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	<title>Movielicious &#187; Tiramisù</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>Tiramisù</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2016 12:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Duro]]></category>
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		<category><![CDATA[Vittoria Puccini]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scheda</strong><br />
(Id., Italia 2016)<br />
Uscita: 25 febbraio 2016<br />
Regia: Fabio De Luigi<br />
Con: Fabio De Luigi, Vittoria Puccini, Angelo Duro<br />
Durata: 1 ora e 34 minuti<br />
Distribuito da: Medusa</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Tiramisu.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52135" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Tiramisu.jpg" alt="Tiramisu" width="550" height="314" /></a></p>
<p>Antonio (<strong>Fabio De Luigi</strong>) è un rappresentante di materiale sanitario che bazzica, con pochissimo entusiasmo, le sale d&#8217;aspetto dei medici di base cercando di piazzare con scarsi risultati garze, bende e cerotti.<br />
Alla frustrazione quotidiana legata al lavoro si è aggiunto anche, nell&#8217;ultimo periodo, il timore che sua moglie Aurora (<strong>Vittoria Puccini</strong>) &#8211; donna dolce e tutta d&#8217;un pezzo &#8211; possa essersi stancata di lui e del suo lassismo. Un giorno però Antonio dimentica da un potenziale cliente un tiramisù fatto da Aurora e in realtà destinato alla Caritas. Un dolce squisito che, per gli strani giri che spesso fa il destino, diventa il primo innocente gradino di un&#8217;improbabile scalata professionale e sociale fatta di intrallazzi, sotterfugi e gesti di piccola e grande corruzione e che porterà Antonio ad ottenere un sempre maggiore successo. Il prezzo da pagare però è la perdita di quell&#8217;innocenza un po&#8217; maldestra che Aurora amava tanto in lui.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/tiramisu_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-52136" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/tiramisu_1.jpg" alt="tiramisu_1" width="554" height="315" /></a></p>
<p>Quello degli attori che, arrivati a un certo punto della propria carriera, per qualche motivo si ritengono pronti a fare il grande salto e passare dall&#8217;altro lato della macchina da presa è un fenomeno tutt&#8217;altro che nuovo, sebbene suscettibile di diverse declinazioni a seconda delle velleità autoriali del soggetto interessato.<br />
Se ad esempio, Claudio Amendola limitava il proprio intervento al minimo sindacale, affidandosi ad altri attori e a un team di autori di ben più navigata esperienza, nel suo innocuo ma comunque piacevole <a href="http://www.movielicious.it/2014/03/06/la-mossa-del-pinguino/" target="_blank"><em>La mossa del pinguino</em></a>, addirittura Giorgio Pasotti in <em>Io, Arlecchino</em> ricorreva all&#8217;escamotage di un coregista pur di vedere il proprio nome a fianco alla dicitura &#8220;diretto da&#8221;. Fabio De Luigi invece no. Evidentemente convinto di avere per le mani l&#8217;idea vincente, l&#8217;attore decide infatti, con buona dose di coraggio, di fare tutto da solo: soggetto, sceneggiatura, regia e ruolo da protagonista. Di fronte al risultato, però, più che il supposto coraggio, viene da pensare possa essere stata una grave forma di incoscienza quella che ha spinto De Luigi a sopravvalutare oltremodo le proprie capacità di autore tout court per lanciarsi in quest&#8217;avventura in solitaria. Perché <strong><em>Tiramisù</em></strong> &#8211; al netto di un titolo orrendo che sembra partorito dal Tinto Brass del periodo <em>Monamour</em> &#8211; è un film sbagliato sotto diversi aspetti, primo tra tutti quello, fondamentale, della scrittura. Risulta infatti pieno zeppo delle più elementari incongruenze narrative, tipiche di chi non sia avvezzo al mestiere e non si preoccupi minimamente di motivare ogni scelta o di aprire e chiudere i singoli snodi narrativi in maniera logica e coerente.</p>
<p>E&#8217; così che il passaggio del protagonista da goffo ma simpatico travet irrimediabilmente destinato a fallire ad arrogante maneggione risulta forzato, privo di passaggi intermedi e altamente inverosimile.<br />
Ma non è solo un problema di struttura, quanto anche di semplice caratterizzazione dei personaggi, un campionario di figurine idealtipiche che restano uguali a se stesse dall&#8217;inizio alla fine del film. Che sia una moglie affetta dalla sindrome di Marge Simpson o un odioso cognato che dovrebbe rappresentare l&#8217;estremo più cinico e spregiudicato della sfera valoriale del protagonista, il risultato non cambia.<br />
Che poi a recitare in quest&#8217;ultimo ruolo De Luigi abbia chiamato tale <strong>Angelo Duro</strong> &#8211; un&#8217;ex Iena senza arte né parte e, soprattutto, realmente odioso anche nella realtà extradiegetica &#8211; certo non aiuta. Una regia piatta e televisiva provvede poi a completare il quadro.<br />
L&#8217;unico a salvarsi è paradossalmente il Fabio De Luigi attore che porta da solo sulle spalle il peso di strappare qualche risata in virtù del proprio passato comico e, in più di un&#8217;occasione, salva il film dal rischio noia.<br />
Ma è in generale sull&#8217;utilità di un&#8217;opera che riflette nel più banale dei modi sui compromessi che si è costretti ad accettare in nome del successo e su una sterile elegia di una semplicità che troppo spesso rischia di sfociare nella coglionaggine che ci si interroga maggiormente durante la visione.<br />
Fino a rimpiangere i bei vecchi tempi della Gialappa&#8217;s, di Medioman e dell&#8217;Ingegner Cane.</p>
<p><strong>Voto</strong> 4,5</p>
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