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	<title>Movielicious &#187; Tom Hanks</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>The Post</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Feb 2018 18:31:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Steven Spielberg racconta i Pentagon Papers e quel giornalismo eroico che ebbe il coraggio di sfidare]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Scheda<br />
(Id., USA 2018)<br />
Uscita: 1 febbraio 2018<br />
Regia: Steven Spielberg<br />
Con: Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk<br />
Durata: 1 ora e 58 minuti<br />
Distribuito da: 01 Distribution</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/the-post-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57235" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/the-post-2.jpg" alt="the-post-2" width="650" height="370" /></a></div>
<div></div>
<div><em>&#8220;Sometimes history is best viewed through a lens&#8221;</em> &#8211; Steven Spielberg</div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Trenta lungometraggi all&#8217;attivo, di cui soltanto dieci ambientati nel contemporaneo e, il più delle volte, attraverso una trasfigurazione fiabesca o fantascientifica che rende qualsiasi parametro cronologico totalmente ininfluente: il passato è da sempre una componente fondamentale del cinema di <strong>Steven Spielberg</strong>, tanto nella sua funzione escapistica (gli esempi recenti di<em> Prova a prendermi</em> e de<em> <a href="http://www.movielicious.it/2011/10/27/le-avventure-di-tintin-il-segreto-dellunicorno/" target="_blank">Le avventure di Tintin</a></em>, per non parlare della quadrilogia di Indiana Jones) quanto nei suoi propositi didattici (le lezioni di Storia de <em>Il colore viola</em>, di <em>Schindler&#8217;s List</em> e di <em>Amistad</em>), una verità certificata, un compartimento stagno, un porto sicuro a cui fare ritorno per sfuggire all&#8217;indefinitezza e alla confusione della modernità.</div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>È un&#8217;altra, però, l&#8217;attitudine dello Spielberg dei giorni nostri, non più quella dell&#8217;inguaribile nostalgico o del coscienzioso educatore che fu, bensì quella del maturo commentatore sociale in grado di accorciare le distanze fra attualità e rievocazione, di individuare nell&#8217;ambito del presente le cicliche ricadute di ciò che è stato, di porre in corrispondenza le circostanze di ieri con le contingenze di oggi, a tanti anni da quel primo tentativo, incompreso e spericolato, che fu il suo <em>1941 &#8211; Allarme a Hollywood</em>, nel quale il senso di scombussolamento di un&#8217;America sopravvissuta a stento all&#8217;incubo vietnamita si traduceva in un&#8217;isterica farsa dell&#8217;assurdo a ridosso dell&#8217;attacco di Pearl Harbor: ecco, dunque, nel giro di un decennio, una riflessione amarissima sulle ambiguità della lotta al terrorismo innescata dagli attentati dell&#8217;11 settembre posta in parallelo alla rappresaglia israeliana successiva al massacro olimpico di Monaco 1972, un promemoria e un appello alla responsabilità all&#8217;amministrazione Obama, appena rieletta, chiamata al confronto con le sfide di civiltà della <a href="http://www.movielicious.it/2013/01/26/lincoln/" target="_blank">presidenza Lincoln</a> e un elogio della ragione umanistica come antidoto al clima di tensione internazionale di una Guerra Fredda 2.0 attraverso uno dei casi più emblematici della prima.</div>
<p>&nbsp;</p>
<div></div>
<div>
<h2 class="entry-title"><a href="http://www.movielicious.it/2018/01/15/steven-spielberg-meryl-streep-e-tom-hanks-presentano-the-post/" target="_blank">Steven Spielberg, Meryl Streep e Tom Hanks presentano The Post</a></h2>
</div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Non fa eccezione il raffronto fra gli Stati Uniti del pre-Watergate e quelli, odierni, della post-verità su cui si fonda la ragion d&#8217;essere di <em><strong>The Post</strong></em>, ideale conclusione di quella trilogia civica aperta da <em>Lincoln</em> e proseguita con Il ponte delle spie che il regista di Cincinnati ha dedicato alla forza della parola, non più &#8211; a differenza delle pellicole precedenti &#8211; strumento di diplomazia e mezzo di compromesso fra il singolo e le istituzioni, ma una manovra (contr)offensiva, anzi, un atto di eversione nei confronti di una realtà politica basata sulla menzogna e guidata dalla vanità: la campagna portata avanti dallo staff del Washington Post, capitanato dal direttore Ben Bradlee (<strong>Tom Hanks</strong>) e dall&#8217;editrice Katherine Graham (<strong>Meryl Streep</strong>), per la divulgazione dei segreti governativi dei <strong>Pentagon Papers</strong> funge quindi da pretesto a Spielberg per la prima autentica dimostrazione di militanza di tutta la sua carriera, un compito da assolvere, come attestano i nove mesi scarsi intercorsi fra l&#8217;annuncio del progetto e la conclusione della post-produzione, con l&#8217;impellenza e la premura dell&#8217;instant movie.</div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Come nel caso della Battaglia di Jenkins&#8217; Ferry che fa da fulmineo prologo a <em>Lincoln</em> e dell&#8217;abbattimento del Lockheed nei cieli di Ekaterinburg da cui si dipanano le trame de <em>Il ponte delle spie</em>, è sufficiente uno squarcio di pochi minuti per inquadrare le coordinate storiche degli eventi: un fallimentare scontro come tanti in una provincia a pochi chilometri da Saigon, sintesi e raffigurazione di tutta l&#8217;inutilità dell&#8217;impegno militare contro le truppe di Ho Chi Minh, che apre la strada al vero conflitto alla base del film, ossia quello fra la libertà di espressione e la sicurezza di Stato, che l&#8217;autore di <em>Salvate il soldato Ryan</em> imbastisce con più sfumature e zone d&#8217;ombra del solito, evidenziando più volte quel legame di benevola connivenza fra il potere e la sua cronaca e ponendo i suoi personaggi di fronte a un trascorso, se non di complicità, quantomeno di indulgenza da cui riscattarsi.</div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/The-Post_3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57236" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/The-Post_3.jpg" alt="The Post_3" width="999" height="563" /></a></div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Non si mette in dubbio, pertanto, la sincerità dei presupposti del cineasta statunitense, ma non si può fare a meno di notare quanto la classicità della sua messa in scena, efficacissima quando si tratta di indagare le psicologie dei suoi protagonisti e di rimarcarne rapporti e gerarchie in relazione con lo spazio in cui si muovono &#8211; basti solamente vedere il modo in cui la presenza strabordante di Hanks e la figura defilata della Streep si invertono progressivamente di ruolo all&#8217;interno del quadro -, si incagli in alcune soluzioni semplicistiche e negli abituali trappoloni dell&#8217;enfasi.</div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Così, a momenti da manuale come la prima conversazione al ristorante fra Bradlee e la Graham, risolto con un ipnotico rimpallo di lente panoramiche laterali che si arrestano con un lungo frontale centrato e in profondità di campo o la vertiginosa sequenza, praticamente una danza di punti e di movimenti macchina, della teleconferenza che sancisce la pubblicazione dell&#8217;articolo, si alternano scelte registiche più grossolane, a cominciare dalla rappresentazione di Nixon, minacciosa silhouette nera gesticolante immortalata come un villain da fumetto, digressioni ridondanti ad alto tasso di saccarina, come la lacrimosa confessione della Graham alla figlia (<strong>Alison Brie</strong>) e la presa di coscienza della moglie di Bradlee (<strong>Sarah Paulson</strong>), o scivoloni nella facile retorica (il tronfio prefinale con la convocazione presso la Corte Suprema, cui pure non giovano le ampollose sviolinate del consueto <strong>John Williams</strong>).</div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Sono cadute in dirittura di arrivo che affliggono da sempre il cinema di Spielberg persino nelle sue manifestazioni più controllate &#8211; si pensi anche solo all&#8217;epilogo di <em>Lincoln</em> &#8211; ma che questa volta inficiano poco l&#8217;equilibrio di un&#8217;opera pienamente riuscita sul piano formale, fra lunghi pedinamenti in steadicam nei meandri della redazione e un&#8217;attenzione quasi feticistica ai dettagli del processo di stampa che non si vedevano dai tempi di <em>Park Row</em> (ed è proprio nella foga del capolavoro dimenticato di Fuller, più che nel rigore geometrico di <em>Tutti gli uomini del Presidente</em> di Pakula, che viene da riconoscere la principale ispirazione di <strong><em>The Post</em></strong>), fra intuizioni visive capaci di esprimersi in maniera assai più eloquente di qualsiasi sottolineatura di sceneggiatura, come la cesura netta, anche nella stessa ripresa, che separa la dimensione maschile delle stanze del comando da quella femminile dei salotti, e un senso del ritmo insospettabile per ciò che, di base, è un dialogico duello di coscienze.</div>
<div></div>
<p></p>
<div>Viene spontaneo pensare, se si considerano l&#8217;uscita imminente di <em>Ready Player One</em>, la messa in cantiere del quinto capitolo della saga di Indiana Jones e l&#8217;intenzione sempre più concreta di realizzare un rifacimento di <em>West Side Story</em>, che lo Spielberg dei prossimi anni prenderà una direzione diametralmente opposta e improntata al puro disimpegno: teniamoci stretto, quindi, un film meno calibrato e compatto dei precedenti, ma di cui va comunque riconosciuta e difesa la viva e puntualissima urgenza.</div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Voto <strong>7</strong></div>
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		<title>Steven Spielberg, Meryl Streep e Tom Hanks presentano The Post</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jan 2018 15:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il film sulla pubblicazione dei Pentagon Papers riaccende i riflettori sull'importanza della libertà]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Spielberg_Hanks_Streep_The-Post.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-57098" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Spielberg_Hanks_Streep_The-Post.jpeg" alt="Spielberg_Hanks_Streep_The Post" width="650" height="370" /></a></p>
<p>In tempi di <strong>fake news</strong> un film come <em><strong>The Post</strong></em> è una manna dal cielo. Perché oltre ad essere una pellicola di fattura impeccabile, ha il merito di riaccendere un faro sull&#8217;importanza del grande <strong>giornalismo investigativo</strong>, l’espressione più alta e nobile dell’attività d&#8217;informazione che vede ancora oggi in <em>Tutti gli uomini del presidente</em>, la pellicola diretta da Alan J. Pakula nel 1976, una fonte d&#8217;ispirazione imprescindibile a cui riferirsi. E <strong>Steven Spielberg</strong> utilizza proprio il film con Dustin Hoffman e Robert Redford come modello, omaggiandolo nella forma e nella sostanza e riallacciandosi ai fatti lì raccontati anche da un punto di vista narrativo (quando vedrete il film, capirete).</p>
<p><em><strong>The Post</strong></em> racconta l&#8217;avvincente storia dietro alla pubblicazione dei <strong>Pentagon Papers</strong>, avvenuta nel 1971 sul Washington Post. L&#8217;occultamento dei documenti classificati Top secret sulle strategie e i rapporti del governo degli Stati Uniti con il Vietnam tra gli anni Quaranta e Sessanta, innescò una battaglia senza precedenti in nome della trasparenza e della libertà di stampa. In particolare, la pubblicazione dei documenti divenne manifesto della ferma e decisa rivendicazione del diritto di cronaca da parte dell&#8217;editrice del giornale Kay Graham (<strong>Meryl Streep</strong>) e del più ambizioso e testardo tra i suoi caporedattori, Ben Bradlee (<strong>Tom Hanks</strong>). La vicenda precedette di poco quella raccontata in Tutti gli uomini del presidente, il ben più noto Scandalo Watergate, che portò alla richiesta di impeachment nei confronti dell&#8217;allora Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon e alle sue successive dimissioni.<br />
<a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Streep_Hanks_Spielberg_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57099" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/Streep_Hanks_Spielberg_2.jpg" alt="Streep_Hanks_Spielberg_2" width="992" height="661" /></a><br />
L&#8217;informazione libera, la tutela delle fonti e il diritto alla conoscenza e alla verità da parte dei lettori, sembra tuonare Spielberg attraverso il suo film, non è solo retorica di un tempo passato, ma una necessità drammaticamente attuale e dovrebbe essere l&#8217;elemento portante di ogni democrazia matura (ogni riferimento all&#8217;amministrazione Trump in questo caso non è puramente casuale).<br />
<iframe src="https://www.youtube.com/embed/E6zTC0qJhrY" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Questa mattina il regista <strong>Steven Spielberg</strong> e gli interpreti <strong>Meryl Streep</strong> e <strong>Tom Hanks</strong> erano a Milano, per presentare <em><strong>The Post</strong></em> (in sala dal 1°febbraio) alla stampa italiana. Ecco che cosa ci hanno raccontato.</p>
<h3>Incontro con Steven Spielberg, Meryl Streep e Tom Hanks, in Italia per presentare The Post</h3>
<p><strong>Mr. Spielberg, il film lo ha girato ora perché crede che la libertà di stampa sia minacciata?</strong><br />
<strong>Steven Spielberg</strong>: <em>Credo che la libertà di stampa sia un diritto che consente ai giornalisti di essere i veri guardiani della democrazia. Se guardiamo i fatti del &#8217;71, quando Nixon ha cercato di bloccare la pubblicazione dei <strong>Pentagon Papers</strong>, beh, credo che quello sia stato un atto inaudito. Anche oggi, forse anche più di ieri, c&#8217;è una minaccia reale e tangibile che mina la libertà di stampa.</em></p>
<p><strong>Che impatto ha avuto il film sulla stampa americana?</strong><br />
<strong>Steven Spielberg</strong>: <em>Abbiamo avuto un enorme supporto da parte della stampa americana. Da parte di giornalisti che quasi quotidianamente devono lottare contro la disinformazione e le fake news. Ma devo dire che <strong>The Post</strong> ha incontrato consensi anche al di là del messaggio politico di cui si fa portatore, soprattutto per la figura di Kay Graham, così meravigliosamente interpretata da Meryl. Una voce autorevole arrivata in un momento storico ben preciso.</em></p>
<p><strong>Perché Steven Spielberg e Meryl Streep non hanno mai lavorato insieme prima di <em>The Post</em>?</strong><br />
<strong>Meryl Streep</strong>: <em>Non abbiamo mai lavorato insieme perché ai vecchi tempi alle ragazze veniva sempre chiesto di ballare.</em><br />
<strong>Spielberg</strong>: <em>Io ho sempre fatto fatica a invitare le ragazze a ballare.</em></p>
<h3>Incontro con Steven Spielberg, Meryl Streep e Tom Hanks, in Italia per presentare The Post</h3>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/The-Post.jpeg"><img class="alignnone size-large wp-image-57101" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/01/The-Post-1024x550.jpeg" alt="The Post" width="1024" height="550" /></a></p>
<p><strong>Mrs Streep e Mr. Hanks, che cosa vi ha attratto dei vostri personaggi?</strong><br />
<strong>Meryl Streep</strong>: <em>La prima versione dello script di <strong>The Post</strong> è stata scritta da Liz Hannah e fu acquistata dalla produttrice Amy Pascal sei giorni prima delle elezioni presidenziali. Pensavamo che avrebbe rappresentato uno sguardo nostalgico ai passi avanti fatti dalle donne, perché davamo per scontato che avremmo avuto una donna come prossimo Presidente. Dopo le elezioni abbiamo visto invece aumentare a dismisura l&#8217;ostilità verso la stampa e gli attacchi alle donne. Così il film è diventato una riflessione su quanta strada non abbiamo fatto. E forse è meglio che mi fermi qui.</em><br />
<strong>Tom Hanks</strong>: <em>Il grande Bed Bradley era molto competitivo, una bestia. Non voleva che sul suo giornale ci fosse una storia, ma la storia. Aveva una grande passione e nel &#8217;71 il Washington Post era in una costante competizione col Washington Star, di fatto il primo quotidiano della città. E quando Bradley si trova sulla scrivania quei documenti che il New York Times non può più pubblicare, non crede ai suoi occhi. Non poteva non cogliere un&#8217;occasione del genere, proprio lui che sul lavoro era così combattivo.</em></p>
<p><strong>Mrs Streep, quindi il coraggio lo si può anche imparare, come ci insegna il suo personaggio.</strong><br />
<strong>Meryl Streep</strong>: <em>Il coraggio di cui parliamo è partito da Daniel Ellsberg. Che a un certo punto ha deciso di sottrarre i documenti dal Pentagono, in cui lavorava, per mandarli al New York Times. Ha svelato qualcosa di tremendo per l&#8217;opinione pubblica americana. Quattro presidenti e un quinto che ne seguiva la linea battuta dai suoi predecessori, cercando di limitare la libertà di stampa e insabbiando notizie che il popolo americano avrebbe dovuto sapere. Il mio personaggio non era neanche certa di essere al posto giusto. Non c&#8217;erano giornaliste donne, nelle redazioni a quel tempo erano tutti bianchi e tutti uomini, a parte le segretarie. La Graham in un certo senso arrivò a sfidare Nixon, pur non essendo consapevole della propria autorità, in nome di qualcosa in cui ha dimostrato di credere. Katherine ha imparato ad essere coraggiosa, lo è diventata, è vero. Noi però non lo insegniamo mai abbastanza alle nostre ragazze. Dovremmo farlo molto di più.</em></p>
<p><strong>Steven Spielberg</strong>: <em>Vorrei aggiungere qualcosa. Come ha detto Tom, nel 1971 il Washington Post era un giornale di second&#8217;ordine rispetto al Washington Star. Ma Bradley aveva una tale voglia di rivalsa che lo ha spinto a sfidare il New York Times, il più grande quotidiano degli Stati Uniti. Non solo, ma con il Watergate, tolse ogni freno lasciando che Woodward e Bernstein pubblicassero i loro articoli, e spinse Katharine Graham a pensare più in grande</em>.</p>
<p><strong>A proposito della campagna &#8220;Time&#8217;s Up&#8221; (iniziativa che prevede un fondo per il sostegno legale a donne e uomini molestati sessualmente sul lavoro,ndr), perché il problema delle molestie ci ha messo così tanto a uscire fuori?</strong><br />
<strong>Meryl Streep</strong>: <em>Credo sia perché gli esseri umani imparano molto lentamente. Per qualche ragione è cambiata l&#8217;aria, non solo a Hollywood. Anche in tutti gli altri ambiti lavorativi. Forse ci sarà qualche passo indietro, ma sono sicura che si andrà principalmente avanti. Sono tempi molto interessanti.</em><br />
<strong>Steven Spielberg</strong>: <em>Parliamo di un tema arcaico, che ha tanti secoli di storia alle spalle. Le donne hanno dimostrato di saper spezzare lo stampo in cui gli uomini le hanno recluse. Nel corso della Seconda guerra, le donne si sono trovate a guidare le industrie, i cantieri navali ed è finito tutto in mano loro, mentre gli uomini erano al fronte a combattere. Poi, finita la guerra, sono tornati a casa e le donne non hanno avuto la possibilità di capitalizzare quello che avevano costruito in quel frangente e sono tornate nelle cucine. Per via degli esempi che la storia riporta, da parte delle donne di essere delle leader, credo che il problema a questo punto sia degli uomini. Sono loro che non hanno imparato ad accettare un no come risposta e finché accadrà, questa lotta di potere continuerà. Spero che questo film possa dare coraggio alle donne che non hanno avuto modo di trovare la loro voce, il coraggio di gridare: al diavolo, ora dico quello che voglio e faccio quello che voglio fare.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>The Post, il trailer del film di Steven Spielberg con Meryl Streep e Tom Hanks</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Nov 2017 08:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[I tre, per la prima volta insieme, in una storia sui Pentagon Papers, le carte segrete sulla guerra del]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/The_Post.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-56772" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/The_Post.jpg" alt="The_Post" width="600" height="316" /></a></p>
<p>È stato rilasciato in rete il trailer di <em><strong>The Post</strong>, </em>la pellicola diretta da <strong>Steven Spielberg</strong>, con <strong>Meryl Streep</strong> e T<strong>om Hanks</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/nrXlY6gzTTM" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Il film racconta il rapporto tra Katharine Graham, editrice del <em>Washington Post </em>e Ben Bradlee, direttore del giornale e di come i due facciano a gara con il <em>New York Times </em>per far uscire una storia di segreti governativi, nascosti per tre decenni da quattro diversi presidenti». I documenti in questione sono i cosiddetti “Pentagon Papers”, carte top-secret del Dipartimento della Difesa americano sulla strategia degli Stati Uniti in Vietnam, relativi al periodo compreso tra il 1945 e il 1967.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È la prima volta che Steven Spielberg, Meryl Streep e Tom Hanks lavorano allo stesso film. <em><strong>The Post</strong></em> uscirà il 22 dicembre negli Stati Uniti, mentre in Italia arriverà a febbraio, pronto per fare incetta di nomination agli Oscar 2018.</p>
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		<title>The Circle</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2017/04/27/the-circle-recensione/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Apr 2017 07:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Emma Watson]]></category>
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		<category><![CDATA[Karen Gillan]]></category>
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		<category><![CDATA[Tom Hanks]]></category>

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		<description><![CDATA[La fantascienza distopica di Dave Eggers si fa cinema nelle mani di James Ponsoldt, con Emma Watson e]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Scheda<br />
(Id.,  USA 2017)<br />
Uscita: 27 aprile 2017<br />
Regia: James Ponsoldt<br />
Con: Tom Hanks, Emma Watson, John Boyega, Karen Gillan<br />
Durata: 1 ora e 50 minuti<br />
Distribuito da: Good Films</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/The_Circle_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55989" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/The_Circle_1.jpg" alt="The_Circle_1" width="650" height="370" /></a></p>
<p>In un futuro non definito – ma verosimilmente neanche troppo lontano – Mae Holland (<strong>Emma Watson</strong>) trova il lavoro dei propri sogni all’interno della gigantesca internet company <em><strong>The Circle</strong></em>. L’ingresso nell’azienda comporta l’entrata a far parte di una comunità esclusiva e di un campus (modellato su quelli della Silicon Valley), dove gli aspetti che all’inizio sembrano brillanti e levigati diventano progressivamente sempre più sinistri e opprimenti.<br />
Quello che viene richiesto a Mae è, in estrema sintesi, di rinunciare alla propria privacy per scegliere un regime di trasparenza assoluta, che consiste nel condividere su internet qualsiasi esperienza vissuta. Punto d’arrivo di questo processo è l’installazione di una telecamera da indossare giorno e notte, che trasmette direttamente in <strong>streaming</strong> la propria vita.<br />
C’è un senso di adorabile continuità postmoderna nel passaggio di<strong> James Ponsoldt</strong> dalla cronistoria degli ultimi giorni di David Foster Wallace (<a href="http://www.movielicious.it/2016/02/09/the-end-of-the-tour-recensione/" target="_blank"><em>The End of the Tour</em></a>) a questa trasposizione filmica del <strong>Dave Eggers</strong> di <em><strong>The Circle</strong></em>.</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/the-circle01.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-55990" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/the-circle01-1024x424.jpg" alt="the-circle01" width="1024" height="424" /></a></p>
<p>Allo stesso tempo quelle pagine ritenute spesso – e a torto – criptiche acquistano, grazie al cinema, una nuova, e considerevolmente più ampia, intelligibilità.<br />
Soprattutto se, come nel caso del romanzo di Eggers, vi si scandagliano i lati più oscuri di un fenomeno di attualità sconcertante come i social network e, più in generale, il confluire di quasi tutti gli aspetti essenziali della nostra vita su un’unica piattaforma.<br />
Come si evince dalla sinossi, l’approccio di <em><strong>The Circle</strong></em> al tema trattato tende abbastanza all’apocalittico, finendo con l’avvicinarsi molto, anche nello stile visivo, a una puntata lunga di <em>Black Mirror</em> o, se vogliamo, a un moderno <em>Truman Show</em> il cui sottotesto distopico è aggravato della piena consapevolezza con cui la protagonista si offre (metaforicamente) nuda al pubblico.<br />
E se il film di Ponsoldt sembra non aggiungere nulla di nuovo alle tesi più allarmiste sull’invasività di certi media, trova però il suo valore aggiunto nella sobrietà di una messa in scena che procede con calma per accumulo di elementi progressivi e nella scelta dei due attori protagonisti.</p>
<p>Emma Watson cortocircuita la sua Hermione Granger, ormai adulta, in una Hogwarth cui l’insistito inclusivismo iniziale nasconde un prezzo troppo alto da pagare, mentre <strong>Tom Hanks</strong>, alle prese con un testo di Eggers per la seconda volta dopo l’inedito <em>A Hologram for the King</em> di Tom Tykwer, si ritaglia un ruolo all’apparenza secondario ma fondamentale nella connotazione morale della storia, proprio in virtù dei valori che in genere siamo soliti attribuirgli. Il James Stewart dei nostri tempi – o comunque il volto iconicamente più positivo del cinema a stelle e strisce –  interpreta infatti  una sorta di versione oscura di Steve Jobs (dolcevita nero incluso) che promulga un’idea di democrazia così totale da lambire i confini del totalitarismo più subdolo.<br />
Malgrado un finale un po’ troppo consolatorio nel ribaltare i meccanismi di potere mandando tutti a casa sereni, <em><strong>The Circle</strong></em> alla fine è la dignitosissima quadratura di un cerchio in cui confluiscono suggestioni letterarie alte e più ordinarie inquietudini legate all’eccesso di controllo che forse avrebbe potuto osare di più, ma in ogni caso dimostra come la giustapposizione di singoli elementi già di per sé forti  – in questo caso un regista che non ha ancora sbagliato un film, uno dei migliori scrittori contemporanei e Tom Hanks – non possa produrre nulla che sia meno di buono.</p>
<p><strong>Voto</strong> 7</p>
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		<title>Tom Hanks e Meryl Streep protagonisti del nuovo film di Steven Spielberg</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Mar 2017 07:55:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lizzie Hannah]]></category>
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		<description><![CDATA[Si intitolerà The Post e arriverà nelle sale nel 2019. Di che si tratta?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/steven-spielberg-tom-hanks-meryl-streep.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55587" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/steven-spielberg-tom-hanks-meryl-streep.jpg" alt="steven-spielberg-tom-hanks-meryl-streep" width="640" height="479" /></a></p>
<p>Si intitolerà <em><strong>The Post</strong></em>, il prossimo film diretto da <strong>Steven Spielberg </strong>e vedrà due attori del calibro di <strong>Tom Hanks</strong> e <strong>Meryl Streep</strong> recitare per la prima volta insieme.</p>
<p>Il film racconterà i retroscena dei cosiddetti <strong>Pentagon papers</strong>, documenti redatti e pubblicati dal Washington Post nel 1973 riguardanti i lati più oscuri della guerra in Vietnam; Hanks sarà l&#8217;editore del Post Ben Bradelee, mentre Meryl Streep la publisher Kay Graham.</p>
<div>Scritto da <strong>Lizzie Hannah</strong>  e basato sui documenti pubblicati nel 1973 da Daniel Ellsberg, <em><strong>The Post</strong></em> dovrebbe arrivare nelle sale nel 2019.</div>
<div></div>
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