranco Pannone</strong><em>;</em></p>
<div id="attachment_43816" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/the_danish_girl.jpg"><img class="size-full wp-image-43816" title="the_danish_girl" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/the_danish_girl.jpg" alt="The Danish Girl" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">The Danish Girl</p></div>
<p>7) Per i palati meno festivalieri e più mondani, dovrebbero bastare la partecipazione del <strong>Tom Hooper </strong>de <em>Il discorso del re</em><strong> </strong>e dell&#8217;appena completato <em><strong>The Danish Girl</strong></em>, con un <strong>Eddie Redmayne </strong><em>en travesti </em>pronto ad accaparrarsi programmaticamente il secondo Oscar consecutivo, dello <strong>Scott Cooper</strong> di <em><strong>Black Mass</strong></em>, che servirà a stuoli di ammiratrici bercianti la presenza in passerella di una coppia di divi pop come <strong>Johnny Depp </strong>e <strong>Benedict Cumberbatch</strong>, e del <strong>Baltasar Kormákur </strong>di <em><strong>Everest</strong></em>, blockbuster catastrofico travestito da film d&#8217;apertura che, se non altro, può contare su una foltissima delegazione hollywoodiana, da <strong>Jake Gyllenhall</strong> a <strong>Keira Knightley</strong>, da<em> </em><strong>Josh Brolin</strong> a <strong>Robin Wright</strong>. Mentre gli orfani di <em>Twilight</em> potranno consolarsi rispettivamente con <em><strong>The Childhood of a Leader</strong></em>, adattamento dell&#8217;omonimo racconto di Jean-Paul Sartre con <strong>Robert Pattinson</strong> sugli scudi, e, per i fan di <strong>Kristen Stewart</strong>, con la love-story fantascientifica <em><strong>Equals</strong></em>.</p>
<div id="attachment_43817" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/james_franco.jpg"><img class="size-full wp-image-43817" title="james_franco" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/james_franco.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">James Franco</p></div>
<p>8 ) Almeno quest&#8217;anno non c&#8217;è <strong>James Franco</strong>.</p>
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