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	<title>Movielicious &#187; The Zero Theorem</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>The Zero Theorem</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2016 07:12:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Christoph Waltz]]></category>
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		<category><![CDATA[The Zero Theorem]]></category>

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		<description><![CDATA[Il volto inquieto di Christoph Waltz nella nuova grottesca parabola di Terry Gilliam sul significato]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., USA, Gran Bretagna 2013)<br />
Uscita: 7 luglio 2016<br />
Regia: Terry Gilliam<br />
Con: Christoph Waltz, Melanie Thierry, David Thewlis, Matt Damon<br />
Durata: 1 ora e 47 minuti<br />
Distribuito da: Minerva Pictures</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/the-zero-theorem-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-53486" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/the-zero-theorem-1.jpg" alt="the-zero-theorem-1" width="680" height="407" /></a></p>
<p>Difficile parlare di <strong>Terry Gilliam</strong> senza affrontare, anche solo di sponda, il concetto di “fallimento”, sebbene nella più sublime delle accezioni possibili. Chi ne ha seguito le sorti artistiche sa bene quante volte all’ex <strong>Monty Python</strong> sia capitato di cadere su progetti spesso semplicemente troppo avanti sul suo tempo, ma ne conosce altrettanto bene la capacità di rialzarsi e di trasformare in arte ogni singola sconfitta.<br />
In tal senso il lungamente atteso <em><strong>The Zero Theorem</strong> </em>(fu presentato in concorso a Venezia nel 2013) rappresenta solo l’ultimo capitolo di una storia che parte da molto lontano.<br />
Dal clamoroso tonfo de <em>Le avventure del Barone di Münchausen</em> che, costato 50 milioni di dollari, ne incassò solo otto, fino ad arrivare al più recente <a href="http://www.movielicious.it/2009/10/21/parnassus-luomo-che-voleva-ingannare-il-diavolo/" target="_blank"><em>Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo</em></a>, le cui riprese furono funestate dalla prematura scomparsa del protagonista<strong> Heath Ledger</strong>, il cinema di Gilliam è uno dei casi più singolari di simbiosi pressoché totale tra personaggi rappresentati &#8211; in genere dei sognatori additati come pazzi dal resto della società &#8211; e il loro autore, spirito autarchico perennemente in lotta contro un sistema colpevole, a suo dire, di frustrarne sistematicamente la sfrenata creatività in nome del ritorno economico.<br />
Ma, vicissitudini produttive a parte, quello che realmente impressiona nel cinema di Gilliam è la coerenza apparentemente inscalfibile che, in quarant’anni, gli ha permesso di non spostarsi mai di un solo millimetro da un percorso, sia testuale che estetico, tutto incentrato sulla paura di un futuro distopico in cui l’uomo è condannato ad essere considerato sempre più come un numero piuttosto che come individuo.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/The_Zero_Theorem_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-53487" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/The_Zero_Theorem_2.jpg" alt="The_Zero_Theorem_2" width="639" height="358" /></a></p>
<p>Spingendoci oltre, ogni suo film diventa così una scena di un film più grande, in cui il protagonista è sempre lo stesso &#8211; un uomo che a un certo punto decide di legittimare il proprio status di outsider, ribellandosi alle rigide regole di un destino già segnato &#8211; solo interpretato da attori diversi, proprio come accadde in Parnassus con la staffetta Ledger/Depp/Farrell/Law.<br />
Che poi tale ribellione si consumi attraverso una naturale propensione alla follia (<em>La leggenda del re pescatore</em>) o con l’aiuto di sostanze chimiche (<em>Paura e delirio a Las Vegas</em>) poco importa. Ciò che conta è fuggire.<br />
Ecco allora che il Qohen Leth, glabro travet chiamato a risolvere un algoritmo impossibile e interpretato (benissimo) da <strong>Christoph Waltz</strong> altri non è che la naturale evoluzione del Sam Lowry di <em>Brazil</em>, con la stessa macrostruttura kafkiana a regolarne dall’alto le azioni.<br />
La solitudine che li accomuna &#8211; in entrambi i casi amplificata a dismisura dalla galleria di grotteschi personaggi che hanno attorno &#8211; ha però una sostanziale differenza. Uno scarto che crea un fondamentale ‘prima e dopo’ nella filmografia di Gilliam e che coincide con il modo in cui il sempiterno conflitto tra individuo e Sistema si risolve.<br />
Nel futuro paventato in <em><strong>The Zero Theorem</strong></em>, infatti, la semplice ribellione non è più sufficiente. Neanche la distruzione vagamente luddista degli strambi macchinari che scandiscono con meccanico rigore i ritmi dell’esistenza può nulla contro la possibilità, via via più tangibile, che la vita sia priva del benché minimo significato.<br />
La differenza rispetto al passato risiede dunque in un pessimismo che, per la prima volta, si fa (letteralmente) cosmico fino al punto di non postulare più alcuna via d’uscita.</p>
<p>E’ il pessimismo di un regista che si avvicina alle ottanta primavere con la sensazione che quella che si accinge a perdere possa non essere l’ennesima battaglia, bensì la guerra. Ed è singolare che il film si interroghi in maniera così insistita sul senso della vita, quasi tendesse idealmente a quel <em>Meaning of Life</em> da cui, di fatto, partì l’avventura in solitaria di Gilliam.<br />
Letto in quest’ottica, <strong><em>The Zero Theorem</em></strong> ha addirittura il sapore dell’atto finale.<br />
Qualora si decidesse invece di analizzarlo come singolo film, saremmo costretti a evidenziare i limiti di un progetto portato avanti a fatica, tra uno script semplice quanto confuso e un budget che non ha evidentemente permesso al regista di realizzare tutto quello che aveva in mente, o almeno non così come ce l’aveva in mente. L’impressione è quella di un film nato già vecchio, che difficilmente avrà qualcosa da dire a chiunque non riesca (per mancanza di strumenti o anche solo di volontà) a contestualizzarlo in un quadro più ampio.<br />
In virtù di questo, a voler essere severi, il voto dovrebbe essere anche al di sotto di una sufficienza che ha più a che fare con la gioia di sapere che un genio irregolare come Terry Gilliam (di cui si raccomanda lo straordinario memoir <em>Gilliamesque –</em> <em>Un’autobiografia pre-postuma</em>) sia ancora in giro, a progettare i suoi <strong>folli mondi</strong> a dispetto delle delusioni e dell’età che avanza.<br />
La speranza, a questo punto, è che il suo <em>Don Chisciotte</em> &#8211; e, in una recente intervista, lo stesso autore assicura di aver trovato sia il budget che il cast &#8211; prima o poi riesca a finirlo davvero. Quella sì che sarebbe una perfetta quadratura del cerchio.</p>
<p><strong>Voto</strong> 6</p>
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		<title>Venezia 70: Day 6</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Sep 2013 09:59:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Christoph Waltz]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Gaglianone]]></category>
		<category><![CDATA[Locke]]></category>
		<category><![CDATA[Melanie Thierry]]></category>
		<category><![CDATA[Terry Gilliam]]></category>
		<category><![CDATA[The Sacrament]]></category>
		<category><![CDATA[The Zero Theorem]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Hardy]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Mastandrea]]></category>

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		<description><![CDATA[Terry Gilliam e il suo The Zero Theorem protagonisti della giornata di ieri, insieme con il sorprendente]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_32956" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/the-zero-theorem-01.jpg"><img class="size-full wp-image-32956" title="the-zero-theorem-01" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/the-zero-theorem-01.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Il cast di The Zero Theorem - Photo by Eugenio Boiano</p></div>
<p>C&#8217;è chi al Lido viene a morire (Miyazaki, che poco sorprendentemente conferma il valore testamentario del suo capolavoro  <em>Kaze Tachinu</em>, o Tsai, che annuncia in pompa magna il punto terminale della sua carriera con <em>Jiaoyou</em>) e chi  al Lido, inaspettatamente, dopo tanti anni, rinasce: è il caso di Terry Gilliam, che dopo un decennio abbondante di brutta  transizione ritorna con <em>The Zero Theorem</em> alla poetica e alle tematiche che gli sono più congeniali, girando una  specie di aggiornamento del suo capolavoro  <em>Brazil</em>, di cui ritornano la realtà distopica &#8211; qui deorwellizzato ma  immerso in un&#8217;atmosfera caramellosa dove la rete sociale  si è estesa a livelli soffocanti &#8211; e l&#8217;annullamento della coscienza  individuale da parte di una paradossale burocrazia.</p>
<div id="attachment_32957" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/terry-gilliam-amy-gilliam-holly-gilliam.jpg"><img class="size-full wp-image-32957" title="terry-gilliam-amy-gilliam-holly-gilliam" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/terry-gilliam-amy-gilliam-holly-gilliam.jpg" alt="Terry Gilliam con le sue figlie, Ami e Holly" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Terry Gilliam con le sue figlie, Ami e Holly</p></div>
<p>Protagonista è l&#8217;hacker Qohen Leth (un formidabile Christoph Waltz glabro e spettrale che ricorda il Bruce Willis de  <em>L&#8217;esercito delle 12 scimmie</em>), incaricato dalla Mancom Corporation e dal suo luciferino CEO Management (Matt Damon)  di  risalire attraverso il mastodontico, irrisolvibile progetto che dà titolo al film alla ragione ultima dell&#8217;esistenza &#8211; o  alla  sua negazione: ad accompagnarlo e a sostenerlo nel suo calvario sono la &#8220;callgirl biotelemetrica Bainsley (Melanie  Thierry),  inviatagli dalla stessa Mancom come valvola di sfogo per le sue esigenze fisiologiche, e il geniale stagista Bob  (Lucas Hedges), figlio adolescente di Management.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/melanie-thierry-terry-gilliam.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32958" title="melanie-thierry-terry-gilliam" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/melanie-thierry-terry-gilliam.jpg" alt="" width="263" height="394" /></a><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/terrygilliamzerotheorem.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32959" title="terrygilliamzerotheorem" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/terrygilliamzerotheorem.jpg" alt="" width="263" height="394" /></a></p>
<p>Nei quasi tre decenni intercorsi fra il clima ghignante e satirico del suo vecchio capolavoro e la realtà di oggi però sembra  davvero cambiato tutto, visto che rispetto ad allora il tono si è fatto notevolmente più disperato, cinico e nichilista, nel  quale il peggior finale possibile non è un &#8220;semplice&#8221; lavaggio del cervello che resetta e azzera la volontà del singolo, ma  nientemeno che un buco nero capace di inghiottire non solo il cosmo, ma l&#8217;esistenza di tutto e addirittura ciò che potrebbe  esserci dopo; la possibile, patetica via di fuga c&#8217;è ancora, ma questa volta non c&#8217;è nessuna iniziativa per inseguirla, ma  solo uno sconfortante senso di rassegnazione; laddove il futuro era controllato e addomesticato, qui la speranza è possibile,  ma è malata alla radice e assolutamente incurabile.</p>
<p>Al di là del discorso di continuità, il film prende affronta molti rischi e si affida ad una struttura ai limiti del caotico   e del babelico zeppa di intuizioni visive e di invenzioni, come la grottesca tuta che connette Leth ai &#8220;servizi&#8221; di Bainsley,  i quasi minatori messaggi pubblicitari che inseguono i passanti, la spiaggetta kitsch che rappresenta il più artificiale   paradiso possibile per Leth, componenti che non sprofondano mai nell&#8217;ipertrofia e nella stucchevolezza, cosa che invece  capita nell&#8217;ultimo, disastroso film del &#8220;nipotino&#8221; Michel Gondry e che dimostra in modo insperato il primato rimasto   indiscusso del vecchio maestro.</p>
<div id="attachment_32960" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/locke-02.jpg"><img class="size-full wp-image-32960  " title="locke-02" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/locke-02.jpg" alt="I produttori Stuart Ford e Paul Webster, il regista Steven Knight, Tom Hardy a il produttore Guy Heeley" width="500" height="505" /></a><p class="wp-caption-text">I produttori Stuart Ford e Paul Webster, il regista Steven Knight, Tom Hardy e il produttore Guy Heeley - Photo by Eugenio Boiano</p></div>
<p>Si passa fuori concorso, pur restando nei confini del Regno Unito, con il successivo <em>Locke</em> ed è una sola la domanda  che si presenta insistente a fine proiezione: alla luce di una buona manciata di partecipanti inspiegabilmente inseriti nella  sezione principale &#8211; <em>Tracks</em> e <em>Parkland</em> in testa, cosa ci fa un&#8217;opera sorprendente come il debutto alla regia  di Steven Knight, una sorta di assurdo ibrido di <em>Uno, due, tre!</em> di Wilder e di <em>Dieci</em> di Kiarostami, fuori  non solo dalla selezione maggiore, ma anche da qualsiasi forma di competizione?</p>
<p>Pellicola forse più originale fra tutti i titoli presentati finora, il primo lungometraggio dell&#8217;indimenticato sceneggiatore  de <em>La promessa dell&#8217;assassino</em> delinea uno dei thriller più avvincenti delle ultime stagioni, specie se si considera  non solo che non viene sparato un colpo, non si dà vita ad inseguimenti mozzafiato e non ci sono delitti da risolvere  avventurosamente, ma che i 90&#8242; di durata vedono l&#8217;unico protagonista delle vicende risolvere tutti i nodi e gli intrighi del  plot dall&#8217;interno della sua automobile, per di più in tempo pressoché reale.<br />
Il capo squadra edile Ivan Locke (Tom Hardy) si trova infatti alla vigilia del più importante evento della sua attività ma  invece di apprestarsi all&#8217;inizio dei lavori, deciderà di mettersi in viaggio verso l&#8217;ospedale nel quale sta per venire alla  luce il figlio concepito con l&#8217;avventura di una notte e di risolvere tutte le sue questioni rimaste in sospeso  telefonicamente: tali sono il suo dilemma morale e le sue questioni di principio che la sua vita coniugale, la sua brillante  carriera e la sua stessa incolumità saranno duramente messe a repentaglio e che gli rimarrà da affrontare una intensa  battaglia con il suo più terribile nemico: se stesso.</p>
<p><em>Locke</em>, con il suo ritmo forsennato, la sua scrittura pregna e trascinante ricca tanto di dialoghi memorabili (che  vanno dalle dolenti confessioni matrimoniali agli esilaranti duetti con l&#8217;assistente Donal) quanto di fulminanti one-liner  (&#8220;non puoi fidarti di Dio, quando si tratta di calcestruzzo&#8221;) e di potenti monologhi (le invettive contro il padre assente)  che trasformano l&#8217;insieme in un lancinante kammerspiel notturno sul senso di responsabilità e sull&#8217;accettazione della colpa,  con un incredibile Tom Hardy a passare da un registro all&#8217;altro con una facilità ed una naturalezza da veterano e una  messinscena che sfrutta lo spazio angusto del mezzo con grande gusto espressivo e con infinita perizia, sorretto quanto basta  anche dalle musiche discrete del buon Dickon Hinchliffe, ex-chitarrista e arrangiatore orchestrale dei Tindersticks. Non  resta che augurare al film, davvero uno dei migliori in termini assoluti di tutta l&#8217;edizione, un fortunato percorso in sala.</p>
<div id="attachment_32961" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/the-sacrament-01.jpg"><img class="size-full wp-image-32961 " title="the-sacrament-01" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/the-sacrament-01.jpg" alt="Ilcast di The Sacrament - Photo by Eugenio Boiano" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Il cast di The Sacrament - Photo by Eugenio Boiano</p></div>
<p>Nel pomeriggio, è il turno di <em>The Sacrament</em>, un orrendo found footage thriller su un culto religioso suicida degno  del catalogo Asylum che conficca ulteriormente nel terreno, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la pietra tombale della  decaduta sezione Orizzonti &#8211; quest&#8217;anno più che mai un autentico cimitero degli elefanti -, e che fa ragionevolmente dubitare  dell&#8217;onestà intellettuale di certi selezionatori, nonché di certi traduttori, vista la qualità allucinante dei sottotitoli  che sembra uscita fuori da Google Translate.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/la-mia-classe.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32962" title="la-mia-classe" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/la-mia-classe.jpg" alt="" width="500" height="211" /></a></p>
<p>Si fa nuovamente visita alle Giornate degli Autori per assistere alla proiezione, dopo un superfluo cortometraggio animato,  dell&#8217;atteso ritorno di Daniele Gaglianone in sezione dopo il sonoro tonfo di <em>Ruggine</em>, con il quale l&#8217;ottimo cineasta  torinese d&#8217;adozione aveva fallito l&#8217;approdo al circuito autoriale mainstream nostrano: <em>La mia classe</em>, che vanta un  budget ridottissimo e che si affida &#8211; protagonista escluso &#8211; interamente ad un cast di non professionisti e ai membri stessi  della troupe, è un approccio intelligente e composito tanto al cinema civile quanto a quello di sfondo scolastico, visto che  il canovaccio del progetto gravita intorno al rapporto quotidiano fra un variegato gruppo di immigrati adulti, provenienti  perlopiù da zone di guerra e dal terzo mondo, e il loro insegnante di lingua italiana.</p>
<p>A fare la differenza sono una buona manciata di scelte registiche e di espedienti di sceneggiatura davvero intriganti, a  cominciare da un&#8217;impostazione molto libera che sfonda la barriera della docufiction e si immette in territori quasi  kiarostamiani, con la realtà che compenetra continuamente nella finzione e viceversa, passando per un clima di  improvvisazione generale che acuisce ancor di più la freschezza e l&#8217;autenticità dei personaggi, delle loro storie e della  loro interazione con la sovrastruttura filmica, e finendo con la presenza nel cast del nostro Valerio Mastandrea nel ruolo  dell&#8217;insegnante, elemento apparentemente demistificante e falsante, trattandosi di un volto notissimo del nostro cinema, e  invece perfettamente integrato &#8211; oltre che, come sempre, innegabilmente capace di inarrivabile simpatia &#8211; in quanto tramite  unico fra l&#8217;universo &#8220;reale&#8221; degli studenti-attori e quello &#8220;creativo&#8221; del cast tecnico, dove si inserisce, con una notevole  dose di onestà e di coraggio, lo stesso Gaglianone.</p>
<p>Ad un&#8217;introduzione più leggera e confidenziale, che serve soprattutto a creare una forte connessione fra il pubblico e la  classe seguono momenti decisamente più introspettivi dove il regista si mette a confondere le carte e a giocare  sull&#8217;ambiguità del linguaggio documentaristico (come nell&#8217;ultimo film dei Taviani, il dietro le quinte appare paradossalmente  più artefatto della recita), portandoci a interrogarci anche sull&#8217;effettivo ruolo del cinema a contatto con la responsabilità  civile, con le buone intenzioni e le vane promesse a lasciare il posto all&#8217;ìmpotenza, se non all&#8217;ignavia (il Gaglianone  &#8220;fittizio&#8221; può poco e nulla di fronte ai possibili rimpatri forzati di alcuni membri del cast), come dire che a parole, in  fin dei conti, siamo bravi tutti, ma che ci vuole ben altro ad affrontare la realtà.<br />
Semplice, efficace e di grande impatto la parabola che il maestro recita solitario in classe e che, senza cadere nella facile  assoluzione generale del problema immigrazione, ci ricorda che la responsabilità di tutto passa anche, se non soprattutto,  per il silenzio dei giusti.</p>
<p>(<a href="http://www.binarioloco.it/">www.binarioloco.it</a>)</p>
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		<title>The Zero Theorem: un assaggio di dodici minuti!</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2013/06/24/the-zero-theorem-un-assaggio-di-dodici-minuti/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Jun 2013 07:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tilda Swinton]]></category>

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		<description><![CDATA[Un promo e un lungo showreel non ufficiale del nuovo film di Terry Gilliam.
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/06/thezerotheorem.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-32434" title="thezerotheorem" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/06/thezerotheorem.jpg" alt="" width="500" height="382" /></a></p>
<p>Si tratta del nuovo film di Terry Gilliam con protagonista un Christoph Waltz completamente calvo, quello che, si mormora, dovrebbe aprire il Festival di Venezia e che al momento è ancora in fase di post-produzione. Nononostante ciò, sono disponibili online un promo di tre minuti ed uno showreel di dodici minuti di scene tratte dalla pellicola. I video in questione sono visibli su un account VimeoPro della Voltage Pictures e si tratta dei materiali utilizzati dalla produzione nei festival per vendere il film sul mercato internazionale e per mostrare lo stato di avanzamento della lavorazione. Waltz, oltre che protagonista, sarà anche co-produttore e nel cast, oltre a lui, ci saranno Matt Damon, Melanie Thierry, David Thewlis e Tilda Swinton.</p>
<p>Trovate il promo e lo showreel di <em>The Zero Theorem</em> a questo <a href="http://vimeopro.com/ipa888/uhepreview/page/3"><strong>LINK</strong></a></p>
<p>La sinossi ufficiale del film:</p>
<p>&#8220;Siamo in un mondo Orwelliano dominato dalle corporation dove &#8220;uomini videocamera&#8221; vengono utilizzati come gli occhi di una figura oscura nota come Management. Leth (Waltz) lavora a una soluzione a uno strano teorema, recluso come un monaco di clausura nella sua casa, l&#8217;interno di una cappella danneggiata da un incendio. Il suo isolamento e il suo lavoro vengono saltuariamente interrotti dalle visite a sorpresa di Bainsley, una sgargiante donna che lo tenta con &#8220;interfacce biometriche tantriche&#8221; (sesso virtuale), e Bob, il bimbo prodigio di Management che lo sprona nel suo lavoro.<br />
Bob crea una sorta di tuta per la realtà virtuale che è in grado di trasportare Qohen in un viaggio interiore, un incontro ravvicinato con le dimensioni e le verità nascoste della sua stessa anima, dove si trovano le risposte che sia lui che Management stanno cercando. La tuta e la tecnologia faranno un inventario dell&#8217;anima di Qohen, dimostrando o smentendo lo Zero Theorem&#8221;.</p>
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