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	<title>Movielicious &#187; Top Ten</title>
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	<description>Cinema e gossip a portata di click</description>
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		<title>I migliori film del 2016 secondo Andrea Bosco</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2017 14:41:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La terza ed ultima top ten di Movielicious punta su titoli tutti da scoprire.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>10. <em><strong>Monte </strong></em>&#8211; <em>Amir Naderi</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Monte.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54942" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Monte.jpg" alt="Monte" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Cinema di impeto e di natura, di suono e di furia, di insostenibili crescendo e di orgasmi liberatori, primigenio ed elementale come l&#8217;<em>acqua</em>, il <em>vento</em> e la <em>sabbia</em> che furono e la pietra che è oggi: il massimo regista iraniano in attività si conferma, parafrasando le parole di Fitzcarraldo, un uomo &#8220;con sogni così grandi da muovere le montagne&#8221;.<br />
E questa volta, al termine della sua nuova impresa &#8211; che resta paradossalmente l&#8217;unico film italiano rilevante della stagione &#8211; c&#8217;è proprio da prenderlo in parola.</p>
<p>9. <em><strong>La canzone del mare</strong></em> &#8211; <em>Tomm Moore</em></p>
<p>Sensazionale caleidoscopio a colori tenui dall&#8217;enorme impatto visivo ed emotivo, immerso nei suoi tratti minimali, nelle sue simmetrie radiali e nel suo autentico folklore ancestrale: dopo il folgorante esordio di <em>The Secret of Kells</em>, con la sua nuova, struggente e malinconica fiaba senza tempo sospesa fra tradizione e modernità, fra dolore della perdita e gioia della vita, <strong>l&#8217;irlandese Tomm Moore</strong> si impone, insieme a Sylvain Chomet, come il più originale e pittoresco poeta dell&#8217;animazione europea contemporanea.</p>
<p>8. <em><strong>Il club</strong></em> &#8211; <em>Pablo Larraín</em></p>
<p>L&#8217;ennesima vetta del cinema profondamente politico e mai, più banalmente, ideologico di uno dei più lucidi sociologi del vivaio filmico d&#8217;Oltreoceano: rara sbirciata sull&#8217;oggi di un autore da sempre allo scandaglio delle voragini più profonde della Storia, <strong><em>Il club</em></strong> è un altro inesorabile, nerissimo incubo su quella cesura fra civiltà e barbarie che è l&#8217;assenza di coscienza, una terribile commedia, cupa e compassionevole, problematica e intransigente, sulla fallibilità di un Uomo destinato all&#8217;eterno Purgatorio.</p>
<p>7. <em><strong>Un padre, una figlia </strong></em>&#8211; <em>Cristian Mungiu</em></p>
<p>Aggirandosi nel limbo di una società ancora in bilico fra le macerie post-comuniste del passato e la burocrazia europeista del futuro, l&#8217;alfiere della cinematografia rumena del nuovo secolo raggiunge la piena maturazione e sigla l&#8217;apologo impietoso, asfissiante e di ineccepibile controllo formale di un Paese ammorbato da una corruzione, da un clientelismo e da una stagnazione che oltrepassa i confini transgenerazionali.<br />
Cinema etico al massimo del suo potenziale, dotato di eccezionale equilibrio e di chirurgica precisione.</p>
<p>6. <em><strong>The Assassin </strong></em>&#8211; <em>Hou Hsiao-Hsien</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/The_Assassin.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54943" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/The_Assassin.jpg" alt="The_Assassin" width="660" height="276" /></a></p>
<p>Il clamoroso ritorno del caposcuola della new wave taiwanese è un ipnotico e sfolgorante saggio di poesia dell&#8217;immagine, un&#8217;esperienza immersiva e meditativa che sfrutta l&#8217;identità e i codici del <em>wuxia</em> e del dramma <em>chuánqí </em>per trascinare lo spettatore in un seducente gioco di sintesi narrativa e visiva, fra ellissi vorticose, tableaux vivants e astrazione totale.<br />
Un racconto allo stesso tempo sofisticatissimo ed essenziale, arcano e lampante, linguaggio filmico di irraggiungibile eleganza nella sua forma più pura e incontaminata.</p>
<p>5. <em><strong>Nick Cave: </strong><strong>One More Time with Feeling </strong></em>&#8211; <em>Andrew Dominik</em></p>
<p>Il film-confessione del Principe delle Tenebre della canzone è uno straordinario scavo introspettivo negli abissi del lutto e della crisi personale che, con l&#8217;alibi del backstage e del videoclip, si traduce in un lancinante atto di dolore di incommensurabile generosità umana e creativa e, al tempo stesso, in una rielaborazione artistica<br />
che sfida i limiti tecnici ed espressivi della messinscena e che esplora con un pudore che sa di preghiera e con un utilizzo della terza dimensione che sfocia nel metafisico i meandri dello studio di registrazione e dell&#8217;anima.</p>
<p>4. <em><strong>Al di là delle montagne</strong></em> &#8211; <em>Jia Zhangke</em></p>
<p>Appropriandosi dei canoni dell&#8217;epopea storica e radicalizzandoli fino al corto circuito, <strong>Zhangke</strong>, con una libertà immaginativa totale che spazia dal melodramma alla fantascienza, dal pop al naif e dal realismo all&#8217;allegoria, si addentra magistralmente in un ambizioso ritratto della Cina moderna che è anche una riflessione universale sul tempo che passa e sull&#8217;eterno ritorno, descrivendo un mondo che ci sfugge in cui il passato, il presente e il futuro altro non sono che la sovrapposizione dello stesso momento, memoria o presagio che sia.</p>
<p>3. <em><strong>Paterson </strong></em>&#8211; <em>Jim Jarmusch</em></p>
<p>La meraviglia del quotidiano, l&#8217;inestimabilità delle piccole cose, la bellezza sorprendente che si nasconde nella routine: se c&#8217;è un compendio di tutti gli elementi del pensiero e della poetica del più grande cineasta della scena statunitense non allineata contemporanea, questo è sicuramente il quieto e subliminale miracolo di <strong><em>Paterson</em></strong>, fragile e sublime ode alla dolce, democratica consolazione dell&#8217;Arte, un sonetto a rime alterne per l&#8217;uomo comune che è quanto di più vicino alla grazia e alla leggiadria di Ozu.</p>
<p>2. <em><strong>Il figlio di Saul </strong></em>&#8211; <em>László Nemes<br />
</em><br />
Se il cinema in quanto arte figurativa ha bisogno di una soglia oltre cui lo sguardo non deve porsi, se c&#8217;è davvero una questione morale alla base di ciò che si intende raccontare e, soprattutto, su come si decide di farlo e se c&#8217;è un punto in cui l&#8217;immagine deve necessariamente farsi ineffabile e irrappresentabile, allora <em>Il figlio di</em> <em>Saul</em>, sconvolgente squarcio prospettico sull&#8217;Olocausto,<em> </em>non è soltanto un&#8217;opera capitale, imprescindibile e definitiva sul baratro del Novecento, ma un non plus ultra audiovisivo capace di mettere in crisi tutte le nostre certezze di spettatori.</p>
<p>1. <em><strong>Nostalgia della luce</strong></em> / <em><strong>La memoria dell&#8217;acqua </strong></em>&#8211; <em>Patricio Guzmán</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Patricio-Guzmán-La-memoria-dellacqua.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54945" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/Patricio-Guzmán-La-memoria-dellacqua.jpg" alt="Patricio-Guzmán-La-memoria-dellacqua" width="800" height="450" /></a></p>
<p>Il Cile è un Paese che giace sotto il peso delle proprie ferite, segnato nel corpo e nello spirito, martoriato nella sua assurda, barcollante conformazione idrogeologica e nella concatenazione di violenza che ne compone la Storia, recente o remota che sia.<br />
In un dittico elegiaco antitetico e speculare in cui si passa dall&#8217;aridità del deserto alla vitalità dell&#8217;oceano, dall&#8217;indagine cosmologica con gli occhi rivolti verso il cielo alle infinite memorie del sottosuolo, <strong>Guzmán</strong> realizza l&#8217;affresco lirico e totalizzante di una civiltà “da dispiegare e da riavvolgere”, un documento di sovrumana suggestione che coniuga alla perfezione la missione mnemopolitica del cinema con una fede incrollabile nel potere delle immagini.</p>
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		<title>I migliori film del 2016 secondo Carolina Tocci</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/12/27/i-migliori-film-del-2016-secondo-carolina-tocci/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2016 10:50:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>10 <a href="http://www.movielicious.it/2016/02/10/ave-cesare-recensione/" target="_blank"><em><strong>Ave, Cesare</strong></em></a> &#8211; Joel e Ethan Coen</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/ave-cesare-film-coen.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54867" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/ave-cesare-film-coen.jpg" alt="ave-cesare-film-coen" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Il senso ultimo del mestiere del cinema racchiuso in questo film diretto dai<strong> fratelli Coen</strong>, che raccontano il patinato mondo di <strong>Hollywood</strong> con le sue false verità e i suoi miti farlocchi. Tra sceneggiatori comunisti che rapiscono l&#8217;attore di punta degli studios in segno di protesta per lo strumento capitalistico che la settima arte è diventata e numeri di tip tap à la Fred Astaire, <strong><em>Ave, Cesare!</em></strong> è  un divertissement ironico e raffinato che sfata miti e ridicolizza leggende.</p>
<p>9 <a href="http://www.movielicious.it/2016/08/30/jason-bourne-recensione/" target="_blank"><em><strong>Jason Bourne</strong></em></a> &#8211; Paul Greengrass</p>
<p>Jason Bourne torna sullo schermo dopo quasi dieci anni di assenza, ed è un ritorno asciutto e concitato. Mirabolanti le scene d&#8217;azione che riescono a confezionare <strong>Paul Greengrass</strong> con la sua regia super dinamica e Christopher Rouse (che il film lo ha anche scritto) con un montaggio da manuale: dalla scena di massa durante la manifestazione ad Atene, agli inseguimenti, fino alla scazzottata finale tra <strong>Matt Damon</strong> e <strong>Vincent Cassel</strong>.</p>
<p>8 <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2015/10/17/room-la-recensione-dal-festival-di-roma/" target="_blank">Room</a></strong></em> &#8211; Lenny Abrahamson</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Room.jpg"><img class="alignnone wp-image-54868" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Room-1024x768.jpg" alt="Room" width="650" height="488" /></a></p>
<p>Il mondo in una stanza. Letteralmente. La terribile esperienza di Ma&#8217; e Jack, una giovane donna e il figlio di cinque anni che vivono segregati in 10 metri quadri si trasforma in un inno disperato alla ricerca di una libertà sconosciuta e per anni solo immaginata. Poi inizia l&#8217;altro film, non meno duro, che riporta i due a confrontarsi con il mondo esterno ed è quasi peggio che nella stanza, almeno all&#8217;inizio.<br />
Coinvolgimento emotivo assicurato grazie alle interpretazioni di <strong>Brie Larsson</strong> (premiata con un Oscar per questo ruolo) e del piccolo<strong> Jacob Tremblay</strong>.</p>
<p>7 <a href="http://www.movielicious.it/2016/01/03/carol-recensione/" target="_blank"><em><strong>Carol</strong> </em></a>&#8211; Todd Haynes</p>
<p>Un capolavoro di raffinatezza formale edestetica. <strong>Todd Haynes</strong> racconta la storia d’amore tra Carol e Therese, due donne di diversa estrazione sociale nella New York degli anni Cinquanta. Ed è una storia potente e scomoda, che fa a pezzi le barriere sociali e fa luce su una passione composta e allo stesso tempo lacerante che divora le due protagoniste, pedine in rivolta all&#8217;interno di una realtà borghese e conformista.</p>
<p>6 <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2016/11/03/kubo-e-la-spada-magica/" target="_blank">Kubo e la spada magica</a></strong></em> &#8211; Travis Knight</p>
<p>L&#8217;epico viaggio nel giappone feudale realizzato in <strong>stop motion</strong> dalla Laika e diretto da <strong>Travis Knight</strong>, è un cartoon profondo e riflessivo, scandito da tempi non sempre serrati, ma funzionali al fluire del racconto che tocca temi eterni quali famiglia, amore, memoria e perdono. Disegni a linee taglienti e angoli acuti, origami animati dal cantastorie Kubo, oltre a una complessità di fondo che lo rende un prodotto insolitamente poetico.</p>
<p>5 <a href="http://www.movielicious.it/2015/10/17/lo-chiamavano-jeeg-robot-la-recensione-dal-festival-di-roma/" target="_blank"><em><strong>Lo chiamavano Jeeg Robot</strong></em></a> &#8211; Gabriele Mainetti</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Lo_Chiamavano_Jeeg_Robot.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54869" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Lo_Chiamavano_Jeeg_Robot.jpg" alt="Lo_Chiamavano_Jeeg_Robot" width="750" height="400" /></a></p>
<p>Senza dubbio il caso cinematografico italiano dell&#8217;anno. Il film d&#8217;esordio di <strong>Gabriele Mainetti</strong> sul super(anti)eroe Enzo Ceccotti (<strong>Claudio Santamaria</strong>), ladro di periferia che, cadendo nelle acque del Tevere, acquista una forza sovrumana, è già un cult. Merito anche di <strong>Luca Marinelli</strong> e del suo Zingaro, villain un po&#8217; tronista e un po&#8217; Renato Zero prima maniera e di una sceneggiatura folle e coraggiosa.</p>
<p>4 <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2016/02/16/il-caso-spotlight-recensione/" target="_blank">Il caso Spotlight</a></strong> </em>&#8211; Thomas McCarthy</p>
<p>Vincitore dell&#8217;Oscar 2016 per il Miglior Film (e per la Migliore Sceneggiatura Originale), Il caso Spotlight di <strong>Thomas McCarthy</strong> è un grido contro la cappa di omertà che ancora oggi attanaglia la società. La vicenda della squadra di giornalisti investigativi del Boston Globe che nei primi anni 2000 ha obbligato la chiesa cattolica ad ammettere l’esistenza di preti pedofili e a prendere provvedimenti, è tutta dialoghi serrati, priva di ogni sensazionalismo e rispettosa nei confronti del tema che tratta. Una lezione di giornalismo, oltre che di cinema.</p>
<p>3 <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2016/01/15/revenant-redivivorecensione/" target="_blank">Revenant &#8211; Redivivo</a></strong></em> &#8211; Alejandro González Iñárritu</p>
<p>E veniamo al film che, finalmente, ha fatto vincere un Oscar a<strong> Leonardo DiCaprio</strong>. Ispirato alla storia vera di Hugh Glass, un cacciatore americano dell’Ottocento abbandonato dai suoi compagni nel nord degli Stati Uniti dopo essere stato attaccato da un orso, <em><strong>Revenant</strong></em> è un film di quelli che riempiono gli occhi, spettacolare in ogni fotogramma. <strong>Alejandro González Iñárritu</strong> ha dimostrato ancora una volta di avere un controllo formale assoluto sulle sue opere e il direttore della fotografia <strong>Emmanuel Lubezki</strong> (<em>Revenant</em> è un po&#8217; il suo show), con la sua ossessione per la luce naturale, è stato in grado di mostrarci una natura così reale da sentirne quasi il profumo.</p>
<p>2 <em><strong><a href="http://www.movielicious.it/2016/02/26/il-club-recensione/" target="_blank">Il club</a></strong> </em>&#8211; Pablo Larraín</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/El-club.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-54870" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/El-club-1024x683.jpg" alt="El-club" width="1024" height="683" /></a></p>
<p>Il film più misterioso e potente del 2016 lo ha diretto il cileno <strong>Pablo Larraín</strong>. Il tema è, come ne <em>Il caso Spotlight</em>, la pedofilia, ma qui non si cerca di svelare nulla, semmai di continuare a nascondere. Nella casa ai confini del mondo in cui alcuni preti e una suora espiano le loro terribili colpe non c&#8217;è posto per la luce: tutto è grigio in quell&#8217;universo rinchiuso in se stesso, quel funereo covo di omertà squarciato dall&#8217;unico elemento di onestà (Sandokan, l&#8217;agnello di Dio), vittima sacrificale di quelle nere coscienze.</p>
<p>1 <a href="http://www.movielicious.it/2016/02/01/the-hateful-eight-recensione/" target="_blank"><em><strong>The Hateful Eight</strong> </em></a>&#8211; Quentin Tarantino</p>
<p>L&#8217;ottavo film di <strong>Quentin Tarantino</strong> è un inno alla pazienza, un piacere continuamente rimandato che quando esplode diventa incontenibile. Quasi tre ore di dialoghi folli, situazioni paradossali, violenza fisica e verbale, personaggi bizzarri e paesaggi impervi, il tutto in un glorioso <strong>70mm</strong>. È cinema allo stato puro, una storia di cacciatori e prede con interpreti incollati ai personaggi e un demiurgo che si diverte da matti a tirare le fila di questa vicenda ai limiti del surreale.</p>
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		<title>I migliori film del 2016 secondo Fabio Giusti</title>
		<link>http://www.movielicious.it/2016/12/24/i-migliori-film-del-2016-secondo-fabio-giusti/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2016 08:35:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Giusti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Blockbuster, animazione e film indipendenti nella prima top ten della redazione di Movielicious.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>10.<strong> Jason Bourne</strong> &#8211; Paul Greengrass</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Jason-Bourne.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54847" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Jason-Bourne.jpg" alt="Jason-Bourne" width="650" height="370" /></a></p>
<p>Il <em>Mad Max: Fury Road</em> di quest’anno.<br />
<strong>Paul Greengrass</strong> e <strong>Matt Damon</strong> tornano insieme per questo  quinto film della saga di Bourne e se ne escono con un capolavoro di sperimentazione febbrile mascherato da blockbuster. Un film tutto incentrato sulla dispersione prospettica e sulla costruzione di scene inimmaginabili in cui il protagonista non è neanche l’attore principale bensì il direttore del montaggio <strong>Christopher Rouse</strong>, non a caso anche autore della sceneggiatura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>9.<strong> Il caso Spotlight</strong> &#8211; Tom McCarthy</em></p>
<p>Inserendosi perfettamente nel solco tracciato alla fine degli anni Settanta da autori come Sidney Lumet e Alan J. Pakula, <strong><em>Il caso Spotlight</em></strong>  prescinde dalla natura di ciò che è oggetto della sua indagine – anzi, la dà quasi per scontata – per concentrarsi invece sui complicati e spesso delicatissimi meccanismi che portano alla costruzione di una notizia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>8. <strong>It Follows</strong> &#8211; David Robert Mitchell</em><br />
<strong>David Robert Mitchell</strong> si prende i suoi rischi e realizza il film horror dell’anno. Un’opera profondamente inquietante che, pur prendendo le mosse da alcuni dei luoghi comuni che chiunque bazzichi il cinema “di paura” conosce a menadito, ragiona sui meccanismi del perturbante con una lucidità di sguardo sconosciuta a molti autori ben più navigati, James Wan compreso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>7. <strong>Sing Street</strong> &#8211; John Carney</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Sing_Street.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-54849" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Sing_Street-1024x576.jpg" alt="Sing_Street" width="1024" height="576" /></a></p>
<p>C’è un momento preciso che appare determinante nel personale coming of age di Cosmo, il giovane protagonista di <em><strong>Sing Street</strong></em>, ed è quando la ragazza a cui muore dietro gli chiede di scrivere una canzone allegra e lui le risponde che non può, perché in realtà si sente triste.<br />
“Il tuo vero problema è che non sei felice di essere triste” ribatte lei.<br />
A spiegare meglio il concetto ci pensano poi le note di “In Between Days” dei Cure ed ecco che, in un’unica scena, Carney racchiude il senso di qualsiasi adolescenza.</p>
<p><em>6. <strong>Sully</strong> &#8211; Clint Eastwood</em></p>
<p>Il vecchio Clint indovina il suo miglior film dai tempi di <em>Gran Torino</em> con questa storia, realmente accaduta, di un pilota di aerei che, pur avendo salvato un intero equipaggio da morte certa, viene messo alla gogna da un sistema che ha ormai sostituito l’automazione al libero arbitrio. I pochi secondi sufficienti a Chesley &#8220;Sully&#8221; Sullemberg per decidere la sorte di 155 persone vengono sezionati, ricomposti e dilatati da ognuno dei possibili punti di vista in un capolavoro dolente (e eastwoodiano fino al midollo) sull’eroismo silenzioso di chi, ogni giorno, svolge il proprio lavoro con coscienza e dignità.</p>
<p><em>5. <strong>Zootropolis</strong> &#8211; Byron Howard, Rich Moore</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Zootropolis.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-54851" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/Zootropolis-1024x575.jpg" alt="Zootropolis" width="1024" height="575" /></a></p>
<p>La Disney torna a raccontare una storia popolata da animali antropomorfi in un film perfettamente bifronte. Se da un lato, infatti, il mood scanzonato e il tipo di animazione potrebbero dare l’idea di un’opera dichiaratamente indirizzata ad un pubblico più “bimbo” rispetto alla media degli ultimi anni, basta grattare appena un po’ la colorata patina di superficie perché emerga la reale natura di <strong><em>Zootropolis</em></strong>: il film più politico mai realizzato dallo studio di animazione.</p>
<p><em>4. <strong>È solo la fine del mondo</strong> &#8211; Xavier Dolan</em></p>
<p>Della maturità stilistica del ventisettenne Dolan si dice ormai già da anni, ma qui la sua sensibilità di autore si fa impressionante. È palese nel modo in cui scandaglia gli spazi, filmando la consistenza della polvere sedimentata sui ricordi del protagonista. La stessa maturità con cui la macchina da presa, incollata ai personaggi in una serie pressoché ininterrotta di primissimi piani, fa di <em><strong>È solo la fine del mondo</strong></em> un film pieno di parole in cui a pesare sono però soprattutto i silenzi.</p>
<p><em>3. <strong>Steve Jobs</strong> &#8211; Danny Boyle</em></p>
<p>Si può essere un genio senza per forza smettere di essere anche una brava persona?<br />
Questo sembra chiedersi il film di <strong>Danny Boyle</strong> (e di <strong>Aaron Sorkin</strong> autore del magnifico script) per tutte le sue due ore di durata e la riuscita, perfetta, è garantita proprio da come si guardi bene dal rispondere a tale domanda, delegando la responsabilità di qualsiasi giudizio morale al pubblico.<br />
Il capolavoro più sottovalutato dell’anno.</p>
<p><em>2. <strong>Revenant – Redivivo</strong> &#8211; Alejandro González Iñárritu</em></p>
<p>Climax artistico di un autore che non si è mai preoccupato di nascondere la propria smisurata ambizione, <em><strong>Revenant</strong></em> è un tour de force stilistico e produttivo che ha ben pochi precedenti nella storia del cinema. Sorta di <em>Apocalypse Now</em> degli anni 10 che sommerge letteralmente lo spettatore fin quasi a mozzargli il respiro, sprofondandolo nell’inospitalità di luoghi che fanno ancora più paura proprio perché sappiamo essere reali.</p>
<p><em>1. <strong>The Hateful Eight</strong> &#8211; Quentin Tarantino</em></p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/the-hateful-eight.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-54850" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/the-hateful-eight.jpg" alt="the-hateful-eight" width="680" height="478" /></a></p>
<p>Un capolavoro, l’ennesimo, con cui Tarantino abbandona in parte la componente più ludica della sua scrittura per abbracciare istanze politiche prima mai così marcate, fino a sfidare l’ossimoro con un film totalmente incentrato sul concetto di identità pur raccontando una storia in cui quasi nessuno è in realtà ciò che dice di essere.</p>
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		<title>Gli imperdibili del 2014 secondo Fabio Giusti</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2014 09:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carolina Tocci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[American Hustle]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Giusti]]></category>
		<category><![CDATA[Her]]></category>
		<category><![CDATA[Interstellar]]></category>
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		<category><![CDATA[Migliori del 2014]]></category>
		<category><![CDATA[Top Ten]]></category>

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		<description><![CDATA[Continuano le top ten dei film dell’anno stilate dai redattori di Movielicious. Questa arriva dritta]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>10) <em><strong>The Nightcrawler – Lo sciacallo </strong></em> (Dan Gilroy)</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/lo-siacallo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40309" title="lo-siacallo" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/lo-siacallo.jpg" alt="" width="500" height="304" /></a></p>
<p>Potentissimo e lucido apologo sulle possibili derive della TV verità abilmente mascherato da thriller, Lo sciacallo è un <em>Taxi Driver</em> dei giorni nostri, in cui Travis Bickle, di fronte all’orrore circostante, non cerca più di aggiustare le cose ma le riprende con una videocamera per sfruttarne appieno il potenziale. Interpretazione della vita per Gyllenhaal.</p>
<p>9) <em><strong>Un milione di modi per morire nel West</strong></em> (Seth MacFarlane)</p>
<p>MacFarlane omaggia e rielabora il Western in maniera non dissimile da quanto fatto da Quentin Tarantino in <em>Django Unchained </em>e se ne esce con un gioiello di umorismo anarchico, sboccato e privo di filtri. Una sintesi perfetta tra la cattiveria dei Farrelly che furono e l’esistenzialismo indie di Judd Apatow e, senza dubbio, il film più divertente dell’anno.</p>
<p>8 ) <em><strong>Mommy</strong></em> (Xavier Dolan)</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/mommy.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40310" title="mommy" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/mommy.jpg" alt="" width="500" height="326" /></a></p>
<p>Il capolavoro emotivo dell’anno.<br />
Il venticinquenne Dolan restringe (letteralmente) il campo visivo dello spettatore e lo costringe in una piccola gabbia familiare in cui il sorriso e il pianto si susseguono e si sovrappongono in modo molto simile alla vita reale.</p>
<p>7) <em><strong>Grand Budapest Hotel</strong></em> (Wes Anderson)</p>
<p>Wes Anderson ha raggiunto un tale livello di bravura che ormai quasi lo si dà per scontato, ma il suo ultimo film, elegante e decaduto come l’hotel in cui è ambientato, sposta l’asticella più in alto, andando a rappresentare un’adorabile quadratura del cerchio in cui si incrociano tutti gli elementi (sia narrativi che estetici) del suo cinema passato.<br />
Se fosse un disco sarebbe il Greatest Hits di Wes Anderson.</p>
<p>6) <em><strong>Locke </strong></em>(Steven Knight)</p>
<p>Summa del talento di sceneggiatore di Steven Knight (qui anche regista) che riesce a non annoiare mai costruendo un dramma familiare con i ritmi serrati di un thriller e la presenza di un solo attore alla guida di un’auto, un telefono cellulare e un mondo privato che va in pezzi al di fuori dall’abitacolo. Tom Hardy immenso.</p>
<p>5) <em><strong>American Hustle</strong></em> (David O.Russell)</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/american_hustle.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40311" title="american_hustle" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/american_hustle.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Splendido e coloratissimo saggio sul rapporto tra realtà e finzione e autentica gara di bravura tra alcuni degli attori più bravi in circolazione oggi a Hollywood, con Christian Bale un pelo davanti agli altri. Profondamente scorsesiano nella sua struttura a incastri temporali, ma innervato da una leggerezza costante che permette al piano della narrazione di non spostarsi mai dal grottesco al tragico.</p>
<p>4) <strong><em>L’amore bugiardo</em></strong> <strong><em>– Gone Girl</em></strong> (David Fincher)</p>
<p>Cinque film in uno, di cui almeno tre diversi thriller, una storia d’amore e una black comedy come non se ne vedevano da <em>La guerra dei Roses</em>.<br />
Forse il film più politico di Fincher, in cui l’omaggio a Hitchcock e a <em>Vertigo</em> appare ben presto poco più di una scusa per parlare dell’America e del sistema dei media con lo stesso cinismo di <em>Zodiac</em> e <em>The Social Network</em>.</p>
<p>3) <strong><em>Interstellar </em></strong>(Christopher Nolan)</p>
<p>Vera opera monstre e summa concettuale di una riflessione sulla relatività iniziata da Christopher Nolan già con <em>Memento</em> e portata avanti (sia con <em>The Prestige</em> che con<em> Inception</em>) con rara coerenza, Interstellar rappresenta il punto di non ritorno di tutto lo sci-fi venuto dopo <em>2001 – Odissea nello spazio</em> e una più che valida ipotesi per una ridefinizione del genere.</p>
<p>2) <em><strong>Lei </strong></em> (Spike Jonze)</p>
<p><a href="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/her.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-40312" title="her" src="http://www.movielicious.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/her.jpg" alt="" width="500" height="250" /></a></p>
<p>Un film d’amore fatto della stessa materia dell’amore.<br />
Spike Jonze finge di criticare le possibili derive umaniste della tecnologia e intanto firma un elogio della distanza fisica e della malinconia che è, al tempo stesso, un commovente apologo sul concetto di perdita (di sé prima che degli altri) e sul delicato processo di costruzione dei ricordi.</p>
<p>1) <em><strong>The Wolf of Wall Street </strong> </em>(Martin Scorsese)</p>
<p>Tre ore di pura meraviglia.<br />
Scorsese dimostra come l’America sia senz’altro una nazione fondata sul sangue (come già detto in <em>Gangs of New York</em>) ma cresciuta all’ombra dell’avidità e dell’inganno e firma così il suo miglior film dai tempi di <em>Casinò</em>.<br />
Non tutti se ne sono accorti, ma <em>The Wolf of Wall Street</em> è una commedia nera esilarante.</p>
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